Passa al contenuto principale

Funzione: Mattutino

Modo III – Giovedì – Mattutino

Periodo Del Tono 3 Giovedi al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata apostolikà.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Rendesti gioiosa, Signore, la memoria dei tuoi apostoli perché sei onnipotente: infatti li rafforzasti perché imitassero la tua passione; vinsero con forza la potenza di Beliar e perciò ottennero carismi di guarigioni; per le loro suppliche, o amico degli uomini, concedi pace al tuo popolo.

La confessione della fede.

Con i torrenti del Dio Verbo gli apostoli irrigarono tutta la terra; rifiorì la spiga della fede e ne furono colmati i confini del mondo, perché tagliarono tutta la zizzania e così offrirono tutti a Cristo Dio, battezzandoli nella Trinità increata.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Attonito di fronte.

Richiamando alla mente la smisurata ricchezza della tua compassione e invincibile forza del tuo potere, sono accorso sotto la tua protezione: stretto dalla tribolazione, paurosamente smarrito, dal profondo del cuore esclamo tra le lacrime: Vergine Madre di Dio, a te grido: salvami, salva questo indegno.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

La confessione della fede.

Venite tutti, celebriamo gli apostoli con canti divini, perché, sommergendo l’inganno degli idoli, ricondussero i mortali alla luce divina e insegnarono a credere nella Trinità: perciò oggi, onorandoli piamente, glorifichiamo Cristo Dio nostro.

Gli apostoli gloriosi che videro Dio, splendendo per l’ortodossia, spensero l’inganno dell’eterodossia; arricchendo il mondo con la pietà, splendidamente ornarono le Chiese, chiedendo a Cristo Dio di donare ai fedeli la pace e la grande misericordia

Gloria. E ora. Theotokìon.

Affondando nel mare delle passioni, mi rifugio nell’oceano delle tue compassioni: aiutami Theotòkos, porgi la destra, o pura, al tuo servo; salvami come un tempo tuo Figlio salvò Pietro; abbi pietà di un’anima naufraga nella burrasca di molte colpe.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata. Uguali.

Inneggiando celebriamo te, Nicola, araldo della verità e fulgidissimo luminare del mondo e gridiamo, pregando con fede: Come strappasti gli innocenti alla morte, così strappa anche noi, o santo, ai pericoli, alle tribolazioni e a ogni funesto malanno.

Martyrikòn. Per la fede splendete, o santi, come astri fulgidissimi, medici dei malati, celebratissimi vincitori; infatti, senza temere i tormenti dei tiranni, schiacciaste al suolo le ignominie degli idoli, tenendo come invitto trofeo la croce della verità.

Gloria. E ora. Theotokìon uguale.

Trono tutto d’oro del Re e paradiso fiorito divenisti, Madre di Dio purissima: perché avendo portato Dio nel tuo grembo, ci inondi del profumo di grazie divine; perciò tutti sempre ti proclamiamo vera Madre di Dio e ti magnifichiamo.

Canone dei santi apostoli.

Ode 1. Tono 3. Irmòs.

Colui che un tempo con cenno divino raccolse le acque in un’unica massa e per il popolo d’Israele divise il mare, il nostro Dio glorioso, lui solo cantiamo, perché si è glorificato.

Venite, diciamo beati i sacri apostoli, le torri della Chiesa di Cristo, piamente edificate sul fondamento della fede, che difendono tutti i fedeli, affinché per le loro suppliche veniamo salvati.

Con inganno il nemico m’ha fatto cadere e ora giaccio a terra, senza forze, in grave pericolo, ma voi, salde colonne della fede, raddrizzatemi perché ottenga il perdono delle mie colpe.

Prima della sentenza del tuo giusto giudizio sono io stesso a condannarmi con tremore: innumerevoli sono le mie opere perverse; per le preghiere dei tuoi divini apostoli, salva, Signore, la mia anima disperata.

Theotokìon. Con i profeti e gli apostoli di Cristo e i martiri supplica il Signore da te incarnato di uccidere le nostre passioni carnali e di donarci la vita eterna, o Vergine pura.

Canone del santo. Acròstico: Terza supplica offro a Nicola io, Giuseppe.

Irmòs. Cantiamo al Signore.

Lampada splendente, faro che veglia sulla terra e guida al porto divino, o Nicola, ti diciamo beato con affetto noi, che navighiamo nell’oceano di questa vita.

Fortificato dalla potenza divina, avevi zelo per la conoscenza della fede; perciò salvi gli innocenti dalla morte; ti imploriamo dunque: da ogni male ingiusto scampaci, Nicola.

Prega senza sosta il Signore, padre santo, perché ci liberi dal peccato, dal fuoco dell’eterno castigo, dalle prove e da ogni afflizione, lui che è l’unico buono.

Theotokìon. L’Arca di Dio purissima, la dimora del divino legislatore, il mare insondabile, che per divina compassione ha cancellato tutte le nostre iniquità, Maria, concordi diciamo beata.

Ode 3. Irmòs.

Tu che dal nulla traesti tutte le cose create nel Verbo e le perfezionasti nello Spirito, o Sovrano onnipotente, rendimi saldo nel tuo amore.

Voi che riempiste il mondo dei vostri divini insegnamenti, riempite la mia anima di pensieri e opere virtuose, o apostoli, veggenti di Cristo.

Discepoli di Cristo, liberateci dai tranelli innumerevoli del maligno, dall’angoscia, da ogni afflizione e pericolo che ci minaccia.

Sciagurata anima, troppo hai peccato, provocando l’ira divina! Se non desisti dal compiere il male, come dunque otterrai il perdono?

Theotokìon. Scala divina contemplata da Giacobbe, da cui discese Cristo, mentre ci innalzi, supplicalo senza sosta con gli apostoli di usarci misericordia.

Canone del santo. Anima sterile.

Spada affilata dallo Spirito ti rivelasti, sapiente Nicola; tu recidi la zizzania degli eretici, mentre apri e appiani per i fedeli il cammino della salvezza.

Supplici imploriamo te, che sei fonte di guarigione, o Nicola: per le tue preghiere lava il fango delle nostre passioni, strappaci con la tua grazia da ogni pericolo, liberandoci da tutte le angustie.

Con le tue fatiche e le tue lotte vittoriose ricacciasti il nemico: con le tue preghiere fortifica contro di lui la nostra mente indebolita dal traboccare delle passioni.

Theotokìon. Lo spirito umano non può concepire, Vergine Madre di Dio, il prodigio del tuo parto ineguagliabile; colma dunque di grazia il mio spirito perché possa glorificarti senza sosta.

Ode 4. Irmòs.

Ci hai mostrato amore forte, Signore, per noi consegnasti alla morte l’unigenito tuo Figlio e noi ringraziando acclamiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Inviando in tutto il mondo come raggi sfolgoranti i tuoi apostoli divini, illuminasti tutti e disperdesti la tenebre dell’ignoranza, o Verbo, sole senza tramonto.

Naufrago nell’oceano del peccato, l’onda dei pensieri sommerge la mia anima; per le preghiere dei tuoi discepoli salvami, Signore, Verbo e divino nocchiero.

Tremo al pensiero della tua tremenda venuta, o Sovrano: anticipando il tuo tribunale la mia coscienza mi ha già condannato facendomi pregustare il castigo.

Theotokìon. Per le preghiere della Vergine che ti concepì e dei tuoi divini apostoli, Verbo di Dio Salvatore, liberaci da ogni pericolo, strappando da tutte le insidie i tuoi servi.

Canone del santo. Come monte adombrato.

Ogni fedele gioisce della tua intercessione presso Dio ogni giorno, o Nicola; perciò ti preghiamo di salvarci da ogni colpa e dai pericoli su noi incombenti.

Tu che possiedi nel cuore la grazia del Signore come acqua viva, effondi l’inesauribile rugiada, o beato, su quanti rischiano di perire per l’ardore del peccato e la calura degli affanni.

O beatissimo, che salvasti altre volte gli innocenti da una fine iniqua, salvami sempre dall’oppressione, dalla perversità, dalla menzogna dei demòni.

Theotokìon. Tu che inspiegabilmente concepisti il Verbo incarnato per un eccesso del suo amore, supplicalo, Vergine pura, di liberarci dalle passioni carnali e da tutte le miserie della vita.

Ode 5. Irmòs.

Anche invisibile, sei apparso sulla terra conversando liberamente con gli uomini; davanti a te vegliamo celebrandoti, o inconcepibile filantropo.

Sulla terra stabilisti i tuoi discepoli come cieli per annunziare, o Cristo, Verbo incarnato, la tua divina gloria: sempre, per le loro preghiere, abbi pietà di noi.

Tu accetti l’intercessione dei tuoi apostoli: per le loro preghiere, dunque, salva i tuoi servi; liberaci, o Verbo, da passioni, pericoli e mali su noi incombenti.

Come ti presenterai, povera anima mia, davanti al giudice tremendo? Non rimanere sterile, costringiti al ravvedimento, portando frutto di virtù.

Theotokìon. Colui che apparve sulla terra nella carne ineffabilmente ricevuta da te, Vergine pura, imploralo senza sosta di esserci propizio.

Canone del santo.

Con la tua luce.

Padre santo, che in cielo stai alla presenza della luce pura, risplendendo sempre dei suoi fulgidi raggi, chiedi per noi tutti luce e pace.

Con l’arroganza del mio spirito, Signore, più d’ogni altro ho provocato il tuo sdegno: per le fervide suppliche di Nicola fammi grazia.

Ho sprecato nell’indolenza tutta la mia vita: padre Nicola, ti prego, risveglia al pentimento la mia anima impantanata.

Theotokìon. Piena di grazia, gioia degli angeli nei cieli, colma di letizia il mio cuore, oscurato e sommerso dai piaceri.

Ode 6. Irmòs.

Mi ha circondato l’abisso senza fondo dei peccati e il mio spirito vien meno; ma tu, Sovrano, stendi il tuo braccio eccelso e come Pietro, salva anche me, o nocchiero.

Disseccando i ruscelli della sapienza di quaggiù i cori degli apostoli fecero sgorgare un abisso di sapienza spirituale e dissetarono folle di devoti.

Gemi o piangi, povera anima, gridando e dicendo al Signore: contro di te ho peccato, fammi grazia o Sovrano buono, per l’intercessione dei tuoi divini apostoli.

I torrenti impetuosi delle passioni hanno abbattuto la dimora del mio cuore; essendo fiumi dello Spirito, o apostoli, restaurate alla vita me frantumato.

Theotokìon. La folla degli apostoli, con la tua Genitrice t’implora, o Cristo: sui tuoi fedeli fa’ scendere propiziazione e pace, come Dio filantropo e benigno.

Canone del santo. Il gorgo delle passioni.

Mortificando con la continenza il corpo, ereditasti la vita eterna; per le tue preghiere, Nicola, concedici di evitare il male per rallegrarci con te.

Con la vela delle tue sante preghiere, salvaci dal mare delle tentazioni senza numero e dall’abisso del peccato guidaci al porto della vita, sapiente gerarca.

Mentre sedevi sul seggio di Myra di Licia eri l’ornamento dei gerarchi; con le tue preghiere proteggici dalle tentazioni, che quaggiù ci assediano.

Theotokìon. Per amore e divina compassione il Verbo, dimorando nel tuo grembo, Vergine pura, allontanò la corruzione che un tempo dimorava fra gli uomini per il peccato.

Ode 7. Irmòs.

Non vollero venerare l’immagine d’oro dei caldei i nobili fanciulli, ma nel mezzo delle fiamme inneggiavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Cristo, luce del mondo, vi rese, o luminosi apostoli, come torce per dissolvere le tenebre dell’errore e risplendere nelle coscienze dei credenti.

Avete spezzato il laccio che il nemico gettò su noi, o apostoli, spianando le vie che conducono a Dio a noi che ci rifugiamo in voi.

O apostoli, divini predicatori, voi che davvero siete il sale della terra per conservare e vivificare i fedeli, purificate la mia anima dalle passioni carnali.

Theotokìon. Vergine, bellezza di Giacobbe, fa’ splendere nella mia anima il gusto per il bene; intercedi, con i divini apostoli, supplicando per noi il frutto del tuo grembo incontaminato.

Canone del santo. Nella fornace.

Arrabbiandoti un tempo contro il folle Ario, gli scagliasti addosso le tue parole come frecce, come vero pastore, padre Nicola.

Vissuto santamente, ora dimori con gli apostoli, o Nicola, trasmettendo luce e santità ai fedeli che ti dicono beato.

Padre Nicola, fervido protettore e difesa sempre pronta, ti supplichiamo: liberaci dalle passioni carnali e dalle tentazioni che ci assalgono d’improvviso.

Theotokìon. Fa’ risplendere la tua luce sulla mia anima oscurata dall’accidia, o Vergine pura; accendi la torcia del mio cuore perché con zelo ti glorifichi.

Ode 8. Irmòs.

Gettati in un rogo insostenibile, i giovani paladini della pietà, senza ricevere alcun danno dalla fiamma, intonavano l’inno divino: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli

La spada delle passioni mi ha colpito, il mio cuore è ferito dall’artefice d’iniquità: sono allo stremo; illustri apostoli, medici delle anime e dei corpi, guaritemi!

Su tutta la terra si diffuse il messaggio divino degli araldi con il meraviglioso culto della Trinità, unica essenza e signoria, unico Sovrano per tutti i secoli.

Ho molto peccato vanificando per le mie colpe la tua magnanimità: riconducimi a te, o Sovrano, poiché tu conosci la mia singolare infermità, la mia pigrizia e la mia cattiva volontà, o Verbo.

Theotokìon. Sei la molla divina che ineffabilmente ricevette il carbone divino, Madre di Dio: con i gloriosi apostoli estingui il carbone ardente delle mie passioni con la rugiada della divina intercessione.

Canone del santo. Colui che gli angeli.

Con la tua mitezza ereditasti, o venerabile la terra che i miti possiedono; perciò ti prego con fiducia: placa il furore dei maligni contro di me scatenato.

Come liberasti gli stratilàti che stavano per morire ingiustamente, così liberaci dalla malizia dei malvagi e da ogni inganno dei demòni, pregando sempre per noi il Salvatore, o Nicola.

Indicasti agli uomini il retto cammino della salvezza, Nicola beato; guida anche noi su questa stessa via perché entriamo nella città della vita.

Theotokìon. Mia forza e mio inno è il nato da te, purissima: supplicalo con insistenza di rafforzare me, sottomesso alle passioni, per compiere i suoi salvifici precetti.

Ode 9. Irmòs.

Nell’ombra e nella lettera della Legge contempliamo, fedeli, la figura: ogni maschio che apre il seno materno è sacro a Dio; magnifichiamo dunque come primogenito il Verbo, Figlio del Padre che non ha principio, primo nato a una madre ignara d’uomo.

O Verbo del Padre senza principio, che con la parola dei tuoi discepoli consolidasti i confini, per le loro preghiere abbi pietà anche di me, scivolato contro ragione nelle passioni e sedotto dall’inganno dei demòni.

Anima mia, schiava degli impulsi passionali, offri preghiere a colui che per te soffrì, perché ti liberi dalle passioni e questo, certo, per le suppliche dei sacri discepoli che imitarono nella loro carne la sua passione.

O discepoli di Cristo, quando siederete con lui a giudicare i sottoposti al giudizio, custodite libera da condanna la mia anima macchiata da opere stolte, come miei difensori buoni, come soccorritori del mondo.

Theotokìon. Vergine casta, sposa di Dio, pura reggia di Cristo, Vergine santissima che, oltre ogni causa ragionevole, generasti Dio, il Santo dei santi, con i santi apostoli offri suppliche per tutti.

Canone del santo. Sul monte Sinai.

Il mondo terrestre ti possiede come divina fortificazione, sostegno e buon rifugio, o padre Nicola e per la tua mediazione viene sempre liberato da ogni stretta di tentazione: perciò, lodandoti, ti proclama con fede beato.

Stretto da tante difficoltà, mi rifugio nell’ampio spazio della tua fervida intercessione, o beatissimo e grido: Fa’ cessare l’affanno della mia anima, placa i flutti della disperazione e da’ pace alla mia mente sconvolta.

È imminente la venuta del Creatore per il giudizio di tutta la terra e poiché nella mia miseria sono impreparato, tremo tutto ripensando alla moltitudine dei miei mali: Signore longanime, abbi compassione e salvami, per le divine preghiere del tuo santo Nicola.

Theotokìon. Risplendi per me come illuminazione che salva, tu che generasti la luce e scaccia le molte e dense nubi dell’anima mia, affinchè per le tue preghiere diventi figlio del giorno compiendo ciò che è santo e sempre tra gli inni ti proclami beata

Apòstica delle lodi, apostolikà.

Per tutta la terra uscì la vostra voce apostoli santi; dissolveste l’inganno degli idoli, predicando la conoscenza di Dio: bella è questa vostra lotta, o beati e per questo celebriamo e glorifichiamo le vostre memorie.

Custodendo irreprensibilmente i comandi di Cristo, o santi apostoli, gratuitamente riceveste, gratuitamente date sanando le passioni delle nostre anime e dei nostri corpi; perciò avendo franchezza, supplicatelo d’aver pietà delle nostre anime.

Martyrikòn. Le schiere dei santi angeli ammirarono le lotte dei martiri: perché, rivestiti di corpo mortale, disprezzarono i tormenti, divenendo imitatori della passione del nostro Salvatore e intercedono per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O venerabile, prima tra i santi, essendo lode delle schiere celesti, inno degli apostoli, argomento dei profeti, accogli anche le nostre preghiere, o Sovrana.

Alla Liturgia

Makarismì (Beatitudini)

Esiliasti dal paradiso il primo padre Adamo che disprezzò il tuo comando, Cristo misericordioso, ma vi ponesti il ladrone che ti testimoniò sulla croce supplicando: Ricordati di me, Salvatore, nel tuo regno.

O apostoli, che con la canna della croce riconduceste dal baratro dell’ignoranza i popoli, annientando l’errore degli elleni dalla terra, divenendo davvero salvatori inerranti dei fedeli, per questo siete beatificati.

Divenuti come mistici raggi e chiari bagliori del sole, o apostoli, annientaste il buio dell’empietà e alla luce della conoscenza divina guidaste tutti i popoli: per questo vi veneriamo.

Martirikòn. Subendo la fiamma dei tormenti, vi siete rivestiti di grazia dall’alto, o atleti e le passioni dei mortali, come sapienti servi di Cristo, curate sempre salubremente: perciò con fede, o santi, vi celebriamo.

Gloria.

Sacri predicatori della Trinità, Pietro, Paolo, Marco e Luca, Matteo, Simone, Giacomo, Andrea, Giovanni, Bartolomeo, Filippo, Tommaso, sempre supplicatela di liberarci da ogni difficoltà.

E ora. Stavrotheotokìon.

Ornamento degli apostoli e gioia degli atleti, Sovrana piena di grazia divina, implora per noi il Salvatore e Dio di tutto perché riceviamo remissione delle colpe e otteniamo tutti la vita eterna.

Continua a leggere

Modo II – Martedì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Martedì al Mattutino

Dopo la prima sticologìa,

Kathìsmata catanittici. Tono 2.

Considerando, anima mia, l’esame del giorno temibile, paventa il contraccambio dell’eterno castigo e

pentita grida tra le lacrime: O Dio, ho peccato, abbi pietà di me.

Scruto la mia coscienza degna di condanna e temo il tuo temibile tribunale, Signore, perché non c’è salvezza dalle opere. Ma tu, per la ricchezza della tua amorosa compassione, abbi pietà di me, o Cristo Dio e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Madre di Dio, acclamando: Salve, virgulto da cui senza seme germogliò Dio per annientare la morte con l’albero della croce.

Dopo la seconda sticologìa, Kathìsmata catanittici

Pietà di me, disse Davide e anch’io a te grido: Ho peccato, Salvatore, cancella con la penitenza i miei peccati e abbi pietà di me.

Pietà di me, o Dio, pietà di me, gemeva Davide per due peccati commessi; e io per miriadi di colpe a te grido: Egli con le lacrime inondava il suo giaciglio, ma io non ne ho una sola stilla; nel mio sconforto ti supplico: Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non disprezzare, o Madre di Dio, chi ha bisogno di quell’aiuto che viene da te, perché in te ha confidato l’anima mia: abbi pietà di me.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che sei sorgente di pietà.

La generosa fonte della compassione hai fatto scendere, o Giovanni, tra i flutti del Giordano, perciò con insistenza ti imploro: Guidami per mano al porto della vita con le tue preghiere accette, perché per le tante passioni ogni giorno vengo orrendamente sommerso dall’oceano di questa vita.

Martyrikòn. Tu che più dell’oro fai risplendere i tuoi santi e glorifichi i tuoi devoti perché sei buono, per le loro implorazioni, o Cristo Dio, governa la nostra vita: tu che sei amico degli uomini; dirigi a te come incenso la preghiera, o solo che riposi tra i santi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi mai vide e udì che una madre partorisca il proprio Creatore, che ignara d’uomo allatti colui che nutre ogni carne? Che prodigio! Il tuo grembo, o Theotòkos piena di grazia, è divenuto trono di cherubini. Intercedi per le nostre anime.

Canone catanittico. Acròstico: Concedi spazio alle nostre lamentazioni, o Salvatore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Riprendendo l’ode di Mosé, grida, o anima: aiuto e protettore per la salvezza è divenuto, egli è il mio Dio e lo glorificherò.

Piangiamo amaramente su noi stessi prima del termine di questa vita, affinchè per le nostre lacrime e il pentimento evitiamo le lacrime provocate dal castigo, che ormai non serviranno più a salvarci.

Tante volte, Cristo, sono stato esortato a cambiare vita per tornare a te, ma la mia anima è sorda e il mio spirito smarrito; abbi pietà della mia debolezza, Salvatore.

Martyrikà. Poiché avete sopportato la fornace dei supplizi grazie alla rugiada divina, vittoriosi atleti del Signore, liberatemi dal fuoco della geenna, poiché sono aggredito da crudeli passioni.

La potenza divina vi rese suoi valorosi campioni per combattere il nemico e voi annientaste il regno del demonio, incliti martiri del Signore.

Theotokìon. Tu che fosti un tempo contemplata da Isaia nelle sembianze delle molle recanti il carbone ardente, brucia al fuoco del Dio che portasti, le passioni carnali del mio cuore perché siano cancellate.

Canone del precursore. Acròstico: Battista, accetta la supplica. Giuseppe.

Ode 1. L’immane potenza.

Battista e precursore di Cristo, dirigi il mio cuore tutto immerso nei piaceri materiali e fa’ cessare la bufera delle passioni perché ti glorifichi nella quiete divina.

Come astro luminosissimo di luce ineffabile precedesti col tuo chiarore l’oriente spirituale: nel mio cuore oscurato dai demoni, Battista del Signore, fa’ discendere i suoi raggi.

Nel fiume un tempo battezzasti l’insondabile Oceano, che per grazia inghiotte la moltitudine delle nostre trasgressioni; dissecca, dunque, i torrenti dei miei peccati, sapientissimo mediatore presso Dio.

Theotokìon. Beato sei tu, precursore: fosti cugino della Vergine pura in cui s’incarnò Dio; con lei ti celebriamo: dona ai pellegrini del tempio divino a te dedicato di diventare dimora del santo Spirito.

Ode 3. Irmòs.

Il mio intelletto insterilito mostrami fruttuoso, o Dio, coltivatore e agricoltore dei beni per la tua compassione.

La mia anima è appesantita dal torpore: rialzami dal mio ozio, Cristo, risvegliami alle opere della penitenza per compiere i tuoi comandamenti.

Nel giorno terribile della tua parusia risparmiami, Signore, la disperazione, prima del termine della mia vita richiamami a te e salvami dal castigo.

Martyrikà. Atleti vittoriosi di Cristo nostro Dio, che imitaste divinamente la passione del Signore, guarite la mia anima dalle sue passioni.

Per conquistare nell’aldilà i beni celesti che la morte non può rapire, avete sofferto sulla terra, sopportando con costanza prove e tormenti.

Theotokìon. Allatti colui che nutre l’universo e reggi fra le braccia, Vergine e Madre incontaminata, colui che sempre regge il mondo nella sua mano.

Del precursore.

Sulla pietra della fede.

Risana i traumi della mia anima: con la tua divina mediazione rischiara il mio intelletto oscurato dall’indifferenza; o precursore del Sovrano, ti prego, scampami da ogni avversità e tribolazione.

Sciogliendo tua madre dalla sterilità, o sapiente profeta, sei nato per grazia del Signore; o precursore di Cristo, rendi ora fecondo di virtù il mio cuore sterile.

La divina casa preparata per amor tuo implora Cristo di concedergli l’eredità degli eletti; e tu, Battista e Precursore, per tua intercessione, rendi templi dello Spirito divino quanti ti servono nel tuo santuario.

Theotokìon. Trasalì di gioia il precursore nel grembo di Elisabetta: venerava il Cristo che portavi in grembo, o Piena di grazia; pregalo di salvarmi da ogni male.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo la tua nascita dalla Vergine, il profeta predicava gridando: Ho udito il tuo annunzio e ho temuto, poiché sei venuto da Teman e dal monte santo ombroso, o Cristo.

Vedendomi caduto in miseria e indigenza, il perfido tentatore gioisce della mia rovina; Signore della gloria, unico tesoro degli afflitti, liberami dalla sua malizia.

Mani e occhi, Signore, ho levato per compiere ciò che è vietato e ho offeso le tue compassioni, disprezzando la tua longanimità, Signore: volgiti e abbi compassione, o buono.

Martyrikà. Mirabile è il Signore tra i santi, il nostro Dio nell’assemblea dei suoi fedeli; essi spezzarono gli idoli ed ereditarono il paradiso un tempo chiuso per Adamo.

Con i rivi del vostro sangue, o beatissimi, respingeste il sangue impuro offerto ai demoni per la perdizione dei loro adoratori; perciò senza sosta vi diciamo beati.

Theotokìon. Il gloriosissimo coro dei profeti, iniziato nello Spirito al tuo inconcepibile mistero, Madre di Dio, in molti modi lo predisse in sacri simboli dei quali chiaramente noi vediamo il termine.

Del precursore. Sei venuto dalla Vergine.

Degnamente chinasti il capo di colui che china i cieli per conversare con gli uomini, o precursore: la tua mano mi protegga e conservi nell’umiltà il mio cuore.

L’inaccessibile deserto aveva te, beato precursore come cittadino; perciò ti grido: proteggi la mia anima, divenuta un deserto sterile d’ogni atto divino.

Avendo difeso la Legge di Dio, illegalmente sei stato eliminato; perciò ti imploro, raddrizza il mio spirito che in ogni tempo trasgredisce ed è deviato dagli inganni dei demòni.

Avendo preparato te stesso come palazzo reale per il Sovrano, ora sei stato trasferito nelle dimore divine; implora affinché sia accolto in esse anche colui che ti dedica la santissima dimora.

Theotokìon. Volgi il tuo sguardo sui miei mali, purissima, sana il mio male incurabile e liberami dalle passioni affinché magnifichi te, che innalzasti la stirpe umana.

Ode 5. Irmòs.

La tenebra della mia anima, mio Salvatore, dilegua e con la luce dei tuoi precetti illuminami, tu che sei il solo Re della pace.

Come un insensato accumulo peccati nei peccati e nell’ora della morte non potrò più pentirmi: ahimè, come oserò presentarmi a Cristo?

Come una nave naufragata, o Cristo, ho perduto il carico che mi avevi affidato e ora, disperato, a te grido: non scacciare il tuo servo.

Martyrikà. Disprezzando la gloria di quaggiù fino a calpestarla, foste degni della gloria celeste con Cristo Dio, o martiri.

Per fede sopportaste ogni tormento nella carne con spirito saldo: per amore avete conosciuto ogni dolore, santi martiri, amici di Cristo Dio.

Theotokìon. In ispirito, Madre di Dio, Daniele ti contemplò come monte elevato, da cui si staccò una pietra per distruggere le statue degli idoli.

Del precursore.

Illuminazione di chi è nelle tenebre.

Precursore del Signore, che nelle onde del Giordano battezzasti Cristo, fonte d’immortalità, pregalo di inaridire i flutti delle mie passioni, concedendomi torrenti di gioia con i suoi eletti.

Piango, pieno di timore, sconvolto dall’affanno al pensiero delle mie azioni e del tremendo giudizio: Tu che sei buono, o Dio, convertimi per le preghiere del tuo santo precursore.

Stabilendo per le genti la salvezza e il canone della penitenza per i peccati, o precursore, ti trovavi a metà strada tra la grazia e la Legge; rischiaraci dunque con la penitenza, ti preghiamo.

Concedi tempo per la penitenza a me, che l’ho sciupato tutto; per questo ti supplica, o benefattore il grande Giovanni precursore, predicatore universale della penitenza.

Theotokìon. Dagli inganni e trappole del tentatore sono stato ucciso, Vergine purissima: vivificami, o Madre di Dio, che concepisti l’enipostatica vita di tutti, affinché piamente t’inneggi, o purissima.

Ode 6. Irmòs.

Nell’abisso dei peccati sprofondo sempre e nel mare della vita annego, ma come Giona dal mostro, libera anche me dalle passioni e salvami, Salvatore.

Come un tempo la cananea a te grido, Signore: salvami, abbi pietà, Figlio di Dio, perché la mia anima soffre orribilmente e non vuol riconoscere il suo male.

Precipito nell’onda immensa delle passioni, ma tu che un tempo, ordinasti ai flutti di calmarsi e salvasti i tuoi discepoli tendimi la mano, Cristo e salvami.

Martyrikà. I cori degli angeli incorporei stupirono nel vedere la vostra fermezza nei tormenti; essi nei cieli inneggiano a colui che vi rafforzava, o martiri, per poi ricompensare le vostre fatiche.

Bagnati nel vostro stesso sangue, con gli occhi cavati dai carnefici, esposti al gelo, raggiungeste infine Cristo e ora lo glorificate nel calore della vita, o martiri.

Theotokìon. Come una mensa porti il mistico pane e colui che ne mangia non avrà più fame; o Vergine lodatissima, realmente ti riconosciamo come la genitrice, che nutrì il Dio di tutti.

Del precursore. Avvolto dall’abisso.

Voce del Verbo, che tu annunziasti, esaudendo le nostre voci, chiedigli di perdonare i peccati di chi ti canta con fede.

Guarisci il mio cuore contrito e umiliato, allevia il fardello dei miei peccati, procurami la salvezza che ormai dispero di ottenere, per le tue preghiere, beatissimo precursore.

Supplica colui che battezzasti con la tua mano, glorioso profeta, di salvarmi dalle unghie del peccato, poiché senza sosta levo le mie mani in preghiera.

Theotokìon. Schiavo del sonno dell’ozio, giaccio oppresso dal torpore del peccato: per la tua instancabile mediazione, svegliami e salvami, o santissima.

Ode 7. Irmòs.

Imitando i cherubini, i fanciulli nella fornace danzavano gridando: Benedetto sei tu, o Dio, poiché con verità e giudizio ha condotto tutte queste cose per i nostri peccati, o celebratissimo e glorificatissimo per tutti i secoli.

Disprezzando le tue leggi, ho seguito le mie volontà e commesso l’iniquità: follemente ho coltivato le vanità più d’ogni altro mortale; Cristo Salvatore, tu che sei buono, non permettere che mi perda del tutto.

Nel peccato mi concepì mia madre; gemo come un tempo Davide e piango come la prostituta; come il servo infedele ho te, che sei l’unico Dio buono; o Salvatore, per la tua filantropia, non permettere che mi perda del tutto.

Martyrikà. Folle di atleti lottatori sono stati incoronati come martiri dalla tua destra perché in verità amarono Dio, che tutto fece con un verbo e ora nei cieli esultando godono dell’eredità divina.

Con gli occhi strappati, mani e piedi tagliati, rettamente gli illustri marciavano verso il cielo, disprezzando le vie dell’unico nemico; per le loro preghiere salva tutti quelli che ti glorificano, o Verbo.

Theotokìon. Cherubini, serafini, troni, potenze e dominazioni senza fine cantano e glorificano il tuo ineffabile concepimento, Vergine lodatissima Maria, poiché tu sola generasti nella carne Dio; pregalo di salvare quanti con affetto ti onorano.

Del precursore. L’ordine empio.

Sradicando i nodosi arbusti delle passioni del mio cuore con la scure della penitenza, fa’ crescere in me, o precursore, l’impassibilità e il purissimo timor di Dio, liberandomi da ogni male.

Battezzasti nelle onde del Giordano il Signore, che dimora negli eccelsi: pregalo di concedere ai miei occhi lacrime di compunzione divina, o glorioso precursore.

Predicavi l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo: chiedigli, o precursore, di risparmiarmi la sorte dei capri e di annoverarmi fra le pecore alla destra di Cristo, o glorioso.

Theotokìon. Un grembo sterile ti ha portato, o Vergine e tu stessa hai partorito il Verbo incarnato, che il precursore, frutto di grembo sterile, riconobbe con gioia e divina esultanza adorandolo.

Ode 8. Irmòs.

Il prodigio della Vergine, prefigurato un tempo a Mosé nel roveto sul monte Sinai, inneggiate, benedite ed esaltate per tutti i secoli.

Per divinizzarci ti sei incarnato per compassione: pur consapevole di ciò, mi sono dato schiavo ai piaceri, ma tu che sei buono e a tutti offri la salvezza, riconducimi a te, o Cristo.

Verbo e buon Pastore, cerca la mia misera anima, smarrita come la pecora sul monte della trasgressione: riconducila e salvami perché non mi divori per sempre il nemico.

Martyrikà. Stringiamoci virilmente l’uno all’altro, esortandoci a vicenda con i valorosi martiri, che subirono spaventosi supplizi, affinchè Cristo conceda anche a noi la corona di vittoria per tutti i secoli.

Durante i supplizi con forza prodigiosa annientaste il serpente mostruoso che intendeva divorarvi ed ereditaste manifestamente le delizie del paradiso.

Theotokìon. Per farci a lui simili, Dio in persona s’incarnò nel tuo grembo immacolato per farsi mortale: Vergine santa, pregalo per quanti ti venerano come Madre di Dio.

Del precursore.

La fornace un tempo.

Stendesti la mano per immergere nelle acque il Signore immacolato, o precursore: stendi ora la mano per rialzami da terra, lavami corpo e anima, purificami con la penitenza e salvami.

Anima mia, ecco il tempo della penitenza, rigetta il torpore dell’accidia, svegliati con zelo gridando al Sovrano: Dio compassionevole, abbi pietà di me, per le preghiere del tuo Battista e precursore.

I fiumi delle passioni, le onde del maligno mi hanno sommerso fino all’anima, beatissimo profeta; ti prego, soccorrimi, tu che battezzasti nelle onde del Giordano l’oceano della compassione.

Molto ho peccato, provocando all’eccesso l’ira divina; Battista del Signore, soccorrimi, ottienimi la remissione dei peccati e la cancellazione dei miei delitti, per la tua santa mediazione.

Theotokìon. Generasti nella carne l’eccelso Dio: rialzami dal fango delle passioni, rendimi ricco di virtù divine, traendomi dalla miseria e dall’afflizione, affinché, da te salvato, ti inneggi, o santissima.

Ode 9. Irmòs.

Chi mai tra i figli della terra udì tanto? O chi mai vide che una vergine si trovasse incinta e senza dolori partorisse il bimbo? Tale è il tuo prodigio e noi, o pura genitrice di Dio, Maria, ti magnifichiamo.

Com’è terribile il tuo tribunale davanti al quale attendo di essere giudicato: eppure non ne sento il terrore appieno perché trascorro nella negligenza tutto il tempo. Convertimi, o solo Creatore, tu che hai convertito Manasse dal suo peccato.

Arresta, o Cristo, i flutti dei miei enormi peccati, a te grido: dammi piogge di lacrime che lavino la sozzura che viene dalla mia stoltezza e salvami, tu che per la tua misericordia salvasti la prostituta, che con tutta l’anima mostrava il suo pentimento.

Martyrikà. La luminosa memoria dei divini atleti, sorta per noi tutti come sole, illumina i confini della terra e fuga col divino Spirito le tenebre del furore idolatra e l’oscurità delle passioni che corrompono l’anima.

La sacra falange, l’esercito trionfante, il drappello scelto, la folla dei martiri santi, il coro beato si è unito ai cori degli incorporei. Per la loro intercessione, o Cristo, rendici tutti partecipi del tuo regno.

Theotokìon. Con i luminosi chiarori di colui che per noi dal tuo grembo è sorto e ha dileguato la notte dell’ateismo, illumina, o Vergine Madre Maria, tutti quelli che con fede ti onorano e riscattali nell’ora del giudizio dalla tenebra sinistra.

Del precursore. Il Figlio dell’eterno Genitore

O Signore, solo senza peccato e misericordiosissimo, liberami dal fango del peccato per le preghiere del battista, che ti proclamò a tutto il mondo agnello di Dio che toglie i peccati degli uomini

Come rosa profumata, come fragrante cipresso, come giglio che mai appassisce, come prezioso unguento profumato tu sei per me, profeta del Signore: e così per le tue preghiere sarò liberato dal fetore delle mie opere, io che corro a rifugiarmi sotto la tua protezione.

Rendimi sterile, o beatissimo, nelle opere infruttuose, fa’ che sempre presenti quella bella prole di virtù che mi rende figlio del Signore, partecipe del regno divino, consorte dell’assemblea dei santi.

A noi che ti amiamo, che con affetto ti veneriamo e intorno al tuo tempio divino danziamo, dona dal cielo, o precursore del Signore, liberazione dalle difficoltà, correzione della condotta e riscatto dalle colpe.

Theotokìon. Colui che col suo cenno regge l’universo, tu lo adoravi portato in grembo dalla Madre di Dio: con lei imploralo, o profeta, per la salvezza della mia povera anima, che cade ogni giorno in tante colpe.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Tutti io supero nel peccato: ma di chi mi farò discepolo per apprendere la penitenza? Se gemessi come il pubblicano mi pare che infastidirei i cieli; se piangessi come la prostituta, contaminerei con le mie lacrime la terra. Ma tu donami la remissione dei peccati e abbi pietà di me, o Dio.

Non considerare le mie iniquità, o Signore, partorito dalla Vergine: purifica il mio cuore, rendilo tempio del tuo santo Spirito; non scacciarmi con disprezzo dal tuo volto, perché la tua misericordia non ha confine.

Martyrikòn. Ricevuta la croce di Cristo come invincibile arma, i santi martiri annientarono tutta la forza del diavolo e, ottenuta la celeste corona, divennero per noi baluardo e per noi sempre intercedono.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve Maria, Madre di Dio, tempio indistruttibile, o meglio tempio santo, come acclama il profeta: Santo è il tuo tempio, mirabile nella giustizia.

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone a te rivolgiamo e ti gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Ho superato il ladrone e la prostituta per le passioni, abbi compassione, salvatore, di me, che mio autocondanno.

Abbassasti l’abisso di compassione nell’acqua, o precursore: per le tue preghiere seda le mie passioni.

Martyrikòn. Voi che annegaste le parole dell’errore nelle onde di Cristo, siete statti degnamente glorificati, o atleti.

Gloria.

L’intelletto umano, per quanto eloquente, come sta scritto non può inneggiare un unico principio divino trisipostàtico.

E ora. Theotokìon.

Concepisti senza bruciarti il Dio preeterno e tutti noi senza sosta ti inneggiamo con inni di lode.

Continua a leggere

Modo II – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologìa,

kathìsmata stavròsima. Tono 2.

Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Cristo Dio. Hai disteso sulla croce le tue mani immacolate per radunare tutte le genti che acclamano: Signore, gloria a te.

La vivificante croce della tua bontà, che donasti a noi indegni, Signore, noi te la presentiamo a intercessione: salva i re e alla tua città da’ pace, grazie alla Madre di Dio, o solo filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La Vergine Madre tua, o Cristo, vedendoti morto, disteso sul legno, amaramente nel pianto gridava: Che cos’è, Figlio mio, questo terribile mistero? Come dunque, tu che doni la vita eterna a tutti, muori volontariamente in croce di morte vergognosa?

Dopo la seconda sticologia, altri stavròsima.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nel tuo beneplacito sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Per questo a te gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto per salvare il mondo.

Tu che con la croce illuminasti ogni realtà terrestre e chiamasti i peccatori a conversione, non separarmi dal tuo gregge, o buon pastore, ma cerca, o Sovrano, colui che vaga smarrito e annoverami nel tuo gregge santo, come solo buono e filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la tua croce colei che senza seme ti ha partorito e non sopportando di vederti ingiustamente patire, si lamentava nel pianto e a te gridava: Come puoi patire, tu, impassibile per natura, dolcissimo Figlio? Io inneggio alla tua bontà somma.

Dopo la terza sticologia, altri stavròsima.

Come il ladrone ti confesso e a te grido, o buono: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno e prendimi con lui, tu che volontariamente accettasti per noi la passione.

Martyrikòn. O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri corpi: perché nello stadio sconfiggeste il nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Cercando le cose di lassù.

O prodigio nuovo: gridava la purissima vedendo il Figlio inchiodato alla croce: Colui che tiene in pugno l’universo subisce la passione; come reo è condannato colui che a tutti concede il perdono.

Canone stavròsimo. Acròstico: La stasi della croce ha provocato la caduta dei demòni. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Trasgredendo il primo precetto, un tempo il primo uomo raccolse dall’albero il frutto della morte; innalzato sull’albero della croce, l’immortale Signore gustò la morte per donare l’immortalità agli uomini.

Quando sulla terra fu piantata la croce, l’arroganza del demonio crollò e si dissolse, poiché Adamo tornò al paradiso da cui un tempo l’aveva fatto allontanare; gloria a te, unico Dio, che così hai voluto.

Martyrikà. Rappresentando in figura agnelli e arieti scannati e mutilati, gloriosi martiri di Cristo, vi immolaste in olocausto e ora irradiate di gioia l’assemblea dei primogeniti.

Lottando a piede fermo, o martiri, sconfiggeste feroci nemici; scorticati dalla spada, gettati nell’acqua e nel fuoco, conquistaste il bene eterno.

Stavrotheotokìon. Il cuore dei santi profeti ti chiamò, Vergine senza macchia, porta non valicata, terra eletta, monte non tagliato, avendo generato il Signore di tutti, che volle subire la morte in croce.

Canone della Theotòkos. Acròstico alfabetico invertito.

Ode 1. Lo stesso irmòs.

Tra tutte le donne Dio ti prescelse per la tua purezza, grazia e bellezza, scegliendo il tuo grembo come dimora; Vergine santa, supplicalo di liberare da ogni colpa i tuoi cantori.

Secondo il salmo come Regina stai alla destra del Re, uscito dal suo puro grembo; pregalo, Vergine pura, affinché nel giorno del giudizio mi conceda un posto alla sua destra.

Rinnovasti del tutto la natura umana, divenuta terra incolta e desolata per i peccati, poiché generasti la pioggia celeste; fa’ che anche il deserto assetato della mia anima per le tue preghiere porti frutto, o sposa di Dio.

Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Sulla croce hai scosso il creato, Signore: rendi dunque stabili i fedeli che confessano, Verbo, la tua potenza e la tua inaudita benevolenza.

Per la tua croce, Signore, hai aperto il paradiso facendovi entrare il ladrone, che riconobbe la tua regalità e il favoloso tesoro della tua bontà divina.

Martyrikà. Come rose fiorirono i santi martiri; profumando di aromi le nostre valli spirituali allontanarono i miasmi dell’errore e profumando i cuori dei fedeli.

Lampade splendenti sul mondo, rischiarate con i raggi dello Spirito, o martiri, i fedeli da voi salvati e che giustamente vi dicono beati.

Stavrotheotokìon. Vedendo te, fonte di vita, innalzato sulla croce e volontariamente subire la morte per donare la vita al mondo, la Vergine santissima ebbe il cuore straziato.

Della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Il Creatore uscì dal tuo grembo rivestito della mia umanità donando l’immortalità a quanti confessano le loro colpe, o purissima.

In tutto onore concepisti il Dio Verbo: Vergine pura, imploralo con ardore di essermi propizio, sebbene disonorato da vizi e piaceri.

Risana le infermità del mio cuore, o santissima e sulla mia anima ammorbata dal morso velenoso del serpente, applica il tuo infallibile rimedio.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Abolisti il dominio del nemico quando fosti innalzato sull’albero della croce; cancellasti la nostra maledizione e noi, da te salvati, unico Signore, ti glorifichiamo.

Nell’ora della tua crocifissione il sole, vedendoti, trattenne i suoi raggi, monti e rocce si spezzarono e si squarciò nel mezzo il velo del tempio, onnipotente Signore.

Martyrikà. Venendo uccisi, o vittoriosi, uccidevate lo stesso nemico e quando vi martoriava abbandonaste la pelle e le sue passioni per rivestirvi di gloria.

Venendo decapitati, i temibili martiri, decapitarono le potenze infernali e con gioia ereditarono la gloria eterna.

Stavrotheotokìon. Cristo, riflesso del Padre, sorse dal tuo grembo puro, Vergine non sposata e, crocifisso, rifulse sull’universo dileguando le tenebre dei demoni.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Riversa su di me una pioggia di compunzione per pacificare del tutto l’agitazione del mio cuore, respingendo i desideri malvagi e i pensieri vili.

Colpito dal pungiglione del piacere eccomi infermo, Vergine senza macchia; non allontanarti da me, ma per la lancia e il sangue di tuo Figlio, risanami, perché egli è il nostro Dio crocifisso.

O nostra Regina, sovrana di tutto il creato, abbi pietà di me, del tutto privo di grazia divina, affinchè possa magnificare la tua bontà e la tua protezione.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo fonte della luce.

Crocifisso sul legno, hai fatto tremare la terra e le sue fondamenta, trapassato da una lancia, perforasti il fianco del nemico e su tutti gli uomini, o Cristo, hai fatto scaturire la fonte della salvezza.

Non sopportando, o Verbo, di vedere vagare smarrita l’opera delle tue mani, stendesti le mani sulla croce per morirvi e vivificare colui che sull’albero un tempo aveva raccolto la morte.

Martyrikà. Amici di Dio, protettori degli uomini, fiori ammirabili e vasi eletti dello Spirito santo, sapienti e vittoriosi atleti, giustamente vi si dice beati.

Lottando lealmente i cori dei santi martiri confusero i fuorilegge per la tua potenza, o unico Legislatore poiché al termine della corsa ricevettero la corona del martirio.

Stavrotheotokìon. Ti rivelasti pura dopo il parto senza seme, poiché da te fu generato come uomo Dio; non sopportando di vederlo crocifisso il dolore straziava i tuoi visceri.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Vergine santa, che concepisti la via della vita, guidami sulla retta via perché la mia follia mi ha fatto cadere nelle seduzioni e nelle lusinghe del peccato.

Esiliato per la mia trascuratezza, vivo nella dissolutezza, pura Vergine; eccomi perduto in un paese lontano, ma per le tue preghiere richiamami e salvami.

Disseta il tuo servo alle tue acque vivificanti, poiché cado nella fornace dei peccati, divenuto bersaglio ai dardi del maligno, Vergine e Madre pura.

Ode 6. Irmòs.

Al Signore dal cetaceo Giona gridò: Liberami tu dall’ade profondo, ti prego, affinché, come Redentore, con voce di lode e in spirito di verità a te sacrifichi.

Incrociando le mani sulle teste dei fanciulli, Giacobbe prefigurò la santa croce su cui stendesti le mani, o Cristo, salvando il genere umano dagli artigli del demonio.

Re dell’universo, hai voluto patire sulla croce per distruggere il regno del peccato; Adamo, un tempo bandito dal paradiso, vi prende nuovamente dimora con inni di gioia.

Martyrikà. Con cuore sicuro inneggiamo, ornati delle loro sacre ferite e rivestiti di splendore e maestà celeste, i martiri che realmente amarono il Signore.

Con le lampade illuminate lavarono le vesti nel sangue versato; ora i santi martiri gioiscono ed esultano nel talamo nuziale.

Stavrotheotokìon. Vergine lodatissima, che generasti il Dio dell’universo, gradisci il nostro inno: con la sua potenza, il nato da te, sulla croce annientò i peggiori tiranni per donarci stabilità e salvezza.

Della Theotòkos. Avvolto dall’abisso.

Non permettere che diventi lo zimbello dei demòni nel giorno del giudizio, ma, per le tue preghiere, o Sovrana nostra, fammi trovar grazia presso il giudice tuo Figlio.

Ti ho offeso con i miei delitti e le mie colpe, ma tu Madre, prega per me: pietà di me, Salvatore e salvami.

Salvami dalla dannazione che merito per i miei peccati, Sovrana che generasti il giudice dell’universo, il Signore e Dio di tutti.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

La spada un tempo tesa contro di me si è ritirata quando sulla croce o Dio, fosti trapassato da una lancia, tu che sei buono; la tua passione ha scacciato le mie passioni, perciò ti magnifico.

Il serpente innalzato da Mosè prefigurava la divina crocifissione di Cristo che uccise l’antico tentatore e riportò in vita quanti per le loro colpe erano morti.

Martyrikà. Del Padre senza principio, per divina partecipazione, siete figli, o santi, avendo imitato la passione di Cristo: perciò egli vi chiama fratelli e coeredi del suo regno.

Come il Re furono crocifissi, trapassati da lancia affilata e spada, attraverso l’acqua e il fuoco, straziati dal supplizio della ruota, i divini martiri, testimoniando con gioia la loro fede.

Stavrotheotokìon. Il grappolo maturo da te prodotto senza fatica, Vergine, venne appeso al legno: vedendolo gridasti: dolcissimo Figlio, lascia colare il dolce nettare che farà cessare l’ebbrezza delle passioni.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Nostra Regina, mia forza e salvezza, mio inno di lode, mio rifugio sicurissimo, mio riparo inespugnabile, scaccia gli ostili demoni che vogliono rovinare la mia anima.

Avendo formato nel tuo casto grembo il corpo di Dio, divinizzasti la stirpe umana, o Vergine; prega Dio di salvarmi poiché sono stordito dalle passioni e dagli inganni del maligno.

La fornace prefigurò il tuo divino concepimento, o purissima; i fanciulli non bruciarono e il tuo grembo fu preservato dal fuoco divino: ti preghiamo, liberaci dal fuoco eterno.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dal tuo sangue sgorgato dal tuo fianco immacolato, longanime Signore, fu santificato il creato, prosciugando i fiumi del politeismo e le onde della pietà allontanarono la siccità dell’errore.

Il sole fu offuscato per la tua crocifissione e si nascose; le rocce, o Verbo, si spaccarono, l’ade tremò e gli spiriti dei giusti esultarono all’annuncio della redenzione universale.

Martyrikà. Le ceneri e le reliquie dei martiri sono fonte di salvezza per i fedeli: il loro sangue sana malattie incurabili, perciò, grati a te, Signore, cantiamo: Mirabile sei tu nei tuoi santi martiri.

Con cuore saldo sopportaste la furia delle belve, le vasche bollenti, freddo e gelo, calore, uncini di ferro, prigione e morte, perciò ora partecipate alla gioia di Cristo, o martiri.

Stavrotheotokìon. Si compiacque d’incarnarsi nella tua carne e rendersi visibile ai nostri occhi Dio invisibile; per noi accettò la maledizione e la morte tuo Figlio, nostro Signore, o piena di grazia.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Cerca il bene e fuggi il male, anima mia, facendo con zelo ciò che piace a Dio; la Madre Vergine prega per te e ti protegge, come buona e compassionevole.

Liberasti l’umanità dall’antica catena della condanna, o Madre di Dio: libera dunque anche il mio cuore, ti prego, da ogni legame che lo trattiene vicino al male e uniscimi all’amore per il Creatore.

Generasti il riflesso della gloria del Padre: sul mio cuore macchiato dall’infamia del peccato, Madre di Dio, effondi la tua luce perché partecipi anch’io alla gloria senza tramonto, Vergine purissima e benedetta.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, colui che è Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si è manifestato a noi per illuminare ogni tenebra per radunare ciò che è disperso. Perciò magnifichiamo la Theotòkos lodatissima.

Hai guarito con le tue piaghe le mie ferite e la mia pena, o Verbo imperscrutabile, purificando con la tua passione la tua immagine infangata dalle cattive passioni, o Signore, Dio della mia salvezza.

Ti sei mostrato innalzato col cipresso, il pino e il cedro, per la tua bontà, o Sovrano: tu che sei uno della Trinità santa, unica ipòstasi in duplice volontà, per salvare il genere umano.

Martyrikà. Indossando come corazza la croce, o martiri, vi siete mostrati invulnerabili a qualsiasi dardo dell’artefice del male: perciò ora, schernendolo, sempre lo calpestate come miserando passero.

La terra accoglie ora il vostro sangue, ma i cieli possiedono i vostri spiriti divini, che con le schiere ardenti circondano il trono di Dio, o martiri vittoriosi, inconcusse torri della Chiesa.

Stavrotheotokìon. Rinnovasti la natura corrotta del progenitore, generando verginalmente il Creatore di tutta la natura con parto trascendente la natura: è a lui che un giorno alzavi lamenti vedendolo pendere dalla croce, o Vergine Madre santissima.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Gustato il cibo che non conveniva, Adamo vendemmiò dall’albero, come amaro frutto, la morte; ma il Figlio tuo, confitto all’albero, ha fatto scaturire, o pura, la dolcezza dell’immortalità, perciò ti onoriamo.

Sei regina, o Vergine, perché incomprensibilmente partoristi il Re Signore, che annientò il regno dell’ade: senza sosta imploralo di render degni del regno superno tutti i tuoi cantori.

Rendi buono, Sovrana, il mio misero cuore, reso malvagio dal rigurgito delle voluttà, tu che partoristi il buono e che sei tu stessa tutta buona: conducimi entro le buone porte della conversione.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

Sia crocifisso: gridavano quanti sempre avevano sempre goduto dei tuoi doni e richiedevano un malfattore in luogo del benefattore, quegli uccisori di giusti. Ma tu, o Cristo, tacevi e sopportavi la loro temerarietà, volendo patire e salvarci, come filantropo.

Volontariamente fatto povero della povertà di Adamo, o Cristo Dio, sei venuto sulla terra, incarnato da una Vergine e hai accettato la croce per liberarci dalla schiavitù del nemico: o Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Ti implorano, o Cristo, le folle dei tuoi santi: abbi pietà di noi, tu che sei amico degli uomini.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Quando il popolo empio, o Salvatore, sospese al legno te, vita di tutti allora la pura, la casta Madre tua, stando lì accanto gridava tra i lamenti: Figlio mio dolcissimo, luce degli occhi miei, come dunque ti vedo tollerare di essere confitto al legno in mezzo a due ladroni, tu che hai sospeso la terra sulle acque?

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone a te rivolgiamo e ti gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Innalzato sulla croce elevasti con te tutta la natura dei mortali che senza sosta, Salvatore, t’inneggia.

Il chirografo di Adamo stracciasti con la tua lancia, iscrivendolo nel libro dei viventi, o filantropo.

Martyrikòn. Essendo imitatori di colui che subì la croce, diveniste anche partecipi con lui della gloria, o martiri.

Gloria.

Si celebri un’unica gloria e onore: il Padre preeterno, il Figlio coeterno e lo Spirito.

E ora. Theotokìon.

Come vedesti in croce colui che senza seme avevi concepito, inneggiavi la di lui indicibile misericordia, o Vergine.

Continua a leggere

Modo II – Giovedì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Giovedi al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata apostolikà. Tono 2. Autòmelo.

Tu che, nella tua indicibile filantropia, più dei retori rendesti sapienti i pescatori e li inviasti come araldi per tutta la terra, rafforza per mezzo loro la tua Chiesa, o Cristo Dio e manda sui fedeli la tua benedizione, o unico misericordioso e filantropo.

Pescando i pescatori le genti e insegnando ai confini a venerarti col Padre e lo Spirito, Cristo Dio, per mezzo loro conferma la fede divina e manda ora sui popoli le tue misericordie, tu che solo riposi tra i santi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Della divina natura per te, sempre Vergine, diventammo partecipi: infatti generasti per noi Dio incarnato; perciò giustamente piamente ti magnifichiamo.

Dopo la seconda sticologia,

altri Kathìsmata apostolikà. Tu che sei sorgente.

Il Dio impoverito per compassione vi inviò nel mondo per arricchirlo, manifestando ai confini, con la povertà della predicazione, la celeste ricchezza; grazie voi di fede divina, piamente celebriamo la vostra divina memoria, o apostoli.

Discepoli e testimoni oculari della sapienza di Dio, annichilirono l’insipiente sapienza dei sapienti e dei retori con la rozzezza della predicazione, gli apostoli divini, rendendo sapienti le genti, perché in modo ortodosso inneggino all’unico Signore Creatore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Aiuto dei tribolati tu sei, Genitrice di Dio e protezione per chi è nelle angustie; ai disperati offri speranza, degli incurabili sani i mali, Madre di Dio lodatissima: implora dunque per noi il Signore.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata, di san Nicola.

Con i raggi dei tuoi prodigi, o Nicola, fai risplendere ogni regione sotto il sole, dissolvi il buio delle tribolazioni e arresti l’irrompere dei pericoli, quale fervidissimo patrono.

Martyrikòn. Apostoli, martiri, profeti, gerarchi, monaci e giusti, con le sante donne: voi che ottimamente avete portato a termine la lotta e custodito la fede e perciò state di fronte al Salvatore con franchezza, supplicate per noi la sua bontà, affinchè siano salvate, vi preghiamo, le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O sola che senza seme generasti Dio e dopo il parto tremendo rimanesti pura, mi getto ai tuoi piedi, o castissima, gridando con fede e timore: Da passioni e malattie funeste custodiscimi indenne, come pure da ogni angustia.

Canone dei santi apostoli. Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Voi, che per fede diveniste lampi di luce divina, fulgidi apostoli del Signore, illuminate il mio cuore oscurato dall’ombra dei piaceri perché ho trascorso tutta la mia vita nell’accidia.

O discepoli e amici di Cristo, io sono divenuto amico del maligno che abita in me: liberatemi e rendetemi amico del Dio buono e filantropo.

Misera anima, convertiti dunque prima della fine, piangi sulla tua morte e il Dio compassionevole, che rialzò al quarto giorno il suo amico Lazzaro, ti solleverà per intercessione degli apostoli.

Theotokìon. Concepisti il Dio misericordiosissimo, che beneficò quanti giacevano nella corruzione, o Santissima; pregalo, con i profeti, gli apostoli e i martiri, o purissima, di rimettere le nostre colpe.

Canone di san Nicola. Acròstico: Canto per te, Nicola questa ode divina. Giuseppe.

Ode 1. Stesso irmòs.

Stando incoronato presso il trono di Cristo con gli eserciti degli angeli, beatissimo gerarca Nicola, dona illuminazione rischiarando la tenebra della mia anima, perché celebri con gioia il tuo ricordo.

Il Signore che glorifica chi lo glorifica ti diede ai fedeli quale rifugio, tu che strappi dalle tentazioni quanti accorrono alla tua protezione e con fede e affetto ti invocano, o illustrissimo Nicola.

Theotokìon. Il serpente maligno m’ispirò brama di uguagliarmi al Plasmatore per farmi prigioniero; per te, Purissima, sono stato veramente divinizzato: tu infatti hai generato colui che mi divinizza.

Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Avendo come maestro lo Spirito Santo, sapienza del Padre, dimostraste follia la sapienza degli elleni, gloriosi divini veggenti.

Liberate la mia anima dalla sterilità, rendetela fertile d’opere virtuose, gloriosi apostoli, testimoni oculari del Verbo.

Sono stato morso dal serpente velenoso: per l’intercessione degli apostoli risanami, Benefattore di tutti, Re dell’universo compassionevole.

Theotokìon. Con gli apostoli implora la suprema bontà di tuo Figlio, Vergine purissima, perché salvi da ogni male e pericolo i tuoi cantori.

Di san Nicola. Stesso Irmòs.

Nicola, beatissimo discepolo del Signore, salva da pericoli, disgrazie e morte i fedeli a te accorrenti.

Dio compassionevole, nella tua bontà concedi ai tuoi fedeli la remissione dei peccati per intercessione del tuo servo Nicola.

Theotokìon. Pacifica, nostra Sovrana il tumulto delle mie passioni e dirigi la mia via, Vergine santa che concepisti Dio, roccia salda del mio cuore.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: perciò ti acclamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Saziami col cibo della salvezza perché ogni giorno soffro la fame; per le preghiere degli apostoli santi, che in tutto il mondo ti evangelizzarono, salvami, Signore, unico immortale.

Come corrieri inviasti all’estremità del mondo i tuoi gloriosi apostoli perché agitassero le onde amare e salmastre della incredulità, o filantropo.

Faceste risplendere il Cristo, o apostoli, su quanti giacevano nelle tenebre del peccato, disperdendo i pensieri tenebrosi dal mio cuore.

Theotokìon. O lodatissima, che generasti il Dio celebratissimo, imploralo, con gli apostoli, di salvare da ogni colpa, delitto e castigo i tuoi cantori.

Di san Nicola. Stesso Irmòs.

Capace di accogliere con purezza i raggi dello Spirito Santo, divenisti astro luminoso rischiarante i confini della terra, santo gerarca di tutti e salvi quanti con fede ti inneggiano.

Tu che salvasti da morte i pii fanciulli, salva ora anche me da ogni prova e pericolo, beato e venerabile Nicola.

Splendendo del fulgore delle virtù, o beatissimo, imitasti fedelissimamente il Signore; degnati, dunque, di salvare me che con affetto e devozione t’inneggio.

Theotokìon. Il Re del creato venne a incarnarsi in te per salvare tutta l’umanità, lui che è buono; perciò noi fedeli, all’unisono quale Madre di Dio ti veneriamo.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo fonte della luce.

Il gran Pastore inviò come agnelli i suoi divini discepoli in mezzo ai lupi per trasfigurarli con la forza del battesimo e la bellezza del Verbo.

Divinamente illuminaste i cuori smarriti nel buio dell’errore, o apostoli, perciò vi supplico: illuminate la mia anima oscura per la foschia dei piaceri, o beati.

Povera anima mia, prima della fine convertiti e grida al Signore: contro te, Sovrano, ho peccato, perdonami a causa degli apostoli e salvami, o Buono.

Theotokìon. Con la tua luce illumina la mia tenebra, dimora del divino splendore; con i santi apostoli prega affinchè sia liberato da ogni male.

Di san Nicola.

Illuminazione per chi è nelle tenebre.

O Beatissimo, che per la tua condotta divina sei rifulso, libera assistendo i condannati a morte con decisione ingiusta, che gridano a Cristo Sovrano: Altro Dio all’infuori di te non conosciamo.

Ora che in cielo contempli la gloria eterna ed esulti nella luce più radiosa dell’ineffabile divinità, coprimi con la tua costante protezione, veneratissimo beato, ministro di Cristo.

Theotokìon. Per ricercare la tua immagine macchiata dalle passioni, ti spogliasti della divinità, o Cristo; incarnatoti dalla Vergine, ti rivelasti a quanti a te gridano: Altro Dio all’infuori di te non conosciamo.

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Voi che procurate l’acqua viva della salvezza, discepoli del Salvatore, vi prego, dissetatemi perché la mia povera anima è esposta all’arsura del peccato.

Come cieli, o apostoli divinamente illuminati, annunziate l’ineffabile gloria di Dio: rendetene partecipi anche noi con le vostre preghiere.

Travolto dalla tempesta dei pericoli, cerco di tornare a te, Nocchiero del mondo; guidami per i tuoi apostoli al porto della salvezza.

Theotokìon. Con i profeti, gli apostoli, i martiri e tutte le potenze superiori, ti presentiamo la Madre tua: ascoltala, abbi pietà e salvami.

Di san Nicola. Stesso Irmòs.

Il tuo capo fu degno, Nicola, di portare la corona di vittoria come un vincitore: salva quanti t’invocano.

Agonizzo per i miei peccati, naufrago nella bufera delle passioni: vieni a salvarmi e conducimi al porto del compiacimento divino, o beatissimo.

Theotokìon. Su te, Madre sempre Vergine, ho fondato la speranza della mia salvezza e ho scelto te come rifugio e difesa inespugnabile della mia vita.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

Incendiati del fuoco del divino Spirito, o apostoli, spegneste i carboni dell’errore e accendeste nelle menti dei fedeli l’amore di Dio; perciò a gran voce vi celebriamo.

Disprezzando il mondo e le realtà terrene, amaste il Dio incarnato che conversò in questo mondo con gli uomini; o divini apostoli, pregatelo di liberarmi dai pericoli di questa vita.

Giusto giudice che scruti i nostri pensieri, tu che solo conosci i miei più segreti peccati, nel giorno del giudizio non condannarmi e per l’intercessione degli apostoli, non gettarmi nelle fiamme eterne.

Theotokìon. Il fuoco della divinità non ti bruciò, Vergine non sposata, quando ineffabilmente concepisti Cristo; con gli Apostoli pregalo di liberare dal fuoco eterno chi ti magnifica.

Di san Nicola. L’immagine d’oro venerata.

Caduto in grave tentazione miseramente mi sto avvicinando con disperazione alle porte dell’ade: salvami, per le tue preghiere, rialzami affinché canti: Ti proclamo sempre beato, sacro ministro di Cristo.

Coronato dai raggi immateriali della luce senza tramonto, libera chi sta nelle tenebre dell’afflizione e guida alla luce chi con fede canta: Ti proclamo sempre beato, tu che davvero sei ministro di Cristo.

Theotokìon. Prega Cristo tuo Figlio, nostro Dio, Madre Vergine di riscattare col suo sangue prezioso quanti sono schiavi delle tenebre del peccato e dei malefici del serpente perché a lui cantino: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Lo Spirito Paràclito, riposando su voi, apparve sotto forma di fuoco, apostoli del Signore, incendiando come torce gli empi, ma illuminando quanti lo servono con devozione.

Risana, Dio compassionevole, ti prego, le passioni incurabili che s’impossessano della mia povera anima, guida il mio spirito incline al male per le preghiere dei tuoi discepoli, Signore.

Piangi, misera anima e gemi senza sosta, versa lacrime sulla tua sorte prima della fine di questa vita, prima di dover effondere il pianto inconsolabile e di’ al tuo Signore e Creatore: per le preghiere dei tuoi apostoli, abbi pietà di me.

Theotokìon. La fornace che un tempo lasciò incolumi i fanciulli prefigurava il tuo concepimento; perciò ti supplico d’intercedere con gli apostoli e i santi profeti, affinchè sia risparmiato dal fuoco della geenna.

Di san Nicola. Il Dio sceso nella fornace.

Nella tua benevolenza e compassione libera dai pericoli quanti sono circondati dall’oceano delle tentazioni per le tue preghiere a Cristo Salvatore, beato gerarca Nicola.

Mistagogo delle realtà sovra spirituali, liturgo dei misteri celesti e immateriali, divino sommo sacerdote pieno di fede, chiedi a Cristo Salvatore la remissione dei nostri peccati.

Theotokìon. Il mio spirito è esausto: ho toccato il fondo della disperazione, divenuto preda di una turba di malvagi, ma tu, Vergine, guariscimi, avvolgendomi con la luce dell’impassibilità.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, il Dio e Signore, incarnato dalla Vergine apparve a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso. Perciò magnifichiamo la Theotòkon lodatissima.

Condannato, incorreggibile, spregiatore dei tuoi decreti, seguace folle delle seduzioni dei demòni, tale io sono: convertimi tu, Signore, per le preghiere dei tuoi apostoli.

Apostoli gloriosi, beati discepoli del Salvatore, annunziatori pieni di sapienza, liberatemi da ogni male, ira, peccato, avversità e dalle molte forme della trasgressione.

Ti presento un’anima incorreggibile, una coscienza sepolta nel fango delle colpe, un cuore contaminato, un pensiero tutto macchiato e grido a te, filantropo: Abbi compassione di me, per la tua misericordia.

Theotokìon. Gli apostoli, o purissima, annunziarono a tutto il mondo tuo Figlio, Dio e uomo: e tu dunque con loro supplica perché nel giorno tremendo del giudizio siano strappati al castigo quanti con fede ti magnificano.

Di san Nicola. Lo stesso irmòs.

Illuminato dai lumi della grazia, o uomo di mente divina, manifestamente divenuto astro della pietà, custodisci indenne chi è nelle prove, liberi chi è nell’abisso del mare, o beatissimo e prodigiosamente nutri gli affamati.

Tu che ora dimori nel paradiso di delizie e chiaramente contempli l’ineffabile gloria, volgiti dunque dalle volte celesti su quanti a te inneggiano, per liberarli dalle passioni, o teòforo venerabilissimo.

Theotokìon. Pura Genitrice di Dio, tu concepisti la sapienza e potenza il Verbo enipostàtico del Padre, che dal tuo sangue immacolato assunse il proprio tempio e ad esso si unì con inscindibile unione.

Apòsticha delle lodi, apostolikà.

Magnificasti su tutta la terra, Salvatore, i nomi dei corifei tra gli apostoli: dai cieli appresero le realtà ineffabili, sulla terra operarono guarigioni: le loro ombre bastavano per guarire malattie; l’uno, pescatore, operava prodigi; l’altro, giudeo, teologava sui dogmi della grazia. Donaci grazie a loro, o compassionevole, la tua grande misericordia.

Combattuti da ogni parte da inique trame, ci rifugiamo in te, che veramente sei Dio e a te presentiamo il grido dei tuoi discepoli: Salvaci, Maestro, periamo! Mostra anche ora ai nostri nemici, ti preghiamo, che tu proteggi il tuo popolo e per intercessione degli apostoli lo salvi dai pericoli, senza far conto dei peccati per la tua grande bontà: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Ogni città e paese onora le vostre reliquie, martiri vittoriosi: lottaste secondo le regole e per questo otteneste la celeste corona e diveniste così vanto dei sacerdoti, vittoria dei re, decoro delle Chiese.

Gloria. E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sei la gioia di tutti gli oppressi, avvocata di chi subisce ingiustizia, cibo degli affamati, conforto degli stranieri, porto di chi è sbattuto dalla burrasca, visitatrice degli ammalati, rifugio e soccorso degli affaticati, bastone dei ciechi e aiuto degli orfani, Madre di Dio altissimo; perciò tutti a te ci prostriamo: da ogni avversità liberaci.

Alla Liturgia.

I Makarismì (Beatitudini).

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

Giungendo ai confini del mondo, o apostoli, dalle tenebre dell’errore liberaste i mortali, o sapientissimi.

Con la rete della grazia, dall’abisso della vanità sapientemente traeste gli uomini, o sapienti iniziati.

Martirikòn. Gli atleti di Cristo, che hanno terminato la corsa e custodito la fede, a una voce cantiamo.

Gloria.

Uguale al Padre, il Figlio con lo Spirito tutti noi fedeli con timore ora glorifichiamo.

E ora. Theotokìon.

Il vanto degli apostoli, l’ornamento degli atleti sei tu, Vergine pura e salvezza del mondo.

Continua a leggere

Modo II – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologìa,

Kathìsmata stavròsima. Tono 2.

Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Cristo Dio. Hai disteso sulla croce le tue mani immacolate per radunare tutte le genti che acclamano: Signore, gloria a te.

La vivificante croce della tua bontà, che donasti a noi indegni, Signore, noi te la presentiamo a intercessione: salva i re e alla tua città da’ pace, grazie alla Madre di Dio, o solo filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Tu che sei sorgente.

Vedendo messo a morte il Cristo, l’agnella Vergine, tra i lamenti gridava: O temeraria uccisione! Nascondi ora, o sole, il tuo splendore, perché colui che tutto creò per suo volere è messo a morte ed è guardato come un condannato l’unico Signore degli incorporei.

Dopo la seconda sticologia, altri stavròsima.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nella tua benevolenza sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Perciò ti gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto a salvare il mondo.

Tu che con la croce illuminasti ogni realtà terrestre e chiamasti i peccatori a conversione, non separarmi dal tuo gregge, o buon pastore, ma cerca, o Sovrano, colui che vaga smarrito e annoverami nel tuo gregge santo, o solo buono e amico degli uomini.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Sei più che gloriosa, Vergine Theotòkos, a te noi cantiamo, perché per la croce di tuo Figlio l’ade fu precipitato, la morte morì e noi, morti, risorgemmo, resi degni della vita e ottenemmo il paradiso, la felicità antica. Perciò glorifichiamo grati Cristo nostro Dio, perché è forte, perché lui solo è misericordiosissimo.

Dopo la terza sticologia, altri stavròsima.

Come il ladro ti confesso e grido, o buono: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno e prendimi con lui, tu che volontariamente accettasti per noi la passione.

Martyrikòn. Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli. Per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la tua croce colei che senza seme ti partorì e non sopportando di vederti ingiustamente patire, si lamentava nel pianto e a te gridava: Come puoi patire, tu, impassibile per natura, dolcissimo Figlio? Io inneggio alla tua bontà somma.

Canone stavròsimo. Acròstico: La croce manifestata scaccia l’errore dei demoni. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Percorrendo nel profondo del mare una via nuova, mai percorsa, all’asciutto Israele, popolo eletto, gridò: Cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Accettasti, Verbo, la crocifissione e fosti trafitto dai chiodi sopportando il disonore per restituire l’onore perduto ai mortali celebranti la tua volontaria passione.

Sulla croce stendesti le mani, tu che tendi il firmamento come una pergamena; nelle tue braccia hai radunato i popoli e le genti che celebrano la tua volontaria passione.

Martyrikà. Portando sulle loro spalle la croce, gli atleti si affrettavano a seguire Cristo crocifisso per imitare la sua divina passione.

Inneggiavano le potenze angeliche, vedendo le vostre lotte, mentre la folla dei demòni gemeva, vittoriosi martiri, imitatori di Dio.

Stavrotheotokìon. L’oracolo del profeta si compì: una spada trafisse il tuo cuore, o Regina, quando vedesti sulla croce la lancia trapassare il cuore di tuo Figlio.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Salva quanti a te accorrono, o Vergine.

Ode 1. Venite, popoli, cantiamo.

Giustamente, con la bocca e il cuore, devotamente ti proclamo purissima Madre di Dio; salvami dagli oscuri pericoli, da ogni insidia e colpa.

In te vediamo l’immenso oceano delle grazie da cui è fluì la nostra salvezza. Con tutto il cuore ci rifugiamo nella tua divina protezione, Madre di Dio.

Implora colui che s’incarnò dal tuo grembo immacolato, Vergine pura, affinché liberi dal peccato e dal peso delle tentazioni noi tuoi cantori.

In te noi fedeli, abbiamo comune vanto, soccorso e riparo, gioia e salvezza delle nostre anime, piena di grazia, speranza e protezione nostra.

Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi hai stabilito, hai dilatato la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Come vite sospesa sull’albero della vita, Cristo, tu fai colare il nettare divino, il vino che allieta il cuore dell’uomo e calma per sempre l’ubriacatura delle passioni, Gesù redentore delle nostre anime.

Accettasti d’essere innalzato sulla croce, annientando la malvagità dei demoni; nella tua compassione, o Gesù, rialzasti, dopo la caduta, la stirpe umana che un consiglio malvagio aveva condotto alla perdizione.

Martyrikà. Infiammati di divino desiderio, i valorosi non temettero il fuoco, né la morte, prevedendo di ricevere il premio incorruttibile, gioia ineffabile e luce senza tramonto.

Con il loro sangue gli atleti si sono fatti una veste tinta di porpora e splendore e così rivestiti tengono in mano, come scettro di potenza la divina croce di Cristo, per regnare con lui in eterno.

Stavrotheotokìon. Ti cantano le schiere incorporee, poiché concepisti, incarnato, il Sovrano di tutti, che con la croce sciolse tutti i legami e unì i fedeli al suo amore, o fanciulla sposa di Dio.

Della Theotòkos.

Rafforzaci in te, Signore.

Prega il Dio che concepisti di diventare propizio a coloro che supplici ti invocano accorrendo alla tua protezione, o Vergine e adorano tuo Figlio.

Esaudisci, Vergine, le suppliche della mia anima tribolata da pericoli mortali, o Vergine lodatissima, donale pace e salvala.

Prendi le redini della mia vita, o Vergine, tu che sei la mia speranza e protezione; liberami da ogni pericolo e prova, santa sposa di Dio.

Tu che portavi fra le braccia la sapienza enipostatica di Dio, Madre di Dio, supplica affinché siamo ora liberati dall’errore e durezza.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Fosti appeso al legno, o Onnipotente, che appendesti la terra sulle acque; trafitto al fianco da una lancia, uscirono acqua e sangue per la redenzione di tutti.

Per la ferita del tuo fianco sono stato risanato; come uno schiavo sei stato percosso e io venivo liberato; e quando hai gustato l’amaro fiele, io sono stato salvato dal cibo delle passioni, Cristo mio Dio.

Martyrikà. Ferendo con le vostre ferite il serpente maligno, sanate in ogni tempo le ferite dei nostri cuori, facendo sgorgare grazia dalle fonti del Salvatore, o divini martiri.

Ricopriste di piaghe il nemico ricoprendovi del vostro sangue per il supplizio della ruota, le bastonate e le percosse, atleti vittoriosi, gloriosissimi e venerabili.

Stavrotheotokìon. Si è incarnato dal tuo casto grembo l’Altissimo; vedendolo ingiustamente innalzato sul legno, o Vergine, piangevi gemendo e magnificavi la sua misericordia.

Della Theotòkos. Ho inteso la tua gloriosa

Concedimi liberazione dalle ferite dell’anima e del corpo, o Sovrana, che concepisti Dio.

Sconvolto da passioni e pensieri, nelle tempeste della vita, o Vergine, conferma la speranza e la fede.

Strappami alle insidie, o Madre di Dio, alle onde e ai pericoli, per le tue suppliche, o unica lodatissima.

Strappami ai vortici furiosi dell’oceano della vita; guidandomi al tuo porto, o Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Il carbone profetizzato da Isaia, è sorto come sole da grembo verginale, donando la luce della conoscenza di Dio agli erranti nella tenebra.

Per compassione ti attaccasti alla croce, o Sovrano, rialzandomi dall’abisso dei mali e, volontariamente disprezzato, mi onorasti con il seggio paterno.

Incoronato di spine, Verbo di Dio, che coroni di fiori tutta la terra, estirpasti le radici delle mie passioni, radicando in me la conoscenza di Dio.

Martyrikà. Fortificati della potenza di colui che volle rivestirsi della nostra debolezza, o santi, annientaste per sempre il potere dei demòni.

Avendo ingaggiato in terra la gran lotta, trovaste maggiore gloria nei cieli; liberate dai pericoli noi, che celebriamo la vostra sacra memoria.

Stavrotheotokìon. Colui che nei cieli è divinamente portato dai cherubini, nelle tue braccia, Vergine santa, si fece portare e, crocifisso, ci salva tutti dalla morte.

Della Theotòkos.

O datore di luce.

Avendo un’arma invincibile contro molteplici tentazioni, siamo liberati sapientemente da ogni legame, noi che sempre ti proclamiamo Madre di Dio.

Concepisti il perfezionatore della Legge concepisti, l’unico Figlio di Dio da te incarnato; imploralo per i fedeli, tu che superiore ai cherubini.

Il Creatore di tutti, che porti fra le braccia, o pura, rendi ora propizio per le tue suppliche a quanti con il cuore in te si rifugiano.

Dall’angoscia e dalla tristezza del cuore mi rivolgo a te che, sola generasti il Verbo, o fonte di misericordia: pietà di me e salvami.

Ode 6. Irmòs.

Il suono delle parole di supplica da un’anima turbata ascoltando, o Sovrano, liberami dai mali: tu solo infatti sei causa della nostra salvezza.

Offrendo, Signore, la tua schiena ai colpi di frusta, il tuo volto agli oltraggi e agli sputi mi hai salvato; spesso, infatti avevo offeso la tua bontà per ignoranza.

Come un agnello condotto al macello, Cristo mio, sei venuto a riportare in vita le vittime del lupo spirituale; Signore crocifisso, gloria a te.

Martyrikà. Osservando i precetti del Signore, i martiri vanificarono i disegni iniqui degli empi e, con la morte, trovarono la via del secolo venturo.

Lottando entusiasti con le armi della fede in Dio contro le potenze avverse le metteste in rotta e avete ricevuto da Dio la corona di vittoria, o santi.

Stavrotheotokìon. Per divinizzare l’uomo, da te, Vergine, Dio è generato e crocifisso gusta anche la morte uccidendo colui un tempo che mi aveva ucciso.

Della Theotòkos.

Avvolto dall’abisso.

Conoscendoti come porto di salvezza, mentre navigo in questa vita piena di insidie, ti invoco, Sovrana: governa tu la mia vita.

Ho rivestito l’abito della follia per mia stoltezza: o Madre sempre vergine, che concepisti Dio, domani la tunica della gioia.

Sono stato bandito dalla città dei santi, me sventurato! Conducimi tu, Madre di Dio, sulle vie dei precetti di tuo Figlio.

Rendimi degno della divina compassione, tu che concepisti il Signore compassionevole il cui sangue ci liberò dalla morte.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

Innalzato sulla croce, risurrezione di tutti, mi rialzasti dalla mia caduta; disarcionasti colui che ci aveva fatti cadere, abbattendo esamine il nemico: Gloria alla tua potenza, Signore!

Per i tuoi chiodi il peccato di Adamo fu strappato, la canna che ti colpì fu un calamo per firmare la liberazione dei mortali. Gloria, o Cristo, alla tua passione, che ci liberò dalla moltitudine delle passioni.

Martyrikà. Con i corpi lacerati dai carnefici, i vittoriosi megalomartiri di Cristo colpirono in pieno il nemico, trapassandolo con la spada della fermezza e rimasero inseparabilmente uniti allo Spirito Santo.

Rafforzata dall’invitta croce di Cristo, l’impassibile armata disperse le orde dei demoni, ricevendo come ricompensa, in cielo, la beatitudine e la vita immortale.

Theotokìon. Ti rivelasti, o Vergine palazzo animato del Re e trono igniforme: sedendo su esso egli rialzò tutti i mortali dalla primitiva caduta e li onorò del seggio del Padre.

Della Theotòkos. L’immagine d’oro venerata.

Crocifisso, colui che s’incarnò da te, o Genitrice di Dio, stracciò il chirografo di Adamo: supplicalo ora di liberare da ogni malizia quanti con fede acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Angosciato dalle tenebre che mi circondano sono del tutto privo di consolazione; dissolvi la spessa notte dei miei peccati, Vergine e fa’ splendere il tuo giorno su chi inneggia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stoltamente ho macchiato la splendida veste ricevuta al battesimo; ricorrendo a te, pura Vergine, ti imploro di poter ancora, grazie a te, rivestirmi della tunica della sapienza.

Adamo, decaduto un tempo dall’immortalità ritrovò la salvezza per il tuo parto; salva dunque me trattenuto da malattia cronica e fammi degni di cantare: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

Disprezzando la statua d’oro, i beatissimi fanciulli, contemplando l’immagine vivente e immutabile di Dio in mezzo alle fiamme, cantavano: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Una folla fuorilegge t’innalzò sulla croce in mezzo a dei malfattori, Dio compassionevole, longanime Signore, che ci giustificasti, glorificato e celebrato da tutto il creato.

Dalle tue mani inchiodate sulla croce hai fatto fluire il tuo sangue per arrestare il sangue un tempo offerto ai demòni per la rovina dei loro adoratori; Dio dell’universo, tutto il creato ti canta, longanime Signore.

Martyrikà. Con l’acqua viva i martiri inaridirono i torrenti dell’errore, versando fiumi di sangue e acclamando con inflessibile fede: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

L’onda immensa del vostro sangue, o santi, spense il fuoco dell’empietà e l’idolatria degli Elleni, illuminando i fedeli inneggianti: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. L’agnella pura, splendore di profeti e martiri, vedendoti legato al legno come un agnello, piangeva amaramente e diceva: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Della Theotòkos. Il Dio che scese.

Esausto è il mio spirito, ho toccato il fondo della disperazione; sono divenuto preda di tanti malvagi, ma tu, Vergine, guariscimi riaccostandomi alla luce di salvezza.

Tu sei torre di difesa e rifugio, solido bastione, sicurissima protezione Vergine e noi veniamo salvati, celebrando ed esaltando tuo Figlio nei secoli.

Sappiamo, Madre di Dio che tu sei per noi la fonte limpida dell’immortalità, poiché concepisti il Verbo del Padre celeste e immortale, che salvò dalla morte quanti lo esaltano per tutti i secoli.

Per noi fedeli fai sgorgare senza sosta il fiume delle guarigioni: attingendo alla fonte la grazia immortale, Vergine pura, inneggiamo a tuo Figlio e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Nessuna lingua sa come degnamente esaltarti, è preso da vertigine, o Madre di Dio, anche l’intelletto ultramondano nel cantarti. Ma tu che sei buona, accetta la fede, ben conoscendo l’amore che Dio ci ispira per te: perché tu sei l’avvocata dei cristiani e noi ti magnifichiamo.

Per prefigurare un tempo la tua passione, o Verbo, Isacco viene legato; ma viene sciolto perché resta legata come figura una pecora, alla pianta del sabèk di redenzione; egli fu dunque liberato allora dal sacrificio reale non volontario, mentre per te, volontariamente sacrificato, noi siamo liberati da ogni male.

Splendente di bellezza al di sopra dei figli dell’uomo, o Cristo, nel tuo patire appeso all’albero della croce, non avevi più forma, né bellezza, tu che ridai bellezza a tutta la deformità della stirpe dei mortali. Gloria alla tua amorosa compassione, o solo compassionevole Signore.

Martyrikà. Della celeste Sion vi siete mostrati divini abitanti e degli angeli concittadini, perché degli angeli, o martiri, siete gli eguali; voi fate chiaramente risplendere la Chiesa dei primogeniti rifulgendo di luce divina, belli per la corona del martirio.

Amici diletti di colui che straordinariamente ci amò, strappatemi all’ingannevole amicizia della carne, o santi martiri del Signore e chiedete santità, illuminazione, remissione delle loro gravi colpe per tutti quelli che festeggiano la vostra memoria.

Stavrotheotokìon. Si eclissò lo splendore del regolare corso degli astri allorché ti vide, o sole di giustizia, per tuo volere innalzato sulla croce; e la Vergine, col vergine discepolo, alzava amare grida: Ahimè, che cos’è mai questo spettacolo strano?

Della Theotòkos. Con inni, o fedeli.

Vergine in Dio beatissima, con ardore ripongo in te tutta la mia speranza: salvami, Madre della vera vita e supplica, o pura, che sia colmato dell’eterna beatitudine chi con fede e amore ti magnifica con inni.

Al tuo apparire, o Vergine, rischiara il buio dell’anima mia con gli immateriali bagliori della tua luce, o porta della divina luce e ordina, o pura, che sia colmato dell’eterna beatitudine chi con fede e affetto con inni ti magnifica.

Vedendoci infermi d’anima e corpo e colpiti da orrende passioni, per la tua amorosa compassione, o Sovrana, curaci e liberaci dalle pene che ora ci tormentano, affinchè tutti, con inni, senza sosta ti magnifichiamo.

Il Figlio che prima dei secoli il Padre generò dal suo seno, venendo ad abitare nel tuo grembo divenne uomo perfetto e ti rese, Genitrice di Dio, fonte di carismi per noi, che adoriamo il tuo parto incomprensibile.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

Sia crocifisso: gridavano quanti sempre avevano sempre goduto dei tuoi doni e richiedevano un malfattore in luogo del benefattore, quegli uccisori di giusti. Ma tu, o Cristo, tacevi e sopportavi la loro temerarietà, volendo patire e salvarci, come filantropo.

Volontariamente fatto povero della povertà di Adamo, o Cristo Dio, sei venuto sulla terra, incarnato da una Vergine e hai accettato la croce per liberarci dalla schiavitù del nemico: o Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Avendo patito per Cristo fino alla morte, o martiri vittoriosi, ora le vostre anime sono nei cieli, nella mano di Dio, mentre per il mondo sono scortate le vostre reliquie: re e sacerdoti venerano e noi, popoli tutti, secondo il costume, esultanti acclamiamo: Sonno prezioso davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

L’agnella, vedendo sulla croce te, il suo agnello, trafitto dai chiodi, atrocemente sconvolta gemeva e tra le lacrime diceva: In quale modo muori, Figlio mio, per voler lacerare il documento scritto del debito del primo creato, Adamo e riscattare dalla morte tutta la stirpe umana! Gloria alla tua economia, o filantropo.

Alla Liturgia.

I Makarismì (Beatitudini).

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

Crocifisso, o senza peccato, nel luogo del Cranio, fracassasti la testa del malvagio nemico e salvasti il mondo.

Strappasti, Sovrano, la spina della malizia indossando volontariamente una corona di spine, o Magnanimo.

Martirikòn. Dilaniati, dilaniavate tutto l’errore del nemico, o martiri e foste degni della corona.

Gloria.

Illuminati per l’effusione del divino sangue, o fedeli, veneriamo una divinità in tre persone.

E ora. Theotokìon.

Contemplando il Cristo sospeso come un agnello sulla croce, piangendo, pura Vergine, lo magnificavi.

Continua a leggere

Modo II – Sabato – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Sabato al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata martyrikà. Tono 2.

OCristo Dio, che come buono glorifichi i tuoi devoti e più dell’oro fai splendere i tuoi santi, per le loro implorazioni da’ pace alla nostra vita, o filantropo; dirigi a te come incenso la preghiera, tu che solo riposi tra i santi.

O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri corpi, perché nello stadio vinceste il nemico e con franchezza annunziaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà per la salvezza delle nostre anime.

Apostoli, martiri, profeti, gerarchi, monaci e giusti, con le sante donne, voi che ottimamente avete terminato la lotta e custodito la fede e perciò state di fronte al Salvatore con franchezza, supplicate per noi la sua bontà, affinchè siano salvate, vi preghiamo, le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, o Madre di Dio; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Altri Kathìsmata dopo l’àmomos e gli evloghitària.

Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli; per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Necròsima. Tu che sei sorgente di pietà.

Tu che, come Dio hai potere su tutti i vivi e i morti, o datore di vita, porgi orecchio alle preghiere dei tuoi servi, mostra il tuo cuore, o filantropo e dona la remissione delle colpe alle anime che nella tua amorosa compassione hai trasferito e che speravano in te, più che buono.

Ricordati, Signore, dei tuoi servi nella tua bontà e perdona tutto ciò in cui nella loro vita hanno peccato. Nessuno è infatti senza peccato, all’infuori di te, che puoi donare anche ai defunti il riposo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Madre santa della luce ineffabile, onorandoti con angelici inni, piamente ti magnifichiamo.

Canone di tutti i santi. Acròstico: Ai puri servi di Dio reco una lode. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Canta anima mia, il cantico di Mosè: il Signore è mio soccorso, mia protezione è lui che mi ha salvato; è il mio Dio e voglio lodarlo.

Sopportando pene, persecuzioni e roghi, o atleti, con coraggio scacciaste dai confini ogni errore con la potenza di Dio.

I gerarchi e ministri del Signore, per la luce spirituale di cui rifulgevano, sapientemente condussero tutti i fedeli allo splendore della fede.

Lo spirito superbo confondeste e umiliaste con la vostra modestia, santi padri; esaltati ora, da Dio, custodite sempre chi è umile.

Necròsimo. Concedi in eredità, Signore Dio, la luce fulgidissima e la gioia eterna ai servi fedeli, che hai fatto passare a te da questo mondo.

Theotokìon. Le sante donne che lottarono nell’ascesi, con cuore saldo, respinsero valorosamente il nemico ed ora esultano vicino a te, Theotòkos.

Canone per i defunti. Acròstico: Per i trapassati intono un secondo canto.

Ode 1. Irmòs. Al mare burrascoso.

Con la tua morte vincesti la morte, facendo sgorgare l’eternità in Dio: concedila, Signore, alle anime dei defunti, donando loro, per le preghiere dei martiri, la remissione delle colpe.

Ai tuoi fedeli, che ti accolsero nel tempio del loro cuore, concedi, Signore, una fonte inesauribile di pietà, il luogo del riposo nel tuo paradiso di santità, o Cristo, tesoro di bontà e filantropo.

Con la tua forza invincibile incatenasti la morte e ci liberasti: anche ora strappa dai suoi lacci le anime dei defunti, comunicando loro, o buono, la luce infinita.

Theotokìon. Rendendo stabile la mia mente ondeggiante, fissala sui divini precetti di colui che è nato dal tuo grembo santificato e ha distrutto l’oscuro regno dell’ade, o Sovrana Madre di Dio.

Ode 3. Irmòs.

Lo sterile deserto del mio spirito, Signore, rendi fertile e fecondo, tu che sorvegli la crescita d’ogni bene, nella tua bontà divina.

Accesi d’amore per Cristo, gli atleti spensero la pira dei tormenti con la rugiada effusa dallo Spirito Santo.

Gerarchi di Cristo santissimi e venerabili, con la moltitudine dei beati, pregate il Dio filantropo di salvare tutti.

Il santissimo cuore dei profeti ispirati fu degno d’essere magnificato e le sante donne che valorosamente lottarono, ottennero in premio la gloria celeste.

Necròsimo. Morendo in croce per i mortali, donasti loro l’immortalità: allo stesso modo donala ai defunti a te trapassati, o Cristo.

Theotokìon. Con l’assemblea dei profeti e delle sante donne, prega con fervore il Dio che concepisti d’aver pietà di me, o Vergine.

Canone per i defunti. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi stabilisti, apristi la mia bocca contro i miei nemici, poiché il mio spirito esulta nel cantarti: Non c’è santo, come non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Coi raggi della tua suprema bontà illumina i fedeli trapassati, che con i martiri stanno alla tua presenza, o misericordiosissimo: tu sei nostro Dio e nessuno è giusto all’infuori di te, Signore.

Nel luogo del ristoro, nel seno di Abramo, tu che sei buono, o Dio, da’ riposo ai tuoi servi che cantano: Tu sei nostro Dio e nessuno è giusto all’infuori di te, Signore.

Concedi ai fedeli, che per tuo volere, transitarono da questo mondo perituro a te, amico degli uomini, di entrare e dimorare nel celeste talamo nuziale come le vergini sagge che conservarono le lampade illuminate.

Theotokìon. Ero morto e consegnato ormai alla terra, ma tu mi hai fatto rialzare generando la fonte della vita; dalle profondità dell’ade mi hai tratto e come Madre del mio Dio, Vergine lodatissima, ti glorifico.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo la tua generazione dalla Vergine il profeta proclamò a gran voce: Ho inteso, Signore, la tua voce e ho temuto poiché sei venuto da Teman, dal santo monte ombroso, o Cristo.

I famosi atleti, imitando la passione di Cristo, torturati dagli aguzzini, con gioia contemplavano i premi eterni: avendoli conseguiti vengono beatificati.

Osservando le leggi dello Spirito santo, o gerarchi, guidavate saggiamente le genti al porto divino come eccellenti nocchieri: e abbandonando le burrasche di quaggiù, raggiungeste la quiete della vita.

Beatissimi padri, sulla terra pellegrini, come sta scritto, il cielo fu la vostra patria; con la temperanza chetaste le passioni carnali, nella potenza di Cristo.

Avendo amato la divina ascesi che davvero procura la vita incorruttibile, per le vostre fatiche, lacrime, temperanza, o donne onorabili, siete ormai divenute degne di implorare Cristo per noi.

Necròsimo. L’innumerevole moltitudine dei defunti, che da questo mondo perituro transitarono a te, Signore, servendoti nella vera fede, unisci alla folla degli eletti, donando loro la vita eterna, o Verbo.

Theotokìon. Il profeta Avvacùm, Madre di Dio, ti vide come monte dalle virtù adombrato, su cui apparve il Signore Dio, coprendo i cieli con la sua incomparabile potenza e salvando dalla morte la stirpe umana.

Canone per i defunti. Irmòs.

A te inneggio: Ho udito la tua voce, Signore e sono sbalordito perché sei venuto fino a me, cercando me lo smarrito, perciò glorifico la tua grande bontà per me, misericordiosissimo.

Concedi ai tuoi servi, addormentati nella speranza, nell’amore e nella fede, la tua gloria inconcepibile, o Cristo, amico degli uomini, per le preghiere dei tuoi insigni martiri.

Signore, fiume eterno di misericordia, disseta i tuoi eletti e nella tua ineffabile compassione disseta alla fonte della redenzione le anime dei trapassati.

Sovrano e Signore dei vivi e dei morti, con la tua potenza risuscitasti quanti furono tratti dalla terra: quanti transitarono a te, Salvatore, degnati di collocarli nel tuo celeste paradiso.

Theotokìon. Interrompesti la maledizione e la rovina di Eva concependo il Creatore che rialza quanti cadono, Genitrice di Dio e unica Madre Vergine.

Ode 5. Irmòs.

La tenebra della mia anima, Salvatore, allontanasti con la luce dei tuoi comandamenti, rischiarami come unico Re della pace.

Dio longanime, per amor tuo i valorosi atleti, disprezzando i beni di quaggiù, sopportarono tutti i tormenti, rinunciando alla carne.

Gerarchi, profeti, venerabili teofori, che rischiarate tutto il creato con i raggi dello Spirito santo, dissolvete le tenebre delle passioni.

I profeti e i gerarchi santi, i venerabili padri, le donne illustri, trovarono grazia presso di te, Cristo, Sovrano di tutti.

Necròsimo. Ti imploriamo, Salvatore, colloca nel coro degli eletti quanti di tra noi hai preso, mostrandoli partecipi di una vita migliore.

Theotokìon. Vergine santissima, vanto dei martiri e dei beati e dei giusti, sottraici, ti supplichiamo, alla tirannia dei demòni.

Canone per i defunti. O datore di luce.

Morti e ormai detenuti in prigione ci rialzasti, strappandoci dai foschi antri dell’ade, mostrando un esercito di martiri, o buono.

Sei venuto per salvarci, Cristo; accogli ora, i defunti a te trapassati: concedi loro di dimorare con Lazzaro nel seno di Abramo.

Interrompesti la secolare inimicizia facendoti tu stesso, Signore, ambasciatore e mediatore di pace: abbi pietà dei nostri defunti e dona loro il riposo.

Theotokìon. Quanti in te confidano, vivono sotto la tua protezione, Madre di Dio, poiché generasti per noi la fonte della vita che, nella sua benevolenza, vivifica l’universo.

Ode 6. Irmòs.

Nell’abisso dei peccati sprofondo, o Cristo e affondo nell’oceano della vita, ma, come Giona dal pesce, riconduci anche me dal gorgo delle passioni e salvami Signore.

Lottando con ardore nell’arena contro il nemico, i martiri, lo catturarono nella rete e ricevettero la corona di vittoria: essi ora pregano per la nostra salvezza.

I gerarchi di Cristo veneriamo con fede e diciamo beati i suoi santi, venendo salvati per le loro suppliche da ogni minaccia, afflizione e malizia del nemico.

Il divino coro delle donne lottò per Dio e servì nell’ascesi il Signore dei cieli; per le loro preghiere salva, o Gesù unico, il tuo mondo.

Necròsimo. Tu che plasmasti l’uomo dalla terra, fonte di vita, dona riposo ai fedeli trapassati, concedendo loro la remissione dei mali, o Gesù compassionevole.

Theotokìon. Santa Theotòkos, santifica i nostri pensieri, stabilizza la mente e salva incolumi da inganni e dardi del maligno, noi che glorifichiamo la tua misericordia, o pura.

Canone per i defunti. Avvolto dall’abisso.

Dell’ineffabile e divino splendore nei cori dei martiri rendi degni quanti hai trasferito dalla terra per tuo volere onnipotente, o filantropo.

Rendi degni dell’illuminazione del tuo glorioso fulgore quanti lasciarono la vita per andare verso la tua luce ineffabile, Signore.

Theotokìon. Mostrati subito potente a favore di quanti t’invocano, purissima Vergine, che generasti Cristo, Signore della vita e della morte.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli imitando i cherubini, gridando cantavano: Benedetto sei tu, nostro Dio, che giudichi rettamente; è per le nostre colpe che ci tratti così; a te la lode e la gloria eterna.

Con la pazienza i santi vinsero Beliar, sopportando la prova tra crudeli torture, poiché amavano davvero il Dio che patì per i nostri peccati; per le loro preghiere, salvaci, o Verbo da tentazioni e pericoli.

Luminosi gerarchi, profeti ispirati, santa folla degli ieromartiri, beate donne, che per l’ascesi foste incoronati, senza sosta pregate perché Dio abbia pietà di noi.

Necròsimo. Là dove non c’è infermità, dolore e lamento, alla luce del tuo volto, Cristo, dove le folle dei santi ora esultano, colloca tutti i trapassati da noi, cancellando tutte le loro colpe, o unico misericordioso.

Theotokìon. Con i martiri, i beati padri e i profeti tutti e le donne sante, supplica l’unico che riposa nel santuario di santificare quanti con voci sante lo glorificano nei secoli, o Vergine pura.

Canone per i defunti. Per ordine empio.

Dio eccelso, discendesti per salvare la stirpe umana dal suo antico errore: per le preghiere incessanti dei martiri, concedi, Salvatore, il riposo nella terra dei viventi a chi è transitato a te da questo mondo.

Con la tua morte annientasti la morte, o unico Signore, unico libero tra i morti: libera ora i tuoi servi dalla morte che meritano per i loro peccati, donando loro l’eredità del regno dei cieli.

Ineffabile e grande la tua compassione, abisso incommensurabile la tua filantropia: concedi dunque ai trapassati la remissione dei peccati e per la tua grazia, o Cristo, mostrali purificati.

Theotokìon. Candelabro della gloria divina, Vergine piena di grazia, davvero portasti quel riflesso per lo Spirito rivelato a noi, dissolvendo le tenebre degli inferi con il fulgore della sua divina luce.

Ode 8. Irmòs.

A colui che sul Monte Sinai prefigurò a Mosè nel roveto ardente il prodigioso mistero della Vergine, cantate un inno di lode: a lui la gloria nei secoli.

Il sangue da voi versato, o atleti, santificò tutto il creato e disseccò sapientemente le fonti dell’errore e dissetò le anime dei fedeli.

Il coro degli asceti e il popolo dei sacerdoti e delle sante donne e dei gloriosi profeti, si dimostrò all’altezza degli angeli imitando nello Spirito, sulla terra, la loro condizione.

Necròsimo. Colloca quanti di tra noi con te hai preso, Signore, fra i tuoi eletti concedendo loro, misericordiosissimo Dio, la remissione delle colpe e il riposo nel seno d’Abramo.

Theotokìon. Vergine pura, che partoristi il nostro Dio, con i profeti, i giusti, i martiri, i beati, le sante donne, i gerarchi che ti confessarono fino alla morte, prega il Salvatore d’aver pietà di noi.

Canone per i defunti. Un tempo a Babilonia.

Tu che ci indicasti la uscite dalle tenebre della morte, facci anche conoscere, nella tua potenza, o Dio, gli atri della vita, che i tuoi martiri ottennero di attraversare.

Concedi ai tuoi fedeli trapassati il giorno santo della tua luce senza fine; Sovrano, amico degli uomini, cancella la macchia vergognosa dei loro peccati, o unico senza peccato.

Eravamo caduti in potere della morte, ma la tua morte, Cristo, ci rialzò donandoci gioia, delizia e la vita eterna; concedila anche ai tuoi fedeli trapassati.

Theotokìon. Tremendo e immenso è il mistero del tuo parto, Madre di Dio: generasti infatti il Signore che né morte, né tomba poterono trattenere; perciò noi, genti tutte, ti glorifichiamo.

Ode 9. Irmòs.

Con inni incessanti, magnifichiamo, o fedeli colei che oltre la natura, ha concepito in seno, secondo la carne, il Verbo che dal Padre eternamente rifulge.

Forti contro le passioni, potenti contro i nemici, o vittoriosi, vinceste lottando secondo le regole e ricevendo da Dio la corona.

Come sacerdoti di Dio, divenuti imitatori del buon pastore, avete santamente pascolato i suoi greggi, o gerarchi gloriosi.

Con i venerabili asceti e i sacri profeti, imitiamo le folle dei generosi lottatori e di quanti con l’ascesi abbatterono il nemico.

Necròsimo. La gloriosissima moltitudine dei tuoi beati, o Cristo, senza sosta t’implora: Quanti nella fede trasferisti, falli partecipi, Signore, della vita eterna.

Theotokìon. Tu che partoristi nella carne Dio misericordiosissimo, supplicalo sempre, con tutti i santi, di salvarci dai pericoli, o pura Vergine Madre.

Canone per i defunti. Benedetta, purissima.

Tu che su morti e viventi hai potere, o fonte di ogni vita, concedi l’eredità nei cieli e lo splendore dei santi e dei tuoi vittoriosi gloriosi, o Sovrano, a quanti da questa terra a te sono passati.

Tu, il Verbo che un giorno mi desti l’essere, o fonte di ogni vita e che ancora mi gratifichi dell’essere secondo il bene, concedi nella tua misericordia ai tuoi servi defunti, di dimorare nel desiderato seno del progenitore Abramo.

Tutto radiosa dolcezza, o mio Salvatore, ti si chiama: tutto tu sei insaziabile brama; disseta al torrente delle delizie e all’acqua della remissione i defunti che ti danno gloria senza sosta.

Theotokìon. Noi fedeli, com’è degno, ti diciamo ora beata, Madre di Dio, secondo le tue parole ispirate, perché tu sola generasti per gli abitanti della terra il Dio che annienta il potere della morte, o Vergine Madre.

Apòsticha delle lodi, martyrikà.

Ricevuta la croce di Cristo, arma invincibile, i santi martiri annientarono tutta la forza del diavolo e ottenuta la celeste corona, divennero per noi baluardo e per noi sempre intercedono.

Ti implorano, o Cristo, le folle dei tuoi santi: abbi pietà, o Salvatore, delle nostre anime.

Ogni città e paese onora le vostre reliquie, o martiri vittoriosi: lottaste secondo le regole, per questo otteneste la celeste corona e siete così vanto dei sacerdoti, vittoria degli imperatori, decoro delle Chiese.

Necròsimo. Quale lotta ha l’anima nel separarsi dal corpo! Come lacrima allora e non c’è chi ne abbia pietà! Volgendo lo sguardo agli angeli, supplica invano; tendendo agli uomini le mani, non ha chi l’aiuti. Perciò, miei amati fratelli, pensando al breve tempo della nostra vita, chiediamo a Cristo per i defunti il riposo e per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Dopo aver consumato tutta la mia vita nel male, infelice che sono, ora mi trovo, o pura, privo di ogni opera buona. Vedendo avvicinarsi la morte, pavento, ahimè, il tribunale del tuo Figlio e Dio: da esso scampami, o Vergine e prima di quell’inevitabile momento, convertimi, o Sovrana e salvami.

Se c’è l’alliluia diciamo i martyrikà alle lodi. Agli apòsticha i seguenti.

Quando dal legno.

Con la tua vivificante morte, Sovrano, distruggesti l’assalto della morte e la corruzione, per tutti scaturisti la vita eterna e ai morti donasti la risurrezione, o Salvatore; perciò ti preghiamo: da’ anche ora riposo a quanti con fede trapassarono a te e rendili degni della tua gloria immortale, o filantropo.

Stico. Beati quanti hai scelto e preso con te, Signore.

Per render partecipi gli uomini del regno divino, sopportasti la croce accogliendo una morte volontaria; perciò ti preghiamo: nella tua amorosa compassione rendi partecipi del tuo regno quanti con fede trapassarono a te e falli degni, o filantropo, della tua dolcissima bellezza.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei beni.

Volendo salvare la tua creatura ti compiacesti di compiere il mistero davvero profondo della tua economia, o più che buono e comprasti tutto il mondo col tuo prezioso sangue; perciò supplichiamo: rendi degni della liberazione con tutti i santi quanti con fede a te trapassarono.

Stico. E la loro memoria di generazione in generazione.

Stando con tremore, o Cristo, davanti al tuo tremendo e temibile trono, i morti da secoli attendono il tuo giusto verdetto, o Salvatore e aspettano il giusto giudizio di Dio: risparmia in quel giorno, o Sovrano e Salvatore, i servi che con fede a te trapassarono e rendili degni del tuo eterno gaudio e della tua beatitudine.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Venite, acclamando con inni incessanti, glorifichiamo tutti la Madre della luce, perché generò la nostra salvezza; offriamo il saluto: Salve, all’unica che partorì il Dio che è dal principio, anteriore a tutti i secoli. Salve, tu che partoristi colui che riplasmò Eva, salve, Vergine pura, ignara di nozze.

Alla Liturgia.

I Makarismì (Beatitudini).

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

Imitando la passione di Cristo, o martiri, sempre curate le moltitudini di dolori dei mortali.

Con i profeti e i beati, gli apostoli e i maestri furono ben graditi al Creatore di tutto.

Con tutti i tuoi santi concedi riposo, ti preghiamo, Signore, ai tuoi servi fedeli che hai preso

Gloria.

Trinità consustanziale, abbi compassione dei tuoi cantori sempre liberandoli dagli scandali del nemico.

E ora. Theotokìon.

Le suppliche dei tuoi servi non disprezzare, o purissima, salvandoci da molti peccati e tribolazioni.

FINE DEL SECONDO TONO

Anche se occupi solo il secondo posto,

Il primo piacere spetta a te per il flusso di miele.

La tua melodia, mielata e dolcissima,

Cura le ossa e delizia i cuori.

Le Sirene hanno certo cantato nel secondo tono.

Così scorre delicato il tuo canto con gocce mielate.

Continua a leggere

Modo III – Domenica – Mattutino

Periodo Del Tono 3

La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Canone trinitario. Acròstico: Lodo la Trinità, l’unica divina maestà. Di Mitrofane.

Ode 1. Tono 3. Colui che un tempo.

Unica incomprensibile Sovranità, unica trina tearchia, fammi degno ora del tuo triplice fulgore, affinché sempre inneggi a te, inneggiata con il triplice trisagio dalle voci degli angeli.

Santamente tutte le schiere incorporee chiaramente cantano l’unica causa creatrice in triplice luce dominatrice; con loro cantiamo anche noi, turbe degli uomini e con fede la glorifichiamo con le nostre bocche fangose.

Mente e Verbo e Spirito i teologi giustamente e simbolicamente ti chiamano, Dio Re dell’universo, per indicare l’impassibile generazione del Figlio dal Padre non generato e la divina processione dello Spirito.

Theotokìon. Per natura filantropo, degli uomini assumesti la natura, o Verbo di Dio, lampeggiando la triplice e unica sovranità dell’unica Divinità, mostrando glorificata da tutti la Vergine pura, tua genitrice.

Ode 3. Tu che dal nulla.

Quando un tempo Elia comandò di dividere l’acqua in tre parti, con esse indicò in modo figurato la triplice sostanza dell’unica signoria di Dio.

La labile natura dei terrestri inneggia te, uno e triluminoso Creatore immutabile e a te grida, Signore: Da ogni pericolo liberami e salvami.

Servendoci delle parole dei profeti, degli illustri apostoli e araldi della fede, noi fedeli glorifichiamo te Trinità isoenergica, Dio dell’universo.

Theotokìon. Come filantropo Cristo scese dal trono dell’Altissimo per sollevare l’uomo per mezzo tuo, o purissima e su tutti rifulse la luce trisolare.

Kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

O sovraessenziale e unico Signore, o Cristo, splendore riflesso del Padre senza principio e divinissimo Spirito, abbi pietà dei tuoi servi, poiché tutti peccammo, ma non ti rinnegammo; perciò ti supplichiamo, Signore trisipostàtico: tu che ne hai il potere, salva la tua creatura da ogni pericolo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il sovraessenziale Dio e Signore s’incarnò per bontà da te, prendendo la nostra essenza e rimanendo ciò che era; perciò venerando lui, Dio-Uomo, o purissima, proclamiamo te, Madre di Dio mai coniugata, magnificando il gran prodigio del tuo concepimento verginale.

Ode 4. Ci hai mostrato.

Doppio ramo germogliò, come dalla radice del Padre, il Figlio e lo Spirito buono, rami divini di unica pianta e fiori coeterni come per essere tre luci della Divinità (2).

Turbe di sostanze intellettuali senza sosta inneggiano te, Dio incomprensibile; con loro anche noi glorifichiamo dicendo: Trinità sovrasostanziale, salva i tuoi servi, come filantropo.

Theotokìon. Col tuo amore ci attratti, misericordiosissimo Verbo di Dio, incarnato per noi senza mutazione, introducendoci al mistero della triplice luce dell’unica Divinità; perciò ti glorifichiamo.

Ode 5. Come vide Isaia.

L’unico trisipostàtico Signore Sovrano, che Isaia vide in figura, glorificato dalle immacolate voci dei serafini, fu subito inviato a proclamare la trilucente sostanza e la monade trisolare (2).

In principio costituisti dal nulla la natura di tutti gli esseri visibili e invisibili, monade trisolare: libera dunque da tutte le tentazioni quanti con fede benedicono te, unico Dio e falli degni della tua gloria.

Theotokìon. Con affetto inneggiamo a te, Vergine, che sei divenuta luminoso e puro talamo di Dio e ti diciamo beata, poiché da te fu partorito Cristo in due volontà e nature, lui, uno della Trinità e Signore della gloria.

Ode 6. Mi ha circondato l’abisso.

Abramo pellegrino fu fatto degno di accogliere in figura l’unico Signore in tre ipòstasi, sovrasostanziale, in forma umana (2).

Dirigi il cuore dei tuoi servi alla luce inaccessibile, trisolare Signore, concedi alle nostre anime un lampo della tua gloria per contemplare l’ineffabile tua bellezza.

Theotokìon. Fammi penetrare nella luce che concepisti nel tuo grembo, o pura, affinché io guardi il triplice raggio della Divinità e glorifichi te, Signora tutta luce.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Inneggiamo alla trisolare potenza della divina natura consustanziale e con voci trisagie acclamiamo: santo sei, Padre senza principio, santo sei, Figlio come lui non cominciato, santo sei, Spirito unico, nostro Dio indiviso, Creatore dell’universo e filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Straordinario prodigio: come mai l’infinito si restringe nel tuo grembo e incarnato apparve agli uomini, senza subire miscuglio o separazione della divina e immutabile Divinità, o Fanciulla purissima? Perciò con fede sempre ti proclamiamo Madre di Dio e ti glorifichiamo.

Ode 7. Come un tempo irrorasti.

O Signore, rendimi tempio luminoso della tua trisplendente Divinità, superiore alla terribile cecità del peccato e alle passioni, illuminandomi con i tuoi fulgori, o Dio dei nostri padri.

Proclamiamo l’unica forma della Divinità in tre proprietà personali distinte, Padre, Figlio e Spirito santo, acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Apparve un tempo sotto la quercia di Mamre ad Abramo Dio trisipostàtico e in ricompensa dell’ospitalità, per misericordia, gli diede Isacco; e noi ora lo glorifichiamo come Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Dal tuo grembo verginale e intatto apparve sulla terra fatto uomo per sua bontà l’Onnipotente divinizzandoci, o benedetta purissima, Madre di Dio, senza macchia.

Ode 8. Del Padre senza principio.

Come dalla radice del Padre senza principio il Verbo e lo Spirito ugualmente eterni, come germogli della sovraessenziale tearchia, mostrarono la gloria della Trinità, unica e potente, che tutti noi fedeli inneggiamo per i secoli (2).

Con i tuoi fulgori dirigi le schiere celesti nel canto mai silente dei divini canti trisagi, o Padre, Verbo a lui conforme e Spirito, triluminosa potenza e pari dignità; perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Gli oracoli dei profeti vedendo da lontano tuo Figlio, Madre di Dio, lo benedissero perché nato senza seme e soprannaturale, o Signora; con loro anche noi lo inneggiamo come Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. O meraviglia nuova.

Le schiere degli incorporei, simili a Dio, si levano in alto sulle ali per la brama di vedere la gloria della triplice luce, ma le trattiene la profonda riverenza della luce inaccessibile e senza sosta cantano l’inno; con loro anche noi, Triade monadica, ti glorifichiamo (2).

Con insaziata brama pure noi, che in terra da te ricevemmo un’anima intellettuale e razionale, inneggiamo a te, Signore, Dio di tutti, unica vera natura trisipostàtica, con tutto il cuore; per questo, come compassionevole, misericordiosissimo, abbi pietà di noi.

Theotokìon. Fammi tempio della tua luminosa, trifulgente e monarchica tearchia, sicché con purezza dia culto al Creatore di tutti e rendimi contemplatore spirituale della gloria ineffabile, per intercessione dell’unica Theotòkos, che degnamente come gloriosissima magnifichiamo.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata della risurrezione. Tono 3.

Cristo è risorto dai morti, primizia dei dormienti: il primogenito della creazione e Creatore di tutte le cose ha rinnovato in se stesso la natura corrotta della nostra stirpe; tu non hai più potere, o morte perché il Sovrano dell’universo ha abolito il tuo dominio.

Gloria.

Gustando la morte nella carne, o Signore, dissolvesti con la tua risurrezione l’amarezza della morte: contro di essa hai ora rafforzato l’uomo, revocando la maledizione antica cui egli soggiaceva; o difensore della nostra vita, Signore, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Attonito di fronte alla bellezza della tua verginità e al vivido splendore della tua purezza, Gabriele a te gridava, Madre di Dio: Quale lode degna potrò offrirti? E quale nome potrò darti? Lo stupore mi lascia smarrito, perciò, come mi è stato comandato, a te io grido: Salve, piena di grazia

Dopo la seconda sticologìa, altri Kathìsmata.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Attonito di fronte alla immutabilità della tua natu-ra divina e alla volontarietà della tua passione, Signore, l’ade tra sé gemeva: Tremo di fronte all’ipòstasi incorrotta di quel corpo; vedo l’invisibile segretamente combattermi, per questo anche quanti detengo gridano: Gloria, o Cristo, alla tua risurrezione.

Gloria.

Noi fedeli proclamiamo la divinità del mistero ineffabile dell’incomprensibile crocifissione e dell’inesplicabile risurrezione: morte e ade sono oggi spogliati e si riveste di incorruttela la stirpe umana; per questo, grati, acclamiamo: Gloria, o Cristo, alla tua risurrezione.

E ora. Theotokìon.

L’inafferrabile e incircoscrivibile, il consustanziale al Padre e allo Spirito, misticamente contenesti nel tuo grembo, Genitrice di Dio; per il tuo Figlio imparammo che un’unica e inconfusa energia della Trinità risplende nel mondo; per questo, grati, a te acclamiamo: Salve, piena di grazia.

Dopo l’àmomos (salmo 118) Ypacoì.

Terribile nell’aspetto, stillando rugiada con le sue parole l’angelo sfolgorante diceva alle mirofòre: Perché cercate nel sepolcro il vivente ? È risorto svuotando i sepolcri! Riconoscete dunque l’immutabile in colui che muta la corruzione e dite a Dio: Come sono terribili le tue opere! Tu hai salvato il genere umano.

Anavathmì (graduali). Antifona 1.

Liberasti da Babilonia i deportati di Sion: trai anche me, o Verbo, dalle passioni alla vita.

Quanti nel meridione seminano con lacrime divine, nella gioia dell’eternità mieteranno spighe.

Gloria. E ora.

Per il santo Spirito risplende ogni dono buono come per il Padre e il Figlio: in lui tutto vive e si muove.

Antifona 2.

Se il Signore non costruisce la casa delle virtù, fatichiamo invano; ma se egli sorveglia la nostra anima, nessuno di noi avrà la sua città saccheggiata.

I santi, grazie allo Spirito, per l’adozione a figli sono sempre tuoi, o Cristo, come per un padre: sono tua ricompensa, frutto del grembo.

Gloria. E ora.

Nel santo Spirito si contempla ogni santità e sapienza: egli dona l’essere a tutto il creato; a lui dunque, poiché è Dio, diamo culto, come al Padre e al Verbo.

Antifona 3.

Beati quanti temono il Signore, cammineranno per le vie dei tuoi precetti e mangeranno ogni sorta di frutti di vita.

Rallegrati, pastore supremo, vedendo intorno alla tua mensa i tuoi rampolli, che portano rami di opere buone.

Gloria. E ora.

Al santo Spirito ogni ricchezza di gloria, perché da lui vengono grazia e vita a tutto il creato: viene infatti celebrato con il Padre e il Verbo.

Prokìmenon.

Dite tra le genti: Il Signore ha instaurato il suo regno, ha raddrizzato il mondo, che non sarà scosso.

Stico. Cantate al Signore un canto nuovo.

Ogni spirito. Vangelo aurorale. Contemplata la risurrezione e il resto come la domenica del tono 1. Vedi pagg. 15 e 16.

Canone della risurrezione.

Ode 1. Tono 3. Irmòs.

Colui che un tempo con cenno divino raccolse le acque in un’unica massa e per il popolo d’Israele divise il mare, il nostro Dio glorioso, lui solo cantiamo, perché si è glorificato.

Condannò la terra a portare al trasgressore spine come frutto del suo sudore, il nostro Dio che prese corpo e accettò da empia mano una corona di spine abolendo così la maledizione, perché si è glorificato.

Colui che scese nella morte, si è rivelato vincitore trionfante della morte, ha assunto carne passibile e animata, si è scontrato col tiranno e con sé ha rialzato tutti, il nostro Dio, perché si è glorificato.

Theotokìon. Tutte le genti glorificano come vera Theotòkos te, che senza seme hai partorito: il nostro Dio, disceso nel tuo grembo santificato, ha assunto la nostra natura e da te fu generato Dio e uomo.

Canone stavroanastàsimo. Acròstico con irmì: Porto il terzo canto a te, Verbo di Dio.

Un canto nuovo.

Cristo riscattò con il suo sangue divino la stirpe dei mortali, asservita al tiranno peccatore e la rinnovò divinizzandola, perché si è glorificato.

Come mortale, Cristo tesoro della mia vita, volle assaggiare la morte; ma come immortale, con la sua natura vivificò i morti, perché si è glorificato.

Canone della Theotòkos. Acròstico con irmì: Porto il terzo canto a te, Madre di Dio.

Stesso Irmòs.

Tutta la natura dei celesti, o Vergine, piega il ginocchio all’incarnato da te e con i terrestri pure i sotterranei giustamente, perché è glorificato.

O quali scambi in te avvennero! Colui infatti che come Dio ha abbondanza di beni, diede a noi lo Spirito divino e da te prese la carne, o Fanciulla, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Tu che dal nulla traesti tutte le cose create nel Verbo e le perfezionasti nello Spirito, o Sovrano onnipotente, rendimi saldo nel tuo amore.

Per la tua croce venne svergognato l’empio: aveva scavato una fossa e vi cadde; mentre la fronte degli umili, o Cristo, per la tua risurrezione venne innalzata.

L’annunzio della vera fede coprì come acqua i mari delle genti, o filantropo: rivelasti infatti gli splendori della Trinità, risorgendo dalla tomba.

Theotokìon. Cose gloriose furono dette di te, città vivente di colui che regna per sempre: per te, o Sovrana, Dio visse con gli uomini sulla terra.

Canone stavroanastàsimo. Spezzasti l’arco.

Purificazione delle sozzure idolatriche ti rivelasti, croce senza macchia, perché il divino Gesù in te distese le mani.

Affinché tutti noi fedeli venerassimo te, tomba vivificante, in te fu deposto e risorse Cristo nostro vero Dio.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Virgulto della radice di Iesse, come disse il profeta, la Vergine germogliò te, Cristo fiore: santo sei tu, o Signore.

Per comunicare la Divinità ai terrestri, mendicasti dalla Vergine e prendesti la nostra carne; santo sei tu, o Signore.

Ode 4. Irmòs.

Hai mostrato amore forte per noi, Signore, consegnando alla morte l’unigenito tuo Figlio e noi ringraziando acclamiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Nella tua compassione, o Cristo, subisti ferite e piaghe; tollerando l’oltraggio degli schiaffi e pazientemente sopportando gli sputi operasti così la mia salvezza: Gloria alla tua potenza, Signore

Con un corpo mortale, o vita, ti scontrasti con la morte per gli stenti dei poveri e il gemito dei tuoi miseri e distrutta la distruttrice, o glorioso, tutti con te rialzasti.

Theotokìon. Accogliendo le compassionevoli preghiere della tua Madre gloriosa, ricordati, o Cristo, del gregge che con la tua passione ti sei acquistato; tu che nel suo travaglio lo visitasti con la tua potenza, liberalo.

Canone stavroanastàsimo.

Il mistero ineffabile.

Salvasti l’uomo ucciso dal peccato per la sua trasgressione, tu che lo avevi plasmato, venendo crocifisso sul calvario, o amico degli uomini.

La morte restituì i morti che aveva assorbito e fu disfatto pure il regno rovinoso dell’ade, quanto risorgesti dal sepolcro, Signore.

Canone della Theotòkos.

Stesso irmòs.

Tu che stabilisti i monti con la bilancia della divina scienza, quale pietra fosti staccato dalla Vergine senza lavoro di mano, o Signore; gloria alla tua potenza, o filantropo.

Sanasti la nostra natura malata, Signore, unendole nella Vergine, la più efficace medicina, la tua purissima divinità, o Verbo.

Mia porzione e desideratissima sorte sei tu, Signore, che, nella Vergine, unisti me alla tua ipòstasi, dando la sostanza alla carne.

Ode 5. Irmòs.

A te dall’alba vigilo, artefice dell’universo, pace che trascende ogni intelletto; sono luce i tuoi precetti, guidami in essi.

Consegnato a un giudice iniquo dall’invidia degli ebrei tu, che su tutto vigili e che con giustizia tutta la terra giudichi, liberasti Adamo dalla condanna antica.

Concedi alle tue Chiese la tua pace, o Cristo, per l’invincibile potenza della tua croce, tu che sei risorto dai morti e salva le nostre anime.

Theotokìon. Tu sola, o sempre Vergine, divenisti tenda santa e più ampia dei cieli, perché accogliesti il Verbo di Dio, che tutto il creato non può contenere.

Canone stavroanastàsimo. Sulla terra.

Ferito al fianco dalla lancia, Cristo mio, liberasti dalla maledizione colei che fu creata dal fianco dell’uomo, divenuta autrice di rovina per tutti i mortali.

Tu, per natura uguale al Padre, erigesti dai morti la sacra dimora del tuo corpo purissimo e venerabilissimo, Cristo nostro salvatore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Tuo Figlio, il Verbo di Dio, o Vergine, Creatore di Adamo primo plasmato, non è creatura anche se da te si formò una carne animata.

Il Signore Gesù, il Figlio della Vergine, Verbo di Dio uguale al Padre, è ipostasi perfetta in due nature, Dio perfetto e uomo.

Ode 6. Irmòs.

Mi ha circondato l’abisso senza fondo dei peccati e il mio spirito vien meno; ma tu, o Sovrano, stendi il tuo braccio eccelso e come Pietro, salva anche me, o nocchiero.

Mi ha circondato l’abisso della misericordia e della compassione con la tua amorosissima discesa tra noi: incarnandoti o Sovrano e assumendo la forma di servo, mi hai divinizzato e con te glorificato.

Subì la morte l’assassino, vedendo redivivo l’ucciso: questi sono i segni della tua risurrezione, o Cristo e questi sono i trofei della tua immacolata passione.

Theotokìon. O purissima che sola, oltre ogni comprensione, mediasti tra il Creatore e gli uomini, implora tuo Figlio tuo perché sia propizio ai tuoi servi caduti e li difenda.

Canone stavroanastàsimo. Giona dalla dimora.

Provato dalle lividure, patendo la croce, risuscitasti con te i feriti dell’ade, perciò a te grido: Trai dalla perdizione la mia vita, o amico degli uomini.

A te si aprono per timore le porte dell’ade, sono predati i vasi del nemico; perciò le donne ti incontrarono riportando gioia in cambio di tristezza.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Prende la nostra forma dalla fanciulla inviolata colui che non ha forma, mostrandosi uomo nella figura e nell’opera, immutato come Dio.

Dall’abisso dei peccati e dalla tempesta delle passioni liberami, o purissima, poiché tu sei porto e abisso di prodigi per quanti a te con fede accorrono.

Kontàkion.

Sei risorto oggi dalla tomba, o misericordioso e ci hai tratti dalle porte della morte; oggi Adamo danza ed Eva è nella gioia; con loro anche i profeti, con i patriarchi, senza sosta cantano la forza divina della tua potenza.

Ikos.

Danzino oggi il cielo e la terra e cantino concordi a Cristo Dio perché ha fatto risorgere i prigionieri dalle tombe; tutto il creato si congratula offrendo degni canti al Creatore dell’universo e nostro Redentore: oggi dall’ade ha tratto con sé i mortali e sino ai cieli con sé li innalza perché è lui il datore di vita; egli abbatte la boria del nemico e infrange le porte dell’ade con la forza divina della sua potenza.

Ode 7. Irmòs.

Come un tempo irrorasti di rugiada i tre pii fanciulli tra le fiamme dei caldei col fuoco illuminante della divinità, rischiara ora anche noi che acclamiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Si squarciò lo splendente velo del tempio davanti alla croce del Creatore, rivelando la verità nascosta nella lettera ai fedeli che acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Dal tuo fianco trafitto le gocce di fonte divina del tuo sangue vivificante, o Cristo, stillando a terra conforme all’economia, riplasmarono i nati dalla terra, che acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Trinitario. Glorifichiamo lo Spirito buono con il Padre e il Figlio unigenito, venerando nei tre, o fedeli, unico potere e unica divinità e acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Canone stavroanastàsimo. Il severo tiranno.

Il sole si oscura vedendo appeso alla croce non un semplice uomo, ma Dio incarnato, al quale cantiamo: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

L’ade impaurito, ricevendo il potente per divinità, il datore dell’incorruttela, vomitò le anime dei giusti acclamanti: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tesoro prezioso di benedizione, o purissima, sei divenuta per quanti con retto cuore ti proclamano Genitrice di Dio; poiché da te s’incarnò il Dio dei nostri padri.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O Signore della gloria e dominatore delle potenze celesti, seduto in trono col Padre, portato da mani vergini, benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

L’arrogante morte, incontrando te, divina ipòstasi, ne fu annientata, quando diventasti carne della Vergine; Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Tutti sappiamo che sei Madre di Dio, avendo concepito Dio; poiché o pura, generasti uno della Trinità incarnato. Benedetto, o purissima, il frutto del tuo seno.

Ode 8. Irmòs.

Gettati in un rogo insostenibile, i giovani paladini della pietà, senza ricevere alcun danno dalla fiamma, intonavano l’inno divino: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli

Si squarciò lo splendido velo del tempio, quando la tua croce fu piantata sul luogo del cranio e si sconvolgeva per il timore tutto il creato, mentre intonava il canto: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Risorgesti, o Cristo, dalla tomba e con divina potenza rialzasti colui che per la seduzione dell’albero era caduto ed egli ora acclama e dice: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti tempio di Dio e il tuo grembo arca spirituale: hai riconciliato infatti il Creatore con i mortali, o pura Genitrice di Dio e giustamente noi tutti, opere sue, ti cantiamo e sovresaltiamo, per tutti i secoli.

Canone stavroanastàsimo. Spegnendo la fiamma.

Dio Verbo impassibile, non potendo patire per la sua divinità, patisce nella carne e a lui cantiamo: Benedite opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per i secoli.

Addormentandoti come mortale, ti svegliasti immortale, o Salvatore e salvi dalla morte quanti cantano: benedite opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Trinitario. Piamente diamo culto alla Divinità trisipostatica sempre perfettamente una e cantiamo: benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Come Madre sovrasti le schiere intellettuali e stai accanto a Dio, Vergine benedetta; noi benediciamo il tuo parto e l’esaltiamo per tutti i secoli.

La bellezza fisica più bella mostrasti irradiando carne della Divinità; benediciamo, o Vergine benedetta, il tuo parto e l’esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

O meraviglia nuova e degna di Dio: davvero il Signore attraversò la porta chiusa della Vergine; spoglio nell’entrare e rivestito di carne al suo uscire, Dio apparve e la porta restò chiusa: perciò ineffabilmente come Madre di Dio la magnifichiamo.

È tremendo, o Verbo di Dio, vedere te, il Dio Creatore, che liberò i morti dall’ade, innalzato sul legno, patire nella carne per i servi, giacere senza respiro in un sepolcro; per questo, o Cristo, come onnipotente ti magnifichiamo.

Salvasti i progenitori dalla corruzione della morte, o Cristo, deposto morto nella tomba; facesti rifiorire la vita risuscitando i morti, conducendo per mano la natura umana alla luce e rivestendola di incorruttela divina; o fonte di luce sempre viva, noi ti magnifichiamo.

Theotokìon. Ti rivelasti tempio e trono di Dio in cui dimorò colui che è negli eccelsi, partorito senza esperienza d’uomo, o purissima, senza affatto aprire le porte della carne; tu dunque, o venerabile, con le tue suppliche incessanti, affrettati ormai a sottomettere le nazioni barbare al nostro imperatore.

Canone stavroanastàsimo. Quanti dalla dolcezza.

Onore a tutti i mortali facesti scaturire dalla tua disonorata morte, che tu gustasti con la crocifissione e a me, sostanza mortale, donasti l’immortalità, Cristo Salvatore, amico degli uomini.

Salvasti me sorgendo dal sepolcro, Cristo e mi elevasti e conducesti al Padre tuo genitore, facendomi sedere alla sua destra, per le viscere della tua misericordia, Signore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Mai si saziano di inneggiarti i tuoi puri fedeli, anzi sempre più, o Vergine, cresce il loro divino desiderio spirituale e come Madre di Dio ti magnificano.

Ci hai costruita fidente avvocata la tua Genitrice, o Cristo; per la sua intercessione concedi benigno a noi lo Spirito con il suo dono di bontà, che attraverso di te procede dal Padre.

Alle lodi stichirà anastàsima. Tono 3.

Venite, genti tutte, comprendete il senso del temibile mistero: Cristo nostro Salvatore, il Verbo che era nel principio, per suo volere è stato per noi crocifisso ed è risorto dai morti per salvare l’universo: lui dunque adoriamo.

Narrarono tutti i prodigi i custodi posti a tua guardia Signore; ma il sinedrio della vanità colmò la loro destra di doni, credendo di tener nascosta la tua risurrezione, che il mondo glorifica: abbi pietà di noi.

L’universo fu colmo di gioia quando sperimentò la tua risurrezione; Maria Maddalena, infatti, venne alla tomba e trovò l’angelo seduto sulla pietra, fulgido nella sua veste, che così parlava: Perché cercate il vivente fra i morti? Non è qui, è risorto come disse e vi precede in Galilea.

Nella tua luce, Sovrano, vedremo la luce o filantropo, perché risorgesti dai morti donando alla stirpe umana la salvezza, affinchè tutto il creato glorifichi te, l’unico senza peccato: abbi pietà di noi.

Altri stichirà, anatolikà.

Come inno mattutino, le mirofòre ti offrivano lacrime, Signore; volendo ungere il tuo corpo immacolato con aromi profumati giunsero al tuo sepolcro, ma un angelo seduto sulla pietra le evangelizzò: Perché cercate il vivente fra i morti? Calpestando la morte, risorse come Dio per concedere a tutti la grande misericordia.

L’angelo che rifulgeva nel tuo sepolcro vivificante diceva alle mirofòre: Svuotò le tombe, spogliò l’ade e risorse il terzo giorno il Redentore, unico Dio onnipotente.

Venuta alla tua tomba il primo giorno della settimana, Maria Maddalena ti cercava; non trovandoti gemeva, esclamando nel pianto: O mio Salvatore, come ti hanno potuto rapire, o Re dell’universo? Ma una coppia di angeli portatori di vita gridava dall’interno della tomba: Donna, perché piangi? Piango, diceva, perché hanno tolto dalla tomba il mio Signore e non so dove lo hanno posto. Ma quando essa si voltò e ti vide, subito esclamò: Mio Signore e mio Dio gloria a te.

Gli ebrei rinchiusero nella tomba la vita, ma un ladrone con la lingua aprì il paradiso gridando: Colui che con me per me fu crocifisso, con me dal legno pendeva, ma mi appariva seduto in trono col Padre perché egli è il Cristo nostro Dio, colui che possiede la grande misericordia.

Alla Liturgia

Typikà e Beatitudini (Makarismì)

Esiliasti dal paradiso il primo padre Adamo che disprezzò il tuo comando, o Cristo misericordioso, ma vi ponesti il ladrone che ti testimoniava sulla croce supplicando: Ricordati di me, Salvatore, nel tuo Regno.

O Datore di vita e Signore, per i nostri peccati ci condannasti alla maledizione della morte; patendo senza peccato nel tuo corpo, o Sovrano, desti la vita ai morti che gridano: Ricordati anche di noi nel tuo Regno.

Risorgendo dai morti ci hai elevato dalle passioni con la tua risurrezione, Signore; distruggesti tutto il dominio della morte, perciò con fede a te acclamiamo, Salvatore: Ricordati anche di noi nel tuo Regno.

Con la tua sepoltura di tre giorni, come Dio hai vivificato e risvegliato i morti nell’Ade e nella tua benevolenza hai donato l’incorruttela a tutti noi, che sempre acclamiamo con fede: Ricordati anche di noi nel tuo Regno.

Alle mirofore per primo apparisti risorto dai morti, o Salvatore, dicendo: Salve! E per esse fai sapere agli amici la tua resurrezione, o Cristo, perciò con fede esclamiamo: Ricordati anche di noi nel tuo Regno.

Sul monte Mosè stese le mani e sconfisse Amalek prefigurando la croce; prendendola con fede come arma potente contro i demòni, tutti noi acclamiamo: Ricordati anche di noi nel tuo Regno.

Gloria.

Il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, inneggiamo, fedeli, un solo Dio, un solo Signore, come da un unico sole, poiché è trifulgida la Trinità e illumina tutti quelli che gridano: Ricordati anche di noi, nel tuo Regno.

E ora. Theotokìon.

Salve, porta di Dio, per cui passò il Creatore incarnato, conservandoti sigillata; salve, nube leggera, che porti Cristo, pioggia divina; salve scala e trono celeste, salve monte venerando, pingue e intatto.

Continua a leggere

Modo I – Giovedì – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Giovedì Al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata apostolikà. Tono 1.

Sapienti pescatori dell’ecumène, che riceveste da Dio la capacità di compatire, intercedete anche ora per noi che gridiamo: Signore, salva il tuo popolo e la tua città e libera le nostre anime, tramite gli apostoli, dai mali che le stringono.

Sigillata la pietra.

Con la rete del verbo e la canna della croce i pescatori sconvolsero le argomentazioni dei retori e piamente illuminarono le genti, perché glorifichino te, Dio vero; a te, che li rafforzasti, cantiamo dunque l’inno: Gloria al Padre e al Figlio, gloria allo Spirito consustanziale gloria a te, che per loro illuminasti il mondo.

Gloria E ora. Theotokìon.

Tu, che senza venir bruciata concepisti il fuoco della divinità e senza seme partoristi la fonte della vita, il Signore, salva quanti ti magnificano, Madre di Dio piena di grazia.

Dopo la seconda sticologia.

Altri kathìsmata apostolikà. I soldati a guardia.

Onoriamo con inni, fedeli, le sonore trombe di Cristo, i sapienti apostoli che sconvolsero il mare dell’ateismo e, come dall’abisso, trassero gli uomini al divino porto della salvezza per la grazia dello Spirito.

La luce da luce senza tempo rifulsa apparve nel tempo, nella carne ai mortali e per voi, beatissimi, rischiarò il mondo; perciò illuminati tutti dalle vostre divine dottrine, onoriamo, apostoli la vostra sacra memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti abbiamo te avvocata presso Dio e accorriamo, o venerabile, al tuo santo tempio e ti chiediamo aiuto, o sempre Vergine: liberaci dalla malvagità dei demòni e strappa alla temibile condanna quanti ti dicono beata.

Dopo la terza sticologia.

Altri kathìsmata di S. Nicola. I soldati a guardia.

Risiedendo a Mira quanto ai sensi, o gerarca, apparisti intelligibilmente unto, padre Nicola, dall’unguento profumato dello Spirito e con gli unguenti dei tuoi prodigi profumasti, con effusione di unguento perenne, quanti vogliono profumare la tua memoria con inni profumati.

Martyrikòn. Supplichiamo tutti i martiri di Cristo perché essi chiedono la nostra salvezza e con affetto accostiamoci a loro con fede: essi infatti concedono grazie di guarigioni e quali custodi della fede, scacciano falangi di demoni.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gli apostoli e discepoli divini, Vergine, con dottrine ispirate proclamarono a tutti il tuo parto ineffabile, Madre di Dio, insegnando a venerarti degnamente e noi dunque ti chiediamo: prega con loro per la salvezza di quanti con fede ti onorano.

Canone dei santi Apostoli.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, s’è glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, distrusse i nemici aprendo per Israele una via nuova nel profondo del mare.

Rischiarati dai divini raggi della luce trisolare, siete divenuti come dèi, figli dell’Altissimo, assisi accanto a lui e degnamente vi celebriamo con fede.

Per bontà il Verbo apparve in terra nello spessore della carne e noi vi glorifichiamo, o apostoli, che foste suoi servi per eccellenza, esecutori dei suoi decreti.

Coi raggi sfavillanti dello Spirito, santi apostoli, rischiaratemi, perché sono del tutto immerso nella tenebra del peccato; guidatemi sapientemente verso la via della penitenza.

Theotokìon. Gioia dei gloriosi apostoli, Regina Madre, Genitrice di colui che per sua bontà divinamente fece udire la sua voce, con loro imploralo di salvarmi dalla geenna di fuoco.

Canone di san Nicola. Acròstico: A te, Nicola,

per primo offro un il canto, io, Giuseppe.

Ode 1. Irmòs. Cantiamo un inno.

Gerarca incoronato di giustizia, che stai presso il trono della grazia, per le tue preghiere, salva i fedeli che ti offrono una corona di canti.

Tu che ricevesti il dono di compiere guarigioni, sana le piaghe della mia anima e salvami dalle prove, per la tue preghiere e intercessioni, o Nicola.

Con la forza della tua intercessione, raddrizza la mia anima tutta curvata sotto il peso dei miei peccati e salvala dai mali di questa vita, o Nicola.

Theotokìon. La tenebra del mio cuore allontanala con il tuo splendore e salvami dalla tenebra eterna perché senza fine canti le tue meraviglie, o Santissima.

Ode 3. Irmòs.

Tu che solo conosci la debolezza della natura dei mortali e per compassione te ne sei rivestito, circondami di potenza dall’alto, sicché gridi a te: Santo il tempio spirituale della tua gloria purissima, amico degli uomini.

Il nostro unico e indivisibile Dio si lasciò vedere nella carne dai vostri occhi e per discepoli vi scelse, affidandovi il compito di evangelizzare in tutto il mondo il suo santo nome e la sua gloria che supera il creato, beatissimi apostoli di Dio.

Contro te solo ho sbagliato, contro te solo ho peccato, macchiando gravemente la mia anima, o Cristo; purificami, salvami, o Gesù, unico compassionevole, ascoltando le preghiere dei tuoi divini apostoli, o Buono.

Dall’amarezza delle passioni e dei pensieri, da ogni peccato liberatemi, o apostoli, nella vostra compassione; spandete sulla mia anima il refrigerio della penitenza, voi che portate nel cuore la divina dolcezza.

Theotokìon. Con gli incorporei e tutte le Potenze superiori, con i martiri e gli apostoli di Cristo, Vergine Madre non sposata, implora colui che prese carne dal tuo purissimo grembo perché salvi i tuoi servi.

Di san Nicola. Si rinsaldi.

Ornamento dei santi pastori,profumo sublime dello Spirito, per le tue soavi orazioni scaccia dal mio cuore la peste delle passioni, ti prego, san Nicola.

Nell’accidia ho passato tutta la vita, per questo temo il tuo terribile tribunale, o Cristo; in quel giorno non condannarmi, ma per le preghiere di Nicola, lasciati piegare, Dio mio.

Santo gerarca Nicola, rivestito dei divini ornamenti della grazia, salva da ogni pericolo me, che mi rifugio sotto il manto della tua benedetta protezione.

Theotokìon. Salvami da tentazioni e trappole del serpente, dal fuoco che brucia nell’aldilà e dalle tenebre, Vergine purissima, che per i mortali generasti la luce senza tramonto.

Ode 4. Irmòs.

Avvacùm, contemplandoti con occhi profetici quale monte ombreggiato dalla grazia divina, annunziò che da te sarebbe uscito il santo d’Israele, a salvezza e rinnovazione nostra.

Illustri apostoli, divinamente scelti per la cavalleria di Cristo, calpestando nel vostro cammino l’oceano dell’incredulità avete sommerso il nemico spirituale e gli uomini naufragati avete guidato alla salvezza.

Beati apostoli, vasi spirituali dei divini raggi dello Spirito Santo, sulla mia anima ottenebrata, divenuta ricettacolo di passioni, effondete la luce divina, lo splendore della penitenza.

Nubi in cui si raccolgono i torrenti della vita, fate discendere la pioggia divina sulla mia anima desolata per l’aridità delle passioni e fatela produrre, gloriosi apostoli, al centuplo il frumento della salvezza.

Theotokìon. Profeti, apostoli, gloriosi martiri, con la Madre di Dio, senza sosta pregatelo di risparmiarci da pericoli, prove, afflizioni e dalla pena eterna meritata per i nostri peccati.

Di san Nicola. Il profeta Avvacùm.

Avendo tu stesso seguito i divini comandamenti, precetti, per le tue preghiere, fa’ che osserviamo i precetti di salvezza e proteggici da ogni tentazione, padre e gerarca Nicola.

Terminata a buon fine la tua corsa in Cristo, preparaci le vie che conducono a lui, perché abbandoniamo i sentieri dell’errore, teoforo padre, guidandoci alla salvezza.

Sapiente Nicola, che per le tue veglie addormentasti tutti gli inganni del nostro nemico, donaci di essere vigilanti celebrando nei nostri inni il Dio vivo e gioendo della tua fervida mediazione, o padre.

Theotokìon. Il profeta per divina ispirazione, ti descrisse, Vergine pura, quale montagna ombreggiata, che rinfresca per la grazia della tua mediazione quanti sono bruciati dalla fiamma delle passioni.

Ode 5. Irmòs.

Tu che col fulgore della tua venuta, Cristo, ci illuminasti e con la tua croce rischiarasti i confini, con la luce della tua scienza divina, illumina i cuori di quanti in modo ortodosso t’inneggiano.

Siete voi, apostoli illustri, i monti stillanti dolcezza e gioia ineffabile, voi che cancellate l’amarezza dei demoni e deliziate i fedeli.

Riconosceste Cristo, venuto nel suo possesso come straniero e con tutto il cuore lo seguiste: liberatemi dal male causatomi dal nemico, divini apostoli del Verbo.

Della mia anima, Salvatore compassionevole, sana le piaghe segrete per le preghiere e l’intercessione di coloro che predicarono in questo mondo la tua venuta, la tua passione, la tua sepoltura e risurrezione.

Theotokìon. Con gli incorporei, Vergine Madre, prega tuo Figlio, Dio e Verbo che da te prese un corpo; supplicalo di liberare i tuoi servi dalle passioni irrazionali e dai piaceri mortiferi.

Di san Nicola. Fa’ sorgere il giorno.

Piantato nel giardino del nostro Dio, gerarca Nicola, quale olivo rigoglioso e verdeggiante, hai fatto brillare col tuo olio i volti dei fedeli.

Intercedi per i tuoi servi perché siano rimessi tutti i loro peccati e siamo salvati da ogni angoscia e oppressione, o padre.

Poiché sei fervido intercessore presso il Signore, ti preghiamo, santo gerarca, non abbandonarci, ma accompagnaci con la tua costante protezione.

Theotokìon. Piena di grazia, tempio luminoso di Cristo, per le tue preghiere, rendici degni di buone opere, sì che diveniamo dimora santificata del Padre, del Figlio e dello Spirito.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha circondato l’estremo abisso: non c’è chi ci liberi; siamo considerati pecore da sgozzare; salva il tuo popolo, o Dio nostro, poiché tu sei la forza e il restauro dei deboli.

Con la rete del Verbo avete pescato tutte le nazioni, da voi condotte alla conoscenza di colui che rigenerò la stirpe umana; presso di lui, senza sosta pregate per il mondo, beati apostoli.

Povera e miserevole anima, dall’impenitenza passa alla penitenza, dicendo a Cristo: ho peccato, fammi grazia, o Buono, per le preghiere dei santi apostoli, misericordiosissimo.

Onnipotente, che un tempo per Israele hai fatto scaturire dalla roccia il rigagnolo di salvezza, fa’ sgorgare i torrenti delle mie lacrime, dissolvendo la mia durezza, per le preghiere dei santi apostoli, o Cristo misericordiosissimo.

Theotokìon. Supplica Dio Creatore, che nella sua compassione volle nascere bambino dal tuo grembo di salvare da prove e tentazioni quanti sempre in te sperano, Vergine santissima.

Di san Nicola. Imitando Giona.

Ocompassionevolissimo, lenisci i miei molti mali e reggi sapientemente il timone la mia vita, sempre sballottata dal fascino dei peccati.

Con forza, sapiente Nicola, sconfiggesti il nemico: tu che ci assicuri la protezione divina, donaci forza e vittoria.

La città di Myra fu il tuo seggio episcopale: che un profumo soave, degno di questo nome allontani dalle nostre anime il fetore delle passioni per refrigerare veramente i nostri sensi spirituali.

Theotokìon. Cristo, colmo di grazia, fece prodigi per te, Vergine: pregalo dunque perché accresca in me il tesoro del tuo amore.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, Madre di Dio, ti consideriamo spirituale fornace, poiché come quella salvò i tre fanciulli, così l’Altissimo nel tuo grembo riplasmò me tutto intero, il benedetto Dio dei padri, gloriosissimo.

Gesù Signore, fonte di vita, vi inviò, santi apostoli, come fiumi che irrigano il mondo coi flutti della sapienza divina, cantando a lui, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Portando nei vostri cuori come fuoco spirituale la divina grazia di Cristo, avete bruciato la materia dell’ateismo, o discepoli: bruciate dunque anche le scorie delle mie passioni perché possa inneggiare il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Salvami dal castigo della geenna di fuoco, Dio mio, per le preghiere dei tuoi gloriosi discepoli, non allontanarmi dal tuo volto perché possa inneggiare te, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. Strappami, Signore, dalla sozzura delle passioni, o unico senza peccato, nato senza corruzione dalla Madre di Dio e concedi l’immortalità a quanti cantano il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Di san Nicola. Nella fornace.

Sapiente padre, con la tua salda intercessione conferma solidamente le fondamenta del mio cuore sulla roccia dei luminosi precetti del Signore, custodendomi senza colpa, né caduta per le trame dei malvagi.

Concedici la remissione delle colpe, salvaci dai mali della vita e dalle prove che ci minacciano, o gerarca Nicola, modello dei vescovi e protettore dei fedeli.

Sono io il servo malvagio che ha nascosto sotto terra il talento che mi hai dato per farlo fruttare, perciò temo il tuo terribile tribunale; non condannarmi, Dio misericordioso.

Theotokìon. Vergine santissima e purissima, sempre, giorno e notte t’imploriamo con cuore sconvolto: procuraci, o Buona, la remissione dei peccati.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace i figli d’Israele, come metallo in fusione, più che oro puro brillarono per la bellezza della pietà cantando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo nei secoli.

In tutta la terra il gran Sole vi inviò come suoi raggi, o apostoli, per illuminare tutti i fedeli che cantano: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo nei secoli.

Come pastori spirituali e agnelli del buon Pastore, apostoli dell’Agnello, martiri del nostro Dio e Redentore, scampatemi dal lupo rapace, risparmiandomi nell’aldilà la sorte dei malvagi.

Gemi, povera anima e dì al tuo Signore: Più d’ogni uomo ho peccato; sono stato iniquo, purificami, salvami come il pubblicano, la prostituta e il ladrone, per le preghiere dei tuoi apostoli.

Theotokìon. Con gli angeli, gli apostoli, i profeti e i martiri prega Cristo, o Madre di Dio, di salvare i fedeli che a lui gridano: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo nei secoli.

Di san Nicola. Il Signore e Creatore.

Stando sulla montagna delle virtù, i confini del mondo hanno conosciuto i tuoi miracoli strepitosi e ogni lingua ora ti celebra nei secoli, o gerarca Nicola.

Padre venerabile, gustata la bontà del nostro Dio, rigettasti l’amaro dei piaceri: liberaci dalle nostre passioni, pregando il Sovrano di allontanare i pericoli che incombono.

Colonna inamovibile della fede, saldezza dei fedeli, per le tue preghiere, beato padre, rinsalda il mio cuore sempre affascinato dalle seduzioni di demòni e le vanità della vita.

Theotokìon. Vergine che generasti il medico del mondo, sana il mio cuore dalle passioni e fa’ che, per le tue preghiere, Cristo mi conceda di ereditare la sorte dei giusti e il suo regno.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro; estingui, ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni infuriante contro di noi, affinchè, Madre di Dio, senza fine ti magnifichiamo.

Resi divine e fulgide fiaccole del santo Spirito, illuminaste, o beati, tutta la terra coi fulgori del sacro e sapientissimo annunzio, dissolvendo così la tenebra degli idoli.

Divini tralci della vite intelligibile, maturaste grappoli divini, facendo sgorgare il vino salutare, o gloriosi apostoli: riscattatemi dunque dall’ebbrezza dei piaceri.

Tremo nella mia miseria pensando al tuo tremendo tribunale, Cristo mio: sono avvinto da turpi e sordide azioni e così già prima del giudizio sono condannato: abbi pietà di me per le preghiere dei tuoi apostoli.

Theotokìon. Sola divinizzasti i mortali, generando il Verbo incarnato: con gli apostoli e i martiri imploralo, Vergine santissima, sposa di Dio, per noi che con fede ti veneriamo e proclamiamo beata.

Di san Nicola. Magnifichiamo tutti.

Con sacre melodie ti celebriamo quale gerarca di Cristo, astro risplendente, operatore di prodigi, fonte di guarigioni, aiuto nelle pene, fervidissimo intercessore per chi t’invoca nelle angustie, o padre.

T’imploriamo con fervore come grande pastore in tutto imitatore di Cristo, sommo pastore; dalle sacre altezze del cielo pasci, o Nicola, i tuoi servi e sempre liberali da tutte le sventure della vita.

Già la fine si avvicina e tu vivi nella negligenza, anima mia. Come non ti studi di servire Dio, sì da essergli gradita? Affrettati, ritorna infine alla sobrietà e grida: Abbi pietà, amico degli uomini, per intercessione di Nicola e guida al bene l’anima mia.

Theotokìon. O purissima, che partoristi la luce divina, illumina me, oscurato da tutte le frodi del nemico: vivo nella noncuranza e provoco Dio; guidami alle opere buone, tu che sei origine di tutti i beni.

Exapostilaria. Tono 3.

Apostoli del Signore, che il Verbo trasse dal tetro baratro dell’errore per illuminare tutto l’universo, senza sosta pregate per noi.

O gloria degli apostoli, sacra dozzina, col santo di Mira, il gerarca Nicola, senza sosta pregate per noi il Salvatore.

Theotokìon. Vergine, rifugio dei cristiani, col vescovo glorioso prega tuo Figlio e supplicalo perché sia concessa l’eterna gloria a noi, tuoi indegni servi.

Apòstica apostolikà. Tono 1.

L’armoniosissima lira degli apostoli, toccata dallo Spirito Santo, interruppe i riti misterici dei demòni esecrabili e, annunziando l’unico Signore, riscattò le genti dall’inganno degli idoli e insegnò ad adorare la Trinità consustanziale.

Esultanza delle schiere celesti.

Pietro e Paolo concordi celebriamo, Luca, Matteo e Marco, Giovanni, Andrea e Tommaso, Bartolomeo e Simone il Cananeo, Giacomo e Filippo e tutta l’assemblea dei discepoli degnamente celebriamo.

Martirikòn. Esultate, martiri, nel Signore, perché avete combattuto la buona battaglia, avete tenuto testa ai re e avete vinto i tiranni; non avete temuto né fuoco, né ferro e mentre belve feroci vi divoravano il corpo, a Cristo, cogli angeli, innalzavate l’inno ottenendo così le celesti corone; chiedete che sia donata al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Celebriamo coi profeti la Vergine come urna dorata della manna, come roveto che non si consuma, come mensa e trono, come candeliere d’oro che regge la lampada, come monte non tagliato, arca della santità e porta di Dio.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Voi che illuminate i confini con i raggi divini dei vostri dogmi, avete dissolto l’oscuramento dell’empietà maligna e trasferendo alla luce inaccessibile, sempre siete detti beati.

Avendo la sapienza enipostàtica del Padre, che tutti vi rese sapienti, o discepoli di Cristo, con la stoltezza della predicazione illuminaste il mondo e lo portaste alla conoscenza divina.

Martyrikòn. Sopportando le torture come incorporei, o atleti di Cristo, vinceste per potenza tutti i nemici incorporei, perciò ogni volta siete detti beati da tutti gli uomini.

Gloria.

Veneriamo la Trinità, Padre, Figlio e Spirito vivente, Monade indivisa, inseparabile e coregnante, o fedeli e acclamiamo: Santo sei tu, Trisagio.

E ora. Theotokìon.

Ti diciamo beata, o purissima, come profetasti, o pura, poiché concepisti i Dio che il coro degli apostoli predicò; con loro chiedi per noi liberazione dalle colpe, o purissima.

Continua a leggere

Modo I – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Venerdi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, donando vittorie agli imperatori contro i barbari e proteggendo la tua città con la tua croce.

Con la tua crocifissione, Cristo, la tirannia fu distrutta, la potenza del nemico calpestata: non un angelo, infatti, non un uomo, ma tu stesso, il Signore, ci salvasti: gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon. I soldati a guardia.

Metti in fuga i nemici con la tua croce, Salvatore e dissolvi come polvere le loro eresie; solleva la potenza della tua sacra Chiesa, fa’ cessare, Signore, la tempesta che infuria contro di noi e dona pace ai popoli ortodossi, per le preghiere di colei che ti ha partorito.

Dopo la seconda sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Sigillata la pietra.

Il legno della tua croce adoriamo, amico degli uomini, perché in esso venne inchiodata la vita di tutti; apristi il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva e lo rendesti degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore; come lui accogli anche noi che gridiamo: tutti peccammo, per la tua dolce misericordia non ci disprezzare!

I soldati a guardia.

L’arma della croce fu mostrata un tempo in battaglia al pio imperatore Costantino quale invitto trofeo contro i nemici in forza della fede. Davanti ad essa tremano le potenze avverse; dei fedeli essa è divenuta salvezza, di Paolo il vanto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

Vedendoti morto e nudo sul legno sono atrocemente trafitta e le mie viscere sono sconvolte, Figlio mio più che buono e Dio onnipotente; così la purissima tra i gemiti gridava. E noi come Madre del Signore la inneggiamo e con fede glorifichiamo.

Dopo la terza sticologia.

Kathìsmata. I soldati a guardia.

Volontariamente inchiodato alla croce, compassio-nevole, divinizzasti la nostra sostanza corrotta e uccidesti il serpente distruttore dell’uomo; conferma dunque il popolo nell’ortodossia e abbatti l’orgoglioso insorgere degli eretici con la tua croce preziosa.

Martirikòn. Come vanto per la loro lotta e onore di corone, i gloriosi vincitori si rivestirono di te, Signore, poiché con la costanza nei tormenti misero in rotta gli empi e per la potenza divina ricevettero dal cielo la vittoria; per le loro suppliche donaci, o Dio, la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

L’Agnella senza macchia, vedendo sulla croce l’Agnello e pastore come agnello immacolato, levando amare voci piangendo esclamava: Ah, l’ardire degli ebrei sanguinari e la tua longanimità divina, Figlio mio! Perché volontariamente hai patito.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio che venne in aiuto a Mosè contro gli egiziani; per lui fu inghiottita l’armata del Faraone, perché si è glorificato.

Verbo impassibile, soffristi passione per noi; crocifisso con i ladroni distruggesti il nemico, causa del male e salvasti i tuoi cantori.

Oriente degli orienti, Gesù venisti a riscattare la nostra natura decaduta e il sole, vedendoti crocifisso, ritirò la sua luce.

Martyrikà. Subendo le pene d’una morte che procura la vita eterna, foste degni del regno dei cieli, o atleti: perciò siete glorificati e beatificati.

Avendo imitato bene la passione di Cristo, sanate le malattie dei mortali con la mistica chirurgia e con la parola cacciate gli spiriti, o santi martiri.

Stavrotheotokìon. L’Agnella, vedendo l’Agnello innalzato sulla croce, fissando Cristo, gemeva dicendo: Dov’è scomparsa la tua bellezza, Figlio longanime e senza principio?

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Sballottato nell’oceano delle pene e nella tempesta delle passioni, ti prego, Vergine santa, calma i flutti e salvami, tu che sei porto dei fedeli.

Con l’anima purificata dalla luce dello Spirito, pura Vergine, accogliesti in grembo tutto il riflesso del Padre: caccia dunque l’oscurità delle mie passioni.

Ti magnifichiamo, arca santa, tenda celeste in cui Cristo dimorò per donarci la salvezza, rivelandoti propiziatorio per la nostra salvezza..

Del genere umano sei sicuro rifugio, muro, protezione e porto e difesa potente nelle miserie della vita, Genitrice di Dio lodatissima.

Ode 3. Irmòs.

Si rinsaldi nella tua volontà il mio cuore, Cristo nostro Dio, come tu stesso hai stabilito sulle acque il secondo cielo e l’universo sulle sue fondamenta, Signore onnipotente.

Hai steso le tue braccia sulla croce e insanguinato le tue dita divine per liberare da mani assassine Adamo, opera delle tue mani.

Una lancia trapassò il fianco correggendo, o Sovrano, la caduta del fianco; fosti innalzato sul legno reintroducendo in paradiso, col buon ladrone, colui che un tempo naufragò per il frutto dell’albero.

Martyrikà. Saldi sostegni della Chiesa, difensori della fede, martiri del Signore, vincitori del nemico, con tutte le forze vi celebriamo e con cuore puro v’inneggiamo.

Come divini tralci di mistica vigna i martiri chiaramente portarono frutto e per il loro coraggio versarono il vino che rallegra il cuore di tutti i fedeli.

Stavrotheotokìon. Benedetto il frutto del tuo grembo, Vergine degna d’ogni lode: per divina grazia hai fatto partecipi di incorruttela quanti il frutto dell’albero aveva reso mortali, mediante la sua croce.

Della Theotòkos. Conferma, Signore.

Nella luce di tuo Figlio, Sovrana, dilegua dal mio cuore la tenebra del peccato per le tue preghiere.

Abisso d’ineguagliabili meraviglie, fonte della guarigione, Purissima, cancella dal mio cuore le macchie del peccato.

Venerando il tuo ineffabile parto, ti chiamiamo, o benedetta, a intercedere: supplica, o pura, perché siano liberati da ogni necessità i tuoi cantori.

Madre del Verbo, pienezza delle speranze, divino sostegno, protezione e luce di salvezza, fa’ brillare su noi la luce della penitenza.

Ode 4. Irmòs.

Ho inteso la tua voce, disse il profeta e sono pieno di timore; riconosco la tua opera, Signore e glorifico la tua potenza.

Giusto Legislatore, sei stato messo fra gli iniqui e sospeso al legno tu, Signore benefico, che hai voluto giustificare tutti.

Le potenze angeliche stupirono al vederti elevato sulla croce, o sole che con la tua potenza hai vinto i principi delle tenebre.

Martyrikà. Attingendo ai doni dello Spirito, col carisma delle guarigioni, per grazia i santi martiri calmano le nostre funeste passioni.

Rigettando la pigrizia e il sonno, i martiri, col loro risveglio alla fede divina, addormentarono le belve che li assalivano e lottarono con gioia.

Stavrotheotokìon. Ahimè, Figlio, che cosa sarà di me? Come mai ti contemplo sospeso sulla croce, messo a morte ingiustamente, tu che sei datore di vita? Diceva piangendo la Vergine.

Della Theotòkos. Ho riconosciuto.

Nella tua intercessione, pura Vergine, noi, fedeli tutti, possediamo irreprensibile propiziazione.

Avendo concepito ineffabilmente nel tuo grembo il Verbo di Dio, generasti il Salvatore del genere umano.

Quale riparo invincibile, Vergine, possediamo la tua costante protezione e per questo siamo salvati dai nemici invisibili.

Rialza, Vergine benedetta, quanti son caduti nel peccato perché tu sei la speranza dei fedeli.

Ode 5. Irmòs.

Fà sorgere il giorno della tua luce senza fine su noi, che vegliamo meditando incessantemente i tuoi precetti e i tuoi giudizi, Sovrano misericordioso, Cristo nostro Dio.

Inchiodato nella carne sulla croce hai chiamato le genti, che non ti conoscevano, a riconoscerti giudice dell’universo, Cristo nostro Dio, unico misericordioso.

Stai presso l’iniquo tribunale, giusto Signore e Adamo, un tempo condannato, viene giustificato e acclama: Gloria alla tua crocifissione Signore paziente.

Martyrikà. Autentico paradiso piantato da Dio, santi martiri, per le vostre preziosissime pene produceste fragranti fiori, che profumano le anime dei fedeli.

O martiri, che strappate e radici dell’errore, alberi verdeggianti dai molti frutti, da cui raccogliamo la fede nella vita immortale, noi vi inneggiamo.

Stavrotheotokìon. La verga gloriosa, che germogliò l’immarcescibile fiore, vedendolo innalzato sul legno, esclamava: Signore, non privarmi del Figlio!

Della Theotòkos. Di notte vegliamo.

Essendo sempre Vergine, fa’ che nelle tentazioni, nelle afflizioni e nei peccati troviamo te come sicuro rifugio, buon aiuto.

Le schiere degli angeli sempre ti inneggiano come colei che inesprimibilmente generò il Creatore di tutti e dopo il parto restò Vergine.

Nella fonte delle tue guarigioni e nelle onde dei tuoi prodigi, cancella dal mio cuore, o Purissima, la sozzura del peccato.

Concependo in grembo, o pura, la propiziazione delle nostre anime, generasti la salvezza per quanti con fede ti glorificano, pura Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Dal cetaceo, amico degli uomini, salvasti il profeta: strappa anche me dall’abisso delle colpe, ti prego.

Tu, superiore a ogni onore, innalzato in croce, subisti disonore volendo onorare l’uomo.

Sottoscrivesti l’assoluzione per me, prigioniero del male, venendo colpito con la canna, Cristo nostro Dio.

Martyrikà. Attraverso le pene dell’agone, o santi, giungeste al luogo senza pena, degni dell’ineffabile gioia.

Infiammati dai carboni ardenti dell’amore di Cristo, senza danno subiste la fiamma divorante dei roghi.

Stavrotheotokìon. Rimanesti intatta dopo il parto come lo eri prima: partoristi il Dio, che salvò l’uomo mediante la croce.

Della Theotòkos. Con Giona a te gridiamo.

Le fratture delle mie dolorose passioni medica con la fasciatura delle tue preghiere, o Sovrana e donami vigore.

Ho subito molte amputazioni e ho dissipato l’intelletto in molti peccati, mi rifugio nella tua protezione, salvami.

Tutti con fede incrollabile ti supplichiamo, purissima Vergine, donaci remissione dai peccati, come Madre di Dio.

Carro mistico del Sole spirituale, invia su noi, o purissima, i raggi del tuo splendore, dissolvendo la notte dell’ignoranza che ci ricopre.

Ode 7. Irmòs.

La fornace, o Salvatore, stillò rugiada e il coro dei fanciulli cantò: benedetto il Dio dei nostri padri.

Crocifisso sconvolgesti il creato; morto, uccidesti il serpente, benedetto Dio dei nostri padri.

Fu dissetato col fiele il Dio paziente, facendo scorrere la dolcezza salutare per me, privo delle delizie del paradiso, dopo aver mangiato il frutto.

Martyrikà. Lacerati dagli artigli dei carnefici, i martiri deposero il peso della condizione mortale e ricevettero la veste divina nel cielo.

Santi imitatori della passione divina, vittoriosi martiri, lietamente sopportaste le pene inflittevi dal nemico.

Stavrotheotokìon. La Madre di Dio senza macchia, vedendo crocifisso il Signore diceva: Ahimè, Figlio mio, come mai muori, tu, vita e speranza dei fedeli?

Della Theotòkos. Nel roveto apparisti.

Nostra Regina santissima, soccorso e protezione nella tentazione e nel pericolo, con fede ti cantiamo: Benedetto il frutto del tuo grembo.

Generasti il Re della vita: rialzami perché il peccato mi ha ucciso; allora potrò cantare, o Madre: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il Dio da te uscito liberò la natura umana dall’antica maledizione, guarendo, ogni pena, o Vergine santa: benedetto il frutto del tuo grembo.

Letizia dei credenti, salve; propiziatorio universale, fai cessare il lutto di chi canta con fede: Benedetta sei tu, Madre Vergine, lodatissima.

Ode 8. Irmòs.

Colui che nella fornace protesse i fanciulli e mutò l’ardente fiamma in fresca rugiada, il Cristo nostro Dio inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Quando fosti inchiodato alla croce, tremò l’universo, il sole trattenne i suoi raggi, le pietre si spaccarono e l’ade fu spogliato non sopportando la tua potenza.

Per il condannato fosti condannato, per chi subì spogliazione, fosti sospeso nudo all’albero, o pietoso; grande è la tua potenza e il tuo amore per gli uomini.

Martyrikà. I soldati di Cristo divennero compagni degli incorporei; per amore portarono la croce e aggredirono il nemico, abbattendolo e calpestandolo, marciando con passo sicuro verso il cielo.

Nell’agone i martiri lottarono e le lame dilanianti i loro corpi le trasformarono in leve per demolire i templi degli idoli e frantumare le stele dei demòni.

Stavrotheotokìon. Colei che è più sublime dei cieli, vedendo l’Altissimo elevato sulla croce per abbassare le insurrezioni del nemico, cantava Cristo a piena voce.

Della Theotòkos. La lode degli incorporei.

Madre di Dio, rendi a noi propizio il Dio Verbo compassionevole, perché sempre con fede gridiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Sprofondato nel gorgo del peccato, confidando nella tua preghiera, gridiamo, Madre di Dio: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

In te abbiamo sicuro riparo nelle difficoltà della vita, soccorso e protezione e ti cantiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Sballottato dalla tempesta dei mali accorro al porto della tua protezione e acclamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Mosè ti vide quale roveto incombusto e Giacobbe ti contemplò quale scala vivente e porta del cielo da cui Cristo nostro Dio è passato e noi, Madre pura, con inni ti magnifichiamo.

Come può un popolo ribelle consegnare alla croce il solo longanime, che volontariamente si fece povero, accettò la passione e offre impassibilità a tutti i discendenti di Adamo caduti?

Accettasti nella carne la crocifissione disonorevole perché volevi dare onore all’uomo disonorato da passioni irrazionali e privo della antica bellezza, o Cristo: gloria alla tua incomprensibile benevolenza.

Martyrikà. Cristo, sole senza tramonto, quanti, vegliando rivolti a te dall’alba, a un tuo cenno sfuggirono alla tenebra del castigo, tu li guidasti al chiarore della tua gloria e del tuo splendore ineffabili: illuminaci dunque per le loro preghiere.

La sacra falange dei martiri mise in rotta miriadi di nemici intelligibili, si unì alle miriadi di sante schiere e, con un cenno onnipotente, guarisce le miriadi di passioni delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Con lo splendore di colui che da te è sorto nella carne, Vergine, rischiara il mio intelletto e illumina il mio cuore fugando la tenebra del peccato e dissolvendo tutta la tenebra della mia indolenza.

Della Theotòkos. Tu che possiedi.

Ti glorifichiamo, o Santissima, perché concepisti in grembo il Verbo del Padre, oltre la natura lo generasti restando Vergine; grati a te gridiamo: salve, soccorso dei peccatori.

Tu sola sei guida sicura dei fedeli, sentiero di salvezza che conduce sulla retta via e introduce davvero nel regno celeste, o purissima, speranza delle nostre anime.

Coltivasti per noi la spiga celeste e nutri, o Purissima, tutti quelli che ti cantano; prega sempre per loro, salvandoli da tribolazioni e pericoli e procura loro la remissione dei peccati.

Exapostilaria, Tono 2.

Scettro regale di Cristo, santa croce, vittoria dei principi cristiani, gloria della venerabile fede, proteggi i tuoi adoratori perché siano sconfitte le eresie.

Croce, custode di tutto l’universo, croce, ornamento e bellezza della Chiesa, vero scettro regale che rafforza la nostra fede, croce, terrore delle legioni infernali, croce, gloria degli angeli celesti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ritta ai piedi della croce, colei che verginalmente ti ha generato, ti gridava nei suoi lamenti: Ahimè, mio dolcissimo Figlio, come scomparirai dai miei occhi, come sarai preso per morto?

Apòstica delle lodi stavròsima. Tono 1.

Senza sosta ti cantiamo come Re e Salvatore: fosti confitto al legno e ci donasti la vita.

Per la tua croce, Cristo, angeli e uomini han formato un solo gregge e un’unica chiesa. Cielo e terra esultano: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Venite, popoli tutti, con inni e cantici spirituali veneriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne da cui per i fedeli sgorgano grazie di guarigione. Per le loro suppliche, Cristo nostro Dio, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Martiri degni di ogni lode.

Fosti innalzato sulla croce come agnello innocente, o compassionevole e volontariamente immolato, Figlio dolcissimo, esclamava piangendo l’Agnella pura vedendo il Signore sul legno; arde ferito il mio cuore e tuttavia canto la tua misericordia infinita.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Crocifisso, o Cristo senza peccato, togliesti i peccati di tutti e col fianco trafitto da una lancia, hai fatto scorrere torrenti di salvezza, riplasmando con acqua e sangue quanti erano rovinati nella corruzione.

Inchiodato volontariamente al legno, o Gesù Dio, inchiodasti l’intelletto passionale di Adamo, con le tue venerabili ferite, feristi la moltitudine dei demòni.

Martyrikòn. Imitando la passione di colui che patì volontariamente nella carne, gloriosi martiri, sempre calmate le insanabili passioni e scacciate i mali degli uomini con la forza dello Spirito.

Gloria.

Ti definiamo uguale nella potenza e nella dignità, o Trinità, magnificando Dio Padre senza inizio, Figlio e santo Spirito, unica tearchia trisipostàtica.

E ora. Theotokìon.

Come ti vide inchiodato alla croce, Cristo Dio, colei che ti concepì nella carne gemendo esclamò: Così ti ha ricambiato, Figlio mio, un popolo ingrato?

Continua a leggere

Modo I – Sabato – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Sabato al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata martyrikà.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Come buoni soldati concordi nella fede, senza temere le minacce dei tiranni, o santi, prontamente andaste a Cristo portando la croce preziosa e, finita la corsa, dal cielo riceveste vittoria. Gloria a colui che vi ha rafforzato, gloria a colui che vi ha incoronato, gloria a colui che, per voi, risana tutti.

Martyrikòn. Lasciati commuovere, Signore, dalle sofferenze patite per te dai santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o filantropo.

Supplichiamo tutti i martiri di Cristo: essi infatti implorano la nostra salvezza e con affetto accostiamoci a loro con fede; sono loro che concedono la guarigione e, come custodi della fede, sbaragliano falangi di demoni.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gabriele ti recò il saluto: Salve, Vergine e a quella voce il Re dell’universo si incarnò in te, arca santa, come ti chiamò il giusto Davide. Sei divenuta più ampia dei cieli, portando il tuo Creatore. Gloria a colui che in te dimorò, gloria a colui che da te uscì, gloria a colui che ci liberò per il tuo parto.

Dopo la seconda sticologia, Kathìsmata. Martyrikòn.

Come ornamento per la loro lotta e onore di corone, i gloriosi vincitori si rivestirono di te, Signore, poiché con la costanza nei tormenti volsero in fuga gli empi e per la potenza divina ricevettero dal cielo la vittoria. Per le loro suppliche donaci, o Dio, la tua grande misericordia.

Altri kathìsmata, necròsima.

Annientasti, Cristo il potere della morte e facesti zampillare l’incorruttela per i mortali: quanti in te credono non muoiono, ma in te vivono. Dà dunque riposo, Signore, alle anime dei tuoi servi e collocali tra i tuoi santi, per intercessione della Madre di Dio, donando loro le tue misericordie.

I soldati a guardia.

In luogo luminoso, nel coro dei giusti, dà riposo, Salvatore, a quanti a ta trapassarono, perché in te, amico degli uomini, riposero la loro speranza; accogli la preghiera per i padri e per i figli e giustifica quanti ricordiamo, come colui che è misericordiosissimo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Prodigio dei prodigi, piena di grazia, il creato, contemplandoti, esulta: senza seme concepisti e ineffabilmente partoriti colui che le principesche schiere degli angeli non hanno la forza di guardare: imploralo per le nostre anime.

Canone per i profeti e i martiri.

Alla nona ode l’Acròstico è: Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si è glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, distrusse i nemici aprendo per Israele una via nuova nel profondo del mare.

Tu che tieni in mano i confini, d’una forza simile dotasti le mani dei tuoi profeti e per le loro suppliche, o Verbo, strappa il documento scritto dei nostri peccati e liberami dalle mani dei nemici.

Come profeti apriste il vostro spirito alla luce di Dio e riceveste lo splendore per annunziare l’oriente spirituale, gloriosi illuminatori delle nostre anime.

Martyrikà. Avendo inaridito l’abisso dell’idolatria col sangue versato nelle vostre lotte, seccate dunque il torrente delle nostre iniquità, beati martiri, con la rugiada delle vostre sante preghiere.

Nugolo splendido dei martiri, pregate il radioso Sole, sorto dalla Nube verginale di scacciare dai nostri cuori le nubi oscure e salvarci dalla geenna di fuoco.

Theotokìon. Sempre i pensieri mi fanno scivolare, sempre medito pensieri cattivi; pazzamente mi sono lasciato sedurre, divenendo tutto preda del nemico: non disprezzare, o Vergine, il tuo servo.

Canone necròsimo. Acròstico:

Offro il mio primo inno ai fedeli defunti.

Ode 1. Stesso irmòs.

Con la tua morte spezzasti le porte della morte e i suoi catenacci: ai fedeli defunti apri dunque le porte dell’immortalità che supera ogni mente, per le preghiere dei martiri, immortale Signore.

Per farci partecipare alla tua vita divina, fonte di vita, discendesti nella morte; spogliandola dei suoi tesori ci prelevasti di forza; concedi dunque ai defunti il riposo.

Assumendo il mio essere mortale e corruttibile l’hai rivestito di immortalità, facendolo entrare nella vita eterna, nella beatitudine infinita, là dove ti preghiamo di far riposare, misericordioso Dio, quanti a te trapassarono.

Theotokìon. Celebriamo, o fedeli, colei che concepì il Verbo Dio da Dio; per le anime defunte divenne cammino di vita e noi la glorifichiamo per aver generato e portato il nostro Dio.

Ode 3. Irmòs.

Tu che solo conosci la debolezza della natura dei mortali e per compassione te ne sei rivestito, circondami di potenza dall’alto, sicché a te gridi: Santo il tempio spirituale della tua gloria immacolata, o Filantropo.

Diveniste, sapienti profeti, strumenti dello Spirito, chiaramente rivelando la discesa del Verbo a noi; pregatelo di donare luce e misericordia a chi vi canta con fede.

Sulle tavole dei vostri cuori venne fedelmente trascritto il decalogo della salvezza: al mio cuore insozzato dalla legge del peccato, profeti da Dio ispirati, procurate la redenzione con le vostre sante preghiere.

Martyrikà. Valorosamente interrompeste le bestemmie dei tiranni, nella vostra elevazione verso Dio, o martiri, perciò a voi grido: con le vostre sante suppliche, distruggete il feroce dragone contro di me insorgente.

Partecipi della passione divina e dell’irraggiungibile regno futuro, gloriosi martiri, liberatemi dalle passioni carnali in questa vita, dalla geenna e dal giudizio nel secolo venturo, con le vostre preghiere al Creatore.

Theotokìon. Il tuo popolo, radunato in questo tempio per cantarti, rendi partecipe un giorno delle dimore immateriali, o dimora più vasta dei cieli, per il favore della materna intercessione presso Cristo Signore e Sovrano di tutti.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Tu che solo sei buono e misericordioso, dà riposo ai fedeli trapassati nel paradiso celeste, nel luogo dell’ineffabile gioia, dove l’esultanza fa risplendere la il nugolo dei martiri.

Tu solo apparisti sulla terra senza peccato, mio Salvatore, che per la tua misericordia togliesti il peccato; dà riposo alle anime trapassate nel tuo paradiso di santità, nelle delizie celesti, o amico degli uomini.

Abolendo il dominio della morte hai fatto scaturire la vita eterna per tutti i fedeli, che ti hanno raggiunto nella pietà, immortale Signore: concedila senza guardare le mancanze, ma perdona tutti i loro peccati.

Theotokìon. Senza seme, Vergine, concepisti il Verbo eterno, incarnatosi per vivere fra noi; distruggendo il potere della morte, fece scaturire la vita e donò ai mortali la risurrezione, lui che è misericordioso.

Ode 4. Irmòs.

Avvacum, contemplando con occhi profetici te, come monte ombreggiato dalla grazia divina, annunziò che da te sarebbe uscito il santo d’Israele, a salvezza e rinnovazione nostra.

Appariste lampade che nello Spirito manifestano il Verbo della vita e misticamente rischiarano tutta la terra, o profeti; perciò grido: con la vostra preghiera tenete accesa la lampada del mio cuore.

Come fiumi traboccanti dei flutti vivificanti dello Spirito, irrigando la terra con le vostre onde, gloriosi profeti ispirati, spandete, nella mia anima arida e logora il vostro refrigerio.

Martyrikà. Spegnendo con i rivi del vostro sangue, o illustri, i carboni ardenti dell’ateismo, refrigerate me, dardeggiato dal maligno, con la rugiada dello Spirito.

Tu che gradisci l’intercessione dei martiri, che per te lottarono e sconfissero il nemico, tu che sei buono, o Cristo, strappami dai nemici visibili e immateriali, che sempre cercano di uccidermi.

Theotokìon. Tempio della gloria sei tu, pura Vergine e noi, devotamente radunati nel tuo tempio santo, imploriamo il tuo soccorso e la tua venerabile protezione in cui troviamo salvezza.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Annoverato fra i morti tu, l’unico libero, uccidesti l’inferno con la tua invincibile forza, Cristo: per le preghiere dei tuoi santi martiri, libera da ogni condanna le anime dei fedeli.

Ti sei acquistato i figli di Adamo come prezzo della tua immolazione, o Sovrano, propiziazione universale; per questo chiediamo alla tua misericordia di donare il riposo ai defunti, perdonando le loro colpe.

Per noi hai sofferto d’esser seppellito per risuscitare i mortali, condannati a vivere nell’ombra della morte; o mio Salvatore, unico filantropo, concedi ai defunti la vita eterna.

Theotokìon. Per il tuo parto si salvò la stirpe umana: tu infatti concepisti per noi la vita enipostàtica, che libera dalla morte e ci conduce alla vita, purissima Sovrana, Genitrice di Dio.

Ode 5. Irmòs.

Tu che col fulgore della tua venuta, Cristo, ci illuminasti e con la tua croce facesti splendere i confini del mondo, con la luce della tua scienza divina, illumina i cuori di quanti in modo ortodosso ti inneggiano.

Brillando per la pietà all’ombra della Legge, rivelaste il vivo splendore della grazia di Dio: salvatemi dall’ombra del peccato mortale, gloriosi profeti del Signore.

Vegliando davanti a Dio tutta la notte, luminoso profeta Isaia, riflettevi la divina illuminazione; perciò ti supplico: al mio cuore ottenebrato porta la luce con le tue sante preghiere.

Martyrikà. I corpi tesi, tormentati dai supplizi, gloriosi atleti del Signore, Dio vi glorificò nelle vostre membra; con le vostre preghiere ottenetemi, o beati, la gloria degli eletti.

Verbo di Dio, tesoro di beni, fa’ che nella mia anima venga concepito il timore della tua maestà, generando lo spirito della tua salvezza, per le preghiere dei tuoi martiri, che all’infuori di te non amarono nessuno.

Theotokìon. In te riconosciamo la Madre di colui che di sua volontà creò il mondo; accorriamo al tuo tempio divino per domandarvi, o Vergine, la remissione dei peccati, grazie alla tua mediazione.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Prendendo su di te la morte e il suo veleno accettasti la condizione mortale e ottundesti il pungiglione della morte; dà riposo, dunque, o Cristo vivificante alle anime dei defunti, per le preghiere dei tuoi martiri.

Tu che liberasti l’umanità dalla tomba e dalla morte, dona ai tuoi fedeli defunti d’abitare nel tuo paradiso di santità, dove non c’è dolore, ma letizia e gioia fioriscono.

Come apristi il paradiso al crocifisso con te, accogli sempre Signore, le anime dei fedeli defunti e dona loro d’abitare nella Chiesa dei primogeniti.

Theotokìon. Salvezza di chi possiede in te l’àncora di speranza, conducili, Vergine benedetta e purissima, al porto della volontà divina, tu che sempre sei buona e maternamente intercedi.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha circondato l’estremo abisso: non c’è chi ci liberi; siamo considerati pecore da sgozzare; salva il tuo popolo, o Dio nostro; poiché tu sei la forza e il restauro dei deboli.

In pericolo nell’oceano di questa vita e gettato alle fauci del mostro del peccato, come Giona, liberami dalla fossa della morte; Cristo, divino nocchiero, guidami ai porti tranquilli della vita.

Il coro dei santi profeti, che rifulsero sotto la legge, servendo Cristo prima della Legge, ti supplica: tu che riposi in essi, o Buono, concedici la remissione dei peccati.

Martyrikà. Provati da pene e tormenti; beati martiri, mai rinnegaste Cristo; con le vostre preghiere a Dio, liberate me, provato dagli assalti del nemico.

Ornati di atletica perfezione, soldati di Cristo, ora state presso colui che orna di bellezza il mondo; per questo vi supplico di correggere la viltà della mia anima, affinchè le vostre preghiere l’abbelliscano.

Theotokìon. Dimora casta e pura del Signore, purifica dalle passioni il mio cuore; o tempio del Verbo, rendimi limpido vaso dello Spirito divino, perché canti e magnifichi te, degna di ogni lode.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Misericordioso Dio, concedi ai defunti il perdono dei peccati e la gioia senza fine, là dove risplende il tuo volto, che illumina i tuoi santi martiri.

Per il sangue fluito dal tuo fianco liberasti il mondo, Dio Salvatore: libera, dunque, tutti i fedeli defunti per la forza della tua passione, perché tu stesso ti sei liberato in riscatto per il mondo.

Le tue mani mi plasmarono un tempo e ponesti in me il tuo Spirito e pure dopo la caduta hai voluto riplasmarmi più bello di prima; dà riposo, ora, alle anime dei fedeli defunti.

Concedi un posto al tuo banchetto, nella luminosa sala del festino, ai fedeli che in te riposano, senza guardare i loro peccati, Signore misericordioso e compassionevole, unico buono.

Theotokìon. T’inneggiamo, Vergine benedetta, per te è sorto per noi immersi nella tenebre e nell’ombra della morte l’intramontabile Sole di giustizia: divenisti infatti per noi mediatrice di salvezza.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, Madre di Dio, ti consideriamo spirituale fornace, poiché come quella salvò i tre fanciulli, così l’Altissimo nel tuo grembo riplasmò me tutto intero, il benedetto Dio dei padri, gloriosissimo.

I santi profeti in coro t’implorano, Signore: benedici con benedizioni spirituali coloro che ti glorificano e con canti d’esaltazione senza sosta gridano a te, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Fanciulli, fedeli a Dio, per la rugiada celeste avete vinto la natura del fuoco: salvatemi dalla fiamma eterna perché possa salmodiare senza sosta e celebrare il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Martyrikà. Divenuti illustri per i trofei conquistati nello stadio, trovaste gloria in Dio: rendetemi degno, gloriosi martiri, dell’eterna gloria preparata per chi canta devotamente il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

O martiri, che domaste i leoni aizzati contro di voi, per il vostro slancio verso il Signore, calpestate il drago che sempre mi si avventa contro e salvate me che canto il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. Sii mia avvocata, Madre buona, presso il Dio che hai generato, perché si degni di salvarmi dalla geenna e mi accolga nel regno dei cieli, sì che possa cantare sempre il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Incorona con i raggi della tua immacolata gloria, o Cristo, tutti quelli che dall’oceano di questa vita son passati a te per cantare con i santi martiri il Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Tu incarni il nuovo Adamo: modellasti l’antico e la maledizione gravante su di lui cancellasti da solo; perciò ti preghiamo, dà riposo ai fedeli defunti, nelle delizie del paradiso, o Cristo, unico compassionevole.

Tu solo sai la nostra fragilità: tu che sei buono e compassionevole, colloca i fedeli defunti là dove splende la luce senza fine della tua visione, Cristo Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. Le ombre della legge, i sogni d’un tempo svaniscono nel tuo concepimento: hai fatto sorgere su noi la fulgida grazia di Dio, per cui fummo salvati dall’antica condanna, o pura Madre di Dio, noi che celebriamo il Dio gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace i figli d’Israele, come metallo in fusione, più che oro puro, brillarono per la bellezza della pietà, cantando: benedite, opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ingiustamente provati e perseguitati per Cristo da prove e tormenti, o profeti, liberate noi che cantiamo: benedite, opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Vasi in cui Dio mise i suoi doni, profeti ispirati, senza sosta pregate perché diventiamo dimore dello Spirito santo, noi che gridiamo: benedite, opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Martyrikòn. Incatenati spezzaste ogni astuzia del nemico: liberatemi dunque dalle catene del peccato, sapienti martiri, perché canti: benedite, opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Tu che concepisti la fonte della luce, o Vergine, rischiara gli occhi del mio cuore alla luce della sapienza divina per cantare: opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei defunti. Stesso irmòs.

Tu che per la fede giustifichi gli uomini, per le preghiere dei martiri, Dio Salvatore, colloca alla tua destra i fedeli defunti per cantare: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei tuoi servi defunti, Signore lava ogni colpa con la rugiada del tuo amore, perché cantino: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Tu che hai piena potestà sulla vita e sulla morte, compiàciti di far trovare il tuo splendore a quanti con fede si sono addormentati acclamando: Opere tutte, lodate il Signore, ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Vergine pura, sei per noi mediatrice di salvezza nello splendore della vita eterna; noi tutte opere del Signore ti cantiamo, divina Madre e ti esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrò una figura del tuo parto puro; estingui, ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinchè, Madre di Dio, senza fine ti magnifichiamo.

Perché nelle sacre tende fosse rivelata in anticipo la tua benevolenza, facesti dei tuoi profeti strumenti eletti manifestando già per mezzo loro ciò che sarebbe stato; per loro t’imploriamo: donaci la tua compassione.

Ti sei rivelato ai profeti, Sovrano, nella misura in cui erano capaci di vedere il tuo splendore; rendici capaci, per le loro preghiere, delle luci pure che sono in te, purificando le nostre anime dalle passioni peccaminose.

Martyrikà. Consegnando il corpo ai flagelli, avete flagellato le torme dei demoni, custodendo il vostro intelletto salvo dai loro colpi, o martiri: sanate dunque, con le vostre preghiere, il mio cuore colpito dal dardo del maligno.

Era l’ostilità dei persecutori, che pativa quando infliggeva a voi i dolori dei colpi, venerabili martiri, difensori della fede: curate dunque gli atroci dolori della mia anima e le ferite del mio cuore.

Theotokìon. Fremono le schiere degli intelletti celesti vedendo il divino splendore del Padre inespli-cabilmente tenuto da te fra le braccia e divenuto a te somigliante, Vergine Madre purissima, per divinizzare i mortali.

Dei defunti. Stesso Irmòs.

Tu che sei Dio misericordioso e amico degli uomini, perdona alla creatura da te plasmata e dà riposo nelle tende dei tuoi santi, dove tutti i martiri esultano, a quanti con fede hanno lasciato questo mondo effimero, o misericordiosissimo.

E’ tuo l’abisso di misericordia che vince le colpe dei tuoi servi: accogli, dunque, coloro che hai scelto, dà loro riposo nel seno di Abramo, o amico degli uomini e falli dimorare con Lazzaro nella tua luce.

Divenuto con la crocifissione liberatore e Salvatore del genere umano, rendi degni del gaudio divino, della vita pura, della letizia e dello splendore quelli che tra di noi, nella tua benevolenza, hai ora trasferito.

Theotokìon. Trascendono l’intelletto le tue meraviglie: tu sola sotto il sole, purissima Vergine, hai dato a tutti di contemplare il nuovissimo prodigio del tuo parto incomprensibile: perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilaria. Tono 3.

O Dio, che solo riposi nel santuario, salva quanti invocano il tuo nome, per le preghiere degli apostoli, dei martiri, dei profeti, dei gerarchi e di tutti i santi.

O Dio, Re dei morti e dei vivi, dà riposo ai tuoi servi nelle tende degli eletti e se anche peccarono, mai da te si allontanarono, Dio Salvatore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

In te ci rallegriamo, divina Madre, nostra protettrice presso Dio: stendi la tua mano invisibile e distruggi i nostri nemici, invia ai tuoi servi un soccorso dall’alto.

Stichirà delle Lodi. Martyrikà. Tono 1.

Venite, popoli tutti, con inni e cantici spirituali onoriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne dalla quale per i fedeli sgorgano guarigioni; per le loro suppliche, Cristo Dio nostro, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Ecco i soldati del gran Re: si opposero ai decreti dei tiranni e disprezzarono generosamente i tormenti; calpestata ogni seduzione e degnamente incoronati, chiedono al Salvatore pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Non han potuto separarvi da Dio, lodatissimi martiri, né tribolazioni, né angoscia né fame, né persecuzione, né flagelli, né furore di belve, né spada o fuoco minaccioso; ma lottando per suo amore come in corpi estranei, dimenticaste la natura, disprezzando la morte e giustamente avete avuto ricompensa per le vostre pene: del regno di Dio siete divenuti eredi; pregate dunque senza sosta per le nostre anime.

Esultate, martiri, nel Signore; ingaggiano la buona battaglia, avete resistito ai re e vinto i tiranni; non temevate né fuoco, né ferro e mentre belve feroci vi divoravano il corpo, a Cristo, con gli angeli, inneggiavate, ottenendo così celesti corone; chiedete che sia donata al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Beati quelli che hai scelto e preso con te, Signore.

Necròsimo. Con le opere, mio Salvatore, mostri d’esser la risurrezione di tutti, risuscitando Lazzaro dai morti con la tua parola, o Verbo; allora furono infrante le sbarre dell’Ade e scardinate le sue porte; allora si rivelò un sonno la morte dell’uomo; tu dunque, che sei venuto non per giudicare, ma per salvare la creatura da te plasmata, dà riposo a quelli che hai chiamato, come filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, Madre di Dio Maria, poiché generasti il Re, il Salvatore e l’illuminatore di tutti i secoli.

Quando c’è l’alliluia cantiamo i martyrikà qua sopra alle lodi, mentre i seguenti prosòmia, composti da Teofane, li diciamo agli apòsticha. Tutti questi prosòmia hanno questo acròstico: O Cristo, scrivi i tuoi servi nel libro dei viventi.

Martiri degni di ogni lode.

Ti preghiamo, Salvatore, rendi degni i defunti della dolce comunione con te e falli abitare nelle tende dei giusti, nelle dimore dei tuoi santi, nelle dimore celesti senza far conto delle loro colpe, per la tua compassione e concedi loro il riposo.

Stico. Beati quelli che hai scelto e preso con te, Signore.

Nessuno è senza peccato, se non tu, unico immortale: colloca dunque i tuoi servi nella luce, con i cori dei tuoi angeli, Dio misericordioso e non considerare i loro peccati, nella tua compassione e dona loro il perdono.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei beni.

Le tue promesse, Salvatore, superano ogni realtà visibile: ciò che occhio non ha visto, né orecchio udito, ciò che a cuore d’uomo non è mai salito; fa’ dunque che le raggiungano, ti preghiamo, quelli che tra di noi a te sono passati e dona loro la vita eterna.

Stico. La loro memoria di generazione in generazione.

Allietandosi della tua croce, Salvatore, i tuoi servi passarono a te fiduciosi, o amico degli uomini; in riscatto delle loro colpe dona loro ora regalmente questa croce da cui effondesti il tuo vivificante e prezioso sangue e concedi loro di godere della gloria infinita.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Scongiura Cristo tuo Figlio, Vergine Madre, perché doni il perdono delle colpe ai tuoi servi che piamente ti hanno proclamato Madre di Dio e tale ti hanno definita con parola verace: conceda loro nel suo regno lo splendore dei santi e la letizia.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

La folla innumerevole degli atleti, dei sommi sacerdoti e delle donne sapienti e degli insigni profeti ti supplica, o Gesù Dio: concedi a tutti remissione delle colpe come unico filantropo.

Voi che avete compiuto la sacratissima corsa, o asceti di Cristo, con i sacri gerarchi e i profeti foste degni di abitare gioiosi la città celeste con gli angeli.

Colloca nella luce senza sera, o Cristo, quanti hai trasferito trascurando le loro trasgressioni, come Dio compassionevole Dio affinché glorifichiamo la tua ricca misericordia, o benefattore.

Gloria.

Con il Padre tuo preeterno e il santo Spirito, Cristo Dio, tutti glorifichiamo la tua filantropia acclamando: Ricordati dei tuoi servi nell’ora del giudizio, Signore.

E ora. Theotokìon.

Come palazzo, trono di gloria e nube di luce ti inneggiamo e supplichiamo, o pura: sciogli le nubi maligne e le passioni delle nostre anime, o fanciulla.

FINE DEL PRIMO TONO

Larte della musica abbellendo i tuoi suoni,

Ti dà il primo posto. Ah, quanto meritato!

Tu che sei chiamato primo tono dallarte della musica,

Prima di tutto lasciati elogiare da noi a parole.

O primo, la prima delle bellezze tu ottieni;

Primo premio che possiedi ovunque.

Continua a leggere

Modo II – Domenica – Mattutino

Periodo Del Tono 2

La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Con la solita ufficiatura si canta il canone trinitario il cui acrostico è: Inneggio il triplice fulgore della divina Maestà. Poema di Mitrofane di Smirne.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

L’una e trina sovrana natura della Divinità inneggiamo con cantici dicendo: oceano inesauribile e sostanziale di misericordia, custodisci e salva i tuoi adoratori, come amico degli uomini.

O Padre, fonte e radice, autore della comune Divinità che è nel Figlio e nello Spirito santo, fa’ scaturire nel mio cuore il trisolare splendore e rischiarami con la partecipazione al fulgore divinamente efficace.

Monade di triplice luce divina sovrana, disperdi tutta la tenebra dei miei peccati e passioni con la partecipazione dolcissima ai tuoi raggi luminosi e rendimi tempio e dimora pura della tua inaccessibile gloria.

Theotokìon. La nostra natura era rimasta danneggiata dall’antica pianta vietata e andava in perdizione, o Pura; il Verbo Dio incarnato nel tuo grembo per amor nostro la ristabilì e ci iniziò al mistero della triplice luce della maestà divina.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Per l’unità di natura, o Maestà divina, glorifico te come di uguale onore nelle tre ipòstasi, poiché sei vita e donatrice di vita sovrabbondante, unico Dio nostro e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Le schiere immateriali e celesti tu le sottoponesti come specchio della tua bellezza, a inneggiare senza sosta a te, Trinità e unica Maestà indivisibile: accetta dunque anche ora la lode dalla nostra bocca fangosa.

Consolida sulla pietra della fede e dilata nell’oceano del tuo amore il cuore e la mente dei tuoi servi, Monade trisolare; poiché tu sei il nostro Dio, in cui speriamo e non saremo delusi.

Theotokìon. Colui che in principio diede tutta la sostanza al creato, nel tuo grembo ricevette sostanza, o Madre di Dio, per infinita bontà e fece sorgere per tutti la luce trisolare dell’unica Divinità e Sovranità.

Kathisma Triadico. Cercando le cose di lassù.

Quando in principio plasmasti Adamo, o Signore, allora al tuo Verbo consustanziale proclamasti, o benigno: facciamolo a nostra somiglianza; assisteva pure lo Spirito santo creatore; per questo noi acclamiamo: Dio nostro che ci hai fatti, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Quando Dio si degnò venire a noi, dimorò nel tuo purissimo grembo, o Santissima e per tuo mezzo salvò la stirpe umana, donando a tutti il regno dei cieli; perciò a te acclamiamo: Salve, Sovrana, pura Madre di Dio.

Ode 4. A te inneggio.

Neppure le schiere immateriali degli angeli sono in grado di capire te, Triade Monade senza principio: eppure noi con lingua di fango inneggiamo con fede e glorifichiamo la tua bontà essenziale.

Tu che sei plasmatore della natura degli uomini, Onnipotente, vedi e scruti la mia impotenza; perciò abbi pietà del tuo servo e riconducilo a vita perfetta.

Dell’eterna Monade inneggiamo le tre ipòstasi distinte, ognuna con il suo carattere personale, però unite e indivisibili nella Divinità, volontà e gloria.

Theotokìon. Tempio puro e senza macchia, o sempre vergine Madre di Dio, trovò te l’Onnipotente, unica certo da tutti i secoli; e in esso abitando prese la forma della natura umana, per amore degli uomini.

Ode 5. Illuminazione.

Tu che su tutti gli esseri stendi i raggi portatori di pace e salute della tua provvidenza, o Re della pace, custodiscimi in pace; poiché tu sei la vita e la pace dell’universo.

Apparso a Mosè nel roveto in forma ardente, fosti chiamato angelo, o Verbo del Padre, rivelando la tua futura venuta fra noi; con essa a tutti chiaramente annunziasti la potenza delle tre ipòstasi dell’unica maestà divina.

Tu che riveli l’eterna tua gloria, Trinità santa e unica Maestà, concedi che quelli che ti inneggiano con fede ortodossa vedano la tua gloria eterna e il tuo unico trisolare splendore.

Theotokìon. Dio Verbo, che contiene essenzialmente tutti i secoli, ineffabilmente fu contenuto nel tuo grembo, vergine Madre, richiamando gli uomini all’unione con l’unico Dio.

Ode 6. Circondato dall’abisso.

Tu che vuoi misericordia, abbi pietà di quelli che credono in te, o Dio trisolare e libera i tuoi servi dalle passioni e dai pericoli (2).

Nell’ineffabile oceano della tua bontà, concedimi il fulgore illuminante e inconcepibile della tua illuminazione, o Divinità risplendente.

Theotokìon. Ineffabilmente l’Altissimo divenne uomo da te, Vergine, rivestendo interamente l’umana natura, illuminandomi con la triplice luce.

Kathisma. Tono 2. Tu che sei sorgente.

Tu che stendi su noi l’oceano della tua misericordia, accoglici o misericordioso: guarda il popolo che ti glorifica, accogli i canti di quelli che ti pregano, Triade Monade senza principio; poiché speriamo in te, Dio dell’universo, affinché tu perdoni le nostre colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti la fonte della compassione, pure tu sei compassionevole, o buona Madre di Dio, poiché tu sola sei la difesa dei fedeli, la consolazione degli afflitti; perciò ora tutti con fede ci prostriamo a te, per essere sciolti dai timori, noi che abbiamo unica ricchezza il tuo soccorso.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Stabilisti nell’immutabilità per i secoli le schiere degli angeli, o unico immutabile, Sovrano trisipostatico; fa’ quindi che anche il mio cuore resti sempre costante a lodare te con fervore e inneggiarti con fede (2).

I cori spirituali delle sostanze incorporee illuminati dai tuoi raggi, Dio unico Monarca trisolare, diventano altrettante luci; illumina anche me con il loro irradiamento e partecipazione, triplice luce sfolgorante.

Theotokìon. Non cessare di guidarci e di elevare al cielo quanti ti amano, tu che per ineffabile amor nostro diventasti uomo nel grembo della Vergine e divinizzasti gli uomini e sedesti col Padre sul trono della gloria.

Ode 8. Disprezzando il simulacro aureo.

Trinità inaccessibile, coeterna e senza principio, divina Maestà, senza diversità alcuna eccetto le luminose proprietà, abbatti ogni malvagia volontà dei nemici e assalto dei demoni, conservandomi sempre incolume, o Signore dell’universo (2).

Incircoscritta trisolare divina Maestà, che sapientemente e potentemente costituisci il mondo e lo conservi sempre in ordine perfetto, abita anche nel mio cuore, perché senza sosta ti inneggi e glorifichi con i cori degli angeli per tutti i secoli.

Sapienza del Padre, inconcepibile, inesprimibile Verbo dì Dio, che non cambiasti la tua immutabile natura e assumesti per compassione la natura umana, a tutti insegnasti a venerare l’unica Trinità, quale sovrana dominatrice di tutti i secoli.

Ode 9. Il luminare precedente il sole.

Dalla luce senza principio, il Figlio, pure lui senza principio, sorge luminoso e lo Spirito divino ineffabilmente procede come luce connaturale: per questo professiamo l’incessante generazione e l’inesplicabile processione.

Illumina, trisolare Divinità, con la tua triplice irradiazione, i cuori di quanti a te inneggiano e da’ loro intelligenza per penetrare tutte le cose e fare la tua volontà buona e perfetta, magnificandoti e glorificandoti.

Dio infinito per natura, che possiedi un infinito oceano di misericordia, nei tempi antichi fosti misericordioso: così anche adesso, o Trinità, abbi pietà dei tuoi servi, liberandoli da colpe, tentazioni e tribolazioni.

Theotokìon. Salvami, Dio mio, da ogni assalto e malizia, tu che in tre ipòstasi sei celebrato ineffabilmente unico Dio onnipotente, custodisci il tuo gregge per l’intercessione della Madre di Dio.

Al Mattutino

La solita ufficiatura e l’esasalmo, la grande ectenia (Ta Irinikà) e Il Signore è Dio. E subito cantiamo gli apolytikia. Segue poi una piccola ectenia e l’esclamazione: Poiché tua è la forza, quindi i kathismata.

Dopo la prima sticologia,

kàthisma della risurrezione. Tono 2. Autòmelo.

Il nobile Giuseppe, calato dal legno il tuo corpo immacolato, lo avvolse in una sindone pura con aromi, e prestandoti le ultime cure, lo depose in un sepolcro nuovo; ma tu il terzo giorno risorgesti, Signore per donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. Stessa melodia.

Stando presso il sepolcro, l’angelo gridava alle donne mirofore: Gli unguenti profumati sono per i morti, ma il Cristo si è mostrato estraneo alla corruzione. E voi gridate dunque: È risorto il Signore, per donare al mondo la grande misericordia.

E ora. Stavrotheotokìon.

Sei più che gloriosa, Vergine Madre di Dio, a te noi cantiamo, perché per la croce del tuo Figlio l’ade precipitò, la morte giace uccisa e noi, morti, risorgemmo, resi degni della vita e abbiamo ottenuto il paradiso, la felicità antica. Per questo grati glorifichiamo Cristo nostro Dio, forte e misericordiosissimo.

Dopo la seconda sticologia, altri kathìsmata.

Tu non impedisti che fosse sigillata la pietra del sepolcro e così risorgendo offristi a tutti la roccia della fede; Signore, gloria a te.

Gloria. Il nobile Giuseppe.

Il coro dei tuoi discepoli, con le mirofòre, esulta concordemente: una festa comune celebriamo anche noi con loro a gloria e onore della tua risurrezione. E grazie a loro, o Signore amico degli uomini, concedi al tuo popolo la grande misericordia.

E ora. Theotokion. Sei più che gloriosa.

Sei più che benedetta, Vergine Madre di Dio, perché per colui che da te si incarnò l’ade fu imprigionato, Adamo richiamato, la maledizione abolita, Eva liberata, la morte uccisa e noi vivificati. Perciò inneggiando acclamiamo: Benedetto sei tu, Cristo Dio nostro, perché cosi ti è piaciuto, gloria a te.

Dopo l’àmomos (salmo 118) e gli evloghitaria, una piccola ectenia con l’esclamazione: Poiché è benedetto. Poi:

Ypakoí.

Dopo la passione, recatesi le donne al sepolcro per ungere il tuo corpo, Cristo Dio, videro angeli nella tomba e sbalordirono udendoli dire: È risorto il Signore per donare al mondo la grande misericordia.

Anavathmì (graduali). Antifona 1.

Levo gli occhi del mio cuore al cielo, a te, Salvatore: col tuo rifulgere, salvami Signore.

Pietà di noi, che in ogni ora, Cristo mio, contro te molto pecchiamo e prima della fine, convertici a te.

Gloria. E ora.

È del santo Spirito governare, santificare, muovere il creato: egli è Dio, consustanziale al Padre e al Verbo.

Antifona 2.

Se il Signore non fosse in noi, chi potrebbe custodirsi salvo dal nemico e dall’omicida?

Non consegnare ai loro denti il tuo servo, o Salvatore: come leoni i miei nemici contro di me muovono.

Gloria. E ora.

Al santo Spirito l’origine di ogni vita e la sovranità, perché come Dio rinvigorisce ogni creatura e nel Padre e nel Figlio le conserva.

Antifona 3.

Quanti confidano nel Signore somigliano al monte santo: mai vacilleranno per gli assalti di Beliar.

Alle iniquità non stendano le mani quanti vivono la vita divina, perché Cristo non lascia la sua eredità sotto la verga degli empi.

Gloria. E ora.

Dal santo Spirito scaturisce ogni sapienza: per lui agli apostoli è data grazia, per lui i martiri nelle loro lotte sono coronati, per lui vedono i profeti.

Prokìmenon.

Destati, Signore, Dio mio, secondo il precetto che hai dato e ti circonderà l’assemblea dei popoli.

Stico. Signore, Dio mio, in te ho sperato.

Ogni spirito. Vangelo aurorale. Contemplata la risurrezione di Cristo. Salmo 50. Per le intercessioni degli apostoli. Per le intercessioni della Madre di Dio. Risorto Gesù. Salva, o Dio il tuo popolo. Kyrie eléison (12). Per le misericordie. Iniziamo a questo punto la recita dei canoni.

Canone della risurrezione.

Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

II principe del mondo, dal quale eravamo accusati per non aver ubbidito al tuo comando, con la tua croce venne giudicato, o buono: su di te si era gettato come su un mortale, ma cadde per la forza del tuo potere e mostrò la sua debolezza.

Sei venuto nel mondo come Redentore della stirpe dei mortali e autore della vita incorruttibile: lacerasti le bende funebri con la tua risurrezione, che noi tutti glorifichiamo: perché si è grandemente glorificato.

Theotokion. Ti rivelasti, o pura, più alta di ogni creatura visibile e invisibile, o sempre Vergine, partorendo il Creatore, che si compiacque incarnarsi nel tuo seno: pregalo sicura di salvare le nostre anime.

Canone stavroanastàsimo. Acrostico senza irmì: Canto lode al Verbo vivificante. Poema del monaco Giovanni.

Percorrendo una via nuova.

Forza dei deboli, risollevamento dei caduti e immortalità per i morti fosti, o Cristo, con la passione della tua carne: perché ti sei glorificato.

Ebbe pietà della sua immagine caduta e, frantumata, la rialzò il Dio che la plasmò e restaurò: perché si è glorificato.

Canone della Madre di Dio. Acrostico senza irmì: Canto lode al Verbo vivificante. La prima ode è senza irmòs, mentre le successive hanno irmì. Poema del monaco Giovanni.

Stesso Irmòs.

Un tempo la scala immateriale, la via marittima stranamente asciutta raffigurarono la tua generazione, o pura: e tutti noi l’inneggiamo perché è glorificata.

La potenza dell’Altissimo, perfetta Ipòstasi, sapienza di Dio incarnata, o pura, in te conversò con i mortali, perché si è glorificata.

Passò per la porta ermeticamente chiusa del tuo grembo il sole di giustizia, o pura e brillò al mondo perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Nella tua passione il creato trasmutò, vedendo in vile aspetto, schernito da empi, colui che con cenno divino creò tutto.

Dalla polvere, a tua immagine, con la tua mano mi plasmasti e dopo che per il peccato di nuovo in polvere di morte ero stato ridotto, tu, o Cristo, scendendo nell’ade con te mi rialzasti.

Theotokion. Stupirono le schiere degli angeli, o purissima e fremettero i cuori degli uomini per il tuo parto: per questo, con fede, quale Madre di Dio ti veneriamo.

Canone stavroanastàsimo. L’arco dei potenti.

Cristo, superiore a tutte le cose, con la passione della sua carne per un poco fu inferiore alla natura degli angeli.

Ritenuto morto fra gli iniqui, splendente, o Cristo, apparisti alle donne coronato della gloria della risurrezione.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Colui che è fuori di ogni tempo come Creatore dei tempi, da te, Vergine, volle essere plasmato fanciullo.

Inneggiamo al grembo più vasto del cielo, per cui Adamo felice è divenuto cittadino del cielo.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Ti presentasti come un accusato al tribunale di Caifa senza alzare la voce, o Sovrano, portando alle genti il giudizio che con la tua passione, o Cristo, hai fatto diventare salvezza per tutta la terra.

Per la tua passione vennero meno le spade del nemico, con la tua discesa all’ade furono rovesciate le città degli avversari e l’arroganza del tiranno venne abbattuta.

Theotokion. Tutti noi fedeli ti conosciamo come porto di salvezza e inconcusso baluardo, o Madre di Dio, Sovrana: con la tua intercessione infatti, tu liberi dai pericoli le anime nostre.

Canone stavroanastàsimo. Ho udito, Signore.

Quando ti vide confitto al legno, o Cristo, colei che ti aveva generato senza doglie, subì allora gli spasimi della maternità.

E’ vinta la morte, un morto depreda le porte dell’ade, poiché quando il vorace fu squarciato, mi furono donati tutti i beni soprannaturali.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Ecco, il monte divino della casa del Signore, la Madre di Dio è innalzata sopra le potestà con gloria grande.

Tu sola, o Vergine, generasti al di fuori delle leggi di natura il Re del creato, divenendo degna di vocazione divina.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo fonte della luce.

Come cedro, schiacciasti l’arroganza dei nemici, volontariamente innalzato nella carne, o Cristo Sovrano, col cipresso, il pino e il cedro, come ti è piaciuto.

Nella fossa profonda, o Cristo, ti deposero morto, esanime, ma per le tue piaghe, o Salvatore, con te rialzasti gli uccisi, che dormivano dimenticati nelle tombe.

Theotokion. Scongiura il tuo Figlio e Signore, o Vergine pura, di concedere pacifico riscatto ai prigionieri che di fronte alle vicende avverse in te confidano.

Canone stavroanastàsimo. Il carbone ardente.

Adamo non volle digiunare e gustò per primo il frutto dell’albero mortifero, ma il secondo, crocifisso, cancellò il suo peccato.

Assumesti una natura passibile e mortale, tu impassibile per immateriale divinità, ma reso incorruttibile, o Cristo, risuscitasti i morti dagli antri ell’ade.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Nubi, stillate sulla terra la dolcezza della gioia, perché ci è dato un bimbo che era prima dei secoli, il nostro Dio, incarnato dalla Vergine.

Alla mia vita e alla mia misera carne rifulse la luce e dissolse l’odiosità del peccato l’Altissimo quando finalmente, senza seme, prese dalla Vergine un corpo.

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Come un malfattore è condannato il giusto e con gli empi è inchiodato al legno per donare con il proprio sangue la remissione ai debitori.

Tramite un solo uomo, il primo Adamo, un tempo la morte entrò nel mondo; e tramite uno solo, il Figlio di Dio apparve la risurrezione.

Theotokion. Ignara d’uomo, o Vergine, concepisti e vergine rimani in eterno, recando così la prova della divinità vera del tuo Figlio e Dio.

Canone stavroanastàsimo. Ascolta la voce.

Per l’uomo caduto ponesti i cherubini a guardia dell’albero della vita, ma vedendoti aprirono le porte, poiché apparisti conducendo il ladro in paradiso.

Deserto impraticabile divenne l’ade per la morte di uno solo: della sua molta ricchezza accumulata lo svuotò per tutti noi Cristo da solo.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

La natura umana schiava del peccato, pura Signora, per te ottenne libertà: tuo Figlio infatti come agnello per tutti fu immolato.

Tutti proclamiamo te vera Madre di Dio: libera gli abitanti provocatori, poiché tu sola trovasti credito presso tuo Figlio.

Kontàkion.

Risorgesti dalla tomba, Salvatore onnipotente: l’ade sbigottiva vedendo il prodigio e i morti risuscitavano; il creato vedendo ciò, con te si rallegra, con lui esulta Adamo e il mondo, o mio Salvatore, a te per sempre inneggia.

Ikos.

Tu sei la luce di chi è ottenebrato, tu sei la risurrezione di tutti, la vita della stirpe umana: con te risuscitasti i credenti, spogliando il dominio della morte, o Verbo Salvatore e infrangendo le porte dell’ade e i mortali stupivano vedendo il prodigio: tutto il creato gioisce per la tua risurrezione, o amico degli uomini. Anche noi dunque glorifichiamo e celebriamo tutti la tua condiscendenza, mentre il mondo, o mio Salvatore, a te per sempre inneggia.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

Nella tua amorosa compassione non sopportavi, o Sovrano, di veder l’uomo tiranneggiato dalla morte: ed ecco, sei venuto e, fatto uomo, col tuo proprio sangue lo salvasti, tu, che sei benedetto e più che glorioso.

Vedendoti rivestito della veste della vendetta sbigottirono i custodi dell’ade, o Cristo: sei venuto a sottomettere come servo l’arrogante tiranno, o Sovrano benedetto e più che glorioso.

Theotokion. Come Santa dei santi ti contempliamo, perché tu sola concepisti l’immutabile Dio, Vergine pura, Madre senza nozze: scaturisti l’incorruttela per tutti i fedeli con il tuo parto divino.

Canone stavroanastàsimo. I fanciulli si rivelarono.

Un tempo nell’Eden la disubbidienza condannò il progenitore, ma tu ti lasciasti condannare per liberare dalla colpa il trasgressore, Dio dei padri sublime e gloriosissimo.

Salvasti il ferito dalla lingua velenosa nell’Een, guarendo il volontario morso con spontaneo patire, Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Richiamasti alla luce me, che camminavo nell’ombra di morte, scagliando nel buio ade il fulgore della divinità, o Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Di notte Giacobbe vide come un enigma Dio incarnato: ma come in uno specchio lo videro provenire da te quanti inneggiano al Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Giacobbe lottò simbolicamente come profezia dell’amplesso ineffabile che in te ebbe luogo: così, o pura, volle unirsi agli uomini il Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Profano è chi non proclama te, Figlio della Vergine, uno della Trinità, gridando con salda fede e lingua: Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Vedendo la veste della tua carne imporporata dal tuo sangue, o Cristo, le schiere degli angeli, tremando, sbigottivano per la tua pazienza e acclamavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

O misericordioso, con la tua risurrezione hai rivestito di immortalità il mio corpo mortale: per questo il tuo popolo eletto, o Cristo, con grata esultanza a te canta gridando: è stata inghiottita la morte nella vittoria.

Theotokion. Senza seme concepisti e ineffabilmente partoristi colui che, inseparabile dal Padre, dimorò nel tuo grembo come Uomo-Dio, santissima Genitrice di Dio: ti riconosciamo dunque salvezza di noi tutti.

Canone stavroanastàsimo. Disprezzando la statua.

Apparisti inchiodato alla croce, o misericordiosissimo, ti lasciasti seppellire e al terzo giorno risorgesti e riscattasti tutti i mortali, che cantano con fede, o amico degli uomini: tutto il creato inneggi al Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Disceso negli inferi per liberare dalla corruzione coli che avevi plasmato, con la tua potenza divina, o mio Cristo, Dio Verbo e resolo incorruttibile, gli partecipasti la tua eterna gloria ed egli ora acclama: Inneggi tutto il creato ed esalti Cristo nei seoli.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Per opera tua fu visto sulla terra e conversò con gli uomini l’incomparabile per bontà e sapienza; a lui cantando noi, fedeli tutti, acclamiamo: Inneggi al Signore tutto il creato da lui chiamato all’essere e lo esalti per tutti i secoli.

Proclamandoti realmente pura, ti glorifichiamo, Madre di Dio, che concepisti incarnato uno della Trinità, al quale con il Padre e lo Spirito tutti cantiamo: Inneggi al Signore tutto il creato e lo esalti per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Piantato sul Calvario come nel paradiso, o Salvatore, l’albero beatissimo della tua croce immacolata, irrorato dal sangue e dall’acqua divini scaturiti dalla fonte del tuo divino costato o Cristo, fiorì per noi la vita.

Crocifisso, Onnipotente, abbattesti i potenti e sollevata la natura umana, giacente giù nel carcere dell’ade, l’hai fatta sedere sul trono del Padre; e noi adorandoti, magnifichiamo te, che verrai con questa natura.

Trinitario. Con inni, o fedeli, glorifichiamo in modo ortodosso la Monade trina, la Triade consustanziale, indivisibile natura più che divina, triplice nel suo fulgore, chiarore senza tramonto, sola senza commistioni, che irradia su di noi la sua luce.

Canone stavroanastàsimo. Il Verbo, Dio vero.

In mezzo ai condannati come agnello innalzato, sul Calvario in croce, col fianco trafitto dalla lancia, o Cristo buono, donasti la vita a noi terrestri, che con fede onoriamo la tua divina risurrezione.

Adoriamo Dio, che con la propria morte abbattè con forza il potere della morte, fedeli tutti, perché risuscitò con sé i fedeli antichi e offre a tutti vita e risurrezione.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Uno scettro di potenza ci è donato nel tuo grembo, il Verbo di Dio che rialzò la natura decaduta che scivolava nella tomba; per questo, Vergine pura, come Madre di Dio ti magnifichiamo.

O Sovrano compassionevole, ascolta colei che un tempo eleggesti: tua Madre sia nostra avvocata così che l’universo sia colmo dei tuoi benefici e tutti possiamo magnificarti.

Piccola ectenia ed esclamazione: Poiché ti lodano tutte le potenze. Poi Santo il Signore ecc. e l’Exapostilarion appropriato col suo Theotokìon. Quindi iniziamo le lodi.

Stichirà anastàsima. Tono 2.

Ogni spirito e ogni creatura ti glorifica, Signore, perché con la tua croce distruggesti la morte per manifestare ai popoli la tua risurrezione dai morti, tu che, solo, sei amico degli uomini.

Lo dicano i giudei: come hanno perduto i soldati il Re che custodivano? Perché dunque il masso non trattenne la pietra della vita? Consegnino il sepolto, o adorino il risorto dicendo con noi: Gloria alla moltitudine delle tue compassioni; o Salvatore nostro, gloria a te.

Gioite, popoli ed esultate, un angelo sedette sulla pietra del sepolcro; egli ci evangelizzò dicendo: Cristo, Salvatore del mondo è risorto dai morti e ha colmato l’universo di profumo. Gioite, popoli ed esultate.

Prima del tuo concepimento, Signore, un angelo recò alla piena di grazia il saluto: Salve; alla tua risurrezione un angelo rotolò via la pietra dal tuo sepolcro glorioso: l’uno, al posto della tristezza, ci indicava i segni della gioia; l’altro, invece della morte, ci annunziava il Sovrano datore di vita; per questo a te acclamiamo: Benefattore di tutti, Signore, gloria a te.

Altri Stichirà, anatolikà.

Con gli aromi sparsero lacrime le donne al tuo sepolcro, ma la loro bocca si riempì di gioia quando dissero: È risorto il Signore.

Genti e popoli lodino Cristo nostro Dio, che per noi volontariamente si sottopose alla croce e dimorò tre giorni nell’ade: adorino la sua risurrezione dai morti per la quale tutti i confini del mondo furono illuminati.

Fosti crocifisso e sepolto, o Cristo, perché così hai voluto e depredasti la morte, come Dio e Sovrano, per donare al mondo la vita eterna e la grande misericordia.

Davvero, o iniqui, sigillando la pietra ci procuraste un maggior prodigio. Lo sanno i custodi che dicono: Oggi è uscito dalla tomba; a loro ingiungeste: Dite: Mentre dormivamo vennero i discepoli e lo sottrassero. E chi ruba un morto, per giunta tutto nudo? Ma egli, che è Dio, risorse per suo potere, lasciando nella tomba il lenzuolo funebre. Venite e vedete, giudei: non infranse i sigilli colui che calpestò la morte e dona alla stirpe umana la vita eterna e la grande misericordia.

Alla Liturgia

Dopo Benedetto il regno e la grande synaptì (le Irinikà), si cantano le tre stasi delle antifone, oppure le due stasi dei typikà e le Beatitudini (Makarismì) con i quali vengono cantati i seguenti tropari Anastasimi delle Beatitudini.

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

La croce che accettasti per noi, a perdono dei peccati ti presentiamo Signore amico degli uomini.

Veneriamo la tomba e la risurrezione con cui liberasti dalla corruzione il mondo, Sovrano filantropo.

Con la tua morte, Signore, la morte è stata assorbita, e con la tua risurrezione, Salvatore, salvasti il mondo.

Quanti dormivano nell’oscurità vedendo te, la luce, negli abissi dell’ade, o Cristo, risorsero.

Risorto dal sepolcro, andasti incontro alle Mirofore e comandasti di far sapere ai discepoli il tuo risveglio.

Gloria.

Glorifichiamo il Padre, adoriamo tutti il Figlio e il santo Spirito fedelmente inneggiamo.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono fiammeggiante, salve sposa non sposata, salve tu che concepisti Dio per gli uomini.

E quindi il resto della Divina Liturgia.

Continua a leggere

Modo II – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono 2.

Come flutti del mare sono insorte contro di me le mie colpe; come scafo nell’oceano sono sbattuto, solo, dai marosi delle mie tante colpe; ma tu Signore, guidami con il pentimento a pacifico porto e salvami.

Sono io, Signore, l’albero sterile perché non porto alcun frutto di compunzione; pavento la recisione e temo quel fuoco che non dorme; t’imploro dunque: prima dell’inevitabile momento, convertimi e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei sorgente di pietà facci degni della tua compassione, Madre di Dio, guarda al popolo che ha peccato, mostraci come sempre la tua potenza, poiché, in te sperando, a te gridiamo: Salve, come un tempo Gabriele, capo supremo degli incorporei.

Dopo la seconda sticologìa, kathìsmata catanittici.

Ho peccato, Salvatore, cancella con la penitenza i miei peccati e abbi pietà di me.

Pietà di me, ha detto Davide e anch’io a te grido: Pietà di me, o Dio, pietà di me, gemeva Davide per due peccati commessi; e io per miriadi di colpe a te grido: Egli con le lacrime inondava il suo giaciglio, ma io non ne ho una sola stilla; nel mio sconforto ti supplico: Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Madre di Dio, acclamando: Salve, o porta chiusa per cui venne aperto agli uomini l’antico paradiso

Dopo la terza sticologia,

altri Kathìsmata. Tu che sei sorgente.

Santissimi cori degli incorporei, implorate il Dio buono e Sovrano di risparmiarci nell’ora del giudizio, di strappare all’amaro castigo, alle vessazioni dei demoni, all’oscuramento delle passioni e alla minaccia di qualsiasi male noi, che accorriamo con affetto alla vostra protezione.

Martyrikòn. Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli. Per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di quale madre si udì mai che fu vergine? E di quale vergine si seppe mai che fu madre? Ciò che ti riguarda, Theotòkos, è tutto un prodigio, perciò con fede ti magnifichiamo.

Canone catanittico. Acròstico: Dammi piogge

di lacrime, Verbo di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che gli appartiene dalla schiavitù degli Egiziani perché si è glorificato.

Ti incarnasti, o Verbo e sei venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori; accoglimi perché molto ho peccato, salvami perché a te ritorni.

Mi sono fatto schiavo del peccato e con le mie mani ho aperto la porta alle passioni, o Verbo, nella tua misericordia salvami perché ritorni a te.

Martyrikà. Accanto al tuo trono celeste stanno i martiri coronati di santità: hanno vinto l’audacia dei demoni e ricevuto il premio della vita immortale.

Facendo scorrer su noi il flusso delle guarigioni, i martiri vittoriosi disseccano il torrente delle passioni della nostra carne per la potenza dello Spirito Santo.

Theotokìon. Concepisti la divinità impassibile, guarisci, o Vergine, la mia anima riarsa dalle passioni, strappami dal fuoco eterno, o piena di grazia.

Canone degli incorporei. Acròstico: Canto la lode al coro degli angeli.

Percorrendo nelle profondità.

Come carboni ardenti e teofori, incendiati dallo splendore della tua essenza, rivelasti i cori incorporei che ti glorificano, Cristo, come onnipotente.

Essendo incorporei e partecipi della gloria dell’immortalità, gli angeli o Cristo, per la loro vicinanza a te vengono illuminati.

I tuoi luminosi angeli, o Cristo, manifestano nella loro natura l’immaterialità: essi sono tipo e simbolo della purezza.

Theotokìon. Colui che prodigiosamente generasti, Vergine pura, viene servito con gioia dagli angeli, poiché tu concepisti il loro Signore e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, che sul legno uccidesti il peccato e radica il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori. 

O Cristo, sbocciato da grembo immacolato, ti prego, per la penitenza rinnova la mia anima insozzata dalle passioni e falla risplendere di purezza eterna.

Seguendo l’amaro consiglio del nemico ho commesso ogni sorta di peccati, provocando molto il tuo sdegno, Sovrano longanime e filantropo.

Martyrikà. Protetti dalla croce, i vittoriosi martiri, valorosi soldati di Cristo, annientarono le roccaforti dell’errore.

Rinforzando con la potenza divina la vostra debolezza, generosi atleti del Signore annientaste del tutto la forza del nostro nemico.

Theotokìon. Maria, incensiere d’oro, scaccia il fetore delle mie passioni e rafforza colui che vacillante per gli assalti del maligno agguerrito.

Degli incorporei. L’arco dei potenti.

Il Dio immortale per natura, nella sua grazia e sapienza, rese immortali gli angeli, sue creature.

O angeli, che state al cospetto di Cristo con fervore, pregate dunque perché siamo tutti salvati.

Theotokìon. Il Creatore stesso del tempo, Madre sempre vergine, per te ha avuto un inizio quando lo partoristi nel tempo.

Ode 4. Irmòs.

Ate inneggio, Signore, poiché ho udito il tuo annunzio e mi sono destato: sei giunto infatti fino a me, cercandomi perché ero perduto: perciò glorifico la tua condiscendenza verso di me, misericordiosissimo.

Caduto nel baratro dei peccati, ho perduto, Signore, la bellezza dall’alto, temo il castigo: fa’ splendere sulla mia povera anima, Salvatore la luce del pentimento.

Per le sue menzogne il perfido seduttore mi ha strappato a te, Dio dell’universo, facendomi sua preda; strappami dalla sua malvagità e fa’ che, pentito, torni a te nella penitenza.

Il tempo della mia vita è divenuto un’opera di perdizione: salvami come un tempo salvasti la prostituta, che per tuo ordine si convertì, affinchè inneggi a te, unico senza peccato, o Cristo.

Martyrikà. L’empio che volontariamente escogitò il male, volle costringere i martiri a rendere culto a dèi inanimati, ma fu vinto dalla loro professione di fede nell’unico Dio Creatore.

Venerando una Monade per essenza e una Trinità per caratteri, divinità increata, non avete per nulla dato culto alle creature, o martiri di Cristo, perciò subiste ogni specie di tortura.

Theotokìon. Il Signore s’incarnò nel tuo casto grembo e si unì agli uomini volontariamente per accogliere nella penitenza quanti un tempo erano schiavi del peccato per le tue preghiere, Vergine purissima.

Degli incorporei. Ho udito la tua gloriosa.

Ti presento come miei avvocati gli angeli, Signore: nella tua bontà, liberami dai miei peccati.

Stando alla presenza dello Spirito supremo, causa d’ogni bene, gli spiriti divini brillano con purezza d’una intelligenza che supera ogni intelletto.

I divini ordini della schiera celeste, per ordine del divino Spirito, sono serbati incorruttibili.

Theotokìon. Vedendoti da lontano portare come un bimbo il Dio Verbo incarnato, Isaia in anticipo lo annunziò, o Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché all’infuori di te altro Dio non conosciamo.

Tu che doni la vista ai ciechi, rischiara Signore, la mia cecità spirituale, destami per le opere buone, rigettando pigrizia e torpore.

La mia anima, gravemente inferma per il morso del peccato, risana, unico Salvatore, che un tempo guaristi il viandante caduto nelle mani dei briganti.

Martyrikà. La folla degli atleti del Signore, svergognando la masnada degli empi, sopportò ogni tormento e gustò infine la gioia con gli angeli.

I martiri, tra le fiamme, apparvero come astri luminosi; per la loro pazienza essi fanno risplendere, come raggi luminosi, sulle anime dei fedeli, la luce dello Spirito santo.

Theotokìon. Il Dio precedente i secoli generasti neonato; egli possiede allo stesso tempo due nature e due volontà poiché tu, Vergine, concepisti l’Uomo-Dio.

Degli incorporei.

Colui che Isaia profetizzò.

Serafini e cherubini, brillando per la vicinanza della luce della tearchia, con i troni eccelsi comunicano alle altre gerarchie lo splendore ricevuto da Dio.

Fonte d’ogni splendore, Verbo di Dio, intorno a te hai disposto gli angeli come specchi sfavillanti, che con gioia e armonia riflettono direttamente la tua luce.

Theotokìon. Il santo arcangelo Gabriele, scendendo dal cielo, ti annunziò, pura sposa divina, la gioia che mette fine alla tristezza dei progenitori,

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Atterrato dall’inganno del serpente, giaccio nell’ignoranza; tu che con una parola raddrizzasti il paralitico, rialzami, o Cristo.

Scosso dal soffio del dragone e sballottato dalla tempesta del peccato, come Pietro sulle onde, Signore amico degli uomini, salvami.

Martyrikà. Santi martiri, superando la natura, avete patito oltre le possibilità umane: perciò ora gustate quei beni che superano la comprensione.

Avete colmato la misura della bontà, del valore e della virtù di Cristo; davanti a lui non smettete di pregare per noi, o inneggiatissimi martiri.

Theotokìon. Il Creatore tra tutte le generazioni scelse te, bellezza di Giacobbe che predilesse e apparve a noi sorgendo da te, purissima.

Degli incorporei. Ascolta le parole.

Gli angeli, icone della tua gloria e del tuo splendore, Cristo Signore, riflettono in eterno i divini raggi dell’eterna luce.

Stabiliti dal Dio santo e forte i serafini, rivelandoci il culto della Trinità, con voce incessante cantano l’inno trisagio.

Theotokìon. Come un tempo giurò a Davide, il Signore è davvero sorto dal tuo grembo, Vergine santa, avendo tu generato il grande Re dell’universo.

Ode 7. Irmòs.

L’immagine d’oro venerata nella piana di Dura per ordine ateo i tuoi tre fanciulli disprezzarono; gettati in mezzo alla fiamma, cantavano refrigerati: Benedetto sei tu, o Dio dei nostri padri.

Per le deviazioni dell’intelletto e gli assalti dei demòni mi sono allontanato dalle tue braccia, come il dissoluto pieno di ogni vergogna: ma ora, tornando a te, come lui grido: ho peccato, non respingermi, Gesù che per me t’incarnasti.

Un tempo salvasti i niniviti penitenti minacciati di morte: adesso, o unico filantropo, salva dal terribile castigo il mio cuore macchiato da innumerevoli peccati.

Martyrikà. Il malvagio che tramava di rovinarvi, martiri divini e benedetti, è colpito a morte; le vostre membra straziate sono divenute fonti di guarigione per i fedeli colpiti dall’antico tentatore.

Né le belve, né le minacce dei tiranni, né le spade affilate, né gli oltraggi, né la sega riuscirono a intimorirvi; come estranei ai vostri corpi subivate i tormenti, santi martiri, giustamente incoronati.

Theotokìon. Il tuo grembo ospitò la luce immateriale, che con le fiamme della scienza di Dio indebolì l’ateismo, pura fanciulla, divina sposa; cantandolo gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Degli incorporei. I fanciulli un tempo.

Gli spiriti che senza sosta in cielo volano intorno al trono della tua ineguagliabile gloria, cantano con le loro bocche immateriali: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Tutti gli angeli, Cristo, vedendoti negli eccelsi in un corpo, aprivano le porte celesti inneggiando: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Theotokìon. Mostrando in te la ricapitolazione dei profeti e della Legge, o Vergine, Gabriele ti gridò: Ecco, concepirai il Dio dei vostri padri, il nostro Dio, Vergine santa e benedetta.

Ode 8. Irmòs.

Il Dio che scese nella fornace in aiuto ai figli degli ebrei e mutò la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiate come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Divenuto servo del maligno, sono schiavo della sua astuzia e inganno; vedendomi perduto insuperbisce: liberami da lui, Dio di bontà, rifugio degli smarriti.

Liberami dall’impero delle passioni, che trattengono il mio corpo con lacci insolubili, tu che spezzasti le catene dell’ade: Cristo, Salvatore del mondo, degnati di guidarmi sulle rette vie.

Martyrikà. Ahimè, contro di me gli artefici delle passioni hanno scatenato tutta la loro malizia: voi, però, benedetti martiri, imitatori della passione di Cristo, liberatemi dalle loro trame.

Non piegando il ginocchio davanti alle sculture, come un tempo i fanciulli foste gettati nella fornace dei tormenti e rimaneste illesi per la rugiada divina, o martiri, inneggiando a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Alla mia anima spossata dall’assalto del maligno, Madre di Dio, concedi la guarigione per la tua preghiera, Vergine santa, perché ti glorifichi nei secoli dei secoli.

Degli incorporei.

Disprezzando la statua d’oro.

Come riflesso della tua bontà stabilisti gli angeli che soccorrono, o Verbo, chi pratica i tuoi precetti e canta: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Di virtù sublime ornasti i cittadini del cielo, illuminati dalle gerarchie angeliche; accetta, Cristo, la loro voce incessante: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Deliziamoci splendidamente cantando la divina melodia degli incorporei e diciamo divinamente al Sovrano un canto acclamando con loro: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. La vera sapienza che dirige l’universo trovò diletto in te, pura Madre incontaminata sua dimora; perciò noi cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore, ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, malamente caduto nella corruzione per un cibo, da Vergine santa ineffabilmente incarnato per noi, concordi, fedeli, magnifichiamo.

Ecco il tempo di operare: perché stoltamente dormi immersa nell’avvilimento, anima mia? Destati e fa’ risplendere con le lacrime la tua lampada, affrettati, perché lo Sposo delle anime è vicino; non tardare per non restar fuori della porta divina

Quanto è temibile il tuo tribunale: esso rivela ogni azione, la mette a nudo davanti ad angeli e mortali Quanto è spaventosa la sentenza che emetterai per chi avrà peccato: da essa liberami, o Cristo, donandomi prima della fine lacrime di conversione.

Martyrikà. I divini atleti gloriosi, segnati dall’amore per l’agnello e pastore sono cruentamente immolati nella gioia, come agnelli innocenti e così realmente allietano tutta la santa Chiesa dei primogeniti nei cieli

Resi come luminari per solari fulgori, voi rischiarate ogni animo con lo splendore della vostra lotta, o atleti generosi e fugate ogni oscurità dell’errore; perciò, con fede, siete giustamente detti beati.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a giudicarmi; non condannarmi al fuoco, nel tuo sdegno non accusarmi: ti implora la Vergine che ti portò in grembo, o Cristo, la moltitudine degli angeli, la folla dei martiri.

Degli incorporei. Tutto tu sei desiderio.

Angeli splendenti, vestiti di candide vesti, apparvero come segni ai discepoli divini per indicare la tua seconda venuta, o Cristo. Con loro noi tutti, proclamandoti Dio, ti magnifichiamo.

Come effusore di bene, tu crei l’angelica natura razionale come splendore secondo che riflette il tuo chiarore primo, o mio Cristo più che buono; perciò tutti, con inni, ti magnifichiamo.

Theotokìon. Considerando con stupore, o purissima, la fulgida luce della tua verginità, il divino principe delle schiere celesti gridava di gioia; perciò noi tutti, come Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Considerando le indegnità delle mie male azioni, mi rifugio nella tua compassione, imitando il pubblicano, la prostituta in pianto e il figlio dissoluto; mi getto dunque ai tuoi piedi, o misericordioso: prima di condannarmi, risparmiami o Dio e abbi pietà di me.

Non considerare le mie colpe, o Signore, partorito dalla Vergine: purifica il mio cuore, rendilo tempio del tuo santo Spirito; non scacciarmi con disprezzo dal tuo volto perché la tua misericordia non ha confine.

Martyrikòn. Poiché fino alla morte avete patito per Cristo, martiri vittoriosi, ora le vostre anime sono nei cieli, nelle mani di Dio, mentre in tutto il mondo sono scortate le vostre reliquie: le venerano sacerdoti e re e noi genti tutte, secondo l’uso, esultanti acclamiamo: Sonno prezioso davanti al Signore è la morte dei suoi santi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ulivo fruttifero la Vergine ha prodotto te, il frutto della vita, per portare al mondo il frutto copioso della tua misericordia, Signore.

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone ti rivolgiamo e gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Trascurando le mie molte colpe, o filantropo, mostrami partecipe del tuo splendore, ti supplico.

Gli ordini angelici ti supplicano, Signore, per tutti i fedeli che con affetto ti inneggiano.

Martyrikòn. Per le suppliche dei tuoi martiri, Gesù più che buono, sii propizio a noi nell’ora del giudizio.

Gloria.

Glorifichiamo il Padre, veneriamo il Figlio e inneggiamo tutti lo Spirito, fedeli tutti.

E ora. Theotokìon.

Il frutto del tuo grembo ha reso cittadini del paradiso quanti erano morti per un frutto.

Continua a leggere

Modo I – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 1

Mercoledi al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, donando vittorie agli imperatori contro i barbari e proteggendo la tua città con la tua croce.

Con la tua crocifissione, Cristo, la tirannia fu distrutta, la potenza del nemico calpestata: non un angelo, infatti, non un uomo, ma tu stesso, il Signore, ci salvasti: gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Noi che abbiamo la tua protezione, o purissima e per le tue suppliche siamo liberati dalle sventure, noi che siamo in tutto custoditi dalla croce di tuo Figlio, tutti, degnamente, con fede ti magnifichiamo.

Dopo la seconda sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Sigillata la pietra.

Il legno della tua croce adoriamo, amico degli uomini, perché in esso venne inchiodata la vita di tutti; apristi il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva e lo rendesti degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore; come lui accogli anche noi che gridiamo: tutti peccammo, per la tua dolce misericordia non ci disprezzare!

I soldati a guardia.

L’arma della croce fu mostrata un tempo in battaglia al pio imperatore Costantino quale invitto trofeo contro i nemici in forza della fede. Davanti ad essa tremano le potenze avverse; dei fedeli essa è divenuta salvezza, di Paolo il vanto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon

Meraviglia nuova, tremendo mistero! Gridava l’Agnella Vergine pura vedendo il Salvatore disteso sul legno. Come può esser condannato alla croce, da iniqui giudici giudicato reo colui che tiene in pugno l’universo?

Dopo la terza sticologia del salterio.

Kathìsmata. I soldati a guardia.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, hai raccolto le genti a te lontane perché glorifichino la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e abbatti con la tua croce preziosa chi ci fa guerra.

Martyrikòn. Lasciati commuovere, Signore, per le sofferenze patite per te dai santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o amico degli uomini.

Gloria e ora. Stavrotheotokìon.

L’Agnella senza macchia, vedendo l’Agnello e pastore pendere morto dal legno fra lacrime gridava levando voci di materno dolore: Come celebrerò la tua condiscendenza sorpassante la ragione, Figlio mio e la tua volontaria passione, o Dio più che buono?

Canone Stavròsimo. Acròstico: Vengo salvato dalla croce del Sovrano che patì. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs. Cristo nasce.

Salvato dall’amara schiavitù, Israele, come terra ferma attraversò il mare e vedendo sommerso il nemico, canta un inno a Dio benefattore, che fece meraviglie con braccio elevato, perché si è glorificato.

Innalzato sulla croce, Cristo, rialzasti l’uomo decaduto e annientasti tutta la potenza del nemico: perciò canto la tua passione, Verbo, che col tuo patire mi liberasti dalle passioni.

Tu sei il Signore della gloria e coronasti di gloria l’uomo: fosti coronato di spine perché la nostra natura spinosa portasse frutto d’opere divine, o coltivatore.

Martyrikà. La santissima folla dei santi, lottando lealmente, santificò tutto il creato coi rivi di un sangue purissimo e i sacrifici offerti un tempo ai demòni furono rimpiazzati dal culto di Dio Padre.

L’oscura tenebra dei tormenti, o martiri non nascose la saldezza delle vostre lotte; ma, più fulgidi del sole riflettevate, gloriosi, la splendida luce della salvezza.

Theotokìon. Una spada trafisse il tuo cuore, o santissima, per le sofferenze del tuo Figlio, quando lo vedesti trafitto da quella lancia che doveva annientare la spada di maledizione del paradiso, che impediva ai fedeli il divino ingresso.

Canone della Theotòkos. Acròstico alfabetico.

Ode 1. La tua destra vittoriosa.

Avendoti trovato come tempio santo, Dio Verbo, pura Vergine, dimorò nel tuo grembo santificando, illuminando e purificando dai peccati chi ti venera.

Tu che concepisti la vigna dalla vita, da cui scaturì il vino della salvezza, liberami, nella tua misericordia, dall’ebbrezza del peccato; risvegliami e guidami per i dritti sentieri della penitenza.

Sempre i pensieri mi fanno scivolare, sempre medito progetti perversi; follemente mi sono lasciato sedurre e sono divenuto tutto preda del nemico: non disprezzare, Vergine, il tuo servo!

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio che prima dei secoli.

Non per la scienza, né per la ricchezza si esalti alcun mortale in sé stesso, ma per la fede del Signore, acclamando in modo ortodosso a Cristo Dio e cantando sempre: Sulla pietra dei tuoi precetti stabiliscimi, Sovrano.

Gli empi ti forarono mani e piedi, Cristo, che un tempo con le tue mani plasmasti l’uomo e che con la tua passione ci liberi dalle pene e dalla corruzione.

Si arrestino luna e sole, gridò Gesù di Nave, raffigurando l’oscurarsi degli astri alla passione nella carne del Signore sulla croce, per cui i principi della tenebre furono sconfitti.

Martyrikà. Sopportarono valorosamente i santi martiri le loro pene, ferendo con le loro ferite Beliar, antico serpente; perciò essi sanano sempre i dolori delle nostre anime con segni divini.

Distruggendo le stele dei demoni e i loro templi con la vostra fermezza e saldezza, o martiri, vi rivelaste meravigliosamente templi spaziosi del Padre, del Figlio e del santo Spirito.

Theotokìon. Vedendo il bellissimo divenuto senza bellezza nella passione, Vergine pura, esclamasti amaramente: Ahimè, come soffri passione, o Figlio, tu che vuoi liberare tutti dalle passioni?

Della Theotòkos. Tu che solo conosci.

Tu che generasti il Signore dell’universo, o Sovrana dell’universo, liberami ora, pura Vergine, dal dominio delle passioni perché per mia disgrazia le ho servite nella mollezza e coscienza pervertita.

O Buona, che sola concepisti il compassionevole Signore, o pura, non disprezzare me, tuo spregevole servo e le colpe del mio cuore, ma per le tue preghiere concedimi la penitenza.

I cattivi pensieri, i pericoli, le angosce, le tentazioni turbinano attorno a me: conducimi al porto, dona alla mia anima, ti prego, la calma dopo la tempesta, Vergine degna d’ogni lode.

Ode 4. Irmòs. Virgulto dalla radice.

Udì un tempo il meraviglioso profeta Avvacùm la tua voce, Cristo e con timore gridò: Signore, sei venuto da Teman, Dio santo dal monte ombroso, per salvare i tuoi cristi; gloria alla tua potenza, Signore.

Crocifisso subisti ferite e piaghe, guarendo quelle del mio cuore, o Cristo; gustando l’amaro fiele togliesti il gusto del nocivo piacere corruttore; inchiodato al legno, abolisti la maledizione dell’albero.

Elevato sulla croce, attirasti le genti da te lontane: ci riconciliasti col Padre, o molto paziente, ponendo te stesso come mediatore, che patì, in mezzo alla terra, ignominiosa passione.

Martyrikà. Nel mar rosso del vostro sangue, o beatissimi in Dio, annegò il Faraone spirituale, inghiottito nel mar rosso con tutte le sue armate; perciò salvati con gioia nella terra promessa, diveniste cittadini celesti.

Rafforzati dal vigore di Cristo, mostrarono con molte pene la beata passione nella venerabile carne; perciò ora calmano passioni del corpo e dell’anima di quanti li lodano e sempre li dicono beati.

Stavrotheotokìon. Vedendo l’ingiusta immolazione, la tua Genitrice, o Cristo, piangendo ti gridava: Figlio, giusto giudice, come mai sei stato ingiustamente condannato, tu che vuoi giustificare i condannati per l’antica trasgressione e sottomessi alla corruzione?

Della Theotòkos. Avvacùm contemplandoti.

Nube luminosa che concepisti Gesù Dio, sole di giustizia e fonte di luce, illumina con i tuoi raggi la mia anima oscurata nella notte del peccato e nell’accecamento dei piaceri.

Il diavolo mi assale, la morte è in agguato, cercando di prendermi perfidamente: Sovrana santissima, liberami da loro; dei cristiani sei pronto aiuto, degli afflitti consolatrice, Genitrice di Dio, purissima Sovrana.

Mia forza e mio canto è il Signore concepito nel tuo santo grembo: Vergine pura, supplicalo di conservare sempre nella purezza, senza sozzura e senza peccato, le anime e i corpi dei tuoi servi.

Ode 5. Irmòs. Dio della pace.

Fa’ risplendere, o Cristo, la luce senza tramonto sui cuori di chi ti canta con fede, concedendoci la tua pace che supera ogni mente, affinchè correndo dalla notte e dall’oscurità verso la luce dei tuoi precetti, amico degli uomini, noi ti glorifichiamo.

Il sole si oscurò vedendo sospeso nudo sul legno te, Salvatore, che hai sospeso la terra sulle acque; le pietre si spezzarono come se si sentissero sollevate sulla pietra per il timore e le fondamenta della terra vacillarono.

Innalzato sul legno, trafitto dai chiodi, le dita insanguinate, il costato trafitto dalla lancia, o grande Paziente, risanasti la ferita di Adamo, quella ricevuta ascoltando la sua costola e disobbedendo al Creatore.

Martyrikà. La folla dei martiri si raduna nel paradiso attorno a Cristo, albero della vita; per lui, per nobile motivo, patirono morte e infamia uccidendo colui che uccise la prima coppia per il frutto proibito.

Il flusso del vostro sangue, o atleti di Cristo, inaridì l’abisso dell’empietà e il getto dei vostri clamorosi miracoli seccò la fonte delle nostre passioni nelle anime e nei corpi; perciò vi diciamo beati.

Theotokìon. Stupì la Purissima vedendo Cristo volontariamente innalzato sul legno e piangendo diceva: Alla tua nascita evitai i dolori, ma ora soffro altre pene poiché tu sei ingiustamente crocifisso dagli empi, mio Figlio e Dio.

Della Theotòkos. Tu che col fulgore.

Fa’ crescere e fruttificare copia di virtù nella mia anima, Vergine santa, tagliando alla radice i miei sterili pensieri; sradica e recidi le spine del peccato che mi serrano fino a soffocarmi.

Alla voce dell’angelo, ineffabilmente ospitasti in grembo il Dio Verbo, Vergine Madre: supplicalo di liberare i tuoi servi dalle passioni irrazionali e dai piaceri mortiferi.

Più del fiore uscito dal tuo ramo sbocciò il maligno fiore dell’albero proibito, l’arroganza della mia carne; interrompi l’agitarsi delle mie passioni affinché t’inneggiamo, lodatissima.

Ode 6. Il mostro marino.

Sono del tutto preda delle mie passioni e il mostro iniquo mi ha inghiottito; fammi risalire dalla fossa, o Dio, come Giona un tempo e donami, nella fede, di essere liberato dalle mie passioni perché ti offra in spirito di verità un sacrificio di lode.

Quando Mosè sollevava le braccia prefigurava la tua passione, le tue braccia stese sull’albero e la distruzione del funesto impero del maligno. Riconoscendo che tu sei la liberazione e la salvezza, noi ti celebriamo, amico degli uomini.

O Cristo, soffrendo la morte sul legno, uccidesti il nostro assassino e ridesti vita all’opera delle tue mani: trafitto al fianco effondesti due fonti di remissione per quanti ti celebrano nelle tue due volontà.

Martyrikà. Preziosa, o santi, la vostra morte davanti al Signore, che glorifica gli uomini, ricompensando le loro sofferenze e svergogna Beliar, che s’ingegna di tormentarci con la moltitudine delle sue insidie.

Affrontando con tutta l’anima, o sapienti, ogni sorta di tormenti, nelle vostre lotte vi affiancava colui che ha assunto tutta la nostra umanità; per questo, sebbene mutilati o arsi dalle fiamme, esultavate di gioia.

Stavrotheotokìon. Vedendo la tua crocifissione, la Purissima esclamava: Figlio, che cos’è questa crudele visione? Come mai, o Cristo, subisci inaudita passione tu che risani quanti giacciono nelle passioni? Che cosa ti hanno dato i nemici in cambio dei benefici ricevuti, Benefattore?

Della Theotòkos. Ci ha circondato l’abisso.

Il nemico fu ucciso, o Piena di grazia, dal frutto nato dal tuo grembo per la nostra vita; l’inferno crollò e noi, prigionieri, liberati a te gridiamo: strappa le passioni dai nostri cuori!

A chi s’allontanò da Dio e per sua malizia dimora in esilio, sposa divina, accostati con la tua prodigiosa mediazione, affinché canti le meraviglie della tua potenza.

Il Figlio senza tempo da te fu partorito nel tempo: imploralo, Vergine santa, di risanare il mio cuore da mali e pene e di condurmi alla vita eterna.

Ode 7. I fanciulli allevati nella pietà.

Nella fornace ardente come ad una festa nuziale entrarono un tempo i fanciulli ebrei e nella loro pietà si rivelò la santità; all’unisono cantavano: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Accettando lo schiaffo del servo, mi liberasti dalla schiavitù del nemico, Gesù mio Re; inchiodato al legno, salvi me, che a te grido: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Tutto il creato fu scosso dalla tua crocifissione, o misericordioso Signore; mentre eri trafitto dalla lancia, il nemico veniva ferito in tutto il corpo, ma le piaghe di Adamo guarivano ed egli cantava: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Martyrikà. L’armata divina dei martiri, con l’armatura delle croce respinse, per grazia, gli assalti del nemico; e cantando l’epinicio furono incoronati. Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Con la vostra volontà, più forte del fuoco, santi martiri, non vi siete bruciati, ma nelle fiamme avete consumato il legno secco dell’empietà inneggiando: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Theotokìon. Il nato da te, Vergine, rigenerò i secoli in modo glorioso: innalzato sulla croce risollevò i caduti e li rese cittadini del cielo: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Fornace spirituale.

Porta della luce, ti prego, aprimi le porte della penitenza, condannando, con la tua intercessione, gli ingressi delle mie passioni e calmando tutti i miei cattivi desideri, affinché canti e glorifichi la tua invincibile potenza.

Nelle onde del tuo amore, lava, o Santissima, le macchie che per leggerezza ha contratto nella mia anima; purifica gli occhi della mia coscienza affinché, o purissima, con inni mai silenti canti le tue grandezze.

Tu che concepisti la fonte della vita, o purissima e casta, per le tue preghiere vivifica il tuo servo, strapazzato dalla legione dei neri demoni, ma che inneggia a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs. Prodigio soprannaturale.

La fornace in cui il fuoco diventò rugiada, prefigurò un tempo un prodigio che soprannaturale, poiché il fuoco, non bruciando i fanciulli, rivelò che Cristo sarebbe nato senza seme, verginalmente; perciò inneggiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Volontariamente si distese sulla croce colui che con un gesto distese i cieli; trafitto dai chiodi, colui che desiderava schiodare le passioni di Adamo, prima creatura. A lui perciò cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Quando la masnada del cuore di sasso sollevò sulla roccia te, roccia di vita, i monti sussultarono, la terra vacillò e le anime tremanti si consolidarono nella vita divina, cantando senza fine: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Martyrikà. Hanno tessuto per le loro anime la tunica di salvezza, i martiri, lottando con tutto il cuore nella loro nudità corporale, quando su loro si abbattevano i colpi, gli oltraggi, le ingiurie; ma ora essi cantano: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Senza pietà i valorosi martiri furono torturati e seviziati: subirono mutilazioni e ogni genere di tormenti senza sacrificare agli idoli; divenuti per noi modelli di virtù, cantano: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Theotokìon. La Vergine un tempo diceva: La stolta assemblea si proponeva di toglierti dalla terra; sono privata del Figlio e turbata; come madre ho il cuore nel dolore vedendoti innalzato sulla croce. Con lei tutto il creato ti benedice, liberatore di tutti, Gesù, nei secoli.

Della Theotòkos. Nella fornace i figli d’Israele.

Passioni e diaboliche tentazioni mi tiranneggiano; ma ancor prima di ricorrere a te, vengo salvato; per questo, o Vergine, inneggio a tuo Figlio: opere tutte, lodate il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Vergine santa, più sublime dei cieli, fa’ che il mio spirito trascenda in questa vita la condizione terrestre e materiale perché possa cantare: la creazione benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Tu che generasti la fonte della luce, rischiara i recessi del mio cuore alla luce della sapienza divina, o Vergine, perché possa inneggiare: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs. Vedo un mistero strano.

Ineffabile il mistero della Vergine: essa si è rivelata cielo, trono di Cherubini e luminoso talamo di Cristo, Dio onnipotente: come Madre di Dio piamente magnifichiamola.

Quando un tempo il buon ladrone vide pendere dal legno te, Salvatore, che sospendesti la terra sulle immense acque, con fede ti gridò: Ricordati! Con lui piamente glorifichiamo la tua passione.

Crocifisso, hai scosso le fondamenta della terra; trafitto dalla lancia fai sgorgare stille di immortalità: sangue e acqua, con le quali, o Gesù, purificasti l’umanità dalle passioni e noi degnamente ti magnifichiamo.

Martyrikà. I santi esultavano nei supplizi esortandosi da forti come a un godimento e gridavano: stiamo saldi, ecco, lo stadio è aperto e già Cristo porge ai suoi amici le corone.

Si allieta tutta l’assemblea dei fedeli, onorando gli agoni di tutti gli invitti martiri, le innumerevoli pene con cui ottennero la beatitudine più piena, la vita e il gaudio eterno.

Stavrotheotokìon. Ineffabilmente generasti il Verbo filantropo; vedendolo volontariamente patire per l’uomo esclamavi, o Vergine: Che cos’è questo? Dio impassibile si sottomette alla passione per liberare dalle passioni quanti lo adorano con fede.

Della Theotòkos. Il roveto ardente.

Salve, tu che sola generasti la gioia; salve, tu che sola dissolvesti la tristezza; salve, tu che fugasti le nubi dalle anime e rischiari di luce spirituale quelli che con fede e amore ti magnificano, Genitrice di Dio.

Dissecca del tutto, o pura, il traboccare delle mie passioni, prosciuga lo smisurato abisso dei miei peccati, tu che generasti la pioggia salutare, il fiume di pace e il grande oceano del tenero amore.

Apparisti come luogo gratuito di cura per tutti i feriti e i disperati, o purissima e porto di salvezza per quanti sono nell’oceano della vita; chiunque in esso si rifugia, salvato per la fede ti glorifica.

Exapostilaria. Tono 2.

Arma invincibile, sostegno della fede, croce divina, noi ti cantiamo, venerandoti con fede: sei il rifugio, la gloria dei cristiani; custode degli ortodossi e fortezza dei martiri, degnamente ti glorifichiamo.

Croce di Gesù, armatura dei cristiani, tu doni vittorie agli imperatori e respingi i demòni: concedi a quanti ti adorano protezione e salvezza.

Stavrotheotokìon.

Quanti con fervore piamente adorano la croce e la passione di tuo Figlio, rendili, Madre di Dio, cittadini del paradiso ed eredi della gloria celeste.

Apòstica delle Lodi, stavròsima. Tono 1.

Senza sosta ti cantiamo quale Re e Salvatore, tu che fosti confitto al legno ed elargisti a noi la vita.

Per la tua croce, o Cristo, angeli e uomini han formato un solo gregge e un’unica Chiesa; cielo e terra esultano, Signore, gloria a te.

Martirikòn. Illustrissimi martiri, non han potuto separarvi da Dio, né tribolazione, né angoscia, né fame, né persecuzione, né flagelli, né furore di belve, né spada o fuoco minaccioso; ma lottando per suo amore come in corpi estranei, avete dimenticato la natura, disprezzando la morte; giustamente ricevete la ricompensa per le vostre pene, ereditando il regno di Dio. Pregate dunque sempre per le nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La spada ha trapassato il mio cuore, o Figlio, diceva la Vergine, vedendo pendere dal legno te, o Cristo; sono dilaniata, Sovrano, come profetizzò un tempo Simeone. Ti prego dunque, ti prego, risorgi e con te glorifica, o immortale, la tua madre ancella.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Vergognosissima passione sopportasti, o Cristo e togliesti tutte le nostre vergogne, o buono e mostrasti partecipi del tuo regno superno noi, che veneriamo la tua condiscendenza.

Per coprire la nudità di Adamo, fosti denudato e innalzato nella carne sulla croce per rialzarci dall’abisso del male; perciò, o Verbo, glorifichiamo la tua santa condiscendenza.

Martyrikòn. Ferendo con le vostre sante ferite la folla dei demòni, martiri illustri, sempre ogni giorno sanate per grazia le ferite e le piaghe di tutti gli uomini.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Stando presso la croce, o purissima e vedendo Cristo inchiodato nella carne, parlando gridavi: Dov’è ora la tua bellezza davvero indicibile, o ce la tua dolcezza, o misericordioso, ora la tua dolce bellezza realmente indicibile, o compassionevole?

Continua a leggere

Modo I – Domenica – Mattutino

Periodo Del Tono 1

La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Cantiamo alla Trinità origine di vita un canone. Acròstico: Canto te, l’unica natura trisolare. Poema di Mitrofane di Smirne.

Ode 1. Tono 1. La tua destra vittoriosa.

I serafini senza sosta glorificano l’unico Sovrano in tre ipòstasi, senza principio, eterno, creatore di tutti gli esseri, incomprensibile, che ogni lingua fedelmente celebra con i canti.

Per mostrare agli uomini la tua divinità unica in triplice luce, in principio plasmasti l’uomo, formandolo a tua immagine, dandogli intelligenza, ragione e spirito per tuo amore.

Mostrando dall’alto, o Padre, la tua unica potenza in tre divine ipòstasi, dicesti al Figlio, che pari a te opera e allo Spirito: venite, scendiamo e confondiamo le loro lingue.

Theotokìon. I sapienti figuratamente definiscono il Padre ingenerato intelletto, Verbo il Figlio con lui senza principio e santo lo Spirito, che operò l’incarnazione del Verbo nella Vergine.

Ode 3. Tu che solo conosci.

Anticamente fosti chiaramente veduto da Abramo in tre ipòstasi e in unica natura divina, mostrando in modo figurato la genuina natura della Divinità: e noi con fede inneggiamo a te, Dio in triplice fulgore.

Da te generato in modo divino e ineffabile, o Padre, è rifulso luce da luce il Figlio perfettamente uguale e procede lo Spirito luce divina; e noi con fede adoriamo e glorifichiamo il fulgore dell’unica natura divina.

L’ineffabile Monade Triade soprannaturale e indicibilmente oltre intelletto, è glorificata dalle essenze intellettuali, che con voci trisagie gridano lode senza tacere; con esse anche da noi a una voce è inneggiato il Signore trisipostàtico.

Theotokìon. Da te senza seme venne nel tempo colui che oltre il tempo, fatto simile a noi; colui che non ha figura ci insegnò pure l’unica natura del Padre, del Figlio e dello Spirito, o Madre di Dio, perciò ti glorifichiamo.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Veneriamo tutti Padre e Figlio e Spirito santo uguali in gloria, Trinità increata e Potenza divina; la glorificano le schiere degli incorporei e pure noi, nati dalla terra, oggi con fede e timore la benediciamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Guidaci nella via della penitenza, perché sempre deviamo verso il male e provochiamo lo sdegno del troppo buono Signore, o ignara di nozze, benedetta Maria, rifugio degli uomini disperati, dimora di Dio.

Ode 4. Montagna adombrata.

Splendi a me, trisolare tearchia, con le luci dei tuoi divinizzanti fulgori, sicché con gli occhi del cuore immagini la bellezza del tuo splendore tearchico sovraintellettuale e della illuminante e dolce comunione.

All’inizio stabilisti i cieli, o Signore e tutta la loro potenza con il tuo Verbo onnipotente e il connaturale Spirito della tua bocca, con i quali governi l’universo nella triplice luminosa Monarchia della Divinità.

Come hai plasmato me a tua immagine e somiglianza, istruiscimi e illuminami, onnipotente tearchica Triade, Monade inconfusa, perché faccia la tua volontà santa, buona, potente e perfetta.

Theotokìon. Partoristi uno della Trinità, o purissima, il Figlio sovrano divino fattosi corpo per noi da te, rischiarando i terrigeni con la luce senza tramonto e con i fulgori della Divinità trisolare.

Ode 5. Tu che illuminasti.

Tu che il primo degli angeli immediatamente illuminasti con i raggi inaccessibili della tua bellezza e lo rendesti perfetto, Trinità unica sovrana, illumina con i tuoi raggi chi in modo ortodosso a te inneggia.

A te, unica trisolare tearchia, inneggia ora la natura, che tu creasti per tua bontà e che chiede la liberazione dai peccati, dai timori e dalle afflizioni.

Con fede glorifichiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, unica natura e Divinità, indivisa distinzione, unico Dio della creazione invisibile e visibile.

Theotokìon. Le parole dei profeti un tempo predissero il tuo parto ineffabile e inesplicabile, che noi abbiamo conosciuto, introducendoci nel mistero dell’unica e trisolare natura divina, o pura.

Ode 6. Ci ha circondato.

Hai uguale potenza, Trinità sovrasostanziale, Monade nell’identità di volontà, sei semplice e indivisibile; proteggici, avvolgendoci nella tua potenza (2).

Come benevolo per tuo volere tu hai stabilito tutti i secoli dal nulla, o Trinità inconcepibile, poi hai plasmato l’uomo: ma ora da ogni avversità scampami.

Theotokìon. Divenisti casa del sole senza tramonto, che creò e dispose con grande potenza i grandi astri, pura Vergine sposa divina; ma ora libera me dalla tempesta delle passioni.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Trinità veneranda, indivisa per natura, divisa senza divisione in tre persone, restando indivisa per essenza di divinità, noi terrestri con timore adoriamo e glorifichiamo come Creatore e Signore Dio più che buono.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Governa, o pura, la misera anima mia e abbi pietà di lei, che per la moltitudine delle colpe sta precipitando nell’abisso di perdizione, o Fanciulla e nell’ora paurosa della morte, strappala tu ai demoni che l’accusano e ad ogni punizione.

Ode 7. In te Madre di Dio.

Verbo di Dio, splendore connaturale di Dio onnipotente, come promettesti, nella tua benevolenza metti la tua dimora in me per divinizzarmi con il Padre tuo e lo Spirito Santo e rendimi vincitore dei demoni e delle passioni (2).

Per mostrare l’immensa tua compassione, Signore, mandasti tuo Figlio alla nostra miseria e ci riformasti all’antico splendore. Ma pure adesso istruiscimi con il tuo divino Spirito.

Theotokìon. Il Re dell’universo, portato sul trono dei cherubini, abitò nel tuo grembo verginale, o purissima, per liberare ogni uomo dalla corruzione; proteggimi anche ora con le tue intercessioni.

Ode 8. La fornace rugiadosa.

Col tuo cenno teurgico, Signore di tutti, trisipostàtico e onnipotente hai steso i cieli come una tenda, quindi hai anche tenuto librata la profondità della terra con la potenza della tua mano. Perciò sostieni anche i tuoi servi con amore e con la tua fede, o filantropo, sicché ti glorifichiamo con affetto nei secoli (2).

Illumina, o luce tearchica, quanti inneggiano la luce trisolare propria nelle persone, ma unica nell’essenza, per contemplare sempre i tuoi raggi luminosi; per essi verrò saziato della tua gloria dolce, illuminante e piena di beatitudine e ti esalterò con fede per i secoli.

Theotokìon. Innalzò ai cieli la natura umana, prendendola senza mutare il Figlio tuo, purissima Madre di Dio, per eccesso di bontà liberandola dall’antica corruzione. A lui con gratitudine cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Ode 9. Immagine del tuo concepimento.

O Salvatore del creato visibile e intelligibile, salva i tuoi servi dall’insidia e malvagità dei cattivi, custodisci il tuo gregge in tutto da ogni insidia, o Trinità santissima e consustanziale (2).

Per mostrare l’abisso sconfinato della tua essenziale bontà, o Dio trisolare e unico sovrano onnipotente, ci hai dato promesse salutari per i tuoi servi: degnati di farcele eseguire.

Theotokìon. Volgiti alle nostre suppliche, o Dio che crediamo uno solo vero in tre divine ipòstasi, concedendo ai tuoi servi la consolazione, per l’intercessione della purissima e lodatissima Madre di Dio.

Al Mattutino

Dopo l’esasalmo cantiamo Il Signore è Dio nel tono 1 e l’apolytìkion anastàsimo 2 volte e il theotokìon 1 volta. Poi la solita sticologia del salterio. Dopo la prima sticologia cantiamo i kathìsmata anastàsima.

Tono 1.

I soldati a guardia della tua tomba, Salvatore, furono tramortiti all’apparire sfolgorante dell’angelo che annunziava alle donne la risurrezione. Ti glorifichiamo, o distruttore della corruzione, ci prostriamo a te, risorto dalla tomba e unico nostro Dio.

Gloria.

Volontariamente inchiodato alla croce, misericordioso, deposto nel sepolcro come morto, o datore di vita, infrangesti con la tua morte, o potente, il potere della morte: per te tremarono i custodi dell’ade; con te rialzasti i morti da secoli, come solo filantropo.

E ora. Theotokìon.

Ti sappiamo Madre di Dio, Vergine veramente anche dopo il parto, noi tutti che pieni di amore nella tua bontà ci rifugiamo; perché ti abbiamo come avvocata, noi peccatori; abbiamo te, la sola purissima, come nostra salvezza nelle tentazioni.

Dopo la seconda sticologia,

altri kathìsmata. Sigillata la pietra.

Giunsero di buon mattino le donne al sepolcro e contemplando la visione angelica tremavano: la tomba aveva sfolgorato di vita, il prodigio le aveva colmate di stupore; per questo, venute ai discepoli annunziavano la risurrezione. Cristo ha spogliato l’ade perché solo è forte e potente e con sé ha risuscitato i credenti che erano nella corruzione, sciogliendo con la sua croce il timore della condanna.

Gloria.

Inchiodato alla croce, o vita di tutti e annoverato tra i morti, Signore immortale, risorgesti il terzo giorno, o Salvatore e risuscitasti dalla corruzione Adamo; per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: gloria alla tua passione, Cristo, gloria alla tua risurrezione, gloria alla tua condiscendenza, o solo filantropo.

E ora. Theotokìon. I soldati a guardia.

Maria, sacro ricettacolo del Sovrano, facci risorgere dal baratro di spaventosa disperazione, colpe e afflizioni in cui cademmo; perché dei peccatori tu sei salvezza, aiuto, protezione potente; tu salvi i tuoi servi.

Dopo la sticologia dell’àmomos (salmo 118) cantiamo gli evloghitaria, terminati i quali una piccola colletta e quindi

Ypacoì.

Il pentimento del ladrone ha rapito il paradiso, il lamento delle mirofore ha svelato la gioia: perché sei risorto, Cristo Dio, per donare al mondo la grande misericordia.

Anavathmì (graduali). Antifona 1.

Nella mia tribolazione la voce dei miei dolori ascolta, Signore, a te grido.

Per gli abitanti del deserto il divino desiderio diviene incessante, perché sono fuori del mondo vano.

Gloria. E ora.

Onore e gloria si deve al Santo Spirito, al Padre e al Figlio: cantiamo dunque la signoria della Monade Trina.

Antifona 2.

Sui monti delle tue leggi mi innalzasti: che io risplenda per le virtù, o Dio, per inneggiarti.

Con la tua destra mi afferrasti, o Verbo: custodiscimi, proteggimi, non mi bruci il fuoco del peccato.

Gloria. E ora.

Per il santo Spirito tutto il creato si rinnova, tornando al suo primo stato: perché egli è pari nel potere con il Padre e il Verbo.

Antifona 3.

Quando mi fu detto: andrò agli atri del Signore, si allietò il mio spirito, gioì il cuore.

Sulla casa di Davide gran timore: perché là sono posti i troni e saranno giudicate tutte le tribù e le lingue della terra.

Gloria. E ora.

Degno e dovuto offrire al santo Spirito onore, adorazione, gloria e forza, così come al Padre e al Figlio: perché una è la Trinità per natura, non per le ipòstasi.

Prokìmenon.

Ora risorgerò, dice il Signore, stabilirò nella salvezza, di essa parlerò apertamente.

Stico. Le parole del Signore parole pure.

Ogni spirito. Vangelo aurorale appropriato. Poi Contemplando la risurrezione di Cristo. E dopo il salmo 50, cantiamo sul tono 2.

Gloria.

Per le intercessioni degli apostoli, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe.

E ora.

Per le intercessioni degli apostoli, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe.

Quindi

Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia e secondo la moltitudine delle tue compassioni cancella il mio delitto.

Tono 2.

Risorto Gesù dalla tomba come aveva detto ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia.

Dopo Salva, Signore il tuo popolo e l’esclamazione iniziamo i canoni. L’anastàsimo per 4 stichi, lo stavroanastàsimo per 3, quello della Theotòkos per 3 e quello del santo del giorno per 4. Se il santo è particolarmente festeggiato per 6 o per 8 stichi.

Canone della risurrezione.

Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra che impugna trofei con forza divina si è glorificata: perché nella sua onnipotenza ha infranto i nemici, o immortale, inaugurando per gli israeliti una via attraverso l’abisso.

Tu che con mani immacolate dal fango teurgicamente in principio mi hai plasmato, hai steso sulla croce le mani, richiamando dalla terra il mio corpo corrotto, che avevi assunto dalla Vergine.

Per me subì la mortalità e rese l’anima alla morte colui che con soffio divino in me aveva immesso l’anima e sciogliendo le eterne catene, con sé anche mi ha risuscitato e glorificato con l’incorruttela.

Theotokìon. Salve, fonte della grazia, salve, scala e porta del cielo; salve, urna e candelabro aureo, monte non tagliato, che concepisti al mondo Cristo vivificante.

Canone stavroanastàsimo.

Poema di Cosma. Cristo nasce.

Cristo incarnato mi divinizza, Cristo umiliato mi innalza, Cristo mi rende impassibile, soffrendo nella sua natura di carne, lui, il datore di vita; perciò gli canto l’inno di ringraziamento, poiché si è glorificato.

Cristo crocifisso mi innalza, Cristo ucciso con sé mi risuscita, Cristo mi dona la vita; perciò con esultanza applaudendo, canto al Salvatore l’inno di vittoria, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Concepisti Dio, o Vergine: partoristi verginalmente in te incarnato, o santissima, Cristo unigenito in un’unica ipostasi, riconosciuto Figlio in due nature, poiché si è glorificato.

Canone della santissima Madre di Dio.

Di Giovanni Damasceno. La tua destra.

Quale degna ode ti offrirà la nostra debolezza, se non quello soave che c’insegnò Gabriele? Salve, Theotòkos, Vergine Madre senza nozze.

Alla sempre Vergine e Madre del Re delle potenze celesti, con cuore puro, fedeli, spiritualmente gridiamo: salve, Genitrice di Dio, Vergine Madre senza nozze.

Immenso l’abisso del tuo inconcepibile concepimento, purissima, con salda fede dunque puramente ci rivolgiamo a te dicendo: salve Theotòkos Vergine, Madre senza nozze.

Ode 3. Irmòs.

Tu che solo conosci la fragile sostanza dei mortali e nella tua compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto perché a te acclami: Santo il tempio vivente della tua gloria immacolata, o filantropo.

Tu che sei il mio Dio, o buono, hai avuto pietà di me caduto, a me ti sei compiaciuto discendere e con la tua crocifissione mi hai innalzato, affinché a te acclami: santo il Signore della gloria, incomparabile nella benevolenza.

Tu che sei vita enipostàtica e come Dio compassionevole , o Cristo, hai rivestito il mio essere corrotto, scendendo nella polvere della morte, o Sovrano, hai lacerato la mortalità e, risorgendo il terzo giorno, hai rivestito d’incorruttela i morti.

Theotokìon. Concepito in grembo Dio, o Vergine, per il santo Spirito, non fosti consumata: giacché il roveto ardente che non si consumava, apparso a Mosè legislatore, chiaramente preannunziava te, che accogliesti il fuoco insostenibile.

Canone stavroanastàsimo. Al Figlio che è prima.

A colui che sollevò sulle sue spalle la pecora smarrita e con il legno ne portò via il peccato, a Cristo Dio gridiamo: Risollevasti la nostra sorte, sei santo Signore.

A colui che ha ricondotto dall’ade il grande pastore Cristo e con la sua gerarchia per mezzo degli apostoli pasce con sapienza le genti, allo Spirito divino, o fedeli, in verità diamo culto.

Theotokìon. Al Figlio che volle senza seme incarnarsi dalla Vergine e che la sua Genitrice dopo il parto con divina potenza volle conservare vergine pura, al Dio uno, che tutto sovrasta, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Canone della Theotòkos. Tu che solo conosci.

Nube leggera, giustamente ti chiamiamo, o Vergine, usando le parole del profeta: su di te infatti venne il Signore ad abbattere gli idoli della superstizione egizia e illuminare i loro adoratori.

Giustamente il coro dei profeti ti chiama fonte sigillata e porta chiusa, descrivendoci così chiaramente i simboli della tua verginità, o gloriosa, che tu custodisci anche dopo il parto.

Gabriele, fatto degno di conoscere il pensiero divino, ti portò, o Vergine purissima, una voce gioiosa indicante chiaramente il concepimento del Verbo e annunziava l’ineffabile parto.

Ode 4. Irmòs.

Con occhi preveggenti Avvacùm ti contemplava come montagna adombrata dalla divina grazia e preannunziava che da te sarebbe uscito per salvarci e riplasmarci il Santo d’Israele.

Chi è questo salvatore che viene da Edom, coronato di una corona di spine, la veste tinta di rosso, costui che pende da un legno? E’ il Santo d’Israele, per salvarci e riplasmarci.

Badate, popolo di ribelli, vergognatevi: colui che follemente avete chiesto a Pilato che fosse appeso alla croce come malfattore, sciogliendo la potenza della morte, dal sepolcro è divinamente risorto.

Theotokìon. Ti riconosciamo quale albero della vita, o Vergine: da te non è germinato un frutto che gustato è letale ai mortali, ma gaudio di vita eterna per la salvezza di noi tuoi cantori.

Canone stavroanastàsimo. Virgulto dalla radice.

Chi è questo bello da Edom e il rosso delle sue vesti dalla vigna di Bosor? Bello come Dio, ma come mortale ha la veste purpurea per il sangue della sua carne; a lui cantiamo, o fedeli: Gloria alla tua potenza, Signore.

Cristo, apparendo sommo sacerdote dei beni futuri, ha distrutto il peccato e mostrandoci una nuova via con il proprio sangue, penetrò in una tenda migliore e più perfetta, nostro precursore nel santuario.

Theotokìon. Saldasti l’antico debito di Eva, o lodatissima, con il nuovo Adamo apparso per noi; egli infatti unì a se stesso una carne razionale animata, prodotto di puro concepimento e da te uscì Cristo Signore per tutti e due.

Canone della Theotòkos. Con occhi preveggenti.

Ascolta la meraviglia, o cielo, porgi l’orecchio, o terra, poiché una figlia dell’Adamo terrestre caduto fu eletta per portare in grembo Dio suo Creatore per salvarci e riplasmarci.

Inneggiamo al tuo grande e tremendo mistero, poiché senza dirlo alle schiere celesti Colui che è su te discese come rugiada sul vello di Gedeone, o lodatissima, per salvarci e riplasmarci.

Santa dei santi, lodatissima Madre di Dio, attesa delle genti pagane e salvezza dei fedeli, da te spuntò il Redentore, datore di vita e Signore e tu supplicalo di salvare le anime dei tuoi servi.

Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti i confini del mondo col fulgore del tuo avvento, o Cristo e con la tua croce li rischiarasti, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di chi in modo ortodosso ti canta.

Col legno della croce i giudei uccisero il grande pastore delle pecore, il Signore, ma egli strappò al potere della morte, come pecore, i credenti sepolti nell’ade.

Con la tua croce evangelizzasti la pace e proclamasti ai prigionieri la liberazione, svergognando così il potente, o Cristo Salvatore e rendendolo nudo e sgomento con la tua divina risurrezione.

Theotokìon. Non disprezzare, o degna di ogni canto, le preghiere di chi prega con fede, ma accoglile, o pura e presentale al Figlio tuo, unico Dio benefattore, perché noi abbiamo te quale nostra avvocata.

Canone stavroanastàsimo. Dio della pace.

O ricchezza e profondità della sapienza di Dio! Il Signore, afferrando i sapienti ci liberò dalla loro scelleratezza: soffrendo, infatti volontariamente per l’infermità della carne, con la propria forza è risorto come morto vivificante.

Colui che è Dio, Cristo, si unisce per noi alla carne, viene crocifisso, muore, viene seppellito e di nuovo risorge e con la propria carne, sale con splendore al Padre e con essa verrà e salverà quanti piamente lo adorano.

Theotokìon. Santa dei santi, pura Vergine, tu partoristi il Santo dei santi, che tutti santifica, perciò ti proclamiamo regina e sovrana di tutti, come Madre del Creatore dell’universo.

Canone della Theotòkos. Tu che illuminasti.

Gioiscono vedendoti le potenze celesti, con esse esultano le schiere dei mortali, poiché sono unite per il tuo parto, che degnamente glorifichiamo, Madre di Dio Vergine.

Si muovono tutte le lingue dei mortali e le menti a lode della vera bellezza degli uomini: la Vergine è presente per glorificare sapientemente quanti con fede cantano i suoi prodigi.

E’ glorificato ogni inno dei sapienti e ogni encomio offerto alla Madre di Dio Vergine; poiché è tempio della gloria divina colei che noi degnamente glorifichiamo.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: quali pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Per la caduta del primo plasmato fummo tremendamente colpiti, ma per le tue lividure, Signore, fummo sanati; per noi ricevesti quei colpi, o Cristo, perché tu sei la forza dei deboli, tu li risollevi.

Ci hai fatto risalire dall’ade, Signore onnipotente, soggiogando l’insaziabile mostro, abbattendo con la tua forza la sua potenza: perché tu sei vita, luce e risurrezione.

Theotokìon. Gioiscono in te, Vergine pura, i progenitori della nostra stirpe, perché per te riacquistano l’Eden perduto per la loro trasgressione: tu sei infatti pura prima del parto e dopo aver generato.

Canone stavroanastàsimo. Il mostro marino.

Cristo Dio, mente impassibile e immateriale si mescola alla mente umana, mediatrice tra la natura divina e la materialità della carne e senza mutarsi, si unisce tutto a me per dare, crocifisso, la salvezza a me, tutto quanto caduto.

Cade Adamo ingannato e va in rovina per la falsa speranza di diventare Dio, ma risorge divinizzato per l’unione col Verbo e con la di lui passione riceve l’impassibilità, è glorificato sul trono come Figlio, sedendo con il Padre e lo Spirito.

Theotokìon. Senza uscire dal seno del Genitore senza principio, dimora nel seno della pura Fanciulla Dio, re della giustizia, la cui tremenda generazione è senza genealogia e ineffabile.

Canone della Theotòkos. Ci ha avvolti.

Assistono riverenti al tuo parto le schiere celesti, giustamente stupite della tua maternità senza seme, o sempre Vergine; poiché tu sei pura prima del parto e dopo la nascita.

Prima senza carne, in te s’incarna, o purissima, il Verbo che col suo volere crea l’universo e chiama all’essere le schiere degli incorporei dal nulla, poiché può tutto.

Fu ucciso il nemico con il tuo frutto portatore di vita, o carissima a Dio e l’ade venne visibilmente calpestato e noi, gli incatenati, fummo liberati; perciò grido: Dissolvi le passioni del mio cuore!

Kontàkion.

Risorgesti con gloria come Dio dalla tomba e con te risuscitasti il mondo e la natura dei mortali ti cantò come Dio; la morte è annientata, Adamo danza ed Eva, ora liberata dalle catene, gioisce gridando, o Sovrano: Sei tu, o Cristo, colui che dona la risurrezione a tutti.

Ikos.

Inneggiamo come Dio onnipotente a colui che è risorto il terzo giorno e ha infranto le porte dell’ade, ha risuscitato dalla tomba quanti vi stavano da secoli, apparendo alle mirofòre come gli è piaciuto, dicendo a loro per prime: Salve! E agli apostoli ha rivelato la gioia come solo datore di vita. Perciò con fede le donne evangelizzano agli apostoli i simboli di vittoria e l’ade geme, la morte si addolora, il mondo esulta e tutti si rallegrano, perché sei tu, o Cristo, colui che dona la risurrezione a tutti.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli contempliamo te, Theotòkos, come spirituale fornace: come essa salvò i tre fanciulli, così nel tuo grembo ha interamente riplasmato me, l’uomo, il sovresaltato Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Inorridì la terra, si ritirò il sole, si oscurò la luce, si lacerò il sacro velo del tempio e le pietre si squarciarono: perché fu innalzato con la croce il giusto, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Divenuto come un uomo senza aiuto, un ucciso tra i morti, simile a noi perché l’hai voluto, tu sovresaltato, hai liberato i fedeli, risuscitandoli con te con mano forte, o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Salve, fonte di onda sempre viva; salve, paradiso di delizia; salve, muro dei fedeli; salve, ignara di nozze; salve, gioia di tutto il mondo da cui è sorto per noi il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Canone stavroanastàsimo. I fanciulli allevati.

Un tempo fu maledetta la terra imporporata dal sangue di Abele, ucciso da mano fraterna; ma espiata col tuo sangue divino versato, viene benedetta ed esultando esclama: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Faccia lutto il popolo dei giudei ostile a Dio per aver osato uccidere Cristo: gioiscano invece le genti e applaudano gridando: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ecco, alle mirofore l’angelo sfolgorante gridava: Venite, vedete i segni della risurrezione di Cristo, le fasce e la tomba e acclamate: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Canone della Theotòkos.

Noi fedeli contempliamo.

Giacobbe ti contemplò profeticamente come scala, o Madre di Dio, poiché per te l’Altissimo fu visto sulla terra, conversò con gli uomini come a lui piacque, il benedetto e gloriosissimo Dio dei padri.

Salve, venerabile tunica di Adamo, da te uscì il pastore che realmente per sua smisurata bontà, si rivestì di tutta la mia umanità, l’Altissimo, benedetto e gloriosissimo Dio dei padri.

Dal tuo sangue puro, Dio eterno divenne realmente nuovo Adamo e tu, ora, supplicalo di rinnovare me invecchiato, che grido: Benedetto il gloriosissimo Dio dei padri.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace, come in un crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Tu che col tuo volere tutto fai e trasformi, volgendo con la tua passione l’ombra della morte in vita eterna, noi tutte opere tue, Verbo di Dio, senza sosta come Signore ti inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Risorgendo il terzo giorno, o Cristo, abbattesti la rovina e la sciagura delle porte e delle fortezze dell’ade; senza sosta, come Signore, tutte le opere ti celebrano ed esaltano per tutti i secoli.

Theotokìon. Cantiamo colei che per la folgore divina, senza seme e oltre la natura partorì Cristo, perla preziosissima e diciamo: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Canone stavroanastàsimo. La fornace che effondeva.

Venite, popoli, adoriamo il luogo dove stettero i piedi immacolati e il legno in cui le divine mani vivifiche si stesero a salvezza di tutti i mortali e circondando la tomba della vita, cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Si condanni l’iniqua accusa dei giudei deicidi: colui che essi dissero ingannatore è risorto potente, spregiando i sigilli degli iniqui; perciò lietamente cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

I serafini senza macchia, proclamando con triplice santo la gloria dell’unica maestà, con timore degnamente glorificano la divinità trisipostàtica; con loro piamente cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Nella fornace.

Il talamo luminoso da cui come sposo uscì Cristo, sovrano di tutti, inneggiamo acclamando tutti: opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Salve, trono glorioso di Dio; salve, baluardo dei fedeli, per cui spuntò Cristo, luce per quanti stando nelle tenebre, ti dicono beata e acclamano: opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Tu che partoristi il Signore, causa di salvezza per noi, prega per tutti quelli che sempre acclamano, o Vergine illustrissima: benedite, opere tutte il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Oh, come quel popolo iniquo, ribelle e dai mali consigli giustificò l’iniquo e l’empio e condannò il Signore della gloria, che noi come conviene magnifichiamo!

Salvatore, agnello senza macchia, che hai tolto il peccato del mondo, noi glorifichiamo te, risorto il terzo giorno, con il Padre e il tuo divino Spirito e proclamandoti Dio, come Signore della gloria, ti magnifichiamo.

Theotokìon. Salva il tuo popolo, che ti sei acquistato col tuo sangue prezioso, Signore: dà forza all’imperatore contro i nemici e assicura alle tue Chiese la pace, o amico degli uomini, per l’intercessione della Madre di Dio.

Canone stavroanastàsimo. Vedo un mistero.

E’ glorificata per la tua misteriosa potenza la tua croce, Signore: poiché la tua debolezza si rivelò più che potente a tutti; per essa i potenti sono gettati a terra e i poveri sollevati al cielo.

E’ uccisa la nostra morte spietata: poiché tu apparendo ai fedeli nell’ade, donasti loro la risurrezione dai morti; perciò inneggiandoti come vita e risurrezione e luce ipostàtica, ti magnifichiamo.

La natura senza principio, né confini si fa conoscere in tre sole ipòstasi divine: unica divinità nel Padre, nel Figlio e nello Spirito; fidandosi di lei, il nostro pio imperatore si salva.

Canone della Theotòkos. Il roveto ardente.

Dalla radice di Davide, tuo nobile antenato, o Vergine, germogliasti un virgulto, ma in realtà sei tu che glorifichi David, partorendo il profetato Signore della gloria, che noi degnamente magnifichiamo.

Ogni maggior lode, o purissima, è vinta dalla grandezza della tua gloria, ma tu, Sovrana Madre di Dio, accogli con benevolenza l’inno offerto da supplici indegni, ma devoti.

Oh, come superano ogni intelletto i tuoi prodigi! Tu sola infatti, Vergine superiore al sole, desti da contemplare il nuovissimo prodigio della tua generazione incomprensibile, per questo tutti ti magnifichiamo.

Alle lodi, Stichirà anastàsima. Tono 1.

Celebriamo, o Cristo, la tua salvifica passione e glorifichiamo la tua risurrezione.

Tu che ti sottoponesti alla croce e distruggesti la morte e dai morti risorgesti, dona pace alla nostra vita, o Signore, come solo onnipotente.

Tu che con la tua risurrezione spogliasti l’ade e risuscitasti l’uomo, o Cristo, facci degni di celebrarti e glorificarti con cuore puro.

Glorificando la tua divina condiscendenza, ti inneggiamo, o Cristo: partorito da una Vergine, sei indivisibile dal Padre; come uomo hai patito e volontariamente subito la croce; sei risorto dalla tomba come procedendo dal talamo per salvare il mondo; Signore, gloria a te.

Altri stichirà, anatolikà.

Quando fosti inchiodato all’albero della croce, allora fu annientata la forza del nemico; il creato fu scosso dal tuo timore e l’ade fu spogliato dalla tua forza: rialzasti i fedeli dalla tomba, apristi al ladrone il paradiso: Cristo nostro Dio, gloria a te.

In fretta, piangendo, giunsero al tuo sepolcro le donne venerabili; trovando però la tomba aperta e appreso dall’angelo il nuovo, inaspettato prodigio, agli apostoli annunziarono il Signore risorto, donando al mondo la grande misericordia.

Adoriamo le divine piaghe della tua passione, o Cristo Dio e il sacrificio del Signore in Sion, compiuto alla fine dei tempi, manifestando Dio: poiché illuminasti quanti dormivano nella tenebra, o sole di giustizia, guidandoli per mano allo splendore senza tramonto. Signore, gloria a te.

Ascolta, tumultuosa stirpe dei giudei: dove sono quelli che andarono da Pilato? Parlino i soldati di guardia: dove sono i sigilli del sepolcro? Dov’è stato trasferito il sepolto? Come è stato venduto chi non può esser venduto? Com’è stato rapito il tesoro? Perché screditate, iniqui giudei, la risurrezione del crocifisso? E’ risorto colui che è libero tra i morti e dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. L’idiòmelon eothinòn.

Vedi al fondo di questo libro.

E ora. E questo Theotokìon.

Sei più che benedetta, Vergine Madre di Dio, perché per colui che da te si è incarnato l’ade è stato fatto prigioniero, Adamo richiamato, la maledizione abolita, Eva liberata, la morte messa a morte e noi vivificati; perciò inneggiando acclamiamo: Benedetto sei tu, Cristo nostro Dio, perché così ti è piaciuto; gloria a te.

Quindi la dossologia e dopo di essa i tropari anastàsima: per i toni 1, 2, 3 e 4: Oggi è venuta la salvezza. Per i toni pl. 1, pl. 2, Grave, pl. 4: Risorgendo dal sepolcro. Vedi in fono a questo volume.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; Cristo però con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Venero la tua passione e glorifico la tua risurrezione; con Adamo e il ladrone grido a te con chiara voce: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo regno.

Fosti crocifisso e messo in una tomba di tuo volere, o senza peccato, ma risorgesti come Dio, rialzando con te Adamo, che esclamava: ricordati di me quando verrai nel tuo regno.

Rialzando dalla tomba il tempio del tuo corpo il terzo giorno, Cristo Dio, rialzasti con Adamo i suoi discendenti, che gridavano: ricordati di me quando verrai nel tuo regno.

Le mirofore vennero piangendo al tuo sepolcro, o Cristo Dio, di buon mattino e vi trovarono seduto un angelo in bianche vesti che esclamò: Che cosa cercate? Cristo è risorto, non piangete più!

I tuoi apostoli venuti al monte, come ordinasti loro, o Salvatore e Signore, ti videro e ti adorarono e tu li inviasti alle genti per istruirle e battezzarle.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Il tuo popolo, o Cristo, a intercedere ti presenta tua Madre; per le sue suppliche, o Buono, dacci le tue misericordie affinché glorifichiamo te, risorto per noi dal sepolcro.

Continua a leggere

Modo I – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Lunedi al Mattutino

Dopo l’esasalmo cantiamo Il Signore è Dio con i suoi stichi e il tropario del santo del giorno. Nelle sante Quaresime l’alliluia con i suoi stichi, quindi gli inni trinitari del tono 1. Vedi in fondo a questo volume. Dopo la prima sticologia del salterio cantiamo quanto segue

Kathìsmata catanittici. Tono 1.

Concepito nelle iniquità, io, il dissoluto, non oso fissare le altezze del cielo, ma rinfrancato dal tuo amore per gli uomini grido: O Dio, siimi propizio e salvami.

Se il giusto a stento si salva dove mi presenterò io peccatore? Non ho portato il peso e il calore del giorno: annoverami tra quelli dell’undecima ora, o Dio e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Madre di Dio purissima, nei cieli benedetta e glorificata in terra: salve, sposa senza nozze.

Dopo la seconda sticologia.

Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.

Affréttati ad aprirmi le tue braccia paterne: da dissoluto ho consumato tutti i miei beni, volgendo le spalle all’inesauribile ricchezza delle tue compassioni, o Salvatore; non disprezzare, ora, un cuore impoverito. Compunto a te grido, Signore: contro di te ho peccato, salvami.

Tremendo è il tuo tribunale, giusto il tuo giudizio e malvagie le mie opere. Toglimi, Sovrano, dalla parte dei capri e fammi degno di stare alla tua destra, giudice giustissimo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Governa, o pura, la mia anima misera ed abbine misericordia perché per la moltitudine delle colpe scivola nell’abisso della perdizione, o castissima. E nell’ora tremenda dalla morte liberami dalla terribile sentenza quando i demoni mi accuseranno.

Dopo la terza sticologia.

Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.

Scioccamente mi sono allontanato da te, compassionevolissimo consumando da dissoluto la mia vita, servendo ogni giorno alle passioni irrazionali; ma tu, per le preghiere degli angeli accoglimi, Padre misericordioso, come già il figlio dissoluto e salvami, ti prego.

Martirikòn. I gloriosi atleti si sono rivestiti di te, Signore, onore di lotta e dignità di corona, poiché con la costanza nei tormenti hanno messo in rotta gli empi e per la potenza divina hanno ricevuto dal cielo la vittoria. Per le loro implorazioni liberami dal nemico invisibile, o Salvatore e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che superi le schiere immateriali e sola oltrepassi le gerarchie dei cieli, da loro ricevi degna lode, o fanciulla purissima; ma con gli angeli prega tuo Figlio di scampare me, il solo condannato, dalla tirannia delle passioni.

E dopo il salmo 50 cantiamo il seguente canone catanittico, poema di Giuseppe con l’Acròstico: Lava la sozzura delle mie colpe, o Verbo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza s’è coperta di gloria poiché per la tua potenza, Signore immortale, distrusse i nemici aprendo per Israele una via nuova nel profondo del mare.

Ti supplico, Cristo, nella moltitudine delle tue misericordie, cancella la moltitudine dei miei peccati e donami un pensiero di conversione, affinché glorifichi la tua inconcepibile benevolenza.

Sulla terra, nel tuo grande amore, apparisti, Gesù corporalmente come uomo; ho peccato più d’ogni altro uomo, ma ora, Verbo di Dio, vedendo la mia conversione accoglimi mentre a te mi prostro.

Martyrikà. Imitando Cristo, che liberamente patì anche la morte, o insigni, sopportaste ogni specie di tormento e la morte per cui riceveste la vita eterna, o martiri.

Recando nelle vostre anime soprattutto il fuoco del divino amore santi martiri, davanti al fuoco non esitaste, ma per la fervente offerta dei vostri tormenti, incendiaste la materia del politeismo.

Theotokìon. Con noi le schiere degli incorporei t’inneggiano, Vergine lodatissima; nel tuo grembo generasti incarnato l’incontenibile, divina Sposa, rimanendo vergine come prima del concepimento.

Canone degli Incorporei. Opera di Teofane, con Acròstico: Primo inno di Teofane agli angeli.

Stesso Irmòs.

Santissimi angeli, che state luminosi presso il trono del Signore, pregate il Padre coeterno e l’Angelo del gran consiglio d’ispirare la mia parola per inneggiarvi.

All’origine della creazione la divina intelligenza stabilì le gerarchie angeliche come altrettanti luminari per riflettere i raggi del suo triplice sole.

Theotokìon. Colui che come Dio stabilì le potenze superiori, dimorò nel tuo casto grembo, Vergine Madre e s’incarnò senza mutamento.

Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura dei mortali e per compassione te ne sei rivestito: circondami di potenza dall’alto, sicché a te gridi: santo il tempio spirituale della tua gloria immacolata, o Filantropo!

Povera anima mia, ritorna a ragione invocando il tuo Creatore che conosce tutti i tuoi segreti e mostra frutti di penitenza affinchè il compassionevole Signore abbia misericordia di te e ti liberi dal fuoco eterno.

Trascinando la moltitudine dei miei peccati, gemendo sotto il peso delle mie colpe, pieno di confusione, come l’umile pubblicano, piangendo a te grido: fammi grazia o Buono, fammi grazia e salvami, o Dio.

Martyrikà. Pieni di sapienza e vera scienza, i martiri dimostrarono stolta la sapienza ellenica e distrussero la cattiveria sofista e lottando strenuamente degnamente hanno ricevuto gioiosi le corone della vittoria.

Confessando una Mònade per natura, ma Triade per le persone, o atleti, con la fede divina annientaste l’errore politeista e vi rivelaste luminari, che con i raggi della grazia rischiarano i cuori di tutti.

Theotokìon. Santa sposa divina, santamente concepisti colui che riposa tra i santi, il Figlio e Verbo coeterno che condivide col Padre l’eternità e santifica nel Santo Spirito coloro che con fede lo glorificano.

Stesso Irmòs.

Alla luce teurgica i serafini avvicinandosi immediatamente e riflettendola sapientemente in molti modi con i bagliori primigeni, risplendono per primi e come luci seconde si divinizzano per vicinanza.

Desiderando inneggiare con zelo agli splendori degli angeli, chiediamo, fedeli, con spirito puro e labbra mondissime l’aiuto grazie a loro concesso da Dio e otterremo il loro splendore.

Theotokìon. Reso degno di vedere l’Intelletto sovraessenziale, Gabriele, Vergine pura, ti evangelizzò la gioia, rivelandoti chiaramente la generazione del Dio Verbo nel tuo prodigioso concepimento.

Ode 4. Irmòs.

Avvacùm, contemplando con occhi profetici te quale monte ombreggiato dalla grazia divina, annunciò che da te sarebbe uscito il santo d’Israele, a salvezza e rinnovazione nostra.

Povera anima, a chi paragonerò te, che perseveri nel male e mai compi il bene? Torna a Dio, grida a colui che volontariamente per te apparve: cardiognòsta, fammi grazia e salvami.

Hai stabilito penitenza per quanti si convertono, o Salvatore: concedimela, o buono prima della fine della vita, dandomi compunzione e afflizione come un tempo alla prostituta, che baciò i tuoi piedi immacolati.

Martyrikà. Pieni dei flutti dello Spirito, i martiri si rivelarono per volere divino fiumi dell’acqua viva e inaridirono i torrenti limacciosi dell’errore, o Cristo e nello Spirito, Cristo, hanno irrigato le menti dei fedeli.

Grandemente i divini martiri lottarono nello stadio: subirono infatti fuoco, spada e ogni supplizio; per le loro preghiere, Verbo di Dio, scampa dal maggiore ed eterno castigo quanti con fede ti inneggiano.

Theotokìon. Colui che il Padre ingenerato generò come Figlio nell’eternità, colui che trascende tempi e giorni, nascendo dal tuo grembo, venne nel mondo e nel tempo per annientare l’antica inimicizia dei mortali nella sua misericordia.

Stesso Irmòs.

I troni, i cherubini, i serafini, occupando il primo rango, brillano immediatamente dei raggi della divinità; con le altre potestà cantano melodiosamente: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con santificazioni trinitarie, i serafini, con inesauste voci, inneggiano una triplice monade di divinità, celebrando il mistero della teologia e insegnano la fede ortodossa.

I cherubini, ricevendo l’effusione della sapienza e l’emanazione della scienza, imitando Dio, a loro volta piamente concedono questi doni della sapienza personificata, la divina illuminazione.

Theotokìon. Colui che è conosciuto come trascendente tutto il creato e operatore sulla terra di prodigi oltre comprensione, abitò il tuo grembo fulgente di verginali splendori, o pura.

Ode 5. Irmòs.

Tu che col fulgore della tua venuta, Cristo, ci illuminasti e con la tua croce illuminasti i confini del mondo, con la luce della tua scienza divina, illumina i cuori di quelli che in modo ortodosso t’inneggiano.

Le passioni mi trattengono sotto il loro giogo e temo il tuo giusto tribunale, mio giudice e mio Signore; donami la forza, ti prego, di compiere prima della fine buone opere per la mia giustificazione.

I profondi segreti del mio cuore, divino Re e Creatore, tu scruti e conosci; quando verrà l’ora in cui giudicherai il mondo, scampami alla tua condanna.

Martyrikà. I santi nel fuoco dimostrarono l’ardore del loro amore divino; perciò refrigerati dall’attesa dei beni futuri, i teofori esultavano.

Rafforzati dalla speranza dei beni futuri, i martiri sopportarono con grande risolutezza la tortura delle membra e strozzarono l’astutissimo con i nervi della loro infinita pazienza.

Theotokìon. La mia bocca senza sosta celebrerà il tuo concepimento, meraviglia incomparabile, poiché tu generi l’Infinito e reggi con le tue braccia colui che nella sua mano regge il mondo.

Stesso Irmòs.

Ardenti di affetto divino, i tre cori del secondo rango, Virtù, Potenze e Dominazioni, con bocche mai silenti inneggiano all’unica essenza e potenza tearchica.

Con l’immensa armata celeste dallo Spirito sono disposti i cori degli angeli, degli arcangeli, dei principati; per l’eccellenza essi sono formati per venerare l’essenza piena di luce dell’unico Dio trisipostàtico.

Theotokìon. D’ogni angelo, nel tuo splendore, superi la bellezza, tu che concepisti il loro Creatore e Signore, Vergine Madre, permettendogli di prender corpo nel tuo grembo prodigioso.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha circondato l’estremo abisso: non c’è chi ci liberi; siamo considerati pecore da sgozzare; salva il tuo popolo, o nostro Dio; poiché tu sei la forza e il restauro dei deboli.

Essendo medico, Cristo, sana le passioni del mio cuore e lavami da ogni macchia nelle onde della compunzione, perché canti, o Gesù e magnifichi la tua compassione.

Nel cammino della perdizione, pecora smarrita, ho errato nel burrone del peccato; o Cristo, fammi tornare e guidami sulle vie infallibili dei tuoi comandamenti perché possa glorificarti.

Martyrikà. I gloriosi e incoronati martiri del Signore, pietre veramente preziose, lapidati con pietre non rinnegarono la pietra della vita, né sacrificarono alle statue di pietra.

Nell’arena i martiri, rinnovando le loro anime con l’aratro della fede, germogliarono nello Spirito la spiga che frutta il centuplo e per le loro pene furono degni delle delizie del paradiso.

Theotokìon. Concependo la fiamma dei liturghi fiammeggianti, ti rivelasti purissima e prima opera della creazione, Vergine purissima, benedetta fra le donne e piena di grazia divina.

Stesso Irmòs.

I cori degli angeli in cielo, stando presso il trono della tua gloria, Signore, cantano senza sosta con le loro angeliche voci: O Cristo, tu sei mia forza e mio canto.

Vedendo lo splendore non artefatto del tuo volto, gli angeli sono illuminati dal sovradivino splendore del tuo raggio divino; tu sei infatti loro luce e gioia.

Theotokìon. In te, Vergine, s’incarnò il Verbo senza carne, che per suo volere creò il mondo e dal non essere suscitò legioni d’Incorporei nella sua onnipotenza.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli contempliamo te, Theotòkos, come spirituale fornace: come essa salvò i tre fanciulli, così nel tuo grembo ha interamente riplasmato me, l’uomo, il sovresaltato Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Essendo amico della virtù, Daniele un tempo domò i leoni e noi fedeli imitiamolo, restando sobri e vigilanti per rendere innocuo, con le nostre suppliche a Dio, il diavolo, che come leone ruggente cerca di divorarci.

Per eccesso di dissolutezza sporcai gravemente l’anima, ma tu, Cristo Signore, per eccesso di bontà, accoglimi come il dissoluto e abbi compassione di me, che canto: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Martyrikà. Vigorosamente corroborati dalla legge di Cristo, nello stadio i martiri vanificarono valorosamente le trame degli iniqui, cantando morenti: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Divinamente illuminati, i martiri del Signore, manifestamente incendiati dalla luce della Trinità, subirono i tormenti e superarono le tenebre cantando: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. La natura e le sue leggi si rinnovano per te poiché nel tuo grembo Cristo stesso, il legislatore, oltre le leggi della carne si incarnò per radunare quanti cantano: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Stesso Irmòs.

Tu, Sovrano sei la luce senza principio, rifulsa dalla luce del Padre: hai disposto le schiere degli angeli come specchi di luce che accolgono il tuo raggio inaccessibile o Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

O Re di tutti, per salvare il genere umano hai fatto gli angeli come rinforzo, poiché tu li metti come custodi a ciascun credente che rettamente inneggia: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Nessuna lingua può esprimere, o nostro Sovrano, lo splendore dei tuoi prodigi, poiché tu hai disposto la luminosa armata celeste, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. Da te, santa, si è incarnato il Figlio che prima dal Padre è senza madre e poi divenendo come noi è senza padre; a lui ora danno culto le falangi degli incorporei come Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace i figli d’Israele, come metallo in fusione, più che oro puro brillarono per la bellezza della pietà cantando: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cristo, mio redentore compassionevole, dalla caligine dei peccati che ora mi trattiene e da ogni tentazione libera me che grido: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Quando verrai con gloria a giudicare il mondo, o Cristo, tra gli eletti colloca anche me che grido e dico: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Martyrikà. Nella terra sacra, o martiri, siete giunti, avendo molto lottato sulla terra e ricevete la vita celeste cantando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Svestendo il corpo corruttibile, come martiri vittoriosi avete rivestito in Cristo la veste d’immortalità, acclamando dall’alto: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sacre voci preannunziarono un tempo che avresti concepito, Vergine pura, il Dio creatore di tutto al quale cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Stesso Irmòs.

Imitando, o fedeli, le schiere degli angeli, luminose e splendenti per i raggi del bellissimo triplice sole, cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Come fonte di tutti i beni l’eccelso Dio, con potenza divina, proietta le fonti seconde della luce che ricevono la sua luce primordiale gridando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

L’intelletto primo e demiurgo ha sottomesso gli intelletti ipercosmici degli angeli, che a lui sapientemente si protendono e gridano: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Colui che il Padre ineffabilmente generò prima dei secoli nei cieli, sulla terra, Vergine pura, tu lo concepisti incarnato per noi, che a lui gridiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrato una figura del tuo parto puro. Spegni, ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di me affinchè, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Come la cananea ti grido: Pietà di me, Verbo, ho un’anima in pericolo per gli assalti demoniaci, commette da stolta ciò che è empio ed è insensibile al tuo divino timore, o Longanime.

Conferma sulla roccia dei tuoi precetti, Signore, i passi dell’anima mia, fa’ inciampare il serpente che spudoratamente vuol farmi inciampare e liberami della sua malizia, tu che sei buono e misericordiosissimo.

Martyrikà. Poiché avete già attraversato, o martiri, l’acqua travolgente delle tentazioni e i marosi di atroci tormenti, certo avete raggiunto il porto del regno superno e là godete della divina bonaccia.

Divenuti luminosi, o martiri, diventaste degni dello splendore senza tramonto, nella Chiesa dei primogeniti esultate e con i cori degli angeli vi rallegrate: con loro supplicate per noi il datore di vita.

Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che tutti nutre: arca della venerabile santità, Vergine Madre di Dio, grande e tremendo è il tuo mistero trascendente l’intelletto: perciò con fede ti diciamo beata.

Stesso Irmòs.

Hai stabilito gli intelletti incorporei, Salvatore, come iniziati della tua ineffabile gloria: per loro custodisci dunque il tuo popolo, che con fede e affetto in te si rifugia, perché senza sosta, Sovrano, ti magnifichiamo.

A presidio del tuo gregge, tu, Onnipotente, assegni l’angelo di pace: della pace e dell’amore, infatti, sei tu l’autore; ed egli custodisce la saggia fede e con la tua potenza dissolve tutte le eresie.

Tu che sei celebrato come piena dolcezza dei celesti, trapianta nelle tue chiese, Sovrano, quel dolce gaudio e dona quiete e buon ordine perché senza fine, Salvatore ti magnifichiamo.

Theotokìon. Miriadi di angeli, Purissima, celebrano ora senza mai tacere il tuo parto perché, contemplando colui che presiede alle loro schiere, sono ricolmi di gioia e senza sosta, Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Tono 2.

Angeli e arcangeli, principati, virtù, potenze, dominazioni, troni e cherubini dagli innumerevoli occhi, serafini dalle sei ali, pregate perché siamo liberati da ogni pericolo e possiamo scampare al fuoco eterno.

Theotokìon.

Vergine, tu sei la mia protezione, la difesa del mondo, suo riparo solidissimo; a te mi prostro dicendo: liberami da ogni pena e dal fuoco eterno poiché in te, o Vergine, ripongo la mia speranza.

Apòstica catanittici delle Lodi. Tono 1.

Un altro mondo ti attende, o anima e il giudice che sta per pubblicare i tuoi mali segreti; non fermarti, dunque, alle cose quaggiù, ma previeni il giudice gridando: Siimi propizio e salvami, o Dio.

Stico 1. Siamo stati saziati al mattino dalla misericordia

Non respingermi, mio Salvatore, prigioniero come sono della mollezza del peccato, solleva il mio pensiero al pentimento e rendimi operaio provato nella tua vigna, concedendomi la ricompensa dell’undecima ora e la grande misericordia.

Stico. E sia lo splendore del Signore nostro Dio.

Martirikòn. Venite, genti tutte, con inni e cantici spirituali onoriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne da cui per i fedeli sgorgano grazie di guarigione. Cristo nostro Dio, per le loro suppliche, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Più santa di tutte le sante schiere, più venerabile di ogni creatura, Madre di Dio, Regina del mondo, tu che portasti in grembo il Salvatore, salvaci con le tue preghiere da miriadi di colpe e pericoli, o buona.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Donami una fonte di compunzione per la tua compassione, o Cristo Dio, scampami da ogni lordura e purificandomi da innumerevoli mali, fammi partecipe del tuo regno, o benefattore.

Le schiere dei tuoi angeli ti mandiamo come supplici, o Cristo; salvaci, abbi pietà per loro, come più che buono, perdonando tutte le colpe consapevole e inconsapevoli.

Martyrikòn. Con i rivi del vostro sangue, santi, sapientemente annegaste il faraone spirituale: fate ora scorrere torrenti di prodigi, prosciugando il mare delle colpe; così vi diremo beati.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Tu che generasti la luce senza tempo, illumina la mia anima sempre oscurata dagli assalti dei demòni, o purissima e dal fuoco futuro liberami con la tua divina mediazione.

Continua a leggere

Modo I – Martedì – Mattutino

Periodo Del Tono 1

Martedì Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, kathìsmata catanittici.

Concepito nelle iniquità, io, il dissoluto, non oso fissare le altezze del cielo, ma rinfrancato dal tuo amore per gli uomini grido: siimi propizio, o Dio e salvami.

Se il giusto a stento si salva, dove mi presenterò io, il peccatore? Non ho portato il peso e il calore della giornata: annoverami tra quelli dell’undecima ora, o Dio e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo la Theotòkos Maria come muro invalicabile, venite, fedeli, gettiamoci ai piedi suoi: poiché con colui che da lei è stato partorito ha familiarità per intercedere e salvare da ira e morte le nostre anime.

Dopo la seconda sticologia, altri kathìsmata.

Affrettati ad aprirmi le tue braccia paterne: da dissoluto ho sperperato tutti i miei beni, volgendo le spalle all’inesauribile ricchezza delle tue compassioni, Salvatore: non disprezzare, ora, un cuore impoverito. Compunto, a te grido, Signore: contro te ho peccato, salvami.

Tremendo è il tuo tribunale, giusto il tuo giudizio, malvagie le mie opere, ma tu, Misericordioso, previenimi con la tua salvezza e dal castigo riscattami. Toglimi, Sovrano, dalla parte dei capri e fammi degno di stare alla tua destra, giudice giustissimo.

Gloria. E ora Theotokìon.

Deponi, o anima, il sonno della noncuranza, accendi la fulgida lampada del pentimento ed esci quindi gioiosa dalle agitazioni della vita incontro allo Sposo immortale dicendo: Accoglimi, o Verbo, non mi respingere, per le suppliche di colei che ti ha partorito.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata.

O Giovanni, che un tempo nei flutti del Giordano battezzasti la purificazione di tutto il mondo, traimi dall’abisso delle mie molte colpe e lavami da macchie d’ogni sorta, supplicando sempre l’amico degli uomini, come intercessore accetto.

Martyrikòn. Quali buoni soldati, concordi nella fede, senza temere le minacce dei tiranni, o santi, prontamente siete andati a Cristo portando la croce preziosa e, compiuta la corsa, dal cielo riceveste vittoria. Gloria a colui che vi ha rafforzato, gloria a colui che vi ha incoronato, gloria a colui che, per voi, guarisce tutti.

Gloria. E ora. Theotokìon

Sussultando Giovanni nel seno materno, riconobbe per divina grazia, o pura, Dio portato nel tuo grembo e lo adorò con fede. Ti prego, dunque, Vergine, implora, col Precursore, il Verbo cui donasti un corpo, affinchè il tuo servo sia salvato.

Canone catanittico. Acròstico senza i Theotokìa: Accetta, o Cristo, le mie parole. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un inno di vittoria per i prodigi del nostro Dio che col suo braccio potente salvò Israele, poiché si è glorificato.

Schiavo delle passioni e del peccato Signore a te mi prostro per esserne liberato e glorificare senza sosta la tua benevolenza.

La spada del peccato mi ha ferito, il nemico esulta vedendo prossimo alla fine; o risorto dai morti, vivificami e salvami.

Martyrikà. Gloria eccelsa ai vittoriosi martiri, le cui membra glorificarono Cristo incarnato, che con la sua passione trionfò della corruzione.

Quali campioni della Chiesa i martiri, intrepidi, resistettero agli assalti del nemico: per le loro preghiere vivificaci, o Dio.

Theotokìon. Trono di fuoco, talamo nuziale, palazzo splendido per il Re, divenuto a noi simile senza mescolanza, né mutamento, tu porti il Creatore.

Un altro canone, in onore del Precursore. Acròstico: Esaudisci, o beato, la voce che ti invoca. Giuseppe.

Ode 1. Stesso Irmòs.

Divenisti voce del Verbo, o beato, per questo, o Precursore, accogli le voci che a te leviamo a te, liberandoci dai mali per la tue sante preghiere.

Sorgendo come aurora, come sole, illumini i confini e ottenebri i malvagissimi spiriti: scaccia dunque le tenebre dalla mia anima.

Ai morti predicasti la nostra vita sopraggiunta, o precursore: uccidi, dunque, le passioni mortifere, mostrandomi partecipe del divino chiarore, o beato.

Theotokìon. Tu che sola generasti nel tempo il Figlio di Dio divenuto carne, Sovrana santissima, sana la mia anima da troppo tempo sofferente.

Ode 3. Irmòs.

La pietra rigettata dai costruttori è divenuta pietra angolare; su questa pietra Cristo stabilì la sua Chiesa, radunandola da tutte le nazioni.

Considera la mia debolezza, o Cristo, tu che incarnandoti l’hai assunta; guarda la sventura della mia anima, sii attento alla mia voce e cambia la mia sporcizia nella tua bellezza, Dio Salvatore.

Salva me dissoluto, Gesù, poiché io solo trasgredii i tuoi divini precetti, commettendo l’iniquità, follemente schiavo dei miei pensieri, allontanandomi da te.

Martyrikà. O santi, le schiere degli incorporei davvero ammirarono il vostro valore, quando lottando nello stadio strenuamente e soccombendo fisicamente, sbaragliaste con forza divina tutti i nemici incorporei.

Ornati del vostro sangue, atleti vittoriosi, stillando la rugiada vermiglia, lietamente compariste davanti al Re, Signore immortale che vi assegnò la corona di vittoria.

Theotokìon. Senza conoscere uomo generasti colui che l’eterno Padre generò prima dei secoli e nutristi colui che nutre l’universo, strana meraviglia, nuovo mistero! Piena di grazia ogni fedele ti glorifica.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Santo germoglio di grembo sterile, Precursore, visibilmente producesti molto frutto con le tue molte fatiche; dal mio cuore sterile e infecondo fa uscire ricca messe perché sempre ti glorifichi.

Conforta col pane celeste, o beato, il mio povero cuore afflitto dalle tribolazioni della vita; donami lo zelo per compiere la volontà del Dio misericordioso perché sempre ti glorifichi.

Annunziasti l’Agnello di Dio, che prese su di sé il peccato del mondo, o profeta: alleggeriscimi del fardello che i miei peccati fanno gravare su me, donandomi la compunzione per purificarmi dalle mie passioni.

Theotokìon. Il Verbo uscito da te, Theotòkos, incarnandosi ha assunto tutta la mia umanità; supplica, dunque, perché mi salvi nelle tentazioni e mi risparmi dal fuoco eterno.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo spiritualmente, o profeta Avvacùm, l’incarnazione del Verbo onnipotente, dicesti: Quando s’avvicineranno gli anni sarai conosciuto; al tempo fissato ti rivelerai, gloria alla tua potenza, Signore!

Ho dilapidato nella dissolutezza il tesoro da te donatomi ed eccomi nudo, coperto d’azioni infami: rivèstimi del tuo splendore, concedendo la grazia al mio cuore.

Disperato, travolto dai mali, giaccio profondamente malato: o Cristo, risurrezione di tutti, rialzami, rinsalda il mio cuore sulla roccia della salvezza.

Martyrikà. Imitando la passione di Cristo, i martiri, flagellati, unanimi gioivano; coi rivi del loro sangue deviarono i fiumi del politeismo, divenendo fonti di guarigioni.

I divini atleti attraversarono incolumi la rabbia delle onde, salvati dal timone della speranza della salvezza, giungendo alle porte celesti splendidi di gioia e letizia.

Theotokìon. In cielo stupirono gli angeli vedendo l’invisibile manifestarsi visibilmente a noi simile, Vergine Madre, nel corpo da te ricevuto; supplicalo di rendere degni di te tutti i fedeli che ti glorificano.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Battista del Signore, che ti preparò la veste di salvezza nella nudità del tuo corpo, spoglio di buone opere, ti prego, ricoprimi di giustizia e gioia.

Nelle onde del Giordano hai battezzato la vivificante fonte della gioia: sulla mia anima inaridita dalla siccità dei piaceri, fa’ scendere l’acqua della salvezza perché sia degno di glorificarti, o Precursore.

Non un angelo, né un ambasciatore, ma il Signore ci salvò e tu raddrizzasti le sue vie, quando venne sulla terra; pregalo, o beato, di mostrarmi la via che conduce al suo regno.

Theotokìon. Sei il tempio santificato del Dio in te ospitato ineffabilmente, Madre Vergine; pregalo dunque di lavarci dalla sozzura del peccato perché diveniamo dimora dello Spirito.

Ode 5. Irmòs.

Figlio di Dio, dona la tua pace a noi, che non conosciamo altro Dio che te ed è col nome che siamo chiamati, tu sei il Dio dei vivi e dei morti.

Innumerevoli sono le mie colpe e i miei peccati: Sovrano clemente, abbi pietà di me; concedi grazia a me condannato, non allontanarmi dal tuo volto.

Giustificasti, il pubblicano che sospirava; il mio peccato sta sempre davanti a me e ti grido: fammi grazia, Signore compassionevole.

Martyrikà. I tuoi martiri, Signore, apparvero come astri non erranti: scacciarono la notte dell’errore e i loro miracoli rischiararono il mondo.

I tuoi martiri, Sovrano, quali pietre preziose, sopportarono d’essere levigati dai tormenti, distruggendo le fondamenta dell’errore.

Theotokìon. In due nature e volontà concepisti l’Uno della Trinità Santa, unica ipòstasi, Vergine senza macchia; pregalo di salvare le nostre anime.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Come un tempo Elia, Precursore, abitasti nel deserto: sul mio cuore inaridito dal peccato fa’ fiorire la grazia e l’amore di Dio.

Colonna inamovibile e saldo soccorso dei fedeli, sublime Precursore di Cristo, non permettere che il mio cuore vacillante per le macchinazioni del nemico sia traviato.

Dalla tua bocca, lieto araldo, i morti appresero che sulla terra brillava lo splendore della luce che rischiara le tenebre; al mio cuore sporco invia la tua luce.

Theotokìon. Vergine Regina, unica senza macchia, il Re Davide ti preannunciò; ti prego: rendimi partecipe del regno dei cieli per poterti magnificare.

Ode 6. Irmòs.

Imitando Giona, Sovrano, a te grido: Strappa dalla fossa la mia vita; Salvatore del mondo; salvami perché ti canti: Gloria a te.

La mia povera anima è sopraffatta come se avessi le ossa spezzate e gemo sotto il peso: Cristo, soccorrimi.

Naufragando nel mare dei mali scatenati dalle passioni, a te grido, Onnipotente: tendimi la mano, Cristo, salvami.

Martyrikà. L’innumerevole schiera dei martiri respinse lo sciame dei nemici invisibili per rallegrarsi nel cielo con miriadi di spiriti incorporei.

Avendo disseccato l’abisso dell’empietà, santi Atleti, conquistaste il fiore della benedizione nell’Eden: prosciugate le onde dei miei peccati.

Theotokìon. Vergine Maria, tu ci apparisti come dimora della santità: santifica il mio cuore macchiato dai piaceri, perché erediti la gloria di Dio.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Tu che annunziavi sulla terra la penitenza, indicami vie di penitenza guidandomi alla luce e scampami dal baratro dell’errore, o Battista.

Tu che facesti discendere nei flutti il Cristo, abisso di bontà, prosciuga in me, o Precursore, l’abisso delle passioni, apri la fontana delle mie lacrime.

Precursore di Cristo, liberami dalle infermità spirituali, dalle passioni carnali, dai mali della vita, dalle tentazioni e da ogni afflizione.

Theotokìon. Senza sosta ti supplico, tutta pura Madre di Dio: non disprezzare il tuo servo, concedimi la grazia e preservami da ogni male.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli non furono toccati dal fuoco; tutti e tre, unanimi, ti benedicevano, Signore, cantando: Dio dei nostri padri, sei benedetto.

La pazienza serbò Giobbe stabile, sotto i colpi della sorte: come una torre, un bastione: anima mia, a sua imitazione, non piegarti nella prova.

Assecondando il piacere fisico, la mia ragione è stata confinata nell’animalità, mentre la cortigiana fu salvata dal tuo verbo; salvami dunque, Verbo di Dio, perché ringrazi la tua benevolenza.

Martyrikà. Redenti dal sangue di Cristo, che nella sua carne patì per noi, sapienti martiri per lui versaste tutto il vostro sangue e nel cielo regnate con lui.

Nello stadio edificaste voi stessi come palazzo in cui riposa Cristo, unico Re e Signore, colui che vi guidò alle dimore celesti, o sapienti.

Theotokìon. Tra tutte le generazioni te sola Cristo scelse per esser sua pura dimora e da te nascendo, Vergine, come sole rischiarò il mondo.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Glorioso Battista, mediatore tra l’antico e il nuovo, sii anche mediatore per me, tutto invecchiato nel peccato, supplicando Gesù, rinnovatore del mondo.

Precursore di Cristo, fosti l’iniziatore della penitenza, di cui sulla terra, instaurasti il canone; che la tua preghiera ci ottenga, Giovanni Battista, la forza di attuarla per la redenzione dei nostri peccati.

Seguisti la via stretta in continua astinenza e divenisti tutto luminoso, dilatato per la contemplazione: concedi anche a noi, o Dio di gioirne.

Trinitario. Glorifichiamo, fedeli, la Trinità consustanziale, Padre, Figlio, Spirito divino, uguali in potestà e signoria e vita regale vivificante.

Theotokìon. Intercedi presso Dio, pura Vergine, perché dimentichi le nostre offese e peccati e si degni di liberarci dal fuoco eterno.

Ode 8. Irmòs.

Il Signore e Creatore, che gli angeli in cielo servono con timore e tremore, sacerdoti, inneggiate, fanciulli glorificate, popolo, benedite ed esaltate per tutti i secoli.

Con un subdolo consiglio mi spogliò d’ogni virtù il serpente maligno: o mio Salvatore, tu che spogliasti la sua malizia, fammi risplendere ora in vesti di virtù.

Giusto Giudice, quando verrai a giudicare tutti i mortali, anche se in quell’ora tremenda risulterò colpevole, non mandarmi nella geenna di fuoco, ma concedimi la grazia e salvami.

Martyrikà. Beati atleti del Signore, la prova, la spada, il fuoco, il pericolo non poterono separarvi dall’amore di Cristo, che nella sua bontà ci amò per primo.

Generosi atleti del Signore, combattendo nei vostri corpi i nemici corporali, li scaraventaste a terra e in cielo con gli angeli ora esultate, guarendo anime e corpi.

Theotokìon. Come giglio nella valle di questa vita fosti trovata dal celeste Giardiniere, che volle farti sua dimora, Madre di Dio, affinchè respirassimo il profumo della tua verginità.

Del Precursore. Irmòs.

Colui che salvò i fanciulli nella fornace, trasformando in fresca rugiada l’ardente fiamma che li minacciava, Cristo, nostro Dio, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Solo io ho superato tutti i mortali, divenendo l’unico trasgressore delle tue leggi, Signore, ma per le preghiere del Precursore, donami la salvezza.

Apparso angelo per i costumi, Battista Giovanni, predicavi al mondo l’Angelo del Gran Consiglio: perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Ingiustamente fosti decapitato, o beato, che sommergesti la testa di Cristo nel Giordano; per le tue preghiere rafforzaci tutti per calpestare la testa davvero funesta del seduttore.

Mostraci la via del paradiso celeste, o beato, affinchè camminando su di essa, diventiamo partecipi, per le tue preghiere, al convito dell’Agnello.

Theotokìon: Scampami dal peccato, dalla geenna di fuoco, dalle tenebre del castigo, dal digrignamento di denti, dal verme che rode per sempre, o sola protettrice della stirpe umana.

Ode 9. Irmòs.

Magnifichiamo tutti come pura Madre del nostro Dio la nube luminosa in cui il Re dell’universo dal cielo discese come pioggia sul vello e s’incarnò per noi facendosi uomo, lui che è senza principio.

Ecco il tempo della penitenza e delle azioni pure; ecco il giorno della luce: datti da fare, fuggi la tenebra delle passioni, scaccia, anima mia, il sonno della tua pessima negligenza per partecipare al divino splendore.

Gemo come il pubblicano, piango come la prostituta, grido come il ladrone: ricordati di me, misericordioso; e come il figlio dissoluto esclamo: ho peccato e come la cananea mi getto i ai tuoi piedi; non mi disprezzare, Cristo misericordioso.

Martyrikà. Vi mostraste davvero medici dei mali fisici e delle pene dell’anima avendo consegnato, costanti, il vostro corpo a tormenti e morte violenta, lodatissimi atleti del Signore; perciò sempre vi si proclama beati.

Risplendendo più dei raggi del sole, la costanza dei sapienti vittoriosi di Cristo ha palesemente annientato, per grazia, il principe della tenebra, dissolvendo la notte dell’ateismo e illuminando i cuori dei fedeli.

Theotokìon. Coi luminosi splendori del Verbo, sorto dal tuo grembo santo, rischiarando i confini della terra, illumina, Madre di Dio Vergine, la mia anima oscurata dal buio dei piaceri, perché con fede t’inneggi.

Del Precursore. Stesso Irmòs.

Ecco la lampada risplendente per quanti sono nelle tenebre dell’esistenza, ecco la rondine della bella e chiara voce, ecco la primavera che rivela a tutti il Cristo: l’eccelso Precursore, mediatore tra antico e nuovo patto. Dalla sua intercessione siamo sempre custoditi.

Quale amico dello sposo ti metto avanti come intercessore perché sono una moltitudine i miei peccati e a te grido, Battista: Decreta per me, beatissimo, la remissione dei debiti, accendi la lampada della mia anima che la negligenza ha del tutto spento.

Con gli angeli incorporei, con gli apostoli venerabili, coi santi martiri vittoriosi, coi profeti, o profeta, supplica sempre il Dio più che buono perché possiamo giungere ai beni eterni, noi che già siamo ricchi della tua protezione buona.

Rondine leggiadra, prezioso usignolo, colomba bellissima, tortora solitaria, Battista del Signore, germoglio del deserto, rendi feconda di bene la mia anima, divenuta deserto per la sua sterilità.

Theotokìon. Quale trono di cherubini porti colui che tutto porta e nutri colui che ci nutre: imploralo senza sosta, o pura, prediletta della divina grazia, perché il tuo gregge sia sempre liberato dalla sciagura del terremoto, da conquista nemica e da ogni angustia.

Exapostilaria.

Tono 3. Tu che il cielo.

A Giovanni, precursore e battista del Salvatore, profeta tra i profeti, Figlio del deserto, prole di Elisabetta, eleviamo tutti l’acclamazione.

Theotokìon.

Prega per me il Dio filantropo, o Vergine: non rivelare al cospetto degli angeli le azioni che ho commesso, ma degnati, ti prego, di soccorrermi.

Apòstica catanittici delle lodi. Tono 1.

Un altro mondo ti attende, anima mia e il giudice che renderà noti tutti i tuoi mali segreti. Non arrestarti dunque alle cose di quaggiù, ma previeni il giudice gridandogli: siimi propizio e salvami, o Dio.

Non respingermi, mio Salvatore, prigioniero come sono della mollezza del peccato. Solleva il mio pensiero al pentimento e rendimi operaio provato nella tua vigna, concedendomi la ricompensa dell’undecima ora e la grande misericordia.

Martyrikòn. Ecco i soldati del gran Re: si opposero ai decreti dei tiranni e disprezzarono generosamente i tormenti: calpestata ogni seduzione e degnamente incoronati chiedono al Salvatore pace per il mondo e per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon. Tono 1.

Vergine lodatissima, con occhi profetici Mosè vide il tuo mistero nel roveto ardente che non si consumava: il fuoco della divinità infatti non consumò il tuo grembo, o pura; ti chiediamo, dunque, quale Madre del nostro Dio, di donare al mondo la pace.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Ogni giorno pecco e trasgredisco i tuoi precetti: convertimi, o Dio e strappami dall’inferno affinché glorifichi la tua ineffabile compassione, o Filantropo.

Apparisti lucerna precedente, o divino precursore, la luce inaccessibile, sorta indicibilmente per noi dalla nube luminosa. Imploralo dunque di illuminare le anime di noi che ti onoriamo.

Martyrikòn. Sopportando complesse torture, illustri martiri, diveniste degni dei beni sovraccelesti negli eccelsi, perciò siete detti beati da tutti gli uomini ogni giorno.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Dopo il parto, ti conservasti sempre vergine come prima del parto, o pura, che generasti Dio nella carne: supplicalo, o casta, di liberarci dalle passioni carnali e spirituali, ti supplichiamo.

Continua a leggere