Plagale I – Venerdì – Mattutino
PERIODO DEL TONO PLAGALE I Venerdì al Mattutino
Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.
Tono pl. 1. Il singolare mistero.
L’albero della tua croce, o Salvatore nostro, divenne salvezza del mondo: poiché, volontariamente in esso inchiodato, liberasti i figli della terra dalla maledizione, o vita di tutti. Signore, gloria a te.
Cantiamo, fedeli.
Volontariamente subisti la croce, o misericordioso e annullasti, come Dio onnipotente, la maledizione un tempo venuta da un cibo: perciò cantiamo e adoriamo la tua divina e venerabile passione, Cristo Sovrano, glorificando senza sosta la tua economia trascendente l’intelletto.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
Stando presso la croce del Signore, la Madre di Dio facendo lamento gridava: Ahimè, Figlio mio divino, mia dolcissima luce, come dunque sei steso sulla croce, tu che divinamente hai steso il cielo come una tenda e fai salire dal mare sorgenti d’acqua al tuo comando?
Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.
Cantiamo, fedeli.
O Salvatore, che per tuo deliberato consiglio ti sottoponesti alla croce e liberasti gli uomini dalla corruzione, noi fedeli ti cantiamo e adoriamo perché ci illuminasti con la potenza della croce e con timore ti glorifichiamo, o amico degli uomini e compassionevole, come datore di vita e Signore.
Il luogo del cranio è divenuto un paradiso, perché appena l’albero della croce fu piantato, subito produsse a nostra letizia il grappolo della vita, te, Salvatore. Gloria a te.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.
La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pendere dalla croce in mezzo a due ladroni, percossa nelle sue viscere materne, diceva: Figlio senza peccato, come dunque, a guisa di un malfattore, sei ingiustamente confitto alla croce, tu che nella tua bontà somma vuoi dare la vita al genere umano?
Dopo la terza sticologia, altri. Cantiamo fedeli.
Dall’albero Adamo raccolse amarezza, cadendo nella corruzione per invidia del serpente, ma quando tu, Gesù, fosti confitto all’albero, raccolse vita e per l’albero della croce di nuovo ha dimora nei cieli: venne distrutto il serpente e ingoiata la corruzione e tutti a ti glorifichiamo.
Martyrikòn. Risplende oggi la memoria dei vittoriosi; anche dal cielo riceve splendore: il coro degli angeli celebra una festa solenne, la stirpe degli uomini festeggia con loro e i martiri intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.
Gabriele mi recò un giorno il saluto: Salve, dicendomi che tu saresti stato con me, Signore, esclamava amaramente la Madre di Dio tra il pianto; come dunque la gioia è divenuta per me ora dolore, o Figlio? E come apparirò senza prole, io che ignara d’uomo ho partorito te, il Salvatore delle nostre anime?
Canone della stavròsimo. Acròstico: Dalle passioni mi salvi con la tua passione, Cristo mio. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.
Al Salvatore Dio che condusse nel mare il popolo a piedi asciutti e annegò il faraone con tutto il suo esercito, a lui uno cantiamo, poiché con gloria si è glorificato.
Sopportasti volontariamente passione che annienta passioni, o Cristo e annientasti colui che ci uccise un tempo nel paradiso, perciò glorifichiamo la tua bontà.
Fosti elevato sulla croce e il nemico fu ingoiato, o Cristo e noi caduti fummo innalzati e diventammo cittadini del paradiso; glorifichiamo il potere della tua compassione.
Martyrikà. Armati con lo scudo della croce, affrontaste ogni lotta contro il distruttore, o sapienti megalomartiri e trionfando vi siete glorificati.
Vi sacrificaste come preziosi agnelli per l’Agnello sgozzato per noi, o atleti, pubblicamente terminando i sacrifici impuri, perciò vi diciamo beati, o lodatissimi.
Stavrotheotokìon. Partoristi piccolo bimbo l’Antico, o purissima Vergine incontaminata, colui che con la sua divina passione rinnovò la natura umana invecchiata.
Canone della Theotòkos. Acròstico: Il quinto cantico alla Madre di Dio.
Ode 1. Cavallo e cavaliere.
Tu, porta della luce inaccessibile, tu, incontaminata, apri le porte della penitenza alla mia anima e falla entrare nella gioia e bellezza superna.
Avendo te, Madre di Dio, come protezione invitta, muro inespugnabile e protezione incorrotta, sono stato liberato dal drago maligno che cercava da tempo di ingoiarmi, o Purissima.
Non allontanarmi dalla tua divina protezione, non privarmi della tua grazia, non respingermi, o purissima Sovrana, con vergogna; dammi invece la tua misericordia.
Placa il dolore insopportabile del mio cuore misero e tristissimo, o Madre di Dio e donami, o Genitrice di Dio, lo splendore divino della salvezza.
Ode 3. Irmòs.
Con il potere della tua croce, o Cristo, fortifica il mio pensiero, affinché lodi e glorifichi ora la tua salvifica crocifissione.
Elevato sulla croce, o Redentore, seccasti il frutto della corruzione e facesti scaturire dal fianco fonti di incorruttela, o Sovrano.
Fosti sgozzato sulla croce come agnello, segnando le soglie delle nostre anime con il tuo divino sangue, o Sovrano, perciò con timore ti glorifichiamo.
Martirikòn. Benché foste frantumati, torturati in tanti modi e gettati alle belve, o atleti di Cristo, vi rivelaste irremovibili.
I martiri del nostro Signore fecero sgorgare il vino del martirio come grappoli della vigna della vita, rallegrando i cuori dei fedeli.
Stavrotheotokìon. Si rivelò principio di vita per noi , o Vergine, morendo sul legno, il Signore tuo Figlio, che glorificando i tuoi cantori.
Canone della Theotòkos. Tu, che col tuo precetto.
Tu sei il rifugio del mondo, Purissima e chiunque accorre a te con cuore ardente è liberato dalle sventure, perciò libera da ogni tristezza cattiva me, che accoro alla tua protezione.
Tu solo sostegno di tutti i terrestri, soccorrimi con la tua misericordia, buona Sovrana del mondo e custodiscimi con la visita divina del tuo potere, poiché hai potere invincibile.
Strappami dalla mano del nemico e dalla sua tirannia, buona Sovrana del mondo, affinché non mi prenda e non mi ingoi, portandomi alla perdizione della condanna eterna.
Prostrandomi con timore e tremore grido a te, Genitrice di Dio: siimi soccorso, buona Sovrana del mondo, nell’ora della morte, quando dovrò rispondere di ciò che ho fato nella vita.
Ode 4. Irmòs.
Ho udito la voce del potere della tua croce che aprì il paradiso e ho acclamato: Gloria alla tua potenza, Signore.
Quando tramontasti sulla croce, o Cristo, sole di giustizia, facesti sorgere la luce senza tramonto per noi che lodiamo la tua tremenda condiscendenza, o Verbo.
Stando un tempo in tribunale, o Cristo giudice, condannasti il nemico iniquo e fosti crocifisso tra i condannati rialzandoci.
Martirikòn. Incoronati con corone di vittoria, gli atleti di Cristo svergognarono il nemico invisibile e gridarono: gloria a te, Signore.
Inneggiamo con canti, o fedeli, i fiori non appassiti del paradiso invisibile, i vasi preziosissimi di Cristo, gli atleti.
Stavrotheotokìon. Quando vedesti sulla croce il Cristo che generasti, Purissima, ti stupisti dalla sua ineffabile magnanimità, perciò con lui ti glorifichiamo.
Canone della Theotòkos. La tua divina conoscenza.
Tu che superi tutte le genti poiché portasti in grembo il Sovrano e Dio che supera tutti gli umani, abbi pietà di me che ho peccato.
Spegni i desideri sventati della mia carne con la pioggia delle tue preghiere, o purissima e accendi la fiamma spenta della mia anima con il fuoco dell’amore divino.
O purissima, forza degli inermi, speranza dei disperati e consolazione di quanti piangono, dammi un pianto generatore di gioia con cui cogliere perdono.
Avendo sempre te, Sovrana, come muro e sostegno, protezione vera, torre invincibile dei fedeli, spero grazie a te di ottenere salvezza.
Ode 5. Irmòs.
Vegliando all’alba, gridiamo a te, o Dio: salvaci, poiché tu sei nostro Dio, all’infuori di te non conosciamo altri.
Sentendoti elevato sul legno, o Cristo, le pietre si spezzarono e le fondamenta della terra tremarono.
Il sole rigettò la sua luce quando fosti elevato sul legno tu, sole di giustizia, magnanimo.
Martirikòn. Rifulgete con i raggi dei prodigi, o santi, allontanando con la grazia la tenebra delle malattie.
I corpi vi furono tagliati, o martiri, ma il vostro spirito era attaccato all’amore divino, o santi.
Stavrotheotokìon. Vedendo il Sovrano addormentato sul legno, piangendo gemevi, Vergine Madre incontaminata.
Canone della Theotòkos. Ti rivesti di luce.
Chi straccerà il chirografo dei miei numerosi sbagli e peccati, o pura, se non sarai tu prima a liberarmi?
Per molta ignoranza sono arrivato alla disperazione pensando alla moltitudine dei miei mali, o Vergine, perciò grido a te: abbi misericordia di me e liberami.
Madre incorrotta di Dio, genitrice del Dio che ha fatto tutto solo con un cenno, libera il tuo servo dalla condanna eterna.
Possedendo lo splendido gioiello della verginità, sei incomparabilmente inneggiata anche come Madre di Dio, o Purissima, perciò acclamiamo come Gabriele: salve!
Ode 6. Irmòs.
L’abisso mi cinse, il ventre del pesce diventò la mia tomba e gridai a te, o amico degli uomini e la tua destra mi liberò, o Dio.
La croce fu confitta nella terra e diventò caduta dei diavoli; il vigore della fede prese principio e la malvagità fu tolta di mezzo.
Il sole si spense quando tu, Signore accendesti il tuo corpo sul legno come fiamma e fu trovata la dracma sepolta nelle passioni ottenebrate.
Martirikòn. Cori di martiri seguirono le tue orme, o amico degli uomini innalzato in croce, bramando imitare la tua passione generatrice di impassibilità.
Prosciugaste i fiumi dell’inganno con i flutti del sangue e spegneste il fuoco nemico dei diavoli con la divina rugiada, o martiri incoronati.
Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, Vergine incontaminata, quando vedesti il Creatore crocifisso e trafitto con la lancia nel suo divino fianco.
Canone della Theotòkos. Calca Israele il flutto.
Hai concepito la vita, Sovrana pura: strappami dalla morte spirituale e fammi degno dell’eterna vita.
Sovrana sposa divina, che per bellezza realmente superi ogni creatura, ti supplico, liberami dalla terribile cattiveria.
Non ho altro sostegno nel mondo che te, o buona, perciò a te mi prostro e grido: non allontanarti dal tuo servo, o Purissima.
L’ingannevole artefice del male turba la mia mente con delizie; soccorrimi, Sovrana e strappami dalla sua malvagità.
Ode 7. Irmòs.
Tu che nella fornace salvasti i fanciulli inneggianti, benedetto sei, Dio dei nostri padri.
Per liberarci dal peccato del piacere, gustasti il fiele, o Cristo, dolcezza della vita.
Quando sulla croce, o Gesù, fosti trafitto, furono sanate le ferite croniche di Adamo.
Martirikòn. Venerando Cristo con la dolorosa umiliazione, conseguiste la più elevata venerazione, o atleti.
Camminando volontariamente verso la passione, gli atleti si mostrarono trionfatori.
Stavrotheotokìon. Dopo il parto rimanesti come prima del parto, o Purissima, poiché era Dio quello che nasceva per divinizzare gli uomini.
Canone della Theotòkos.
Il Signore dei padri.
Purissima Madre di Dio, divinamente beata, sana l’afflizione della mia anima e donale la tranquillità della salvezza e la gioia della vita.
Tu che sei porta inviolata, chiudimi le porte delle parole caduche con cui si insinuarono in me la morte e la rovina del peccato.
Il tuo nato fece scaturire i fiumi dell’incorruttela; con le tue preghiere fa’ scaturire anche a me la ricchezza incommensurabile della sua compassione.
Liberami, Purissima, da ogni danno, angustia della vita, tormento, afflizione, malattia, pericolo e dalla terribile maldicenza.
Ode 8. Irmòs.
Il nato dal Padre prima dei secoli, il Figlio e il Dio che negli ultimi tempi si incarnò dalla Vergine, lodatelo, sacerdoti, esaltatelo, popoli.
Salvatore, che col legno sanasti la maledizione dal legno e facesti scaturire benedizione agli uomini, o magnanimo, ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.
Umiliasti il serpente superbo con la tua croce e umiliandoti innalzasti l’uomo tremendamente caduto; ti lodiamo, Salvatore e sovresaltiamo per tutti i secoli.
Martirikòn. Onoriamo con inni, fedeli, i distruttori dell’inganno, i difensori della divina fede, le colonne della Chiesa, i diamanti realmente duri, gli atleti armati di Cristo.
Rifulgendo come il sole, i grandi atleti dispersero le nubi dei dolori con la grazia e con la fede nella Trinità allontanarono la tenebra dell’empietà.
Stavrotheotokìon. Inviato a te come paraninfo, Gabriele, o Vergine, gridava dicendo: salve, talamo ornatissimo di Cristo, Re di tutti, che in te dimorando divinizzerà tutti gli uomini.
Canone della Theotòkos. Componendo nella fornace.
Che io trovi in te, Purissima, sostegno nelle tentazioni, protezione nelle afflizioni, soccorso nelle sventure, riparo di salvezza nei pericoli e consolazione in ogni tribolazione.
Vedi la mia fede, insigne Vergine, vedi la mia brama per te, vedi l’amore divino della mia anima e dammi il tuo copioso dono.
Tu che concepisti in grembo la luce celeste, illumina gli occhi del mio cuore, disperdi la tenebra delle mie colpe e allontana l’oscurità delle mie passioni.
Tu che partoristi la salvezza ineffabile, colui che dona salvezza a tutti gli uomini, o Vergine, dammi divina salvezza, allontanandomi il danno dei peccati.
Ode 9. Irmòs.
Te noi fedeli magnifichiamo concordi, che oltre intelletto e ragione sei Madre di Dio e ineffabilmente generasti nel tempo colui che è fuori del tempo.
La forza e il potere del nemico furono annientati, o solo o Signore potente, quando fosti innalzato sulla croce, dove imporporasti di sangue le tue dita.
Gli empi, crocifiggendoti, perforarono, o Cristo, le tue mani e i tuoi piedi, contarono le tue ossa e di fiele e aceto ti abbeverarono.
Martyrikà. Con limpida bocca proclamaste davanti ai tiranni Dio fatto uomo, o vittoriosi ed ereditaste la gloria.
Furono i nemici a soffrire facendovi soffrire con flagelli e svariate pene, o venerabilissimi, medici delle nostre sofferenze, martiri divini.
Stavrotheotokìon. Luce è sorto da te per noi Gesù, o pura e, crocifisso, ha illuminato il creato e fugato la tenebra dei demoni.
Canone della Theotòkos. Danza, Isaia.
Circondato da molti dolori, piego le ginocchia a te, venerabile, mi getto col volto a terra nella mia sventura e tra le lacrime a te grido: Liberami da chi mi insegue, o buona e mostrati a me come aurora di gioia.
Si accresce in me la forza della disperazione: quale cantico salirà a te da sordide labbra? Quale accoglienza avrà la richiesta di un cuore contaminato? Ma tu, rendi mirabili per i miseri le tue misericordie.
Sono alterato dalle sofferenze, si è oscurato il mio intelletto e il mio occhio, aspri dolori avvolgono la mia vita e oltre a ciò mi consumano i terrori dell’aldilà, o venerabile: da essi salvami, mutando in gioia i dolori.
Il breve tempo della mia vita si è consumato fra i mali e in una moltitudine di tristezze e dolori: tu dunque, Madre di Dio, che generasti la gioia di tutti, alleggerisci le mie pene con la tua intercessione accetta.
Apòstica delle lodi, stavròsima.
Appena l’albero della tua croce fu piantato o Cristo, fu messo in fuga l’errore e fiorì la grazia: esso infatti non rappresenta più la pena di una condanna, ma ci è mostrato come trofeo di salvezza. O croce, nostro sostegno; croce, nostro vanto; croce, nostra esultanza.
La tua croce, o Cristo, annientò il dominio dell’ade e salvò il genere umano: liberando il mondo dalla corruzione, aprì al ladrone il paradiso; venerandola ti glorifichiamo, o Salvatore: pietà di noi.
Martyrikòn. Benedetto l’esercito del Re dei cieli: perché se anche i vittoriosi erano terrestri, cercavano tuttavia di raggiungere la dignità angelica, trascurando il corpo e facendosi degni, con la loro passione, dell’onore degli incorporei. Per le loro preghiere, Signore, manda su noi la tua grande misericordia.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
Placa il dolore della mia anima colma di pene, gridava a Cristo l’irreprensibile addolorata; tu salvi i mortali con la tua passione, ma ferisci la mia anima, o Verbo; tu, mia dolcissima luce, tu, Figlio mio e mio Creatore: io inneggio alla tua longanimità.
Alla Liturgia
Beatitudini (Makarismì).
Il ladro, credendo sulla croce alla tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.
Ucciso sulla croce, risuscitasti noi, caduti per aver mangiato dall’albero proibito, o datore di vita compassionevole e ci rendesti di nuovo cittadini del paradiso, o buono.
Fosti inchiodato alla croce, o Cristo, vera vite e scaturisti bevanda di salvezza che rallegra i cuori di tutti i fedeli che ti inneggiano.
Martirikòn. Percossi e tagliati a pezzi, o sapienti, raffiguravate il supplizio del Sovrano, perciò sempre vi diciamo beati, o martiri di Cristo.
Gloria.
Sulla croce l’Inseparabile dal Padre e dal divino Spirito sopportò passione volontariamente, sciogliendo le nostre passioni generatrici di perdizione.
E ora. Stavrotheotokìon.
Ti tormentavi gemendo, Sovrana, vedendo la nostra Vita morire volontariamente sul legno della croce, perciò con voci divine tutti sempre ti diciamo beata.

