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Periodo Del Tono 2 Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono 2.

Come flutti del mare sono insorte contro di me le mie colpe; come scafo nell’oceano sono sbattuto, solo, dai marosi delle mie tante colpe; ma tu Signore, guidami con il pentimento a pacifico porto e salvami.

Sono io, Signore, l’albero sterile perché non porto alcun frutto di compunzione; pavento la recisione e temo quel fuoco che non dorme; t’imploro dunque: prima dell’inevitabile momento, convertimi e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei sorgente di pietà facci degni della tua compassione, Madre di Dio, guarda al popolo che ha peccato, mostraci come sempre la tua potenza, poiché, in te sperando, a te gridiamo: Salve, come un tempo Gabriele, capo supremo degli incorporei.

Dopo la seconda sticologìa, kathìsmata catanittici.

Ho peccato, Salvatore, cancella con la penitenza i miei peccati e abbi pietà di me.

Pietà di me, ha detto Davide e anch’io a te grido: Pietà di me, o Dio, pietà di me, gemeva Davide per due peccati commessi; e io per miriadi di colpe a te grido: Egli con le lacrime inondava il suo giaciglio, ma io non ne ho una sola stilla; nel mio sconforto ti supplico: Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Madre di Dio, acclamando: Salve, o porta chiusa per cui venne aperto agli uomini l’antico paradiso

Dopo la terza sticologia,

altri Kathìsmata. Tu che sei sorgente.

Santissimi cori degli incorporei, implorate il Dio buono e Sovrano di risparmiarci nell’ora del giudizio, di strappare all’amaro castigo, alle vessazioni dei demoni, all’oscuramento delle passioni e alla minaccia di qualsiasi male noi, che accorriamo con affetto alla vostra protezione.

Martyrikòn. Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli. Per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di quale madre si udì mai che fu vergine? E di quale vergine si seppe mai che fu madre? Ciò che ti riguarda, Theotòkos, è tutto un prodigio, perciò con fede ti magnifichiamo.

Canone catanittico. Acròstico: Dammi piogge

di lacrime, Verbo di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che gli appartiene dalla schiavitù degli Egiziani perché si è glorificato.

Ti incarnasti, o Verbo e sei venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori; accoglimi perché molto ho peccato, salvami perché a te ritorni.

Mi sono fatto schiavo del peccato e con le mie mani ho aperto la porta alle passioni, o Verbo, nella tua misericordia salvami perché ritorni a te.

Martyrikà. Accanto al tuo trono celeste stanno i martiri coronati di santità: hanno vinto l’audacia dei demoni e ricevuto il premio della vita immortale.

Facendo scorrer su noi il flusso delle guarigioni, i martiri vittoriosi disseccano il torrente delle passioni della nostra carne per la potenza dello Spirito Santo.

Theotokìon. Concepisti la divinità impassibile, guarisci, o Vergine, la mia anima riarsa dalle passioni, strappami dal fuoco eterno, o piena di grazia.

Canone degli incorporei. Acròstico: Canto la lode al coro degli angeli.

Percorrendo nelle profondità.

Come carboni ardenti e teofori, incendiati dallo splendore della tua essenza, rivelasti i cori incorporei che ti glorificano, Cristo, come onnipotente.

Essendo incorporei e partecipi della gloria dell’immortalità, gli angeli o Cristo, per la loro vicinanza a te vengono illuminati.

I tuoi luminosi angeli, o Cristo, manifestano nella loro natura l’immaterialità: essi sono tipo e simbolo della purezza.

Theotokìon. Colui che prodigiosamente generasti, Vergine pura, viene servito con gioia dagli angeli, poiché tu concepisti il loro Signore e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, che sul legno uccidesti il peccato e radica il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori. 

O Cristo, sbocciato da grembo immacolato, ti prego, per la penitenza rinnova la mia anima insozzata dalle passioni e falla risplendere di purezza eterna.

Seguendo l’amaro consiglio del nemico ho commesso ogni sorta di peccati, provocando molto il tuo sdegno, Sovrano longanime e filantropo.

Martyrikà. Protetti dalla croce, i vittoriosi martiri, valorosi soldati di Cristo, annientarono le roccaforti dell’errore.

Rinforzando con la potenza divina la vostra debolezza, generosi atleti del Signore annientaste del tutto la forza del nostro nemico.

Theotokìon. Maria, incensiere d’oro, scaccia il fetore delle mie passioni e rafforza colui che vacillante per gli assalti del maligno agguerrito.

Degli incorporei. L’arco dei potenti.

Il Dio immortale per natura, nella sua grazia e sapienza, rese immortali gli angeli, sue creature.

O angeli, che state al cospetto di Cristo con fervore, pregate dunque perché siamo tutti salvati.

Theotokìon. Il Creatore stesso del tempo, Madre sempre vergine, per te ha avuto un inizio quando lo partoristi nel tempo.

Ode 4. Irmòs.

Ate inneggio, Signore, poiché ho udito il tuo annunzio e mi sono destato: sei giunto infatti fino a me, cercandomi perché ero perduto: perciò glorifico la tua condiscendenza verso di me, misericordiosissimo.

Caduto nel baratro dei peccati, ho perduto, Signore, la bellezza dall’alto, temo il castigo: fa’ splendere sulla mia povera anima, Salvatore la luce del pentimento.

Per le sue menzogne il perfido seduttore mi ha strappato a te, Dio dell’universo, facendomi sua preda; strappami dalla sua malvagità e fa’ che, pentito, torni a te nella penitenza.

Il tempo della mia vita è divenuto un’opera di perdizione: salvami come un tempo salvasti la prostituta, che per tuo ordine si convertì, affinchè inneggi a te, unico senza peccato, o Cristo.

Martyrikà. L’empio che volontariamente escogitò il male, volle costringere i martiri a rendere culto a dèi inanimati, ma fu vinto dalla loro professione di fede nell’unico Dio Creatore.

Venerando una Monade per essenza e una Trinità per caratteri, divinità increata, non avete per nulla dato culto alle creature, o martiri di Cristo, perciò subiste ogni specie di tortura.

Theotokìon. Il Signore s’incarnò nel tuo casto grembo e si unì agli uomini volontariamente per accogliere nella penitenza quanti un tempo erano schiavi del peccato per le tue preghiere, Vergine purissima.

Degli incorporei. Ho udito la tua gloriosa.

Ti presento come miei avvocati gli angeli, Signore: nella tua bontà, liberami dai miei peccati.

Stando alla presenza dello Spirito supremo, causa d’ogni bene, gli spiriti divini brillano con purezza d’una intelligenza che supera ogni intelletto.

I divini ordini della schiera celeste, per ordine del divino Spirito, sono serbati incorruttibili.

Theotokìon. Vedendoti da lontano portare come un bimbo il Dio Verbo incarnato, Isaia in anticipo lo annunziò, o Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché all’infuori di te altro Dio non conosciamo.

Tu che doni la vista ai ciechi, rischiara Signore, la mia cecità spirituale, destami per le opere buone, rigettando pigrizia e torpore.

La mia anima, gravemente inferma per il morso del peccato, risana, unico Salvatore, che un tempo guaristi il viandante caduto nelle mani dei briganti.

Martyrikà. La folla degli atleti del Signore, svergognando la masnada degli empi, sopportò ogni tormento e gustò infine la gioia con gli angeli.

I martiri, tra le fiamme, apparvero come astri luminosi; per la loro pazienza essi fanno risplendere, come raggi luminosi, sulle anime dei fedeli, la luce dello Spirito santo.

Theotokìon. Il Dio precedente i secoli generasti neonato; egli possiede allo stesso tempo due nature e due volontà poiché tu, Vergine, concepisti l’Uomo-Dio.

Degli incorporei.

Colui che Isaia profetizzò.

Serafini e cherubini, brillando per la vicinanza della luce della tearchia, con i troni eccelsi comunicano alle altre gerarchie lo splendore ricevuto da Dio.

Fonte d’ogni splendore, Verbo di Dio, intorno a te hai disposto gli angeli come specchi sfavillanti, che con gioia e armonia riflettono direttamente la tua luce.

Theotokìon. Il santo arcangelo Gabriele, scendendo dal cielo, ti annunziò, pura sposa divina, la gioia che mette fine alla tristezza dei progenitori,

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Atterrato dall’inganno del serpente, giaccio nell’ignoranza; tu che con una parola raddrizzasti il paralitico, rialzami, o Cristo.

Scosso dal soffio del dragone e sballottato dalla tempesta del peccato, come Pietro sulle onde, Signore amico degli uomini, salvami.

Martyrikà. Santi martiri, superando la natura, avete patito oltre le possibilità umane: perciò ora gustate quei beni che superano la comprensione.

Avete colmato la misura della bontà, del valore e della virtù di Cristo; davanti a lui non smettete di pregare per noi, o inneggiatissimi martiri.

Theotokìon. Il Creatore tra tutte le generazioni scelse te, bellezza di Giacobbe che predilesse e apparve a noi sorgendo da te, purissima.

Degli incorporei. Ascolta le parole.

Gli angeli, icone della tua gloria e del tuo splendore, Cristo Signore, riflettono in eterno i divini raggi dell’eterna luce.

Stabiliti dal Dio santo e forte i serafini, rivelandoci il culto della Trinità, con voce incessante cantano l’inno trisagio.

Theotokìon. Come un tempo giurò a Davide, il Signore è davvero sorto dal tuo grembo, Vergine santa, avendo tu generato il grande Re dell’universo.

Ode 7. Irmòs.

L’immagine d’oro venerata nella piana di Dura per ordine ateo i tuoi tre fanciulli disprezzarono; gettati in mezzo alla fiamma, cantavano refrigerati: Benedetto sei tu, o Dio dei nostri padri.

Per le deviazioni dell’intelletto e gli assalti dei demòni mi sono allontanato dalle tue braccia, come il dissoluto pieno di ogni vergogna: ma ora, tornando a te, come lui grido: ho peccato, non respingermi, Gesù che per me t’incarnasti.

Un tempo salvasti i niniviti penitenti minacciati di morte: adesso, o unico filantropo, salva dal terribile castigo il mio cuore macchiato da innumerevoli peccati.

Martyrikà. Il malvagio che tramava di rovinarvi, martiri divini e benedetti, è colpito a morte; le vostre membra straziate sono divenute fonti di guarigione per i fedeli colpiti dall’antico tentatore.

Né le belve, né le minacce dei tiranni, né le spade affilate, né gli oltraggi, né la sega riuscirono a intimorirvi; come estranei ai vostri corpi subivate i tormenti, santi martiri, giustamente incoronati.

Theotokìon. Il tuo grembo ospitò la luce immateriale, che con le fiamme della scienza di Dio indebolì l’ateismo, pura fanciulla, divina sposa; cantandolo gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Degli incorporei. I fanciulli un tempo.

Gli spiriti che senza sosta in cielo volano intorno al trono della tua ineguagliabile gloria, cantano con le loro bocche immateriali: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Tutti gli angeli, Cristo, vedendoti negli eccelsi in un corpo, aprivano le porte celesti inneggiando: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Theotokìon. Mostrando in te la ricapitolazione dei profeti e della Legge, o Vergine, Gabriele ti gridò: Ecco, concepirai il Dio dei vostri padri, il nostro Dio, Vergine santa e benedetta.

Ode 8. Irmòs.

Il Dio che scese nella fornace in aiuto ai figli degli ebrei e mutò la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiate come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Divenuto servo del maligno, sono schiavo della sua astuzia e inganno; vedendomi perduto insuperbisce: liberami da lui, Dio di bontà, rifugio degli smarriti.

Liberami dall’impero delle passioni, che trattengono il mio corpo con lacci insolubili, tu che spezzasti le catene dell’ade: Cristo, Salvatore del mondo, degnati di guidarmi sulle rette vie.

Martyrikà. Ahimè, contro di me gli artefici delle passioni hanno scatenato tutta la loro malizia: voi, però, benedetti martiri, imitatori della passione di Cristo, liberatemi dalle loro trame.

Non piegando il ginocchio davanti alle sculture, come un tempo i fanciulli foste gettati nella fornace dei tormenti e rimaneste illesi per la rugiada divina, o martiri, inneggiando a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Alla mia anima spossata dall’assalto del maligno, Madre di Dio, concedi la guarigione per la tua preghiera, Vergine santa, perché ti glorifichi nei secoli dei secoli.

Degli incorporei.

Disprezzando la statua d’oro.

Come riflesso della tua bontà stabilisti gli angeli che soccorrono, o Verbo, chi pratica i tuoi precetti e canta: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Di virtù sublime ornasti i cittadini del cielo, illuminati dalle gerarchie angeliche; accetta, Cristo, la loro voce incessante: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Deliziamoci splendidamente cantando la divina melodia degli incorporei e diciamo divinamente al Sovrano un canto acclamando con loro: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. La vera sapienza che dirige l’universo trovò diletto in te, pura Madre incontaminata sua dimora; perciò noi cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore, ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, malamente caduto nella corruzione per un cibo, da Vergine santa ineffabilmente incarnato per noi, concordi, fedeli, magnifichiamo.

Ecco il tempo di operare: perché stoltamente dormi immersa nell’avvilimento, anima mia? Destati e fa’ risplendere con le lacrime la tua lampada, affrettati, perché lo Sposo delle anime è vicino; non tardare per non restar fuori della porta divina

Quanto è temibile il tuo tribunale: esso rivela ogni azione, la mette a nudo davanti ad angeli e mortali Quanto è spaventosa la sentenza che emetterai per chi avrà peccato: da essa liberami, o Cristo, donandomi prima della fine lacrime di conversione.

Martyrikà. I divini atleti gloriosi, segnati dall’amore per l’agnello e pastore sono cruentamente immolati nella gioia, come agnelli innocenti e così realmente allietano tutta la santa Chiesa dei primogeniti nei cieli

Resi come luminari per solari fulgori, voi rischiarate ogni animo con lo splendore della vostra lotta, o atleti generosi e fugate ogni oscurità dell’errore; perciò, con fede, siete giustamente detti beati.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a giudicarmi; non condannarmi al fuoco, nel tuo sdegno non accusarmi: ti implora la Vergine che ti portò in grembo, o Cristo, la moltitudine degli angeli, la folla dei martiri.

Degli incorporei. Tutto tu sei desiderio.

Angeli splendenti, vestiti di candide vesti, apparvero come segni ai discepoli divini per indicare la tua seconda venuta, o Cristo. Con loro noi tutti, proclamandoti Dio, ti magnifichiamo.

Come effusore di bene, tu crei l’angelica natura razionale come splendore secondo che riflette il tuo chiarore primo, o mio Cristo più che buono; perciò tutti, con inni, ti magnifichiamo.

Theotokìon. Considerando con stupore, o purissima, la fulgida luce della tua verginità, il divino principe delle schiere celesti gridava di gioia; perciò noi tutti, come Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Considerando le indegnità delle mie male azioni, mi rifugio nella tua compassione, imitando il pubblicano, la prostituta in pianto e il figlio dissoluto; mi getto dunque ai tuoi piedi, o misericordioso: prima di condannarmi, risparmiami o Dio e abbi pietà di me.

Non considerare le mie colpe, o Signore, partorito dalla Vergine: purifica il mio cuore, rendilo tempio del tuo santo Spirito; non scacciarmi con disprezzo dal tuo volto perché la tua misericordia non ha confine.

Martyrikòn. Poiché fino alla morte avete patito per Cristo, martiri vittoriosi, ora le vostre anime sono nei cieli, nelle mani di Dio, mentre in tutto il mondo sono scortate le vostre reliquie: le venerano sacerdoti e re e noi genti tutte, secondo l’uso, esultanti acclamiamo: Sonno prezioso davanti al Signore è la morte dei suoi santi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ulivo fruttifero la Vergine ha prodotto te, il frutto della vita, per portare al mondo il frutto copioso della tua misericordia, Signore.

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone ti rivolgiamo e gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Trascurando le mie molte colpe, o filantropo, mostrami partecipe del tuo splendore, ti supplico.

Gli ordini angelici ti supplicano, Signore, per tutti i fedeli che con affetto ti inneggiano.

Martyrikòn. Per le suppliche dei tuoi martiri, Gesù più che buono, sii propizio a noi nell’ora del giudizio.

Gloria.

Glorifichiamo il Padre, veneriamo il Figlio e inneggiamo tutti lo Spirito, fedeli tutti.

E ora. Theotokìon.

Il frutto del tuo grembo ha reso cittadini del paradiso quanti erano morti per un frutto.