Prima del suo Battesimo, il Santo Grande Martire Eustàthios si chiamava Plakidas (Πλακίδας). Era un generale romano durante i regni degli imperatori Tito (79-81) e Traiano (98-117). Ancor prima di conoscere Cristo, Plakidas si dedicava ad opere di carità, aiutando i poveri e i bisognosi. Perciò il Signore non permise che questo pagano virtuoso continuasse nelle tenebre dell’idolatria.
Un giorno, mentre cacciava in una foresta, vide un cervo straordinario che ogni tanto si fermava a fissarlo. Plakidas lo inseguì a cavallo, ma non riusciva a raggiungerlo. Il cervo saltò oltre un burrone e si fermò dall’altra parte, di fronte a lui. Improvvisamente Plakidas vide una Croce radiosa tra le corna dell’animale. Il generale fu stupito nel sentire una voce che proveniva dalla Croce e diceva: «Perché mi perseguiti, Plakidas?»
«Chi sei Tu, Signore?» chiese Plakidas. La voce rispose: «Io sono Gesù Cristo, che tu non conosci, ma che tu onori con le tue buone opere. Io sono apparso qui su questa creatura per te, per attirarti nella rete del mio amore per il genere umano. Non è conveniente che uno giusto come te adori gli idoli e rimanga ignorante della verità. Sono venuto nel mondo per salvare il genere umano.»
Plakidas esclamò: «Signore, credo che Tu sei il Dio del cielo e della terra, il Creatore di tutte le cose. Signore, insegnami che cosa devo fare.» Di nuovo il Signore rispose: «Va’ dal vescovo del tuo paese e ricevi da lui il Battesimo, ed egli ti istruirà.»
Plakidas tornò a casa e con gioia raccontò ogni cosa a sua moglie Tatiana. Ella, a sua volta, gli parlò di uno strano sogno che aveva avuto la sera precedente, nel quale le era stato detto: «Domani tu, tuo marito e i tuoi figli verrete a me e saprete che io sono il vero Dio.» La coppia allora si affrettò a fare quanto era stato loro detto.
Si affrettarono dal vescovo cristiano, che battezzò tutta la loro famiglia e poi li comunicò con i Santi Misteri. Plakidas fu rinominato Eustàthios, sua moglie fu chiamata Theopistē, e i loro figli, Agapios e Theopistos.
Il giorno seguente, il Santo Eustàthios andò nel luogo della sua miracolosa conversione e là rese grazie al Signore per averlo chiamato sul cammino della salvezza.
Il Santo Eustàthios ricevette un’altra rivelazione miracolosa. Il Signore stesso gli predisse le imminenti tribolazioni: «Eustàthios, tu soffrirai molte sventure, come Giobbe, ma alla fine vincerai il diavolo.»
Ben presto il Santo Eustàthios fu colpito dalla sventura: tutti i suoi servi morirono di peste e il suo bestiame perì. Ridotto in rovina, ma senza disperare nello spirito, il Santo Eustàthios e la sua famiglia abbandonarono segretamente la loro casa, per vivere nella povertà, sconosciuti, umili e poveri.
Si recarono in Egitto per imbarcarsi su una nave diretta a Gerusalemme. Durante il viaggio il Santo fece esperienza di un nuovo dolore. Affascinato dalla bellezza di Theopistē, il proprietario della nave fece sbarcare con crudeltà Eustàthios e i suoi figli, trattenendo la moglie per sé.
Con grande tristezza il Santo proseguì il suo cammino, e una nuova calamità lo colpì. Giunto presso un fiume tempestoso, si accinse a portare i suoi due figli sull’altra riva, uno alla volta. Quando ebbe portato di là il primo, l’altro fu assalito da un leone e trascinato nel deserto. Mentre stava ritornando alla riva, un lupo trascinò l’altro fanciullo nella foresta.
Il Santo Eustàthios pianse amaramente, ma comprese che la Divina Provvidenza gli aveva mandato queste sventure per mettere alla prova la sua perseveranza e la sua devozione a Dio. Il Santo Eustàthios si preparò a sopportare ancor più dolori, sapendo che chi sopporta le tentazioni e viene provato riceverà la corona della vita che Dio ha promesso a coloro che lo amano (Giacomo 1,12).
Nel villaggio di Badessos trovò lavoro e trascorse cinque anni in un incessante lavoro. Il Santo Eustàthios allora non sapeva che, per misericordia di Dio, dei pastori e dei contadini avevano salvato i suoi figli e che essi vivevano vicino a lui. Egli non sapeva nemmeno che l’insolente proprietario della nave era stato colpito da una terribile malattia ed era morto, lasciando la Santa Theopistē illesa. Ella viveva in pace e libertà nel luogo dove la nave era approdata.
Nel frattempo all’imperatore Traiano era divenuto difficile reclutare un esercito per Roma per affrontare una ribellione, poiché i soldati rifiutavano di andare in battaglia senza Plakidas. Essi consigliarono a Traiano di mandare uomini in tutte le città per cercarlo.
Antiochos e Akakios, che erano amici di Plakidas, lo cercarono in vari luoghi. Infine giunsero nel villaggio dove viveva il Santo Eustàthios. I soldati lo trovarono, ma non lo riconobbero. Cominciarono a parlargli dell’uomo che cercavano, chiedendogli il suo aiuto e promettendogli una grande ricompensa. Il Santo Eustàthios riconobbe subito i suoi amici, ma non rivelò loro la sua identità.
Prendendo in prestito del denaro da uno dei suoi amici, preparò un pasto per i suoi ospiti. Mentre lo osservavano, notarono che assomigliava al loro precedente comandante. Quando videro una cicatrice sulla sua spalla, segno di una ferita profonda inferta da una spada, compresero che era il loro amico che stava davanti a loro. Lo abbracciarono in lacrime e gli dissero perché lo stavano cercando.
Il Santo Eustàthios tornò a Roma con loro e fu reintegrato nel suo precedente grado. Molti nuovi reclute furono arruolate nell’esercito da tutto l’Impero. Egli non sapeva che i due giovani soldati che lo servivano, e che egli amava per la loro abilità e audacia, erano in realtà i suoi stessi figli. Essi non si rendevano conto che servivano sotto il comando del loro stesso padre, né che erano fratelli per nascita.
Durante una campagna, l’esercito guidato da Eustàthios si fermò in un certo luogo. Una notte, i due fratelli stavano parlando nella loro tenda. Il maggiore raccontò della sua vita, di come aveva perso la madre e il fratello, e di come era stato separato dal padre. Il fratello minore allora comprese che l’altro uomo era il suo stesso fratello, e rivelò come era stato salvato dal lupo.
Una donna udì la loro conversazione, poiché la loro tenda era piantata proprio accanto alla sua casa, e capì che si trattava dei suoi figli. Senza rivelare loro la sua identità, ma non volendo separarsi da loro, andò dal loro generale, il Santo Eustàthios, e gli chiese di portarla con sé a Roma. Disse di essere stata prigioniera e di voler tornare a casa. Poi arrivò a riconoscere nel generale suo marito e con le lacrime agli occhi gli raccontò di sé, e dei due soldati che erano i loro figli. Così, per la grande misericordia di Dio, l’intera famiglia fu riunita.
Poco dopo, la ribellione fu soffocata, e il Santo Eustàthios tornò a Roma con onore e gloria. Nel frattempo l’imperatore Traiano era morto, e il suo successore Adriano (117-138) volle celebrare la vittoria con un solenne sacrificio ai loro «dei». Con grande stupore di tutti, il Santo Eustàthios non andò al tempio pagano. L’imperatore ordinò di trovarlo e condurlo al tempio.
«Perché non vuoi adorare gli dei?» chiese l’imperatore. «Tu, più di tutti gli altri, dovresti offrire loro ringraziamenti. Non solo ti hanno preservato in guerra e ti hanno concesso la vittoria, ma ti hanno anche aiutato a ritrovare tua moglie e i tuoi figli.» Il Santo Eustàthios rispose: «Io sono cristiano e glorifico e rendo grazie a Cristo, e a Lui offro sacrifici. A Lui devo la mia vita. Non conosco né credo in nessun altro Dio.»
Fuori di sé dall’ira, l’imperatore ordinò che gli fosse tolta la cintura militare e fece condurre Eustàthios e la sua famiglia alla sua presenza. Non riuscirono a persuadere i saldi confessori di Cristo a offrire sacrifici agli idoli. La famiglia del Santo fu condannata a essere fatta a pezzi dalle belve selvatiche, ma gli animali non toccarono i santi martiri.
Allora il crudele imperatore ordinò che fossero gettati vivi dentro un toro di bronzo arroventato, e il Santo Eustàthios, sua moglie Theopistē e i loro figli Agapios e Theopistos subirono il martirio. Prima di essere posti all’interno del toro, il Santo Eustàthios pregò: «Concedi, o Signore, la Tua grazia alle nostre reliquie, e dona un posto nel Tuo Regno a tutti coloro che ci invocano. Anche se ci invocheranno quando saranno in pericolo su un fiume o sul mare, Ti supplichiamo di venire in loro aiuto.»
Tre giorni dopo, essi aprirono il toro di bronzo e i corpi dei santi martiri furono trovati illesi. Non un capello del loro capo era bruciato, e i loro volti splendevano di una bellezza non terrena. Molti di coloro che furono testimoni di questo miracolo vennero a credere in Cristo. Alcuni pii cristiani seppellirono i corpi dei Santi con ogni onore e riverenza.