dormizione di Sant’Antimo di Georgia.
San Anthimos di Iberia fu una delle persone più colte del suo tempo. Parlava correntemente molte lingue, tra cui il greco, il rumeno, lo slavo ecclesiastico, l’arabo e il turco, ed era versatissimo in teologia, letteratura e scienze naturali. Era dotato in modo straordinario nelle belle arti — in particolare nella pittura, nell’incisione e nella scultura. Era famoso per la sua bellissima calligrafia. Infine, San Anthimos fu un grande scrittore, un rinomato oratore e un riformatore della lingua rumena scritta.
Poco si sa della giovinezza di San Anthimos. Era originario della regione di Samtskhe, nella Georgia meridionale. I suoi genitori, Giovanni e Mariam, gli diedero il nome di Andria al Battesimo. Egli accompagnò il re Archil in Russia e lo aiutò a fondare là una tipografia georgiana, ma al ritorno fu catturato da briganti del Daghestan e venduto come schiavo. Per mezzo degli sforzi del patriarca Dositheus di Gerusalemme, Anthimos fu infine liberato, ma rimase al servizio del patriarca per approfondire la propria formazione spirituale.
Già famoso per i suoi dipinti, incisioni e calligrafie, Anthimos fu invitato dal principe Costantino Brincoveanu (1688-1714) di Valacchia (nell’odierna Romania) a recarsi nel suo regno intorno all’anno 1691. Dopo il suo arrivo in Valacchia, cominciò a dirigere una tipografia locale. L’industria tipografica in quel paese fece allora enormi progressi, e la principale ispirazione e forza trainante di quei grandi sviluppi fu il maestro georgiano Anthimos. Egli riuscì a fare della Valacchia un centro del Cristianesimo e un importante editore di libri per tutto l’Oriente.
Nel 1694 Anthimos fu intronizzato come igumeno del Monastero di Snagov (nell’odierna Romania), dove fondò ben presto una tipografia. Nello stesso anno la sua nuova tipografia pubblicò le Linee guida per i Divini Servizi del 21 maggio, giorno di Tutti i Santi. Il libro fu firmato dal suddiacono Michael Ishtvanovich, futuro fondatore della prima tipografia georgiana.
Nel 1705 Anthimos, “il prescelto tra i prescelti igumeni di Valacchia”, fu consacrato vescovo di Rimnicu Vilcea, e nel 1708 fu nominato metropolita di Hungro-Valacchia. Tutto il paese celebrò la sua elevazione. Come proclamò un igumeno: “Il divino Anthimos, un grande uomo e figlio della saggia nazione iberica, è giunto in Valacchia ed ha illuminato la nostra terra. Dio gli ha concesso una fonte inesauribile di sapienza, gli ha affidato il compimento di grandi imprese, e ha contribuito a far progredire la nostra nazione istituendo per noi una grande industria tipografica.”
Sotto la diretta guida di San Anthimos, in Valacchia furono erette più di venti chiese e monasteri. Di particolare importanza è il Monastero di Tutti i Santi, situato nel centro di Bucarest. I portali principali di questo monastero erano di quercia e scolpiti con motivi tradizionali georgiani da San Anthimos stesso. Il metropolita stabilì anche le regole per il monastero e ne dichiarò l’indipendenza dalla Chiesa di Costantinopoli.
Dal giorno della sua consacrazione, il metropolita Anthimos lottò instancabilmente per la liberazione della Valacchia dagli oppressori stranieri. Nel giorno in cui fu ordinato si rivolse al suo gregge: “Avete difeso la Fede cristiana nella purezza e senza colpa. Tuttavia, siete circondati e strettamente legati dalla violenza di altre nazioni. Sopportate innumerevoli privazioni e tribolazioni da parte di coloro che dominano questo mondo…. Benché io sia indegno e in effetti più giovane di molti di voi — come David, sono il più giovane tra i miei fratelli — il Signore Dio mi ha unto per essere il vostro pastore. Così condividerò le vostre future prove e i vostri dolori e prenderò parte alla sorte che Dio ha stabilito per voi.”
Le sue parole furono profetiche: nel 1714 i turchi giustiziarono il principe valacco Costantino Brincoveanu, e nel 1716 giustiziarono Stefan Cantacuzino (1714-1716), l’ultimo principe di Valacchia.
Al suo posto essi nominarono Nicholas Mavrokordatos, un Fanariota (un membro di una delle principali famiglie greche del Fanar, il quartiere greco di Costantinopoli, che, come amministratori nella burocrazia civile, esercitavano grande influenza nell’Impero Ottomano dopo la conquista turca) che si occupava solo degli interessi dell’Impero Ottomano.
In questo periodo difficile, Anthimos di Iberia radunò attorno a sé un gruppo di fedeli boiari patrioti determinati a liberare il loro paese dal dominio turco e fanariota. Ma Nicholas Mavrokordatos divenne sospettoso e ordinò ad Anthimos di dimettersi da metropolita. Quando Anthimos non lo fece, egli presentò un reclamo al patriarca Geremia di Costantinopoli.
Allora un concilio di vescovi, nel quale non era incluso neppure un solo chierico rumeno, condannò il “cospiratore e istigatore di attività rivoluzionaria” all’anatema e alla scomunica e lo dichiarò indegno di essere chiamato monaco. Ma Nicholas Mavrokordatos non era ancora soddisfatto e sostenne che negare ad Anthimos il titolo di metropolita di Hungro-Valacchia non costituiva una punizione sufficiente. Ordinò che Anthimos fosse esiliato lontano dalla Valacchia, al Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai. Il metropolita Anthimos, amato dal popolo rumeno, fu scortato fuori dalla città di notte, poiché i cospiratori temevano la reazione del popolo.
Ma il metropolita Anthimos non giunse mai al Monte Sinai. Il 14 settembre 1716, un drappello di soldati turchi pugnalò a morte San Anthimos sulla riva del fiume Tundzha (Tunca), dove scorre attraverso Adrianopoli, non lontano da Gallipoli, e gettò le sue spoglie martoriate nel fiume.
Così terminò la vita terrena di un altro santo georgiano — un uomo che aveva dedicato tutte le sue forze, il suo talento e la sua conoscenza alla rinascita della cultura cristiana e al rafforzamento del popolo valacco nella Fede ortodossa.
Nel 1992 la Chiesa rumena canonizzò Anthimos di Iberia e proclamò che il suo giorno di commemorazione fosse il 14 settembre, il giorno del suo trapasso. La Chiesa georgiana lo commemora il 13 giugno.



