Periodo Del Tono 1 Lunedi al Mattutino
Dopo l’esasalmo cantiamo Il Signore è Dio con i suoi stichi e il tropario del santo del giorno. Nelle sante Quaresime l’alliluia con i suoi stichi, quindi gli inni trinitari del tono 1. Vedi in fondo a questo volume. Dopo la prima sticologia del salterio cantiamo quanto segue
Kathìsmata catanittici. Tono 1.
Concepito nelle iniquità, io, il dissoluto, non oso fissare le altezze del cielo, ma rinfrancato dal tuo amore per gli uomini grido: O Dio, siimi propizio e salvami.
Se il giusto a stento si salva dove mi presenterò io peccatore? Non ho portato il peso e il calore del giorno: annoverami tra quelli dell’undecima ora, o Dio e salvami.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Madre di Dio purissima, nei cieli benedetta e glorificata in terra: salve, sposa senza nozze.
Dopo la seconda sticologia.
Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.
Affréttati ad aprirmi le tue braccia paterne: da dissoluto ho consumato tutti i miei beni, volgendo le spalle all’inesauribile ricchezza delle tue compassioni, o Salvatore; non disprezzare, ora, un cuore impoverito. Compunto a te grido, Signore: contro di te ho peccato, salvami.
Tremendo è il tuo tribunale, giusto il tuo giudizio e malvagie le mie opere. Toglimi, Sovrano, dalla parte dei capri e fammi degno di stare alla tua destra, giudice giustissimo.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Governa, o pura, la mia anima misera ed abbine misericordia perché per la moltitudine delle colpe scivola nell’abisso della perdizione, o castissima. E nell’ora tremenda dalla morte liberami dalla terribile sentenza quando i demoni mi accuseranno.
Dopo la terza sticologia.
Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.
Scioccamente mi sono allontanato da te, compassionevolissimo consumando da dissoluto la mia vita, servendo ogni giorno alle passioni irrazionali; ma tu, per le preghiere degli angeli accoglimi, Padre misericordioso, come già il figlio dissoluto e salvami, ti prego.
Martirikòn. I gloriosi atleti si sono rivestiti di te, Signore, onore di lotta e dignità di corona, poiché con la costanza nei tormenti hanno messo in rotta gli empi e per la potenza divina hanno ricevuto dal cielo la vittoria. Per le loro implorazioni liberami dal nemico invisibile, o Salvatore e salvami.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Tu che superi le schiere immateriali e sola oltrepassi le gerarchie dei cieli, da loro ricevi degna lode, o fanciulla purissima; ma con gli angeli prega tuo Figlio di scampare me, il solo condannato, dalla tirannia delle passioni.
E dopo il salmo 50 cantiamo il seguente canone catanittico, poema di Giuseppe con l’Acròstico: Lava la sozzura delle mie colpe, o Verbo. Giuseppe.
Ode 1. Tono 1. Irmòs.
La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza s’è coperta di gloria poiché per la tua potenza, Signore immortale, distrusse i nemici aprendo per Israele una via nuova nel profondo del mare.
Ti supplico, Cristo, nella moltitudine delle tue misericordie, cancella la moltitudine dei miei peccati e donami un pensiero di conversione, affinché glorifichi la tua inconcepibile benevolenza.
Sulla terra, nel tuo grande amore, apparisti, Gesù corporalmente come uomo; ho peccato più d’ogni altro uomo, ma ora, Verbo di Dio, vedendo la mia conversione accoglimi mentre a te mi prostro.
Martyrikà. Imitando Cristo, che liberamente patì anche la morte, o insigni, sopportaste ogni specie di tormento e la morte per cui riceveste la vita eterna, o martiri.
Recando nelle vostre anime soprattutto il fuoco del divino amore santi martiri, davanti al fuoco non esitaste, ma per la fervente offerta dei vostri tormenti, incendiaste la materia del politeismo.
Theotokìon. Con noi le schiere degli incorporei t’inneggiano, Vergine lodatissima; nel tuo grembo generasti incarnato l’incontenibile, divina Sposa, rimanendo vergine come prima del concepimento.
Canone degli Incorporei. Opera di Teofane, con Acròstico: Primo inno di Teofane agli angeli.
Stesso Irmòs.
Santissimi angeli, che state luminosi presso il trono del Signore, pregate il Padre coeterno e l’Angelo del gran consiglio d’ispirare la mia parola per inneggiarvi.
All’origine della creazione la divina intelligenza stabilì le gerarchie angeliche come altrettanti luminari per riflettere i raggi del suo triplice sole.
Theotokìon. Colui che come Dio stabilì le potenze superiori, dimorò nel tuo casto grembo, Vergine Madre e s’incarnò senza mutamento.
Ode 3. Irmòs.
Tu solo conosci la debolezza della natura dei mortali e per compassione te ne sei rivestito: circondami di potenza dall’alto, sicché a te gridi: santo il tempio spirituale della tua gloria immacolata, o Filantropo!
Povera anima mia, ritorna a ragione invocando il tuo Creatore che conosce tutti i tuoi segreti e mostra frutti di penitenza affinchè il compassionevole Signore abbia misericordia di te e ti liberi dal fuoco eterno.
Trascinando la moltitudine dei miei peccati, gemendo sotto il peso delle mie colpe, pieno di confusione, come l’umile pubblicano, piangendo a te grido: fammi grazia o Buono, fammi grazia e salvami, o Dio.
Martyrikà. Pieni di sapienza e vera scienza, i martiri dimostrarono stolta la sapienza ellenica e distrussero la cattiveria sofista e lottando strenuamente degnamente hanno ricevuto gioiosi le corone della vittoria.
Confessando una Mònade per natura, ma Triade per le persone, o atleti, con la fede divina annientaste l’errore politeista e vi rivelaste luminari, che con i raggi della grazia rischiarano i cuori di tutti.
Theotokìon. Santa sposa divina, santamente concepisti colui che riposa tra i santi, il Figlio e Verbo coeterno che condivide col Padre l’eternità e santifica nel Santo Spirito coloro che con fede lo glorificano.
Stesso Irmòs.
Alla luce teurgica i serafini avvicinandosi immediatamente e riflettendola sapientemente in molti modi con i bagliori primigeni, risplendono per primi e come luci seconde si divinizzano per vicinanza.
Desiderando inneggiare con zelo agli splendori degli angeli, chiediamo, fedeli, con spirito puro e labbra mondissime l’aiuto grazie a loro concesso da Dio e otterremo il loro splendore.
Theotokìon. Reso degno di vedere l’Intelletto sovraessenziale, Gabriele, Vergine pura, ti evangelizzò la gioia, rivelandoti chiaramente la generazione del Dio Verbo nel tuo prodigioso concepimento.
Ode 4. Irmòs.
Avvacùm, contemplando con occhi profetici te quale monte ombreggiato dalla grazia divina, annunciò che da te sarebbe uscito il santo d’Israele, a salvezza e rinnovazione nostra.
Povera anima, a chi paragonerò te, che perseveri nel male e mai compi il bene? Torna a Dio, grida a colui che volontariamente per te apparve: cardiognòsta, fammi grazia e salvami.
Hai stabilito penitenza per quanti si convertono, o Salvatore: concedimela, o buono prima della fine della vita, dandomi compunzione e afflizione come un tempo alla prostituta, che baciò i tuoi piedi immacolati.
Martyrikà. Pieni dei flutti dello Spirito, i martiri si rivelarono per volere divino fiumi dell’acqua viva e inaridirono i torrenti limacciosi dell’errore, o Cristo e nello Spirito, Cristo, hanno irrigato le menti dei fedeli.
Grandemente i divini martiri lottarono nello stadio: subirono infatti fuoco, spada e ogni supplizio; per le loro preghiere, Verbo di Dio, scampa dal maggiore ed eterno castigo quanti con fede ti inneggiano.
Theotokìon. Colui che il Padre ingenerato generò come Figlio nell’eternità, colui che trascende tempi e giorni, nascendo dal tuo grembo, venne nel mondo e nel tempo per annientare l’antica inimicizia dei mortali nella sua misericordia.
Stesso Irmòs.
I troni, i cherubini, i serafini, occupando il primo rango, brillano immediatamente dei raggi della divinità; con le altre potestà cantano melodiosamente: Gloria alla tua potenza, Signore.
Con santificazioni trinitarie, i serafini, con inesauste voci, inneggiano una triplice monade di divinità, celebrando il mistero della teologia e insegnano la fede ortodossa.
I cherubini, ricevendo l’effusione della sapienza e l’emanazione della scienza, imitando Dio, a loro volta piamente concedono questi doni della sapienza personificata, la divina illuminazione.
Theotokìon. Colui che è conosciuto come trascendente tutto il creato e operatore sulla terra di prodigi oltre comprensione, abitò il tuo grembo fulgente di verginali splendori, o pura.
Ode 5. Irmòs.
Tu che col fulgore della tua venuta, Cristo, ci illuminasti e con la tua croce illuminasti i confini del mondo, con la luce della tua scienza divina, illumina i cuori di quelli che in modo ortodosso t’inneggiano.
Le passioni mi trattengono sotto il loro giogo e temo il tuo giusto tribunale, mio giudice e mio Signore; donami la forza, ti prego, di compiere prima della fine buone opere per la mia giustificazione.
I profondi segreti del mio cuore, divino Re e Creatore, tu scruti e conosci; quando verrà l’ora in cui giudicherai il mondo, scampami alla tua condanna.
Martyrikà. I santi nel fuoco dimostrarono l’ardore del loro amore divino; perciò refrigerati dall’attesa dei beni futuri, i teofori esultavano.
Rafforzati dalla speranza dei beni futuri, i martiri sopportarono con grande risolutezza la tortura delle membra e strozzarono l’astutissimo con i nervi della loro infinita pazienza.
Theotokìon. La mia bocca senza sosta celebrerà il tuo concepimento, meraviglia incomparabile, poiché tu generi l’Infinito e reggi con le tue braccia colui che nella sua mano regge il mondo.
Stesso Irmòs.
Ardenti di affetto divino, i tre cori del secondo rango, Virtù, Potenze e Dominazioni, con bocche mai silenti inneggiano all’unica essenza e potenza tearchica.
Con l’immensa armata celeste dallo Spirito sono disposti i cori degli angeli, degli arcangeli, dei principati; per l’eccellenza essi sono formati per venerare l’essenza piena di luce dell’unico Dio trisipostàtico.
Theotokìon. D’ogni angelo, nel tuo splendore, superi la bellezza, tu che concepisti il loro Creatore e Signore, Vergine Madre, permettendogli di prender corpo nel tuo grembo prodigioso.
Ode 6. Irmòs.
Ci ha circondato l’estremo abisso: non c’è chi ci liberi; siamo considerati pecore da sgozzare; salva il tuo popolo, o nostro Dio; poiché tu sei la forza e il restauro dei deboli.
Essendo medico, Cristo, sana le passioni del mio cuore e lavami da ogni macchia nelle onde della compunzione, perché canti, o Gesù e magnifichi la tua compassione.
Nel cammino della perdizione, pecora smarrita, ho errato nel burrone del peccato; o Cristo, fammi tornare e guidami sulle vie infallibili dei tuoi comandamenti perché possa glorificarti.
Martyrikà. I gloriosi e incoronati martiri del Signore, pietre veramente preziose, lapidati con pietre non rinnegarono la pietra della vita, né sacrificarono alle statue di pietra.
Nell’arena i martiri, rinnovando le loro anime con l’aratro della fede, germogliarono nello Spirito la spiga che frutta il centuplo e per le loro pene furono degni delle delizie del paradiso.
Theotokìon. Concependo la fiamma dei liturghi fiammeggianti, ti rivelasti purissima e prima opera della creazione, Vergine purissima, benedetta fra le donne e piena di grazia divina.
Stesso Irmòs.
I cori degli angeli in cielo, stando presso il trono della tua gloria, Signore, cantano senza sosta con le loro angeliche voci: O Cristo, tu sei mia forza e mio canto.
Vedendo lo splendore non artefatto del tuo volto, gli angeli sono illuminati dal sovradivino splendore del tuo raggio divino; tu sei infatti loro luce e gioia.
Theotokìon. In te, Vergine, s’incarnò il Verbo senza carne, che per suo volere creò il mondo e dal non essere suscitò legioni d’Incorporei nella sua onnipotenza.
Ode 7. Irmòs.
Noi fedeli contempliamo te, Theotòkos, come spirituale fornace: come essa salvò i tre fanciulli, così nel tuo grembo ha interamente riplasmato me, l’uomo, il sovresaltato Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.
Essendo amico della virtù, Daniele un tempo domò i leoni e noi fedeli imitiamolo, restando sobri e vigilanti per rendere innocuo, con le nostre suppliche a Dio, il diavolo, che come leone ruggente cerca di divorarci.
Per eccesso di dissolutezza sporcai gravemente l’anima, ma tu, Cristo Signore, per eccesso di bontà, accoglimi come il dissoluto e abbi compassione di me, che canto: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Martyrikà. Vigorosamente corroborati dalla legge di Cristo, nello stadio i martiri vanificarono valorosamente le trame degli iniqui, cantando morenti: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Divinamente illuminati, i martiri del Signore, manifestamente incendiati dalla luce della Trinità, subirono i tormenti e superarono le tenebre cantando: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Theotokìon. La natura e le sue leggi si rinnovano per te poiché nel tuo grembo Cristo stesso, il legislatore, oltre le leggi della carne si incarnò per radunare quanti cantano: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Stesso Irmòs.
Tu, Sovrano sei la luce senza principio, rifulsa dalla luce del Padre: hai disposto le schiere degli angeli come specchi di luce che accolgono il tuo raggio inaccessibile o Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.
O Re di tutti, per salvare il genere umano hai fatto gli angeli come rinforzo, poiché tu li metti come custodi a ciascun credente che rettamente inneggia: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Nessuna lingua può esprimere, o nostro Sovrano, lo splendore dei tuoi prodigi, poiché tu hai disposto la luminosa armata celeste, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.
Theotokìon. Da te, santa, si è incarnato il Figlio che prima dal Padre è senza madre e poi divenendo come noi è senza padre; a lui ora danno culto le falangi degli incorporei come Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.
Ode 8. Irmòs.
Nella fornace i figli d’Israele, come metallo in fusione, più che oro puro brillarono per la bellezza della pietà cantando: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Cristo, mio redentore compassionevole, dalla caligine dei peccati che ora mi trattiene e da ogni tentazione libera me che grido: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Quando verrai con gloria a giudicare il mondo, o Cristo, tra gli eletti colloca anche me che grido e dico: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Martyrikà. Nella terra sacra, o martiri, siete giunti, avendo molto lottato sulla terra e ricevete la vita celeste cantando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Svestendo il corpo corruttibile, come martiri vittoriosi avete rivestito in Cristo la veste d’immortalità, acclamando dall’alto: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Theotokìon. Sacre voci preannunziarono un tempo che avresti concepito, Vergine pura, il Dio creatore di tutto al quale cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Stesso Irmòs.
Imitando, o fedeli, le schiere degli angeli, luminose e splendenti per i raggi del bellissimo triplice sole, cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Come fonte di tutti i beni l’eccelso Dio, con potenza divina, proietta le fonti seconde della luce che ricevono la sua luce primordiale gridando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
L’intelletto primo e demiurgo ha sottomesso gli intelletti ipercosmici degli angeli, che a lui sapientemente si protendono e gridano: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Theotokìon. Colui che il Padre ineffabilmente generò prima dei secoli nei cieli, sulla terra, Vergine pura, tu lo concepisti incarnato per noi, che a lui gridiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrato una figura del tuo parto puro. Spegni, ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di me affinchè, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
Come la cananea ti grido: Pietà di me, Verbo, ho un’anima in pericolo per gli assalti demoniaci, commette da stolta ciò che è empio ed è insensibile al tuo divino timore, o Longanime.
Conferma sulla roccia dei tuoi precetti, Signore, i passi dell’anima mia, fa’ inciampare il serpente che spudoratamente vuol farmi inciampare e liberami della sua malizia, tu che sei buono e misericordiosissimo.
Martyrikà. Poiché avete già attraversato, o martiri, l’acqua travolgente delle tentazioni e i marosi di atroci tormenti, certo avete raggiunto il porto del regno superno e là godete della divina bonaccia.
Divenuti luminosi, o martiri, diventaste degni dello splendore senza tramonto, nella Chiesa dei primogeniti esultate e con i cori degli angeli vi rallegrate: con loro supplicate per noi il datore di vita.
Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che tutti nutre: arca della venerabile santità, Vergine Madre di Dio, grande e tremendo è il tuo mistero trascendente l’intelletto: perciò con fede ti diciamo beata.
Stesso Irmòs.
Hai stabilito gli intelletti incorporei, Salvatore, come iniziati della tua ineffabile gloria: per loro custodisci dunque il tuo popolo, che con fede e affetto in te si rifugia, perché senza sosta, Sovrano, ti magnifichiamo.
A presidio del tuo gregge, tu, Onnipotente, assegni l’angelo di pace: della pace e dell’amore, infatti, sei tu l’autore; ed egli custodisce la saggia fede e con la tua potenza dissolve tutte le eresie.
Tu che sei celebrato come piena dolcezza dei celesti, trapianta nelle tue chiese, Sovrano, quel dolce gaudio e dona quiete e buon ordine perché senza fine, Salvatore ti magnifichiamo.
Theotokìon. Miriadi di angeli, Purissima, celebrano ora senza mai tacere il tuo parto perché, contemplando colui che presiede alle loro schiere, sono ricolmi di gioia e senza sosta, Madre di Dio, ti magnificano.
Exapostilarion. Tono 2.
Angeli e arcangeli, principati, virtù, potenze, dominazioni, troni e cherubini dagli innumerevoli occhi, serafini dalle sei ali, pregate perché siamo liberati da ogni pericolo e possiamo scampare al fuoco eterno.
Theotokìon.
Vergine, tu sei la mia protezione, la difesa del mondo, suo riparo solidissimo; a te mi prostro dicendo: liberami da ogni pena e dal fuoco eterno poiché in te, o Vergine, ripongo la mia speranza.
Apòstica catanittici delle Lodi. Tono 1.
Un altro mondo ti attende, o anima e il giudice che sta per pubblicare i tuoi mali segreti; non fermarti, dunque, alle cose quaggiù, ma previeni il giudice gridando: Siimi propizio e salvami, o Dio.
Stico 1. Siamo stati saziati al mattino dalla misericordia
Non respingermi, mio Salvatore, prigioniero come sono della mollezza del peccato, solleva il mio pensiero al pentimento e rendimi operaio provato nella tua vigna, concedendomi la ricompensa dell’undecima ora e la grande misericordia.
Stico. E sia lo splendore del Signore nostro Dio.
Martirikòn. Venite, genti tutte, con inni e cantici spirituali onoriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne da cui per i fedeli sgorgano grazie di guarigione. Cristo nostro Dio, per le loro suppliche, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.
Gloria. E ora.
Theotokìon. Esultanza delle schiere.
Più santa di tutte le sante schiere, più venerabile di ogni creatura, Madre di Dio, Regina del mondo, tu che portasti in grembo il Salvatore, salvaci con le tue preghiere da miriadi di colpe e pericoli, o buona.
Alla Liturgia
Makarismì (le Beatitudini).
Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.
Donami una fonte di compunzione per la tua compassione, o Cristo Dio, scampami da ogni lordura e purificandomi da innumerevoli mali, fammi partecipe del tuo regno, o benefattore.
Le schiere dei tuoi angeli ti mandiamo come supplici, o Cristo; salvaci, abbi pietà per loro, come più che buono, perdonando tutte le colpe consapevole e inconsapevoli.
Martyrikòn. Con i rivi del vostro sangue, santi, sapientemente annegaste il faraone spirituale: fate ora scorrere torrenti di prodigi, prosciugando il mare delle colpe; così vi diremo beati.
Gloria.
Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.
E ora. Theotokìon.
Tu che generasti la luce senza tempo, illumina la mia anima sempre oscurata dagli assalti dei demòni, o purissima e dal fuoco futuro liberami con la tua divina mediazione.