Passa al contenuto principale

Giorno: Lunedì

Plagale IV – Lunedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Domenica Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia Despotikà.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Oh, come vivo noncurante e trascorro il tempo della mia vita nella leggerezza, senza richiamare alla mente i miei molti peccati, la tremenda minaccia della morte e l’esame imparziale! Chi mai mi strapperà al fuoco eterno, se tu, o Dio, il solo più che buono, non hai compassione di me?

Ahimè, anima mia, miserabile, quanto ti lamenterai nell’aldilà, considerando le tue azioni, quando i giusti saranno chiamati al regno eterno e tu, per le tue azioni, sarai condannata al fuoco eterno. Gemi, piangi, accorri ormai al Cristo Redentore e lava i tuoi peccati.

Finché dura il tempo di questa esistenza, o anima, pèntiti e affliggiti qui per il tuo peccato per trovare pace nell’aldilà e sfuggire al castigo eterno. Signore, Signore, buono e compassionevole, fammi degno di diventare partecipe della sorte degli eletti.

Altri stichirà degli incorporei.

Signore, anche comparendo.

Signore, senza sosta ti danno gloria le moltitudini degli incorporei, allietate dalla tua bellezza e dal tuo inesprimibile splendore, copiosamente rischiarate dal trisolare fulgore: per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Signore, hai stabilito gli armoniosissimi cori degli angeli con il tuo Verbo onnipotente e con il santo tuo Spirito facendo loro grazia degli splendori infallibili dei tuoi raggi, per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Signore, ti inneggiano i serafini, le potenze, gli angeli, i principati, le dominazioni, i troni, le signorie, gli arcangeli, e i tremendi cherubini a te la lode rivolgono: per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Gloria. E ora.

Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, distruzione dei demòni; salve, figlia di Adamo, che realmente hai fatto fiorire il fiore che non appassisce; salve, gloria dei tuoi servi; liberazione dalle sventure, salve, purissima; dono fatto da Dio, salve; salvezza di quanti ti invocano, salve, o venerabile; salve, Sovrana, gloria di chi ti glorifica.

Apòstica catanittici.

Senza sosta gli angeli ti celebrano, Re e Sovrano; e io mi getto ai tuoi piedi, gridando come il pubblicano: O Dio, siimi propizio e salvami.

Essendo immortale, anima mia, non inabissarti nei marosi della vita, torna alla sobrietà, gridando al tuo benefattore: O Dio, siimi propizio e salvami.

Martyrikòn. Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

Gloria. E ora.

Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, reggia vivente, colomba spirituale; salve, città del tuo Creatore; salve, rifugio dei fedeli e prima protettrice, difesa di quanti in te confidano, salvezza e redenzione; salve, ponte che fa passare tutti al cielo; salve, tutta benedetta, santa Sovrana.

Continua a leggere

Plagale IV – Lunedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici despotikà. Tono pl. 4.

Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione, perché a poco a poco la mia vita si consuma e non mi viene salvezza dalle opere; per questo prego: Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione e salvami.

Ineffabilmente concepita.

Pensando a quel giorno tremendo, anima mia, vigila con la lampada accesa risplendente d’olio, poiché non sai quando giungerà a te la voce che dice: Ecco lo Sposo. Bada, dunque, anima mia, non sonnecchiare per non rimanere fuori dalla porta in pianto come le cinque vergini; ma sii ferma e vigilante per andare incontro a Cristo Dio con olio abbondante e lui ti conceda il divino ingresso alla camera nuziale della sua gloria.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Il Sovrano e Creatore dell’universo, assunta la carne dal tuo grembo puro, ti rese avvocata degli uomini, o purissima: per questo tutti in te ci rifugiamo chiedendo la remissione delle colpe, o Sovrana e ti preghiamo di essere riscattati dall’eterno tormento e da ogni castigo nell’aldilà, affinchè con fede ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione, o fanciulla, a quanti si rifugiano con fede nella tua protezione.

Dopo la seconda sticologia, Kathìsmata catanittici

Il Giudice è vicino, dattene pensiero, o anima e rifletti al momento di quel giorno tremendo: perché, il giudizio è senza misericordia per chi non avrà usato misericordia; grida dunque prima della fine: Risparmiami, Salvatore, perché tu solo sei filantropo.

Come la prostituta mi getto ai tuoi piedi per ottenere la remissione delle colpe e, al posto dell’unguento, ti offro lacrime dal fondo del cuore, o Cristo Dio, affinché tu abbia compassione di me come di lei, o Salvatore e mi conceda il perdono dei peccati, perché anch’io come lei a te grido: Riscattami dal fango delle mie opere.

Gloria. E ora. Theotokìon. Conosciuto l’ordine.

O benedetta e pura, piena di divina grazia, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, supplica senza sosta per noi colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, di darci prima della correzione, perdono dei peccati e raddrizzamento di vita affinché troviamo misericordia.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata

Ineffabilmente concepita.

Fino a quando, anima mia, vivrai nella negligenza? Fino a quando passerai noncurante la vita? Déstati, miserabile, dal sonno della noncuranza e, ponendo mente alle tue opere, gemi e trema per la sentenza del giusto Giudice. Come ti difenderai in quell’ora e come sarai riscattata dal fuoco futuro se resti senza correzione? Grida al Giudice prima della fine: Rimetti le mi colpe, Salvatore, poiché solo tu sei longanime.

Martyrikòn. Di luce celeste splende oggi questo tempio: in esso infatti esultano le schiere degli angeli e con loro si allietano i cori dei giusti, nella memoria dei vittoriosi. Per le loro suppliche, manda al tuo mondo la pace, o Cristo e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Dell’incarico segretamente informato, l’incorporeo si recò subito alla tenda di Giuseppe dicendo alla ignara di nozze: Colui che nella sua discesa piega i cieli, immutato tutto in te si racchiude e contemplandolo nel tuo seno prender forma di servo, estatico a te esclamo: Salve, sposa non sposata.

Canone catanittico. Acròstico: Strappa, o Cristo mio, dal fuoco della geenna il tuo Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Liberami dalla geenna che merito per le mie immense colpe, o Redentore e accendi il beato fuoco del tuo amore nella mia mente.

Mi sono sottomesso ottenebrato alle passioni e mi sono rivelato irrazionale, privo di ragione; dona alla mia anima di rinsavire, Signore e salvami nei modi che tu sai.

Martyrikà. Con i corpi straziati dai tormenti, gli illustri martiri incoronati mostrarono la rettitudine e l’inflessibilità e l’amore per il Creatore.

I fiumi di sangue sgorganti dai corpi dei tuoi gloriosi atleti, o compassionevole, per la tua potenza inaridirono i rovi dell’idolatria.

Theotokìon. Risana me, gravemente ammalato di mortifera infermità carnale e passioni dell’anima, o pura, affinché con fede sempre ti proclami beata.

Canone degli incorporei. Acròstico alfabetico. Poema di Teofane.

Irmòs uguale.

Godendo, come principi dei santi angeli, della divina visione, implorate per noi il Salvatore, datore dei beni.

Trattenuti da violente tentazioni, noi fedeli ora accorriamo a voi come protettori; o angeli divini, con insistenza supplicate ora il Sovrano.

Theotokìon. Sii mio rifugio, o Vergine, porto, muro e protezione, o Madre di Dio, che generasti nella carne il Dio redentore e misericordiosissimo.

Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Con quali occhi ti guarderò, Cristo Salvatore, non avendo osservato sulla terra nemmeno uno dei tuoi precetti? Come comparirò davanti al tuo trono a causa degli innumerevoli mali commessi?

Aprendo le braccia della tua compassione accoglimi come un tempo il dissoluto, asservito alle stesse infami passioni a da te allontanato, o Gesù filantropo e sommamente buono.

Martyrikà. Radicati sulla pietra della scienza di Dio, o martiri lottatori di Cristo, con la spada della fede tagliaste i rovi dell’ignoranza e coltivaste frutti di verità.

Le torri incrollabili della vera fede, l’orgoglioso vanto della Chiesa, gli splendidi agnelli immolati, i martiri di Cristo siano lodati.

Theotokìon. Sei mia custode nelle tentazioni, o santissima; ho te come vigile protezione dopo Dio; sii tu mia liberazione da ogni condanna nel giorno del giudizio.

Canone degli incorporei.

Irmòs uguale.

Mostrandovi comandanti dell’armata degli angeli, insigniti di multiformi doni, o archistratèghi, con la vostra protezione mantenete al sicuro la Chiesa di Cristo.

Incoronati ora con lo splendore dell’ortodossia, o divini arcangeli, come famosi protettori, con l’arma della benevolenza, salvate da ogni pericolo l’insieme dei fedeli.

Theotokìon. Della vita senza fine divenisti divina dimora, apparendo unica Vergine Madre casta nei secoli, perciò supplichiamo pure: Per le tue preghiere dall’ombra della morte guidami ora verso la vita.

Ode 4. Irmòs.

Dal monte ombroso, o Verbo, il profeta previde che stavi per incarnarti divinamente dall’unica Madre di Dio e con timore glorificava la tua potenza.

Grande la lotta dell’anima che si separa, timore tremendo quando si assiderà il giudice e gli uomini peccatori verranno giudicati. Ahimè, che cosa farò, una volta condannato?

Con il cuore colmo di impurità e portando lo scomodo fardello dei miei peccati, nella tua misericordia mi rifugio: non disprezzarmi, ma fammi grazia, ti prego.

Martyrikà. Preziosa davanti a Dio fu la vostra morte, valorosi atleti vittoriosi: poiché nelle pene e in svariati tormenti non lo rinnegaste affatto.

Il nemico soffriva mentre i martiri pativano, il suo orgoglio e la sua superbia furono abbattuti e colui che li incoronava fu magnificato e glorificato nelle sue divine membra.

Theotokìon. Supplico te, puro ricettacolo del Sovrano, purificami da ogni macchia, o Genitrice di Dio e mostrami dimora del divino e puro Spirito.

Canone degli incorporei.

Ho udito, Signore.

O coppia che presiedi l’assemblea degli arcangeli, salva ora da ogni pericolo quanti accorrono alla tua protezione.

Contemplando lo splendore tearchico fonte di beni, liberate ora il vostro gregge, o gloriosi archistratèghi.

Theotokìon. Santamente ti glorificano gli eserciti divini degli incorporei, o Genitrice di Dio veneratissima,: concepisti infatti il loro Creatore.

Ode 5. Irmòs.

Illuminaci con i tuoi precetti, Signore e col tuo braccio alzato donaci la tua pace, o filantropo.

Per la mia mente malvagia ti ho irritato, Signore, commettendo cose indegne, ma tu abbi pietà di me, che torno a te e salvami.

Ho la mente non distaccata dai mali, sono insensibile e folle: disperdi la mia nebbia, o Gesù e salvami.

Martyrikà. Vi ha posti il datore di luce come pietre preziose che brillano scienza divina e dissolvono la tenebra dell’errore, o divini martiri.

A leggi malvagie anteponeste leggi divine e predicando Dio vi preparaste a morire per lui.

Theotokìon. Uccidi, o pura, i moti delle mie passioni, tu che col tuo parto, o fanciulla, uccidesti il peccato del progenitore.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Stando attorno a Dio, o archistratèghi e illuminati dai raggi di là scaturenti, custodite il vostro gregge.

Come ministri della liberazione universale, implorate Dio, nostro Sovrano, di donarci liberazione.

Theotokìon. Ti chiamiamo misticamente myron, o purissima, poiché generasti nella carne il Dio che fa scorrere i carismi profumati.

Ode 6. Irmòs.

Tu che confortasti Giona tutto solo nel ventre del cetaceo, Signore, come lui salva me, stretto nel laccio del nemico.

Fa’ sorgere come sole la luce della penitenza su me, oscurato dai peccati, o Cristo, datore di luce, affinché inneggi alla tua benevolenza.

Temo il tuo terribile tribunale, ma non abbandono la consuetudine con il male: correggimi, o Cristo, affinché inneggi alla tua benevolenza.

Martyrikà. In coro i santi martiri lottarono respingendo la torma dei demòni, unendosi con gioia ai cori degli angeli: per le loro preghiere salvaci, Signore.

Con la tua potenza rafforzasti i martiri, Signore: essi spezzarono la forza dell’antico seduttore: per le loro preghiere salvaci, Signore.

Theotokìon. Affinché con voci grate sempre ti glorifichi, o purissima, scaccia il buio dalla mia anima e con la luce della penitenza dissolvi i miei tremendi delitti.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Stando ora degnamente ritti intorno al tremendo trono, divini veggenti, rivestiti dei raggi della Trinità santa, pregate affinché, ricorrendo a voi, siamo liberati da tentazioni e passioni, o arcangeli.

Supplicate affinché, quanti melodiosamente vi inneggiano, siano degni di ottenere ospitalità divina, divina gioia e splendore divino, o divini e gloriosi arcangeli Michele e Gabriele.

Theotokìon. Il talamo animato del Sovrano, illuminato dai raggi fulgidi della verginità, come giglio splendido nascosto fra le spine, la purissima e splendida Vergine Madre di Dio viene glorificata.

Ode 7. Irmòs.

Un tempo a Babilonia i fanciulli, giunti dalla Giudea, per la fede nella Trinità, calpestarono la fiamma nella fornace salmeggiando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come un tempo al pubblicano, o Cristo, concedi anche a me il gemito e come alla prostituta donami di piangere per lavare le mie colpe e fammi grazia affinché canti: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con l’olio di una pura conversione, o Salvatore, risana me, vittima dei briganti corruttori d’anime e ferito gravemente, mentre pentito canto: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Martyrikà. Morendo al mondo, non rinnegaste Cristo, divenuto morte vivificante, valorosi atleti, lottando e cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Professando l’una natura della Trinità in tre caratteri, o sapienti atleti, disperdeste l’inganno politeista degli idoli cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Il Verbo, Dio da Dio, dimorando nel tuo grembo, o piena di grazia, ti rivela protezione di tutti coloro che soffrono e gridano: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Multiforme grazia, divini archistratèghi, vi dona il Benefattore di tutti; salvate ora la sua Chiesa che canta: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rafforzati dalla potenza di colui che tutto vede, sorvegliate i confini della terra e salvate tutti quelli che con fede cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Avendo te come porto di salvezza, Madre di Dio, fuggiamo i mali e i marosi della vita, acclamando a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Colui che sul monte santo si è glorificato e nel roveto mediante il fuoco rivelò a Mosè il mistero della Vergine, il Signore lodate ed esaltate per tutti i secoli.

Sottomesso ai piaceri della carne e allontanato stoltamente da te, Signore, sono divenuto simile alle bestie; o Salvatore, non disprezzarmi, ma prima della fine fammi tornare e salvami.

In nessun modo lascio i peccati, ma a te grido: Ho peccato, senza affatto convertirmi. Signore compassionevole, converti la mia anima ottenebrata.

Martyrikà. I valorosi e coraggiosi atleti del Signore, battezzati nei rivi del loro sangue, non conobbero più la sozzura del peccato; perciò, incoronati con gli angeli, esultano senza fine.

I coraggiosi martiri della fede sopportarono l’asprezza delle torture, rafforzarti dalla speranza dei beni futuri e, giunti alla fine, sempre stanno presso il trono del Signore.

Theotokìon. Tu sei fermo sostegno dei vacillanti e correzione dei caduti, o Vergine, perciò rialza me caduto affinché ti glorifichi, o piena di grazia, per tutti i secoli.

Canone degli incorporei. Celebrate e sovresaltate.

I ministri e cantori della tua ineffabile e indicibile gloria, accogli ora supplici, o Cristo, nei secoli.

O unico Buono, accogli l’armata degli angeli che supplica per noi, che t’inneggiamo, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Con i tuoi chiarissimi raggi, Genitrice di Dio, illumina quanti con fede ti cantano e inneggiano per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Come un tempo purificasti la prostituta gettatasi ai tuoi piedi in pianto, o Cristo, come giustificasti il pubblicano, o Verbo, che soltanto gemeva, come hai accolto Manasse, come hai avuto pietà di Davide nel suo pentimento, così accogli anche me e salvami, o filantropo.

Gemi, versa lacrime, o anima: distogliti dalle colpe commesse, gettati apertamente ai piedi di colui che conosce i tuoi segreti e grida con fervore: Ho peccato contro di te, Signore, salvami, abbi compassione, tu che hai viscere di amorosa compassione, o misericordiosissimo.

Martyrikà. Con somma costanza i divini vittoriosi lottarono sulla terra e ora hanno ereditato il regno stabile e partecipano con al paradiso di delizie. Per le loro preghiere, o Cristo, rendici partecipi della tua gloria.

Vi rivelaste astri che illuminano l’oriente senza tramonto e avete dissolto, o sapienti, la sera dell’ateismo; con sacre fiaccole rischiarate tutti coloro che esaltano, o vittoriosi, la vostra festa luminosa.

Theotokìon. Illumina, ti prego, o porta della luce, gli occhi del mio cuore, oscurati dalla profondissima tenebra del peccato; fa’ scendere su di me, o Sovrana, il chiarore della penitenza e liberami per sempre dal fuoco eterno, con la tua mediazione.

Canone degli incorporei. Realmente Madre di Dio.

Manifesta ora la tua Chiesa imitatrice degli incorporei per le virtù, difendendo con gli angeli il tuo gregge, o Cristo.

Gloriosissimi angeli custodi, supplicando Dio, donate la salvezza delle anime a quanti accorrono alla vostra protezione.

Theotokìon. Come aurora agli erranti nel buio, o Vergine, hai fatto sorgere e tenuto fra le braccia il Cristo, sole di giustizia.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Quando pongo mente alla moltitudine dei mali commessi e vado col pensiero a quel tremendo esame, preso da tremore, mi rifugio in te, Dio filantropo. E tu non mi disdegnare, ti prego, o solo senza peccato: prima della morte, dona compunzione alla mia povera anima e salvami.

o.

Dammi lacrime, o Dio, come un tempo alla peccatrice e rendimi degno di irrorarne i tuoi piedi, che mi hanno liberato dalla via dell’errore e di offrirti come unguento profumato, una vita pura che mi sia edificata nel pentimento, perché oda anch’io la tua voce desiderata: La tua fede ti ha salvato, vai in pace.

Martyrikòn. Come vi chiameremo, santi? Cherubini, perché in voi ha riposato Cristo; serafini, perché senza sosta lo glorificate; angeli, perché avete abbandonato il corpo; potenze, perché operate con i prodigi. Molti sono i vostri nomi e più ancora i vostri carismi. Intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti cantano gli esseri celesti, Madre senza nozze, piena di grazia e noi glorifichiamo la tua imperscrutabile generazione. Madre di Dio, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Alla Liturgia

Beatitudini.

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Sana le passioni della mia anima e del mio corpo, o Cristo, unico medico e, come compassionevole, lavami con rivi di compunzione, purificandomi tutto.

Attorniando il trono della venerabile tearchia troni, cherubini, principati potenze e gli altri ordini di incorporei, santamente risplendono.

Martyrikòn. Infiammati dall’ardore dell’amore di Cristo, in mezzo al fuoco restavano illesi gli atleti, bruciando le spine dell’empietà per divina grazia.

Gloria.

O Trinità semplice, Monade principio assoluto, libera dal fuoco inestinguibile i tuoi servi per le suppliche dei tuoi divini incorporei e falli degni del regno.

E ora. Theotokìon.

Isaia ti previde un tempo nel volume che inesplicabilmente il dito del Verbo scrisse, o piena di grazia; scrivici nel libro della vita.

Continua a leggere

Grave – Lunedì – Vespero

Periodo Del Tono Grave

Domenica al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono grave. Oggi Giuda veglia.

Leva gli occhi, anima mia e considera l’economia e la compassione di Dio, come egli, piegati i cieli, sia venuto sulla terra per sollevarti dalla miseria delle tue passioni e collocarti sulla roccia della fede:oh, tremendo prodigio! Gloria al tuo annientamento, o filantropo.

Guarda le tue opere inique, anima mia e meravigliati che la terra ti sopporti, che il fulmine non ti consumi, che le belve selvagge non ti divorino e che il sole che non ha tramonto non cessi di illuminarti:sorgi, convertiti, grida al Signore: Ho peccato contro di te, ho peccato, abbi pietà di me.

Avendo in te le speranze, onnipotente Signore, ti imploriamo di liberarci da ogni pericolo, passione e bufera cosicché conduciamo una vita tranquilla e vivendo in purezza ti troviamo benevolo e propizio nel giorno del giudizio, o Sovrano.

Stichirà degli incorporei. Albero di vita.

Hai reso gli angeli fiamme di fuoco, o Cristo, indicandocene cosi l’ardore e descrivendone lo spirito pronto. Onnipotente Signore, gloria a te.

Salvaci per la protezione degli angeli, lava la sozzura delle colpe, cancella le macchie del peccato, affinché gridiamo: Signore, gloria a te.

I serafini, i cherubini, gli angeli e le potenze, i troni, i principati, le dominazioni tutte con gli arcangeli e le splendide potestà a te acclamano: Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Tutta la natura dei terrestri con l’angelo grida: Salve a te, Madre di Dio, come a colei per il tuo parto hai procurato la salvezza.

Apòsticha catanittici.

Come il figlio dissoluto, anch’io sono venuto a te, misericordioso; accoglimi, prostrato ai tuoi piedi, come uno dei tuoi mercenari, o Dio e abbi pietà di me.

Come colui che si era imbattuto nei ladroni e ne era stato ferito, cosi anch’io vi sono incappato per i miei peccati e la mia anima ne è rimasta ferita; da chi mi rifugerò per essere curato, io, il debitore, se non presso di te, misericordioso e medico delle anime? Riversa su di me, o Dio, la tua grande misericordia.

Gloria a te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, esultanza dei martiri, che predicarono la Trinità consustanziale.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Oggi Giuda veglia.

Tu superi le schiere degli angeli, perché hai dato un corpo a Dio, ma io che vinco tutti per i peccati, ahimè, ho paura e tremo e per questo in nessun modo oso invocarti, Madre di Dio e Sovrana: tu dunque non disprezzarmi, ma affrettati a salvarmi, guidandomi sulla retta via.

Continua a leggere

Grave – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono Grave

Lunedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono grave.

Poiché possiedi, anima mia, il rimedio della penitenza, accòstati, gettandoti ai piedi del medico delle anime e dei corpi e grida con gemiti: Liberami dalle mie colpe, o filantropo, associami alla prostituta, al ladrone e al pubblicano, dammi, o Dio, il perdono delle mie iniquità e salvami.

Non ho emulato il pentimento del pubblicano e non ho le lacrime della prostituta, non sono capace, per il mio indurimento, di tali segni di correzione, ma nella tua compassione, Cristo Dio, salvami come filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Incontaminata Vergine Theotòkos, con le superne schiere supplica tuo Figlio, affinchè, prima della fine, doni il perdono delle colpe a noi che ti glorifichiamo con fede.

Dopo la seconda sticologìa, altri Kathìsmata.

Tu che, per le sue lacrime, purificasti Pietro dal rinnegamento e al pubblicano, per il suo gemito, perdonasti le colpe, Signore filantropo, abbi pietà di me.

Preparati, anima mia, in questa tua vita, per non aver turbamento nella futura; là, infatti, non vi è nessuno che aiuti, né ricchezza, né potenza, né amici, né principi, ma la prova che viene dalle opere e la filantropia divina.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, o Vergine santissima; quelli, infatti, non potendo fissare il divino fulgore, compiono la liturgia coprendosi il volto con le ali, ma tu porti il Verbo incarnato, guardandolo con i tuoi occhi. Supplicalo senza sosta per le nostre anime.

Dopo la terza sticologìa, altri Kathìsmata.

Tu che hai accettato le lacrime di Pietro e giustificato il pubblicano, che gemeva dal profondo, abbi compassione anche di me, che mi getto pentito ai tuoi piedi, o Salvatore e salvami.

Martyrikòn. Pregate, o santi, perché ci sia data la remissione delle nostre colpe e veniamo liberati dai mali che temiamo e da una morte amara: vi preghiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Theotokìon. Tu trascendi le schiere celesti, perché sei divenuta tempio divino, o benedetta Madre di Dio, avendo partorito Cristo, Salvatore delle nostre anime.

Canone catanittico. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

Al Dio che collaborò con Mosè in Egitto a sottrarre Israele dall’Egitto, a lui solo cantiamo, poiché si è glorificato.

Annegando nel mare dei mali a te grido: Stendimi la mano, o pietoso e salvami come Pietro, o filantropo.

Da molte colpe lava me, penitente, come la prostituta, o Cristo, con il traboccare della tua misericordia affinché con fede ti glorifichi.

Martyrikà. Tu che hai fatto brillare i tuoi santi nel crogiuolo di svariati tormenti, per le loro preghiere, scampami dall’oscuramento delle passioni.

Purificandosi con la pazienza nei tormenti, i santi martiri più del sole sono rifulsi e hanno oscurato l’errore.

Theotokìon. Vergine purissima, protezione dei fedeli, ritorno a Dio dei peccatori, con la tua preghiera salvami.

Canone degli incorporei. Acròstico: Reco agli incorporei una settima lode. Poema di Teofane.

Al Dio che nel Mar Rosso.

Cristo onnipotente, con la tua luce rischiara il mio intelletto, ispirami affinché t’inneggi con gli angeli, perché ti sei glorificato.

Avendo lo stabile splendore, proveniente dalla fonte tearchica, i cori celesti celebrano con canti Cristo.

Theotokìon. Sapendoti saggiamente abbellita dagli splendori divini, o pura, noi, fedeli tutti, ti acclamiamo: Salve.

Ode 3. Irmòs.

Tu che con il tuo verbo hai consolidato l’ecumène affinché non sia scossa, rendi stabile anche la nostra mente nel tuo timore, Signore.

Sono stato preso nella notte dei peccati, con la luce della penitenza rischiarami, ora, filantropo datore di luce , affinché con fede ti glorifichi.

Tutte le vie che ho percorso nella vita mi hanno fatto precipitare nei baratri dei piaceri; mostrami, Gesù, le vie divine della penitenza.

Martyrikà. Affrontando valorosamente l’agone, foste degni dei premi celesti, o illustrissimi martiri, pregando per tutti noi.

Subendo miriadi di pene, o atleti, foste degni di miriadi di beni, riunendovi a miriadi di potenze incorporee.

Theotokìon. Tu che sola generasti il Re celeste, o Vergine, rovescia il peccato che in me regna e avendo compassione, salvami.

Canone degli incorporei.

Si consolidò per la fede.

Voi che siete mediatori dei divini splendori, o cori degli angeli, tutti immaterialmente acclamate: Santo sei tu, Signore, unico onnipotente.

Trasmettendo per legge d’amore i bagliori divini, o arcangeli, a Cristo cantate: Santo sei tu, Signore, unico onnipotente.

Imitando il secondo splendore del primo raggio, i devoti a una voce cantano a Cristo: Santo sei tu, o Cristo, che salvi le nostre anime.

Theotokìon. Il Verbo filantropo, che dal nulla trae il tutto dal nulla, da te, Vergine, riceve la carne, divenendo uomo per compassione.

Ode 4. Irmòs.

Ha coperto i cieli, Cristo Dio, nella tua economia, la virtù della tua indicibile sapienza, o filantropo.

O misericordioso, che vuoi salvare tutti, salva me, trasgressore dei tuoi precetti, o Verbo e non annientarmi.

Mi sono sottomesso a passioni irrazionali e mi sono reso simile alle bestie, me misero; o compassionevole Verbo di Dio, abbi compassione.

Martyrikà. Torturati e arsi nel fuoco, bruciaste l’errore, accesi di zelo per la pietà, o martiri.

Vi rivelaste paradiso intellettuale, o beati, voi che avevate nel mezzo l’albero della vita, Cristo coltivatore dell’universo.

Theotokìon. Pura Vergine piena di grazia, facendomi grazia, libera del tutto il mio intelletto dalla tenebra del’ignoranza.

Canone degli incorporei. Ho udito il tuo annunzio.

Risanate i traumi della mia anima stando presso Cristo come liturghi eletti, o cori degli angeli, implorandolo.

Chiaramente attorniando piamente il tuo trono, Signore, gli eserciti degli incorporei sempre gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Stupirono le schiere degli angeli, vedendoti, o Cristo, sulla terra incarnato, assimilato agli uomini mortali.

Theotokìon. Inneggiatissima e pura Genitrice di Dio, che generasti Dio inesplicabilmente incarnato, ti supplichiamo, prega perché siamo salvi.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando, o Verbo, per glorificarti e lodarti, senza sosta inneggiamo il segno della tua croce, che ci hai dato come arma e aiuto.

Ho trascorso la vita in pigrizia e temo il tribunale infallibile in cui sto per essere giudicato, io, dissoluto; abbi compassione di me, Signore.

O Verbo, che hai illuminato gli occhi del con la luce dei tuoi precetti apri le pupille della mia anima, che ho malamente ottenebrato.

Martyrikà. Confessando Cristo con mente stabile, avete subito ogni pena delle torture, o valorosi atleti, perciò siete beatificati.

Navigando in ogni tempesta delle torture, avete attraccato al molo del regno superno, colmi di vera serenità, o martiri.

Theotokìon. Per te, santissima, il Dio oltre ragione da te incarnato, ha fatto meraviglie; pregalo dunque con insistenza per tutti noi.

Canone degli incorporei.

Davanti a te veglio.

Con bocche santissime e rumorosissime i serafini, ardenti di fulgori immateriali, cantano il principio sovradivino e sovraeterno.

Con sacratissime ali i cherubini, strumenti della sapienza sovradivina, coprono il viso e i piedi, non osando guardare il divino splendore.

Deliziandovi dei bellissimi raggi, con scienza divina e santissima, o gloriosi troni, vi siete rivelati sovramondani veggenti delle cose ineffabili.

Theotokìon. Il divino intelletto si mischia con quello umano nel tuo castissimo e purissimo grembo, o purissima, unito indicibilmente senza mutamento secondo ipòstasi.

Ode 6. Irmòs.

Giona dal ventre dell’ade gridò: fa’ risalire dalla corruzione la mia vita e noi a te gridiamo: onnipotente Salvatore, abbi misericordia di noi.

L’abisso delle colpe mi ha circondato, mi ha buttato nel baratro del peccato, ma, Verbo, fammi tornare come un tempo Giona dalla corruzione alla vita.

Mi flagella la tempesta dei pensieri, guidami al porto della vera penitenza, o compassionevole, sostenendo il mio cuore nella pace.

Martyrikà. I santi, difesi dallo scudo della verità, respinsero le false lusinghe dei tiranni e morendo, regnano con Cristo.

Innalzandosi verso Dio con amore, i martiri odiarono l’amore per il mondo e divennero amici del creatore di tutti.

Theotokìon. Inneggiamo te, fanciulla lodatissima, che concepisti il Verbo che tutte le potenze dei cieli inneggiano con voci mai silenti.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Perennemente risplendono dei raggi della Signoria le dominazioni e sempre con i loro inni celebrano la sua indicibile gloria.

Contemplando con amore la potenza del potere potentissimo, le divine potenze con forza vengono sapientemente potenziate.

Theotokìon. Tu che provieni da stirpe reale, concepisti il Re di tutti, o Vergine e oltre natura e ragione sei rimasta veramente vergine.

Ode 7. Irmòs.

Refrigerasti la fornace ardente, o Salvatore e salvasti i fanciulli che inneggiavano e dicevano: Benedetto sei tu nei secoli, Signore, Dio dei nostri padri.

Offri a Dio, o anima, un sacrificio di lode, affréttati a fare penitenza, finché dura la festa della vita, progredisci nei beni.

Si avvicina, o anima, la recisione della morte, fa’ frutti degni per non essere gettata come un albero sterile nel fuoco della geenna e piangere per sempre.

Martyrikà. Spegnendo con le gocce di sangue la fornace dell’errore, i santi gridavano come i fanciulli: Benedetto sei tu nei secoli, Signore, Dio dei nostri padri.

Diveniste figli della luce, attaccandovi alla luce sublime e illuminate tutti coloro che sono nella tenebra e scacciate la caligine dell’inganno.

Theotokìon. Il roveto prefigurò te, pura che non bruciasti: concepisti infatti il fuoco inestinguibile, o Vergine, perciò a te grido: Brucia le mia passioni materiali.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Senza deviare, Signore onnipotente, le gloriose e luminosissime potestà, stando presso il tuo trono, glorificano e acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con totale impegno i principati, volgendosi all’unico principio immateriale, con dossologie incessanti acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Generasti senza seme, o Genitrice di Dio, l’unico Cristo filantropo, una ipòstasi, due essenze, che compie la tremenda economia, il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Imitando i fanciulli, che nella fornace ricevettero il refrigerio dello Spirito, con fede acclamiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ho ricevuto il verbo come lucerna splendente, ma come insensato sono caduto in passioni irrazionali, me misero e cammino sempre nella tenebra del male.

Il Signore è vicino come crediamo, rammenta, anima mia e non cadere, veglia, grida vigile: O compassionevole filantropo, salvami.

Martyrikà. Gustando la dolcezza divina, sopportaste l’amarezza dei tormenti e siete riusciti a partecipare alla divinità del Verbo, o martiri.

Siete giunti al divino riposo, avete ottenuto in sorte i beni sperati, o illustri martiri, per questo degnamente vi diciamo beati.

Theotokìon. Per il tuo parto, Vergine, fu liberata la stirpe umana dalla maledizione, poiché concepisti il più che benedetto che orna tutto di benedizioni.

Canone degli incorporei. L’unico Re senza principio.

Trasferendo tutta la brama verso Dio e deliziandovi dei raggi di là provenienti, o arcangeli, chiedete con insistenza che ai vostri cantori sia donato perdono delle colpe in tutti i secoli.

Essendo intelletti purissimi, lontani da aspirazioni materiali, salvate tutti quelli che con affetto, con voi, o angeli, inneggiano a Cristo in tutti i secoli.

Theotokìon. Accogliendo ineffabilmente in grembo la luce inaccessibile, Vergine Theotòkos, hai illuminato quanti erano nel buio della vita perché glorifichino piamente il Cristo, che viene da te inesplicabilmente.

Ode 9. Irmòs.

Con mistici canti magnifichiamo, o fedeli, colei che oltre la natura è Madre e per natura è Vergine, la sola benedetta fra le donne.

Ecco, il giudizio si avvicina e con le mie opere degne di condanna dispero di me stesso. Cristo Dio, giusto Giudice, non mi condannare.

Come la cananea credente a te io grido: abbi di me; come la donna curva, raddrizzami, perché mi incammini rettamente per i tuoi sentieri, o filantropo.

Martyrikà. Con gli abiti vi siete spogliati di ogni malizia e con un manto di duri flagelli, vi siete procurati, o atleti, una veste di gloria.

La divina regione dei viventi, la celeste Sion, la città dei primogeniti, vi ha accolti tutti risplendenti per le belle lotte, o atleti.

Theotokìon. Con i luminosi splendori del Verbo che da te è sorto, o Vergine pura, rischiara me, ricoperto dalla tenebra di peccati e passioni.

Canone degli incorporei. O degna di tutti i canti.

Allietàti dagli splendori dell’effusione di luce tearchica, tutti i cori degli angeli senza fine inneggiano al Dio glorioso e magnificandolo, sempre lo glorificano.

Cherubini, serafini, potenze, potestà, angeli, arcangeli, principati e troni insieme, dominazioni, Implorate Cristo perché io sia strappato al dominio delle passioni.

Theotokìon. Tu che ora, come madre, usi famigliarità col Figlio tuo, o Madre di Dio, libera dalle colpe, dalle malattie e dai pericoli quelli che con amore ti cantano, affinchè tutti sempre ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Non recidere me peccatore come il fico sterile, o Salvatore, ma per un lungo anno concedimi il perdono, irrigando la mia anima con le lacrime della conversione, affinchè anch’io possa offrirti il frutto della tua misericordia.

Poiché sei sole di giustizia, guida con la tua lucei cuori di coloro che a te acclamano:Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Festeggiando la memoria dei tuoi santi vittoriosi, te noi celebriamo, o Cristo, acclamando:Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A te noi offriamo il saluto ‘Salve’, o Madre di Dio, perché sei divenuta superiore agli angeli, avendo partorito Dio.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Bello a vedersi e buono da mangiare era il frutto che mi fece morire; Cristo è l’albero della vita di cui mangiando non muoio, anzi grido con il ladrone: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Come la cananea credente grido con la pena del mio cuore: Pietà di me, Salvatore, come benevolo e infatti ho un’anima minacciata da tutte le macchinazioni del nemico e in grave pericolo.

I cherubini, i serafini, i troni, i principati e le potenze, arcangeli e schiere di angeli, di signorie e le moltitudini delle sapienti potestà ti glorificano, Signore benevolo.

Martyrikòn. Innalzati verso Dio, gli atleti sbaragliarono gli assalti maligni del nemico e apparendo vincitori con gioia nei cieli ora dimorano, rifulgendo di gloria.

Gloria.

Venero il Padre senza principio col Figlio e lo Spirito, essenza increata e connaturale che ha divinamente creato tutto dal nulla, cioè al Trinità conosciuta anche come Monade.

E ora. Theotokìon.

Sporcato nei piaceri della vita, mi sono rifugiato in te, incontaminata Vergine; scampa da ogni sporcizia e colpa al mia povera anima, affinché dica beata te, sempre beata.

Continua a leggere

Plagale II – Lunedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Domenica al Vespro

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tu che vuoi, o Verbo, non la morte ma la conversione di tutti coloro che hanno peccato contro di te, o pietosissimo Cristo e Signore, tu che sempre usi misericordia con me tuo servo, abbi compassione di me che, convertendomi, oso chiedere perdono delle male azioni con cui ti ho provocato: tu mostrerai infatti in me l’abisso delle tue divine compassioni se, mentre ne sono indegno, mi salverai nella tua filantropia.

O unico filantropo, tu che vuoi che tutti siano salvati e che nella tua tenera compassione chiami a conversione quelli che ti hanno contristato, non ricordarti in alcun modo, ti supplico, Sovrano, della vergogna delle male azioni che ho commesso, ahimè, davanti ai tuoi occhi, senza tremare, me misero, al pensiero che inevitabilmente cadrò nelle tue mani. Perciò mi prostro a te nel gemito e nel lutto, afferrandomi spiritualmente ai tuoi piedi, per ottenere perdono.

Accogli la mia preghiera tu, che vuoi che tutti siano salvati e non abbandonare me, indegno, che ho peccato, più di tutta la natura umana; piegando dunque i miei ginocchi, mi prostro a te piangendo: sii compassionevole, abbi pietà, mostra in me le tue misericordie, o Signore della gloria, Padre della misericordia e delle compassioni, non allontanare me, miserabile che ti invoco.

Stichirà, degli incorporei, uguali.

I cori angelici, con bocche che mai tacciono, cantano in eterno per te con suoni di festa, o più che buono, vedendo chiaramente la tua splendente bellezza e saziandosi della tua luce; con lo sguardo sempre più fisso verso l’alto, a ciò che è loro innanzi, ricevendo con ardore quei felicissimi fulgori, con franchezza intercedono per le nostre anime.

Cingi il tuo gregge con le protezioni degli angeli tu, che con il verbo e la tua volontà hai posto le loro schiere, allontanando ogni tentazione e audacia dei barbari e delle eresie, poiché col tuo sangue lo hai realmente redento e hai cancellato la condanna della legge e del peccato, affinché liberato dalle tentazioni rattristanti che lo tormentano ora, con senno ortodosso glorifichi te, Salvatore.

I principati, le dominazioni e i serafini con i troni, i purissimi cherubini, gli angeli e gli arcangeli circondano con timore il tuo trono venerabile e santo e la tua divina gloria. Tutte le potenze e le potestà lodano la tua grande economia e l’ineffabile provvidenza, o Cristo e stupiscono per la tua sapienza riconoscibile nelle creature e con franchezza pregano per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine santissima: liberami dalla catena delle prove e delle tribolazioni e salvami, o purissima, dagli assalti del demonio, affinché ti dia gloria e con affetto ti veneri, ti canti e ti magnifichi, o Sovrana per sempre beata.

Apòsticha catanittici.

Non ho né pentimento né lacrime e per questo supplico te, o Salvatore, di convertirmi prima della fine e di darmi compunzione, perché io sia strappato al castigo.

Alla tua tremenda parusia, o Cristo, non ci accada di udire: Non vi conosco perché noi abbiamo riposto in te, Salvatore, la speranza: anche se per la nostra negligenza non eseguiamo i tuoi comandi, tu dunque risparmia, ti preghiamo, le nostre anime.

Martyrikòn. I tuoi martiri, Signore, non ti hanno rinnegato, dai tuoi comandamenti non si sono allontanati: per la loro intercessione, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come gli arcangeli, celebriamo, fedeli, il talamo celeste e la vera porta sigillata: Salve, tu da cui è germogliato per noi il Salvatore di tutti, Cristo, datore di vita e Dio; abbatti con la tua mano, o Sovrana, i tiranni atei, nostri nemici, o pura, speranza dei cristiani.

Continua a leggere

Plagale II – Lunedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Lunedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata catanittici. Tono pl. 2.

Penso al giorno terribile e gemo sulle mie azioni turpi: quale difesa presenterò al Re immortale, con quale fiducia guarderò al Giudice, io, il dissoluto? Padre pietoso, Figlio unigenito, Spirito santo, abbi pietà di me.

Quando siederai, o misericordioso, per fare il giusto giudizio, nella valle del pianto, nel luogo che hai stabilito, non pubblicare i miei mali nascosti e non svergognarmi davanti agli angeli, ma usami indulgenza, o Dio e abbi pietà di me.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Speranza, riparo e porto di quelli che accorrono a te, Madre buona di Dio, protezione del mondo, intensamente implora, con gli incorporei, colui che hai partorito, il Dio tanto filantropo, perché le nostre anime siano liberate da ogni minaccia, o sola benedetta.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi, perché noi peccatori, privi di ogni scusa, rivolgiamo questa supplica a te come Sovrano: Abbi pietà di noi.

Signore, pietà di noi, perché in te abbiamo confidato non adirarti troppo con noi e non ricordarti delle nostre iniquità ma anche ora guarda a noi nella tua compassione e liberaci dai nostri nemici: tu sei infatti il nostro Dio e noi siamo tuo popolo, siamo tutti opera delle tue mani e il tuo nome abbiamo invocato.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Principio di salvezza sono state le parole di Gabriele alla Vergine; udendo infatti: salve, non si è sottratta al saluto, non ha dubitato, come Sara nella tenda ma così ha parlato: Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Anima, passando nella noncuranza tutta la vita, tu non poni mente al tremendo giorno del giudizio: torna alla sobrietà ed eleggi la penitenza; convertiti e grida a Cristo: O misericordioso, non ricordarti dei nostri molti peccati nell’ora della sentenza.

Martyrikòn. Luce perpetua per i giusti: poiché, resi luminosi in te, i santi risplendono sempre come astri, spegnendo la lampada degli empi con le loro preghiere, o nostro Salvatore; tu illuminerai la mia lampada, Signore e mi salverai.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Col cuore e con la bocca senza sosta inneggiamo alla Madre di Dio più che gloriosa e più santa degli angeli santi e confessiamola Madre di Dio: lei che del Dio incarnato è vera genitrice e che senza sosta prega per le nostre anime.

Canone catanittico. Acròstico: Cristo, accogli il pianto dei miei occhi. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Irmòs.

Il faraone visibile fu sprofondato con l’armata, mentre Israele, attraversando il mare, gridava: Cantiamo al Signore Dio poiché si è glorificato.

O Cristo, guarisci con l’olio della tua misericordia me, caduto nelle mani dei ladroni e reso morto dalle ferite dannose per l’anima e abbi pietà di me, affinché ti glorifichi.

Tu, nato nella grotta, dona piogge di lacrime a me, che ho peccato molto e sono divenuto una spelonca di ladri e purificami perché diventi tempio del tuo Santo Spirito.

Martyrikà. Abbattendo valorosamente il nemico, o atleti, siete stati adornati con corone intrecciate da Dio e riempiti realmente di gloria state ora negli eccelsi con gli angeli presso Dio.

O megalomartiri, che un tempo annegaste il faraone spirituale nella profondità del vostro sangue, avendo glorificato Cristo vi siete trasferiti nella terra della promessa celeste.

Theotokìon. O Pura, con i martiri, con i divini profeti, con tutti gli angeli prega il Creatore di tutti di salvare quanti con fede glorificano te, piena di grazia.

Canone degli incorporei. Acròstico: Il sesto canto è fatto per gli intelligibili.

Dopo che Israele.

Lodando la bella venerazione delle schiere celesti, o Cristo, grido supplicandoti: illuminami con i loro raggi folgoranti, o solo misericordiosissimo.

Adornando le schiere degli angeli con il tuo Verbo e il tuo Santissimo Spirito, le hai predisposte per la tua lode, o principio onnipotente di tutto.

Theotokìon. Accogliendo il tuo Creatore, volontariamente incarnato senza seme dal tuo seno, o Purissima, ti rivelasti ineffabilmente sovrana delle creature.

Ode 3. Irmòs.

Fondando il pensiero della mia anima, stabiliscila sulla pietra della tua fede, Signore, poiché ho te come rifugio e saldezza, o buono.

Ho promesso a Cristo di pentirmi e non ho abbandonato affatto i mali. Che cosa farò io, avvolto da molta cecità? O Figlio di Dio, abbi misericordia di me.

Pensando alla magnanimità di Dio spreco la mia vita con oziosità e temo sempre che mi venga incontro all’improvviso la recisione della morte.

Martyrikà. Desiderando come banchetti le persecuzioni, le pene, le sventure, i martiri esultavano guardando con gli occhi intellettivi l’eterna delizia.

Rinforzando il vostro pensiero con tutta la sapienza come roccia forte della pietà, o martiri, non foste sconvolti dai turbamenti dei molti supplizi.

Theotokìon. O pura, ti sei rivelata nuovo paradiso, che ha nel mezzo l’albero della vita: Adamo, mangiandone, fu liberato dalla morte maligna, o purissima.

Canone degli incorporei. Non c’è santo come te.

La Natura, che plasmò dal nulla tutta la natura razionale, è inneggiata con voci trisagie in tre ipòstasi e glorificata con fede.

Facendo sgorgare il bene, o Sovrano di tutti e riversandolo copiosamente per partecipazione, rivelasti il bene agli angeli incorporei, o filantropo.

Theotokìon. Fu donata a noi la liberazione grazie a te, Genitrice di Dio, poiché il Sovrano della legge, da te incarnato, ci riscattò sopportando passione per noi.

Ode 4. Irmòs.

La tua virtù ha ricoperto i cieli, o Cristo e tutto si è riempito della tua lode, Signore.

Non condannare noi, che abbiamo mancato molto davanti a te, Sovrano, ma per la tua consueta compassione abbi pietà di noi.

O Salvatore, via della vita, rendimi degno di allontanarmi sempre dai sentieri mortiferi del peccato.

Martyrikà. Subendo il fuoco ardente dei supplizi, o martiri, con la rugiada del divino Spirito rimaneste incombusti.

Vi deliziate luminosamente della fonte della divina delizia, o martiri, avendola ereditata con l’effusione del sangue.

Theotokìon. Spreco la mia vita nell’ozio, o Purissima: accorro al tuo sostegno, abbi pietà di me e salvami.

Canone degli incorporei.

Cristo, mia forza.

I tuoi divini spiriti con natura incorruttibile circondano il tuo venerabile trono ereditando te come Fonte dell’immortalità, o filantropo.

Le assemblee dei santi angeli, santificate dal santo Spirito, restano immutabili contro il male, divinizzate dall’ascesa al bene primo.

Theotokìon. Per te, Madre di Dio incontaminata, la maledizione della progenitrice fu sciolta, poiché partoristi per noi la fonte inesauribile della benedizione, o pura.

Ode 5. Irmòs.

Tu che invii la luce nel mondo, o Cristo, illumina il mio cuore: dalla notte grido a te e tu salvami.

O Cristo, germogliato dalla radice di Iesse, prosciuga i germogli delle mie passioni, radicando in me il tuo timore.

Otteniamo il gemito del pubblicano e allontaniamoci dai mali per scampare dal gemito eterno.

Martyrikà. Colpiti dalla tua divina brama, o Signore, i tuoi martiri esultavano colpiti dai supplizi.

Gridaste dai confini patendo nella carne, o martiri e Cristo esaudì la vostra voce.

Theotokìon. Lodiamo la porta celeste da cui passano tutti i peccatori verso l’atrio del perdono.

Canone degli incorporei. Col tuo divino fulgore.

Vedendoti seduto sul trono dei cherubini, o Creatore di tutto e Signore, il profeta apprese dai tratti la tua sovranità e dominazione.

Vedendoti simile agli uomini, o Sovrano, circondato da miriadi e migliaia di angeli, Daniele intese misticamente il potere della tua gloria.

Theotokìon. Tuo Figlio si mostrò adorno di bellezza più dei figli dei terrestri, o lodatissima Sovrana, poiché è il Verbo del Dio di tutto, anche se prese da te la natura umana.

Ode 6. Irmòs.

Inghiottito dal mostro del peccato a te grido, o Cristo: Come il profeta liberami dalla corruzione.

Tu, che hai dato occhi ai ciechi, apri gli occhi della mia anima per vedere la tua luce e liberarmi dalla tenebra delle passioni.

Riempi la mia anima con le acque vivificanti della metania, o Compassionevole, donandomi fiumi di lacrime.

Martyrikà. Le valli dei martiri fioriscono gigli di guarigioni e profumano di pietà i cuori di tutti.

Slegandovi dal corpo corruttibile con i supplizi, o santi, avete legato il cuore all’amore del Signore.

Theotokìon. O santa Madre di Dio, con la tua misericordia purifica il mio cuore macchiato dalle azioni impure.

Canone degli incorporei.

Vedendo il mare della vita.

Giacomo con intelletto purificato vedeva chiaramente i tuoi angeli scendere la scala, o Sovrano, preconoscendo la tua venuta nella carne.

Si rallegrava il tuo servo Israele, o Sovrano, intravedendo la divina e luminosa schiera degli angeli che esultano e circondano in ordine la tua ineffabile gloria.

Theotokìon. Realmente più alto dei monti celesti delle potenze angeliche si mostrò il tuo grembo, monte luminoso che contenne il raggio della Divinità, o Sovrana Vergine.

Ode 7. Irmòs.

Tu che hai ascoltato l’inno dei tuoi tre santi fanciulli e refrigerato la fornace, benedetto sei tu, Signore.

Il mio intelletto è stato oscurato da troppa malvagità e non ho visto la luce della metania; salvami, o Cristo mio Salvatore.

Cercando la tua misericordia, o Compassionevole, a te mi prostro, chiedendo lo scioglimento dei miei mali; non trascurarmi, o Sovrano.

Solo io mi sono privato dalle cose che raddrizzano, solo io ho commesso ogni azione empia; solo tu, Cristo abbi misericordia di me.

Martyrikà. Tu, che hai rivestito di gloria ineffabile i tuoi santi, che nel mondo hanno sofferto, per le loro preghiere salvami, o Cristo mio.

Respingeste le regole della legge ingiusta come difensori della giusta legge, patendo con fede secondo la legge.

Theotokìon. Hai generato il Sovrano rivestito da servo, o Vergine; supplicalo, o Pura, di liberarmi dalla servitù delle passioni.

Canone degli incorporei.

Tutta rugiadosa.

Avvicinandovi alla gloria ineffabile di Cristo, o santissimi angeli dell’Onnipotente, splendete di bellezza, sempre gridando con affetto: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Girando spiritualmente intorno a te, Sovrano, gli angeli ricevono il tuo fulgore sovraintellettuale lodandolo eternamente e cantando sempre: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Il Signore è con te, benedetta: così disse l’arcangelo incorporeo. Poiché volendo rinnovare la natura corrotta ha preso dimora nel tuo grembo, o Pura: Benedetta sei tu, che hai partorito Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

I tuoi santi fanciulli nella fornace imitarono i cherubini gridando l’inno trisagio: Benedite, inneggiate ed esaltate il Signore.

Ho desiderato i vizi del ricco spietato e ho trascurato il mio povero intelletto ferito davanti alle porte della metania; non inviarmi, o Cristo, nel fuoco inestinguibile.

Non togliermi impreparato dalla vita nell’inverno e nel sabato dell’inoperosità delle virtù, o Misericordioso, tu che hai fermato l’inverno del peccato, ma donami il divino ritorno.

Martyrikà. Calpestando l’inganno con la fede ortodossa, i martiri sopportarono le onde dei supplizi benedicendo, lodando e sovresaltando il Signore.

I santi sopportarono la fiamma accesa dei supplizi con la rugiada della pazienza e bruciarono la materia dell’empietà, i nobili martiri vittoriosi, accesi dallo zelo dell’amore divino.

Theotokìon. O Genitrice di Dio più venerabile degli angeli, tu hai generato il Santo Dio, santificandoti oltre tutti, o Vergine, perciò santifica anche la mia anima.

Canone degli incorporei. Dalla fiamma.

Come un tempo circondasti di eserciti angelici il tuo servo Eliseo, o Cristo, così circonda ora la tua Chiesa che ti sovresalta per tutti i secoli.

O divini archistratèghi che state presso il tremendo trono, pregate affinché siano liberati dalle colpe quanti con affetto glorificano Cristo nei secoli.

Theotokìon. Gridiamo a te, Madre e Vergine con il divino Gabriele: Salve, beata di Dio, poiché partoristi nella carne per noi il Dio Verbo che sovresaltiamo in tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Tu che hai accolto il Salve dell’angelo e hai partorito, o Vergine, il tuo Creatore, salva quanti ti magnificano.

Per la sua castità, Giuseppe è stato famoso come fornitore di grano mentre io, per la mia dissolutezza, sono stretto dalla fame di azioni virtuose.

Come Pietro pentito verso lacrime, o Cristo, come il pubblicano gemo, come il figlio dissoluto dalle profondità grido: Ho peccato, perdonami.

Martyrikà. Abbattuta con l’alleanza di Dio la malizia dello spirito del male, o sapienti, dall’alto avete ricevuto le corone della vittoria.

La santa memoria dei sacri martiri santifica nel santo Spirito coloro che con retta fede la santificano.

Theotokìon. Illumina me, ottenebrato dal peccato, tu che hai generato la luce dell’impassibilità, affinchè io canti te, o pura sempre Vergine.

Canone degli incorporei.

Impossibile agli uomini.

Come per il tuo profeta Davide hai arrestato il tuo angelo che colpiva il tuo popolo di spada così, o pietoso, aggiudica a tutte le Chiese la pace, o Cristo, alleggerendo, nella tua grande misericordia, il peso della prova che le incalza.

Vedendo l’oppressione del tuo popolo, o Cristo, come medico delle anime e dei corpi curalo, per le suppliche dei tuoi liturghi, o Sovrano, che ora attorniano te, Re del mondo, glorificandoti come Dio con voci incessanti.

Theotokìon. Principati, arcangeli, dominazioni e serafini; potenze, potestà e angeli; troni, con i cherubini dai molti occhi, onorando ora il tuo Figlio glorioso, sempre piamente glorificano te, Vergine Madre.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Le ferite che il mio cuore ha ricevuto da tanti peccati, curale tu, Salvatore, medico delle anime e dei corpi, che sempre doni il perdono delle colpe a chi lo chiede: concedimi lacrime di conversione, donandomi, Signore, la remissione dei miei debiti e abbi pietà di me.

Trovandomi spoglio di virtù, il nemico mi ha ferito con la freccia del peccato: ma tu, come medico delle anime e dei corpi, cura le ferite della mia anima, o Dio e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Signore, nella memoria dei tuoi santi, tutto il creato festeggia: esultano i cieli con gli angeli e la terra si allieta con gli uomini. Per le loro suppliche, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Hai accolto la parola dell’arcangelo e sei divenuta trono di cherubini: hai portato tra le braccia, o Madre di Dio, la speranza delle nostre anime.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di me, Dio mio Salvatore, quando verrai nel tuo regno e salvami, o unico filantropo.

Tralascia le cose compiute da me con conoscenza e senza conoscenza, o Gesù filantropo e mettimi nella parte dei salvati.

O Cristo, tu che hai illuminato le schiere degli angeli, per le loro preghiere illumina l’occhio del mio cuore.

Martyrikòn. Avendo sopportato ogni tentazione dei supplizi, o atleti, guarite sempre i dolori e le ferite degli uomini.

Gloria.

Ci prostriamo alla Santa Trinità inneggiata dagli eserciti degli angeli, gridando: salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Scampami dal fuoco eterno e dalle pene preparate per me, o Genitrice di Dio, affinché io ti dica beata.

Continua a leggere

Plagale I – Lunedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici. Tono pl. 1.

Quando si assiderà il Giudice, gli angeli assisteranno, la tromba suonerà e la fiamma arderà che farai tu, anima mia, condotta al giudizio? Perché allora le tue cattive azioni saranno li davanti, le tue colpe nascoste saranno sotto accusa: perciò grida al Giudice prima della fine: Siimi propizio, o Dio e salvami.

O anima, le cose di quaggiù sono passeggere, quelle dell’aldilà, eterne; vedo il tribunale e il Giudice in trono e pavento la sentenza: convertiti dunque prontamente, perché il giudizio non perdona.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Avvocata fervida e irresistibile, salda speranza che non resterà delusa, muro, protezione e porto di quanti corrono a rifugiarsi in te, o sempre Vergine pura, implora con gli angeli tuo Figlio e Dio di dare al mondo la pace, la salvezza e la grande misericordia.

Dopo la seconda sticologia, altri.

Vegliamo tutti e andiamo incontro a Cristo con olio abbondante e lampade risplendenti, per ottenere di entrare nel talamo; chi resta fuori della porta invano grida a Dio: Pietà di me.

Giacendo sul letto di molti peccati, sono privato della speranza della mia salvezza, perché il sonno della mia noncuranza procura il castigo all’anima mia; ma tu, o Dio, partorito dalla Vergine, destami per il canto dei tuoi inni, affinchè ti glorifichi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Più santa dei cherubini, più alta dei cieli, o celebratissima, noi peccatori, confessandoti in verità Madre di Dio, abbiamo una difesa e troviamo salvezza nelle prove: non cessare dunque di intercedere per noi, sostegno e rifugio delle nostre anime.

Dopo la terza sticologia, altri. Cantiamo, fedeli.

Pavento il temibilissimo tribunale e fremo per la giusta sentenza del Giudice, perché la coscienza sempre mi accusa e, vivendo nella negligenza, sono smarrito e impaurito; con la vostra santa intercessione, liberatemi dal fuoco, o arcangeli che custodite i fedeli.

Martyrikòn. Risplende oggi la memoria dei vittoriosi; anche dal cielo riceve splendore: il coro degli angeli celebra una festa solenne, la stirpe degli uomini fa festa con loro e i martiri intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gabriele ha prodigiosamente recato a te sulla terra il saluto celeste: vedendo infatti il Creatore degli angeli in te incarnarsi, egli intona per te il canto della gioia, o venerabile, insegnando così ai mortali che tu sola sei apparsa come causa di gioia per tutti gli uomini.

Canone catanittico. Acròstico: Abbi compassione di colui che molto ha peccato contro di te. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore, che fece prodigi spettacolari nel Mar Rosso, poiché si è glorificato.

O Cristo, converti me, insidiato dai molti inganni dello straniero e abbi pietà di me, o compassionevole.

O Cristo, che apristi le orecchie del sordo, ti supplico, apri anche le orecchie della mia anima assordata, affinché io oda le tue parole.

Martyrikà. O martiri, rivelandovi stelle dai nuovi fulgori del Sole di giustizia, disperdete le tenebra dai nostri cuori.

I martiri, rivelandosi frecce accese dai carboni divini del santo Spirito, spezzano tutte le frecce del serpente.

Theotokìon. Ti supplico, o porta della divina gloria, aprimi le porte della penitenza e fa’ risalire dalle porte dell’ade la mia anima umiliata.

Canone degli incorporei. Acròstico: Quinto cantico degli angeli.

Ode 1. Cavallo e cavaliere.

O intimi conoscenti del divino principio luminoso, i primi illuminati dai suoi raggi, pregate il Sovrano di illuminare la mia anima.

Avendo confidenza per stare presso il trono elevato, liberate da pericoli tutti noi, che piamente vi inneggiamo, o archistratèghi, condottieri della schiera celeste.

Theotokìon. Fu sciolta la maledizione, cessò la tristezza, poiché la benedetta piena di grazia fece sorgere gioia per i fedeli e benedizione a tutti i confini della terra facendo fiorire Cristo.

Ode 3. Irmòs.

Dio regna le genti; Dio siede sul suo santo trono; portiamo canti intelligibili a lui, Re e Dio.

Tu che non vuoi che nessuno si perda, Dio buono, abbi pietà di me perduto e salvami con la condiscendenza della tua misericordia, o compassionevolissimo.

Consapevolmente e inconsapevolmente ho mancato davanti a te, Cristo Dio, perciò mi prostro a te, che tutto sai: accoglimi come accogliesti il dissoluto.

Martyrikà. Per uccidere il peccato vivente e mostrare morto il nemico, o martiri, affrontaste la morte del corpo, o beati.

Arrossati dai supplizi e adornati con le tuniche cosparse di sangue, o martiri, ora state incoronati presso il Re di tutti.

Theotokìon. Vergine Madre che desti un corpo a Dio, accogli le voci di quanti gridano senza sosta a te e liberaci da ogni sorta di tribolazione.

Canone degli incorporei.

Tu, che col tuo precetto.

Tu che con il verbo sapientemente hai stabilito i cori delle potenze superne, manifestando la tua bontà e incommensurabile potenza, rafforza la tua Chiesa con la loro protezione, o unico buono e filantropo.

O Cristo, che abbellisti con luce ineffabile i tuoi angeli e per mezzo loro rafforzi la tua Chiesa, ti supplico, compassionevolissimo Sovrano, illumina la mia misera anima e non ricordare i miei innumerevoli peccati.

Theotokìon. Tu, purissima Vergine lodatissima, senza nozze fosti Madre del Dio che illumina le schiere incorporee perché inneggino senza sosta una tearchia in tre santità e dominazioni.

Ode 4. Irmòs.

Le opere della tua economia, Signore, sbigottirono il profeta Avvacùm, poiché uscisti per la salvezza dal tuo popolo, venendo a salvare i tuoi cristi.

Salvami dalle terribili e cattive opere commesse in vita, o Cristo Dio, donandomi la vera penitenza.

Ho disprezzato ogni precetto giusto, respingendo il tuo timore, o Cristo e temo il tuo giudizio incorruttibile; non condannarmi, o compassionevole.

Martyrikà. I tuoi martiri, o Verbo, stesi con funi da tutte le parti, affaticati da tremende percosse e straziati con uncini di ferro, per fede realmente esultavano.

Il maligno non riuscì affatto a sconvolgere la vostra saldezza divina, o atleti, perciò divinamente vi rivelaste sostegno per molti sconvolti, o valorosi.

Theotokìon. Dal tuo sangue, o lodatissima, si incarnò il Signore, donando, per la tua buona intercessione, come compassionevole e filantropo penitenza a quanti ti onorano.

Canone degli incorporei.

La tua divina condiscendenza.

Stabilendo i fulgori degli angeli con raggi teurgici, benevolmente li illumini come potente nella forza per compiere la tua parola, o filantropo.

Rigettiamo i pensieri terreni della carne, o fedeli, imitando la condotta delle schiere incorporee ed eleviamo in volo il nostro intelletto con lo spirito.

Theotokìon. Siimi difesa, rifugio e riparo, allontanando la tempesta delle passioni, o purissima, che hai superato le schiere degli angeli in bellezza.

Ode 5. Irmòs.

O Cristo Dio, luce vera, verso di te veglia dalla notte il mio spirito: mostrami il tuo volto.

Svegliati, anima mia, svegliati dal sono pesante del terribile peccato e illuminati con la luce della penitenza.

Rinnoviamo l’anima con lo zelo e irrighiamoci con piogge di umiltà per germogliare spighe di penitenza.

Martyrikà. Affilando con i carboni dell’amore spade lavorate in cielo, tagliaste le falangi dei nemici, o atleti.

Non sottomettendovi al nemico, lo rendeste schiavo, o vittoriosi e vi rivelaste veri amici di Cristo.

Theotokìon. Vergine benedetta tra le donne, dona le tue misericordie al tuo popolo, poiché ti rivelasti Madre del misericordioso.

Canone degli incorporei. Tu che ti avvolgi.

Girando i confini della terra, portate la benevolenza del Sovrano ai fedeli e li custodite, o gloriosissimi arcangeli.

Sottomettendosi al tuo verbo, o Verbo di Dio Padre, i gloriosi gioielli della gerarchia celeste sono illuminati con la luce del tuo splendore.

Theotokìon. Volgi ogni mio desiderio a te, purissima, che portasti la dolcezza del desiderio ineffabile a quanti ti riconoscono Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Salvasti il profeta dal ventre del pesce; strappa anche me dall’abisso dei peccati, o Signore e salvami.

Non c’è nella vita peccato che io misero non abbia commesso; o unico senza peccato, salvami.

Diamoci slancio con le vele dello zelo e della penitenza salvifica, affinché progredendo, tutti ci salviamo.

Martyrikà. E’ illuminato il creato dalle lotte di evangelisti, apostoli e martiri, con cui illumini anche noi, o filantropo.

Onoriamo tutti i martiri come scrigni che contennero lo splendore della divina e insigne fonte di luce.

Theotokìon. O Vergine, rifugio dei fedeli, prega il Signore di liberare i tuoi servi da ogni peccato.

Canone degli incorporei.

Placa, Cristo Sovrano.

Adorni di santità, o folle elette degli angeli, vi illuminate di fulgori luminosi, imitando le manifestazioni teurgiche.

Abbelliti con l’immagine divina dai raggi trisolari, o angeli e arcangeli, illuminate la mia misera anima con le vostre preghiere.

Theotokìon. Generasti, o purissima, il Creatore di tutto e Dio, che gli angeli contemplano esultando con timore piamente in sua presenza.

Ode 7. Irmòs.

Benedetto sei tu Dio, che scruti gli abissi e siedi sul trono della gloria, o celebratissimo e gloriosissimo.

Benedetto sei tu Dio, che accogli con compassione tutti i penitenti, o celebratissimo e gloriosissimo.

O compassionevole Salvatore, che conosci la mia infermità, guarisci le mie molte passioni, o celebratissimo e gloriosissimo.

Martyrikà. Rafforzato dal divino potere, il coro degli atleti vinse gli nemici acclamando: o celebratissimo e gloriosissimo.

O Verbo, che rafforzasti i sapienti atleti per sopportare molti supplizi, abbi pietà di tutti per le loro preghiere.

Theotokìon. Benedetto sei tu Dio, che dimorasti nel seno della Vergine e salvasti l’uomo, o celebratissimo e gloriosissimo.

Canone degli incorporei. Dio dei nostri padri.

Manifestando la sua potenza illimitata, Cristo creò voi, arcangeli, insegnandovi a cantare: O Dio, tu sei benedetto.

Tu, che adornasti di bontà la folla innumerevole delle schiere incorporee, rendi degne le folle dei credenti a cantarti: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Rafforza ora me, sconvolto dalle passioni, o Vergine, che hai fatto scaturire impassibilità per tutti i fedeli che piamente cantano: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il Creatore del mondo, davanti al quale fremono gli angeli, lodate, popoli e sovresaltate per tutti i secoli.

Vivifica me, reso morto dalle trasgressioni, o Signore, affinché ti glorifichi per tutti i secoli.

Illuminandomi con la penitenza, liberami dalla tenebra dei peccati, o Signore, affinché ti glorifichi per tutti i secoli.

Martyrikà. I martiri vittoriosi calpestarono la fiamma dell’inganno, ricevendo prodigiosamente rugiada dal cielo.

O santi, moltiplicaste realmente come la terra fertile la spiga per Cristo, che ricompensa le lotte.

Theotokìon. Da te sorse Dio e illuminò gli ottenebrati con la divina conoscenza, o lodatissima Vergine.

Canone degli incorporei.

A te, Onnipotente.

L’aspirazione del cuore mi spinge ora a inneggiare le schiere degli angeli e cantare con loro: Inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

O iniziati alla semplice luce trisolare, pregate per la salvezza di quanti con fede cantano: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. O Madre Vergine pura, porta della luce, illumina con la tua luce quanti accorrono piamente a te, poiché tu sei loro speranza e rifugio, unica santissima, sempre benedetta.

Ode 9. Irmòs.

Noi dell’umana progenie magnifichiamo con inni te, beata tra le donne e da Dio benedetta.

Siimi propizio, Signore: stoltamente, senza misura, ho peccato e fammi degno, o Verbo, del tuo regno.

Come salvasti un tempo i niniviti pentiti, o solo Salvatore, salva, per misericordia, anche noi tuoi cantori.

Martyrikà. Per aver consegnato la carne a tutti i colpi, salvaste da ogni colpo l’anima, o vittoriosi del Signore, partecipi della divina gloria.

Siete divenuti, o vittoriosi, astri del Signore dell’universo, visibili di giorno sulla terra per illuminare le anime di tutti.

Theotokìon. Tu reggi, come trono di fuoco, colui che col suo cenno tutto regge e allatti, o Vergine, colui che nutre l’universo.

Canone degli incorporei. Isaia, danza.

Voi che siete capi delle angeliche schiere, o splendidissimo Michele e tu, o divino Gabriele, che sei stato veracissimo araldo della divina incarnazione, custodite, o gloriosi, tutti i vostri cantori.

O tu che riversi in ricchi doni il tuo tesoro, tu che hai creato le angeliche schiere, quando con esse verrai, Giudice di tutti e Dio, risparmiami, Sovrano, perché nella tua misericordia mi rifugio.

Theotokìon. Arcangeli, potestà, troni, cherubini, potenze e serafini, angeli risplendenti, principati e dominazioni, con tremore, o pura venerabile, danno culto spirituale a tuo Figlio, o beatissima Madre di Dio.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Guai a me! Perché sono divenuto simile al fico sterile e temo la maledizione e la recisione? Ma tu, celeste agricoltore, Cristo Dio, rendi fertile la terra incolta della mia anima, accoglimi come il figlio dissoluto e abbi pietà di me.

Non guardare alla moltitudine delle mie colpe, o Signore, partorito dalla Vergine e cancella tutte le mie iniquità, donandomi, ti prego, un pensiero di conversione, tu che solo sei filantropo e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Benedetto l’esercito del Re dei cieli: perché se anche i vittoriosi erano terrestri, cercavano tuttavia di raggiungere la dignità angelica, trascurando il corpo e rendendosi degni con la passione dell’onore degli incorporei. Per le loro preghiere, Signore, manda su di noi la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Fa’ cessare l’affanno della mia anima tutta gemente, tu che cancellasti ogni lacrima dal volto della terra: poiché tu scacci il dolore dai mortali e liberi dall’abbattimento i peccatori; tutti abbiamo te come speranza e sostegno, Vergine Madre santissima.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce che sei Dio, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Inseguendomi sul cammino della vita, i ladri che uccidono l’anima mi ferirono; e ora, accorrendo alla tua bontà, o Cristo, ti supplico, guariscimi e salvami.

Le schiere celesti ti inneggiamo, o Dio dell’universo; per le loro sacre intercessioni, o Sovrano, ti supplico, ignora i miei molti mali e salvami.

Martirikòn. Annoverati tra le schiere degli angeli, o atleti di Cristo e riempiti dalla luce senza tramonto, accorciate le passioni odiose del mio cuore.

Gloria.

O Trinità inneggiata con gloria dalle voci degli angeli, ti supplico: con la tua misericordia risana del tutto la mia anima ferita dai demòni.

E ora. Theotokìon.

O pura, che per mezzo dell’angelo accogliesti in grembo la gioia, colma di gioia la mia anima amareggiata da opere malvagie guidandomi alla luce.

Continua a leggere

Plagale I – Lunedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Domenica Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà Prosòmia Despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Guai a me che ho mosso ad ira te, Dio mio e Signore misericordioso! Quante volte ho promesso di far penitenza e sono stato trovato menzognero, nella mia stoltezza o Cristo. Dapprima ho imbrattato la veste del mio battesimo e non mi sono curato delle promesse fatte a te, poi ho violato questa professione fatta a te davanti agli angeli, rivestendo anche l’abito di lutto degli uomini; ma tu, Salvatore, non permettere che mi perda del tutto.

Quale giustificazione avrai, anima infelice, nel giorno del giudizio? Chi ti sottrarrà alla condanna del fuoco eterno e di tutti i tormenti? Nessuno, se non ti rendi propizio il compassionevole, abbandonando le tue azioni empie e acquisendo una condotta di vita gradita a Dio, piangendo ogni giorno i falli senza fine che a ogni istante commetti in opere, parole e pensieri e chiedendo a Cristo di concederti di essi il perfetto perdono.

Non condannare, Salvatore, la mia lunga abitudine al peccato, non mi domini il demonio che sempre mi osteggia e non faccia di me ciò che vuole, ma tu strappami al suo dominio e tirannia e al castigo tenebroso; regnando su di me, o filantropo, fammi degno di diventare tutto tuo e di vivere secondo la tua volontà, o Verbo e di avere riposo in te e di trovare in te propiziazione e salvezza e grande misericordia.

Stichirà degli incorporei, uguali.

La rovina delle passioni mi domina, ha accecato le pupille del mio cuore e non riesco in alcun modo a vedere le vie della salvezza: procedo errando e paurosamente precipito nei baratri dell’ade, o arcangeli; ma se ricordo i vostri prodigi, trovo la cura per tutto il mio male; che io veda ora al più presto la vostra benevolenza, affrettatevi a spegnere la fiamma delle mie passioni, o venerabilissimi, guidandomi alla luce della salvezza e procurandomi la liberazione dai miei mali.

Aveva lo stesso grado di dignità vostro, o archistratèghi, il maligno che in principio era vostro pari come Lucifero, ma come avversario fu precipitato sulla terra e rigettato nelle tenebre e ora mi spinge a rompere con lui l’immagine del Creatore di cui fui insignito; tuttavia ogni volta che cado Cristo mi rialza; mostratevi dunque miei protettori, custodi e difensori, o sapienti, chiedendo per me misero salvezza e grande misericordia.

Siccome sono fatto a immagine di Dio e vostro compagno, non dovevo assolutamente essere preso dal malvagio nemico, ma per consiglio dell’avversario non vi ho imitato: trasgredendo il precetto sono decaduto dalla dignità del Creatore e caduto in schiavitù, o archistratèghi; tuttavia vedendomi accerchiato dalle passioni, datemi una mano e portatemi sul sentiero superiore, chiedendo per me i beni della salvezza e l’antico splendore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per me che sono nella tenebra delle sventure, fa’ risplendere la tua luce, il fulgore della verità: tu che hai concepito Dio e lo partoristi nella carne, o Vergine Madre; affrettati a farmi uscire dall’abisso della disperazione e conferma i passi dell’anima mia sulla roccia di un vivere saldo: giudica i demoni che incessantemente mi fan guerra; fa’ presto cessare l’affanno del mio misero cuore, o speranza dei confini della terra, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Apòstica catanittici.

Signore, non smetto di peccare e, onorato del tuo amore, non lo riconosco: vinci il mio indurimento e abbi pietà di me, o buono.

Signore, temo la tua collera, ma non cesso di fare il male; chi in tribunale non teme il giudice? O chi, quando voglia essere guarito, provoca a sdegno il medico, come faccio io? O longanime Signore, intenerisciti davanti alla mia debolezza e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Disprezzando ogni cosa terrena e affrontando con coraggio i tormenti, non falliste le beate speranze, ma ereditaste il regno dei cieli, martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio filantropo, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tremendo, straordinario grande mistero! In un grembo fu contenuto l’Incontenuto e la Madre restò vergine dopo il parto, generando Dio, da lei incarnato; a lui gridiamo, a lui diciamo l’inno, cantando con gli angeli: Santo sei tu, Cristo Dio, per noi fatto uomo, gloria a te.

Continua a leggere

Modo IV – Lunedì – Vespero

Periodo Del Tono 4 Domenica Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vieni, infelice, gettati davanti a Dio, gridando con lacrime ardenti: Ho peccato. Anima tutta abbietta, renditi propizio il giudice prima della fine e grida a lui di cuore: Non respingere, mio Dio, i miei gemiti, non disprezzare la contrizione del mio cuore, Signore misericordiosissimo.

Facendomi guerra notte e giorno, il perfidissimo nemico non cessa di adescarmi e mi attira a mia perdizione verso i precipizi del male; ma tu, che solo sei buono, liberami dalla sua tirannide e da ogni specie di necessità, o mio Gesù più che buono e salvami da multiformi castighi.

Sono divenuto abitazione di pensieri che mi affliggono e mi allontanano da te, Sovrano, ho trasgredito i tuoi precetti non facendo la tua volontà, ma tu, Signore, compiàciti di abitare in me per la tua grande compassione e insegnami a fare la tua volontà come buono e filantropo.

Stichirà degli incorporei, uguale.

Hai disposto le schiere degli angeli e gli ordini divini come ricettacoli della tua luce divina, come suoi augustissimi vasi, come contemplatori della tua gloria, assistenti del tuo trono, esecutori forti e potenti della tua parola e ardenti operatori dei tuoi comandamenti, o filantropo.

Volendo manifestare il mare della tua bontà, essendo buono e senza principio, con cenno onnipotente creasti dapprima con divino comando i cori degli angeli e le loro schiere delle potenze affinché realmente diffondano abbondantemente il bene e i tuoi doni sovrabbondino, o Sovrano.

I serafini dalle sei alati, i cherubini dagli innumerevoli occhi, i troni elevati stanno presso di te comunicando direttamente al tuo splendore luminoso; dominazioni, principati, virtù, arcangeli e angeli con le divine potenze celebrano, o Onnipotente, la tua gloria supplicandoti per noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come intercessione insonne e costante supplica presso il Signore, purissima, smorza le tentazioni, calma le onde della mia povera anima e consola il mio cuore afflitto, ti supplico, Vergine e riempi di grazia il mio intelletto affinché degnamente ti glorifichi.

Apòsticha catanittici.

Vorrei cancellare con le lacrime l’attestazione scritta delle mie colpe, Signore e piacerti con la conversione per il resto della mia vita; ma il nemico mi seduce e fa guerra alla mia anima: salvami, Signore, prima che mi perda del tutto.

Chi accorrendo nella tempesta a questo porto non si salva? O chi, nel dolore, se trova questo luogo di cura non riceve assistenza? Creatore di tutti e medico dei malati, salvami, Signore, prima che mi perda del tutto.

Martyrikòn. Tu che sei glorificato nelle memorie dei tuoi santi, o Cristo Dio, supplicato da loro, fa’ scendere su di noi la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, nube della luce; salve, candelabro luminoso; salve, urna della manna; salve, verga di Aronne; salve, roveto incombusto; salve, lampada; salve, trono; salve, monte santo; salve, paradiso; salve, mensa divina; salve, mistica porta; salve, speranza di tutti.

Continua a leggere

Modo IV – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 4 Lunedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, kathìsmata catanittici. Tono 4.

Visita, Signore, la mia anima misera che ha consumato tutta la vita nei peccati: accogli e salva anche me come la prostituta.

Attraversando l’oceano della vita presente, considero l’abisso dei miei molti mali e non avendo la ragione che mi guida, grido con le parole di Pietro: Salvami, o Cristo Dio, salvami perché sei filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tremendo è il mistero e inaudito il prodigio: come ha potuto la Vergine portare te, Creatore dell’universo e come, dopo il parto, permane vergine ed integra? Tu, da lei partorito, conferma la fede, placa le nazioni, da’ pace al mondo, o Dio, perché sei filantropo.

Dopo la seconda sticologia,

altri Kathìsmata. Presto intervieni.

Solleciti entriamo insieme nel talamo di Cristo e ascoltiamo tutti la sua voce beata, la voce del nostro Dio: Venite, voi che amate la gloria celeste; fatti compagni delle vergini sagge, fate risplendere le vostre lampade con la fede.

Stupì Giuseppe.

Considera, o anima, come ci presenteremo al giudice: in quell’ora terribile verranno collocati tremendi troni e saranno poste sotto accusa le azioni degli uomini; ed ecco, allora, il giudice inesorabile: davanti al suo tribunale scorre fuoco, come selvaggio mare rintronante, per ricoprire chi avrà peccato. Considera tutto questo, anima mia e correggi le tue opere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che propriamente e realmente sei Madre di Dio e che con famigliarità di madre intercedi presso il Figlio tuo e Dio nostro, custodisci con cura speciale il gregge che accorre sotto la tua protezione, che in te ha la sua forza, che corre a rifugiarsi in te, porto, baluardo, unica avvocata del genere umano.

Dopo la terza sticologia,

altri Kathìsmata. Presto intervieni

I cori degli incorporei, o Trinità più che divina, con bocche immateriali senza sosta ti cantano e con timore ti assistono, o trisipostatica natura, acclamando: Santo! Per le loro preghiere, abbi dunque pietà dell’opera delle tue mani, o solo filantropo.

Martyrikòn. Oggi gli eserciti degli angeli sono qui convenuti nella memoria dei vittoriosi, per illuminare le menti dei fedeli e rischiarare tutta la terra con la grazia: supplicato da loro, o Dio, donaci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A colei che era stata allevata nel tempio, nel santo dei santi, che era rivestita di fede e sapienza e verginità irreprensibile, il principe angelico Gabriele presentava dal cielo il saluto con l’invito ‘Salve’: Salve, benedetta, salve, piena di gloria, il Signore è con te.

Canone catanittico. Acròstico senza Theotokìa: Salvami, Salvatore, come un tempo il dissoluto. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Tu che, generato dalla Vergine, sommergesti gli ufficiali superiori, ti supplico, sommergi la trirema dell’anima nell’abisso dell’impassibilità, affinché nella mortificazione del corpo col timpano a te canti un inno di vittoria.

Gesù mio Salvatore, tu che un tempo hai salvato il dissoluto, accolto il pianto della prostituta e giustificato il pubblicano che sospirava, nonostante la moltitudine dei miei peccati, accoglimi convertito e salvami.

La fornace del male consuma la mia anima come uno sterpo facendo di me combustibile della fiamma eterna; Signore longanime, con la rugiada della tua compassione estìnguila donandomi lacrime di pentimento.

Martyrikà. In piena lucidità il coro degli atleti con sapienza vanificò i folli decreti e l’arroganza degli empi: perciò sono stati ricompensati nei cieli.

Disprezzando tutti i piaceri del mondo otteneste in cambio, o atleti, l’altra vita; da ogni insidia di quaggiù liberate noi, che puramente vi diciamo beati.

Theotokìon. Lampada luminosissima del sole di gloria, rianima la fiaccola della mia anima sempre soffocata dalla mia accidia; versa in me, o santissima, l’olio delle buone opere perché ti glorifichi con fede e affetto.

Canone degli incorporei. Acròstico: Quarta ode degli intelletti incorporei.

Stesso Irmòs.

Stando come intelletti puri alla presenza del primo e grande Intelletto e rifulgendo di divino splendore, con la vostra luce, gloriosissimi angeli, illuminate la mia anima che canta il Verbo causa di tutto.

Gloriosi arcangeli, che senza sosta venerate Dio riflettendo la sua bellezza, circondandolo concordi, inneggiate al Creatore con canti di vittoria.

Theotokìon. Tu che sola accogliesti in grembo il Verbo sempre glorificato dagli angeli in cielo, rischiara la mia anima, sciogliendo la fosca mentalità del peccato e illumina con la conoscenza dello Spirito.

Ode 3. Irmòs.

Dall’alto dei cieli discendesti sulla terra di tuo volere, tu che precedi ogni inizio e dalle profondità dell’ade rialzasti l’umile natura mortale poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.

Le tenebre delle passioni mi circondano nella notte della vita; Cristo nostro Dio, luce senza tramonto, rischiarami con il chiarore della penitenza, filantropo e salvami perché possa celebrarti.

Mostrami partecipe degli eletti, Cristo Salvatore, allontanandomi da sorti avverse e purificandomi con lacrime e misericordia, affinché giustamente ti inneggi in ogni tempo.

Martyrikà. Realmente i vostri piedi s’imporporarono nel vostro sangue e vi condussero più rapidamente al cielo, lasciando la terra e i suoi peccati, o martiri, imitatori delle divine potenze.

I vostri corpi straziati si sciolsero per le torture, o atleti di Cristo, mentre il vigore dell’anima resisteva unito indissolubilmente con la volontà all’amore del Creatore di tutto.

Theotokìon. O Maria, tu che sei Sovrana dell’universo, avendo generato il Signore, libera e illumina il mio intelletto soggiogato da passioni e annerito da malizia.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

O inneggiato dai cori sovramondani, assimila divinamente le loro schiere e le classi dei fedeli, o Verbo: non c’è infatti santo all’infuori di te, filantropo.

O divini arcangeli, che vivete nella perfetta armonia dell’amore ardente con la prima fonte a cui servite, con le vostre voci mai silenti, cantate l’unica essenza della divinità senza principio.

Theotokìon. Di Eva un tempo sciogliesti con gloria sciogliesti la maledizione concependo, o Madre pura, il Cristo che incorona tutti di benedizioni: non c’è infatti aiuto all’infuori di te, purissima.

Ode 4. Irmòs.

Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Come a giustissimo giudice ora mi getto davanti a te, Signore: pietà di me, giudicato e condannato e liberami dalla tua giusta sentenza e fammi degno di stare tra gli eletti.

Sana me, caduto e ferito da ladri feroci, o Cristo filantropo, versando olio e vino di penitenza e coprendomi con la veste salvifica.

Martyrikà. Indossaste la veste salvifica dall’alto, mentre i vostri corpi venivano spogliati, o illustrissimi martiri e spogliaste colui che un tempo spogliò i progenitori, lasciandolo cadavere esanime.

Davanti agli empi, o martiri, argomentavate il Verbo di Dio, adorni della scienza della pietà; svergognaste tutti i saggi e i retori iniqui e uccideste il nemico.

Theotokìon. Come pioggia scese su di te Gesù, abisso di sapienza, trovando pura solo te, Madre di Dio Vergine e inaridì i torrenti tremendi del peccato con la grazia divina.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Con forza inconcepibile, Verbo di Dio sovrasostanziale, hai tratto dal non essere gli intelletti celesti e con la tua ineffabile gloria abbellisti coloro che acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Guidate dallo Spirito, le potenze superne divinamente illuminate, ereditarono la condizione infallibile, venerando in tutto l’universale signoria dell’unico Dio.

Resi degni di contemplare la bellezza del tuo volto e ricevendo i bagliori di là provenienti, i tuoi luminosissimi ministri a te acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Theotokìon. Sta ora davanti al Re Figlio la Vergine regina, adorna di vesti d’oro, colei che è superiore agli angeli acclamanti: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Irmòs.

Ora sorgerò, disse profeticamente Dio, ora mi innalzerò, ora sarò glorificato, assumendo la natura caduta dalla Vergine ed elevandola alla luce prodigiosa della mia divinità.

Come comparirò davanti a te, giudice di tutti e Dio e sarò giudicato per tutte le mie colpe che stoltamente ho commesso volontariamente, corrompendo tutto me stesso?

Salvami, Signore, perché ho commesso molti mali; risana, Sovrano, i miei peccati e i miei errori volontari e non venire in giudizio contro di me, mio Gesù, perché contro di te ho molto peccato.

Martyrikà. Una fine beata trovarono sapientemente gli atleti: ottennero gloria glorificando Cristo nelle proprie membra, scegliendo di unirsi all’arbitro con torture e supplizi.

Gioia celeste, corona incorruttibile, luce senza sera e la dimora non manufatta che mai crollerà beatamente ereditaste, o divini atleti, illustri martiri di Cristo.

Theotokìon. Di te voci profetiche dissero meraviglie, chiamandoti monte e porta e lampada luminosa da cui lo splendore davvero meraviglioso rischiara tutto il mondo, o pura e incontaminata.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Con tremore glorificano i cherubini e i serafini, i troni, gli arcangeli e le signorie, le potenze e i principati e le dominazioni con gli angeli l’onore della divinità una e trina.

Si rivelarono luminosamente rifulgendo, o Cristo, gli angeli predicando la tua risurrezione alle beate donne e atterrendo l’intelletto dei tuoi nemici con i raggi della tua divinità.

Theotokìon. Custodisci ora con arcangeli custodi la tua Chiesa che ti glorifica con voci ortodosse, tu che sei nato ineffabilmente da una Vergine strappasti dalla corruzione i mortali.

Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso il diluvio di molti peccati, ma tu, come Dio, trai dalla corruzione la mia vita, misericordiosissimo.

Giaccio morto senza conoscenza e privo di sensi con la coscienza sempre sporca; o Dio, mio creatore, non mandarmi in perdizione per sempre.

Le mie azioni sono vicine al tuo giudizio e come nemici mi accusano, o compassionevole: da esse presto liberami, o Cristo, guidandomi alla penitenza.

Martyrikà. La folla degli iniqui stritolò le ossa degli atleti, ma non spezzò la loro fede; per essa si rivelarono eredi di Dio, Salvatore delle nostre anime.

Come pietre preziose sulla pietra della speranza irremovibile si edificarono gli atleti e come templi dello Spirito santo dimorarono nel tempio di Dio.

Theotokìon. Il mio cuore annerito da oscure tentazioni di peccato, divina sposa, con la tua illuminazione rischiara, tu che concepisti il Sole.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Voi che attorniate il Sovrano e puramente gioite dello splendore della luce iniziale, o schiere angeliche, illuminate quanti con fede vi cantano.

Con la tua sapienza, come Sovrano, plasmasti cori angelici, signorie potenze e serafini e rivelasti eternamente quanti ti danno culto.

Theotokìon. O Cristo, che nella tua provvidenza riposi come Dio su troni elevati, sorvegliando tutto, come bimbo fosti portato in braccio da una Vergine.

Ode 7. Irmòs.

I tre giovani a Babilonia, considerando folle l’ordine del tiranno, gridavano in mezzo al fuoco: Benedetto sei tu, o Dio dei nostri padri.

A chi ti paragonerò, misera anima? Ahimè, tu desideri il male e non cerchi il bene; prima della fine, dunque, affrettati a mostrare buona condotta.

Dammi piogge di lacrime, o Cristo, per piangere amaramente i miei mali e non permettere che mi perda, io che più d’ogni uomo contro di te ho peccato.

Martyrikà. Portando nella carne la morte del Verbo morto, uccideste l’errore, vivete morendo con gloria e curate gli uccisi dalle passioni, o atleti.

Quale luogo non vi ha, ora, o martiri come luminari e torri? Quale regione non è illuminata dalle vostre lotte e dalle guarigioni che donate, o gloriosi?

Theotokìon. Tu sola dopo il parto rimani splendida di bellezza verginale, o Sovrana, tu sola superi la maternità: generasti infatti Dio, redentore delle nostre anime.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Avendo come testimoni spirituali delle azioni gli angeli, viviamo con purezza gridando: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Purificato dal carbone, il divino profeta Isaia vede i serafini che stanno presso il tuo trono e grida: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Schiere di incorporei superasti sapientemente, o Vergine, generando il Creatore e Signore di tutti. Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Irmòs.

Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite e inneggiate al Signore.

Mi sono rivelato uguale alle bestie, sottomettendomi alla passioni degli animali: o Verbo di Dio senza principio, converti e salva me, che grido: benedite e inneggiate al Signore.

Come vigna coltivata dalle passioni il malvagio vendemmiatore mi ha vendemmiato: degnati di salvarmi e rendi infine fertile di virtù la mia anima.

Martyrikà. Le vostre vesti si tinsero nel vostro sangue e ora, incoronati vincitori, state negli eccelsi presso il Re dei secoli, o martiri.

Il sacro corteo dei martiri annientò lo schieramento degli empi, poiché piuttosto che obbedire ai loro decreti lottarono e furono incoronati davanti al Re di tutti.

Theotokìon. Tutto il creato benedice tuo Figlio, che ci corona di benedizioni e ci libera dalla maledizione, Vergine benedetta e glorificata, colmando di grazie la stirpe umana.

Canone degli incorporei. Stesso irmòs.

Creando gli angeli, o vita immortale, li hai resi partecipi dell’immortalità, insegnando loro a cantare: Opere tutte, benedite e inneggiate al Signore.

Con le loro voci incessanti gli arcangeli formano attorno a te un coro spirituale, celebrando divinamente il Creatore e gridando: Benedite e inneggiate al Signore.

Theotokìon. Le immagini della Legge prefiguravano te, che concepisti Dio unendo allo spessore della carne l’Immortale per natura; noi benediciamo, o Vergine, il tuo parto.

Ode 9. Irmòs.

Col morbo della disubbidienza, Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio della tua concezione hai fatto fiorire nel mondo la benedizione. Per questo noi tutti ti magnifichiamo.

Ecco il tempo della conversione: perché indugiamo? Perché sprofondiamo nel sonno? Distogliamoci dalla noncuranza, approntiamo le nostre lampade, come sta scritto, con l’olio delle opere buone: perché non ci accada di restare fuori della porta, tra i lamenti.

Poiché è tempo di far penitenza, convertiti, anima mia dal male, da quanto commesso coscientemente o inconsciamente e grida a colui che tutto sa: Ho peccato, perdonami, Sovrano, non avere orrore di me indegno.

Martyrikà. Di fronte a tutti Cristo ha raccolto i santi lottatori da ogni città e regione in luoghi gloriosi, in un augusto riposo ed ora allietano esultanti la Chiesa dei primogeniti.

L’urna sacratissima dei tuoi santi martiri, straordinariamente rischiarata dai bagliori del divino Spirito, sprigiona la gioia delle guarigioni e seppellisce il danno delle malattie, o Signore, unico misericordiosissimo.

Theotokìon. Illumina la mia anima, o sposa di Dio, con i fulgori della luce che è in te; sollevami dalla fossa della perdizione in cui giaccio, abbattendo i nemici che sempre mi opprimono il cuore e mi spingono alle passioni.

Canone degli incorporei. Il divino, immacolato.

O angeli, che cantate il Genitore come intelletto e come colui da cui procedono il Figlio e lo Spirito, affrettatevi ora a trasmetterci con ardore le elargizioni della bontà divina.

Splendidamente adorni del dono e della grazia dell’incorruttela, gli arcangeli divini, cantando a te, o Cristo, fonte perenne di incorruttela, come benefattore ti magnificano.

Theotokìon. Noi fedeli ti riconosciamo, o Madre di Dio, talamo dell’ineffabile incarnazione, vivente sala nuziale e arca della legge della grazia: per questo, senza sosta ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Sono pecora del tuo gregge razionale e mi rifugio in te, che sei il buon pastore: cercami, perché mi sonno smarrito, o Dio e abbi pietà di me.

Lavami con le lacrime, Salvatore, perché sono insozzato da molti peccati; perciò mi getto ai tuoi piedi: Ho peccato, abbi pietà di me, o Dio.

Martyrikòn. Chi non stupisce, santi martiri, vedendo la buona battaglia che affrontaste? Pur essendo in un corpo, infatti, sbaragliaste il nemico incorporeo, confessando Cristo, armati della croce. Giustamente dunque siete stati resi capaci di mettere in fuga i demoni e respingere i barbari, mentre senza sosta intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Madre di Dio, affinchè ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

ALLA LITURGIA

Beatitudini (Makarismì)

Per un legno Adamo fu espulso dal paradiso; per il legno della croce il ladrone abitò in paradiso; poiché l’uno gustandone disprezzò il comando del suo Creatore, l’altro crocifisso con lui, rese omaggio a Dio nascosto invocando: Ricordati di me nel tuo regno.

Più di tutti i mortali sulla terra ho peccato e temo l’inflessibile tribunale dell’aldilà, ma tu, sommamente buono, liberami dalla condanna e come filantropo dammi penitenza per lavare ogni mia colpa.

Cherubini e serafini, potestà, troni, arcangeli, potenze, virtù, angeli, principati eccelsi, che state presso il Sovrano, chiedete remissione delle colpe e correzione della vita per quanti con fede gridano: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

Martyrikòn. Stando nel fuoco bruciaste i rovi dell’errore, o atleti di Cristo e nelle onde del vostro sangue annegaste il drago infernale e riportando vittoria vi siete uniti alle schiere superne, pregando con insistenza per le nostre anime.

Gloria.

O trisolare raggio, che fai apparire la pienezza del mondo, scaccia dalla mia anima le terribili passioni e manda la tua vivifica luce e il perdono dei peccati affinché a te gridi: Eterno Padre, Figlio e Spirito coregnanti, Trinità onnipotente, salvami.

E ora. Theotokìon.

Abbi compassione di me, che sempre cado in peccato, o pura e sono preso del tutto dalla pigrizia: migliorami con la penitenza dando compunzione alla mia anima insensibile, o speranza mai delusa di quanti con affetto t’inneggiano e gridano a Cristo: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

Continua a leggere

Modo III – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 3 Lunedi Al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono 3.

Finché sei pellegrina sulla terra, pentiti, anima mia: la polvere nella tomba non inneggia non viene redenta dalle colpe; grida a Cristo Dio: O conoscitore dei cuori, ho peccato, prima di giudicarmi, risparmiami, o Dio e abbi pietà di me.

Fino a quando, anima mia, rimani nelle colpe? Fino a quando rimandi la penitenza? Considera il giudizio futuro e grida a Cristo Dio: Ho peccato, conoscitore dei cuori, Signore senza peccato, abbi pietà di me.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, Maria, Madre e Vergine, monte santo, giardino dell’Eden: da te venne partorito Cristo Dio, il solo nato senza seme, dal quale al mondo germogliò la vita.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Al tremendo giudizio, senza accusatori vengo accusato, senza testimoni, condannato: perché là vengono aperti i libri della coscienza e svelate le opere nascoste; prima dunque di quell’ora in cui, in quel pubblico teatro, scruterai ciò che ho fatto, siimi propizio, o Dio e salvami.

Un tremendo tribunale mi attende, Signore: perché se anche tacerò, grideranno le mie opere. Ma tu affrettati, o Cristo Dio, a cercare lo smarrito inducendomi alla conversione e salvami.

Gloria. E ora.

Theotokìon. La confessione della fede.

Divenisti divina tenda del Verbo, o sola Vergine Madre purissima, che in purezza superasti gli angeli; purifica dunque me, più di tutti contaminato dai peccati della carne, con i divini fluenti della tue preghiere, concedendomi, o venerabile, la grande misericordia.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Attonito di fronte alla bellezza.

Le cose celesti e le terrestri col verbo creasti, tu che sei onnipotente; i cori degli angeli assistendo con tremore senza sosta ti offrono la lode, o Sovrano, rischiarando con la tua luce tutti i confini; per mezzo loro anche noi gridiamo: Salvaci, per la tua amorosa compassione.

Martyrikòn. La vostra coraggiosa costanza vinse le macchinazioni del nemico origine del male, o celebratissimi vincitori, perciò otteneste la beatitudine eterna; pregate dunque il Signore di salvare il gregge del popolo amico di Cristo, o martiri della verità.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Attonito di fronte alla bellezza.

Gli esseri celesti esultavano con timore e quelli terrestri si rallegravano con tremore, quando giunse a te, o Madre di Dio, quella voce purissima; un’unica festiva letizia su tutti rifulse quando il Sovrano liberò il primo uomo creato; perciò con l’angelo ti acclamiamo: Salve, piena di grazia.

Canone catanittico. Acròstico: Scioglimi da tante colpe, o Verbo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 3. Irmòs.

Sommergendo nell’abisso, Signore, i carri di faraone, fendesti il mare e salvasti il popolo d’Israele, che ti celebravi nei suoi canti.

Salvami dalle mie colpe senza numero, Signore senza peccato, concedendomi, come un tempo alla peccatrice la compunzione per piangere le mie mancanze.

Per i miei delitti sono divenuto come una caverna di briganti; rendimi tua dimora per le virtù, Signore, che hai voluto esser partorito in una grotta.

Martyrikà. Guidati dallo Spirito attraversaste la tempesta dei tormenti e raggiungeste il porto della pace, divini martiri.

Splendidi nella grazia dello Spirito sfuggirono con gioia alle profonde tenebre dell’idolatria, i nobili martiri.

Theotokìon. Ho peccato moltissime volte, ma tu, purissima, rifugio dei peccatori, per le tue preghiere, ottienimi la conversione.

Canone degli incorporei. Acròstico: Porto un terzo canto agli incorporei.

Cantiamo un cantico nuovo.

Luce senza inizio, Cristo nostro Dio, principe dello splendore eccelso, effondi sul mio spirito la tua luce per la protezione dei tuoi santi angeli, Signore.

Comunicando alla suprema bontà i cori degli angeli, nell’esultanza rifulgono di carismi divini emanati dalla tua gloria nascosta.

Come buono e vivificante, datore di beni, lo Spirito potentissimo del Padre, ha stabilito la potenza dei cieli con immutabili divini splendori.

Theotokìon. Divino comandante Gabriele, con i cori degli incorporei anche ora grida o beatissimo, alla piena di grazia la voce gioiosa: Salve, purissima!

Ode 3. Irmòs.

Rinsalda e illumina nella tua innodia i nostri cuori per glorificare te, Signore Salvatore, nei secoli.

Come salvasti Pietro che annegava, fammi uscire dall’abisso del peccato, o amico degli uomini.

Con le passioni il tentatore mi ha ucciso: vivificami con la penitenza, o fonte di vita.

Martyrikà. Ingiustamente arsi nel fuoco materiale, o martiri, ardevate d’amore immateriale per l’immateriale.

Intrappolati, i martiri annientarono le trappole del maligno e furono degni della corona di vittoria.

Theotokìon. O Maria, dal nome regale, per le tue preghiere liberami da molte passioni nocive all’anima che di dominano.

Degli incorporei. Con forza spezzasti l’arco.

Hai fatto sgorgare, o buono, gli angeli del cielo come fiumi e onde della tua bontà, facendoli splendere della luce del tuo mistero nascosto.

Per mostrare chiaramente i tesori della tua ricca potenza, Signore, creasti gli spiriti celesti rendendoli partecipi alla tua gloria.

Angeli fulgidissimi stanno davanti a te servendoti senza sosta con timore: essi cantano la tua potenza, Signore, celebrando il tuo eterno dominio.

Theotokìon. Il Sovrano, senza subire mutamento, ricevette nel tuo grembo tutta la mia umanità, Madre di Dio, rivelandoti fonte di grazia per noi.

Ode 4. Irmòs.

Forse contro i fiumi ti adirerai, Signore, forse contro i fiumi la tua rabbia o contro il mare la tua collera?

Sciogli, Signore, i legami delle mie passioni e, legandomi alla penitenza, fammi partecipe dei tuoi beni.

Rifulgi, illuminandomi con la penitenza, Cristo sole, allontanando da me la profonda notte dei mali.

Martyrikà. Sapienti atleti del Signore, vi rivelaste braci ardenti incenerendo gli idoli e facendo splendere la luce nelle tenebre.

Imitando la morte di Cristo, o martiri, ereditaste coi vostri innumerevoli supplizi la vita eterna.

Theotokìon. Purissima protettrice dei peccatori, calma la tempesta delle mie passioni e donami la vera penitenza.

Degli incorporei. Ho inteso, Signore.

Ricevendo la luce del triplice fulgore, avanzate per volere divino, schiere delle Trinità santa, agli ordini dello Spirito.

Gli angeli sfolgoranti per lo splendore della tua tearchia, o Cristo, rivelano il celatissimo mistero immateriale, gridando: Gloria alla tua potenza.

Nel mondo, a quanti stanno per credere in te, sono mandati, come custodi della salvezza dei pii, gli angeli che difendono i tuoi servi, o Salvatore.

Le schiere degli angeli, sono dichiarate lampade radunate, che chiaramente si arricchiscono dello splendore senza sera della Divinità sovradivina.

Theotokìon. Imploro la tua protezione, o purissima: liberami dal tumulto delle passioni, tu che partoristi il nostro Dio, pace delle nostre anime.

Ode 5. Irmòs.

Con la tua luce senza tramonto Cristo, illumina la mia anima e il mio cuore; guidami al tuo timore, Signore, poiché i tuoi precetti sono luce ai miei occhi.

Cristo, amico degli uomini, al tuo tribunale non rivelarmi spoglio di buone azioni; dammi pentimento e penitenza perché mi rivesta di opere sante.

La spada delle passioni mi ha trafitto e il gorgo del dubbio m’inghiotte: Sovrano, non disprezzare il tuo servo, guarisci la mia anima e riconducila a te.

Martyrikà. Straziati dalle unghie delle belve e trafitti dalla spada, presi a bastonate, mentre soccombevate, martiri, non piegaste il ginocchio agli idoli.

Con le vostre pene purificaste il mondo, con le vostre ferite l’ornaste di rubini, o martiri; con gli angeli scopriste una via che trascende le cose di quaggiù.

Theotokìon. Vergine santa, che sola sulla terra partoristi ineffabilmente il Verbo, liberami dalle opere irrazionali perché possa inneggiarti degnamente.

Degli incorporei. Anche se sei invisibile.

Illuminati dalla trifulgida luce, celebriamo, fedeli, l’unica divinità, Padre, Figlio e Spirito, inneggiamo con gli angeli nel cielo.

Illuminati dalla fiamma dello Spirito, i serafini ci insegnano l’adorazione dell’unico principio superiore a ogni potenza per cantare l’inno trisagio con gli angeli.

Theotokìon. Disceso dal cielo fino a te, Madre di Dio Vergine, l’arcangelo Gabriele ti annunciò con gioia che senza seme avresti partorito la fonte della vita.

Ode 6. Irmòs.

Quanti si accostano alla fine dei secoli e rischiano di perdersi nella tempesta delle tentazioni, non li disprezzare, Filantropo, poiché a te gridano: Salvaci, Salvatore, come salvasti il profeta dal mostro.

Compiacendomi di me stesso, come un tempo il fariseo, precipitai nel gorgo profondo: il tentatore gioisce di questo, ma tu che lo umiliasti con la tua croce, vedi la mia miseria e abbi pietà di me, o Cristo.

Amando il peccato ne divenni schiavo; spregevole come nessun altro dilapidai il tesoro della tua bontà e sono insensibile al tuo amore: convertimi, o compassionevole.

Martyrikà. Con ordini iniqui i lupi condannarono i martiri al rogo, ai supplizi della sega, del cavalletto, facendoli in realtà splendere più dell’oro e rendendoli eredi di Cristo.

Avendo subito nell’arena ogni sorta di prove e supplizi, santi atleti, con le vostre lotte inaudite abbatteste satana principe delle tenebre, ricevendo da Dio la corona di vittoria.

Theotokìon. Realmente come arca dell’alleanza e mensa santa, tempio animato del Signore, nostro propiziatorio, candelabro dorato, vera Madre del Creatore a te inneggiamo.

Degli incorporei. Giona divenendo un simbolo.

Angeli e arcangeli, con forza voi cantate la prima luce del principio Creatore, celebrandolo con le potenze le virtù, le dominazioni e i principati.

Tu che ordini il mondo spirituale secondo la tua perfetta armonia, o Invisibile, fa’ che la tua venerabile Chiesa imiti la perfezione.

Theotokìon. Il Verbo, dimorando nel tuo seno, ti rese fonte inesauribile delle guarigioni: risana, dunque, Vergine Madre di Dio, le ferite della mia anima e del mio cuore.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i tre fanciulli, figura della santa Trinità, non temettero la minaccia del fuoco e cantavano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Eccomi al termine del tempo concessomi: o anima, mostra i frutti del pentimento, prima che le porte siano sbarrate di’ a Cristo: Signore mio Dio, salvami.

Apriamo i nostri cuori con l’aratro della vera sapienza, seminiamo nei nostri solchi il seme del pentimento per raccogliere la spiga della giustizia con Cristo, giardiniere spirituale.

Martyrikà. Torce e campioni della fede, tesori degli indigenti, martiri del Signore, arricchite la mia povera anima spoglia di virtù.

Tu che salvasti il pubblicano che gemeva, accetta i miei poveri sospiri: per le preghiere dei tuoi martiri che ti glorificarono nei loro corpi, salvami, Signore.

Theotokìon. Fonte da cui scaturì il fiume del perdono, secca il torrente dei miei peccati, dando ai miei occhi una fonte di lacrime affinché ti inneggi, o Theotòkos.

Degli incorporei. Di un severo tiranno.

Contemplando lo splendore primo, voi, cori degli angeli, protesi con lo spirito al Signore diventate a vostra volta portatori di luce cantando: Benedetto Dio!

Contemplando la bellezza del Creatore, con fervore e adorazione voi, cori degli angeli, diventate a vostra volta fonti di luce cantando: Benedetto Dio!

Theotokìon. Nella carne generasti l’eterno Verbo, generato divinamente senza madre prima del tempo dal Padre celeste; benedetto il frutto del tuo grembo!

Ode 8. Irmòs.

Sacerdoti, benedite il Signore apparso scendendo nella fornace di fuoco al fianco dei fanciulli ebrei: esaltatelo per tutti i secoli.

Per aver deriso suo padre, Cam divenne schiavo; che farò io, schiavo delle passioni, impudente detrattore, senza rispetto per il mio Padre celeste?

Nel suo furore fratricida Caino si smarrì: come somigli a lui, misera anima suicida per i piaceri e le dissolutezze della vita!

Martyrikà. Onoriamo degnamente, fedeli, gli atleti di Cristo, perle preziose del Signore, vasi d’elezione, lampade luminose che riflettono luce divina.

Verbo, che come incenso accogliesti il sangue dei tuoi vittoriosi martiri, per le loro preghiere salva i fedeli contriti che adorano te, Dio compassionevole.

Theotokìon. Per eccesso di peccato sono ormai vicino all’ade: tu, Fanciulla, che hai eccesso di compassione, come colei che ha generato indicibilmente il Dio compassionevole, salvami e abbi misericordia.

Degli incorporei. Spegnendo le fiamme.

Gli angeli da te creati, ti fanno corona nel timore cantando: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Partecipando come fiamme al fuoco divino, gli spiriti celesti gridano: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Prima delle realtà visibili stabilisti gli angeli immateriali che ti acclamano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Concepisti, Vergine Madre di Dio, il Verbo del Padre ineffabilmente incarnato, che noi, sue opere cantiamo come Signore, esaltandolo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Sul monte Sinai Mosè contemplò nel roveto te, che senza venirne consumata concepisti in grembo il fuoco della Divinità; Daniele ti vide come montagna non tagliata e Isaia ti acclamò come virgulto germogliato dalla radice di Davide.

Un tempo Giacobbe ottenne per la continenza la primogenitura ed Esaù consegnò il primato per non aver dominato il ventre: quanto è male l’intemperanza e grande la continenza! Non imitare quell’esempio e ama, o anima, lo sforzo per il bene.

Quante pene subì l’irreprensibile Giobbe prima d’esser coronato; i torrenti irruenti delle prove non scossero la torre del suo cuore; cerca sempre di imitarlo, o anima, restando invulnerabile alle insidie del nemico.

Martyrikà. Affilati dal fuoco divino dello Spirito, vi rivelaste spade che fanno a pezzi le falangi avverse, o vittoriosi di Cristo; resi sommamente celebri per le vostre vittorie, foste incoronati dalla mano onnipotente del Signore dell’universo.

Implorate il Sovrano e Dio, o folle di martiri irreprensibile, di cancellare la moltitudine dei miei mali senza misura: lui che accettò le vostre infinite fatiche e vi annoverò tra le schiere degli incorporei.

Theotokìon. Luminosa reggia del Sovrano rendimi dimora della luce; porta inaccessibile, dischiudimi le vie del pentimento; terra santa guidami alla terra dei miti o Sovrana; da ogni tirannia di passioni liberami.

Degli incorporei. Feriti dal dolce dardo.

O cori, che state ora presso la grande e prima luce, fatevi validissimi intercessori per tutti noi che, per quanto possibile, o divinissimi, quali angeli di Dio vi magnifichiamo.

Voi che foste degni di glorificare chiaramente la Trinità dall’unico potere, accesi per primi dai suoi splendori, rendete degni quanti piamente vi magnificano di risplendere, riflettendo dopo di voi la luce.

Theotokìon. Tutti ti conosciamo come fondamento della nostra salvezza perché il tuo Figlio immacolato, col suo sacro sangue salvò, o Madre di Dio, quanti con fede ti cantano e ti danno gloria.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Raccogli, Signore, la mia mente dispersa e purifica il mio cuore, divenuto terra incolta, dando anche a me, come a Pietro il pentimento, come al pubblicano il gemito, come alla prostituta le lacrime, affinchè a gran voce ti gridi: Salvami, o Dio, come solo compassionevole e filantropo.

Spesso, mentre elevavo inni, mi sono trovato a compiere peccato: con la lingua eseguivo canti e nell’anima rivolgevo sconvenienze; ma tu correggi con la penitenza anima e lingua, o Cristo Dio e salvami.

Martyrikòn. Venite, popoli tutti, onoriamo la memoria dei santi vittoriosi: perché, divenuti spettacolo agli angeli e agli uomini hanno ricevuto da Cristo la corona della vittoria e intercedono per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon. Grande è la potenza.

Tu che sei davvero più eccelsa degli angeli del cielo, offri, o santissima, al Sovrano dell’universo, la preghiera degli uomini in terra, per la salvezza di chi con fede ti dichiara vera Madre di Dio.

Alla Liturgia

Esiliasti dal paradiso il primo padre Adamo che disprezzò il tuo comando, Cristo misericordioso, ma vi ponesti il ladrone che ti testimoniò sulla croce supplicando: Ricordati di me, Salvatore, nel tuo Regno.

Trascurando la moltitudine dei miei peccati, secondo la pienezza della tua misericordia, salvami e nel giorno del giudizio strappami dalla condanna e dall’inferno eterno, perché inneggi alla tua bontà, Cristo Salvatore.

Cherubini, serafini, troni, arcangeli, potenze e principati, dominazioni, angeli e virtù tutte, supplicate il Creatore di condonare le mie colpe quando starà per giudicare la terra come amico degli uomini.

Martirikòn. Bagnando di sangue sacro la porpora, gli atleti di Cristo furono divinamente degni di regnare realmente col Re delle potenze e chiedono remissione dei peccati per noi, che degnamente sempre li inneggiamo.

Gloria.

Un’unica Divinità trisipostàtica, fedeli tutti, Padre, Verbo e Paràclito, piamente celebrando, con incessanti voci angeliche gridiamo: Santo, santo, santo sei tu, o Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti la luce da luce, la nube luminosa, o pura, illumina con la penitenza me, oscurato da passioni e piaceri della vita e supplica che ottenga la gloria che spetta a quanti vissero bene.

Continua a leggere

Modo III – Lunedì – Vespero

Periodo Del Tono 3

Domenica Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono 3. Salvami, Signore mio Dio.

Ho peccato, Signore mio Dio, contro te ho peccato: siimi propizio, non respingermi, non avere orrore di me, o Verbo: o solo compassionevole e misericordioso, accoglimi pentito e dammi la forza di compiere i tuoi decreti, o Salvatore, tu che solo sei pietoso.

Affrettati a liberarmi dalla mano dell’avversario, Signore: perché anche se volontariamente mi sono reso schiavo dell’inganno e dai tuoi comandamenti mi sono allontanato, o compassionevole, dammi tempo per la conversione e introducimi nella luce della compunzione, perché io faccia lutto sulle mie cadute.

Libera, Signore Dio mio, dall’indurimento la mia anima e concedi piogge di lacrime perché lavi le vergogne delle mie iniquità; rischiara me ottenebrato, dona la luce della tua conoscenza, Salvatore, perché cammini nei tuoi venerabili precetti.

Altri stichirà degli incorporei. Grande è la potenza.

Hai stabilito i cori degli incorporei, Signore, per manifestare a tutti la ricchezza della tua bontà e li hai tratti dal non essere all’essere perché partecipassero alla tua gloria e ti glorifichino ora con voci mai silenti.

Grande la potenza dei tuoi angeli: essendo infatti incorporei attraversano il mondo vegliando sulle Chiese con la forza proveniente da te, Sovrano e pregano per l’ecumène.

Potenze, virtù, angeli, arcangeli e serafini, troni, principati e dominazioni, cherubini, rivestiti di ineffabile gloria e realmente partecipi di sapienza, implorate ora per l’ecumène.

Gloria. E ora.

Ottenendo grande benevolenza grazie a te, o pura, con gli angeli celebriamo il nato da te, che si degnò d’esser generato dal tuo grembo per immensa compassione e riplasmò la stirpe umana.

Apòstica catanittici.

Ti offriamo, o Cristo, l’inno vespertino con incenso e canti spirituali. Pietà delle nostre anime, Salvatore.

Salvami, Signore mio Dio, perché sei tu la salvezza di tutti. Mi sconvolgono i flutti delle passioni e il peso delle iniquità mi sommerge: porgimi la mano soccorrevole e conducimi alla luce della compunzione, perché tu solo sei misericordioso e amico degli uomini.

Martyrikòn. Grande è la potenza della tua croce, Signore: piantata in un unico luogo, agisce nel mondo; da pescatori ha tratto apostoli e da pagani, martiri, affinchè intercedano per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O venerabile, prima tra i santi, tu che sei la lode delle schiere celesti, l’inno degli apostoli, l’argomento dei profeti, accogli anche le nostre preghiere, o Sovrana.

Continua a leggere

Modo II – Lunedì – Vespero

Periodo Del Tono 2

DOMENICA SERA AL VESPRO

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono 2. Quando dal legno.

Dammi un pensiero di penitenza e da’anche desiderio di compunzione alla mia misera anima; alzami dal sonno di tanto indurimento, scaccia la tenebra della noncuranza e dilegua il buio della disperazione, perché nella mia miseria io sollevi il capo, a te aderisca, o Verbo e cammini nei tuoi voleri.

O Cristo, che solo subito ti plachi, o Verbo, unico più che buono e tollerante, io mi getto ai tuoi piedi, o compassionevole; con fervore ti supplico, nella preghiera a te grido: Ho peccato, salvami; salva, nella tua amorosa compassione, il figlio dissoluto, perché con riconoscenza io gridi: Donami il perdono e io verrò alla tua bontà, Signore.

Ogni peccato contro te commesso, in parole, opere e pensieri, Dio mio, tutto ora ti dico, il giorno è passato, infatti e tutto il tempo e sono giunto alla notte pieno di mali: perciò a te mi prostro gridando: O mio Sovrano, Sovrano salvatore, ho peccato, perdonami e salvami.

Degli Incorporei. Uguali.

Venite, acclamiamo ai capi supremi degli angeli con cantici spirituali: principi di tutti i cori degli incorporei, entrambi hanno ricevuto il nome di strateghi e arcangeli; principe della grazia riconosciamo Gabriele mentre della Legge e di quanti vissero prima di Mosè, è riconosciuto capo il principe degli arcangeli Michele.

Affréttati, luce degli incorporei, affréttati, archistratega dei cori immateriali, primo degli angeli e iniziatore ai segreti di Dio, Michele beatissimo, contemplatore delle altezze. Ti supplichiamo di liberare da difficoltà e pericoli tutti quelli che a te accorrono, poiché tutti mandiamo te come benevolo protettore presso il Signore.

Salve, archistratega degli angeli e iniziato ai segreti, liturgo di Dio, principe e capo dei cori incorporei, gloriosissimo Gabriele; ti rivelasti infatti ministro dei tremendi misteri della volontà nascosta; giungesti tu infatti a preannunziarci la discesa di Dio verso gli uomini per la salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Vedendo l’ora dell’esame tremo conoscendo la moltitudine delle mie colpe: che cosa risponderò? Come sfuggirò l’imminente vergogna essendo vissuto da dissoluto? Perciò con calde lacrime a te grido, o Fanciulla: lava la macchia della mia anima, tu che concepisti Cristo, la perla pura e salvami.

Apòstica catanittici.

Contro di te, Salvatore, come il figlio dissoluto ho peccato. Accoglimi nel mio pentimento, o Padre e abbi pietà di me, o Dio.

A te grido, Cristo Salvatore, con le parole del pubblicano: Sii propizio anche a me, come a lui e abbi pietà di me, o Dio.

Martyrikòn. I martiri vittoriosi, che non ambirono godimento terreno, si resero degni dei beni celesti e divennero concittadini degli angeli. Per la loro intercessione, Signore, abbi pietà di noi e salvaci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Porta invalicabile misticamente sigillata, benedetta Vergine Madre di Dio, ricevi le nostre suppliche e presentale al tuo Figlio e Dio, perché per te egli salvi le nostre anime.

Continua a leggere

Modo II – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia.

Kathìsmata catanittici. Tono 2.

Come flutti del mare sono insorte contro di me le mie colpe; come scafo nell’oceano sono sbattuto, solo, dai marosi delle mie tante colpe; ma tu Signore, guidami con il pentimento a pacifico porto e salvami.

Sono io, Signore, l’albero sterile perché non porto alcun frutto di compunzione; pavento la recisione e temo quel fuoco che non dorme; t’imploro dunque: prima dell’inevitabile momento, convertimi e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei sorgente di pietà facci degni della tua compassione, Madre di Dio, guarda al popolo che ha peccato, mostraci come sempre la tua potenza, poiché, in te sperando, a te gridiamo: Salve, come un tempo Gabriele, capo supremo degli incorporei.

Dopo la seconda sticologìa, kathìsmata catanittici.

Ho peccato, Salvatore, cancella con la penitenza i miei peccati e abbi pietà di me.

Pietà di me, ha detto Davide e anch’io a te grido: Pietà di me, o Dio, pietà di me, gemeva Davide per due peccati commessi; e io per miriadi di colpe a te grido: Egli con le lacrime inondava il suo giaciglio, ma io non ne ho una sola stilla; nel mio sconforto ti supplico: Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Madre di Dio, acclamando: Salve, o porta chiusa per cui venne aperto agli uomini l’antico paradiso

Dopo la terza sticologia,

altri Kathìsmata. Tu che sei sorgente.

Santissimi cori degli incorporei, implorate il Dio buono e Sovrano di risparmiarci nell’ora del giudizio, di strappare all’amaro castigo, alle vessazioni dei demoni, all’oscuramento delle passioni e alla minaccia di qualsiasi male noi, che accorriamo con affetto alla vostra protezione.

Martyrikòn. Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli. Per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di quale madre si udì mai che fu vergine? E di quale vergine si seppe mai che fu madre? Ciò che ti riguarda, Theotòkos, è tutto un prodigio, perciò con fede ti magnifichiamo.

Canone catanittico. Acròstico: Dammi piogge

di lacrime, Verbo di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che gli appartiene dalla schiavitù degli Egiziani perché si è glorificato.

Ti incarnasti, o Verbo e sei venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori; accoglimi perché molto ho peccato, salvami perché a te ritorni.

Mi sono fatto schiavo del peccato e con le mie mani ho aperto la porta alle passioni, o Verbo, nella tua misericordia salvami perché ritorni a te.

Martyrikà. Accanto al tuo trono celeste stanno i martiri coronati di santità: hanno vinto l’audacia dei demoni e ricevuto il premio della vita immortale.

Facendo scorrer su noi il flusso delle guarigioni, i martiri vittoriosi disseccano il torrente delle passioni della nostra carne per la potenza dello Spirito Santo.

Theotokìon. Concepisti la divinità impassibile, guarisci, o Vergine, la mia anima riarsa dalle passioni, strappami dal fuoco eterno, o piena di grazia.

Canone degli incorporei. Acròstico: Canto la lode al coro degli angeli.

Percorrendo nelle profondità.

Come carboni ardenti e teofori, incendiati dallo splendore della tua essenza, rivelasti i cori incorporei che ti glorificano, Cristo, come onnipotente.

Essendo incorporei e partecipi della gloria dell’immortalità, gli angeli o Cristo, per la loro vicinanza a te vengono illuminati.

I tuoi luminosi angeli, o Cristo, manifestano nella loro natura l’immaterialità: essi sono tipo e simbolo della purezza.

Theotokìon. Colui che prodigiosamente generasti, Vergine pura, viene servito con gioia dagli angeli, poiché tu concepisti il loro Signore e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, che sul legno uccidesti il peccato e radica il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori. 

O Cristo, sbocciato da grembo immacolato, ti prego, per la penitenza rinnova la mia anima insozzata dalle passioni e falla risplendere di purezza eterna.

Seguendo l’amaro consiglio del nemico ho commesso ogni sorta di peccati, provocando molto il tuo sdegno, Sovrano longanime e filantropo.

Martyrikà. Protetti dalla croce, i vittoriosi martiri, valorosi soldati di Cristo, annientarono le roccaforti dell’errore.

Rinforzando con la potenza divina la vostra debolezza, generosi atleti del Signore annientaste del tutto la forza del nostro nemico.

Theotokìon. Maria, incensiere d’oro, scaccia il fetore delle mie passioni e rafforza colui che vacillante per gli assalti del maligno agguerrito.

Degli incorporei. L’arco dei potenti.

Il Dio immortale per natura, nella sua grazia e sapienza, rese immortali gli angeli, sue creature.

O angeli, che state al cospetto di Cristo con fervore, pregate dunque perché siamo tutti salvati.

Theotokìon. Il Creatore stesso del tempo, Madre sempre vergine, per te ha avuto un inizio quando lo partoristi nel tempo.

Ode 4. Irmòs.

Ate inneggio, Signore, poiché ho udito il tuo annunzio e mi sono destato: sei giunto infatti fino a me, cercandomi perché ero perduto: perciò glorifico la tua condiscendenza verso di me, misericordiosissimo.

Caduto nel baratro dei peccati, ho perduto, Signore, la bellezza dall’alto, temo il castigo: fa’ splendere sulla mia povera anima, Salvatore la luce del pentimento.

Per le sue menzogne il perfido seduttore mi ha strappato a te, Dio dell’universo, facendomi sua preda; strappami dalla sua malvagità e fa’ che, pentito, torni a te nella penitenza.

Il tempo della mia vita è divenuto un’opera di perdizione: salvami come un tempo salvasti la prostituta, che per tuo ordine si convertì, affinchè inneggi a te, unico senza peccato, o Cristo.

Martyrikà. L’empio che volontariamente escogitò il male, volle costringere i martiri a rendere culto a dèi inanimati, ma fu vinto dalla loro professione di fede nell’unico Dio Creatore.

Venerando una Monade per essenza e una Trinità per caratteri, divinità increata, non avete per nulla dato culto alle creature, o martiri di Cristo, perciò subiste ogni specie di tortura.

Theotokìon. Il Signore s’incarnò nel tuo casto grembo e si unì agli uomini volontariamente per accogliere nella penitenza quanti un tempo erano schiavi del peccato per le tue preghiere, Vergine purissima.

Degli incorporei. Ho udito la tua gloriosa.

Ti presento come miei avvocati gli angeli, Signore: nella tua bontà, liberami dai miei peccati.

Stando alla presenza dello Spirito supremo, causa d’ogni bene, gli spiriti divini brillano con purezza d’una intelligenza che supera ogni intelletto.

I divini ordini della schiera celeste, per ordine del divino Spirito, sono serbati incorruttibili.

Theotokìon. Vedendoti da lontano portare come un bimbo il Dio Verbo incarnato, Isaia in anticipo lo annunziò, o Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché all’infuori di te altro Dio non conosciamo.

Tu che doni la vista ai ciechi, rischiara Signore, la mia cecità spirituale, destami per le opere buone, rigettando pigrizia e torpore.

La mia anima, gravemente inferma per il morso del peccato, risana, unico Salvatore, che un tempo guaristi il viandante caduto nelle mani dei briganti.

Martyrikà. La folla degli atleti del Signore, svergognando la masnada degli empi, sopportò ogni tormento e gustò infine la gioia con gli angeli.

I martiri, tra le fiamme, apparvero come astri luminosi; per la loro pazienza essi fanno risplendere, come raggi luminosi, sulle anime dei fedeli, la luce dello Spirito santo.

Theotokìon. Il Dio precedente i secoli generasti neonato; egli possiede allo stesso tempo due nature e due volontà poiché tu, Vergine, concepisti l’Uomo-Dio.

Degli incorporei.

Colui che Isaia profetizzò.

Serafini e cherubini, brillando per la vicinanza della luce della tearchia, con i troni eccelsi comunicano alle altre gerarchie lo splendore ricevuto da Dio.

Fonte d’ogni splendore, Verbo di Dio, intorno a te hai disposto gli angeli come specchi sfavillanti, che con gioia e armonia riflettono direttamente la tua luce.

Theotokìon. Il santo arcangelo Gabriele, scendendo dal cielo, ti annunziò, pura sposa divina, la gioia che mette fine alla tristezza dei progenitori,

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Atterrato dall’inganno del serpente, giaccio nell’ignoranza; tu che con una parola raddrizzasti il paralitico, rialzami, o Cristo.

Scosso dal soffio del dragone e sballottato dalla tempesta del peccato, come Pietro sulle onde, Signore amico degli uomini, salvami.

Martyrikà. Santi martiri, superando la natura, avete patito oltre le possibilità umane: perciò ora gustate quei beni che superano la comprensione.

Avete colmato la misura della bontà, del valore e della virtù di Cristo; davanti a lui non smettete di pregare per noi, o inneggiatissimi martiri.

Theotokìon. Il Creatore tra tutte le generazioni scelse te, bellezza di Giacobbe che predilesse e apparve a noi sorgendo da te, purissima.

Degli incorporei. Ascolta le parole.

Gli angeli, icone della tua gloria e del tuo splendore, Cristo Signore, riflettono in eterno i divini raggi dell’eterna luce.

Stabiliti dal Dio santo e forte i serafini, rivelandoci il culto della Trinità, con voce incessante cantano l’inno trisagio.

Theotokìon. Come un tempo giurò a Davide, il Signore è davvero sorto dal tuo grembo, Vergine santa, avendo tu generato il grande Re dell’universo.

Ode 7. Irmòs.

L’immagine d’oro venerata nella piana di Dura per ordine ateo i tuoi tre fanciulli disprezzarono; gettati in mezzo alla fiamma, cantavano refrigerati: Benedetto sei tu, o Dio dei nostri padri.

Per le deviazioni dell’intelletto e gli assalti dei demòni mi sono allontanato dalle tue braccia, come il dissoluto pieno di ogni vergogna: ma ora, tornando a te, come lui grido: ho peccato, non respingermi, Gesù che per me t’incarnasti.

Un tempo salvasti i niniviti penitenti minacciati di morte: adesso, o unico filantropo, salva dal terribile castigo il mio cuore macchiato da innumerevoli peccati.

Martyrikà. Il malvagio che tramava di rovinarvi, martiri divini e benedetti, è colpito a morte; le vostre membra straziate sono divenute fonti di guarigione per i fedeli colpiti dall’antico tentatore.

Né le belve, né le minacce dei tiranni, né le spade affilate, né gli oltraggi, né la sega riuscirono a intimorirvi; come estranei ai vostri corpi subivate i tormenti, santi martiri, giustamente incoronati.

Theotokìon. Il tuo grembo ospitò la luce immateriale, che con le fiamme della scienza di Dio indebolì l’ateismo, pura fanciulla, divina sposa; cantandolo gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Degli incorporei. I fanciulli un tempo.

Gli spiriti che senza sosta in cielo volano intorno al trono della tua ineguagliabile gloria, cantano con le loro bocche immateriali: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Tutti gli angeli, Cristo, vedendoti negli eccelsi in un corpo, aprivano le porte celesti inneggiando: Dio dei nostri padri, Signore nostro, tu sei benedetto.

Theotokìon. Mostrando in te la ricapitolazione dei profeti e della Legge, o Vergine, Gabriele ti gridò: Ecco, concepirai il Dio dei vostri padri, il nostro Dio, Vergine santa e benedetta.

Ode 8. Irmòs.

Il Dio che scese nella fornace in aiuto ai figli degli ebrei e mutò la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiate come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Divenuto servo del maligno, sono schiavo della sua astuzia e inganno; vedendomi perduto insuperbisce: liberami da lui, Dio di bontà, rifugio degli smarriti.

Liberami dall’impero delle passioni, che trattengono il mio corpo con lacci insolubili, tu che spezzasti le catene dell’ade: Cristo, Salvatore del mondo, degnati di guidarmi sulle rette vie.

Martyrikà. Ahimè, contro di me gli artefici delle passioni hanno scatenato tutta la loro malizia: voi, però, benedetti martiri, imitatori della passione di Cristo, liberatemi dalle loro trame.

Non piegando il ginocchio davanti alle sculture, come un tempo i fanciulli foste gettati nella fornace dei tormenti e rimaneste illesi per la rugiada divina, o martiri, inneggiando a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Alla mia anima spossata dall’assalto del maligno, Madre di Dio, concedi la guarigione per la tua preghiera, Vergine santa, perché ti glorifichi nei secoli dei secoli.

Degli incorporei.

Disprezzando la statua d’oro.

Come riflesso della tua bontà stabilisti gli angeli che soccorrono, o Verbo, chi pratica i tuoi precetti e canta: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Di virtù sublime ornasti i cittadini del cielo, illuminati dalle gerarchie angeliche; accetta, Cristo, la loro voce incessante: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Deliziamoci splendidamente cantando la divina melodia degli incorporei e diciamo divinamente al Sovrano un canto acclamando con loro: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. La vera sapienza che dirige l’universo trovò diletto in te, pura Madre incontaminata sua dimora; perciò noi cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore, ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, malamente caduto nella corruzione per un cibo, da Vergine santa ineffabilmente incarnato per noi, concordi, fedeli, magnifichiamo.

Ecco il tempo di operare: perché stoltamente dormi immersa nell’avvilimento, anima mia? Destati e fa’ risplendere con le lacrime la tua lampada, affrettati, perché lo Sposo delle anime è vicino; non tardare per non restar fuori della porta divina

Quanto è temibile il tuo tribunale: esso rivela ogni azione, la mette a nudo davanti ad angeli e mortali Quanto è spaventosa la sentenza che emetterai per chi avrà peccato: da essa liberami, o Cristo, donandomi prima della fine lacrime di conversione.

Martyrikà. I divini atleti gloriosi, segnati dall’amore per l’agnello e pastore sono cruentamente immolati nella gioia, come agnelli innocenti e così realmente allietano tutta la santa Chiesa dei primogeniti nei cieli

Resi come luminari per solari fulgori, voi rischiarate ogni animo con lo splendore della vostra lotta, o atleti generosi e fugate ogni oscurità dell’errore; perciò, con fede, siete giustamente detti beati.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a giudicarmi; non condannarmi al fuoco, nel tuo sdegno non accusarmi: ti implora la Vergine che ti portò in grembo, o Cristo, la moltitudine degli angeli, la folla dei martiri.

Degli incorporei. Tutto tu sei desiderio.

Angeli splendenti, vestiti di candide vesti, apparvero come segni ai discepoli divini per indicare la tua seconda venuta, o Cristo. Con loro noi tutti, proclamandoti Dio, ti magnifichiamo.

Come effusore di bene, tu crei l’angelica natura razionale come splendore secondo che riflette il tuo chiarore primo, o mio Cristo più che buono; perciò tutti, con inni, ti magnifichiamo.

Theotokìon. Considerando con stupore, o purissima, la fulgida luce della tua verginità, il divino principe delle schiere celesti gridava di gioia; perciò noi tutti, come Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, catanittici.

Considerando le indegnità delle mie male azioni, mi rifugio nella tua compassione, imitando il pubblicano, la prostituta in pianto e il figlio dissoluto; mi getto dunque ai tuoi piedi, o misericordioso: prima di condannarmi, risparmiami o Dio e abbi pietà di me.

Non considerare le mie colpe, o Signore, partorito dalla Vergine: purifica il mio cuore, rendilo tempio del tuo santo Spirito; non scacciarmi con disprezzo dal tuo volto perché la tua misericordia non ha confine.

Martyrikòn. Poiché fino alla morte avete patito per Cristo, martiri vittoriosi, ora le vostre anime sono nei cieli, nelle mani di Dio, mentre in tutto il mondo sono scortate le vostre reliquie: le venerano sacerdoti e re e noi genti tutte, secondo l’uso, esultanti acclamiamo: Sonno prezioso davanti al Signore è la morte dei suoi santi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ulivo fruttifero la Vergine ha prodotto te, il frutto della vita, per portare al mondo il frutto copioso della tua misericordia, Signore.

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone ti rivolgiamo e gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Trascurando le mie molte colpe, o filantropo, mostrami partecipe del tuo splendore, ti supplico.

Gli ordini angelici ti supplicano, Signore, per tutti i fedeli che con affetto ti inneggiano.

Martyrikòn. Per le suppliche dei tuoi martiri, Gesù più che buono, sii propizio a noi nell’ora del giudizio.

Gloria.

Glorifichiamo il Padre, veneriamo il Figlio e inneggiamo tutti lo Spirito, fedeli tutti.

E ora. Theotokìon.

Il frutto del tuo grembo ha reso cittadini del paradiso quanti erano morti per un frutto.

Continua a leggere

Modo I – Lunedì – Vespero

Periodo Del Tono 1 Domenica Sera Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato stichirà catanittici despotikà.

Tono 1. Martiri degni d’ogni lode.

Tutto per bontà creasti, Signore, con il tuo Verbo e con lo Spirito e hai fatto anche me vivente razionale perché glorifichi, o Onnipotente, il tuo santo nome, che io invece sempre disonoro con le mie turpi azioni; ma tu perdona, ti supplico.

Riconosci, anima infelice, la tua divina nobiltà e la tua patria incorruttibile e ad essa sempre protendi con le opere buone. Nulla di corruttibile t’inchiodi, la tua parte è lassù, mentre il corpo è terra e si corrompe: l’inferiore non vinca l’anima, che gli è superiore.

Ritorna, dunque, povera anima mia, con le lacrime al Dio infinitamente buono, confessando tutte le tue azioni prima del giudizio; renditi propizio il Creatore e chiedi perdono prima che il Signore ti chiuda la porta.

Degli Incorporei. Uguale.

Angeli incorporei, che circondate il trono di Dio, sfolgoranti per i bagliori che di là ricevete ed eternamente rifulgenti di luminosa effusione e che siete detti luci seconde: pregate Cristo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Angeli immortali, che veramente avete ricevuto da Dio la vita incorruttibile, siete i sublimi contemplatori, ricchi di gloria imperitura, della sapienza infinita e, luminosissimi, giustamente vi siete rivelati come lampade splendenti.

Angeli, arcangeli, principati, troni, dominazioni, serafini dalle sei ali, cherubini dagli innumerevoli occhi, strumenti della sapienza di Dio, potenze e virtù, intercedete presso Cristo perché sia donata alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Maria, incontaminato cocchio della purezza trascendente ogni intelletto, da molti peccati sono trattenuto nell’angustia: dirigimi tu verso gli spazi della penitenza con la tua fortissima protezione; lo puoi come Madre di colui che può tutto.

Prokìmenon. Tono pl. 4.

Ecco, dunque, benedite il Signore, voi tutti servi del Signore.

Stico. Voi che state nella casa del Signore.

Quindi Degnati, Signore e il resto.

Apòstica. Tono 1.

Vasto è l’oceano delle mie colpe, Salvatore e sono paurosamente immerso nei miei peccati: dammi la mano come a Pietro e salvami, o Dio e abbi misericordia di me.

Stico. A te ho levato i miei occhi.

I cattivi pensieri e le opere mi condannano, Salvatore; concedimi dunque un pensiero di conversione, o Dio, sicché ti gridi: Salvatore, benefattore buono, anche di me abbi misericordia.

Stico. Misericordia di noi, Signore.

Martirikòn. Per le preghiere, Signore, di tutti i santi e della Madre di Dio donaci la tua pace e abbi pietà di noi, come solo compassionevole.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Esultanza delle schiere celesti, protezione potente degli uomini sulla terra, Vergine senza macchia, salva noi che in te ci rifugiamo, poiché dopo Dio in te, Madre di Dio, riponiamo le speranze.

Continua a leggere

Modo I – Lunedì – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Lunedi al Mattutino

Dopo l’esasalmo cantiamo Il Signore è Dio con i suoi stichi e il tropario del santo del giorno. Nelle sante Quaresime l’alliluia con i suoi stichi, quindi gli inni trinitari del tono 1. Vedi in fondo a questo volume. Dopo la prima sticologia del salterio cantiamo quanto segue

Kathìsmata catanittici. Tono 1.

Concepito nelle iniquità, io, il dissoluto, non oso fissare le altezze del cielo, ma rinfrancato dal tuo amore per gli uomini grido: O Dio, siimi propizio e salvami.

Se il giusto a stento si salva dove mi presenterò io peccatore? Non ho portato il peso e il calore del giorno: annoverami tra quelli dell’undecima ora, o Dio e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Madre di Dio purissima, nei cieli benedetta e glorificata in terra: salve, sposa senza nozze.

Dopo la seconda sticologia.

Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.

Affréttati ad aprirmi le tue braccia paterne: da dissoluto ho consumato tutti i miei beni, volgendo le spalle all’inesauribile ricchezza delle tue compassioni, o Salvatore; non disprezzare, ora, un cuore impoverito. Compunto a te grido, Signore: contro di te ho peccato, salvami.

Tremendo è il tuo tribunale, giusto il tuo giudizio e malvagie le mie opere. Toglimi, Sovrano, dalla parte dei capri e fammi degno di stare alla tua destra, giudice giustissimo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Governa, o pura, la mia anima misera ed abbine misericordia perché per la moltitudine delle colpe scivola nell’abisso della perdizione, o castissima. E nell’ora tremenda dalla morte liberami dalla terribile sentenza quando i demoni mi accuseranno.

Dopo la terza sticologia.

Altri Kathìsmata. I soldati a guardia.

Scioccamente mi sono allontanato da te, compassionevolissimo consumando da dissoluto la mia vita, servendo ogni giorno alle passioni irrazionali; ma tu, per le preghiere degli angeli accoglimi, Padre misericordioso, come già il figlio dissoluto e salvami, ti prego.

Martirikòn. I gloriosi atleti si sono rivestiti di te, Signore, onore di lotta e dignità di corona, poiché con la costanza nei tormenti hanno messo in rotta gli empi e per la potenza divina hanno ricevuto dal cielo la vittoria. Per le loro implorazioni liberami dal nemico invisibile, o Salvatore e salvami.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che superi le schiere immateriali e sola oltrepassi le gerarchie dei cieli, da loro ricevi degna lode, o fanciulla purissima; ma con gli angeli prega tuo Figlio di scampare me, il solo condannato, dalla tirannia delle passioni.

E dopo il salmo 50 cantiamo il seguente canone catanittico, poema di Giuseppe con l’Acròstico: Lava la sozzura delle mie colpe, o Verbo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza s’è coperta di gloria poiché per la tua potenza, Signore immortale, distrusse i nemici aprendo per Israele una via nuova nel profondo del mare.

Ti supplico, Cristo, nella moltitudine delle tue misericordie, cancella la moltitudine dei miei peccati e donami un pensiero di conversione, affinché glorifichi la tua inconcepibile benevolenza.

Sulla terra, nel tuo grande amore, apparisti, Gesù corporalmente come uomo; ho peccato più d’ogni altro uomo, ma ora, Verbo di Dio, vedendo la mia conversione accoglimi mentre a te mi prostro.

Martyrikà. Imitando Cristo, che liberamente patì anche la morte, o insigni, sopportaste ogni specie di tormento e la morte per cui riceveste la vita eterna, o martiri.

Recando nelle vostre anime soprattutto il fuoco del divino amore santi martiri, davanti al fuoco non esitaste, ma per la fervente offerta dei vostri tormenti, incendiaste la materia del politeismo.

Theotokìon. Con noi le schiere degli incorporei t’inneggiano, Vergine lodatissima; nel tuo grembo generasti incarnato l’incontenibile, divina Sposa, rimanendo vergine come prima del concepimento.

Canone degli Incorporei. Opera di Teofane, con Acròstico: Primo inno di Teofane agli angeli.

Stesso Irmòs.

Santissimi angeli, che state luminosi presso il trono del Signore, pregate il Padre coeterno e l’Angelo del gran consiglio d’ispirare la mia parola per inneggiarvi.

All’origine della creazione la divina intelligenza stabilì le gerarchie angeliche come altrettanti luminari per riflettere i raggi del suo triplice sole.

Theotokìon. Colui che come Dio stabilì le potenze superiori, dimorò nel tuo casto grembo, Vergine Madre e s’incarnò senza mutamento.

Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura dei mortali e per compassione te ne sei rivestito: circondami di potenza dall’alto, sicché a te gridi: santo il tempio spirituale della tua gloria immacolata, o Filantropo!

Povera anima mia, ritorna a ragione invocando il tuo Creatore che conosce tutti i tuoi segreti e mostra frutti di penitenza affinchè il compassionevole Signore abbia misericordia di te e ti liberi dal fuoco eterno.

Trascinando la moltitudine dei miei peccati, gemendo sotto il peso delle mie colpe, pieno di confusione, come l’umile pubblicano, piangendo a te grido: fammi grazia o Buono, fammi grazia e salvami, o Dio.

Martyrikà. Pieni di sapienza e vera scienza, i martiri dimostrarono stolta la sapienza ellenica e distrussero la cattiveria sofista e lottando strenuamente degnamente hanno ricevuto gioiosi le corone della vittoria.

Confessando una Mònade per natura, ma Triade per le persone, o atleti, con la fede divina annientaste l’errore politeista e vi rivelaste luminari, che con i raggi della grazia rischiarano i cuori di tutti.

Theotokìon. Santa sposa divina, santamente concepisti colui che riposa tra i santi, il Figlio e Verbo coeterno che condivide col Padre l’eternità e santifica nel Santo Spirito coloro che con fede lo glorificano.

Stesso Irmòs.

Alla luce teurgica i serafini avvicinandosi immediatamente e riflettendola sapientemente in molti modi con i bagliori primigeni, risplendono per primi e come luci seconde si divinizzano per vicinanza.

Desiderando inneggiare con zelo agli splendori degli angeli, chiediamo, fedeli, con spirito puro e labbra mondissime l’aiuto grazie a loro concesso da Dio e otterremo il loro splendore.

Theotokìon. Reso degno di vedere l’Intelletto sovraessenziale, Gabriele, Vergine pura, ti evangelizzò la gioia, rivelandoti chiaramente la generazione del Dio Verbo nel tuo prodigioso concepimento.

Ode 4. Irmòs.

Avvacùm, contemplando con occhi profetici te quale monte ombreggiato dalla grazia divina, annunciò che da te sarebbe uscito il santo d’Israele, a salvezza e rinnovazione nostra.

Povera anima, a chi paragonerò te, che perseveri nel male e mai compi il bene? Torna a Dio, grida a colui che volontariamente per te apparve: cardiognòsta, fammi grazia e salvami.

Hai stabilito penitenza per quanti si convertono, o Salvatore: concedimela, o buono prima della fine della vita, dandomi compunzione e afflizione come un tempo alla prostituta, che baciò i tuoi piedi immacolati.

Martyrikà. Pieni dei flutti dello Spirito, i martiri si rivelarono per volere divino fiumi dell’acqua viva e inaridirono i torrenti limacciosi dell’errore, o Cristo e nello Spirito, Cristo, hanno irrigato le menti dei fedeli.

Grandemente i divini martiri lottarono nello stadio: subirono infatti fuoco, spada e ogni supplizio; per le loro preghiere, Verbo di Dio, scampa dal maggiore ed eterno castigo quanti con fede ti inneggiano.

Theotokìon. Colui che il Padre ingenerato generò come Figlio nell’eternità, colui che trascende tempi e giorni, nascendo dal tuo grembo, venne nel mondo e nel tempo per annientare l’antica inimicizia dei mortali nella sua misericordia.

Stesso Irmòs.

I troni, i cherubini, i serafini, occupando il primo rango, brillano immediatamente dei raggi della divinità; con le altre potestà cantano melodiosamente: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con santificazioni trinitarie, i serafini, con inesauste voci, inneggiano una triplice monade di divinità, celebrando il mistero della teologia e insegnano la fede ortodossa.

I cherubini, ricevendo l’effusione della sapienza e l’emanazione della scienza, imitando Dio, a loro volta piamente concedono questi doni della sapienza personificata, la divina illuminazione.

Theotokìon. Colui che è conosciuto come trascendente tutto il creato e operatore sulla terra di prodigi oltre comprensione, abitò il tuo grembo fulgente di verginali splendori, o pura.

Ode 5. Irmòs.

Tu che col fulgore della tua venuta, Cristo, ci illuminasti e con la tua croce illuminasti i confini del mondo, con la luce della tua scienza divina, illumina i cuori di quelli che in modo ortodosso t’inneggiano.

Le passioni mi trattengono sotto il loro giogo e temo il tuo giusto tribunale, mio giudice e mio Signore; donami la forza, ti prego, di compiere prima della fine buone opere per la mia giustificazione.

I profondi segreti del mio cuore, divino Re e Creatore, tu scruti e conosci; quando verrà l’ora in cui giudicherai il mondo, scampami alla tua condanna.

Martyrikà. I santi nel fuoco dimostrarono l’ardore del loro amore divino; perciò refrigerati dall’attesa dei beni futuri, i teofori esultavano.

Rafforzati dalla speranza dei beni futuri, i martiri sopportarono con grande risolutezza la tortura delle membra e strozzarono l’astutissimo con i nervi della loro infinita pazienza.

Theotokìon. La mia bocca senza sosta celebrerà il tuo concepimento, meraviglia incomparabile, poiché tu generi l’Infinito e reggi con le tue braccia colui che nella sua mano regge il mondo.

Stesso Irmòs.

Ardenti di affetto divino, i tre cori del secondo rango, Virtù, Potenze e Dominazioni, con bocche mai silenti inneggiano all’unica essenza e potenza tearchica.

Con l’immensa armata celeste dallo Spirito sono disposti i cori degli angeli, degli arcangeli, dei principati; per l’eccellenza essi sono formati per venerare l’essenza piena di luce dell’unico Dio trisipostàtico.

Theotokìon. D’ogni angelo, nel tuo splendore, superi la bellezza, tu che concepisti il loro Creatore e Signore, Vergine Madre, permettendogli di prender corpo nel tuo grembo prodigioso.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha circondato l’estremo abisso: non c’è chi ci liberi; siamo considerati pecore da sgozzare; salva il tuo popolo, o nostro Dio; poiché tu sei la forza e il restauro dei deboli.

Essendo medico, Cristo, sana le passioni del mio cuore e lavami da ogni macchia nelle onde della compunzione, perché canti, o Gesù e magnifichi la tua compassione.

Nel cammino della perdizione, pecora smarrita, ho errato nel burrone del peccato; o Cristo, fammi tornare e guidami sulle vie infallibili dei tuoi comandamenti perché possa glorificarti.

Martyrikà. I gloriosi e incoronati martiri del Signore, pietre veramente preziose, lapidati con pietre non rinnegarono la pietra della vita, né sacrificarono alle statue di pietra.

Nell’arena i martiri, rinnovando le loro anime con l’aratro della fede, germogliarono nello Spirito la spiga che frutta il centuplo e per le loro pene furono degni delle delizie del paradiso.

Theotokìon. Concependo la fiamma dei liturghi fiammeggianti, ti rivelasti purissima e prima opera della creazione, Vergine purissima, benedetta fra le donne e piena di grazia divina.

Stesso Irmòs.

I cori degli angeli in cielo, stando presso il trono della tua gloria, Signore, cantano senza sosta con le loro angeliche voci: O Cristo, tu sei mia forza e mio canto.

Vedendo lo splendore non artefatto del tuo volto, gli angeli sono illuminati dal sovradivino splendore del tuo raggio divino; tu sei infatti loro luce e gioia.

Theotokìon. In te, Vergine, s’incarnò il Verbo senza carne, che per suo volere creò il mondo e dal non essere suscitò legioni d’Incorporei nella sua onnipotenza.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli contempliamo te, Theotòkos, come spirituale fornace: come essa salvò i tre fanciulli, così nel tuo grembo ha interamente riplasmato me, l’uomo, il sovresaltato Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Essendo amico della virtù, Daniele un tempo domò i leoni e noi fedeli imitiamolo, restando sobri e vigilanti per rendere innocuo, con le nostre suppliche a Dio, il diavolo, che come leone ruggente cerca di divorarci.

Per eccesso di dissolutezza sporcai gravemente l’anima, ma tu, Cristo Signore, per eccesso di bontà, accoglimi come il dissoluto e abbi compassione di me, che canto: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Martyrikà. Vigorosamente corroborati dalla legge di Cristo, nello stadio i martiri vanificarono valorosamente le trame degli iniqui, cantando morenti: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Divinamente illuminati, i martiri del Signore, manifestamente incendiati dalla luce della Trinità, subirono i tormenti e superarono le tenebre cantando: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. La natura e le sue leggi si rinnovano per te poiché nel tuo grembo Cristo stesso, il legislatore, oltre le leggi della carne si incarnò per radunare quanti cantano: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Stesso Irmòs.

Tu, Sovrano sei la luce senza principio, rifulsa dalla luce del Padre: hai disposto le schiere degli angeli come specchi di luce che accolgono il tuo raggio inaccessibile o Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

O Re di tutti, per salvare il genere umano hai fatto gli angeli come rinforzo, poiché tu li metti come custodi a ciascun credente che rettamente inneggia: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Nessuna lingua può esprimere, o nostro Sovrano, lo splendore dei tuoi prodigi, poiché tu hai disposto la luminosa armata celeste, Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Theotokìon. Da te, santa, si è incarnato il Figlio che prima dal Padre è senza madre e poi divenendo come noi è senza padre; a lui ora danno culto le falangi degli incorporei come Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace i figli d’Israele, come metallo in fusione, più che oro puro brillarono per la bellezza della pietà cantando: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cristo, mio redentore compassionevole, dalla caligine dei peccati che ora mi trattiene e da ogni tentazione libera me che grido: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Quando verrai con gloria a giudicare il mondo, o Cristo, tra gli eletti colloca anche me che grido e dico: benedite, opere tutte il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Martyrikà. Nella terra sacra, o martiri, siete giunti, avendo molto lottato sulla terra e ricevete la vita celeste cantando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Svestendo il corpo corruttibile, come martiri vittoriosi avete rivestito in Cristo la veste d’immortalità, acclamando dall’alto: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sacre voci preannunziarono un tempo che avresti concepito, Vergine pura, il Dio creatore di tutto al quale cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Stesso Irmòs.

Imitando, o fedeli, le schiere degli angeli, luminose e splendenti per i raggi del bellissimo triplice sole, cantiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Come fonte di tutti i beni l’eccelso Dio, con potenza divina, proietta le fonti seconde della luce che ricevono la sua luce primordiale gridando: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

L’intelletto primo e demiurgo ha sottomesso gli intelletti ipercosmici degli angeli, che a lui sapientemente si protendono e gridano: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Colui che il Padre ineffabilmente generò prima dei secoli nei cieli, sulla terra, Vergine pura, tu lo concepisti incarnato per noi, che a lui gridiamo: benedite, opere tutte, il Signore, inneggiate ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrato una figura del tuo parto puro. Spegni, ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di me affinchè, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Come la cananea ti grido: Pietà di me, Verbo, ho un’anima in pericolo per gli assalti demoniaci, commette da stolta ciò che è empio ed è insensibile al tuo divino timore, o Longanime.

Conferma sulla roccia dei tuoi precetti, Signore, i passi dell’anima mia, fa’ inciampare il serpente che spudoratamente vuol farmi inciampare e liberami della sua malizia, tu che sei buono e misericordiosissimo.

Martyrikà. Poiché avete già attraversato, o martiri, l’acqua travolgente delle tentazioni e i marosi di atroci tormenti, certo avete raggiunto il porto del regno superno e là godete della divina bonaccia.

Divenuti luminosi, o martiri, diventaste degni dello splendore senza tramonto, nella Chiesa dei primogeniti esultate e con i cori degli angeli vi rallegrate: con loro supplicate per noi il datore di vita.

Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che tutti nutre: arca della venerabile santità, Vergine Madre di Dio, grande e tremendo è il tuo mistero trascendente l’intelletto: perciò con fede ti diciamo beata.

Stesso Irmòs.

Hai stabilito gli intelletti incorporei, Salvatore, come iniziati della tua ineffabile gloria: per loro custodisci dunque il tuo popolo, che con fede e affetto in te si rifugia, perché senza sosta, Sovrano, ti magnifichiamo.

A presidio del tuo gregge, tu, Onnipotente, assegni l’angelo di pace: della pace e dell’amore, infatti, sei tu l’autore; ed egli custodisce la saggia fede e con la tua potenza dissolve tutte le eresie.

Tu che sei celebrato come piena dolcezza dei celesti, trapianta nelle tue chiese, Sovrano, quel dolce gaudio e dona quiete e buon ordine perché senza fine, Salvatore ti magnifichiamo.

Theotokìon. Miriadi di angeli, Purissima, celebrano ora senza mai tacere il tuo parto perché, contemplando colui che presiede alle loro schiere, sono ricolmi di gioia e senza sosta, Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Tono 2.

Angeli e arcangeli, principati, virtù, potenze, dominazioni, troni e cherubini dagli innumerevoli occhi, serafini dalle sei ali, pregate perché siamo liberati da ogni pericolo e possiamo scampare al fuoco eterno.

Theotokìon.

Vergine, tu sei la mia protezione, la difesa del mondo, suo riparo solidissimo; a te mi prostro dicendo: liberami da ogni pena e dal fuoco eterno poiché in te, o Vergine, ripongo la mia speranza.

Apòstica catanittici delle Lodi. Tono 1.

Un altro mondo ti attende, o anima e il giudice che sta per pubblicare i tuoi mali segreti; non fermarti, dunque, alle cose quaggiù, ma previeni il giudice gridando: Siimi propizio e salvami, o Dio.

Stico 1. Siamo stati saziati al mattino dalla misericordia

Non respingermi, mio Salvatore, prigioniero come sono della mollezza del peccato, solleva il mio pensiero al pentimento e rendimi operaio provato nella tua vigna, concedendomi la ricompensa dell’undecima ora e la grande misericordia.

Stico. E sia lo splendore del Signore nostro Dio.

Martirikòn. Venite, genti tutte, con inni e cantici spirituali onoriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne da cui per i fedeli sgorgano grazie di guarigione. Cristo nostro Dio, per le loro suppliche, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Più santa di tutte le sante schiere, più venerabile di ogni creatura, Madre di Dio, Regina del mondo, tu che portasti in grembo il Salvatore, salvaci con le tue preghiere da miriadi di colpe e pericoli, o buona.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Donami una fonte di compunzione per la tua compassione, o Cristo Dio, scampami da ogni lordura e purificandomi da innumerevoli mali, fammi partecipe del tuo regno, o benefattore.

Le schiere dei tuoi angeli ti mandiamo come supplici, o Cristo; salvaci, abbi pietà per loro, come più che buono, perdonando tutte le colpe consapevole e inconsapevoli.

Martyrikòn. Con i rivi del vostro sangue, santi, sapientemente annegaste il faraone spirituale: fate ora scorrere torrenti di prodigi, prosciugando il mare delle colpe; così vi diremo beati.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Tu che generasti la luce senza tempo, illumina la mia anima sempre oscurata dagli assalti dei demòni, o purissima e dal fuoco futuro liberami con la tua divina mediazione.

Continua a leggere