Passa al contenuto principale

Modo: Modo 8

Plagale IV

Plagale IV – Sabato – Mattutino

Periodo Del Tono Pl. 4 Sabato al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata martyrikà. Tono pl. 4.

Astri spirituali vi rivelaste, o santi martiri; infatti avete dissolto con la fede la tenebra dell’inganno, avete fatto risplendere le lampade delle vostre anime e siete entrati gloriosamente con lo sposo nel talamo celeste: implorate ora, vi supplichiamo, per la salvezza delle nostre anime.

Conosciuto l’ordine.

I martiri di Cristo, incenerite con la continenza le forme e i moti brucianti delle passioni, ricevettero la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e di compiere prodigi sia in vita, sia dopo la morte: è straordinario prodigio, infatti, che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni; gloria all’unico Dio Creatore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, tu che con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

Altri Kathìsmata dopo l’àmomos

e gli evloghitària. Conosciuto l’ordine.

Profeti, martiri di Cristo e gerarchi, voi che con pio sentire avete compiuto secondo le regole la bella corsa e avete ricevuto da Dio le corone immarcescibili, supplicate senza sosta per noi la sua benevolenza, perché ci doni la remissione delle colpe, come Dio incline al perdono.

Altri, necròsima, uguali.

Annovera, Sovrano, con i giusti, nelle tende degli eletti, quanti piamente se ne andarono dalle cose temporali e da’ loro riposo nei luoghi di quanti festeggiano e gioiscono senza fine in paradiso, tu che sei buono, perdonando le loro colpe volontarie e involontarie, per la tua somma bontà, o filantropo.

Tu che, nella tua filantropia, tutto disponi con profonda sapienza, assegnando a ciascuno ciò che giova, o solo Creatore, da’ riposo, Signore, alle anime dei tuoi servi: poiché hanno riposto speranza in te, che ci hai creati, che ci hai plasmati, che sei il nostro Dio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Baluardo e porto tu sei per noi e mediatrice accetta presso il Dio che hai partorito, o Theotòkos senza nozze, salvezza dei fedeli.

Canone per tutti i santi. Acròstico: Fine divina del nuovo Oktòichos. Fatiche di Giuseppe.

Ode 1. Irmòs.

Cantiamo al Signore che guidò il suo popolo nel mar rosso poiché lui solo si è gloriosamente glorificato.

Siete apparsi come perle preziose, ornando la corona della Chiesa di Cristo, o valorosi atleti del Signore.

I sapienti gerarchi brillarono di splendore divino per i dogmi e le virtù, illuminando i cuori dei fedeli.

Ti supplichiamo, Verbo di Dio, mirabile nei tuoi santi profeti e monaci, per le loro preghiere salvaci.

Necròsimo. Quando verrai per il giusto giudizio, o giusto giudice e Verbo di Dio, risparmia la condanna ai tuoi fedeli trapassati.

Theotokìon. Il coro delle donne, sapendoti Genitrice del Signore, o Vergine, dietro di te lottando, a lui furono presentate.

Canone per i defunti. Acròstico: Un ottavo canto dedico ai fedeli defunti.

Ode 1. Attraverso l’umido elemento.

Imitando con la morte la morte di Cristo e la venerabile passione con la passione, tutti i martiri ottennero la vita divina e beata.

Trascurando le colpe di gioventù e oltrepassando i peccati dei tuoi servi defunti, Cristo Salvatore, annoverali fra i tuoi eletti.

Concedi ai tuoi servi che hai preso con te, misericordiosissimo, di partecipare copiosamente alla gloria e gioia ottenuta da quanti hanno raggiunto la vita beata.

Theotokìon. Colui che con divina potenza annientò l’ade, il Verbo dell’eterno Padre concepisti unito ipostaticamente alla carne da te ricevuta, purissima Vergine.

Ode 3. Irmòs.

Tu che hai stabilito nel Verbo i cieli e fondasti la terra su molte acque, stabiliscimi per l’inno della tua dossologia, Signore.

Respingendo con coscienza salda i sacrifici impuri, gli atleti divennero sacrificio purissimo al Verbo immolato.

Rinnovando con le vostre sacre parole quanti erano invecchiati per le passioni, vi siete mostrati divini discepoli del rinnovatore del mondo.

La grazia in principio donata chiaramente ai profeti del santissimo Spirito, infine colmò di divini carismi gli asceti.

Necròsimo. Unisci ai cori dei santi, o Dio, quanti con fede si sono separati dalla vita e, per ineffabile misericordia, falli cittadini del paradiso.

Theotokìon. Gesù incontenibile e Signore abitò comodamente il tuo grembo santificato, purissima Vergine.

Canone dei defunti. O Signore, creatore.

Purificati dalla caduta antica dei progenitori per il battesimo e per il rinnovamento con i rivi di sangue, da voi stessi sgorganti, con Cristo regnate, o beati.

Compiàciti di collocare nelle tende dei tuoi giusti quanti tra noi hai preso, o nostro Salvatore, morto e volontariamente deposto nel sepolcro, richiamando anche quanti giacevano nei sepolcri.

Mosso dalla divina compassione, Sovrano e dalla tua benevolenza naturalmente conosciuta, concedi riposo ai tuoi servi, Salvatore, dando loro remissione dei peccati.

Theotokìon. L’incarnato dal tuo grembo, divenuto uomo ed essendo soprattutto l’unico filantropo, salva l’uomo dalle porte della morte, o pura Madre di Dio, unica inneggiatissima.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, le tue opere ho considerato e la tua divinità ho glorificato.

Giunti allo stadio del martirio, o atleti divinamente beati, con spirito vivo bruciaste la selva dell’errore.

Glorificasti pubblicamente i tuoi beati e i gerarchi; per le loro suppliche divine, Signore, fammi partecipe della tua gloria.

Il divino soffio dello Spirito, che illumina i profeti, ha donato alle donne forza per distruggere l’insolenza del nemico.

Necròsimo. Rendi degni di misericordia, con tutti i santi, i tuoi servi che hai trasferito, o bontà somma, nelle tende dei santi, quando vieni supplicato.

Theotokìon. Generasti oltre le leggi di natura il legislatore della legge divina, che rinnova la natura decaduta dei mortali, o purissima.

Canone dei defunti.

Tu sei mia forza.

Per contemplare la tua gloria e ottenere chiaramente nei cieli il tuo fulgido splendore, i divini martiri, o Sovrano, lottando patirono ogni tipo di torture cantando a te, o Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Molte dimore sono presso di te, Salvatore, divise per merito secondo la misura della virtù: di essa dunque degnati di colmare, o compassionevole, i trapassati con fede, che a te piamente gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Uomo uguale a noi apparisti, o purissimo, a tutti uguale, sopportasti la morte e indicasti le vie della vita: di essa rendi degni come filantropo i trapassati, concedendo perdono delle colpe e donando, come Sovrano, comunione con la luce.

Theotokìon. Tu sei il vanto dei fedeli, o inneggiatissima, tu sei protezione e rifugio dei cristiani, muro e porto: a tuo Figlio, infatti porti le suppliche, o purissima e salvi da pericoli quanti con fede e affetto ti riconoscono pura Madre di Dio.

Ode 5. Irmòs.

Illuminaci con i tuoi precetti, Signore e con il tuo braccio elevato, concedici la tua pace, filantropo.

Sopportarono ferite nella carne i divini martiri, perciò sempre sanano le nostre ferite, inferte dai demòni.

Santi gerarchi di Dio, con tutti i beati pregate Cristo di donarci remissione dei peccati.

Consumando la carne con l’ascesi e i tormenti, le donne beate e le martiri furono degne dei beni sperati.

Necròsimo. Distruggendo la morte con la morte, come filantropo, dà riposo, o Immortale, ai fedeli tuoi servi, morti nella speranza della vita.

Theotokìon. Hai interrotto, o pura, la condanna dei progenitori generando nella carne Cristo Gesù, unico Signore, che giustifica tutti.

Canone dei defunti. Perché mi hai respinto.

Rendi degni della tua ineffabile gloria e della tua beatitudine oltre ragione, nelle dimore dei santi, là dov’è la dolce voce dei festanti, i trapassati alla vita impassibile, unico filantropo compassionevole.

Là dove schiere di angeli e le folle dei giusti esultano, nel seno di Abramo, colloca i tuoi servi e compiàciti di farli stare con confidenza presso il tuo tremendo trono, o Salvatore.

Apparisti a noi perdono, giustizia e liberazione e sanasti con la tua ferita le nostre malattie: tu stesso, dunque, o compassionevole, come buono, colloca nella delizia del paradiso i trapassati.

Theotokìon. Per misericordia e compassione hai assunto l’umile condizione umana, tu che splendi di gloria negli eccelsi; prendendo carne animata e razionale dal grembo della Vergine, con essa distruggesti la morte.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Per le vostre venerabili ferite, curate le malattie delle anime e sempre togliete le piaghe dei corpi, ferendo la moltitudine dei demòni malvagi, o santi martiri.

Il coro dei beati, l’assemblea dei gerarchi, l’adunanza delle sacre donne, lottando strenuamente ereditarono ristoro al di sopra dei cieli.

Uccidendo la carne, o asceti, trovaste vita, mentre voi, sapientissimi gerarchi, pascolando bene il gregge del Signore, dopo la fine foste degni di gloria immortale.

Necròsimo. O Verbo, che sei vita dei viventi e riposo dei morti, colloca nel seno del tuo servo Abramo i tuoi servi, che da noi, per tuo divino volere, hai trasferito.

Theotokìon. Dimorò in te lo splendore del Padre, o pura e con i bagliori fulgidi della sua divinità disperse il buio del politeismo e illuminò il mondo.

Canone dei defunti. Stesso irmòs.

I tuoi martiri, Signore, sopportarono molte torture; con l’anima ferita dal tuo amore, i santi desideravano la tua eterna gloria e la tua dolce comunione.

Squarciasti, o Salvatore, la pancia della morte ostile e, donando vita, rialzasti tutti coloro che erano legati in lei; di essa rendi degni i trapassati, o benefattore.

Da lacrime e gemiti che sono nell’ade, libera, o buono, come unico pietoso, i tuoi servi; togli ogni lacrima da ogni volto di quanti con fede ti riconoscono Dio.

Theotokìon. Il Creatore per natura viene creato nel tuo grembo, il ricco come Dio si svuota, o purissima, l’unico buono muore per la salvezza di tutti.

Ode 7. Irmòs.

I pii fanciulli a Babilonia non venerarono l’immagine d’oro, ma in mezzo alla fornace refrigerati dal fuoco, cantavano l’ode dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sciogliendo l’arroganza dell’empietà con i vostri sacri legami, o illustri, rovesciate i pesi delle nostre colpe e salvateci gridando, o martiri: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Con la pioggia del vostro sacro sangue spegneste il fuoco delle eresie e con la fiamma bruciaste, o sapienti gerarchi, la zizzania dell’empio errore e illuminaste le anime dei fedeli.

Uccidendo con la continenza la carne, gli asceti vivono dopo la morte. Il coro dei profeti, invece e l’adunanza delle donne, avendo lottato sono glorificati. Per le loro preghiere, o Cristo, liberaci dai pericoli.

Necròsimo. Dà riposo alle anime di tutti quelli che si addormentati nella speranza della vita, o Cristo, trascurando, per la tua grande compassione, le loro colpe in vita, o Salvatore, unico compassionevole Dio dei padri.

Theotokìon. Come tutta pura ricevesti in grembo il Verbo incarnato; pregalo dunque, o santissima, di purificare dai peccati dell’anima e del corpo me, che ricorro con fede a te, o pura.

Canone dei defunti.

I fanciulli degli ebrei.

Tutto l’affetto dei martiri è teso all’unico Sovrano, unito al suo amore per suo amore, mentre cantano: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Concedi ai fedeli defunti lo splendore del tuo regno divino, rivestendoli d’immortalità, affinché cantino: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Colma di gioia e letizia i tuoi servi defunti, o compassionevole, rendendoli degni di acclamarti e cantare: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Theotokìon. Sciogliendo la maledizione di Eva, abitasti la Vergine purissima, offrendo una fonte di benedizione a quanti gridano: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Irmòs.

I fanciulli divini nella fornace calpestavano con il fuoco l’errore cantando: Benedite, opere del Signore, il Signore.

Lottando distruggeste i templi degli idoli edificando voi stessi come templi divini della Trinità, compagni degli angeli, atleti del Signore.

I tuoi sacerdoti, o Cristo, rivestiti di giustizia, contemplando la tua chiarissima bellezza divina, con i santi ora esultano nei secoli.

Per le preghiere dei tuoi sacratissimi profeti, delle illustri donne e dei giusti di tutti i tempi, dona, o Verbo, le tue misericordie al tuo mondo.

Necròsimo. O giusto giudice, quando verrai a giudicare quanti da noi hai preso con te, salvali dalla condanna, trascurando le loro colpe, o Sovrano.

Theotokìon. Apparendo, o Vergine, con la tua luce disperdi le nubi oscure dalla mia anima, tu che generasti il sole di giustizia.

Canone dei defunti. Al suono degli strumenti.

Affrontando sulla terra le loro lotte, ottennero corone celesti i veri martiri, a te senza sosta gridando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Sceso nella fossa profonda, rialzasti gli abitanti dei sepolcri con mano vivificante e concedesti il riposo ai tuoi servi con fede addormentati, o compassionevole.

Essendo fonte della vita eterna e torrente di delizia, rendi degni i tuoi servi, piamente a te trapassati, di inneggiarti e glorificarti per tutti i secoli.

Theotokìon. Madre di Dio, Vergine Maria, che generasti fisicamente per gli uomini il Salvatore, salva chi con fede inneggia al tuo parto e lo esalta per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Madre senza nozze di Dio altissimo, tu che con un verbo concepisti oltre l’intelletto il vero Dio, più elevata delle incontaminate potenze, con dossologie mai silenti ti magnifichiamo.

Stavano i martiri davanti ai tribunali iniqui, condannando ogni iniquità con la grazia di Cristo, confutando quelli su cui avevano riportato vittoria e ricevendo le corone della giustizia.

Dirigendo piamente tutta la nave della Chiesa al porto dei precetti di Dio, appariste come timoni, tutti voi, beati gerarchi e pastori: perciò come nocchieri vi onoriamo.

La folla dei profeti e dei santi ti supplica, l’assemblea dei giusti che splendidamente lottarono, Signore e che si distinsero nell’ascesi, ti scongiura, o filantropo, di donarci le tue compassioni.

Necròsimo. Dell’onore e della gloria eterna di cui sono si resero degni tutti i santi di Cristo, rendi degni quanti con fede se ne sono andati da questa vita vana, o misericordioso, per le preghiere dei tuoi santi.

Theotokìon. Tu che porti tra le braccia la pienezza di ogni bene, da’ compimento, o purissima, alle suppliche dei tuoi servi e dirigi il nostro cammino verso Dio, dandoci forza per una vita virtuosa.

Canone dei defunti.

Freme ogni orecchio.

Avendo la forza invincibile e invitta di Cristo, o martiri, sdegnaste l’ordine ateo dei tiranni e vi rendeste davvero degni del regno dei cieli, splendidi per i fulgori della Trinità, o ammirabili.

È stata sciolta l’amarezza dell’ade, perché tu lo hai dissolto, o filantropo e hai risuscitato i fedeli che da sempre dormivano: anche ora dunque, nella tua bontà, rendi degni della tua luce senza tramonto sono passati a te, misericordioso.

Sei tutto dolcezza, o Salvatore, sei tutto brama e desiderio veramente insaziabile, sei tutto bellezza irresistibile: concedi dunque a quanti sono a te trapassati di deliziarsi del tuo splendore e rendili degni della tua divina bellezza.

Theotokìon. Salvami, Madre di Dio, tu che generasti Cristo mio Salvatore, Dio e uomo, duplice nella natura, ma non nell’ipòstasi, unigenito dal Padre e da te primogenito di tutto il creato: nella sua duplice natura noi lo magnifichiamo.

Alle lodi stichirà martyrikà. Tono pl. 4.

Lottaste grandemente, o santi, sopportando generosamente i tormenti degli iniqui e confessando Cristo davanti ai re; e ancora, una volta usciti da questa vita, compite opere di potenza nel mondo e curate i deboli dalle loro passioni, o santi; intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Invitti martiri di Cristo, che sconfiggeste l’inganno con la potenza della croce, voi avete ricevuto la grazia della vita eterna; non temevate le minacce dei tiranni, vi rallegravate nel subire tormenti e ora il vostro sangue è divenuto guarigione per le nostre anime: intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Indossata valorosamente la corazza della fede e armandovi del segno della croce, vi rivelaste vigorosi guerrieri, coraggiosamente avete resistito ai tiranni e calpestato al suolo l’inganno del diavolo; vincitori, avete ottenuto le corone: intercedete sempre per noi, a salvezza delle nostre anime.

Necròsimo. Smisurato è il castigo per quanti vivono nella dissolutezza: stridore di denti e pianto sconsolato, geenna di fuoco e tenebra esteriore, verme che non dorme e lacrime impotenti e un giudice senza compassione; perciò gridiamo prima della fine: Cristo Sovrano, da’ riposo a quanti hai scelto con i tuoi eletti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Accorro sotto la tua protezione, Vergine santa, Madre di Dio: so che otterrò la salvezza, perché, o pura, tu puoi aiutarmi.

Apòstica delle lodi, necròsima.

O straordinario prodigio!

Regalmente sottoscrivesti la mia libertà, facendo rosseggiare di sangue le tue dita, o Sovrano e imporporandole con esso; e ora t’imploriamo con fede: Annovera con i tuoi primogeniti i trapassati a te, misericordioso e fa’ che ottengano la gioia dei tuoi giusti.

Stico. Beati coloro che hai scelto e preso con te, Signore.

Esercitando il sacerdozio come uomo, immolato come agnello, offristi te stesso in oblazione al Padre, per sottrarre l’uomo alla corruzione; nel tuo amore per gli uomini colloca dunque ora i defunti nella regione dei viventi, dove scorrono i torrenti di delizia, dove sgorgano le sorgenti dell’eternità.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei beni.

Tu stabilisci i confini della vita nella profondità della tua ineffabile sapienza, prevedi la morte e trasferisci i tuoi servi nell’altra vita; colloca dunque quanti con te hai preso presso le acque del riposo, nello splendore dei santi, Signore, dov’è voce di esultanza e lode.

Stico. La loro memoria di generazione in generazione.

Tu che sei l’invisibile Verbo, connaturale al Padre, condividente con lo Spirito lo stesso trono, per me, uomo, apparisti nella carne; poiché dunque sei misericordioso e filantropo, illumina quanti lasciarono questa vita con le bellezze della tua magnificenza e del tuo splendore, o origine assoluta della vita.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Tu che concepisti il Verbo di Dio senza principio e Dio, con la tua materna confidenza imploralo con fervore di collocare i tuoi servi là dove è la danza sena fine dei festanti che ti cantano, là dove sono gli splendori eterni e il dolce suono di chi è in festa, o Genitrice di Dio.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Partecipando con vigore a ogni dolore, o atleti, con le vostre sacre piaghe avete ferito tutte le miriadi dei demòni col potere della grazia.

I divini e venerabili gerarchi di Cristo, l’assemblea dei profeti e di tutti i santi hanno ottenuto l’eredità celeste; proclamiamoli degnamente beati.

Necròsimo. Colloca, o Dio, nella parte dei giusti e rendi eredi del paradiso quanti sono trapassati nella fede e ti lodano divinamente.

Gloria.

Padre, Figlio e Spirito, natura unica, tu sei il Dio che creò tutto col verbo, tu sei adorato dagli uomini e gli angeli ti lodano senza fine.

E ora. Theotokìon.

Tu che hai generato il compimento di tutti i beni, compi, o Vergine, le nostre preghiere, chiedendo per noi la liberazione dei peccati, illuminazione e grande misericordia.

Continua a leggere

Plagale IV – Martedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Martedì Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici despotikà. Tono pl. 4.

Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione, perché a poco a poco la mia vita si consuma e non mi viene salvezza dalle opere; perciò supplico: Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione e salvami.

Come la prostituta mi getto ai tuoi piedi per ottenere la remissione delle colpe e al posto dell’unguento, ti offro lacrime dal fondo del cuore, o Cristo Dio, affinchè tu abbia compassione di me come di lei, o Salvatore e mi conceda il perdono dei peccati, perché anch’io come lei a te grido: Riscattami dal fango delle mie opere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Magnifichiamo con inni, o fedeli, lo stabile sostegno della fede, l’augusto dono fatto alle nostre anime, la Madre di Dio: salve, tu che accogliesti nel tuo grembo la pietra della vita; salve, speranza dei confini della terra, soccorso dei tribolati; salve, sposa senza nozze.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata catanittici

Il Giudice è vicino, dattene pensiero, o anima e rifletti al momento di quel giorno tremendo: perché, il giudizio è senza misericordia per chi non avrà usato misericordia; grida dunque prima della fine: Risparmiami, Salvatore, perché tu solo sei filantropo.

Ineffabilmente concepita in grembo.

Osserva, o anima, la gioia delle vergini sagge e la durezza di cuore delle stolte; soccorri gli affamati e accogli gli stranieri, facendo risplendere la tua lampada, con l’olio della beneficenza e non coltivare vani sentimenti per piccole osservanze: perché il compassionevole Sovrano preferisce la misericordia al sacrificio e ricambia la bontà al centuplo, donando il divino talamo della sua gloria a tutti quelli che sulla terra distribuiscono bene le loro ricchezze.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Sei risorto dai morti.

Caduto nell’oceano pauroso dello scoraggiamento, per la moltitudine delle mie opere malvagie ed empie, sono ridotto allo smarrimento e ormai stretto dalla disperazione. Sovrana Madre di Dio, salvami tu con la tua amorosa compassione: perché dei peccatori tu sei l’aiuto e la purificazione salutare.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Sei risorto dai morti.

Anima mia, che consumi la vita nella negligenza, risollevati ormai, volgiti alla conversione, piangi amaramente dal profondo, perché tu non debba stoltamente gemere nell’aldilà; trema, pensando alla seconda venuta del Sovrano e prima del giudizio, giudica te stessa e sfuggirai al giusto giudizio.

Martyrikòn. Diveniste astri spirituali, o santi martiri; dileguaste infatti con la fede la caligine dell’inganno, illuminaste le lampade delle vostre anime ed entraste con gloria con lo sposo nel talamo celeste: supplicate ora, vi preghiamo, per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita.

Come la vedova i due spiccioli ti offro, quale debitore, una lode grata, o Sovrana, per tutte le tue grazie: ti rivelasti, infatti, rifugio e aiuto insieme, liberandomi sempre da tentazioni e afflizioni; perciò, strappato a chi mi tribola, come dal mezzo di una fornace ardente, a te grido dal fondo del cuore: Aiutami, Madre di Dio, pregando tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché del tuo servo tu sei la speranza.

Canone catanittico. Acròstico: La piena delle mie lacrime accetta, o Cristo. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

A colui che stritola le guerre col suo braccio e guidò Israele nel Mar Rosso cantiamo come Dio nostro liberatore, perché si è glorificato.

Colma il mio cuore di pentimento, o Cristo, affinché venga penitente alla tua dimora e ti offra una lode che mi liberi dai debiti.

Scioglimi da mali e pericoli senza numero, o Verbo, affinché nella penitenza percorra le tue giuste vie, che guidano al divino riposo delle delizie eterne.

Martyrikà. E’ giunta solennemente a grande altezza la magnificenza dei tuoi martiri, o Cristo: e infatti lottando per essa, furono magnificati con i tuoi carismi soprannaturali.

Con l’effusione del sangue dei santi atleti cessò il sangue vivo offerto al maligno e la terra fu santificata dalla grazia dello Spirito.

Theotokìon. Mostrami le vie della penitenza, o Vergine e fammi tornare dalla strada che porta al peccato, affinché inneggi a te, celebratissima e beatissima.

Canone del venerabile precursore. Colui che nel mare.

Oprecursore, predicatore della penitenza, supplica in ogni tempo il Sovrano e Signore di convertirmi nell’anima, illuminando il mio intelletto e il mio cuore, perché ti onoro con fede.

Come splendido germoglio del deserto, con la tua divina intercessione, o precursore e martire di Cristo, guida sulla via della salvezza me, che ora dimoro nel deserto delle passioni.

Con la tua mediazione, sapiente precursore, liberami, ti supplico, dalla tirannia del peccato e interrompi la bufera dei demòni contro di me sollevata.

Theotokìon. Salvami, pura Madre della verità, dalla tempesta delle passioni che mi assale pericolosamente e di continuo mi sommerge e dirigimi, o venerabile, verso il porto sereno della salvezza.

Ode 3. Irmòs.

Si è rafforzato nel Signore il mio cuore e la mia forza nel mio Dio, si è dilatata la mia bocca contro i miei nemici, ho esultato per la tua salvezza.

Allontanando la sozzura del male dal mio cuore, fammi degno di comparire puro al tuo cospetto nel giorno tremendo, o mio Cristo, sommamente buono.

Tentò con inganno di uccidermi Beliar col pungiglione del peccato, o Verbo, ma tu sanami con i vivificanti farmaci della penitenza, o Cristo.

Martyrikà. Resistiamo con valore, gridavano gli atleti lottando, nessuno diserti, il Sovrano è vicino e ci aiuta se lottiamo con intelletto generosissimo.

Le pietre preziosissime della Chiesa, le divine torri della religione, i distruttori dell’errore, i martiri con inni veneriamo, o fedeli tutti.

Theotokìon. Madre di Dio, che rialzi i caduti, traimi dal baratro dei miei mali e stabiliscimi sulla pietra dei precetti di Dio.

Canone del precursore. Rendi stabile.

Piovi anche su di me gocce di penitenza, tu che in un fiume battezzasti l’abisso di compassione, il Signore di tutti, o precursore, martire degnissimo.

Con l’intelletto sempre tribolato dalle agitazioni della vita, mi rifugio sotto la tua protezione, o precursore del Salvatore; affréttati ad aiutare il tuo servo.

Nelle preghiere notturne invoco te, splendore del mondo, o precursore divinamente beato: illumina i sensi del mio cuore.

Theotokìon. Pura Vergine, Madre di Dio, tu che generasti la luce dalla luce, illumina, la mia anima e mostrami partecipe della sorte dei salvati affinché inneggi te, o inneggiatissima.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il tuo annunzio e ho temuto, poiché per tuo volere ineffabile, tu che sei Dio eterno sei venuto incarnato da una Vergine. Gloria alla tua condiscendenza, o Cristo, gloria alla tua potenza.

Il nemico bugiardo mi sviò con il gusto del peccato e mi allontanò troppo da te, o Buono e mi rese cibo per i suoi denti; o unico Salvatore affréttati a liberarmi.

Le cose occulte e i miei segreti tu conosci, Signore: ho peccato molto, ma tu, unico Salvatore, come compassionevole, abbi misericordia per la tua grande misericordia e dammi tempo purificatore di penitenza.

Martyrikà. Avvolti dalle torture come onde, guidati da Cristo, o martiri, approdaste ai porti del regno dei cieli, insigniti realmente da lui delle corone di vittoria.

Rinnovando con la pietà la terra del cuore, o martiri, spargeste in essa il seme della confessione e del martirio e con sapienza raccoglieste il centuplo della spiga di Dio, o illustrissimi.

Theotokìon. Sovrana lodatissima, a gran voce a te grido: colma di ogni grazia la mia mente, concedendomi buon pentimento e possibilità di conversione e conoscenza salvifica.

Canone del precursore.

Ho udito, Signore.

Piango su me stesso, ho una vita incorreggibile; ti supplico, salvami, o santo, abbi compassione di me, perso nei peccati.

Fa’ che nelle preghiere e nelle supplichi trovi, o beato, soccorso e vigore per la mia anima, illuminando il mio pensiero.

Sono immerso nella bufera dei peccati e dei pericoli: battista di Cristo, guidami alla quiete della divina conoscenza.

Theotokìon. O purissima, che generasti colui che ha innalzato la natura umiliata, salva me, umiliato per i pensieri orgogliosi.

Ode 5. Irmòs.

Dilegua la tenebra della mia anima, Cristo Dio, datore di luce, tu che scacciasti il buio primordiale dell’abisso e donami la luce dei tuoi precetti, o Verbo, affinché vegliando ti glorifichi.

Tu che purificasti la prostituta, per tuo ordine, o Creatore, purifica la mia anima dal peccato ripugnante, tu che solo sei misericordioso e abbelliscila con splendide vesti, ti prego.

Liberandomi dai legami dei miei molti peccati, Cristo Dio, fa’ che possa percorrere senza intralci le tue vie, affinché sciolto dalla carne dimori nella tua pace santa glorificandoti.

Martyrikà. Avendo tessuto per se stessi con le pene una veste di gloria ed essendosi splendidamente, i martiri abitano con gioia il regno superno, insigniti di magnifiche corone di vittoria.

Cambiaste divinamente ciò che passa con ciò che resta, o illustrissimi: sopportando infatti l’afflizione di molte pene, giungeste alla vera libertà del regno celeste, o sapienti.

Theotokìon. Santa Madre di Dio, che generasti nella carne il Verbo santo, che solo riposa nel santuario, santifica il mio intelletto, sempre occupato in opere maligne.

Canone del precursore. Tu che illuminasti.

O glorioso precursore, lucerna del Sole di giustizia, rischiara me, smarrito nella notte della vita.

Stabilisci sulla pietra dei divini voleri me, tribolato e in pericolo per l’assalto dei demòni, o illustre.

Nell’imminente giudizio, mentre starò per esser giudicato, fa’ che trovi te come avvocato presso il Signore per liberarmi dal tremendo giudizio.

Theotokìon. Come superiore a tutte le creature, mostrami superiore alla trappole del nemico, Madre di Dio sempre Vergine.

Ode 6. Irmòs.

Come strappasti il profeta dall’abisso profondo, o Dio, strappa anche me dalle mie colpe, come filantropo e dirigi la mia vita, ti supplico.

Accoglimi penitente come un tempo i niniviti, obbedienti alla divina predicazione del tuo profeta, o Cristo e dirigi la mia vita, ti supplico.

Gemo come il pubblicano, piango come la prostituta, o Cristo e come Pietro grido, avvolto dal gorgo di molti peccati: tendimi la mano, soccorrimi e salvami.

Martyrikà. Come astri recentemente apparsi, con lo splendore delle vostre lotte avete illuminato tutta la terra e respinto il buio profondo dell’errore, o martiri.

Beatissima è la fine che avete trovato, beati martiri e senza sosta voi celebrate la beatitudine di Dio, rivestiti dei suoi raggi.

Theotokìon. Il vaso contenente la manna un tempo ti prefigurò, Madre di Dio: producesti infatti Cristo, manna spirituale, che fa piovere su quanti con affetto ti onorano.

Canone del precursore. Una tunica luminosa.

Trattenuto nel ventre del pesce delle tentazioni, grido a te, Precursore dal profondo del cuore: liberami da terribili dolori.

Con l’accetta della vera penitenza, purifica la materia del mio cuore, o sapiente, rendendolo fruttuoso con opere buone.

Péntiti con ardore, anima mia, il giudizio è arrivato, svegliati gridando: Gesù, Dio mio, abbi pietà di me.

Theotokìon. Supplichiamo te, l’unica che con un verbo concepisti nella carne il Verbo: scampa le nostre anime dalle insidie dei nemici.

Ode 7. Irmòs.

Tu che salvasti per mezzo di un angelo i fanciulli e mutasti in refrigerio la fornace ardente, sei benedetto, Signore Dio dei nostri padri.

Poiché sono stato concepito nei peccati e dopo esser nato ho peccato più di tutti gli uomini, abbi pietà e dammi tempo per tornare ed esser giustificato.

Stoltamente esaltandomi come un tempo il fariseo, sono caduto come un cadavere e l’avversario, vedendomi, si rallegra. Dio Verbo, non disprezzarmi.

Martyrikà. La folla dei venerati martiri, esercito invincibilissimo, santa assemblea, avendo eccelso sulla terra, fu iscritta nei cieli.

Per ottenere l’immortalità subiste una passione volontaria: fate scorrere onde di guarigioni per calmare le pene dei mortali.

Theotokìon. Generi oltre ogni causa la causa di tutto, divenuto per bontà esagerata mortale, perciò a una voce, o pura, ti diciamo beata.

Canone del precursore.

Tu che stabilisti la terra.

Tu che preparasti le vie del Signore, guida anche i miei sentieri a Dio, affinché gridi: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Araldo della luce, illumina la mia anima e libera dalla terribile tenebra e dalla geenna ardente me, che mi rifugio a te con anima che non dubita.

Sapiente Battista di Cristo, germoglio fertilissimo della sterile, con le tue preghiere rendi fertile la sterilità del mio cuore.

Theotokìon. Agnella eletta del Verbo, supplica il Dio incarnato da te di annoverarmi tra le pecore elette nell’ora tremenda.

Ode 8. Irmòs.

Tu che stabilisti sulle acque le tue dimore, o Cristo, tu che hai posto al mare sabbia come confine, tutto reggendo, a te inneggia il sole, la luna ti glorifica e tutto il creato a te offre l’inno come plasmatore e Creatore nei secoli.

Tutte le mani sporcasti nell’impurità, o anima e come le sollevi verso l’alto rivolgendoti a Dio? Insozzasti i piedi camminando su vie vergognose: affréttati a camminare su vie di salvezza mediante la penitenza.

Non sono mai rimasto nei tuoi precetti, nemmeno un giorno ho fatto la tua volontà, o Buono; con quali occhi allora ti guarderò giudicare e giustificare e mandare al castigo i responsabili?

Martyrikà. Per amore del Creatore spegneste col vostro sangue, ingiustamente versato come acqua, o sapienti atleti, le fornaci accese del politeismo che ardevano assai, perciò ereditaste il torrente delle delizie.

Superaste, o santi, l’umiltà del corpo terrestre subendo torture come fossero altri a soffrire; vi amputarono mani e piedi, perciò diveniste degni ora della vita superna nei secoli.

Theotokìon. Sballottato dalla tempesta del peccato, o pura, per la tua mediazione presso il Salvatore, guidami a porti sereni, a te grido, Sovrana, affinché veda la luce della salvezza, io che sono sempre ottenebrato dalla pigrizia.

Canone del precursore.

Il Re della gloria.

Supplica l’Agnello di Dio, che ha tolto i peccati del mondo e che hai mostrato a tutti, o Battista, di annientare le mie passioni e salvare la mia anima.

Ti allontanasti fuggendo, o profeta e dimorasti nel deserto inaccessibile, perciò ti supplico: rendi presto deserte le passioni della mia anima.

Allieva le catene della mia anima, contrasta quanti mi contrastano, o Battista del Signore e rendimi illeso dalla loro malvagia azione.

Theotokìon. O vite che generasti il grappolo maturo, fa’ cessare per me l’ebbrezza dei mali, dissetandomi ora con la bevanda dell’umiltà, o Vergine.

Ode 9. Irmòs.

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha suscitato per noi una potenza di salvezza nella casa di Davide suo servo, grazie alle sue viscere di misericordia, per cui ci visitò il sole che sorge, l’Oriente dall’alto e ci ha diretti sulla via della pace.

Perché anch’io, ricevendo la salvezza, ti magnifichi grato, o Cristo, volgiti a me, che ho ricevuto sul dorso tante ferite e risanami, versando su di esse vino e olio, i segni, o Salvatore, della tua amorosa compassione.

Come liberasti dai delitti e da miriadi di mali il buon ladrone che ti aveva invocato, come hai avuto compassione della prostituta piangente, di Pietro, il grande discepolo, di Davide profeta, abbi misericordia anche di me, nella mia disperazione.

Martyrikà. Vi conformaste alla passione di colui che patì per noi, o vittoriosi e per questo con lui siete glorificati: divinizzati ora per la partecipazione alla vita divina, più risplendenti dei raggi del sole sensibile, voi illuminate i cuori di tutti.

E’ rifulsa la virtù dei santi atleti; ogni città si arricchisce, grazie alla fede, di questi tesori veramente inviolabili, che fanno straordinariamente splendere la grazia abbondante dei prodigi: e noi celebriamoli come comuni protettori.

Theotokìon. Con i raggi luminosi del Figlio e Dio, che dal tuo seno procede, o purissima, rischiara noi che ti cantiamo con fede e liberaci con la tua mediazione dalla tenebra sinistra e dall’eterno castigo.

Canone del precursore. Colui che al legislatore.

Quando starò presso il tuo tremendo trono, o Verbo e sarò condannato per le mie azioni, che giustificazione troverò io, miserabile? Signore Dio mio, abbi pietà di me allora.

O voce del Verbo, raddrizza la mia voce a Dio, o sapiente Battista e liberami dalla malvagità dei demòni e dei danni degli uomini, affinché degnamente ti dica beato.

Nutrimi col cibo immortale dei comandamenti di Cristo, abbeverami con bevanda vivificante, o Battista e profeta e metti salvo davanti al Signore me, che ricorro alla tua protezione.

Theotokìon. Sovrana Vergine pura e gloriosissima, supplica con il Precursore il tuo Figlio e Re di salvare da ogni sventura quanti con fede ti dicono beata.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Quando penso alla moltitudine dei mali commessi e vado col pensiero a quel tremendo esame, preso da tremore, mi rifugio in te, Dio filantropo. E tu non mi disdegnare, ti prego, o solo senza peccato: prima della morte, dona compunzione alla mia povera anima e salvami.

Dammi lacrime, o Dio, come un tempo alla peccatrice e rendimi degno di irrorarne i tuoi piedi, che mi hanno liberato dalla via dell’errore e di offrirti come unguento profumato, uria vita pura che mi sia edificata nel pentimento, perché oda anch’io la tua voce desiderata: La tua fede ti ha salvato, va’ in pace.

Martyrikòn. Avete grandemente lottato, o santi, sopportando generosamente i tormenti degli iniqui e confessando Cristo davanti ai re; e ancora una volta usciti da questa vita, compite opere di potenza nel mondo e risanate gli infermi dai loro mali, o santi; intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Io accorro sotto la tua protezione, Vergine santa, Madre di Dio: so che otterrò la salvezza, perché, o pura, tu puoi aiutarmi.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Cristo, oceano di misericordia, prosciuga l’oceano dei miei peccati e lavandomi con lacrime di umiltà, purificami del tutto, o misericordioso.

O divino Battista, che un tempo battezzasti Cristo in acqua, con le tue preghiere guida me, tormentato nelle onde delle mie passioni, al porto della penitenza.

Martyrikòn. Spegnendo il fuoco della follia degli idoli col vostro sangue, o santi atleti, fate scaturire sempre fiumi di guarigioni, sanando ogni sorta di passione.

Gloria.

Padre senza principio, Figlio e divino Spirito, per le preghiere del Battista, placa le passioni inveterate della mia anima, ti supplico e salva me, tuo servo.

E ora. Theotokìon.

Purissima Genitrice di Dio, con le tue preghiere libera dalle passioni vergognose e dalla terribile pena dell’ade noi, che piamente ti diciamo beata.

Continua a leggere

Plagale IV – Mercoledì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Verbo di Dio sommamente buono, per noi appeso alla croce come un condannato, strappaci al fuoco futuro, alla tremenda sentenza e a ogni castigo, per le suppliche della Madre di Dio: poiché ad ogni istante tutti noi con i nostri pensieri provochiamo te, Cristo, filantropo sommamente buono.

Fremette il sole, vedendoti, Gesù, di tuo volere steso sulla croce; la terra si scuoteva, le pietre si spezzavano, i sepolcri per il timore si aprivano e sbigottivano tutte le potenze; vedendoti sulla croce, o Sovrano, la Vergine gridava: Ahimè, che cos’è ciò che vedo?

Oh, la bontà infinita di colui che s’incarnò da te, Madre di Dio! Subì infatti volontariamente croce e morte per salvare il mondo che ha plasmato; supplicalo di liberare dall’inferno anche me, misero e indegno e di collocarmi là dove splende la luce senza sera.

Altri Stichirà della Theotòkos, uguali.

Salve, Vergine sposa di Dio; salve, speranza dei credenti; salve, purificazione del mondo; salve, tu che salvi da ogni tribolazione i tuoi servi; salve, distruzione della morte; salve, vivificante paradiso; salve, soccorso di chi ti invoca; salve, divina dimora di Dio e monte santo.

Salve, purissima Theotòkos, fonte di vita, scala celeste, Sovrana Signora di tutto il creato; salve, Vergine purissima e benedetta, casta, gloriosa, illustrissima, divina dimora; salve, Vergine Madre, sposa non sposata.

Salve, Sovrana Madre di Dio, salve, unica speranza dei mortali, salve, loro soccorso e riparo; salve, candelabro della luce, salve, splendido palazzo, puro lustro della verginità e luminare fulgidissimo, fonte da cui scorrono le guarigioni per quanti a te si avvicinano.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Prodigio insolito, mistero strano e nuovo: così diceva la Vergine vedendo sulla croce, sospeso in mezzo a due ladri, colui che aveva partorito senza doglie e gemendo piangeva e diceva: Figlio mio diletto, come un popolo crudele e ingrato ti ha inchiodato alla croce?

Apòstica stavròsima.

Fosti innalzato sulla croce, Cristo Dio e salvasti il genere umano; glorifichiamo la tua passione.

Fosti confitto in croce, Cristo Dio e apristi le porte del paradiso; ti glorifichiamo, o nostro Redentore.

Martyrikòn. I tuoi martiri, Signore, dimentichi delle cose di questa vita, disprezzati anche i tormenti per amore della vita futura, di essa divennero eredi: perciò esultano con gli angeli. Per le loro suppliche, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Come tua Madre ti vide inchiodato alla croce, o solo longanime, lamentandosi, faceva scorrere lacrime a torrenti e tutta sbigottita per l’eccesso della tua bontà e per la tua compassione per gli uomini, celebrava il tuo potere.

Continua a leggere

Plagale IV – Mercoledì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4

Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia

Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.

Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi né la terra, scuotendosi, avrebbe sussultato. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Ineffabilmente concepita.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Risorgesti dai morti.

In mezzo all’Eden un albero fiorì la morte; in mezzo alla terra, un albero germogliò la vita; gustando del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato la stirpe umana.

Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, fu piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo innalzato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce in lacrime, con voce compassionevole la Madre di Dio gridava: Davvero incomprensibile, o Figlio, è la tua passione; non sostengo lo strazio delle mie viscere, non sopporto di vederti sulla croce; non disdegnare la tua serva: risorgi dai morti glorificando me che grido: O misericordiosissimo, gloria a te.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Conosciuto l’ordine.

Un albero nell’Eden produsse un tempo amarezza; ma l’albero della croce fece fiorire dolcezza di vita: poiché Adamo, mangiandone, cadde nella corruzione, ma noi, deliziandoci della carne di Cristo, siamo misticamente vivificati e divinizzati, ricevendo il regno eterno di Dio; perciò con fede acclamiamo: Gloria, o Verbo, alla tua passione.

Martyrikòn. I martiri di Cristo, incenerite con la continenza le forme e i moti brucianti delle passioni, ricevettero la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e compiere prodigi sia in vita sia dopo la morte: poiché è straordinario prodigio che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria al solo Dio Creatore.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.

L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, che va contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Risorgi dunque dai morti il terzo giorno, come tu hai detto, o Verbo.

Canone stavròsimo. Acròstico senza stavrotheotokìa: A colui che è steso sul legno grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Morto in croce, o Verbo, vivificasti e ornasti con gloria me morto: venero il tuo potere, canto la tua passione e la tua smisurata compassione.

Come fu piantata sul legno, la vite non coltivata zampillò per noi vino di grazia divina, allietando i cuori e dissolvendo del tutto l’ebbrezza dell’errore e annientando il peccato.

Martyrikà. Ornati di sacre ferite e abbelliti da pene atletiche, o martiri di Cristo, state presso lieti il Sovrano, che vi abbellisce magnificamente di gloria e apparite di aspetto divino.

Rafforzati visibilmente dalla forza divina, o santi martiri, virilmente abbatteste la funesta forza del potente e splendidamente incoronati con diademi di vittoria, con gioia state presso il Signore.

Stavrotheotokìon. Stando presso la tua croce, Signore e guardando le tue ferite, Sovrano, l’ignara di nozze amareggiata diceva: Ahimè, figlio, soffro crudelmente ora, io che ho sfuggito i dolori nel tuo parto!

Canone della Theotòkos. Acròstico: E’ un’ottava supplica alla Vergine. Giuseppe.

Lo stesso irmòs.

Cose gloriose si dicono di te, Vergine glorificata, gloria dei fedeli, unica ad ascoltare: perciò per le tue preghiere rendi partecipe della gloria futura me, che ti glorifico, o Sovrana casta e pura.

Benedetto il frutto del tuo grembo, o purissima: per esso tutti noi mortali siamo stati sciolti dalla maledizione, o pura benedetta, prodigio inspiegabile, visione incomprensibile, salvezza di tutti i mortali.

La moltitudine degli angeli, la folla dei discepoli, l’assemblea dei profeti, dei martiri e dei tuoi santi sempre ti supplica, Signore, di donare, come filantropo, perdono dei peccati per la Madre di Dio.

Con fede supplico te, che hai accolto nelle viscere, o pura, il fuoco inestinguibile: grazie alle tue suppliche accette scampami dalla geenna e liberami dal castigo preparato per la moltitudine delle colpe.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio hai stabilito i cieli con sapienza e disposto la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.

Hai stabilito i cieli e fondato la terra e col tuo verbo hai incatenato il mare e per me sei stato legato e appeso alla croce per liberarmi dalle catene del peccato, o filantropo.

Gettandoti sul legno della croce il nemico morì con i suoi malvagi demòni e colui che era stato condannato per aver gustato la malizia, ottiene misericordia e il creato viene fondato sul fondamento della pietà.

Martyrikà. Consegnati a svariate torture, spade e belve, nudi, i valorosi atleti divini non si sottomisero al malvagio persecutore grazie a una forza superiore.

Mirando con pensiero e mente vigile a ciò che è eterno, i gloriosi martiri di Cristo disprezzarono del tutto ciò che passa, perciò sopportavano con gioia intollerabili pene.

Stavrotheotokìon. L’inneggiatissima agnella, contemplando l’Agnello giunto alla sua volontaria passione e crocifisso nella carne, parlava piangendo e glorificando inneggiava la sua longanimità.

Canone della Theotòkos.

O Signore, creatore.

Sono decaduto dalla cittadinanza sacra, o pura, assimilandomi alle bestie e dannandomi completamente; tu che generasti il Creatore, scampami da ogni condanna e salvami.

Concedimi profondi gemiti e lacrime dell’anima e durevole compunzione, o Fanciulla, affinché mi penta delle passioni cresciute in me per la mia negligenza, o piena di grazia divina.

Le schiere sovracelesti, gli spiriti liturgici, il popolo dei profeti, dei tuoi apostoli e dei tuoi martiri, con la tua Genitrice, ti supplicano, o compassionevole, di donare al tuo popolo remissione dei peccati.

Come compassionevole, o pura, supplica ora il compassionevolissimo, affinché mi renda degno di divina compassione; richiama ora alla penitenza me, spietato e privo di compassione.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o filantropo.

La stirpe dei mortali viene richiamata dalla caduta che subì un tempo il primo creato: infatti il Plasmatore di tutto è giunto sulla croce e con le dita insanguinate è inchiodato volontariamente con chiodi alle mani e trafitto al fianco da una lancia.

Fu innalzata la croce e ogni errore cadde, fu spogliato il Salvatore e l’avversario fu spogliato e Adamo si rivestì d’incorruttela, il creato illuminato e il sole oscurato per la tua crocifissione, o Cristo.

Martyrikà. Come vittime immolate negli ultimi tempi, vi immolaste al Verbo immolato, o martiri, inaridendo con i rivi del vostro sangue, per divina grazia, il mare dell’errore e in ogni tempo respingete il riversarsi delle passioni, con piogge di miracoli, o gloriosi.

Avete subito amputazioni di membra, estirpazione di tutti denti e delle unghie, o martiri, spietatamente vi furono tagliate le mani, la lingua e i piedi e le giunture del corpo; perciò siete degni di gloria infinita, stando presso il Dio di tutti.

Stavrotheotokìon. La vitella intatta, vedendo il suo vitellino steso sul legno, gridava gemendo: O Figlio, come un popolo di criminali non ha avuto la minima pietà per colui che ha avuto pietà, ma con pensiero malvagio, ha preferito ucciderti ingiustamente?

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Con la divina lancia, che trafisse il divino fianco, di colui che si fece uomo volontariamente da te, Vergine purissima, lacera il maligno chirografo dei miei peccati e supplicalo di scrivere salvo nel libro me, che stoltamente mio sono allontanato da Dio.

Affinché ti glorifichi con voci grate, affinché ti magnifichi con affetto divino per il tuo immenso parto, o purissima, che hai magnificato tutti gli umiliati, rendi degno del perdono me, che ho grandemente peccato e sono gravemente caduto, o fanciulla.

Le leggi di natura in te si rinnovano; oltre natura infatti concepisti il Verbo, perciò ti supplico con fede: per le tue preghiere, purissima, salva me, che ho molto peccato oltre la natura umana e mi sono allontanato da Dio.

Con le frecce del peccato il nemico ha ferito tutta la mia anima e con i piaceri ha sporcato il mio cuore e mi ha fatto deviare dalla retta via, o Vergine; perciò ti grido: Accoglimi pentito e salvami.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Per liberarmi dal gusto edonista hai gustato volontariamente il fiele, o magnanimo e per spogliarmi della mortalità, o Gesù, accettasti di esser steso sulla croce: canto a te, compassionevole.

Rinnovando la mia anima corrotta per le passioni, o Verbo, appeso al legno consegnasti l’anima al Padre e la terra inanimata, vedendo queste cose, non sopportava, ma con timore tremava inneggiandoti.

Martyrikà. Vi siete abbelliti ornandovi della divina passione, o martiri e avete seguito il Verbo unigenito del Padre senza principio, che a tutti dà l’impassibilità attraverso la passione, per questo con lui siete glorificati.

Estraniandovi dalle cose di quaggiù, avete ereditato i beni invisibili, dimorando nelle divine dimore sovraccelesti, divinizzati immaterialmente per divina partecipazione, o invitti martiri del Salvatore.

Stavrotheotokìon. Strano spettacolo vedo, gridavi, o inneggiatissima: Come colui che con lo sguardo scuote la terra tutta si addormenta innalzato sulla croce? Venero te, Figlio longanime, mentre stai per svegliare gli addormentati da secoli.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Di generazione in generazione in ogni tempo sei detta beata e inneggiata dalle potenze superne come colei che ha unito la terra al cielo, unica benedetta tra tutte le donne, tu che hai rialzato l’umanità dalla caduta.

Rafforzami affinché rimanga salvo e non mi distolga dalla posizione migliore, ma anzi, dammi di camminare rettamente e di piacere a Dio per le mie azioni, scampandomi dall’irrazionalità, tu che generasti il Verbo buono.

O Verbo, che sulla croce hai effuso tutto il tuo sangue per la tua immensa compassione, prosciuga il mare delle mie passioni e per le preghiere della Theotòkos, rendimi degno di esserti gradito, o Dio.

Ode 6. Irmòs.

L’abisso dei peccati e il burrone delle colpe mi scuotono e con violenza mi spingono verso il baratro dell’ignoranza, ma tu, stendi la tua forte mano come a Pietro e salvami dalla corruzione.

Le potenze tutte dei cieli t’inneggiano vedendoti, o Verbo, sospeso sulla croce e Adamo ferito viene sanato, o Salvatore, per la tua croce e la maledizione è bandita.

Venne sciolta dai legami la stirpe umana, o magnanimo, quando fosti legato nella carne e fu legato il tiranno, calpestato come un passero da tutti i fedeli. Gloria, o Cristo, al tuo potere.

Martyrikà. Appariste divini, o atleti, incendiando per grazia come carboni ogni materia d’empietà, voi che, circondati di carboni e fuoco avete accolto il divino refrigerio.

Come agnelli del vero pastore in mezzo ai lupi, o atleti, siete rimasti illesi e terminando bene la via divina, avete preso dimora nel recinto celeste.

Stavrotheotokìon. La Vergine, che concepì il Signore della vita, splendido di bellezza più di tutti i figli degli uomini, gridava: Come muori adesso, o Figlio, senza bellezza nella crocifissione, tu che abbellisci tutto con un cenno?

Canone della Theotòkos. Perdonami, Signore.

Riceve misericordia grazie a te la natura umana: concepisti infatti il misericordioso Signore; perciò ti supplico, abbi misericordia, o purissima, abbi misericordia della mia anima.

Le schiere degli incorporei, dei martiri, dei profeti, e degli apostoli, attraverso la tua Genitrice ti supplicano, o Cristo: salva da ogni difficoltà il tuo popolo.

O terra non coltivata, che concepisti il coltivatore e Creatore di tutti, rendi fertile con la divina conoscenza la mia anima impazzita per le passioni.

Ho trasgredito i comandamenti che mi guidavano a Dio e volontariamente mi sono asservito a malvagie passioni, perciò ti imploro, liberami dal loro dominio, o sempre Vergine.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Hai steso le tue mani con cui compisti prodigi, o Cristo e ricevuto ferite sanando tutte le mie ferite; inneggio a te, Verbo, acclamando, o magnanimo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

I chiodi ti trafissero mani e piedi, o Cristo crocifisso e una lancia il fianco, facendo sgorgare flutti di remissione per tutti quelli che senza sosta cantano e dicono: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Martyrikà. Formiamo un coro inneggiando ai martiri di Dio, annoverati con i cori degli angeli, mentre rischiarano la terra e in ogni tempo cantano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Avete preso dimora santificandovi nello splendore del santuario, inviando santificazione e redenzione a tutti quelli che vi celebrano e acclamano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Stavrotheotokìon. Come il sole inaccessibile viene steso sul legno, o Verbo? Così gridava la Vergine, vedendo il sole sospendere la sua corsa incapace di apparire per la tua passione, o Sovrano. Inneggio e venero il tuo divino potere.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Per il tuo indicibile concepimento, ci hai resi degni di cose tremende e indicibili, o Madre di Dio; scampami dunque dal castigo tremendo e fammi degno della grazia indicibile, affinché inneggi sempre a te, o inneggiatissima.

Pigramente ho sprecato la mia vita, sono rimasto senza frutto e temo il giudizio e l’inestinguibile fuoco della geenna; tu che generasti il fuoco inestinguibile, per la tua mediazione, liberami dal fuoco.

Ogni meraviglia è superata dal tuo meraviglioso concepimento; perciò grido a te, pura Vergine: o Genitrice di Dio, mostrami le meraviglie della tua misericordia e salvami dall’ira che mi attende.

Abbi compassione di me, vissuto nella negligenza, trasgredendo le tue sante leggi e i tuoi santi precetti, o Salvatore, come Dio benevolo e misericordiosissimo salvami per la tua Genitrice.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Sei germogliato incarnato dalla radice di Iesse, o Cristo e, portando una corona di spine, recidi la spina della trasgressione prodotta da Adamo; steso sul legno risani la maledizione germogliata da un albero e salvi quanti cantano: popolo, esaltate Cristo nei secoli.

Per divinizzare l’uomo, o filantropo, divenisti mortale e affrontasti la croce col fianco trafitto e bevendo aceto; perciò, salvati dalla tua passione, o Verbo, gridiamo grati: Sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.

Martyrikà. Con i piedi legati, senza pietà sacrificati nel fuoco come agnelli, consegnati alle belve, decapitati, voi, martiri, gioite di gioia indicibile gridando: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

O martiri incoronati, compagni degli angeli, calpestando i crudeli nemici, pregate per noi il Signore affinché viviamo in amore e grande concordia gridando: Fanciulli benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Stavrotheotokìon. Soffrendo gemevi maternamente parlando e non sopportando la stretta ai visceri, guardando in croce il parto del tuo grembo gridavi: Che vedo? Come soffri tu, per natura impassibile? Tuttavia tu vuoi liberare dalla corruzione la stirpe degli uomini.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Vivifica, rialza e guarisci la mia anima mortificata, caduta e ferita, pacifica il mio intelletto, calma le onde delle tentazioni, o Vergine e salva me, che grido: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Come il ladro a te grido: Ricordati di me, filantropo; piango come la prostituta e a te grido: Ho peccato; come un tempo il dissoluto; per la Madre di Dio, accoglimi penitente e disperato, affinché inneggi con zelo: Sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Supplicando grido a te, Madre di Dio lodatissima con le immateriali potenze incorporee, con i beati, i martiri, gli apostoli e i profeti; supplica per tutti coloro che con fede divinamente cantano: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Con le piaghe e il sangue delle tue mani, o Sovrano, curasti le mie piaghe e nella tua bontà, Signore, con la trafittura sulla croce dei tuoi piedi, che i progenitori videro un tempo camminare nel paradiso e si nascosero, guidasti il mio cammino nelle vie di salvezza.

Fu raddrizzato dalla sua grave caduta il primo plasmato quando tu fosti drizzato in croce, mentre tutta la forza del nemico fu fatta cadere; e tutta la terra si santificò per il sangue e l’acqua usciti dal tuo fianco: perciò, Signore di ogni pietà, senza sosta ti magnifichiamo.

Martyrikà. Tormentati, terminaste le vessazioni del maligno, o santi martiri e con le catene che subiste con costanza, legaste lui calpestandolo pieno di vergogna, reso dalla divina grazia oggetto di riso per chi lo vede.

La terra fu santificata con la deposizione delle sacre reliquie dei martiri: in esse possiede infatti una fonte che fa divinamente scaturire guarigioni d’ogni sorta, curando senza sosta le passioni dei corpi e delle anime e scaccia col divino Spirito l’onta dei demòni.

Stavrotheotokìon. Sfuggita alle doglie materne al tempo del parto, o longanime, poiché ora tu ti dai volontariamente alla passione e ti sottometti al dolore, io soffro nelle viscere e nell’anima e sono colma di pena; così esclamava la purissima e noi, com’è degno, la magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Freme ogni orecchio.

Odivina lettiga di Salomone, che ora circondano sessanta prodi, come dice la Scrittura e nella quale riposò il Verbo, con la tua potenza custodiscimi illeso, o pura sempre Vergine, tra le miriadi di demòni che di continuo mi incalzano.

Stillando divina dolcezza, tu che concepisti la dolcezza di tutti, addolcisci la mia anima avvelenata da quella del serpente, allontanandomi in ogni tempo dall’amaro peccato con la tua mediazione, o avvocata mai confusa dei fedeli.

Gesù, sole di gloria, illumina la mia anima infelice, per le suppliche della pura Vergine divina tua genitrice, per quelle dei liturghi incorporei, dei tuoi venerabili apostoli, dei gerarchi, dei profeti, dei martiri illustri e dei tuoi santi.

Tremo, o unico Re, di fronte alla tua seconda venuta e temo, perché, del tutto condannato, non so a chi rivolgermi. Signore; perciò grido a te prima della fine, con la mediazione della tua genitrice: Risparmiami e salvami, o misericordioso, buono e filantropo.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, o nostro Salvatore: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.

II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, ha fatto fiorire la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece ha dato la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione interrompesti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.

Martyrikòn. Invitti martiri di Cristo, che avete vinto l’inganno con la potenza della croce, voi avete ricevuto la grazia della vita eterna. Non avete temuto le minacce dei tiranni, vi siete rallegrati nel subire tormenti e ora il vostro sangue è divenuto guarigione per le nostre anime: pregate per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon, uguale.

Vedendoti confitto al legno, Signore, l’agnella che ti partorì senza seme si lacerava il volto e gridava nel pianto: Figlio mio, come dunque sopporti questa ingiusta immolazione? Muori dunque come un uomo, o immortale? Dimmi una parola, luce dolcissima, guarda la Madre che ora ti piange e glorificala, o Verbo, con la tua risurrezione.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Col bastone Mosè raffigura la croce: taglia l’abisso, guidando il popolo israelita, mentre noi, tracciandone il segno, respingiamo i nemici spirituali.

Un tempo Giacobbe benedicendo i fanciulli incrociò le mani simboleggiando il segno della tua croce, col quale ci hai liberati tutti dalla maledizione, o Cristo Salvatore.

Martyrikòn. Imitando la passione di Cristo, o atleti, avete subito eroicamente amare torture e incoronati con corone di incorruttela, avete preso dimora nei cieli.

Gloria.

Gloria al Padre, all’unico immortale, gloria al Figlio, al vivente nei secoli, gloria insieme allo Spirito santissimo, che santifica tutto il creato.

E ora. Theotokìon.

Dal tuo grembo verginale è sorto il Creatore del sole e della luna; vedendolo crocifisso, Madre di Dio, tutto il creato si sollevava.

Continua a leggere

Plagale IV – Giovedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Mercoledi Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia apostolikà.

Tono pl. 4. Signore, anche comparendo.

Signore, tu illuminasti gli apostoli con lo splendore del Paràclito e li rendesti astri rischiaranti tutta la terra con l’illuminazione spirituale della tua conoscenza, o Sovrano: perciò adoriamo la tua grande bontà.

Con l’intercessione degli apostoli, Signore, conservi indisturbato dall’insolenza dei nemico il tuo gregge, che tu, Salvatore, acquistasti col tuo sangue prezioso, liberandolo dalla schiavitù dello straniero, nella tua amorosa compassione.

Appariste come pietre preziose nel diadema della Chiesa di Cristo irraggiando nell’ecumène con trasparenti fulgori la luce della conoscenza, beati apostoli, che state presso la Trinità e pregate per le nostre anime.

Altri stichirà di san Nicola, uguale.

Signore, per le divine preghiere del gerarca, a te pienamente accette, libera da ogni pericolo, da ogni vessazione e minaccia di male, o filantropo, i tuoi servi, che adorano con fede il tuo incomparabile potere.

Hai mostrato al mondo, Signore, il tuo gerarca come profumo fragrante per profumare i cuori di tutti i fedeli con i prodigi, allontanando con la tua grazia le malattie e le passioni; per le sue preghiere salva, o compassionevole i tuoi cantori.

Hai glorificato, Signore, il tuo venerabile gerarca ai confini, dandogli la grazia dei prodigi e lo hai rivelato protettore di quanti sono in terribili pericoli e danneggiati da afflizioni e chiedono sempre il suo sostegno.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vedi i gemiti del mio cuore contrito, o divina Sposa e accogli l’alzarsi delle mie mani, o Vergine Maria amica del bene e non rigettarmi, o Purissima, affinché io lodi e glorifichi colui che ha magnificato la nostra stirpe.

Apòstica apostolikà, uguale.

Signore, amandoti sinceramente in terra, gli apostoli considerarono tutto spazzatura per guadagnare te solo e per te hanno dato i loro corpi ai tormenti; per questo glorificati, pregano per le nostre anime.

Signore, tu esaltasti sulla terra la memoria dei tuoi apostoli: convenuti infatti tutti insieme, in essa ti glorifichiamo, perché per loro tu concedi a noi le guarigioni e al mondo la pace, per le loro preghiere e la grande misericordia.

Martyrikòn. Se vi è qualche virtù, se vi è qualche lode, conviene ai santi: piegarono infatti il collo alla spada per te che piegasti i cieli e discendesti; versarono il loro sangue per te, che annientasti te stesso e assumesti forma di servo e si umiliarono sino alla morte per imitare la tua povertà. Per le loro preghiere, nella moltitudine delle tue compassioni, o Dio, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come vi chiameremo, santi? Degni di vedere Dio corporalmente, ti proclamarono vergine sposa della dignità del Padre e della sua divinità e Madre del Dio Verbo, o Vergine, dimora del santo Spirito: in te infatti, tutta piena di grazia, dimorò corporalmente tutta la pienezza della divinità.

Continua a leggere

Plagale IV – Giovedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Giovedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia Kathìsmata apostolikà.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come astri e guide del mondo celebriamo le primizie della nostra salvezza, i divini discepoli del nostro Dio, perché sono sorti come luce per noi, che eravamo nella tenebra e hanno fatto conoscere a tutti il sole della gloria; perciò annientarono l’inganno degli idoli, predicando la Trinità in un’unica Divinità. Per questo a loro gridiamo: Apostoli di Cristo Dio, chiedete la remissione delle colpe per quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Percorrendo davvero tutti i confini, la vostra voce sapiente, illustri apostoli del Signore, chiaramente predicò a tutti la conoscenza di Dio e mutò in scienza l’ignoranza delle genti; perciò, fugata la caligine degli idoli, rifulse per quanti erano nelle tenebre la luce della conoscenza. Per questo supplichiamo: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Risorgesti dai morti.

Da ogni minaccia e malvagità degli uomini, salvaci, Vergine santissima, perché noi tutti abbiamo te come rifugio e fervida avvocata e confidando in te, sempre ci gettiamo ai piedi di colui che da te fu partorito: e tu supplicalo di liberarci da ogni angustia.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Conosciuto l’ordine.

Vi siete rivelati, o testimoni oculari di Cristo, astri splendenti che di continuo illuminano tutta la terra e scacciano la tenebra del politeismo col fulgore delle dottrine secondo pietà; con la luce della vostre divine preghiere, illuminate dunque me, che cammino impudentemente nella tenebra dei piaceri, o apostoli teòfori.

Ricevendo con fede nell’anima i precetti del Signore, come tesoro che arricchisce, gli apostoli si mostrarono benefattori per tutti, scacciando la povertà demoniaca e tutti arricchendo della ricchezza di Dio; ad essi tutti gridiamo: Vi preghiamo, arricchite anche noi, che siamo ora poveri di opere buone.

Gloria. E ora.

Theotokìon. Ineffabilmente concepita.

Previeni, Madre di Dio, con la tua fervida intercessione, la mia povera anima, o Vergine: nella tempesta delle tentazioni della vita sta ora affondando come senza pilota, o purissima, visibilmente sovraccarica per il peso dei peccati e in rischio di cadere nelle profondità dell’ade; salvala, offrendole il porto tranquillo, perché con fede a te gridi: Prega Cristo Dio di donarmi la remissione delle colpe, perché per il tuo servo sei tu la speranza.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Ineffabilmente concepita

Con la rete delle parole divine, avete pescato come pesci gli esseri razionali e li offriste come primizie al nostro Dio; desiderando rivestire le stigmate di Cristo, vi siete mostrati imitatori della sua passione; perciò, insieme convenuti, onoriamo dovutamente, o apostoli gloriosi, la vostra solennità odierna e a una voce gridiamo: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Martyrikòn, uguale. Vi rivelaste astri sempre luminosi dell’ecumène per la fede del martirio, ponendo tutta la speranza nel Signore e illuminaste le lampade delle vostre anime, con l’olio spirituale dello Spirito, o santi; perciò vi rivelaste calici spirituali, versando come torrenti guarigioni per gli uomini, o lodatissimi vincitori; pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Spirituale porta della vita, pura Madre di Dio, salva dai pericoli noi, che con fede accorriamo a te, affinchè glorifichiamo il tuo parto santissimo, per la salvezza delle nostre anime.

Canone dei santi apostoli. Acròstico: Mi salvi il coro degli apostoli. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro redentore e Dio.

Luminoso coro degli apostoli, che stai presso la grande luce, rischiara il mio cuore ottenebrato e guidalo sui sentieri della salvezza.

O sinceri amici del Redentore, liberate dall’amore per le passioni me, sviato in molti inganni della vita e coperto dalla notte dell’ignoranza.

Voi che siete frecce del Potente, divini apostoli, sanate quanti, feriti dalla spada del maligno, con fede si rifugiano nella vostra protezione.

Theotokìon. Il Dio, che è la pienezza, si svuota e incarnato dal tuo grembo viene salvando per compassione, pura Madre, gli oppressi dalla malizia del serpente.

Canone di san Nicola. Acròstico: A te, Nicola si deve l’ottavo canto. Poema di Giuseppe.

Ode 1. La pietra tagliata.

Tu che stai con le schiere delle potenze superne presso il Re e Dio, o beato Nicola, salva da ogni terribile tentazione noi terrestri che ti invochiamo, chiedendo la remissione delle nostre colpe.

Avendo te, Nicola, come protettore, gridiamo con fede giorno e notte: intervieni ora per noi, minacciati dagli assalti malvagi dei demòni e degli uomini corruttori, affinché ottenendo tregua ti lodiamo.

Col vigore delle tue preghiere, o Nicola, fa’ strozzare del tutto quanti si affaticano a strozzarci e liberaci dal loro malvagio inganno, affinché gridiamo lodando: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Theotokìon. Superando le leggi naturali partoristi il Dio legislatore che si fece uomo; supplicalo come buono, o Purissima, di ignorare le empietà di quanti gridano sempre: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Cingete di forza il mio cuore, indebolito da passioni e piaceri, o apostoli del Salvatore.

Annunziando l’unico splendore dal triplice fulgore di Dio, i discepoli dileguarono la tenebra del politeismo.

Come medici del Salvatore, o apostoli, fate scomparire, con la chirurgia divina, le pessime ferite del mio cuore.

Theotokìon. Salvami, o pura Sovrana, che oltre natura concepisti il Redentore e Sovrano di tutti, il Salvatore e Signore.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Stendici una mano in aiuto, o gerarca Nicola, affinché sempre ti lodiamo e onoriamo.

Ti supplichiamo, Nicola: con le tue insonni preghiere addormenta le tentazioni che ci assalgono.

Con la tua intercessione, o santo, libera me, circondato del tutto da passioni e dalle tentazioni degli uomini malvagi.

Theotokìon. O pura, prega il Buono di donarmi scioglimento dai peccati e dalle terribili tribolazioni della vita.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, le tue opere ho considerato e la tua divinità ho glorificato.

Foste ornati e abbelliti, o gloriosi, di divini raggi e illuminati da colui che vi mostrò luminari.

O divini apostoli, nocchieri di tutti, liberate da ogni tempesta chi è in pericolo in mare e scosso dalle sciagure della vita.

O cavalli divinamente eletti, che sconvolgeste i mari del politeismo, con le vostre preghiere curate l’abisso delle mie colpe.

Theotokìon. Il Verbo uguale al Padre incarnasti dai tuoi visceri, perciò apparisti superiore a tutte le creature, fanciulla Sovrana.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Per la moltitudine delle mie colpe sono caduto in una moltitudine di terribili afflizioni; affréttati ad aiutarmi, o santo, seguendo il Datore del bene.

Piango me stesso, poiché vivo e muoio nella negligenza; con le tue preghiere, Nicola, guidami alla penitenza.

O padre, tu che liberasti i tre fanciulli condannati a morte, libera anche me da ogni rimprovero e dalla condanna eterna.

Theotokìon. Rafforzami, o Pura, per coltivare pensieri celesti e guida i moti della mia anima alle soglie della vita.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando a te gridiamo, Signore: Salvaci, poiché tu sei il nostro Dio, all’infuori di te altri non conosciamo.

Come nocchieri, o apostoli, guidate me, stretto da molte colpe, agli spazi aperti della salvezza.

Da ogni opera disonorevole, vi supplico, divini veggenti, liberate me, che onoro la vostra onorabilissima schiera.

O apostoli, imitatori della passione del Salvatore, scacciate dalla mia anima ogni lussuria.

Theotokìon. Cura la mia anima inferma, tu che generasti colui che cura i mali di tutti, purissima Sovrana.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Rafforzaci con le tue preghiere, o gerarca, affinché osserviamo i precetti di Cristo, unico nostro Dio.

O Nicola, tu che vivevi a Mira, riempi di profumo quanti piamente ti lodano.

Sii compassionevole con le tue preghiere per noi, o beato in Dio, supplicando il Dio della compassione, o Nicola.

Theotokìon. O Vergine piena dell’acqua vivificante, abbevera quanti con animo devoto ti inneggiano.

Ode 6. Irmòs.

Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

O iniziati di Cristo, che distruggeste i templi degli idoli scuotendoli con l’invocazione delle preghiere, con fede vi supplico, spezzate gli idoli della mia anima e mostrate tempio di Dio colui che è assoggettato da molti peccati.

Voi che sulla pietra incrollabile foste fondati come pietre preziose e scelte, divini veggenti, salvate il mio cuore stoltamente fondato sulla sabbia, poiché scorrono fiumi di tentazioni e malamente mi travolgono.

Liberatemi, o amici del Verbo, dal cattivo amore della carne e all’amore di colui che, per grande misericordia, ama i peccatori, incatenate me, che appaio odioso per la molta cattiveria.

Theotokìon. Come rosa, come purissimo giglio, come soave profumo, o fanciulla, il Creatore, scegliendoti fra le belle valli del mondo, abitò il tuo grembo e incarnato colmò di profumo il mondo.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Il tuo cuore si rivelò un paradiso, con in mezzo il Redentore, albero della vita; supplicalo senza sosta di rendere abitanti del paradiso tutti noi, che abbiamo te, Nicola, come fervente benefattore.

Terminando passionalmente la mia vita, pecco senza timore, me misero e pensando al giudizio inevitabile di quel luogo, sono preso dall’agonia; per le preghiere di Nicola abbi pietà di me, o Dio misericordioso.

Per la moltitudine delle mie colpe mi è arrivata all’improvviso una bufera di svariate tentazioni e grido a te, beato: non lasciarmi indifeso, abbi compassione, come misericordioso e stendi una mano in aiuto.

Theotokìon. Divenisti palazzo e trono igniforme dell’altissimo Re, o Vergine ineffabilmente più alta dei cherubini e serafini, perciò ogni spirito di glorifica come Madre del Creatore.

7. Irmòs.

Ifanciulli ebrei nella fornace coraggiosamente calpestarono la fiamma e mutarono il fuoco in rugiada gridando: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

La notte della negligenza mi stringe e mi copre la bruma del peccato; mostrandovi luce del mondo, o apostoli sapienti, affrettatevi ora a rischiarare il mio cuore rabbuiato.

Apparite secondo firmamento portandoci la gloria di Dio: liberate da passioni vergognose quanti con fede accorrono alla vostra salda protezione, o divini.

Apparendo carboni ardenti accesi dal fuoco del Paràclito, bruciate ogni nostra materia di malizia e liberate dal fuoco inestinguibile per i secoli.

Theotokìon. Daniele previde te monte non tagliato da mano umana da cui fu tagliata la pietra: compungi dunque la mia anima impietrita, indurita per l’amaro amore del piacere, o Sovrana.

Canone di san Nicola.

Stesso irmòs.

Facesti scaturire fiumi di insegnamenti prosciugando i rivi delle eresie e irrigando copiosamente le anime dei fedeli, o liturgo Nicola, perciò ti veneriamo.

Rafforzato dal potere della Trinità, sei riuscito ad annientare gli idoli della malvagità, perciò con fede ti supplico: annienta, o padre gli idoli passionali del mio intelletto.

Guidando piamente Mira, dopo la morte fai scaturire mirra divina, allontanando le fetide malattie di quanti con fede si avvicinano a te, o beatissimo Nicola.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte partorendo il Dio immortale; supplicalo, o Purissima, di mortificare le passioni del mio umile corpo e di rendermi degno della vita.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Rendete stabile la mia anima sballottata da passioni, o indistruttibili fondamenta della Chiesa, colonne salde, baluardi dei fedeli, che avete pescato dall’abisso della perdizione, porti sereni che sempre cantate: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Giaccio nella tomba dell’oscura ignoranza e nelle profondità dei piaceri: con le vostre invocazioni abbiate compassione, fatemi tornare facendomi sapientemente degno della ricca compassione del Maestro, o discepoli del salvatore, apostoli e divini veggenti per tutti i secoli.

Theotokìon. Siccome apparisti splendida di virtù, o purissima, ospitasti in grembo lo splendore magnificente del Creatore: supplicalo con insistenza per la mia anima trattenuta nei peccati dalle passioni, chiedendo anche, o pura, di rischiarare splendidamente l’antica bellezza nei secoli.

Canone di san Nicola.

I sapientissimi fanciulli.

Ogerarca di senno divino, folgorato dallo splendore della luce trisolare della Divinità gridavi: Benedite, opere del Signore, il Signore.

Tu che con la tua tremenda apparizione liberasti dalla morte i principi, o sacro iniziato Nicola, liberaci da ogni danno mortifero.

Con le tue suppliche rafforza noi, sconvolti dagli assalti dei demòni e degli uomini iniqui, custodendoci illesi con le tue preghiere, o santo.

Theotokìon. Porta al Signore una supplica, o santissima Vergine, affinché abbia pietà e salvi quanti con fede accorrono a te, soccorso degli uomini.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Voi che, con la forza di Dio, stritolaste le mascelle dei leoni uccisori d’anime, o apostoli, da Cristo, come dice il salmo, siete costituiti capi sulla terra, sottomettendola piamente allo Spirito. Sottomettete dunque alla legge divina i moti disordinati del mio cuore.

Predicando il Verbo di Dio, apparso nel mondo più bello più di tutti i figli dei mortali, i vostri piedi buoni si abbellirono, perché evangelizzavate pace e vita, o sapientissimi: pacificate dunque, con la vostra intercessione, la mia anima sconvolta dalle passioni.

Mortificate le membra che sono sulla terra, indossaste del tutto la vita, riproducendo con la vostra passione la venerabile passione; perciò, con i farmaci di una sincera penitenza, vivificate me, ucciso dal dardo della malvagità del maligno, o apostoli beatissimi in Dio.

Theotokìon. Tu che generasti Dio più che buono, sana, come compassionevole, la mia anima malata di tremenda passione e liberami, o pura, dai nemici che sempre mi schiaffeggiano e assalgono, affinché, salvo, magnifichi con ardore te, che magnificasti la nostra stirpe.

Canone di san Nicola. Irmòs.

Realmente Madre di Dio ti confessiamo, noi, grazie a te salvati, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Come liberatore di quanti nella tribolazione ti invocano, liberami, o Nicola, da ogni malizia dei nemici visibili e invisibili, o beatissimo.

Stando ora tra i cori celesti, santissimo padre Nicola, supplica il buono di aver pietà di noi.

Il giudizio è alle porte: fai attenzione, anima mia e grida al Giudice e Dio: Per l’intercessione di Nicola, salvami, Signore.

Theotokìon. Tu che sei ricettacolo della luce, illumina, o Vergine, la mia anima oscurata dalle passioni, affinchè con fede e affetto sempre ti glorifichi.

Apòstica delle lodi, apostolikà.

Signore, anche comparendo.

Signore, amandoti sinceramente in terra, gli apostoli considerarono tutto spazzatura per guadagnare te solo e per te hanno dato i loro corpi ai tormenti; per questo glorificati, pregano per le nostre anime.

Signore, sulla terra esaltasti la memoria dei tuoi apostoli: convenuti infatti tutti insieme, in essa ti glorifichiamo, perché per loro tu concedi a noi le guarigioni e al mondo la pace, per le loro preghiere e la grande misericordia.

Martyrikòn. Indossando valorosamente la corazza della fede e armandovi del segno della croce, vi mostraste vigorosi guerrieri, resistendo con coraggio ai tiranni e calpestando al suolo l’inganno del diavolo; vincitori, otteneste le corone: pregate sempre per noi, a salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Vi siete rivelati trombe di Cristo, o apostoli, poiché avete destato quanti giacevano nelle tombe dell’empietà e li avete resi partecipi della vita divina.

Seminando il verbo di Cristo, o ispirati da Dio, nei cuori sterili di tutte le genti, li rendeste fertili per la divina conoscenza, perciò degnamente vi diciamo beati.

Martyrikòn. Svestiti da ogni malizia, gli atleti affrontarono nobilmente le violenze e indossarono la tunica della salvezza dal cielo.

Gloria.

Augusta Trinità santissima, per le preghiere dei tuoi divini apostoli annienta le terribili passioni della mia miserabile anima, affinché salvato ti glorifichi.

E ora. Theotokìon.

Salve, molla del divino carbone, salve, sigillo dei profeti, eco degli apostoli, purissima Genitrice di Dio per te fummo liberati dalla corruzione.

Continua a leggere

Plagale IV – Venerdì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Giovedì Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 4. Il tuo angelo, Signore.

Il popolo iniquissimo condannò te, Signore e Creatore di tutto il mondo, ad essere crocifisso in mezzo a iniqui, Gesù mio; vedendo tale ardire, la terra si scuoteva tutta, manifestandoti, o Sovrano, Creatore di tutto.

Tutti veniamo riscattati dalla maledizione della Legge e dalle accuse, perché il Signore della Legge è stato innalzato sulla croce preziosa, facendo sgorgare benedizione perenne e grazia e misericordia, per noi che cantiamo la sua divina passione.

Sanasti, o filantropo, le nostre piaghe quando furono piagate le tue mani; dirigesti tutti sulle vie della salvezza quando furono inchiodati sulla croce i tuoi piedi, riconoscendo i quali un tempo in paradiso, Adamo prima creatura si nascose.

Altri Stichirà della Theotòkos.

O straordinario prodigio!

Salve, Sovrana, Madre di Dio; salve, scettro di Davide; salve, porta celeste; salve, roveto incombusto; salve, monte adombrato; salve, lampada; salve, purissima; salve, urna; salve, palazzo; salve, purissima Madre del nostro Dio; salve, molle per la brace, salve, mensa divina; salve, speranza del mondo.

Le onde dei miei peccati come mare tempestoso, sollevandosi in alto, cercano di sommergere il mio capo, o Sovrana, ma come a Pietro stendimi la mano prima che affondi e guidami salvo al porto della penitenza, ti prego, pura Madre di Dio, celebratissima speranza di tutto il mondo.

Malamente ottenebrato dalle passioni del peccato, me misero, sprofondo nel gorgo della disperazione; abbi pietà di me, benedetta piena di divina grazia, fa’ splendere su me il chiarore della tua compassione e guidami su vie rette, ti prego e ti imploro, o purissima. Non disprezzarmi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La purissima quando ti vide appeso volontariamente al legno, conoscendo la tua potenza, fu colta da dolore e gemendo gridava a te: Figlio, non lasciare me, tua genitrice, dammi una parola, Figlio mio, non oltrepassare tacendo me, tua serva, o Verbo di Dio.

Apòstica stavròsima.

Fosti innalzato sulla croce, o Cristo Dio e salvasti la stirpe umana: glorifichiamo la tua passione.

Fosti confitto in croce, o Cristo Dio e apristi le porte del paradiso: noi ti glorifichiamo, Redentore nostro.

Martyrikòn. Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

I tuoi martiri, Signore.

Vedendoti crocifisso e ucciso, la Madre di Dio gridava: Ahimè, come sopporti questi dolori, Figlio dolcissimo? Colpisce il mio cuore la tua lancia, fa ardere le mie viscere la tua passione; ma io ti canto, perché volontariamente tu soffri questo per salvare l’uomo.

Continua a leggere

Plagale IV – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Venerdì Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia

Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.

Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi, né la terra, scuotendosi, sarebbe sussultata. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Conosciuto l’ordine.

Vedendo pendere dal legno fra due malfattori colui che dal tuo sangue puro ricevette un corpo e che oltre ogni pensiero, da te, o venerabile, fu partorito, soffrivi nelle tue viscere e maternamente gemendo gridavi: Ahimè, Figlio mio, che cos’è questa tua divina e ineffabile economia, con cui hai dato vita la tua creatura? Io celebro la tua compassione.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Ineffabilmente concepita.

Tu che come buono sopportasti la croce assumendo la povertà di Adamo, Signore senza peccato, solo più che buono, distruggesti il potere della morte e con la tua passione, Sovrano, salvasti il mondo; abbi dunque pietà, ti prego, o datore di vita, della mia anima caduta quando giudicherai le mie opere, giusto Giudice filantropo e donami remissione delle colpe nella tua amorosa compassione, tu che sei misericordiosissimo, o Dio: perché tu solo sei senza peccato.

Risorgesti dai morti.

In mezzo all’Eden un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo salvò la stirpe umana.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Conosciuto l’ordine.

Col mio sangue divenisti mortale, col tuo sangue divinizzasti i mortali; scendesti nella tua bontà immensa a cercare quanti si corruppero per un cibo; così gridava un tempo l’irreprensibile nel pianto, facendo lamento su Cristo che pendeva dalla croce e vedendolo morire, faceva scorrere torrenti di lacrime, lacerandosi il volto e magnificandolo.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata.

Risorgesti dai morti.

Fallendo nella speranza della divinizzazione, il capostipite apparve causa di corruzione per tutti i discendenti. Tu, però, con la tua croce, fai scaturire vita, come più che buono: volontariamente infatti vi fosti confitto per sciogliere la maledizione precedente; perciò celebriamo, o Cristo, la tua volontaria passione.

Martyrikòn. Di luce celeste splende oggi questo tempio: in esso infatti esultano le schiere degli angeli e con loro si allietano i cori dei giusti, nella memoria dei vittoriosi. Per le loro suppliche, manda al tuo mondo la pace, o Cristo e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.

O prodigio nuovo, tremendo mistero! Gridava l’agnella, vedendo il Figlio confitto al legno della croce: Perché questo, Verbo di Dio immortale? Come dunque ti mostri morto e scuoti la terra nella tua onnipotenza? Ma io canto la tua tremenda e divina condiscendenza.

Canone stavròsimo. Acròstico: Pienezza di tutti i beni comprende la croce. Amìn. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Stendendo le tue divine mani sulla croce, o Gesù, radunasti presso di te l’opera delle tue mani e liberasti tutti dalle mani del maligno e lo sottomettesti con mano fortissima, o Re di tutti, perciò noi fedeli cantiamo alla tua magnificenza poiché si è glorificata.

Funesto divenne nell’Eden il detestabile pasto dall’albero, che introdusse nel mondo la morte, ma Cristo ucciso sulla croce per tutti fece scaturire vita e uccise il serpente con potere divino, perciò cantiamo a lui, il nostro Dio, poiché si è glorificato.

Martyrikà. Dimostrò valore la moltitudine dei martiri sopportando per la tua croce e la tua passione, o Gesù, anche davanti ai nemici di proclamarti Dominatore del creato e di patire pene e pericoli infiniti; perciò ottennero tutti la tua gloria e la vita eterna.

Purificati dall’aspersione del tuo sangue, i tuoi martiri, Signore, avendo trovato redenzione, effusero il proprio sangue, ingiustamente costretti dai tiranni a offrire libagioni ai demòni distruttori di anime: perciò offrirono santi sacrifici a te, Re di tutti.

Stavrotheotokìon. Come vide crocifisso in croce te, che tutto vedi, la pura soffrendo disse: Che cos’è questo, Figlio mio, che cosa ti hanno dato in cambio quelli che avevano ricevuto da te molti doni? Come sopporterò la pena? Gloria alla tua tremenda provvidenza, o misericordioso e longanime!

Canone della Theotòkos. La verga di Mosè.

Proclamarti Madre di Dio allontana da noi tutte le eresie, poiché tu, Genitrice di Dio, concepisti colui che senza mutamento si fece carne, colui che domina tutto il creato come Verbo eterno di Dio.

Godendo della confidenza che come Madre di Dio, o purissima, possiedi presso la tua prole, l’unico Figlio, il Verbo coeterno al Padre e consustanziale al santo Spirito, senza sosta imploralo di salvare dai pericoli quanti ti glorificano come Madre di Dio.

Avendo te come protettrice, Madre di Dio, non temiamo affatto la torma dei nemici che osteggiano i fedeli, senza sosta glorificanti il Signore Dio di tutti da te incarnato: pregalo per noi.

Neanche un intelletto celeste può realmente capire il tuo mistero incomprensibile, Vergine lodatissima: nel tuo grembo infatti dimorò colui che siede col Padre nei cieli e che da te come bimbo neonato volle uscire in due nature.

Ode 3. Irmòs.

Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Vedendoti ingiustamente crocifisso, il sole si coprì di nere vesti, le rocce si spezzarono e la terra sussultò di tremore, o solo Salvatore, redentore di tutti.

Stese le mani Mosè raffigurò la santa croce e noi stessi con sapienza tracciandola, mettiamo in fuga le genti straniere votate ai demòni, prigioniere di ogni male.

Martyrikà. In mezzo a molte pene i martiri dominavano i loro dolori imitando la passione di colui che volontariamente patendo uccise le nostre passioni e fece sorgere nel mondo la vita.

Seguendo senza deviare la via del martirio, gli atleti illustri superarono gli ostacoli dell’errore per arrivare con gioia al divino paradiso.

Stavrotheotokìon. Oltre le leggi umane ti ho concepito, Figlio mio: come dunque gli iniqui ti hanno innalzato in croce in mezzo a criminali, o solo legislatore? Così diceva piangendo la Madre di Dio.

Della Theotòkos. Tu che in principio.

Per la forza della vita sorta dal tuo grembo nel mondo, rialza la mia anima uccisa, cancella le cicatrici e i marchi del peccato, sola pura Genitrice di Dio.

Compisti gli oracoli dei profeti e le loro visioni concependo il Verbo, che per mezzo loro parlava e poi realizzò le profezie, unica Vergine pura e benedetta.

Concependo ineffabilmente in grembo e ignara d’uomo, o Vergine, colui che il Padre generò prima dei secoli, lo partoristi per noi Dio e uomo, perfetto in due nature e senza divisione.

Dimorando nel tuo grembo, Dio s’incarnò come lui solo sa, o Madre di Dio e con la sua vivificante passione salvò tutti, perciò ti riconosciamo come porta della salvezza, o Vergine.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Per la tua croce, Salvatore, il paradiso fu aperto, l’uomo condannato vi si insediò di nuovo magnificando la tua bontà suprema.

Come cedro recante la fede, come cipresso recante la speranza e come pino adoriamo l’albero della croce.

Morendo, o Salvatore, vivificasti gli uomini morti e uccidesti il serpente che aveva introdotto il peccato.

Martyrikà. I martiri di Dio, imitando la passione di Cristo, allo stesso modo parteciparono allo splendore della sua gloria nei cieli.

Unendovi al Verbo bello e buono, rifulgeste, o martiri, della sua bellezza e amando il sole della giustizia, irraggiavate il suo splendore.

Stavrotheotokìon. Generasti neonato colui che, perfetto, precede i secoli e sulla croce ha compiuto tutto per la sua bontà, o Vergine pura.

Della Theotòkos. Tu sei mia forza.

Dopo Dio sei tu nostra protezione, poiché sei la Madre di colui che ha assunto la nostra natura per salvarla dalla corruzione e dalla morte e insignirla della sua gloria nei cieli.

Essendo di stirpe reale, generasti per noi il Verbo che domina l’universo, incarnato senza mutamento; perciò degnamente come Madre di Dio realmente ti glorifichiamo, o Vergine santissima.

Implora Dio, incarnato dal tuo grembo restando ciò che era senza mutare, uguale al Padre come Dio, divenuto consustanziale a te che lo concepisti, di concedere il perdono dei peccati e la salvezza delle anime a chi t’inneggia con fede.

Abbassa, o Vergine, l’orgoglio di quanti negano la venerazione della tua sacra icona, di quella di tuo Figlio prodigiosamente incarnato per illuminare tutto il mondo e dell’icona di tutti i santi; illumina i fedeli che ti onorano, o unica lodatissima.

Ode 5. Irmòs.

O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato da Dio nella carne in te confitto, donando la pace alle nostre anime.

Volendo rivestire, noi che eravamo stati spogliati della tunica dell’immortalità, fosti a tua volta denudato e crocifisso, o Cristo, denudando, però, l’astuzia del nemico, perciò glorifichiamo la tua passione, o Signore.

Il sangue sgorgò saggiamente dal tuo salvifico fianco e il mondo fu purificato, interrompendo i sacrifici cruenti, rinnovò quanti si corruppero col frutto mangiato e fece sgorgare l’immortalità per le nostre anime.

Martyrikà. Splendidi di bellezza per le molte piaghe, i gloriosi martiri, segnati dal sangue divino, marciavano saggiamente verso la spada che un tempo sbarrava l’ingresso all’Eden e con gioia abitarono il paradiso.

Mirabile sei tu nei tuoi santi, che con fede ti amarono, o Cristo! Arricchiti grazie a te dei beni divini, fecero scorrere nel mondo rivi di guarigioni e prosciugarono lo straripamento delle nostre passioni.

Stavrotheotokìon. Risanasti noi, malati per i nostri peccati, pura Vergine, generando il Salvatore, medico universale, ferito sull’albero della croce per concedere l’immortalità alle nostre anime.

Della Theotòkos. Perché mi hai respinto.

Ignara d’uomo, o Vergine, concepisti per noi uomini il Verbo incarnato, che, illimitato come Dio, oltre le leggi di natura venne ineffabilmente formato nel tuo grembo vergine.

Risplendi di bellezza eccelsa per la tua verginità, o fanciulla e della prima Eva copri l’onta vergognosa concependo Cristo, che concede la veste immortale ai tuoi cantori.

Tutti noi, riconoscendoti davvero Madre di Dio, pura Vergine, con cognizione proclamiamo il nato da te Dio e Verbo in due nature, energie e volontà, ineffabilmente oltre le leggi di natura.

Noi che ti abbiamo come riparo e in te ci rifugiamo, per te glorificati ti diciamo beata: su noi infatti davvero fai splendere letizia e gioia, o santissima.

Ode 6. Irmòs.

Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Sul luogo del Cranio, in mezzo alla terra fu piantata la croce e guarì la piaga provocata dall’albero proibito in mezzo al paradiso; tra due criminali infatti fu sospeso l’unico giusto, Gesù messia, esaltando con se stesso la stirpe umana e respingendo nell’abisso il demonio, precipitandolo in basso.

Tendendo come un arco la tua preziosa e divina croce, o Cristo, scagliasti contro il maligno come frecce i chiodi delle tue mani piantandoli nel suo cuore colmo di furore e delitti e senza esitare lo uccidesti, vivificando quanti aveva ucciso, come Dio compassionevole.

Martyrikà. I rivi di sangue sgorganti dai corpi dei martiri spensero con il soffio dello Spirito i roghi idolatrici, irrigando però i solchi della Chiesa e coltivando le spighe salvifiche della fede e della speranza che sfamano ogni anima con la grazia divina.

Con la loro fede gli atleti vittoriosi ingrandirono la fiamma della fede in Dio, quando per le sentenze di giudici scellerati furono gettati nel fuoco materiale; essi però restarono intatti per la potenza della grazia dello Spirito che li incoronò, avendo lottato secondo le regole.

Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, vedendo tuo Figlio, pura Vergine, volontariamente crocifisso, sopportare la passione e la lancia trafiggere il suo fianco, mentre sullo stesso legno il serpente veniva sgozzato; e tu maternamente piangendo lo magnificavi.

Della Theotòkos.

Siimi propizio, Salvatore.

Lo Spirito creatore su te si posò, il Verbo di Dio dimorò nel tuo grembo e inesplicabilmente s’incarnò, purissima Vergine, restando ciò che era senza mutare.

Come arca viva contenesti l’Autore della Legge e come tempio santo accogliesti il Dio santo, che si fece uomo per colmarci dei suoi beni, o purissima.

Sovrana e regina dell’universo, così vogliamo chiamarti, poiché ineffabilmente concepisti il Creatore, Dio eccelso che sostiene e regge l’universo.

Riconosciamo come Dio il frutto del tuo grembo, sposa divina: nella tua potenza imploralo di concedere il perdono dei peccati a noi, che con fede t’invochiamo, o purissima.

Ode 7. Irmòs.

Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Quando fosti appeso al legno, o Verbo del Padre, come vigna zampillasti dolce nettare, interrompendo l’ebbrezza del peccato, allietando i cuori di quanti riconobbero Dio creatore te, che volontariamente pativi, salvando chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Soffristi l’infamia della croce, Gesù mio Cristo, per cancellare la vergogna dei mortali e i loro lamenti; gustando fiele togliesti tutta l’amarezza del male; fosti coperto di ferite, o Dio misericordioso, per sanare le piaghe delle nostre anime affinché cantassimo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Martyrikà. Per le vostre pene, coraggiosi atleti, ereditaste la vita senza pena; perciò alleviate le nostre pene, avendo ricevuto dall’alto la grazia di sanare i dolori, scacciare gli spiriti, difendere i fedeli e salvare chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Comparendo in tribunale e confessando Cristo per noi incarnato senza corruzione, o martiri, diveniste imitatori della sua passione, sopportando il supplizio del fuoco e ogni altra pena, cantando lieti: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Vedendoti ingiustamente patire sono colma di dolore, Figlio mio e la mia anima venne trafitta quando la lancia trapassò il tuo fianco: così gridava soffrendo e piangendo la Madre di Dio, l’unica Sovrana, che con fede diciamo giustamente beata, cantando: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Il fuoco ebbe paura.

Si è compiuta ora la divina visione di Davide profeta: davvero infatti i ricchi di grazia implorano il tuo favore, pura Genitrice di Dio, benedicendo il Dio dei nostri padri.

L’universo è colmo ora di divina grazia per te, purissima: apparisti infatti come porta per cui Dio venne nel mondo, illuminando i fedeli che inneggiano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Liberati per il divino parto della tua verginità dai legami della morte, o purissima e dalla maledizione del primo creato Adamo, riconoscendoti Madre di Dio acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Tutti ti glorifichiamo come Sovrana e Madre di Dio: per te infatti il Creatore donò salvezza a tutta la stirpe umana; per questo concordi inneggiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Benedite l’albero per cui fu cancellata la funesta maledizione prodotta nell’Eden per il frutto mangiato sotto l’albero proibito: Cristo infatti volle esservi innalzato per misericordia e compassione.

L’illustre patriarca, incrociando un tempo le mani per benedire i suoi discendenti, tracciò l’immagine della santa croce con cui sono benedetti gli eredi della maledizione dell’albero proibito, che sprofondano nel gorgo del peccato.

Tutta l’umanità è raddrizzata per la tua elevazione sulla croce e la falange dei malvagi demòni è caduta e ciò che è disperso è unito insieme ed è sovresaltata la forza della tua sovranità e potenza nei secoli.

Martyrikà. Avete ereditato ora la dimora luminosa, la gloria beata, il cibo dell’eternità, divini atleti del Signore e abitate con le armate celesti, avendo ricevuto con gioia l’oggetto delle vostre splendide speranze.

Più del sole rifulse il vostro coraggio, o splendidi atleti di Cristo e con la potenza divina eclissaste l’errore del diavolo, illuminando, o martiri, i cuori dei fedeli per tutti i secoli.

Theotokìon. Nube luminosa, dimora di santità, trono e porta di Dio, lampada dello splendore, oriente del Verbo noi fedeli ti proclamiamo, purissima Vergine, Madre benedetta.

Della Theotòkos. Follemente il tiranno.

Eri dimora della luce senza tramonto, o santissima: brillavi infatti di chiarore verginale illuminando quanti con tutto il cuore ti riconoscono Madre di Dio gridando: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; esaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

L’eterno Verbo di Dio pronunziato dal Padre, colui che per volere paterno plasma l’universo dal nulla concepisti divinamente quando s’incarnò per noi uomini; perciò in modo ortodosso ti diciamo Madre di Dio, esaltando Cristo per tutti i secoli.

Apparisti più santa delle schiere degli angeli nei cieli, poiché tu, Madre di Dio purissima, ignara d’uomo, dal tuo grembo vergine concepisti senza mutamento, né confusione, unica ipòstasi in due nature il loro Creatore e Signore, Dio eccelso che assunse la nostra carne.

Rialza la mia anima, uccisa dal peccato, avvelenata dal morso del serpente, o Vergine senza nozze, che concepisti oltre la natura il Dio che vivifica l’universo, affinché inneggi: sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio, che tutte le potenze dei cieli magnificano.

Esaltandoti in tutta santità, o compassionevole, veneriamo la tua lancia, la croce, la spugna e la canna e i santi chiodi confitti alle mani e ai piedi, o Sovrano: per queste cose trovammo perfetta remissione e siamo stati resi degni della vita in paradiso.

Come dunque fosti ingiustamente condannato a essere crocifisso al legno, o solo giustissimo Re di tutti, che vuoi giustificare tutti quelli che, con fede, senza sosta glorificano la tua economia e passione volontaria e sempre ti magnificano?

Martyrikà. Consegnando di buon animo il corpo ai tormenti, i celebratissimi martiri sopportarono torture, morte violenta, recisione delle membra, lacerazioni e ogni altro tormento, ardenti di amore per il Signore: per questo, col capo incoronato, sono cittadini dei cieli.

O dolcezza degli apostoli e dei martiri, per le loro preghiere, esaudisci, nella tua amorosa compassione, le preghiere di tutti noi, concedendo il perdono dei tanti peccati e l’umiltà che si appropria del tuo regno, o Cristo, Dio dell’universo, per noi apparso uomo.

Stavrotheotokìon. Apparisti, o Vergine, talamo luminoso di colui che abitò il tuo grembo incorrotto e volontariamente subì la beata passione e a tutti concesse l’impassibilità, per ineffabile misericordia: adorandolo con fede, piamente ti magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Rendi vigorosa vincitrice delle eresie la sacra Chiesa, che Cristo tuo Figlio, o piena di grazia, si acquistò col suo sangue prezioso, nella sua bontà e salvaci, o Sovrana, dai pericoli e dalla dominazione che ci opprime.

Strappati alla vita del cielo, caduti miseramente nella morte, di nuovo ci richiamasti, tu che fosti Madre del Redentore, o purissima e di nuovo ci hai fatti degni di correre verso l’antica patria: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Concedimi, Madre di Dio, di attraversare agevolmente i flutti delle tentazioni della vita, sedando, nella tua bontà, l’insorgere delle passioni e dirigendomi verso il celeste cammino della virtù, affinchè, come benefattrice, senza sosta ti magnifichi.

Tu che generasti il Salvatore e Redentore, purissima Vergine, fammi degno di ottenere salvezza sciogliendo, con la tua intercessione, le catene delle mie colpe: tutto tu conduci a buon fine come vuoi, perché porti in grembo il Re dell’universo, incomparabile nella bontà.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, Salvatore nostro: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.

II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, fiorì la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece diede la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione terminasti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.

Martyrikòn. Come vi chiameremo, santi? Cherubini, perché in voi riposò Cristo; serafini, perché senza sosta lo glorificate; angeli, perché abbandonaste il corpo; potenze, perché operate con i prodigi. Molti i vostri nomi e più ancora i vostri carismi. Pregate per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O tremendo mistero! Come mai è appeso al legno l’immortale per natura? Come gusta ora la morte? Come è condannato l’innocente? Nascondi la tua luce e trema, o sole, vedendo tale ardire. Così diceva la Vergine tra i gemiti, vedendo crocifisso il Cristo, che aveva partorito.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e rendici degni tutti, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Stendesti le mani sul legno, o Cristo e i principi e le potenze maligne svergognasti salvando dalla loro malizia quanti piamente ti magnificano.

Trafitto dalla lancia, appeso al legno, zampillasti per noi rivi di immortalità su noi, uccisi follemente per la trasgressione, perciò con timore t’inneggiamo.

Mostrandosi estranei ai piaceri della terra, gli atleti si consegnarono a strani tormenti, ferendo Beliar con le loro sante ferite.

Gloria.

Un unico principio senza inizio del Padre, dello Spirito e del Verbo glorificando, venite, fedeli adoriamo chiedendo liberazione a lui, quale nostro Dio.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo l’Emanuele, l’Agnello Dio e Verbo appeso nella carne al legno, l’unica Agnella incontaminata e Vergine fu presa da dolore piangendo.

.

Continua a leggere

Plagale IV – Sabato – Vespero

Periodo Del Tono Pl. 4

Venerdì Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà martyrikà. Tono pl. 4.

Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

I tuoi martiri, Signore, dimentichi delle cose di questa vita, disprezzati anche i tormenti per amore della vita futura, di essa sono divenuti eredi: perciò esultano con gli angeli. Per le loro suppliche, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Ogni virtù e ogni lode si deve ai santi, poiché chinarono il collo alle spade per te che chinasti i cieli e sei disceso, versarono il loro sangue per te, che svuotasti te stesso e prendesti forma di servo, si umiliarono fino alla morte imitando la tua povertà. Per le loro preghiere, secondo la tua grande compassione, o Dio, abbi pietà di noi.

Stichirà catanittici. O straordinario prodigio!

Sono simile a un albero sterile, porto il santo abito come vuoto fogliame e temo, Sovrano, che tu davvero mi recida e mi mandi al fuoco eterno e inestinguibile: concedimi dunque un’opportunità di conversione, affinchè io ti porti il buon frutto di azioni virtuose e sia fatto degno del tuo regno.

Signore, compassionevole Signore, non scacciare dal tuo volto me, tuo servo, che gravemente ogni giorno offendo la tua bontà, o filantropo e non castigarmi nella tua giusta ira; ho peccato, ho peccato contro di te come nessun altro, lo confesso; abbi compassione e salvami per le preghiere di tua Madre.

Quando sederai nella tua gloria come Re di tutti sul trono del giudizio, mentre i tuoi angeli staranno davanti a te con timore e starà davanti a te per il giudizio tutta la natura degli uomini, allora, o Cristo, per le suppliche di tua Madre, libera da tutti i castighi i trapassati con fede, o Signore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Re dei cieli, nel suo amore per noi, apparve sulla terra e visse con gli uomini: l’unico Figlio, duplice nella natura, ma non nell’ipòstasi, assunse la carne da Vergine pura, da lei procedendo dopo averla assunta; proclamandolo dunque realmente Dio perfetto e uomo perfetto, noi confessiamo Cristo nostro Dio; e tu supplicalo, o Madre senza nozze, di aver misericordia alle nostre anime.

Apòstica. Martyrikòn.

Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

Stico. Beati coloro che hai scelto e preso con te, Signore.

Necròsima. Gemo e mi lamento quando penso alla morte e vedo giacere nella tomba, informe, senza gloria, senza splendore, la bellezza a immagine di Dio plasmata per noi. O stupore! Perché questo mistero che ci riguarda? Come dunque siamo stati consegnati alla corruzione? Come siamo stati insieme aggiogati alla morte? Realmente, come sta scritto, per disposizione di Dio, che concede ai defunti il riposo.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei beni.

La tua morte, Signore, divenne per noi causa di immortalità: poiché se tu non fossi stato deposto in un sepolcro, il paradiso non si sarebbe aperto; dona dunque riposo ai defunti, nel tuo amore per gli uomini.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine pura, porta del Verbo, Madre del nostro Dio, supplica per la nostra salvezza.

Continua a leggere

Plagale IV – Domenica – Vespero

Periodo Del Tono Pl. 4

Sabato Sera Al Piccolo Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà anastàsima dell’Oktòico, ripetendo la prima. Vanno cercate nel Grande Vespro.

Gloria. E ora.

Theotokìon dogmatico. Tono pl. 4.

Come dirti beata, o Madre di Dio? Come cantare, Vergine benedetta, l’impenetrabile mistero del tuo parto? Poiché l’autore dei secoli, il Creatore della stirpe umana, per compassione verso la propria immagine, discese abbassandosi fino all’estremo; colui che è nel seno del Padre immateriale soggiornò nel tuo casto grembo e si fece cane da te, Vergine senza nozze, senza subire mutamento, restando Dio, qual era per natura: per questo lo veneriamo perfetto nella sua divinità e nella sua umanità; egli è lo stesso nell’una e nell’altra condizione: in lui, in verità, c’è a tutti gli effetti ognuna delle due nature e noi proclamiamo tutte le sue proprietà naturali in maniera duplice, poiché due sono le sue essenze; duplici sono anche gli atti e le volontà, poiché pur essendo consustanziale al Padre come Dio, in quanto uomo liberamente decide e agisce. Imploralo, Vergine beata, di salvare le nostre anime.

Dopo Luce Gioiosa ecc. cantiamo lo stichiron anastàsimo degli aposticha: Per la tua passione, Cristo, poi i seguenti stichirà prosòmia della Madre di Dio.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio.

Stico. Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Salve, augusta Madre di Dio, fonte zampillante vita sui fedeli, Signora sovrana di tutto ilo creato; salve, Vergine senza difetto e benedetta, piena di gloria e senza macchia, salve, palazzo e tabernacolo divino, salve, Vergine pura e Madre, Salve, sposa di Dio.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre e il re bramerà la tua bellezza.

Salve, pura Madre di Dio, speranza dei credenti, purificazione del mondo, salve. Da ogni afflizione liberi i tuoi servi: salve, consolazione della stirpe umana, salve, protettrice e portatrice della vita, baluardo di chi ti invoca, salve, dimora divina e monte santo.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Salve, Sovrana Madre di Dio, salve, tu che dei mortali sei la protettrice e l’unica speranza; salve, tu che ci offri un sicuro rifugio, candelabro di eterno splendore, salve, lampada lucente di puro fulgore; salve, dimora santificata, paradiso, divina dimora, salve, fonte da cui l’acqua viva zampilla su quanti a te accorrono.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che il cielo stesso non contiene, Vergine Madre di Dio, dal tuo grembo fu contenuto senza restringersi; e tu sei rimasta pura in modo ineffabile, senza alcun danno per la tua verginità: tu sola tra le donne sei vergine e madre al tempo stesso; tu sola, Purissima, allattasti il Figlio fonte di vita e l’occhio che non dorme hai portato tra le braccia; dal seno paterno non si allontanò, lui che era prima dei secoli; pienamente Dio tra gli angeli nel cielo e pienamente tuo Figlio quaggiù tra gli uomini, egli è ovunque in modo inesplicabile: Signora santissima, supplicalo di salvare chi in modo ortodosso ti riconosce pura Madre di Dio.

Apolytikìon.

Dall’alto sei disceso, o clemente, * hai accettato la sepoltura di tre giorni * per liberare noi dalle passioni: * vita e resurrezione nostra, * Signore, gloria a te.

Continua a leggere

Plagale IV – Domenica – Mattutino

Periodo Del Tono Pl. 4

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo iniziale e quanto segue, al Signore, a te ho gridato, le stichirà anastàsima dell’Oktòico.

Tono pl. 4.

Offriamo a te, o Cristo, l’inno vespertino e il culto razionale, perché ti sei compiaciuto di farci misericordia con la tua risurrezione.

Signore, Signore, non respingerci dal tuo volto, ma compiaciti di farci misericordia con la tua risurrezione.

Salve, santa Sion, madre delle Chiese, dimora di Dio: perché per prima tu hai ricevuto la remissione dei peccati, per la risurrezione.

Altri Stichirà, anatolikà.

Il Verbo di Dio Padre, generato prima dei secoli, negli ultimi tempi, incarnato dalla ignara di nozze, volontariamente si sottopose alla morte di croce e con la sua risurrezione salvò l’uomo, morto da tempo.

La tua risurrezione dai morti glorifichiamo, con la quale, o Cristo, liberasti la stirpe di Adamo dalla tirannia dell’ade e come Dio donasti al mondo la vita eterna e la grande misericordia.

Gloria a te, Cristo Salvatore, Figlio unigenito di Dio, confitto alla croce e risorto dalla tomba il terzo giorno.

Glorifichiamo te, Signore, che per noi volontariamente subisti la croce; adoriamo te, onnipotente Salvatore: non respingerci dal tuo volto, ma esaudiscici e salvaci per la tua risurrezione, o amico degli uomini.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Re dei cieli, nel suo amore per noi, apparve sulla terra e visse con gli uomini: l’unico Figlio, duplice nella natura, ma non nell’ipòstasi, assunse la carne da Vergine pura, da lei procedendo dopo averla assunta; proclamandolo dunque realmente Dio perfetto e uomo perfetto, noi confessiamo Cristo Dio nostro; e tu supplicalo, o Madre senza nozze, di aver misericordia elle anime nostre.

Allo stico, apòstica stichirà. Anastàsimo. Tono pl. 4.

Sei salito sulla croce, o Gesù, disceso dai cieli; sei venuto alla morte, tu, vita immortale; a coloro che sono nelle tenebre, tu, luce vera; a coloro che sono caduti, tu, risurrezione di tutti. O luce e Salvatore nostro, gloria a te.

Gli alfabetici.

Glorifichiamo Cristo, il risorto dai morti; dopo aver assunto anima e corpo, infatti, con la passione li separò l’una dall’altro: mentre l’anima immacolata, discesa all’ade, lo depredò, il corpo santo del Redentore delle anime nostre nella tomba non vide la corruzione.

Con salmi e inni, glorifichiamo, o Cristo, la tua risurrezione dai morti, con la quale ci hai liberati dalla tirannia dell’ade e come Dio ci hai donato la vita eterna e la grande misericordia.

O Sovrano dell’universo, incomprensibile Creatore del cielo e della terra, patendo sulla croce, hai fatto scaturire per me l’impassibilità; accettata la sepoltura e risorto nella gloria con te, con mano onnipotente, hai risuscitato Adamo. Gloria alla tua risurrezione il terzo giorno, per la quale ci hai donato la vita eterna e il perdono dei peccati, tu che solo sei compassionevole.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytíkion anastàsimo.

Dall’alto scendesti, misericordioso, accettasti la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

Theotokíon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Con la solita ufficiatuta si canta il canone trinitario il cui acrostico è: Triade monade, salva me il tuo servo. Poema di Mitrofane di Smirne.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Il Re trisolare, sommo sovrano e governatore dell’universo, l’unico per natura buono e che ha l’unica gloria della Divinità, il Dio Monarca noi adoriamo, cantando l’unico trisagio.

Ammaestrati dalle divine parole e dagli antichi vaticini, noi glorifichiamo l’unica natura trisipostatica della Maestà divina, eterna, senza principio creatrice e onnipotente: Padre, Figlio e Spirito.

Abramo accolse con gioia in sacra figura il Creatore dell’universo, Dio e Signore trisipostatico, ma delle tre ipòstasi conobbe l’unica potenza.

Theotokìon. Verginalmente concepisti Cristo che per noi prese la nostra natura, o Purissima, rimanendo immutato in tutte e due; supplicalo senza sosta di concedermi la liberazione dai peccati e dalle tentazioni.

Ode 3. Tu che in principio.

Te inaccessibile Dio e Re della gloria, Isaia vide seduto su un alto trono e i Cherubini e i Serafini che con inni incessanti glorificavano l’unico in tre ipòstasi.

Avendo compreso con ragionevoli considerazioni e insegnamenti scritturali che il Verbo è l’unico generato dalla mente del Padre e che lo Spirito procede in modo ineffabile, noi adoriamo un unico trisolare Dio.

Il Padre non generato, ma che dalla propria sostanza generò il Figlio come proprio fulgore, luce da luce, emana da sé come suo connaturale lo Spirito che tutto opera e ha pari onore.

Theotokìon. Tempio puro sei apparsa, Vergine Maria, Madre di Cristo, che con onnipotenza e ogni sapienza ha stabilito tutte le cose, le ha ordinate e le sostiene; rendilo a me propizio con le tue materne preghiere.

Kathisma Triadico. Dell’incarico segretamente.

La potenza della trisolare e veneranda perfetta Maestà, noi fedeli ora benediciamo; perché con un solo cenno stabilì tutte insieme le cose: in alto i cori angelici, in basso le gerarchie delle Chiese, perché cantino: Santo, santo, santo sei, Dio supremamente buono; gloria e inno alla tua potenza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che generasti l’immutabile Dio, rendi saldo il mio cuore sempre alterato dal peccato per le insidie dell’ingannatore e per sua accidia, o Buona, con la tua materna intercessione, affinché anch’io, grato, a te acclami: Genitrice di Dio, Maria, abbi pietà del tuo gregge, che hai acquistato, o Purissima.

Ode 4. Tu sei mia forza.

Quando la Divinità sorse su quelli che erano nelle tenebre, disperse tutta l’oscura notte delle passioni e fece sorgere il Sole di giustizia, semplice per natura, trifulgido nelle ipòstasi, che noi sempre inneggiamo e glorifichiamo.

Con le nostre labbra fangose glorifichiamo colui che viene celebrato dalla bocca dei Serafini, l’unico e triplice Signore della gloria per natura e ipòstasi, acclamando, o Sovrano dell’universo: concedi ai tuoi servi la remissione delle loro molteplici colpe.

Tu che tieni insieme tutti quanti gli esseri, Trinità veneranda e di divina Maestà, invisibile, misericordiosissima, compassionevole, amica dell’uomo, non dimenticare me, tuo servo e non disperdere il patto che facesti coi tuoi servi per la tua ineffabile misericordia.

Theotokìon. Avendo trovato te sola speciosa da tutti i secoli, o Purissima Fanciulla, bellezza di Giacobbe, il Verbo che era prima del principio, in te abitò per sua misericordia e plasmò la natura umana; e tu supplicalo sempre di liberarmi da ogni afflizione.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Tre coeterne ipòstasi noi veneriamo, ma un unico Signore, distinguendo, eppur tenendo unita la divina natura e con fede acclamiamo: Divina Maestà, Trinità santa, libera i tuoi servi dalla tribolazione.

Assai mi lamento per la debolezza della mia mente, come contro voglia subisco mutazione ripugnante; perciò grido: Trinità santa, principio della vita, stabiliscimi nei beni immutabili.

Di me aggravato dalla sonnolenza del peccato e spinto verso il sonno di morte, abbi pietà e destami, o Dio santo e trino, amico dell’uomo, ottimo e misericordiosissimo.

Theotokìon. O Vergine fanciulla, Madre castissima, purissima, prediletta di Dio, con le tue suppliche rendi a me propizio il Signore tuo Figlio e Dio: libera presto dalle passioni e dalle colpe il tuo servo.

Ode 6. Siimi propizio.

Imitando le schiere delle intelligenze celesti, Trinità sublime, Re dell’universo, con il canto del trisagio noi ti glorifichiamo con le nostre bocche fangose.

O Dio trisipostatico, a tua immagine plasmasti l’uomo e sapientemente dal nulla costruisti l’universo: io ti adoro e venero, ti inneggio e magnifico.

O Dio onnipotente e solo incircoscritto, abita in me per la tua ineffabile misericordia, o Sovrano trisolare e illuminami, rendendomi saggio per tua benevolenza.

Theotokìon. Sei apparsa tempio dell’immenso Dio, o Purissima: rendi pure me tempio della sua carità, o Sovrana santissima, con le tue suppliche e conservami senza colpa.

Kathisma Triadico. Dell’incarico segretamente.

Padre senza principio, Figlio coeterno e Spirito divino, o fedeli, senza confusione, senza mutazione e senza alterazione, Trinità semplice, santa, tutta unita, realmente noi confessiamo, acclamando con gli angeli: Santo sei, Padre, Figlio con lo Spirito santissimo e venerabile; abbi pietà di quelli che plasmasti a tua immagine, o Sovrano.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sempre ti ringraziamo, magnifichiamo, veneriamo e celebriamo il tuo nome, pura Madre di Dio, piena di grazia, acclamando senza sosta: Salvaci, Vergine misericordiosissima, tu che sei buona e strappaci dalla paurosa accusa dei demoni nell’ora del giudizio, perché non siamo confusi, noi tuoi servi.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Con la tua ineffabile sapienza e l’immensa tua misericordia, dona a me, tuo servo, la tua pietà, anche adesso come un tempo, o Dio uno e trino e liberami dal guasto delle colpe e dalle passioni (2).

O Mente, Padre ingenito, o Verbo da lui generato, o Spirito divino che inconcepibilmente ne procede, divina Maestà trisolare, io canto a te: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Sono morto, o purissima, bevendo il veleno del peccato e corro con fede a te, che hai dato alla luce l’Autore della vita; con la tua intercessione vivifica il tuo servo e liberami dalle tentazioni e dalle passioni, o unica pura.

Ode 8. Follemente il tiranno.

O luce inaccessibile, trifulgida e trisolare e sola dominatrice, unica sovrana, semplicissima, Dio incomprensibile e solo potente Signore, rischiara ora il mio cuore tenebroso e nebuloso e rendilo fulgido e luminoso per inneggiare e glorificare te per tutti i secoli.

Con le sacratissime ali i divinissimi serafini piamente si coprono il volto e i piedi, non sopportando la gloria della tua inesplicabile bellezza, divina Maestà, origine d’ogni bene, Trinità santissima, eppure noi osiamo inneggiare e glorificare te per tutti i secoli.

Sovranità eterna, potentissima, ottima, perfettissima, benefica, immensa, causa non causata, creatrice senza fine, che governi e salvi tutte le cose, Monade per essenza, Triade per le ipòstasi, io ti glorifico, Dio mio, con fede per i secoli.

Theotokìon. Sulla terra sorse il sole senza tramonto, generato da te, Vergine, Sovrana senza macchia, liberando i mortali dalle tenebre e dalla confusione idolatrica; perciò pure ora illuminami sempre più dei fulgori della sua Maestà divina e custodisci il tuo servo.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

O Re onnipotente dell’universo, natura anteriore al principio e al tempo, principio della vita, misericordioso, filantropo, buono, Trinità origine di tutto, ora noi ti glorifichiamo, chiedendo la remissione dei peccati, la pace per il mondo e la concordia per le Chiese (2).

Unica trifulgida signoria, unica divina Maestà trisolare, accogli con ogni bontà i tuoi cantori e liberali dalle colpe, dalle tentazioni e dalle tribolazioni e presto benignamente concedi alle Chiese pace e unione.

Theotokìon. Abitando il grembo verginale, o Cristo mio Salvatore, apparisti al tuo mondo realmente Uomo-Dio, senza mutazione, senza confusione e promettesti di rimanere sempre con i tuoi servi; perciò, per l’intercessione di chi ti generò, concedi pace a tutto il tuo gregge.

Al Mattutino

La solita ufficiatura e l’esasalmo, la grande ectenia (Ta Irinikà) e Il Signore è Dio. E subito cantiamo gli apolytikia. Segue poi una piccola ectenia e l’esclamazione: Poiché tua è la forza, quindi i kathismata.

Dopo la prima sticologia,

kathismata anastàsima. Tono pl. 4.

Risorgesti dai morti, vita di tutti e un angelo di luce gridava alle donne: Smettete di piangere, portate la buona novella agli apostoli, proclamate inneggiando: È risorto Cristo Signore, colui che si compiacque di salvare, come Dio, la stirpe umana.

Gloria. Ineffabilmente concepita.

Risorto davvero dalla tomba, ordinasti alle sante donne di annunziare agli apostoli la risurrezione, come sta scritto; Pietro venne di corsa al sepolcro e, attonito per la luce nella tomba, poté per essa vedere lì per terra anche le bende, da sole, vuote del corpo divino e credette e gridò: Gloria a te, Cristo Dio, Salvatore nostro che salvi tutti; del Padre infatti tu sei irradiazione.

E ora. Theotokion, stessa melodia.

Cantiamo la porta del cielo, l’arca, il monte santissimo, la nube luminosa, la scala celeste, il paradiso razionale, il riscatto di Eva, il grande tesoro di tutta la terra: perché in lei si compì la salvezza del mondo e la remissione delle colpe antiche; per questo a lei gridiamo: prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede onorano il tuo parto immacolato.

Dopo la seconda sticologia,

altri kathìsmata. Tono pl. 4.

Degli uomini sigillarono il tuo sepolcro, o Salvatore e un angelo rotolò via la pietra dall’ingresso della tomba; delle donne ti videro risorto dai morti e sono loro che evangelizzarono i tuoi discepoli in Sion: poiché sei risorto, vita di tutti e sono stati sciolti i vincoli della morte. Signore, gloria a te.

Gloria.

Mentre recavano gli unguenti per la sepoltura, le donne udirono dalla tomba l’angelica voce: Fate cessare le lacrime e in luogo di tristezza, recate gioia: proclamate inneggiando che è risorto Cristo Signore, che si è compiaciuto di salvare, come Dio, la stirpe umana.

E ora. Theotokion.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato, la schiera degli angeli e la stirpe degli uomini, tempio santificato, paradiso razionale, vanto verginale: da te si incarnò Dio, da te divenne bambino il nostro Dio, che è prima dei secoli, poiché il tuo seno egli fece suo trono e rese il tuo grembo più vasto dei cieli. In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: gloria a te.

Dopo l’àmomos (salmo 118) e gli evloghitaria, una piccola ectenia con l’esclamazione: Poiché è benedetto. Poi:

Ypakoí.

Le mirofore, giunte al sepolcro del datore di vita, cercavano il Sovrano immortale tra i morti e ricevuto dall’angelo l’annuncio della gioia, dichiaravano agli apostoli: è risorto il Signore, per elargire al mondo la grande misericordia.

Anavathmì (graduali). Antifona 1.

Dalla giovinezza mi tenta il nemico e con i piaceri mi brucia; confidando in te, Signore, lo allontano.

Quanti odiano Sion divengano come l’erba prima di essere strappata: Cristo infatti reciderà le loro cervìci col taglio dei tormenti.

Gloria. E ora.

È del santo Spirito dar vita a tutto: luce da luce, grande Dio; con il Padre e il Verbo noi lo cantiamo.

Antifona 2.

Il mio cuore, umiliandosi, sia custodito dal tuo timore: non accada che, innalzandosi, si allontani da te, Dio di ogni compassione.

Chi ha riposto la speranza nel Signore non temerà quando col fuoco giudicherà e castigherà l’universo.

Gloria. E ora.

Per lo Spirito santo ogni divinizzato vede, predice e opera eccelsi prodigi, cantando l’unico Dio tisipostatico: poiché pur nel triplice splendore, uno è il Divino.

Antifona 3.

A te ho gridato, Signore, ascoltami, porgi l’orecchio al mio grido e purificami, prima di togliermi da quaggiù.

Chiunque scende alla propria madre terra, tornerà di nuovo per ricevere o i tormenti o la ricompensa per ciò che ha compiuto in vita.

Gloria. E ora.

Nello Spirito santo Dio è conosciuto come Monade tre volte santa: Padre senza principio, dal quale senza tempo proviene il Figlio e Spirito coregnante e connaturale, che con il Figlio dal Padre risplende.

Antifona 4.

Ecco, che cosa è bello e soave se non l’abitare dei fratelli insieme? In questo il Signore ha promesso vita eterna.

Colui che col suo vestito adorna i gigli del campo, ci ingiunge di non aver sollecitudini.

Gloria. E ora.

Per il santo Spirito, causa unica, l’universo è governato nella pace: poiché egli è Dio, realmente consustanziale al Padre e al Figlio.

Prokìmenon.

Regnerà il Signore in eterno, il tuo Dio, Sion, di generazione in generazione.

Stico. Loda, anima mia, il Signore.

Ogni spirito. Vangelo aurorale. Contemplata la risurrezione di Cristo. Salmo 50. Per le intercessioni degli apostoli. Per le intercessioni della Madre di Dio. Risorto Gesù. Salva, o Dio il tuo popolo. Kyrie eléison (12). Per le misericordie. Iniziamo a questo punto la recita dei canoni.

Canone della risurrezione.

Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Come non ammireremo l’onnipotente divinità di Cristo? Dai patimenti fa scaturire per tutti i fedeli impassibilità e incorruttela, dal santo fianco fa stillare una sorgente immortale e dalla tomba la vita eterna.

Con quale magnificenza appare ora l’angelo alle donne! Recando i simboli splendidi della sua innata purezza immateriale e manifestando con il suo aspetto il fulgore della risurrezione, grida: È risorto il Signore!

Theotokìon. Cose gloriose furono dette di te di generazione in generazione: accogliesti in grembo il Dio Verbo e sei rimasta pura, Vergine Madre di Dio; per questo tutti ti onoriamo, nostra protezione dopo Dio.

Canone stavroanastàsimo. Attraverso l’umido.

Furono abbattute le porte del dolore e tremarono i portinai dell’ade, vedendo nel più profondo colui che per altezza è sopra la natura di tutti.

Stupirono le schiere angeliche, vedendo la natura umana decaduta, relegata nel più profondo della terra posta sul trono del Padre.

Theotokìon. Le schiere degli angeli e dei mortali, o Madre sempre vergine, ti benedicono senza sosta, poiché generasti il loro Creatore, nostro Dio, che fu bimbo nel tuo grembo.

Canone della Madre di Dio secondo l’alfabeto.

Cantiamo al Signore.

Pura Madre di Dio, che generasti l’eterno e divino Verbo incarnato, noi ti cantiamo.

La Vergine concepì te, Cristo, grappolo portatore di vita, da cui stilla la dolcezza della salvezza universale.

La stirpe di Adamo, per te riportata alla felicità incomprensibile, Madre di Dio, giustamente ti glorifica.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

La salvifica passione che hai subito nella carne ha giustificato, o Cristo, Adamo condannato per il frutto del peccato: poiché tu, o senza peccato, hai mostrato di non essere soggetto all’esperienza della morte.

Ha brillato, per quanti stavano nella tenebra e nell’ombra della morte, la luce della risurrezione, il mio Dio Gesù: legato con la sua divinità il forte, lo spogliò delle cose sue.

Theotokion. Sei divenuta più alta dei cherubini e dei serafini, o Madre di Dio: poiché tu sola, o incontaminata, hai accolto in grembo il Dio che nulla può contenere; per questo noi tutti fedeli, sempre, con inni, ti proclamiamo beata.

Canone stavroanastàsimo. O Signore, creatore.

Quando un tempo disubbidii al comando del Creatore, giustamente, Signore, mi esiliasti; ma presa la mia forma e insegnatami l’obbedienza, per la crocifissione con te mi facesti abitare.

Tu che con la tua sapienza prevedevi tutte le cose, Signore e con la tua intelligenza istruisti il mondo sotterraneo, non sdegnasti, o Verbo di Dio, di discendervi per risuscitare l’uomo fatto a tua immagine.

Theotokìon. Abitando corporalmente nella Vergine, Signore, ti mostrasti agli uomini quale conveniva tu fossi veduto; essa poi la mostrasti com’era veramente: Madre di Dio e aiuto dei fedeli, o solo amico degli uomini.

Canone della Madre di Dio. Tu sei la saldezza.

Soccorrici con le tue preghiere, o purissima e respingi da noi gli assalti delle gravi tribolazioni.

Tu sei la riparatrice della prima madre Eva, avendo concepito l’autore della vita del mondo, Madre di Dio.

Vivificami col tuo potere, o purissima, tu che generasti la potenza ipostatica incarnata del Padre.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o amico degli uomini.

Grandemente mi amasti quando ero nemico: con il tuo straordinario annientamento scendesti sulla terra senza sdegnare l’obbrobrio della mia bassezza, Salvatore compassionevole e restando nelle altezze della tua gloria ineffabile, glorificasti colui che era nel disonore.

Chi può ora non sbigottire, o Sovrano, vedendo la morte annientata dalla passione, la corruzione fuggire grazie alla croce e l’ade svuotato della sua ricchezza per mezzo della morte? O amico degli uomini, questa è l’opera straordinaria del tuo divino potere, o crocifisso.

Theotokion. Sei il vanto dei credenti, ignara di nozze, protettrice, rifugio dei cristiani, porto e baluardo: tu rechi infatti le suppliche al Figlio tuo, o purissima e salvi dai pericoli chi con fede e affetto ti riconosce pura Madre di Dio.

Canone stavroanastàsimo. Ho udito, Signore.

Alla croce t’inchiodarono i figli degli empi, o amico dell’uomo; così per la tua misericordia salvasti quanti glorificano la tua passione.

Risorto dal sepolcro, con te rialzasti tutti i morti nell’ade e illuminasti benevolo quanti glorificano la tua risurrezione.

Theotokìon. Supplica il Dio da te concepito, Maria pura, di donare ai tuoi servi la remissione delle colpe.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Qual campo non arato germogliasti la spiga vivificante che vivifica il mondo: salva, Madre di Dio, i tuoi cantori.

Noi tutti illuminati, o purissima, ti riconosciamo Madre di Dio perché concepisti il sole di giustizia, o sempre Vergine.

Concedi propiziazione per le nostre mancanze, o senza peccato e dà pace al tuo mondo, o Dio, per l’intercessione della tua Genitrice.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Accettasti di essere avvolto per scherno in un manto prima della tua passione, o Salvatore, per ricoprire la vergognosa nudità del primo uomo plasmato e di essere confitto nudo sulla croce per spogliarlo della tunica della mortalità, o Cristo.

Dalla polvere della morte, tu hai ricostruito, risorgendo, la mia natura caduta e le hai dato eterna giovinezza, rendendola di nuovo come icona regale, risplendente per la luce dell’incorruttela.

Theotokion. Tu che hai col Figlio tuo famigliarità di madre, purissima, non trascurare, ti preghiamo, quella sollecitudine per noi che ti è connaturale: perché te sola presentiamo al Sovrano, noi cristiani, come propiziazione accetta.

Canone stavroanastàsimo. Illuminaci con i tuoi.

Guidaci con la potenza della tua croce, o Cristo, poiché per essa noi a te ci presentiamo; concedici la tua pace, o amico degli uomini.

Guida le nostre vite, mentre ora cantiamo al tuo risveglio e concedici la pace, o nostro Dio filantropo.

Theotokìon. Supplica sempre tuo Figlio nostro Dio, Vergine Maria veneranda, perché faccia scendere su noi fedeli la grande misericordia.

Canone della Madre di Dio. Vegliando gridiamo.

Interrompi la violenta bufera delle mie passioni, tu che concepisti Dio, nocchiero e Signore.

Le schiere degli angeli e le classi dei mortali adorano il nato da te, pura Madre di Dio.

Vanifica le speranze dei nemici e allieta i tuoi cantori, Madre di Dio Maria sempre vergine.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Mediante un albero, con forza mi abbatté l’autore del male, ma tu, o Cristo, confitto in croce, con essa lo gettasti a terra con forza superiore ed esponendo lui al ludibrio, hai fatto risorgere il caduto.

Tu hai avuto compassione di Sion, risorgendo dal sepolcro: da vecchia che era l’hai resa del tutto nuova col tuo sangue divino, nella tua amorosa compassione e ora, o Cristo, tu regni in essa per i secoli.

Theotokion. Per le tue suppliche, possiamo noi essere strappati alle funeste cadute, pura Genitrice di Dio e raggiungere la divina illuminazione del Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato, o purissima.

Canone stavroanastàsimo. Effondo la mia supplica.

Stendesti sulla croce le tue mani per sanare la mano del progenitore stesa golosamente e al posto del legno amaro assaggiasti il fiele, o Cristo e con la tua potenza salvasti quanti glorificano la tua passione.

Gustò la morte il Redentore e distrusse l’antica ribellione e il dominio della corruzione e, recatosi ai reclusi nell’ade, li risuscitò e salvò nella sua potenza i cantori della sua risurrezione.

Theotokìon. Non smettere di pregare per noi, santissima vergine Madre di Dio, poiché tu sei la forza dei fedeli; in te sperando siamo rinvigoriti e piamente glorifichiamo te e l’incarnato da te ineffabilmente.

Canone della Madre di Dio. Una tunica luminosa.

Tempio e arca di Dio, talamo animato, porta del cielo ti proclamiamo noi fedeli, o Madre di Dio.

Il nato da te, distruttore degli idoli, o Maria, sposa di Dio, quale Dio è adorato col Padre e lo Spirito.

Il Verbo di Dio ti presentò ai mortali quale scala celeste, poiché per te scese fino a noi.

Kontàkion. Quali primizie.

Risorto dal sepolcro, risvegliasti i morti e risuscitasti Adamo; danza anche Eva per la tua risurrezione e i confini del mondo sono in festa perché ti sei destato dai morti, o misericordiosissimo.

Ikos.

Spogliati i regni dell’ade e risuscitati i morti, o longanime, andasti incontro alle mirofòre, recando gioia in luogo di tristezza; ai tuoi apostoli rivelasti i segni della vittoria, o mio Salvatore datore di vita e illuminasti il creato, o amico degli uomini: per questo il mondo gioisce con te che ti sei destato dai morti, o misericordiosissimo.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Il glorioso annientamento, la divina ricchezza della tua povertà, o Cristo, rende attòniti gli angeli che ti vedono inchiodato sulla croce per salvare chi con fede acclama: Benedetto tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Per la tua divina discesa, furono riempite di luce le regioni sotterranee e fu scacciata la tenebra che prima incalzava: per questo risuscitarono quanti erano prigionieri dall’inizio del mondo, gridando: Benedetto tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Triadikón. Riconosciamo la tua divinità proclamandoti in modo ortodosso Signore di tutti, Padre dell’unico e solo Figlio unigenito e riconoscendo un unico Spirito retto da te procedente, a te connaturale e coeterno.

Canone stavroanastàsimo. Un tempo a Babilonia.

Operasti la salvezza in mezzo alla terra, come disse il profeta, o Dio: innalzato, infatti, sul legno, chiamasti a te tutti quelli che con fede gridano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Risorto dalla tomba come dal sonno, o misericordioso, liberasti tutti dalla corruzione; il creato viene alla fede per opera degli apostoli che annunziarono la risurrezione: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Uguale al Genitore per opera, potenza ed eternità, il Verbo viene plasmato per beneplacito del Padre e dello Spirito nel grembo della Vergine. Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Canone della Madre di Dio. Stesso Irmòs.

Incarnato dal seno della Vergine, apparisti per salvarci: perciò, sapendo che tua Madre è Genitrice di Dio, grati gridiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sei la verga fiorita dalla radice di Iesse, che maturasti il frutto salutare per quanti, beatissima Vergine, a tuo Figlio gridano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Colma di sapienza ed energia divina, o sapienza ipostatica dell’Altissimo per mezzo della Madre di Dio, tutti quelli che con fede a te cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

La potenza più che divina della divinità di Gesù, come si addice a Dio, brillò tra quelli della nostra stirpe: egli infatti, gustata per ciascuno la morte di croce nella carne, annientò la forza dell’ade: senza sosta, fanciulli, beneditelo; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Il crocifisso risorse, il superbo cadde; l’uomo decaduto e abbattuto fu risollevato, la corruzione venne bandita e l’incorruttela fiorì, perché ciò che è mortale fu inghiottito dalla vita: beneditelo, fanciulli, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Triadikón. Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresalta, popolo, per tutti i secoli la Divinità dal triplice splendore, l’unico raggio rifulgente dall’unica natura trisipostatica, Padre senza principio, Verbo connaturale al Padre e Spirito consustanziale e coregnante.

Canone stavroanastàsimo. Vincitori del tiranno.

Il Signore, che sul legno stese la mano a me spogliato e mi chiamò a scaldarmi con la sua onestissima nudità, lodate, opere tutte ed esaltatelo nei secoli.

Il Signore che dal più profondo dell’ade sollevò me, caduto e mi onorò sul trono sublime e glorioso del suo Genitore, lodate, opere tutte ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Di Adamo caduto apparisti figlia, ma sei Madre del Dio che rinnovò la mia essenza e che noi, opere tutte, come Signore inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Canone della Madre di Dio. Celebrate e sovresaltate.

Spegni, o pura, i dardi carezzevoli e ardenti contro di noi scagliati dai nemici, affinchè a te inneggiamo per tutti i secoli.

Soprannaturalmente generasti il Creatore e Salvatore, Dio Verbo, o Vergine: perciò a te inneggiamo per tutti i secoli.

In te dimorò la luce inaccessibile, o Vergine, rendendoti lampada luminosa e fulgida come oro per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Semplice per la tua divina natura senza principio, hai subito composizione per l’assunzione della carne, che ti sei ipostaticamente unita, o Verbo di Dio; e dopo aver patito come uomo, sei rimasto estraneo ai patimenti come Dio: noi dunque ti magnifichiamo in due nature, senza divisione e confusione.

Colui che per la divina sostanza ti è Padre, lo chiamasti Dio, quando divenisti uomo per natura, o Altissimo, scendendo tra i servi; e risorto dalla tomba, rendesti per grazia Padre dei figli della terra colui che è per natura Dio e Sovrano: con lui tutti ti magnifichiamo.

Theotokion. Ti rivelasti Madre di Dio, o Vergine, perché partoristi corporalmente, oltre la natura, il Verbo buono, che il Padre, come buono, fece sgorgare dal suo cuore prima di tutti i secoli; e ora noi lo contempliamo trascendente i corpi, benché di un corpo sia rivestito.

Canone stavroanastàsimo. Fremette ogni orecchio.

Per natura Figlio di Dio, sappiamo che fosti concepito nel seno della Madre di Dio e divenisti uomo per noi e ti contempliamo sulla croce patire per la natura umana, ma restare impassibile come Dio.

Scompaiono le tristi tenebre, poiché è sorto dall’ade il sole di giustizia, Cristo che illumina tutti i confini della terra, splendendo per la luce della divinità, uomo celeste, Dio terrestre, che in due nature magnifichiamo.

Theotokìon. Avanza felicemente e regna, o Figlio della Madre di Dio, sottomettendo il popolo degli ismaeliti, che ci fanno guerra, concedendo all’imperatore amice della religione, tuo alleato, come arma invincibile la croce con la lancia.

Canone della Madre di Dio. Realmente Madre di Dio.

Di gioia e letizia è colma la tua memoria, fonte di guarigioni per i tuoi devoti, che piamente ti proclamano Madre di Dio.

Con salmi inneggiamo e te, piena di grazia e senza sosta ti salutiamo: Salve, tu che facesti sgorgare per tutti l’esultanza.

Splendido, o Madre di Dio, il tuo frutto, apportatore non di corruzione, ma di vita a quanti con fede ti magnificano.

Piccola ectenia ed esclamazione: Poiché ti lodano tutte le potenze. Poi Santo il Signore ecc. e l’Exapostilarion appropriato col suo Theotokìon. Quindi iniziamo le lodi.

Stichirà anastàsima. Tono pl. 4.

Signore, anche comparendo al tribunale per esser giudicato da Pilato, non lasciasti il trono sul quale sei assiso con il Padre; e risuscitando dai morti, liberasti il mondo dalla schiavitù dello straniero, nella tua pietà e nel tuo amore per gli uomini.

Signore, benché i giudei ti abbiano deposto come mortale in un sepolcro, i soldati ti hanno custodito come re dormiente e come tesoro di vita ti hanno rinchiuso, ponendo i sigilli: ma tu sei risorto e hai donato incorruttela alle anime nostre.

Signore, ci hai dato la tua croce quale arma contro il diavolo: egli infatti freme e trema, non sopportando di vederne la potenza, poiché essa risuscita i morti e annienta la morte e noi per questo veneriamo la tua sepoltura e la tua risurrezione.

Il tuo angelo, Signore, annunziando la risurrezione, atterrì i custodi, ma si rivolse alle donne dicendo: Perché cercate il vivente tra i morti? È risorto, perché è Dio e ha donato vita a tutta la terra.

Altri Stichirà, anatolikà.

Hai patito sulla croce, tu che sei impassibile nella tua divinità; hai accettato i tre giorni nel sepolcro per liberare noi dalla schiavitù del nemico e donarci la vita, rendendoci immortali, o Cristo Dio, con la tua risurrezione, o amico degli uomini.

Adoro, glorifico e celebro, o Cristo, la tua risurrezione dalla tomba: per essa ci hai liberati dai vincoli indissolubili dell’ade e come Dio hai donato al mondo la vita eterna e la grande misericordia.

Per custodire la tua tomba che aveva accolto la vita, gli empi la sigillarono, ponendovi le guardie, ma tu, Dio immortale e onnipotente, risorgesti il terzo giorno.

Quando giungesti alle porte dell’ade e le spezzasti, Signore, il prigioniero così gridava: Chi è costui, che non è condannato alle regioni infernali, ma come una tenda ha disfatto la prigione della morte? L’ho accolto come un mortale e tremo davanti a Dio. Onnipotente Salvatore, abbi pietà di noi.

Gloria e l’eothinòn idiòmelo della domenica pertinente. E ora. Theotokìon: Sei più che benedetta. Quindi la Grande Dossologia e il tropario anastasimo pertinente.

Alla Liturgia

Dopo Benedetto il regno e la grande synaptì (le Irinikà), si cantano le tre stasi delle antifone, oppure le due stasi dei typikà e le Beatitudini (Makarismì) con i quali vengono cantati i seguenti tropari Anastasimi delle Beatitudini.

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti ricordasti del ladrone sul legno e rendici degni tutti, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Ascolta, Adamo ed esulta con Eva, poiché colui che prima vi spogliò entrambi e con l’inganno vi fece prigionieri, è stato abbattuto dalla croce di Cristo.

Inchiodato al legno per tuo volere, Salvatore nostro, liberasti Adamo dalla maledizione del legno, rendendogli, misericordioso, l’immagine e l’abitazione del paradiso.

Oggi Cristo è risorto dalla tomba, offrendo a tutti i fedeli l’immortalità e rinnova la gioia alle mirofore dopo la passione e la resurrezione.

Salve, sapienti donne mirofore, che prime vedeste la risurrezione di Cristo e annunziaste ai suoi apostoli il richiamo di tutto il mondo.

O amici di Cristo, apparsi apostoli, che siederete con lui nella gloria, intercedete, perché possiamo con franchezza presentarci a lui come discepoli.

Gloria.

Trinità senza inizio, essenza indivisa, monade su unico trono, uguale nella gloria, la cui natura e regalità sono prima di ogni inizio, salva quanti con fede a te inneggiano.

E ora. Theotokìon.

Salve, ampio luogo di Dio, salve, arca della nuova alleanza; salve, vaso d’oro, da cui la manna celeste è stata data a tutti.

E quindi il resto della Divina Liturgia.

Continua a leggere

Plagale IV – Lunedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Domenica Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia Despotikà.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Oh, come vivo noncurante e trascorro il tempo della mia vita nella leggerezza, senza richiamare alla mente i miei molti peccati, la tremenda minaccia della morte e l’esame imparziale! Chi mai mi strapperà al fuoco eterno, se tu, o Dio, il solo più che buono, non hai compassione di me?

Ahimè, anima mia, miserabile, quanto ti lamenterai nell’aldilà, considerando le tue azioni, quando i giusti saranno chiamati al regno eterno e tu, per le tue azioni, sarai condannata al fuoco eterno. Gemi, piangi, accorri ormai al Cristo Redentore e lava i tuoi peccati.

Finché dura il tempo di questa esistenza, o anima, pèntiti e affliggiti qui per il tuo peccato per trovare pace nell’aldilà e sfuggire al castigo eterno. Signore, Signore, buono e compassionevole, fammi degno di diventare partecipe della sorte degli eletti.

Altri stichirà degli incorporei.

Signore, anche comparendo.

Signore, senza sosta ti danno gloria le moltitudini degli incorporei, allietate dalla tua bellezza e dal tuo inesprimibile splendore, copiosamente rischiarate dal trisolare fulgore: per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Signore, hai stabilito gli armoniosissimi cori degli angeli con il tuo Verbo onnipotente e con il santo tuo Spirito facendo loro grazia degli splendori infallibili dei tuoi raggi, per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Signore, ti inneggiano i serafini, le potenze, gli angeli, i principati, le dominazioni, i troni, le signorie, gli arcangeli, e i tremendi cherubini a te la lode rivolgono: per la loro intercessione e protezione, salva, Salvatore, le nostre anime.

Gloria. E ora.

Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, distruzione dei demòni; salve, figlia di Adamo, che realmente hai fatto fiorire il fiore che non appassisce; salve, gloria dei tuoi servi; liberazione dalle sventure, salve, purissima; dono fatto da Dio, salve; salvezza di quanti ti invocano, salve, o venerabile; salve, Sovrana, gloria di chi ti glorifica.

Apòstica catanittici.

Senza sosta gli angeli ti celebrano, Re e Sovrano; e io mi getto ai tuoi piedi, gridando come il pubblicano: O Dio, siimi propizio e salvami.

Essendo immortale, anima mia, non inabissarti nei marosi della vita, torna alla sobrietà, gridando al tuo benefattore: O Dio, siimi propizio e salvami.

Martyrikòn. Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

Gloria. E ora.

Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, reggia vivente, colomba spirituale; salve, città del tuo Creatore; salve, rifugio dei fedeli e prima protettrice, difesa di quanti in te confidano, salvezza e redenzione; salve, ponte che fa passare tutti al cielo; salve, tutta benedetta, santa Sovrana.

Continua a leggere

Plagale IV – Lunedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici despotikà. Tono pl. 4.

Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione, perché a poco a poco la mia vita si consuma e non mi viene salvezza dalle opere; per questo prego: Con occhio pietoso, Signore, guarda la mia umiliazione e salvami.

Ineffabilmente concepita.

Pensando a quel giorno tremendo, anima mia, vigila con la lampada accesa risplendente d’olio, poiché non sai quando giungerà a te la voce che dice: Ecco lo Sposo. Bada, dunque, anima mia, non sonnecchiare per non rimanere fuori dalla porta in pianto come le cinque vergini; ma sii ferma e vigilante per andare incontro a Cristo Dio con olio abbondante e lui ti conceda il divino ingresso alla camera nuziale della sua gloria.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Il Sovrano e Creatore dell’universo, assunta la carne dal tuo grembo puro, ti rese avvocata degli uomini, o purissima: per questo tutti in te ci rifugiamo chiedendo la remissione delle colpe, o Sovrana e ti preghiamo di essere riscattati dall’eterno tormento e da ogni castigo nell’aldilà, affinchè con fede ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione, o fanciulla, a quanti si rifugiano con fede nella tua protezione.

Dopo la seconda sticologia, Kathìsmata catanittici

Il Giudice è vicino, dattene pensiero, o anima e rifletti al momento di quel giorno tremendo: perché, il giudizio è senza misericordia per chi non avrà usato misericordia; grida dunque prima della fine: Risparmiami, Salvatore, perché tu solo sei filantropo.

Come la prostituta mi getto ai tuoi piedi per ottenere la remissione delle colpe e, al posto dell’unguento, ti offro lacrime dal fondo del cuore, o Cristo Dio, affinché tu abbia compassione di me come di lei, o Salvatore e mi conceda il perdono dei peccati, perché anch’io come lei a te grido: Riscattami dal fango delle mie opere.

Gloria. E ora. Theotokìon. Conosciuto l’ordine.

O benedetta e pura, piena di divina grazia, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, supplica senza sosta per noi colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, di darci prima della correzione, perdono dei peccati e raddrizzamento di vita affinché troviamo misericordia.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata

Ineffabilmente concepita.

Fino a quando, anima mia, vivrai nella negligenza? Fino a quando passerai noncurante la vita? Déstati, miserabile, dal sonno della noncuranza e, ponendo mente alle tue opere, gemi e trema per la sentenza del giusto Giudice. Come ti difenderai in quell’ora e come sarai riscattata dal fuoco futuro se resti senza correzione? Grida al Giudice prima della fine: Rimetti le mi colpe, Salvatore, poiché solo tu sei longanime.

Martyrikòn. Di luce celeste splende oggi questo tempio: in esso infatti esultano le schiere degli angeli e con loro si allietano i cori dei giusti, nella memoria dei vittoriosi. Per le loro suppliche, manda al tuo mondo la pace, o Cristo e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Dell’incarico segretamente informato, l’incorporeo si recò subito alla tenda di Giuseppe dicendo alla ignara di nozze: Colui che nella sua discesa piega i cieli, immutato tutto in te si racchiude e contemplandolo nel tuo seno prender forma di servo, estatico a te esclamo: Salve, sposa non sposata.

Canone catanittico. Acròstico: Strappa, o Cristo mio, dal fuoco della geenna il tuo Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Liberami dalla geenna che merito per le mie immense colpe, o Redentore e accendi il beato fuoco del tuo amore nella mia mente.

Mi sono sottomesso ottenebrato alle passioni e mi sono rivelato irrazionale, privo di ragione; dona alla mia anima di rinsavire, Signore e salvami nei modi che tu sai.

Martyrikà. Con i corpi straziati dai tormenti, gli illustri martiri incoronati mostrarono la rettitudine e l’inflessibilità e l’amore per il Creatore.

I fiumi di sangue sgorganti dai corpi dei tuoi gloriosi atleti, o compassionevole, per la tua potenza inaridirono i rovi dell’idolatria.

Theotokìon. Risana me, gravemente ammalato di mortifera infermità carnale e passioni dell’anima, o pura, affinché con fede sempre ti proclami beata.

Canone degli incorporei. Acròstico alfabetico. Poema di Teofane.

Irmòs uguale.

Godendo, come principi dei santi angeli, della divina visione, implorate per noi il Salvatore, datore dei beni.

Trattenuti da violente tentazioni, noi fedeli ora accorriamo a voi come protettori; o angeli divini, con insistenza supplicate ora il Sovrano.

Theotokìon. Sii mio rifugio, o Vergine, porto, muro e protezione, o Madre di Dio, che generasti nella carne il Dio redentore e misericordiosissimo.

Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Con quali occhi ti guarderò, Cristo Salvatore, non avendo osservato sulla terra nemmeno uno dei tuoi precetti? Come comparirò davanti al tuo trono a causa degli innumerevoli mali commessi?

Aprendo le braccia della tua compassione accoglimi come un tempo il dissoluto, asservito alle stesse infami passioni a da te allontanato, o Gesù filantropo e sommamente buono.

Martyrikà. Radicati sulla pietra della scienza di Dio, o martiri lottatori di Cristo, con la spada della fede tagliaste i rovi dell’ignoranza e coltivaste frutti di verità.

Le torri incrollabili della vera fede, l’orgoglioso vanto della Chiesa, gli splendidi agnelli immolati, i martiri di Cristo siano lodati.

Theotokìon. Sei mia custode nelle tentazioni, o santissima; ho te come vigile protezione dopo Dio; sii tu mia liberazione da ogni condanna nel giorno del giudizio.

Canone degli incorporei.

Irmòs uguale.

Mostrandovi comandanti dell’armata degli angeli, insigniti di multiformi doni, o archistratèghi, con la vostra protezione mantenete al sicuro la Chiesa di Cristo.

Incoronati ora con lo splendore dell’ortodossia, o divini arcangeli, come famosi protettori, con l’arma della benevolenza, salvate da ogni pericolo l’insieme dei fedeli.

Theotokìon. Della vita senza fine divenisti divina dimora, apparendo unica Vergine Madre casta nei secoli, perciò supplichiamo pure: Per le tue preghiere dall’ombra della morte guidami ora verso la vita.

Ode 4. Irmòs.

Dal monte ombroso, o Verbo, il profeta previde che stavi per incarnarti divinamente dall’unica Madre di Dio e con timore glorificava la tua potenza.

Grande la lotta dell’anima che si separa, timore tremendo quando si assiderà il giudice e gli uomini peccatori verranno giudicati. Ahimè, che cosa farò, una volta condannato?

Con il cuore colmo di impurità e portando lo scomodo fardello dei miei peccati, nella tua misericordia mi rifugio: non disprezzarmi, ma fammi grazia, ti prego.

Martyrikà. Preziosa davanti a Dio fu la vostra morte, valorosi atleti vittoriosi: poiché nelle pene e in svariati tormenti non lo rinnegaste affatto.

Il nemico soffriva mentre i martiri pativano, il suo orgoglio e la sua superbia furono abbattuti e colui che li incoronava fu magnificato e glorificato nelle sue divine membra.

Theotokìon. Supplico te, puro ricettacolo del Sovrano, purificami da ogni macchia, o Genitrice di Dio e mostrami dimora del divino e puro Spirito.

Canone degli incorporei.

Ho udito, Signore.

O coppia che presiedi l’assemblea degli arcangeli, salva ora da ogni pericolo quanti accorrono alla tua protezione.

Contemplando lo splendore tearchico fonte di beni, liberate ora il vostro gregge, o gloriosi archistratèghi.

Theotokìon. Santamente ti glorificano gli eserciti divini degli incorporei, o Genitrice di Dio veneratissima,: concepisti infatti il loro Creatore.

Ode 5. Irmòs.

Illuminaci con i tuoi precetti, Signore e col tuo braccio alzato donaci la tua pace, o filantropo.

Per la mia mente malvagia ti ho irritato, Signore, commettendo cose indegne, ma tu abbi pietà di me, che torno a te e salvami.

Ho la mente non distaccata dai mali, sono insensibile e folle: disperdi la mia nebbia, o Gesù e salvami.

Martyrikà. Vi ha posti il datore di luce come pietre preziose che brillano scienza divina e dissolvono la tenebra dell’errore, o divini martiri.

A leggi malvagie anteponeste leggi divine e predicando Dio vi preparaste a morire per lui.

Theotokìon. Uccidi, o pura, i moti delle mie passioni, tu che col tuo parto, o fanciulla, uccidesti il peccato del progenitore.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Stando attorno a Dio, o archistratèghi e illuminati dai raggi di là scaturenti, custodite il vostro gregge.

Come ministri della liberazione universale, implorate Dio, nostro Sovrano, di donarci liberazione.

Theotokìon. Ti chiamiamo misticamente myron, o purissima, poiché generasti nella carne il Dio che fa scorrere i carismi profumati.

Ode 6. Irmòs.

Tu che confortasti Giona tutto solo nel ventre del cetaceo, Signore, come lui salva me, stretto nel laccio del nemico.

Fa’ sorgere come sole la luce della penitenza su me, oscurato dai peccati, o Cristo, datore di luce, affinché inneggi alla tua benevolenza.

Temo il tuo terribile tribunale, ma non abbandono la consuetudine con il male: correggimi, o Cristo, affinché inneggi alla tua benevolenza.

Martyrikà. In coro i santi martiri lottarono respingendo la torma dei demòni, unendosi con gioia ai cori degli angeli: per le loro preghiere salvaci, Signore.

Con la tua potenza rafforzasti i martiri, Signore: essi spezzarono la forza dell’antico seduttore: per le loro preghiere salvaci, Signore.

Theotokìon. Affinché con voci grate sempre ti glorifichi, o purissima, scaccia il buio dalla mia anima e con la luce della penitenza dissolvi i miei tremendi delitti.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Stando ora degnamente ritti intorno al tremendo trono, divini veggenti, rivestiti dei raggi della Trinità santa, pregate affinché, ricorrendo a voi, siamo liberati da tentazioni e passioni, o arcangeli.

Supplicate affinché, quanti melodiosamente vi inneggiano, siano degni di ottenere ospitalità divina, divina gioia e splendore divino, o divini e gloriosi arcangeli Michele e Gabriele.

Theotokìon. Il talamo animato del Sovrano, illuminato dai raggi fulgidi della verginità, come giglio splendido nascosto fra le spine, la purissima e splendida Vergine Madre di Dio viene glorificata.

Ode 7. Irmòs.

Un tempo a Babilonia i fanciulli, giunti dalla Giudea, per la fede nella Trinità, calpestarono la fiamma nella fornace salmeggiando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come un tempo al pubblicano, o Cristo, concedi anche a me il gemito e come alla prostituta donami di piangere per lavare le mie colpe e fammi grazia affinché canti: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con l’olio di una pura conversione, o Salvatore, risana me, vittima dei briganti corruttori d’anime e ferito gravemente, mentre pentito canto: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Martyrikà. Morendo al mondo, non rinnegaste Cristo, divenuto morte vivificante, valorosi atleti, lottando e cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Professando l’una natura della Trinità in tre caratteri, o sapienti atleti, disperdeste l’inganno politeista degli idoli cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Il Verbo, Dio da Dio, dimorando nel tuo grembo, o piena di grazia, ti rivela protezione di tutti coloro che soffrono e gridano: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Canone degli incorporei. Irmòs uguale.

Multiforme grazia, divini archistratèghi, vi dona il Benefattore di tutti; salvate ora la sua Chiesa che canta: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rafforzati dalla potenza di colui che tutto vede, sorvegliate i confini della terra e salvate tutti quelli che con fede cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Avendo te come porto di salvezza, Madre di Dio, fuggiamo i mali e i marosi della vita, acclamando a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Colui che sul monte santo si è glorificato e nel roveto mediante il fuoco rivelò a Mosè il mistero della Vergine, il Signore lodate ed esaltate per tutti i secoli.

Sottomesso ai piaceri della carne e allontanato stoltamente da te, Signore, sono divenuto simile alle bestie; o Salvatore, non disprezzarmi, ma prima della fine fammi tornare e salvami.

In nessun modo lascio i peccati, ma a te grido: Ho peccato, senza affatto convertirmi. Signore compassionevole, converti la mia anima ottenebrata.

Martyrikà. I valorosi e coraggiosi atleti del Signore, battezzati nei rivi del loro sangue, non conobbero più la sozzura del peccato; perciò, incoronati con gli angeli, esultano senza fine.

I coraggiosi martiri della fede sopportarono l’asprezza delle torture, rafforzarti dalla speranza dei beni futuri e, giunti alla fine, sempre stanno presso il trono del Signore.

Theotokìon. Tu sei fermo sostegno dei vacillanti e correzione dei caduti, o Vergine, perciò rialza me caduto affinché ti glorifichi, o piena di grazia, per tutti i secoli.

Canone degli incorporei. Celebrate e sovresaltate.

I ministri e cantori della tua ineffabile e indicibile gloria, accogli ora supplici, o Cristo, nei secoli.

O unico Buono, accogli l’armata degli angeli che supplica per noi, che t’inneggiamo, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Con i tuoi chiarissimi raggi, Genitrice di Dio, illumina quanti con fede ti cantano e inneggiano per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Come un tempo purificasti la prostituta gettatasi ai tuoi piedi in pianto, o Cristo, come giustificasti il pubblicano, o Verbo, che soltanto gemeva, come hai accolto Manasse, come hai avuto pietà di Davide nel suo pentimento, così accogli anche me e salvami, o filantropo.

Gemi, versa lacrime, o anima: distogliti dalle colpe commesse, gettati apertamente ai piedi di colui che conosce i tuoi segreti e grida con fervore: Ho peccato contro di te, Signore, salvami, abbi compassione, tu che hai viscere di amorosa compassione, o misericordiosissimo.

Martyrikà. Con somma costanza i divini vittoriosi lottarono sulla terra e ora hanno ereditato il regno stabile e partecipano con al paradiso di delizie. Per le loro preghiere, o Cristo, rendici partecipi della tua gloria.

Vi rivelaste astri che illuminano l’oriente senza tramonto e avete dissolto, o sapienti, la sera dell’ateismo; con sacre fiaccole rischiarate tutti coloro che esaltano, o vittoriosi, la vostra festa luminosa.

Theotokìon. Illumina, ti prego, o porta della luce, gli occhi del mio cuore, oscurati dalla profondissima tenebra del peccato; fa’ scendere su di me, o Sovrana, il chiarore della penitenza e liberami per sempre dal fuoco eterno, con la tua mediazione.

Canone degli incorporei. Realmente Madre di Dio.

Manifesta ora la tua Chiesa imitatrice degli incorporei per le virtù, difendendo con gli angeli il tuo gregge, o Cristo.

Gloriosissimi angeli custodi, supplicando Dio, donate la salvezza delle anime a quanti accorrono alla vostra protezione.

Theotokìon. Come aurora agli erranti nel buio, o Vergine, hai fatto sorgere e tenuto fra le braccia il Cristo, sole di giustizia.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Quando pongo mente alla moltitudine dei mali commessi e vado col pensiero a quel tremendo esame, preso da tremore, mi rifugio in te, Dio filantropo. E tu non mi disdegnare, ti prego, o solo senza peccato: prima della morte, dona compunzione alla mia povera anima e salvami.

o.

Dammi lacrime, o Dio, come un tempo alla peccatrice e rendimi degno di irrorarne i tuoi piedi, che mi hanno liberato dalla via dell’errore e di offrirti come unguento profumato, una vita pura che mi sia edificata nel pentimento, perché oda anch’io la tua voce desiderata: La tua fede ti ha salvato, vai in pace.

Martyrikòn. Come vi chiameremo, santi? Cherubini, perché in voi ha riposato Cristo; serafini, perché senza sosta lo glorificate; angeli, perché avete abbandonato il corpo; potenze, perché operate con i prodigi. Molti sono i vostri nomi e più ancora i vostri carismi. Intercedete per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti cantano gli esseri celesti, Madre senza nozze, piena di grazia e noi glorifichiamo la tua imperscrutabile generazione. Madre di Dio, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Alla Liturgia

Beatitudini.

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Sana le passioni della mia anima e del mio corpo, o Cristo, unico medico e, come compassionevole, lavami con rivi di compunzione, purificandomi tutto.

Attorniando il trono della venerabile tearchia troni, cherubini, principati potenze e gli altri ordini di incorporei, santamente risplendono.

Martyrikòn. Infiammati dall’ardore dell’amore di Cristo, in mezzo al fuoco restavano illesi gli atleti, bruciando le spine dell’empietà per divina grazia.

Gloria.

O Trinità semplice, Monade principio assoluto, libera dal fuoco inestinguibile i tuoi servi per le suppliche dei tuoi divini incorporei e falli degni del regno.

E ora. Theotokìon.

Isaia ti previde un tempo nel volume che inesplicabilmente il dito del Verbo scrisse, o piena di grazia; scrivici nel libro della vita.

Continua a leggere

Plagale IV – Martedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Lunedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà Prosòmia Despotikà.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

A chi ti paragonerò, o anima, che passi la vita in tanta noncuranza e gravata dal profondissimo sonno di opprimente prostrazione? Affréttati a correre, gettati ai piedi di colui che tutto sa: piangi e chiedi per te tempo di penitenza, prima che tu divenga preda, o infelice, del fuoco inestinguibile.

O Cristo, tu conosci l’infermità della carne umana e ti è nota l’inconsistenza della nostra natura, o Sovrano, perché tu sei nostro Creatore e Dio; ferma la burrasca del mio cuore, donando la bonaccia alla mia povera anima; concedimi di correggere le mie opere sconvenienti e strappami al fuoco inestinguibile, come unico compassionevole.

Tutta la vita e l’esistenza ho trascorso malamente da dissoluto, o filantropo, senza preoccuparmi affatto dei castighi dell’aldilà, ma tu, Dio mio, accoglimi mentre ora torno a te come il dissoluto, per le sante suppliche del tuo precursore e di tutti i tuoi santi e di colei che ti concepì e salvami, o Cristo.

Stichirà del precursore. Uguali.

Rampollo della sterile, germoglio della purezza, decoro dei mortali, precursore del Sovrano, celebratissimo Giovanni, divino custode della mia povera anima, concedimi la tua intercessione e il tuo aiuto, riscattandomi dalle macchinazioni del serpente, dalla malvagità della sua oppressione e della sua aggressione.

Affinché glorifichi, veneri, onori, inneggi, celebri con fede il tuo divino nome luminoso, tu che hai il nome della grazia, non abbandonare mai il tuo servo, non separarti da me, divino precursore, ma da ogni male e pericolo custodiscimi e proteggimi per sempre con le ali della tua venerabile intercessione.

Sei tutto dolcissimo e pieno di divina dolcezza e allieti tutti coloro che con fede a te accorrono, addolcendo i sensi dell’anima e del corpo, liberandoci sempre da infermità, afflizioni, turbamenti, mali, insulti e rovina spirituale.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Salve, casta Madre di Dio Sovrana, salve, pura residenza di Dio, salve, carro divino del Verbo, piena di grazia, salve, palazzo dell’incarnazione, salve, divino tesoro, talamo di Dio animato, divina mensa e arca e dimora del divino Spirito.

Apòstica catanittici.

Senza sosta gli angeli ti celebrano, Re e Sovrano: e io mi getto ai tuoi piedi, gridando come il pubblicano: O Dio, siimi propizio e salvami.

Essendo immortale, anima mia, non lasciarti sommergere dalle onde della vita: torna sobria gridando al tuo benefattore: O Dio, siimi propizio e salvami.

Martyrikòn. Martiri del Signore, supplicate il nostro Dio e chiedete per le nostre anime molta compassione e il perdono per le tante colpe: vi preghiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

La tua protezione, Vergine Madre di Dio, è spirituale luogo di cura: rifugiandoci in essa, veniamo liberati dalle malattie dell’anima.

Continua a leggere