PERIODO DEL TONO PL. 4
Mercoledì al Mattutino
Dopo la prima sticologia
Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.
Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi né la terra, scuotendosi, avrebbe sussultato. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.
In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.
Gloria. E ora.
Stavrotheotokìon. Ineffabilmente concepita.
Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.
Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.
Risorgesti dai morti.
In mezzo all’Eden un albero fiorì la morte; in mezzo alla terra, un albero germogliò la vita; gustando del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato la stirpe umana.
Conosciuto l’ordine.
Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, fu piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo innalzato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
Stando presso la croce in lacrime, con voce compassionevole la Madre di Dio gridava: Davvero incomprensibile, o Figlio, è la tua passione; non sostengo lo strazio delle mie viscere, non sopporto di vederti sulla croce; non disdegnare la tua serva: risorgi dai morti glorificando me che grido: O misericordiosissimo, gloria a te.
Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.
Conosciuto l’ordine.
Un albero nell’Eden produsse un tempo amarezza; ma l’albero della croce fece fiorire dolcezza di vita: poiché Adamo, mangiandone, cadde nella corruzione, ma noi, deliziandoci della carne di Cristo, siamo misticamente vivificati e divinizzati, ricevendo il regno eterno di Dio; perciò con fede acclamiamo: Gloria, o Verbo, alla tua passione.
Martyrikòn. I martiri di Cristo, incenerite con la continenza le forme e i moti brucianti delle passioni, ricevettero la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e compiere prodigi sia in vita sia dopo la morte: poiché è straordinario prodigio che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria al solo Dio Creatore.
Gloria. E ora.
Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.
L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, che va contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Risorgi dunque dai morti il terzo giorno, come tu hai detto, o Verbo.
Canone stavròsimo. Acròstico senza stavrotheotokìa: A colui che è steso sul legno grazia. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.
Morto in croce, o Verbo, vivificasti e ornasti con gloria me morto: venero il tuo potere, canto la tua passione e la tua smisurata compassione.
Come fu piantata sul legno, la vite non coltivata zampillò per noi vino di grazia divina, allietando i cuori e dissolvendo del tutto l’ebbrezza dell’errore e annientando il peccato.
Martyrikà. Ornati di sacre ferite e abbelliti da pene atletiche, o martiri di Cristo, state presso lieti il Sovrano, che vi abbellisce magnificamente di gloria e apparite di aspetto divino.
Rafforzati visibilmente dalla forza divina, o santi martiri, virilmente abbatteste la funesta forza del potente e splendidamente incoronati con diademi di vittoria, con gioia state presso il Signore.
Stavrotheotokìon. Stando presso la tua croce, Signore e guardando le tue ferite, Sovrano, l’ignara di nozze amareggiata diceva: Ahimè, figlio, soffro crudelmente ora, io che ho sfuggito i dolori nel tuo parto!
Canone della Theotòkos. Acròstico: E’ un’ottava supplica alla Vergine. Giuseppe.
Lo stesso irmòs.
Cose gloriose si dicono di te, Vergine glorificata, gloria dei fedeli, unica ad ascoltare: perciò per le tue preghiere rendi partecipe della gloria futura me, che ti glorifico, o Sovrana casta e pura.
Benedetto il frutto del tuo grembo, o purissima: per esso tutti noi mortali siamo stati sciolti dalla maledizione, o pura benedetta, prodigio inspiegabile, visione incomprensibile, salvezza di tutti i mortali.
La moltitudine degli angeli, la folla dei discepoli, l’assemblea dei profeti, dei martiri e dei tuoi santi sempre ti supplica, Signore, di donare, come filantropo, perdono dei peccati per la Madre di Dio.
Con fede supplico te, che hai accolto nelle viscere, o pura, il fuoco inestinguibile: grazie alle tue suppliche accette scampami dalla geenna e liberami dal castigo preparato per la moltitudine delle colpe.
Ode 3. Irmòs.
Tu che in principio hai stabilito i cieli con sapienza e disposto la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.
Hai stabilito i cieli e fondato la terra e col tuo verbo hai incatenato il mare e per me sei stato legato e appeso alla croce per liberarmi dalle catene del peccato, o filantropo.
Gettandoti sul legno della croce il nemico morì con i suoi malvagi demòni e colui che era stato condannato per aver gustato la malizia, ottiene misericordia e il creato viene fondato sul fondamento della pietà.
Martyrikà. Consegnati a svariate torture, spade e belve, nudi, i valorosi atleti divini non si sottomisero al malvagio persecutore grazie a una forza superiore.
Mirando con pensiero e mente vigile a ciò che è eterno, i gloriosi martiri di Cristo disprezzarono del tutto ciò che passa, perciò sopportavano con gioia intollerabili pene.
Stavrotheotokìon. L’inneggiatissima agnella, contemplando l’Agnello giunto alla sua volontaria passione e crocifisso nella carne, parlava piangendo e glorificando inneggiava la sua longanimità.
Canone della Theotòkos.
O Signore, creatore.
Sono decaduto dalla cittadinanza sacra, o pura, assimilandomi alle bestie e dannandomi completamente; tu che generasti il Creatore, scampami da ogni condanna e salvami.
Concedimi profondi gemiti e lacrime dell’anima e durevole compunzione, o Fanciulla, affinché mi penta delle passioni cresciute in me per la mia negligenza, o piena di grazia divina.
Le schiere sovracelesti, gli spiriti liturgici, il popolo dei profeti, dei tuoi apostoli e dei tuoi martiri, con la tua Genitrice, ti supplicano, o compassionevole, di donare al tuo popolo remissione dei peccati.
Come compassionevole, o pura, supplica ora il compassionevolissimo, affinché mi renda degno di divina compassione; richiama ora alla penitenza me, spietato e privo di compassione.
Ode 4. Irmòs.
Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o filantropo.
La stirpe dei mortali viene richiamata dalla caduta che subì un tempo il primo creato: infatti il Plasmatore di tutto è giunto sulla croce e con le dita insanguinate è inchiodato volontariamente con chiodi alle mani e trafitto al fianco da una lancia.
Fu innalzata la croce e ogni errore cadde, fu spogliato il Salvatore e l’avversario fu spogliato e Adamo si rivestì d’incorruttela, il creato illuminato e il sole oscurato per la tua crocifissione, o Cristo.
Martyrikà. Come vittime immolate negli ultimi tempi, vi immolaste al Verbo immolato, o martiri, inaridendo con i rivi del vostro sangue, per divina grazia, il mare dell’errore e in ogni tempo respingete il riversarsi delle passioni, con piogge di miracoli, o gloriosi.
Avete subito amputazioni di membra, estirpazione di tutti denti e delle unghie, o martiri, spietatamente vi furono tagliate le mani, la lingua e i piedi e le giunture del corpo; perciò siete degni di gloria infinita, stando presso il Dio di tutti.
Stavrotheotokìon. La vitella intatta, vedendo il suo vitellino steso sul legno, gridava gemendo: O Figlio, come un popolo di criminali non ha avuto la minima pietà per colui che ha avuto pietà, ma con pensiero malvagio, ha preferito ucciderti ingiustamente?
Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.
Con la divina lancia, che trafisse il divino fianco, di colui che si fece uomo volontariamente da te, Vergine purissima, lacera il maligno chirografo dei miei peccati e supplicalo di scrivere salvo nel libro me, che stoltamente mio sono allontanato da Dio.
Affinché ti glorifichi con voci grate, affinché ti magnifichi con affetto divino per il tuo immenso parto, o purissima, che hai magnificato tutti gli umiliati, rendi degno del perdono me, che ho grandemente peccato e sono gravemente caduto, o fanciulla.
Le leggi di natura in te si rinnovano; oltre natura infatti concepisti il Verbo, perciò ti supplico con fede: per le tue preghiere, purissima, salva me, che ho molto peccato oltre la natura umana e mi sono allontanato da Dio.
Con le frecce del peccato il nemico ha ferito tutta la mia anima e con i piaceri ha sporcato il mio cuore e mi ha fatto deviare dalla retta via, o Vergine; perciò ti grido: Accoglimi pentito e salvami.
Ode 5. Irmòs.
Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.
Per liberarmi dal gusto edonista hai gustato volontariamente il fiele, o magnanimo e per spogliarmi della mortalità, o Gesù, accettasti di esser steso sulla croce: canto a te, compassionevole.
Rinnovando la mia anima corrotta per le passioni, o Verbo, appeso al legno consegnasti l’anima al Padre e la terra inanimata, vedendo queste cose, non sopportava, ma con timore tremava inneggiandoti.
Martyrikà. Vi siete abbelliti ornandovi della divina passione, o martiri e avete seguito il Verbo unigenito del Padre senza principio, che a tutti dà l’impassibilità attraverso la passione, per questo con lui siete glorificati.
Estraniandovi dalle cose di quaggiù, avete ereditato i beni invisibili, dimorando nelle divine dimore sovraccelesti, divinizzati immaterialmente per divina partecipazione, o invitti martiri del Salvatore.
Stavrotheotokìon. Strano spettacolo vedo, gridavi, o inneggiatissima: Come colui che con lo sguardo scuote la terra tutta si addormenta innalzato sulla croce? Venero te, Figlio longanime, mentre stai per svegliare gli addormentati da secoli.
Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.
Di generazione in generazione in ogni tempo sei detta beata e inneggiata dalle potenze superne come colei che ha unito la terra al cielo, unica benedetta tra tutte le donne, tu che hai rialzato l’umanità dalla caduta.
Rafforzami affinché rimanga salvo e non mi distolga dalla posizione migliore, ma anzi, dammi di camminare rettamente e di piacere a Dio per le mie azioni, scampandomi dall’irrazionalità, tu che generasti il Verbo buono.
O Verbo, che sulla croce hai effuso tutto il tuo sangue per la tua immensa compassione, prosciuga il mare delle mie passioni e per le preghiere della Theotòkos, rendimi degno di esserti gradito, o Dio.
Ode 6. Irmòs.
L’abisso dei peccati e il burrone delle colpe mi scuotono e con violenza mi spingono verso il baratro dell’ignoranza, ma tu, stendi la tua forte mano come a Pietro e salvami dalla corruzione.
Le potenze tutte dei cieli t’inneggiano vedendoti, o Verbo, sospeso sulla croce e Adamo ferito viene sanato, o Salvatore, per la tua croce e la maledizione è bandita.
Venne sciolta dai legami la stirpe umana, o magnanimo, quando fosti legato nella carne e fu legato il tiranno, calpestato come un passero da tutti i fedeli. Gloria, o Cristo, al tuo potere.
Martyrikà. Appariste divini, o atleti, incendiando per grazia come carboni ogni materia d’empietà, voi che, circondati di carboni e fuoco avete accolto il divino refrigerio.
Come agnelli del vero pastore in mezzo ai lupi, o atleti, siete rimasti illesi e terminando bene la via divina, avete preso dimora nel recinto celeste.
Stavrotheotokìon. La Vergine, che concepì il Signore della vita, splendido di bellezza più di tutti i figli degli uomini, gridava: Come muori adesso, o Figlio, senza bellezza nella crocifissione, tu che abbellisci tutto con un cenno?
Canone della Theotòkos. Perdonami, Signore.
Riceve misericordia grazie a te la natura umana: concepisti infatti il misericordioso Signore; perciò ti supplico, abbi misericordia, o purissima, abbi misericordia della mia anima.
Le schiere degli incorporei, dei martiri, dei profeti, e degli apostoli, attraverso la tua Genitrice ti supplicano, o Cristo: salva da ogni difficoltà il tuo popolo.
O terra non coltivata, che concepisti il coltivatore e Creatore di tutti, rendi fertile con la divina conoscenza la mia anima impazzita per le passioni.
Ho trasgredito i comandamenti che mi guidavano a Dio e volontariamente mi sono asservito a malvagie passioni, perciò ti imploro, liberami dal loro dominio, o sempre Vergine.
Ode 7. Irmòs.
Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Hai steso le tue mani con cui compisti prodigi, o Cristo e ricevuto ferite sanando tutte le mie ferite; inneggio a te, Verbo, acclamando, o magnanimo: Benedetto il Dio dei nostri padri.
I chiodi ti trafissero mani e piedi, o Cristo crocifisso e una lancia il fianco, facendo sgorgare flutti di remissione per tutti quelli che senza sosta cantano e dicono: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Martyrikà. Formiamo un coro inneggiando ai martiri di Dio, annoverati con i cori degli angeli, mentre rischiarano la terra e in ogni tempo cantano: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Avete preso dimora santificandovi nello splendore del santuario, inviando santificazione e redenzione a tutti quelli che vi celebrano e acclamano: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Stavrotheotokìon. Come il sole inaccessibile viene steso sul legno, o Verbo? Così gridava la Vergine, vedendo il sole sospendere la sua corsa incapace di apparire per la tua passione, o Sovrano. Inneggio e venero il tuo divino potere.
Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.
Per il tuo indicibile concepimento, ci hai resi degni di cose tremende e indicibili, o Madre di Dio; scampami dunque dal castigo tremendo e fammi degno della grazia indicibile, affinché inneggi sempre a te, o inneggiatissima.
Pigramente ho sprecato la mia vita, sono rimasto senza frutto e temo il giudizio e l’inestinguibile fuoco della geenna; tu che generasti il fuoco inestinguibile, per la tua mediazione, liberami dal fuoco.
Ogni meraviglia è superata dal tuo meraviglioso concepimento; perciò grido a te, pura Vergine: o Genitrice di Dio, mostrami le meraviglie della tua misericordia e salvami dall’ira che mi attende.
Abbi compassione di me, vissuto nella negligenza, trasgredendo le tue sante leggi e i tuoi santi precetti, o Salvatore, come Dio benevolo e misericordiosissimo salvami per la tua Genitrice.
Ode 8. Irmòs.
Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.
Sei germogliato incarnato dalla radice di Iesse, o Cristo e, portando una corona di spine, recidi la spina della trasgressione prodotta da Adamo; steso sul legno risani la maledizione germogliata da un albero e salvi quanti cantano: popolo, esaltate Cristo nei secoli.
Per divinizzare l’uomo, o filantropo, divenisti mortale e affrontasti la croce col fianco trafitto e bevendo aceto; perciò, salvati dalla tua passione, o Verbo, gridiamo grati: Sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.
Martyrikà. Con i piedi legati, senza pietà sacrificati nel fuoco come agnelli, consegnati alle belve, decapitati, voi, martiri, gioite di gioia indicibile gridando: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.
O martiri incoronati, compagni degli angeli, calpestando i crudeli nemici, pregate per noi il Signore affinché viviamo in amore e grande concordia gridando: Fanciulli benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.
Stavrotheotokìon. Soffrendo gemevi maternamente parlando e non sopportando la stretta ai visceri, guardando in croce il parto del tuo grembo gridavi: Che vedo? Come soffri tu, per natura impassibile? Tuttavia tu vuoi liberare dalla corruzione la stirpe degli uomini.
Canone della Theotòkos.
Lo stesso irmòs.
Vivifica, rialza e guarisci la mia anima mortificata, caduta e ferita, pacifica il mio intelletto, calma le onde delle tentazioni, o Vergine e salva me, che grido: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.
Come il ladro a te grido: Ricordati di me, filantropo; piango come la prostituta e a te grido: Ho peccato; come un tempo il dissoluto; per la Madre di Dio, accoglimi penitente e disperato, affinché inneggi con zelo: Sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.
Supplicando grido a te, Madre di Dio lodatissima con le immateriali potenze incorporee, con i beati, i martiri, gli apostoli e i profeti; supplica per tutti coloro che con fede divinamente cantano: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.
Ode 9. Irmòs.
Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.
Con le piaghe e il sangue delle tue mani, o Sovrano, curasti le mie piaghe e nella tua bontà, Signore, con la trafittura sulla croce dei tuoi piedi, che i progenitori videro un tempo camminare nel paradiso e si nascosero, guidasti il mio cammino nelle vie di salvezza.
Fu raddrizzato dalla sua grave caduta il primo plasmato quando tu fosti drizzato in croce, mentre tutta la forza del nemico fu fatta cadere; e tutta la terra si santificò per il sangue e l’acqua usciti dal tuo fianco: perciò, Signore di ogni pietà, senza sosta ti magnifichiamo.
Martyrikà. Tormentati, terminaste le vessazioni del maligno, o santi martiri e con le catene che subiste con costanza, legaste lui calpestandolo pieno di vergogna, reso dalla divina grazia oggetto di riso per chi lo vede.
La terra fu santificata con la deposizione delle sacre reliquie dei martiri: in esse possiede infatti una fonte che fa divinamente scaturire guarigioni d’ogni sorta, curando senza sosta le passioni dei corpi e delle anime e scaccia col divino Spirito l’onta dei demòni.
Stavrotheotokìon. Sfuggita alle doglie materne al tempo del parto, o longanime, poiché ora tu ti dai volontariamente alla passione e ti sottometti al dolore, io soffro nelle viscere e nell’anima e sono colma di pena; così esclamava la purissima e noi, com’è degno, la magnifichiamo.
Canone della Theotòkos. Freme ogni orecchio.
Odivina lettiga di Salomone, che ora circondano sessanta prodi, come dice la Scrittura e nella quale riposò il Verbo, con la tua potenza custodiscimi illeso, o pura sempre Vergine, tra le miriadi di demòni che di continuo mi incalzano.
Stillando divina dolcezza, tu che concepisti la dolcezza di tutti, addolcisci la mia anima avvelenata da quella del serpente, allontanandomi in ogni tempo dall’amaro peccato con la tua mediazione, o avvocata mai confusa dei fedeli.
Gesù, sole di gloria, illumina la mia anima infelice, per le suppliche della pura Vergine divina tua genitrice, per quelle dei liturghi incorporei, dei tuoi venerabili apostoli, dei gerarchi, dei profeti, dei martiri illustri e dei tuoi santi.
Tremo, o unico Re, di fronte alla tua seconda venuta e temo, perché, del tutto condannato, non so a chi rivolgermi. Signore; perciò grido a te prima della fine, con la mediazione della tua genitrice: Risparmiami e salvami, o misericordioso, buono e filantropo.
Apòstica delle lodi, stavròsima.
Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, o nostro Salvatore: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.
II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, ha fatto fiorire la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece ha dato la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione interrompesti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.
Martyrikòn. Invitti martiri di Cristo, che avete vinto l’inganno con la potenza della croce, voi avete ricevuto la grazia della vita eterna. Non avete temuto le minacce dei tiranni, vi siete rallegrati nel subire tormenti e ora il vostro sangue è divenuto guarigione per le nostre anime: pregate per la salvezza delle nostre anime.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon, uguale.
Vedendoti confitto al legno, Signore, l’agnella che ti partorì senza seme si lacerava il volto e gridava nel pianto: Figlio mio, come dunque sopporti questa ingiusta immolazione? Muori dunque come un uomo, o immortale? Dimmi una parola, luce dolcissima, guarda la Madre che ora ti piange e glorificala, o Verbo, con la tua risurrezione.
Alla Liturgia
Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).
Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.
Col bastone Mosè raffigura la croce: taglia l’abisso, guidando il popolo israelita, mentre noi, tracciandone il segno, respingiamo i nemici spirituali.
Un tempo Giacobbe benedicendo i fanciulli incrociò le mani simboleggiando il segno della tua croce, col quale ci hai liberati tutti dalla maledizione, o Cristo Salvatore.
Martyrikòn. Imitando la passione di Cristo, o atleti, avete subito eroicamente amare torture e incoronati con corone di incorruttela, avete preso dimora nei cieli.
Gloria.
Gloria al Padre, all’unico immortale, gloria al Figlio, al vivente nei secoli, gloria insieme allo Spirito santissimo, che santifica tutto il creato.
E ora. Theotokìon.
Dal tuo grembo verginale è sorto il Creatore del sole e della luna; vedendolo crocifisso, Madre di Dio, tutto il creato si sollevava.

