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Periodo Del Tono 4 Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, kathìsmata stavròsima. Tono 4.

Ci hai riscattati dalla maledizione della Legge col tuo sangue prezioso: inchiodato alla croce e trafitto dalla lancia hai fatto zampillare l’immortalità per gli uomini. Salvatore nostro, gloria a te.

Tu che volontariamente fosti innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici; trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Stupì Giuseppe.

Stando presso la croce, l’agnella purissima, Madre dell’agnello e Redentore, faceva penosamente lamento e guardandolo diceva sbigottita: Che cos’è questo spettacolo nuovo e strano? Tu dunque, dolcissimo Figlio, sopporti volontariamente tutto questo? Subisci volontariamente la crocifissione e questa morte atroce? Glorifico, o Creatore, la tua condiscendenza oltre ragione.

Dopo la seconda sticologia, altri kathìsmata. Autòmelo.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per le preghiere della Madre di Dio, o unico filantropo.

Alla croce ti inchiodarono i giudei, o Salvatore; per essa ci hai chiamati di tra le genti un tempo, o Cristo nostro Dio; su di essa stendesti le palme secondo il tuo disegno e accettasti che il tuo fianco fosse trafitto dalla lancia per la tua grande compassione. O filantropo, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon uguale.

Quando la Madre tua senza sposo ti vide innalzato sulla croce, lamentandosi amaramente così parlava: Che cos’è questo spettacolo nuovo, strano e inaspettato? Come dunque un popolo iniquo configge alla croce te, unico datore di vita, mia dolcissima luce?

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che volontariamente.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per l’amaro consiglio dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Martyrikòn. Rivestita come di porpora e bisso del sangue dei tuoi martiri nel mondo intero, la tua Chiesa tramite loro a te grida, o Cristo Dio: Fa’ scendere sul tuo popolo le tue compassioni, concedi agli abitanti della tua città la pace e dona alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Tu che volontariamente.

Vedendoti appeso alla croce, o potente, l’agnella Vergine, gemendo diceva tra le lacrime: Quale ineffabile condiscendenza è la tua, o Verbo! Come dunque il popolo condannato ha ora condannato te, Dio che verrai per giudicare tutti? Inneggio alla tua inesprimibile misericordia.

Canone stavròsimo. Acròstico senza theotokìa: La tua croce è arma di salvezza. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek.

Tu che hai steso i cieli, Signore Gesù, chiaramente hai steso le mani sulla croce per abbracciare le genti da te lontane, come buono e compassionevole.

Con la tua croce proteggimi, o Cristo, perché non diventi preda del lupo che cerca di perdermi, o Verbo e ogni giorno mi prepara imboscate e agguati.

Martyrikà. Con i vostri dolori pene spezzaste la causa d’ogni male: ereditando la vita e la benevolenza, beatissimi martiri, lenite ogni pena fisica e spirituale.

Con catene infrangibili legaste l’industrioso diavolo, o sapienti: vi uniste a Cristo, che volentieri si lascia legare per dissolvere ogni errore, perciò vi diciamo beati.

Stavrotheotokìon. Dopo il concepimento, pura Vergine, conservasti la verginità, avendo concepito prodigiosamente colui che fu innalzato in croce: e noi fedeli a gran voce ti magnifichiamo.

Canone della santissima Theotòkos. Acròstico: Ode quarta alla fanciulla Theotòkos.

Stesso irmòs.

Tu che sei più pura di ogni creatura, o purissima, purifica con la tua pura preghiera, Genitrice di Dio, il mio cuore sporcato malamente da impure passioni.

Liberami da lacrime e gemiti che mi attendono nel giorno del giudizio, pura Vergine Madre, con le tue preghiere gradite a Dio, nostro Creatore.

Per il tuo ineffabile concepimento tu sola liberasti la stirpe umana dalla maledizione antica; per le tue preghiere, o Vergine, libera me, schiavo di passioni carnali.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Innalzato sulla croce, innalzasti i caduti nella corruzione e abbattesti il nemico, Cristo Sovrano, nostro Dio.

La spada del maligno fu spezzata quando fosti trafitto dalla lancia al fianco e il paradiso fu aperto per tutti, Verbo enipostàtico del Padre.

Martyrikà. Quali fiumi fiammeggianti, i martiri fermarono i fiumi dell’errore e spensero l’incendio del politeismo.

Crocifissi e colpiti sulla terra, o martiri di Cristo, uccideste con la spada della fermezza, il drago ostile.

Stavrotheotokìon. L’agnella pura, vedendoti crocifisso, amaramente piangeva celebrando la tua potenza, Sovrano.

Canone della Theotòkos. Non è la scienza.

Supplico te, Sovrana, superiore ai cherubini: dimostra superiore alle passioni del corpo il mio intelletto decaduto per la malizia del serpente.

Nel tremendo giorno del giudizio, quando il Signore verrà a giudicare i molti peccati che ho commesso, o Vergine, salvami dal castigo.

Per la tua compassione converti il mio comportamento spietato, o Cristo; per le suppliche di colei che ti concepì, salva me, spietato.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, sole di giustizia, elevato sulla croce, la Chiesa stette al suo posto e a ragione acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendoti volontariamente sospeso all’albero, sole di gloria, il sole si coprì di tenebra, le rocce si spezzarono e il velo si squarciò in due.

Alla tua crocifissione, Signore, mentre la lancia ti trafiggeva, per tuo ordine la spada sguainata fu distolta dal ladro alla tua destra inneggiante alla tua potenza.

Martyrikà. Protetti dall’arma della tua croce, i tuoi atleti, Signore, non furono colpiti dai dardi del malvagio, ma rovesciarono le mura instabili della mania idolatrica.

Come sacrifici puri e olocausti immolati, vi sacrificaste al Signore che per compassione s’impoverì, ricevendo ricompense per le vostre pene.

Stavrotheotokìon. Vedendo il tuo Signore sospeso all’albero della croce, il dolore lacerò l’anima di te, che nel tempo concepisti il senza tempo, che serbò inviolata la tua verginità.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Tu che sei divina dimora di colui che si svuotò per beneficare la propria creatura, o purissima, santifica la mia anima e illumina il mio pensiero.

Libera dal gorgo del male, con la tua intercessione rinsalda la mia anima trascinata nella bufera del male e nell’abisso delle passioni.

Palazzo animato del Re celeste, o Vergine, ora ti supplico, per le tue preghiere rivela dimora della Trinità me, divenuto spelonca di ladri.

Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Dal tuo fianco trafitto fai scorrere su me, Signore, i divini rigagnoli dell’immortalità per riparare la colpa commessa dal fianco del primo creato.

Trofeo contro i nemici è la tua croce, che donasti a noi, o Verbo, come salvezza delle anime per i tuoi cantori.

Martyrikà. Sebbene mortali, fulgidi martiri, raggiungeste gli angeli fiammeggianti subendo la fiamma dei tormenti.

Con i corpi spezzati da tanti supplizi, i martiri confermarono nelle loro anime l’incrollabile amore per il Creatore.

Stavrotheotokìon. L’unico buono incarnato in un grembo incorrotto, fu visto addirittura crocifisso per liberarci dalla corruzione.

Canone della Theotòkos.

Gli empi non vedranno.

Avendo concepito l’agnello di Dio, o agnella, vivifica la mia anima avvelenata dal morso del serpente e smarrita sul monte della trasgressione.

Per la tua fervida intercessione, Madre di Dio illustrissima, piamente smuovi al calore dell’amore di Dio la mia anima congelata dalla forza dei nemici.

Libera dalla vergogna delle passioni la mia povera anima e con la tua intercessione guida nella purezza la mia vita, o fanciulla, buona e pura fra le donne.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Tu che superi ogni onore, sopporti l’infamia per liberarmi dal disonore e salvarmi con la tua croce, Signore filantropo.

Quando sulla croce deponesti la tua vita, uccidesti l’autore della nostra morte, coprendolo di vergogna; gloria alla tua potenza, Signore.

Martyrikà. Il malvagissimo che vi feriva con supplizi letali fu ferito e calpestato dai vostri piedi apparendo a tutti come ridicolo, o martiri.

Dalle vostre reliquie, o martiri, scorrono guarigioni; le vostre ceneri conservate nelle tombe sciolgono i demòni come polvere e curano svariate malattie fisiche.

Stavrotheotokìon. La Vergine piangendo gridava: una folla iniqua ti trafisse di chiodi e il mio cuore è straziato dalla spada del dolore, o mio Creatore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Il tuo parto divenne vincitore della morte, essendo vita e redenzione dei mortali, o Vergine; per questo ti supplico di rialzare la mia anima uccisa.

Affondo nell’oceano di questa vita, o filantropo; stendi la mano per salvarmi per le preghiere della Madre di Dio e delle innumerevoli potenze celesti.

O terra che producesti la spiga divina, non disprezzare la mia anima incolta, che si consuma nella fame delle cose divine, ma nutrimi con i divini carismi di tuo Figlio.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Ti lasciasti crocifiggere nudo, o unico immortale, che rivesti il cielo di nubi e rivesti di vergogna eterna colui che spogliò un tempo i progenitori.

Salisti sulla croce e Adamo caduto si rialzò: una lancia ti trafisse il fianco, o Sovrano e l’ostilissimo ricevette il colpo mortale. Benedetto il tuo potere, Signore.

Martyrikà. Splendidamente uniti allo splendido Verbo, legati e torturati, vi separaste da tutto il mondo, o atleti e legaste per sempre il nemico.

Le mura dell’errore con la leva divina della divina passione davvero abbatterono gli atleti e si rivelarono muro per i fedeli e difesa per i pii che li dicono beati.

Theotokìon. Cristo Dio, apparso come rugiada nella fornace, non bruciò affatto il tuo grembo, o fanciulla che contemplandolo appeso al legno, glorificavi la sua inesplicabile discesa.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O monte divino da cui fu tagliata senza mano la pietra, che spezzò le stele diaboliche, scaccia, o fanciulla, dalla mia anima gli idoli e dal mio cuore la durezza pietrificante.

Non vacillasti accogliendo in grembo, o fanciulla, colui che, quando vuole, fa tremare la terra e tutto ciò che contiene; rafforza, dunque, il mio cuore, vacillante per gli assalti del nemico.

Il maligno mi ottenebra con l’onta dei piaceri; dissolvi, dunque, o Vergine, i miei pensieri carnali, ornandomi di virtù, o Madre di Dio, affinché diventi tutto spirituale.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Tu che stendesti le mani sulla croce, volendo sanare, o Sovrano Signore compassionevole, il peccato della mano avida, trafitto dai chiodi, allontani ogni pensiero del progenitore, che canta: opere tutte, benedite il Signore.

Fu stracciato il chirografo di Adamo, prima creatura, quando il tuo fianco fu trafitto; per lo scorrere del tuo sangue, Sovrano, l’universo è santificato, sempre acclamando con voci grate: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Martyrikà. Stando in mezzo al fuoco come refrigerati, non bruciavano gli illustrissimi martiri e cantavano in sinfonia mistica con i fanciulli l’ode realmente divina: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Portando sempre la fiamma del vostro amore, non cadeste nelle tenebre del castigo, ma per effetto della forza divina, o martiri, correvate alla luce senza tramonto, gridando senza sosta: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Stavrotheotokìon. Vedendo Cristo morto e ucciso il nemico che aveva ucciso i mortali, l’inneggiatissima Sovrana piangendo inneggiava al Sovrano e celebrando la sua magnanimità gridava: Opere tutte, inneggiate al Signore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Concepisti lo splendido frutto, gustando il quale la morte rovinò, perciò a te grido, o Sovrana: Vivifica me, ucciso malamente dal frutto del peccato, cantando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Seda i moti passionali della mia mente con la tua insonne preghiera, Sovrana purissima e rialzami dal sonno della pigrizia per cantare con anima vigile: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Anima misera, non avrai patrocinio dall’alto perché il gran numero delle opere cattive ti condanna; per questo convertiti e come collaboratore per il bene prendi la sola incontaminata, poiché è l’unico rifugio dei mortali.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ecco, la Vita appesa alla croce è apparsa a tutti: il sole, non potendolo sopportare, sospende i suoi raggi, la terra si scuote e i pensieri si fissano nella pietà e nell’austerità.

Come può il popolo iniquo, o mio Gesù, condannare a morte di croce te, il legislatore, che sei la vita di tutti e il Signore e che con la passione concedi l’impassibilità a tutti i mortali?

Martyrikà. Con le vostre bocche teologhe predicaste con tutta sapienza l’incarnazione del Verbo in mezzo a nemici che vi maltrattavano, o illustri; lottando santamente lottato, foste coronati con le corone della vittoria.

Splendendo in pieno giorno come stelle, diffondete bagliori in tutto il creato col fulgore delle sacre lotte e con i divini splendori delle guarigioni e dileguate la profonda notte delle passioni, o martiri divini.

Stavrotheotokìon. Illumina, o pura, la mia anima oscurata dal peccato; disperdi le nubi dei miei vizi, o nube luminosa, che un giorno vedesti il sole oscurarsi, quando veniva crocifisso l’immortale.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Spezza i vincoli dei miei vizi con la divina lancia di tuo Figlio, libera la mia anima infelice, irretita e minacciata e legala all’amore del nostro Dio, o Vergine Madre.

Tu che sei più ampia dei cieli, conduci agli ampi spazi dell’impassibilità il mio cuore stretto da tanti assalti nemici, dandomi la forza di camminare sempre per la via stretta.

Perché io ti glorifichi, o Vergine veramente glorificata, liberami da ogni disonore del peccato e rendi partecipe della gloria celeste colui che si rifugia nella tua misericordia.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La tua croce sia per noi baluardo, o Gesù, Salvatore nostro, perché noi credenti non abbiamo altra speranza che te, che su di essa fosti inchiodato nella carne e ci elargisci la grande misericordia.

Hai dato come segno per quanti ti temono, Signore, la tua croce preziosa, con cui sconfiggesti i principi e le potestà della tenebra e ci conducesti alla beatitudine antica: per questo glorifichiamo la tua economia d’amore per noi, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Martyrikòn. Come possiamo dire la nostra ammirazione per le vostre lotte, santi martiri? Poiché rivestiti di corpo mortale respingeste i nemici incorporei; non vi spaventarono le minacce dei tiranni, non vi atterrirono gli assalti dei tormenti: ben degnamente, infatti, foste glorificati da Cristo e chiedete per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendoti steso sulla croce, confitto con i chiodi e col fianco trafitto dalla lancia, la Madre tua, facendo lamento diceva: Ahimè, Figlio amato! Come dunque il popolo iniquo ha messo a morte te, che dai la vita agli abitanti dell’ade? Ma tu affréttati a risorgere, per riempire di gioia quelli che hai amato.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Per un legno Adamo fu espulso dal paradiso; per il legno della croce il ladrone abitò in paradiso; poiché l’uno gustandone disprezzò il comando del suo Creatore, l’altro crocifisso con lui, rese omaggio a Dio nascosto invocando: Ricordati di me nel tuo regno.

Inchiodato alla croce per grande bontà, Cristo, fosti trafitto al fianco, facendo sgorgare due rivi di remissione; la terra non sopportando vedere l’ardire fu si scosse, le pietre si spezzarono si spense il sole tremarono i monti e i colli per timore della tua potenza.

Correggendo, Cristo, la trasgressione dell’avida mano del progenitore tesa un tempo verso l’albero della conoscenza, stendesti volontariamente le mani e furono inchiodate, o longanime; tu che plasmasti l’uomo con la tua mano per smisurata benevolenza. Gloria alla tua compassione oltre comprensione, o Verbo.

Martyrikà. Trasformando la terra in cielo con gli eccelsi splendori delle buone lotte, con essi dileguaste la tenebra della vanità e presso la luce inaccessibile vi accampaste, divinizzati per partecipazione, irraggiando con lo splendore della conoscenza tutti quelli che giustamente vi dicono beati.

Gloria.

Onore, gloria e lode alla Trinità, causa di tutto, rendiamo con voci trisagie offrendo l’inno degli angeli. Acclamiamo al Padre senza principio, al Figlio e allo Spirito, cantando la frase del buon ladrone: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo, o pura, volontariamente crocifisso tuo Figlio e Dio, sconvolta piangevi dicendo: Dov’è la tua bellezza, Signore? Così ti ricambia dei beni un popolo ingrato? Gloria alla tua immensa benevolenza, o Verbo.