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Giorno: Mercoledì

Plagale IV – Mercoledì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Verbo di Dio sommamente buono, per noi appeso alla croce come un condannato, strappaci al fuoco futuro, alla tremenda sentenza e a ogni castigo, per le suppliche della Madre di Dio: poiché ad ogni istante tutti noi con i nostri pensieri provochiamo te, Cristo, filantropo sommamente buono.

Fremette il sole, vedendoti, Gesù, di tuo volere steso sulla croce; la terra si scuoteva, le pietre si spezzavano, i sepolcri per il timore si aprivano e sbigottivano tutte le potenze; vedendoti sulla croce, o Sovrano, la Vergine gridava: Ahimè, che cos’è ciò che vedo?

Oh, la bontà infinita di colui che s’incarnò da te, Madre di Dio! Subì infatti volontariamente croce e morte per salvare il mondo che ha plasmato; supplicalo di liberare dall’inferno anche me, misero e indegno e di collocarmi là dove splende la luce senza sera.

Altri Stichirà della Theotòkos, uguali.

Salve, Vergine sposa di Dio; salve, speranza dei credenti; salve, purificazione del mondo; salve, tu che salvi da ogni tribolazione i tuoi servi; salve, distruzione della morte; salve, vivificante paradiso; salve, soccorso di chi ti invoca; salve, divina dimora di Dio e monte santo.

Salve, purissima Theotòkos, fonte di vita, scala celeste, Sovrana Signora di tutto il creato; salve, Vergine purissima e benedetta, casta, gloriosa, illustrissima, divina dimora; salve, Vergine Madre, sposa non sposata.

Salve, Sovrana Madre di Dio, salve, unica speranza dei mortali, salve, loro soccorso e riparo; salve, candelabro della luce, salve, splendido palazzo, puro lustro della verginità e luminare fulgidissimo, fonte da cui scorrono le guarigioni per quanti a te si avvicinano.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Prodigio insolito, mistero strano e nuovo: così diceva la Vergine vedendo sulla croce, sospeso in mezzo a due ladri, colui che aveva partorito senza doglie e gemendo piangeva e diceva: Figlio mio diletto, come un popolo crudele e ingrato ti ha inchiodato alla croce?

Apòstica stavròsima.

Fosti innalzato sulla croce, Cristo Dio e salvasti il genere umano; glorifichiamo la tua passione.

Fosti confitto in croce, Cristo Dio e apristi le porte del paradiso; ti glorifichiamo, o nostro Redentore.

Martyrikòn. I tuoi martiri, Signore, dimentichi delle cose di questa vita, disprezzati anche i tormenti per amore della vita futura, di essa divennero eredi: perciò esultano con gli angeli. Per le loro suppliche, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Come tua Madre ti vide inchiodato alla croce, o solo longanime, lamentandosi, faceva scorrere lacrime a torrenti e tutta sbigottita per l’eccesso della tua bontà e per la tua compassione per gli uomini, celebrava il tuo potere.

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Plagale IV – Mercoledì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4

Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia

Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.

Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi né la terra, scuotendosi, avrebbe sussultato. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Ineffabilmente concepita.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Risorgesti dai morti.

In mezzo all’Eden un albero fiorì la morte; in mezzo alla terra, un albero germogliò la vita; gustando del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato la stirpe umana.

Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, fu piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo innalzato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce in lacrime, con voce compassionevole la Madre di Dio gridava: Davvero incomprensibile, o Figlio, è la tua passione; non sostengo lo strazio delle mie viscere, non sopporto di vederti sulla croce; non disdegnare la tua serva: risorgi dai morti glorificando me che grido: O misericordiosissimo, gloria a te.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Conosciuto l’ordine.

Un albero nell’Eden produsse un tempo amarezza; ma l’albero della croce fece fiorire dolcezza di vita: poiché Adamo, mangiandone, cadde nella corruzione, ma noi, deliziandoci della carne di Cristo, siamo misticamente vivificati e divinizzati, ricevendo il regno eterno di Dio; perciò con fede acclamiamo: Gloria, o Verbo, alla tua passione.

Martyrikòn. I martiri di Cristo, incenerite con la continenza le forme e i moti brucianti delle passioni, ricevettero la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e compiere prodigi sia in vita sia dopo la morte: poiché è straordinario prodigio che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria al solo Dio Creatore.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.

L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, che va contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Risorgi dunque dai morti il terzo giorno, come tu hai detto, o Verbo.

Canone stavròsimo. Acròstico senza stavrotheotokìa: A colui che è steso sul legno grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Morto in croce, o Verbo, vivificasti e ornasti con gloria me morto: venero il tuo potere, canto la tua passione e la tua smisurata compassione.

Come fu piantata sul legno, la vite non coltivata zampillò per noi vino di grazia divina, allietando i cuori e dissolvendo del tutto l’ebbrezza dell’errore e annientando il peccato.

Martyrikà. Ornati di sacre ferite e abbelliti da pene atletiche, o martiri di Cristo, state presso lieti il Sovrano, che vi abbellisce magnificamente di gloria e apparite di aspetto divino.

Rafforzati visibilmente dalla forza divina, o santi martiri, virilmente abbatteste la funesta forza del potente e splendidamente incoronati con diademi di vittoria, con gioia state presso il Signore.

Stavrotheotokìon. Stando presso la tua croce, Signore e guardando le tue ferite, Sovrano, l’ignara di nozze amareggiata diceva: Ahimè, figlio, soffro crudelmente ora, io che ho sfuggito i dolori nel tuo parto!

Canone della Theotòkos. Acròstico: E’ un’ottava supplica alla Vergine. Giuseppe.

Lo stesso irmòs.

Cose gloriose si dicono di te, Vergine glorificata, gloria dei fedeli, unica ad ascoltare: perciò per le tue preghiere rendi partecipe della gloria futura me, che ti glorifico, o Sovrana casta e pura.

Benedetto il frutto del tuo grembo, o purissima: per esso tutti noi mortali siamo stati sciolti dalla maledizione, o pura benedetta, prodigio inspiegabile, visione incomprensibile, salvezza di tutti i mortali.

La moltitudine degli angeli, la folla dei discepoli, l’assemblea dei profeti, dei martiri e dei tuoi santi sempre ti supplica, Signore, di donare, come filantropo, perdono dei peccati per la Madre di Dio.

Con fede supplico te, che hai accolto nelle viscere, o pura, il fuoco inestinguibile: grazie alle tue suppliche accette scampami dalla geenna e liberami dal castigo preparato per la moltitudine delle colpe.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio hai stabilito i cieli con sapienza e disposto la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.

Hai stabilito i cieli e fondato la terra e col tuo verbo hai incatenato il mare e per me sei stato legato e appeso alla croce per liberarmi dalle catene del peccato, o filantropo.

Gettandoti sul legno della croce il nemico morì con i suoi malvagi demòni e colui che era stato condannato per aver gustato la malizia, ottiene misericordia e il creato viene fondato sul fondamento della pietà.

Martyrikà. Consegnati a svariate torture, spade e belve, nudi, i valorosi atleti divini non si sottomisero al malvagio persecutore grazie a una forza superiore.

Mirando con pensiero e mente vigile a ciò che è eterno, i gloriosi martiri di Cristo disprezzarono del tutto ciò che passa, perciò sopportavano con gioia intollerabili pene.

Stavrotheotokìon. L’inneggiatissima agnella, contemplando l’Agnello giunto alla sua volontaria passione e crocifisso nella carne, parlava piangendo e glorificando inneggiava la sua longanimità.

Canone della Theotòkos.

O Signore, creatore.

Sono decaduto dalla cittadinanza sacra, o pura, assimilandomi alle bestie e dannandomi completamente; tu che generasti il Creatore, scampami da ogni condanna e salvami.

Concedimi profondi gemiti e lacrime dell’anima e durevole compunzione, o Fanciulla, affinché mi penta delle passioni cresciute in me per la mia negligenza, o piena di grazia divina.

Le schiere sovracelesti, gli spiriti liturgici, il popolo dei profeti, dei tuoi apostoli e dei tuoi martiri, con la tua Genitrice, ti supplicano, o compassionevole, di donare al tuo popolo remissione dei peccati.

Come compassionevole, o pura, supplica ora il compassionevolissimo, affinché mi renda degno di divina compassione; richiama ora alla penitenza me, spietato e privo di compassione.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o filantropo.

La stirpe dei mortali viene richiamata dalla caduta che subì un tempo il primo creato: infatti il Plasmatore di tutto è giunto sulla croce e con le dita insanguinate è inchiodato volontariamente con chiodi alle mani e trafitto al fianco da una lancia.

Fu innalzata la croce e ogni errore cadde, fu spogliato il Salvatore e l’avversario fu spogliato e Adamo si rivestì d’incorruttela, il creato illuminato e il sole oscurato per la tua crocifissione, o Cristo.

Martyrikà. Come vittime immolate negli ultimi tempi, vi immolaste al Verbo immolato, o martiri, inaridendo con i rivi del vostro sangue, per divina grazia, il mare dell’errore e in ogni tempo respingete il riversarsi delle passioni, con piogge di miracoli, o gloriosi.

Avete subito amputazioni di membra, estirpazione di tutti denti e delle unghie, o martiri, spietatamente vi furono tagliate le mani, la lingua e i piedi e le giunture del corpo; perciò siete degni di gloria infinita, stando presso il Dio di tutti.

Stavrotheotokìon. La vitella intatta, vedendo il suo vitellino steso sul legno, gridava gemendo: O Figlio, come un popolo di criminali non ha avuto la minima pietà per colui che ha avuto pietà, ma con pensiero malvagio, ha preferito ucciderti ingiustamente?

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Con la divina lancia, che trafisse il divino fianco, di colui che si fece uomo volontariamente da te, Vergine purissima, lacera il maligno chirografo dei miei peccati e supplicalo di scrivere salvo nel libro me, che stoltamente mio sono allontanato da Dio.

Affinché ti glorifichi con voci grate, affinché ti magnifichi con affetto divino per il tuo immenso parto, o purissima, che hai magnificato tutti gli umiliati, rendi degno del perdono me, che ho grandemente peccato e sono gravemente caduto, o fanciulla.

Le leggi di natura in te si rinnovano; oltre natura infatti concepisti il Verbo, perciò ti supplico con fede: per le tue preghiere, purissima, salva me, che ho molto peccato oltre la natura umana e mi sono allontanato da Dio.

Con le frecce del peccato il nemico ha ferito tutta la mia anima e con i piaceri ha sporcato il mio cuore e mi ha fatto deviare dalla retta via, o Vergine; perciò ti grido: Accoglimi pentito e salvami.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Per liberarmi dal gusto edonista hai gustato volontariamente il fiele, o magnanimo e per spogliarmi della mortalità, o Gesù, accettasti di esser steso sulla croce: canto a te, compassionevole.

Rinnovando la mia anima corrotta per le passioni, o Verbo, appeso al legno consegnasti l’anima al Padre e la terra inanimata, vedendo queste cose, non sopportava, ma con timore tremava inneggiandoti.

Martyrikà. Vi siete abbelliti ornandovi della divina passione, o martiri e avete seguito il Verbo unigenito del Padre senza principio, che a tutti dà l’impassibilità attraverso la passione, per questo con lui siete glorificati.

Estraniandovi dalle cose di quaggiù, avete ereditato i beni invisibili, dimorando nelle divine dimore sovraccelesti, divinizzati immaterialmente per divina partecipazione, o invitti martiri del Salvatore.

Stavrotheotokìon. Strano spettacolo vedo, gridavi, o inneggiatissima: Come colui che con lo sguardo scuote la terra tutta si addormenta innalzato sulla croce? Venero te, Figlio longanime, mentre stai per svegliare gli addormentati da secoli.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Di generazione in generazione in ogni tempo sei detta beata e inneggiata dalle potenze superne come colei che ha unito la terra al cielo, unica benedetta tra tutte le donne, tu che hai rialzato l’umanità dalla caduta.

Rafforzami affinché rimanga salvo e non mi distolga dalla posizione migliore, ma anzi, dammi di camminare rettamente e di piacere a Dio per le mie azioni, scampandomi dall’irrazionalità, tu che generasti il Verbo buono.

O Verbo, che sulla croce hai effuso tutto il tuo sangue per la tua immensa compassione, prosciuga il mare delle mie passioni e per le preghiere della Theotòkos, rendimi degno di esserti gradito, o Dio.

Ode 6. Irmòs.

L’abisso dei peccati e il burrone delle colpe mi scuotono e con violenza mi spingono verso il baratro dell’ignoranza, ma tu, stendi la tua forte mano come a Pietro e salvami dalla corruzione.

Le potenze tutte dei cieli t’inneggiano vedendoti, o Verbo, sospeso sulla croce e Adamo ferito viene sanato, o Salvatore, per la tua croce e la maledizione è bandita.

Venne sciolta dai legami la stirpe umana, o magnanimo, quando fosti legato nella carne e fu legato il tiranno, calpestato come un passero da tutti i fedeli. Gloria, o Cristo, al tuo potere.

Martyrikà. Appariste divini, o atleti, incendiando per grazia come carboni ogni materia d’empietà, voi che, circondati di carboni e fuoco avete accolto il divino refrigerio.

Come agnelli del vero pastore in mezzo ai lupi, o atleti, siete rimasti illesi e terminando bene la via divina, avete preso dimora nel recinto celeste.

Stavrotheotokìon. La Vergine, che concepì il Signore della vita, splendido di bellezza più di tutti i figli degli uomini, gridava: Come muori adesso, o Figlio, senza bellezza nella crocifissione, tu che abbellisci tutto con un cenno?

Canone della Theotòkos. Perdonami, Signore.

Riceve misericordia grazie a te la natura umana: concepisti infatti il misericordioso Signore; perciò ti supplico, abbi misericordia, o purissima, abbi misericordia della mia anima.

Le schiere degli incorporei, dei martiri, dei profeti, e degli apostoli, attraverso la tua Genitrice ti supplicano, o Cristo: salva da ogni difficoltà il tuo popolo.

O terra non coltivata, che concepisti il coltivatore e Creatore di tutti, rendi fertile con la divina conoscenza la mia anima impazzita per le passioni.

Ho trasgredito i comandamenti che mi guidavano a Dio e volontariamente mi sono asservito a malvagie passioni, perciò ti imploro, liberami dal loro dominio, o sempre Vergine.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Hai steso le tue mani con cui compisti prodigi, o Cristo e ricevuto ferite sanando tutte le mie ferite; inneggio a te, Verbo, acclamando, o magnanimo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

I chiodi ti trafissero mani e piedi, o Cristo crocifisso e una lancia il fianco, facendo sgorgare flutti di remissione per tutti quelli che senza sosta cantano e dicono: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Martyrikà. Formiamo un coro inneggiando ai martiri di Dio, annoverati con i cori degli angeli, mentre rischiarano la terra e in ogni tempo cantano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Avete preso dimora santificandovi nello splendore del santuario, inviando santificazione e redenzione a tutti quelli che vi celebrano e acclamano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Stavrotheotokìon. Come il sole inaccessibile viene steso sul legno, o Verbo? Così gridava la Vergine, vedendo il sole sospendere la sua corsa incapace di apparire per la tua passione, o Sovrano. Inneggio e venero il tuo divino potere.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Per il tuo indicibile concepimento, ci hai resi degni di cose tremende e indicibili, o Madre di Dio; scampami dunque dal castigo tremendo e fammi degno della grazia indicibile, affinché inneggi sempre a te, o inneggiatissima.

Pigramente ho sprecato la mia vita, sono rimasto senza frutto e temo il giudizio e l’inestinguibile fuoco della geenna; tu che generasti il fuoco inestinguibile, per la tua mediazione, liberami dal fuoco.

Ogni meraviglia è superata dal tuo meraviglioso concepimento; perciò grido a te, pura Vergine: o Genitrice di Dio, mostrami le meraviglie della tua misericordia e salvami dall’ira che mi attende.

Abbi compassione di me, vissuto nella negligenza, trasgredendo le tue sante leggi e i tuoi santi precetti, o Salvatore, come Dio benevolo e misericordiosissimo salvami per la tua Genitrice.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Sei germogliato incarnato dalla radice di Iesse, o Cristo e, portando una corona di spine, recidi la spina della trasgressione prodotta da Adamo; steso sul legno risani la maledizione germogliata da un albero e salvi quanti cantano: popolo, esaltate Cristo nei secoli.

Per divinizzare l’uomo, o filantropo, divenisti mortale e affrontasti la croce col fianco trafitto e bevendo aceto; perciò, salvati dalla tua passione, o Verbo, gridiamo grati: Sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.

Martyrikà. Con i piedi legati, senza pietà sacrificati nel fuoco come agnelli, consegnati alle belve, decapitati, voi, martiri, gioite di gioia indicibile gridando: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

O martiri incoronati, compagni degli angeli, calpestando i crudeli nemici, pregate per noi il Signore affinché viviamo in amore e grande concordia gridando: Fanciulli benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Stavrotheotokìon. Soffrendo gemevi maternamente parlando e non sopportando la stretta ai visceri, guardando in croce il parto del tuo grembo gridavi: Che vedo? Come soffri tu, per natura impassibile? Tuttavia tu vuoi liberare dalla corruzione la stirpe degli uomini.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Vivifica, rialza e guarisci la mia anima mortificata, caduta e ferita, pacifica il mio intelletto, calma le onde delle tentazioni, o Vergine e salva me, che grido: Fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Come il ladro a te grido: Ricordati di me, filantropo; piango come la prostituta e a te grido: Ho peccato; come un tempo il dissoluto; per la Madre di Dio, accoglimi penitente e disperato, affinché inneggi con zelo: Sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Supplicando grido a te, Madre di Dio lodatissima con le immateriali potenze incorporee, con i beati, i martiri, gli apostoli e i profeti; supplica per tutti coloro che con fede divinamente cantano: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Con le piaghe e il sangue delle tue mani, o Sovrano, curasti le mie piaghe e nella tua bontà, Signore, con la trafittura sulla croce dei tuoi piedi, che i progenitori videro un tempo camminare nel paradiso e si nascosero, guidasti il mio cammino nelle vie di salvezza.

Fu raddrizzato dalla sua grave caduta il primo plasmato quando tu fosti drizzato in croce, mentre tutta la forza del nemico fu fatta cadere; e tutta la terra si santificò per il sangue e l’acqua usciti dal tuo fianco: perciò, Signore di ogni pietà, senza sosta ti magnifichiamo.

Martyrikà. Tormentati, terminaste le vessazioni del maligno, o santi martiri e con le catene che subiste con costanza, legaste lui calpestandolo pieno di vergogna, reso dalla divina grazia oggetto di riso per chi lo vede.

La terra fu santificata con la deposizione delle sacre reliquie dei martiri: in esse possiede infatti una fonte che fa divinamente scaturire guarigioni d’ogni sorta, curando senza sosta le passioni dei corpi e delle anime e scaccia col divino Spirito l’onta dei demòni.

Stavrotheotokìon. Sfuggita alle doglie materne al tempo del parto, o longanime, poiché ora tu ti dai volontariamente alla passione e ti sottometti al dolore, io soffro nelle viscere e nell’anima e sono colma di pena; così esclamava la purissima e noi, com’è degno, la magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Freme ogni orecchio.

Odivina lettiga di Salomone, che ora circondano sessanta prodi, come dice la Scrittura e nella quale riposò il Verbo, con la tua potenza custodiscimi illeso, o pura sempre Vergine, tra le miriadi di demòni che di continuo mi incalzano.

Stillando divina dolcezza, tu che concepisti la dolcezza di tutti, addolcisci la mia anima avvelenata da quella del serpente, allontanandomi in ogni tempo dall’amaro peccato con la tua mediazione, o avvocata mai confusa dei fedeli.

Gesù, sole di gloria, illumina la mia anima infelice, per le suppliche della pura Vergine divina tua genitrice, per quelle dei liturghi incorporei, dei tuoi venerabili apostoli, dei gerarchi, dei profeti, dei martiri illustri e dei tuoi santi.

Tremo, o unico Re, di fronte alla tua seconda venuta e temo, perché, del tutto condannato, non so a chi rivolgermi. Signore; perciò grido a te prima della fine, con la mediazione della tua genitrice: Risparmiami e salvami, o misericordioso, buono e filantropo.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, o nostro Salvatore: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.

II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, ha fatto fiorire la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece ha dato la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione interrompesti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.

Martyrikòn. Invitti martiri di Cristo, che avete vinto l’inganno con la potenza della croce, voi avete ricevuto la grazia della vita eterna. Non avete temuto le minacce dei tiranni, vi siete rallegrati nel subire tormenti e ora il vostro sangue è divenuto guarigione per le nostre anime: pregate per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon, uguale.

Vedendoti confitto al legno, Signore, l’agnella che ti partorì senza seme si lacerava il volto e gridava nel pianto: Figlio mio, come dunque sopporti questa ingiusta immolazione? Muori dunque come un uomo, o immortale? Dimmi una parola, luce dolcissima, guarda la Madre che ora ti piange e glorificala, o Verbo, con la tua risurrezione.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e facci tutti degni, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Col bastone Mosè raffigura la croce: taglia l’abisso, guidando il popolo israelita, mentre noi, tracciandone il segno, respingiamo i nemici spirituali.

Un tempo Giacobbe benedicendo i fanciulli incrociò le mani simboleggiando il segno della tua croce, col quale ci hai liberati tutti dalla maledizione, o Cristo Salvatore.

Martyrikòn. Imitando la passione di Cristo, o atleti, avete subito eroicamente amare torture e incoronati con corone di incorruttela, avete preso dimora nei cieli.

Gloria.

Gloria al Padre, all’unico immortale, gloria al Figlio, al vivente nei secoli, gloria insieme allo Spirito santissimo, che santifica tutto il creato.

E ora. Theotokìon.

Dal tuo grembo verginale è sorto il Creatore del sole e della luna; vedendolo crocifisso, Madre di Dio, tutto il creato si sollevava.

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Grave – Mercoledì – Vespero

Periodo Del Tono Grave

Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono grave. Non siamo più tenuti lontano.

Al legno ti inchiodarono i giudei, perché col legno tu cacciassi la morte: Signore, gloria a te.

Volontariamente ricevesti lo schiaffo, o pietoso, per liberare dalla schiavitù l’uomo: Signore, gloria a te.

Col legno della croce sanasti l’amarezza del legno e apristi il paradiso agli uomini; Signore, gloria a te.

Altri stichirà della Theotòkos, uguali.

Come l’angelo, offriamo alla Madre di Dio il saluto: Salve e acclamiamo: purissima e benedetta, gloria a te.

Vergine senza nozze, Madre del Signore, libera i tuoi servi da tutti i dardi scagliati dal serpente.

Lenisti il dolore di Eva, o pura avendo concepito la gioia del mondo. Salve, sposa non posata.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Come ti vide volontariamente steso in croce, la purissima gemendo inneggiava il tuo potere.

Apòstica stavròsima

Non siamo più tenuti lontano dall’albero della vita perché la tua croce è la nostra speranza: Signore, gloria a te.

Pendendo dal legno, o immortale, trionfasti delle insidie del diavolo: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Disprezzando tutte le cose della terra, o santi martiri e annunciando con coraggio Cristo nello stadio, da lui riceveste le ricompense dei tormenti; poiché dunque avete ottenuto franchezza, imploratelo come Dio onnipotente, vi preghiamo, di salvare le nostre anime, poiché ricorriamo a voi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Hai subito la morte, inchiodato sulla croce, o Verbo! Così gridava gemendo la Vergine Madre con l’amato e venerabile Teologo: per le loro suppliche, o Cristo, tu che per noi hai patito e ucciso la morte, uccidi le mie passioni, fammi partecipe della vita divina e salvami.

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Grave – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono Grave

Mercoledì mattina

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata stavròsima. Tono grave.

Tu che per me accettasti di essere inchiodato alla croce, accogli la mia lode insonne, Cristo Dio e salvami, come filantropo.

Tu che governi le schiere incorporee e conosci l’indolenza della mia anima, salvami per la tua croce, Cristo Dio, come filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Sempre custoditi dalla croce di tuo Figlio, noi sfuggiamo agli assalti dei demòni, o Vergine, perciò, dovutamente celebrandoti ti glorifichiamo, o Madre di Dio lodatissima.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Più luminoso del fuoco, più efficace della fiamma hai reso, o Cristo, l’albero della tua croce, che consuma i peccati degli infermi e illumina i cuori di quanti inneggiano la tua volontaria crocifissione: o Cristo Dio, gloria a te.

Adorandoti nel cedro, nel pino e nel cipresso, la Chiesa grida a te, Cristo Dio: Dona vittoria ai nostri imperatori per la Madre di Dio e abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Anche se il creato ti riconobbe madre, tuttavia il Creatore ti rivelò vergine: generasti infatti nella carne Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che per noi accettasti ignominiosa crocifissione, accogli quanti inneggiano la tua passione, Cristo Dio e salvaci.

Martyrikòn. Esultate, giusti, si rallegrino i cieli, perché sulla terra i martiri, con la loro lotta, hanno calpestato il nemico e annientato la seduzione degli idoli: festeggiando queste vittorie, esulti la Chiesa per colui che presiede alle gare, l’unico che dona la vittoria, Cristo Dio, concedendo al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Senza sosta implora, Vergine Madre di Dio, Cristo Dio crocifisso per noi abbattendo il potere della morte, affinchè salvi le nostre anime.

Canone stavròsimo. Acròstico. La croce piantata sradicò l’errore. Giuseppe.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

A un tuo cenno, la natura delle acque, fluida sino allora, si mutò in terra ferma, Signore: dopo avervi dunque camminato a piedi asciutti, Israele ti canta il canto di vittoria.

Il Sovrano ingiuriato sopporta la crocifissione, cancellando come filantropo la vergogna dei mortali, con la lancia che trafisse il suo fianco, colpisce l’ostile nemico.

Tendendo come un arco la tua croce, o misericordioso, usando i chiodi come frecce, colpisti il nemico, o Salvatore e risanasti gli uomini un tempo da lui colpiti.

Martyrikà. Terminarono le infami libagioni di sangue offerte agli idoli con il sangue dei santi e tutta la terra fu santificata, sempre proclamandoli con lodi beati.

Le potenze dei cieli inneggiavano i terrestri vedendoli affrontare con il gli incorporei, perciò l’arbitro li incoronò con le corone di vittoria.

Stavrotheotokìon. Per la lancia che ti colpisce viene stracciato il contratto di Adamo, o mio Figlio e Signore. Così gridava la Sovrana purissima. Perciò inneggio la tua passione che fa sgorgare per tutti l’impassibilità, o Sovrano.

Canone della Theotòkos. Acròstico: La settima supplica accogli ora, o pura.

Lo stesso irmòs.

Superasti gli le schiere degli incorporei dando un corpo a Dio incorporeo, o Vergine, perciò ti imploro: uccidi tutte le passioni del mio corpo.

Vergine benedetta, piena di grazia, colma di grazia il mio intelletto e illumina la mia anima affinché sempre benedica te, che incoroni di benedizioni i mortali.

Con onde vivificanti irriga la mia anima consumata dall’arsura del peccato affinché germogli la spiga feconda della divina compunzione, o pura.

Avendo te come grande muro scavalcherò le mura di molte colpe, circondato dalla tua protezione, o unica salvezza dei mortali, unico richiamo di Adamo caduto.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio consolidasti i cieli con il tuo Verbo onnipotente, Signore Salvatore e tutte le loro schiere con lo Spirito divino creatore di tutto, consolida me sull’inconcussa roccia della tua confessione.

Tu che hai steso il cielo come una tenda, o pietoso, in croce hai steso le tue mani come compassionevole, guarendo il peccato della mano incontinente di Adamo e strappando tutti dalla mano del maligno nemico.

Un popolo fuori legge ti incoronò di spine, o Sovrano, che coroni di gloria la stirpe umana e tu tagliasti alla radice i virgulti prodotti dalla disobbedienza di Adamo per piantare, Signore, in tutti i cuori la conoscenza di Dio.

Martyrikà. Essendo mortali per natura, o sapienti, iniziaste a meditare l’immortalità in essa; perciò con gioia sopportavate pene, supplizi, afflizioni, mutilazioni e ogni sorta di torture.

Il nemico malvagio e superbo, che con pensiero superbo minacciava di distruggere tutto umiliaste, o atleti, umiliandovi in Cristo e innalzaste il potere divino contro di lui rafforzandovi.

Stavrotheotokìon. Vedendo l’agnello volontariamente venuto alla passione, versavi fonti di lacrime, dicendo o agnella Madre: O Figlio sacro, che cos’è questo? Come vieni ucciso che vivifichi tutti i mortali?

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Sono condotto, io peccatore, un tremendo e terribile tribunale in cui sto per essere tremendamente condannato, o Vergine pura, unica che generasti l’eterno Dio giudice; supplicalo dunque di scamparmi dalla dura condanna.

Glorificata per te, dice il profeta, è stata detta la città di Dio: chiedi dunque sempre a lui, come Signore della gloria, o unica buona, di fare partecipi della gloria noi tutti che con fede ti glorifichiamo.

Il profeta un tempo ti previde come libro scritto dal Verbo, dito del Padre, o Madre pura; supplicalo di scrivere anche me nel libro della vita e di strappare il cattivo registro dei miei peccati.

Ode 4. Irmòs.

Tu che senza lasciare il seno del Padre sei sceso sulla terra, Cristo Dio; io ho udito il mistero della tua economia e ti ho glorificato, o amico degli uomini.

Apparendo sulla terra come mortale, hai reso celesti i mortali: innalzato sul legno, Signore, innalzasti con te tutti quelli che inneggiano la tua passione.

Muori per i mortali, o vita, per gli iniqui tu, mio Gesù giusto, subisci una vergognosa passione; inneggiamo, o magnanimo, la tua infinita compassione.

Martyrikà. Subiste assalti di belve, bruciature di fuoco, amputazioni di mani e piedi e membra dilaniate e ogni altro genere di torture, che vi procurarono divina delizia, o martiri.

Dai confini dei vostri corpi a Cristo, Dio di tutti, gridando foste esauditi e infine vi innalzaste sulla pietra della divina perfezione.

Stavrotheotokìon. Supplica per noi, tuoi cantori, Madre di Dio affinché troviamo aiuto in tempo di difficoltà noi che glorifichiamo la passione di Cristo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con la mirra che scorre da te, pura e casta, il plasmatore della creazione ha profumato l’universo con la divina conoscenza della sua gloriosa volontà.

Con divini raggi solari, colui che è sorto dal tuo grembo, o pura, illuminò l’universo; illumina dunque anche me, oscurato dalle passioni.

Le divine ombre della legge e dei profeti misticamente mostravano che il legislatore stava per nascere, perciò raddrizza colui che t’inneggia, o fanciulla Madre di Dio.

Per i tuoi profeti, o Verbo, per i tuoi divini e santi martiri e per i beati e i giusti e per colei che ti concepì, salva, o filantropo, il tuo popolo.

Ode 5. Irmòs.

Signore mio Dio, vegliando dalla notte ti supplico: concedimi remissione delle mie colpe e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi precetti, ti supplico.

Accettasti crocifissione per cancellare i mali, o Verbo di Dio, gustasti il fiele per correggere l’amarezza guasta del cibo piacevole: gloria alla tua compassione.

Nella tua esaltazione in croce abbracci tutta la terra con tuo divino potere e risani le sue fratture, Sovrano e sostieni con la tua conoscenza i cuori scossi.

Martyrikà. Ovunque Beliar scagliò i dardi della sua cattiveria, ma non sorprese i martiri di Cristo: prendendo infatti ali di fuoco, trovarono riposo nelle dimore divine.

Tendendo senza sosta verso Dio, o atleti divinizzati, non sentivate affatto i dolori delle pene, come fossero altri a patire, così restavate impassibili, o sapientissimi.

Stavrotheotokìon. Con quali occhi guarderò l’occhio che prosciuga tutti gli abissi, spegnersi alla tua crocifissione, Figlio mio? Così la pura Vergine gridava con gemiti lamentandosi.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con piaghe maligne il diavolo mi ha ferito, coperto di lividi e lasciato mezzo morto sulla via, ma tu, Sovrana, risanami e fammi vivere con la tua chirurgia.

O Madre di Dio, correzione dei cuori affranti, rialzami da terra; con le tue materne preghiere vieni a salvare me smarrito, ti supplico e illumina il mio spirito.

Ai simboli del tuo parto l’assemblea dei profeti fu iniziato: il monte ombreggiato, infatti, la montagna non tagliata, il monte fertile in molti modi ti indicava.

Ode 6. Irmòs.

Navigando tra i flutti delle sollecitudini di questa vita, buttato a mare dai peccati, miei compagni nella traversata e gettato come Giona a un mostro che uccide le anime, o Cristo, a te grido: Risollevami dall’abisso mortale.

Come unico redentore versasti il prezzo del tuo sangue per salvarci e riscattarci dalla prigionia, o sommamente buono e ci conducesti al tuo Genitore, avendo ucciso il tiranno con la tua croce, o Cristo.

Per intemperanza un tempo conobbi tremenda caduta, ma cristo innalzato sul legno, stendendo le mani prese me caduto e volontariamente ferito e sanò sapientemente tutte le mie ferite.

Martyrikà. Per nulla sopraffatti dal sonno dell’errore, riceveste l’assalto dei tirannie e addormentati nel sonno dei giusti, dormendo beatamente siete divenuti insonni intercessori per tutti i fedeli.

Fondati sulla roccia dei divini voleri di Cristo, illustri martiri, restavate insensibili agli intrighi del nemico; legandolo scaltramente camminavate solennemente verso il cielo.

Stavrotheotokìon. Generi, nuovo bimbo, colui che senza tempo prima dei secoli è conosciuto col Padre, o Theotòkos e rinnova con la croce l’umanità invecchiata nei peccati per consiglio del principe del male, o purissima.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Giona gettato al mostro marino prefigurò straordinariamente, o Vergine, la sepoltura e il risveglio del nato da te, perciò ti supplico, o pura, strappami dal mostro dei piaceri mortiferi.

Per il torpore della cattiveria, o purissima, sono ora caduto nel sonno del peccato e giaccio nell’ignoranza, ma tu, con la tua insonne intercessione, illuminami e salvami, o pura.

Tremo e fremo quando penso a te che siedi sul trono della gloria, Signore: mi circonda infatti l’abisso dei peccati, ma tu che possiedi il mare della compassione, per colei che ti generò, anche di me abbi pietà.

Ode 7. Irmòs.

Un tempo i fanciulli fecero vedere che la fornace infuocata irrorava rugiada, mentre essi cantavano l’unico Dio, dicendo: O Dio dei nostri padri, sovresaltato e più che glorioso!

Vita senza pena trovò il progenitore quando volontariamente soffrivi sulla croce e, ucciso, uccidevi i serpente, o Cristo Gesù misericordiosissimo.

Dalla maledizione della legge siamo tutti redenti, poiché il legislatore viene innalzato sulla croce, facendo scaturire benedizione eterna, grazia e misericordia e liberazione dalla corruzione.

Martyrikòn. Avanzando volontariamente con slancio verso le torture, i martiri raffiguravano colui che patì volontariamente, dal quale vengono incoronati danzando con gli angeli.

Consegnando il corpo a svariate torture, annegaste con ondate di sangue i nemici incorporei, illustrissimi martiri e fate scorrere fonti di guarigioni.

Stavrotheotokìon. Come non gemere, dolcissimi Figlio, vedendoti in croce? Come non lamentarmi per la tua iniqua passione, o Giudice giustissimo? Così esclamava la Madre Vergine.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Risana me, colpito dal gusto del legno, o Sovrano impassibile per la divinità, tu che accetti le piaghe sulla croce; perciò salva la mia povera anima per le preghiere della tua genitrice.

I tre giovani fanciulli in mezzo alla fornace prefigurano la tua nascita: il fuoco infatti non bruciò colei che ti concepì; brucia dunque le passioni materiali del mio cuore, o pura.

La divina rugiada da te scaturita refrigera, o purissima, gli spiriti consumati dall’arsura del peccato; perciò ti prego di effondere la rugiada sulla mia anima consumata.

Ode 8. Irmòs.

Sul Sinai, il roveto preso dal fuoco e non consunto fece conoscere Dio a Mosè, lento di lingua e dalla voce sgradevole; e lo zelo per Dio rese inattaccabili dal fuoco i tre fanciulli che cantavano: Opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Acqua e sangue che scorrevano dal tuo fianco rinnovarono tutto il cosmo e lo colmarono di incorruttela, interrompendo sacrifici, impurità e libagioni di sangue offerto. Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Indossasti una corona di spine, Salvatore e gustasti fiele di aceto, colpito e frustato fosti innalzato in croce e accettasti i chiodi; da tutto ciò salvato a te acclamo: Opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Martyrikà. Manifestamente arricchiti dai tesori inesauribili della verità, o atleti, disprezzaste tutta la penuria degli idoli e vi rivelaste ricchezza dei poveri gridando: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Disprezzando ordini iniqui, come i fanciulli, o martiri, foste gettati nel fuoco ardente, in cui trovaste la rugiada di Dio che vi refrigerava, gridando: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Un tempo l’arca della legge prefigurò te, o pura, che non portavi dentro tavole, ma il Cristo legislatore, che, inchiodato a una croce da un popolo fuorilegge, salvò noi che gridiamo: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con un cenno divino il massimo tra i profeti previde te come porta per cui venne Dio lasciandola sigillata e aprendo la porta del cielo a quanti gridano: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Oltre ragione generi un Figlio santo che dona santificazione a quanti lo santificano, o pura; colma dunque di santificazione il mio pensiero e la mi anima che canta: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Spezza ora le catene dei miei mali con la tua lancia di tuo Figlio, che spezzò i legami dell’ade e fammi risplendere con le veste dell’impassibilità per gridare a te, piena di grazia: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Che tu sia Madre di Dio, che vergine tu abbia partorito e vergine sia rimasta, non è opera della natura, ma della condiscendenza di Dio: perciò, sola fatta degna dei divini prodigi, o pura, noi ti magnifichiamo.

La forza del nemico venne meno del tutto quando sulla croce, o potente, con forza gridasti al Padre tuo, anteriore ad ogni principio e richiamasti alla conoscenza le tue pecore disperse, o Cristo Sovrano.

Come agnello, o Sovrano, fosti volontariamente innalzato sulla croce, strappando al lupo le tue pecore razionali, o Salvatore e mettendole al sicuro, esse che a te inneggiano, nell’ovile dei tuoi comandamenti.

Martyrikà. Resi imitatori della tua passione, gli illustri vittoriosi sopportarono molteplici forme di tormenti, o filantropo; perciò ottennero corone di gloria e furono fatti degni, o Cristo, del tuo regno.

La solennità celebratissima dei venerabili vittoriosi splende di grazie solari, illuminando i fedeli: perciò noi, che sempre la celebriamo, siamo liberati dalla tenebra di terribili errori.

Stavrotheotokìon. Come luce intelligibile, o purissima, rifulse in croce tuo Figlio ed espose all’infamia i principi della tenebra, o castissima; oscurò anche lo splendore del sole e illuminò il popolo dei fedeli, o pura.

Canone della Theotòkos. Senza sperimentare.

Ho consumato tutta la mia vita nella negligenza, sono giunto infine senza frutti, io, il miserabile. Madre ignara d’uomo, ti prego, donami conversione e remissione delle colpe, per le tue preghiere al Sovrano.

Cori delle venerande schiere celesti, profeti iniziati alle cose sante, martiri gloriosi, apostoli divini, che vi state presso Dio con sua Madre, intercedete senza sosta perché siamo liberati da ogni male.

Tutto intero sono ormai proteso al male e senza darmi cura dell’anima, mi sono asservito alla carne. Ahimè, che sarà di me, come sfuggirò ai castighi, come otterrò salvezza? Vergine Madre di Dio, sii mio aiuto e salvami.

O sola in Dio beatissima, tu generasti un Figlio beato, che rende beati tutti quelli che ti glorificano, o Vergine: ti supplico dunque di farmi degno della parte dei beati.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Poiché tu sei Sovrano, o datore di vita amante degli uomini, hai riscattato con la tua croce tutta la terra: Signore, gloria a te.

Si oscurò il sole, o misericordioso, mentre eri volontariamente crocifisso per il mondo: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Sono divenuti astri dell’universo i vittoriosi illustrissimi, che a Cristo acclamano: Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti volontariamente confitto al legno, la Madre di Dio, tra i gemiti, cantava il tuo potere.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Bello a vedersi e buono da mangiare era il frutto che mi fece morire; Cristo è l’albero della vita di cui mangiando non muoio, anzi grido con il ladrone: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Stendesti le tue mani sulla croce per grande bontà, o compassionevole, correggendo la deviazione della mano di Adamo, stesa verso l’albero della conoscenza, perciò ti glorifichiamo, o Signore benefattore.

Sul Golgota il popolo degli ebrei crocifisse te, Cristo Re, che schiacciasti la testa del nemico distruttore malvagio e facesti scaturire per noi dal tuo fianco fiumi di perdono.

Martirikòn. Imitando la divina e salvifica passione di Cristo, o lodatissimi martiri, avete patito ogni sorta di supplizio e insieme foste trasferiti nell’immortalità, perciò vi diciamo beati.

Gloria.

Adoro la luce trisolare della Trinità intesa in tre ipòstasi, che riconosco unico Dio secondo l’essenza, poiché unica è la natura e unico il principio del Padre, del Figlio e dello Spirito, che tutto regge.

E ora.

Stavrotheotokìon. Vedendo crocifisso il nato da te, Maria, il tuo cuore fu turbato e gridavi: Come patisci questo volontariamente, o Figlio magnanimo, volendo liberare il mondo dalla corruzione!

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Plagale II – Mercoledì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Martedì al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono pl. 2. Degna di essere ignorata.

O Dio, che vuoi che tutti si salvino, volgi su me lo sguardo, vedi la mia preghiera e non rifiutare le mie lacrime come vane; chi mai si è accostato a te, gettandosi ai tuoi piedi e non è stato subito salvato? E chi mai ha gridato a te con ardore e non è stato subito esaudito? Tu infatti, Sovrano, nella tua grande misericordia, ti lasci presto trovare a loro salvezza da tutti quelli che ti desiderano, o Signore.

Nella tua filantropia, o misericordioso, risolleva colui che è stato buttato a terra dai peccati e lacerato dai piaceri: non permettere che io diventi zimbello dei demòni, né che io sia indegno dei tremendi misteri, ma, prima del mio esodo, accetta nella tua misericordia i miei gemiti e le mie lacrime e affrancami dalle passioni.

Piangi, o anima, sul tuo esodo, pròstrati al Creatore nella penitenza, offri lacrime con tutto il cuore, grida a Cristo nella compunzione: Ho peccato contro di te, o Verbo, accoglimi nonostante i miei tanti peccati, non scacciarmi, non disprezzarmi, o giusto Giudice e non gettarmi nel fuoco, o longanime, per la tua grande misericordia.

Stichirà della Theotòkos. Riposta nei cieli.

Sono pronte le nozze dello sposo celeste, gridano gli araldi Perché indugi, anima nera per tuo volere? Si, veramente sordidi sono tutti i tuoi vestiti per le tue dissolutezze: e come potrai entrare, o infelice? Su dunque, prima della fine gettati ai piedi della sempre Vergine, gridando: Aspergimi con l’issopo della tua intercessione e purificami, o pura: rendimi degno del talamo, perché io ti magnifichi.

Isaia profeta con intelletto puro vide da lontano che tu avresti generato, o Vergine pura e santissima, il plasmatore del creato: tu infatti sei apparsa l’unica purissima dai secoli, perciò ti supplico: purifica il mio cuore sporcato e fammi partecipe del divino splendore del tuo Figlio, o fanciulla e della sessione alla sua destra quando si assiderà a giudicare tutto il mondo, come sta scritto.

La prostituta svuotando un tempo sui tuoi piedi il myron dal vaso d’alabastro, o Sovrano, fu liberata da tutto ciò che aveva fatto; il ladro che si appellò al tuo ricordo, tu lo hai condotto in paradiso, ma io sciagurato, che farò? Non ho myron, né compunzione, abbi pietà di me, sii compassionevole, o Verbo, te lo chiede la tua casta Madre, che hai donato al mondo come grande rifugio.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

I giudici d’Israele hanno deciso di condannare a morte te, o Figlio, facendoti comparire come un accusato in giudizio, o Salvatore, tu che giudichi vivi e morti; ti sottoposero al giudizio di Pilato gli empi, che però già ti avevano condannato; vedendo ciò sono ferita e con te condannata, o Signore, perciò preferisco morire al vivere in afflizione. Così gridava la Madre di Dio, o unico misericordiosissimo.

Apòsticha stavròsima.

La tua croce, Signore, è vita e soccorso del tuo popolo; confidando in essa, noi cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.

La tua croce, Signore, ha aperto il paradiso al genere umano e noi, redenti dalla corruzione, cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.

Martyrikòn. I martiri vittoriosi e cittadini del cielo hanno sopportato molti tormenti, lottando quaggiù sulla terra: per la loro intercessione, Signore e per le loro preghiere, custodiscici tutti.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

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Plagale II – Mercoledì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima

Appena l’albero della tua croce fu piantato, o Cristo, si scossero le fondamenta della morte, o Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti diamo gloria, o Figlio di Dio: abbi pietà di noi.

Signore, i giudei condannarono a morte te, vita di tutti; coloro che per la verga di Mosè avevano attraversato a piedi il Mar Rosso, inchiodarono te alla croce; coloro che avevano succhiato il miele dalla pietra, ti offrirono fiele; ma tutto hai volontariamente sopportato per liberarci dalla schiavitù del nemico. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La fanciulla sempre vergine che ti ha partorito, o Cristo, vedendoti innalzato per noi sulla croce, aveva l’anima trafitta dalla spada del dolore e piangeva, facendo materno lamento. Per le sue suppliche, abbi pietà di noi, Signore di misericordia.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata

Oggi si compie la parola profetica: perché, ecco, noi adoriamo il luogo dove si sono posati i tuoi piedi, Signore e avendo gustato dell’albero della salvezza, abbiamo ottenuto la liberazione dalle passioni del peccato, per l’intercessione della Theotòkos, o unico filantropo.

La tua croce, Signore, è piena di santità: in essa infatti trovano guarigione i malati per il peccato; per essa, a te ci prostriamo. Abbi pietà di noi.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Speranza buona del mondo.

La Vergine, vedendo pendere morto dal legno il Dio che aveva partorito nella carne, facendo lamento gridava: Stupisco, o Figlio, per la tua longanimità ineffabile; come hanno potuto gli empi inchiodare alla croce come un condannato te, giusto Giudice e unico Sovrano?

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Speranza buona del mondo.

Al capo della nostra stirpe, nell’Eden, l’albero portò corruzione ma l’albero della croce, nel luogo del cranio, ha fatto fiorire la vita: Adamo era stato calpestato per la malizia del nemico, ma ha ricevuto misericordia per la crocifissione di Cristo e ha trovato il paradiso e grida: O legno benedetto!

Martyrikòn. I santi, sopportando agone atletico e ricevendo da te i premi della vittoria, hanno vanificato i disegni degli iniqui e ricevuto le corone dell’incorruttela. Supplicato da loro, o Dio, donaci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Madre di Dio Vergine, supplica il tuo Figlio, che fu volontariamente confitto in croce e liberò il mondo dall’inganno, Cristo Dio nostro, perché abbia pietà delle nostre anime.

Canone stavròsimo. Acròstico: O Salvatore, appeso al legno, tu salvi, me Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo il faraone inseguitore sommerso nel mare, gridava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Stendendo le mani sulla croce, abbracciasti i mortali lontani da te, Signore, riconducendoli al Padre come Figlio diletto e Verbo consustanziale.

Eri come un agnello innalzato sulla croce per cercare la tua pecora smarrita e avendola trovata, o Verbo, l’hai messa fra quelle che non avevano errato; o Gesù, gloria alla tua potenza.

Martyrikà. Desiderando la vita dell’aldilà, sulla terra vennero uccisi i nobili martiri, ammirabili e gloriosi; patirono numerosi supplizi e svariati tormenti.

Al tribunale degli empi siete comparsi, o martiri di Cristo, a causa del giusto e avete subito ogni iniquo tormento, per cui siete giustificati presso Dio.

Stavrotheotokìon. Piangendo la Madre di Dio gridava al Signore suo Figlio: Per procurare l’immortalità ad ogni carne sorta da Adamo, tu subisci la morta in croce; vedendo la terra si scuote.

Canone della santissima Madre di Dio. Acròstico: Un sesto canto offro alla Madre di Dio. Giuseppe.

Stesso irmòs.

Avendo seguito il consiglio del nemico, la prima madre trovò la morte, ma tu, pura Vergine, che hai concepito la nostra vita, hai vivificato noi che giacevamo nelle tombe.

Annientato dai miei pensieri, sporcato da impurità carnali, in te mi rifugio, Vergine pura e unica davvero casta; vieni in aiuto dei tuoi servi.

Risana, o Madre di Dio, le grevi passioni del mio cuore; con la tua divina intercessione pacifica l’uragano scatenato dei miei vergognosi pensieri.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

La croce fu piantata nella terra e l’errore scomparve, il creato tremò di timore e i cori dei mortali ingannati dalla malizia del serpente hanno accolto la fede.

Un popolo iniquo e furioso condannò a morte te, Signore, unico giusto, che giustifichi i mortali e li strappi dalle mani dell’iniquo seduttore.

Martyrikà. L’ingannatore mette in atto ogni sua perfidia contrastando i santi, ma fu vinto vedendoli invincibili e partecipi dello splendore divino.

Mentre si alterava, per le tante ferite, la loro bellezza materiale, di più rifulgeva lo splendore spirituale dei vittoriosi atleti di Cristo per l’energia del divino Spirito.

Stavrotheotokìon. Sapevo generandoti che sei più bello di tutto gli uomini e come ora, che sei crocifisso, non hai bellezza, o Cristo? Così la Vergine diceva piangendo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Tu solo per natura compatisci le nostre pene, o Verbo e per me hai effuso il tuo sangue sulla croce; fammi grazia e salvami per la preghiere della tua genitrice.

Ero divenuto un tempio per divina adozione, ma sono caduto nelle più vili passioni per mio volere, perciò ti supplico, o Sovrana: vieni in mio aiuto, o tempio divino.

O talamo nuziale eletto dal Signore, rendimi partecipe delle nozze eterne dell’Agnello, affinché ogni giorno con affetto ti inneggi nel tuo santo tempio, protetto in esso.

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Il sole, vedendoti steso sulla croce, ebbe timore, ma quando il creato veniva spogliato delle sue tenebre, il nemico venne incatenato e l’errore annientato.

Un popolo iniquo legò le tue mani, Signore e i prigionieri furono liberati dai loro legami indissolubili; o Cristo, sole senza tramonto, tutto il creato ti glorifica.

Martyrikà. Nelle onde del vostro sangue, o martiri, avete sprofondato il faraone persecutore che senza misura e senza ragione si esaltava e con gioia avete marciato verso la terra degli eletti.

Superando le trame del nemico con le ali dello Spirito, i santi atleti con gioia sono saliti correndo là dove risiedono il Bene supremo, la vita e la luce senza fine.

Stavrotheotokìon. Fosti colpita, o Vergine, dalla spada delle pene di colui che s’incarnò dal tuo grembo quando lo vedesti crocifisso per noi e una lancia trafisse il suo fianco immacolato.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Con i rigagnoli che scorrono dal fianco di tuo Figlio, lava, o pura Vergine, la sozzura delle mie passioni, purifica le macchie del mio cuore e illumina con la tua luce i tuoi servi, o incontaminata.

Tu che hai concepito la nostra vita, sii tu nostro cammino e via che conduce ai sentieri salvifici, perché ogni giorno sbando nei vicoli del peccato.

Effondi nel mio cuore una pioggia di compunzione, tu che hai fatto scaturire la divina fonte della vita e allontana i flutti delle mie passioni.

O santa Sovrana, che hai concepito il Verbo santissimo, dona santificazione anche alla mia anima e libera la mia vita dalla bufera delle tentazioni.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con amore vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e ci richiami dal buio delle colpe.

Tu che rivesti il cielo di nubi, o Cristo, fosti volontariamente inchiodato nudo sulla croce per strapparmi alla nudità del peccato e ornarmi con la veste dell’incorruttela, o Sovrano.

Cristo, vera vigna, coltivatore e dolcezza delle nostre anime, fu inchiodato alla croce, stillando il nettare che interrompe l’ebbrezza dell’errore del nemico.

Martyrikà. Adorni delle sacre ferite di Cri e insigniti delle corone, gli atleti stanno presso il Dio che subì passione nella carne, chiedendo per noi scioglimento dai peccati.

Guardando alla gloria dell’aldilà, alla letizia e alla vita vera, o atleti, voi avete subito tutta la tempesta dei tormenti, rinvigoriti dalla passione del Sovrano.

Stavrotheotokìon. Contenendo in grembo Cristo, l’unico incontenibile, senza doglie ti ho generato e ora soffro per la tua crocifissione, Figlio mio. Così diceva la Theotòkos piangendo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Sono divenuto estraneo a Dio avendo ospitato il peccato, ma tu rendimi estraneo ad esso e familiare al compassionevole, con la tua mediazione, o Vergine.

Daniele profeta un tempo ti vide nel monte splendente di bagliore verginale, dal quale si staccò la pietra che per la forza divina spezzò gli idoli dell’errore, o Vergine.

La mia anima è ferita dall’assalto dei predoni, sono mezzo morto, in pericolo sulla strada della vita; o Verbo, vieni a visitarmi per l’intercessione di colei che ti ha generato.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Sei stato incoronato di spine per strappare i rovi del peccato; la lancia trafisse il tuo fianco e tu, Signore, uccidesti il l’astutissimo serpente che ci aveva uccisi.

Fosti sospeso al patibolo abbattendo la potenza del nemico, o Sovrano, accettasti gli schiaffi liberando dall’amara schiavitù; io inneggio alla la tua magnanimità, o compassionevole.

Martyrikà. Protetti dalla croce, gli atleti abbatterono le maligne mura dell’errore e insigniti delle corone vittoriose sono giunti alla città superna, perciò sono beatificati.

Giungendo alla vetta gloriosa del martirio, avete abbattuto a terra le maligne esaltazioni del nemico e avete ricevuto corone dall’alto, o santi.

Stavrotheotokìon. Come vieni innalzato in croce, o riflesso del Padre divino, illuminando l’universo e respingendo il principe delle tenebre! Così esclamava la Sovrana maternamente gemendo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O ramo benedetto che per noi ha germogliato il Signore, albero della vita, purifica con la croce di tuo Figlio la mia anima, che germoglia funesti pensieri.

Dal mostro del peccato come Giona dal ventre del pesce, strappa, o Verbo, per le implorazioni di colei che puramente ospitò in grembo te, per natura incontenibile, o misericordiosissimo.

Più della sabbia del mare si sono moltiplicate le mie malvagie colpe, o Sovrano, come mare di compassioni, fammi tornare, salvami per le preghiere, o Verbo della tua genitrice.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Quando venivi flagellato tu flagellavi la velenosa malizia del serpente e venendo appeso al legno, o unico potente, illuminasti tutti perché gridassero: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Gustando dell’albero, il primo uomo Adamo trovò la morte, mentre Cristo, secondo Adamo, venendo ucciso su di esso, dona vita immortale, uccidendo il nemico astutissimo.

Martyrikà. Aspettando il Signore avete sopportato le pene dei supplizi, o martiri e vi siete stabiliti sulla pietra irremovibile della fede, respingendo per impulso divino tutta la malizia del serpente.

Per la vostra passione siete rifulsi più del sole e avete annientato tutte le potenze delle tenebre, o atleti, cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stavrotheotokìon. Tu, immutabile per la divinità, appeso alla croce hai mutato tutto il creato. Così diceva la Vergine. Vedendo ciò gemo, sbalordita per la tua tremenda economia, o Figlio.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Tu che divinizzasti la natura di Adamo con il tuo parto oltre natura, con la tua materna mediazione riconciliami col Dio benevolo per natura, perché oltre natura ho peccato e l’ho amareggiato.

Tu che per i fedeli fai sgorgare acqua di salvezza, purifica il mio cuore che ogni giorno fa scaturire onde di peccati affinché canti melodiosamente: Benedetta sei tu, che hai concepito Dio nella carne.

Sei divenuta sulla terra il cielo del creatore di cielo e terra; imploralo di scamparmi dai mali della terra e di farmi degno di partecipare dei beni celesti, o Genitrice di Dio.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Tu hai umiliato la superbia del serpente, salendo sulla croce con cuore umile, o Dio eccelso, esaltasti Adamo umiliato dalle passioni, o compassionevole.

Mutando l’amarezza dell’albero hai assaggiato il fiele sull’albero della croce, tu che sei dolcezza di tutti, o Sovrano, vita enipostàtica, luce e salvezza.

Martyrikà. Davanti agli idoli non avete piegato il ginocchio, ma foste immolati come agnelli senza macchia, o illustri e avete piegato la forza del maligno e ora esaltate Cristo nei secoli.

Come templi vivi dello Spirito siete apparsi, o martiri; avete distrutto i templi degli idoli e siete giunti al tempio celeste inneggiando a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Giacobbe ti previde nella scala che porta alla vetta dei cieli noi che siamo stati inghiottiti nel baratro dei mali, perciò ti inneggiamo, o pura, nei secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Anche se non voglio, me misero, faccio cose sbagliate, servendo di una abitudine a cui mi hanno asservito servi malvagi allontanatisi da Dio; Vergine Sovrana, rendimi libero.

Tu che hai partorito il grappolo non coltivato, che per tutti stilla il vino salvifico, rendi sobrio me, ottenebrato dall’ebbrezza dell’amaro peccato e salvami, Vergine Sovrana.

Nell’ora del giudizio, o Sovrano, non mettermi condannato fra i condannati, ma accogliendo il mio amaro gemito, salvami per le preghiere di tua Madre, o compassionevole.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile per gli uomini vedere Dio che le schiere degli angeli non osano fissare: ma per te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Tu che sei Signore delle ore e dei tempi, in mezzo alla terra, a metà del giorno, o longanime, sei stato innalzato sul legno della croce, per emendare il frutto pernicioso di colui che, in mezzo al paradiso, era sottostato alla caduta.

La croce veniva piantata e il tiranno riceveva nell’anima il colpo mortale; i prigionieri venivano sciolti dalla corruzione, in tutti gli uomini veniva generata la conoscenza, il nemico veniva distrutto e tutto si riempiva di gioia.

Martyrikà. La terra è stata congiunta ai cieli, o martiri del Signore, da quando Cristo è stato immolato sulla croce e ha attirato la vostra moltitudine, che ha subito una moltitudine di tormenti e ora rifulge insieme alla moltitudine dei divini liturghi.

Rifulgendo di luce immateriale, voi siete chiamati dèi per adozione del Signore, o martiri, abitate le tende dei primogeniti e siete ricolmi dell’eterna gloria: per questo, com’è nostro dovere, noi fedeli vi onoriamo.

Stavrotheotokìon. Tremendo parto fu il mio, o Sovrano, quando tremendamente ho generato te, davanti al quale il creato freme, vedendoti ora volontariamente crocifisso: così, levando grida, piangeva un giorno come madre, l’irreprensibile che noi magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Io solo ho follemente calpestato la tua legge salutare, o Cristo e mi sono fatto schiavo di grave trasgressione: nella tua somma bontà, salvami, abbi compassione di me, già condannato, grazie alla pura che ti ha partorito.

Siimi porto, o Sovrana favorita dalla divina grazia, nella tempesta delle tentazioni per cui sono in pericolo; e placando il tumulto delle mie passioni, dissecca l’oceano dei miei peccati, affinchè come devo io canti te, Sdegna di ogni canto.

Mostrami la retta via per la quale io possa trovare la porta che conduce ai regni di lassù, o Vergine, alle divine tende del paradiso, all’eterna e vera beatitudine.

L’esercito dei martiri, l’assemblea dei santi, dei giusti pontefici, dei profeti e degli apostoli e le schiere degli angeli santi, insieme a colei che ti ha partorito ti implorano: salvaci, abbi pietà, o Cristo, nella tua grande misericordia.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La mia speranza è nella croce, o Cristo e gloriandomi in essa, esclamo: O Signore filantropo, abbatti l’arroganza di chi non ti confessa come Dio e uomo.

Protetti dalla croce come da un muro, noi affrontiamo il nemico, senza temerne le arti e le insidie: perché il superbo è stato annientato e giace calpestato per la potenza del Cristo confitto alla croce.

Martyrikòn. La memoria dei martiri è esultanza per chi teme il Signore: poiché essi, dopo le lotte per Cristo, hanno ricevuto da lui le corone e ora intercedono con sicurezza per le nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di me, Dio mio Salvatore, quando verrai nel tuo regno e salvami, o unico filantropo.

Volontariamente innalzato sulla croce, hai richiamato quanti si erano perduti nell’abisso dei mali, o unico misericordiosissimo.

La terra fu scossa e il sole si spense vedendoti patire volontariamente in croce, o Sole di giustizia.

Martyrikòn. Partecipando alla passione del Sovrano, o atleti, comunicate anche al divino splendore divinizzati per partecipazione.

Gloria.

Innalzami dal baratro del peccato, o Cristo mio, tu, uno della Trinità che ti sei degnato di patire la crocifissione.

E ora. Theotokìon.

Stando presso la croce e vedendo tuo Figlio patire volontariamente, lo magnificavi, o Vergine Madre.

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Plagale I – Mercoledì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Ferma, o filantropo, gli assalti contro di me dei demòni, che cercano di uccidere la mia povera anima e di condurla in perdizione; sventa i loro disegni e le loro insidie quotidiane, notte e giorno e liberami da loro, Sovrano; ferma i flutti tumultuosi della vita, strappami alla geenna e alle tenebre eterne, ti supplico, o Cristo, quando verrai nella gloria per giudicare il mondo, tu che sei più che buono.

Quando si apriranno i libri, o Cristo, nel giorno della tua tremenda parusia e tutti staranno davanti al tuo tribunale aspettando la sentenza, mentre il fuoco scorrerà davanti alla tribuna e la tromba suonerà con fragore, che farò io infelice, accusato dalla coscienza e condannato al fuoco inestinguibile? Chiedo dunque, prima della fine, di trovare remissione per le mie colpe, o Cristo, mio Dio, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Prendesti sulle spalle la tua croce, o Cristo venendo alla passione e a noi, che vogliamo vivere in te, mostrasti come vivere in te e con te esser glorificati; tu stesso rendi degni anche noi di partecipare alla tua passione e alla tua gloria, portando in noi stessi la tua morte; uccidi gli assalti della mia carne, o filantropo, inchioda le sue membra con il tuo divino timore, rendimi morto per il mondo, ma vivo solo per i tuoi precetti.

Altri Stichirà della Theotòkos, uguali.

Piango e mi rattristo amaramente, considerando il tremendo rendiconto, non avendo, me misero, la minima difesa dalle opere; perciò supplico: prima che mi raggiunga l’incerta fine della vita, prima della falce, prima della morte, prima del giudizio, prima del rendiconto là dove è il fuoco inestinguibile e la tenebra esteriore, dov’è quel verme che divora i colpevoli, donami, o pura, scioglimento dalle colpe e grande misericordia.

Divenisti trono davvero cherubico, superiore a tutte le creature, poiché in te dimorò il divino Verbo volendo riplasmare la nostra forma e venne incarnato da te accettando croce e passione per noi come compassionevole e donò come Dio la risurrezione, perciò, siccome riconciliasti col Creatore la nostra natura condannata, grati a te acclamiamo: Concedici per le tue preghiere il perdono dei peccati e la misericordia.

Le onde delle mie lacrime dai miei occhi, dilettissimo Figlio il tempo non potrà mai inaridire del tutto: così gridava gemendo la pura; tu sei infatti luce inaccessibile che illumina con l’illuminazione da cui i grandi luminari effondono, i cieli e l’universo trova consistenza; che m’importa vedere il sole, quando tramonta il mio sole? Mia dolce luce, come ti spegni, o illuminazione del mio volto? Spegnerò dunque con rivi di lacrime le pupille dei miei occhi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

L’Agnella, vedendo un tempo il suo Agnello affrettarsi all’uccisione, lo seguiva gridando a lui queste cose: Dove vai, Figlio mio dolcissimo? Cristo longanime, in grazia di chi corri questa strada, o Gesù dilettissimo, senza peccato, misericordiosissimo Signore? Dimmi una parola, a me tua serva, Figlio mio carissimo, non ignorare me, la tua genitrice, o compassionevole tacendo tremendamente, o Dio vivificante, che doni al mondo la grande misericordia.

Apòstica stavròsima.

La tua croce, o Cristo, benché appaia per natura legno, è rivestita di divina potenza e mentre appare sensibilmente al mondo, opera spiritualmente il prodigio della nostra salvezza; e noi, venerandola, ti glorifichiamo, Salvatore: abbi pietà di noi.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, o Cristo, fu messo in fuga l’errore e fiorì la grazia: esso infatti non rappresenta più la pena di una condanna, ma ci è mostrato quale trofeo di salvezza. O croce, nostro sostegno; croce, nostro vanto; croce, nostra esultanza.

Martyrikòn. Intercedete per noi, martiri santi, perché siamo liberati dalle nostre iniquità: a voi infatti è stata data la grazia di intercedere per noi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Salve, tu che sei veramente.

Stando presso la croce, o Gesù, la tua genitrice faceva lamento e gemeva, esclamando: Non sopporto, o Figlio, di vedere inchiodato al legno colui che ho generato; ho infatti sfuggito le doglie perché ignara d’uomo e come dunque sono ora presa dai dolori e ho il cuore straziato, io, l’irreprensibile? Infatti ora si è compiuto ciò che aveva detto Simeone, che una spada sarebbe amaramente penetrata nel mio cuore. Ma tu, Figlio mio, risorgi e salva i tuoi cantori.

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Plagale I – Mercoledì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Il luogo del cranio è divenuto un paradiso, perché appena l’albero della croce fu piantato, subito produsse a nostra letizia il grappolo della vita, te, Salvatore. Gloria a te.

L’albero della tua croce, o Salvatore nostro, divenne salvezza del mondo: poiché, volontariamente in esso inchiodato, liberasti i figli della terra dalla maledizione, o vita di tutti. Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.Cantiamo, fedeli.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pendere dalla croce in mezzo a due ladroni, percossa nelle sue viscere materne, diceva: Figlio senza peccato, come dunque, a guisa di un malfattore, sei confitto alla croce ingiustamente, tu che nella tua bontà somma vuoi dare la vita al genere umano?

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

Celebriamo e adoriamo, fedeli, il nostro Salvatore e Redentore volontariamente crocifisso, come egli sa, secondo il suo beneplacito; egli inchiodò alla croce i peccati dei mortali, riscattando dall’inganno il genere umano e rendendolo degno del regno.

O Salvatore, che per tuo deliberato consiglio subisti la croce e liberasti gli uomini dalla corruzione, noi fedeli ti cantiamo e adoriamo perché ci illuminasti con la potenza della croce e con timore ti glorifichiamo come datore di vita e Signore, o filantropo e compassionevole.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per la croce di tuo Figlio, o favorita dalla divina grazia, venne annientata tutta la seduzione degli idoli e fu calpestata la forza dei demòni: perciò noi fedeli, com’è nostro dovere, sempre ti celebriamo e benediciamo e confessandoti realmente Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

Ecco compiute le predizioni dei profeti: è giunto a termine il tuo antico consiglio, poiché tu, Re di tutti, volontariamente ti sei impoverito nella carne e hai accettato per noi di salire sulla croce e subire la morte, perciò glorifichiamo, o Verbo, la tua condiscendenza sovraintellettuale.

Martyrikòn. Donandoci i prodigi dei tuoi santi martiri come inespugnabile baluardo, Cristo Dio, per le loro suppliche disperdi i consigli delle genti e rafforza la signoria del regno, come unico buono e filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Vedendo i tuoi occhi chiusi, Figlio per tutti amabilissimo, la mia luce si spegne; neppure il sole voglio più vedere: vorrei, o Verbo, che mi si strappassero gli occhi. Oscurati, luce del sole, perché colui che con un verbo ti diede la luce, ha chiuso gli occhi sulla croce.

Canone della stavròsimo. Acròstico: Innalza il mondo, o Cristo innalzato sul legno. Giuseppe.

Ode 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere gettò nel mar Rosso con braccio teso il Cristo, che spezza le guerre e ha salvato Israele che cantava l’epinicio.

Colui che è percepito incircoscrivibile si incarnò e si mostrò al mondo nella carne, per suo volere fu appeso un tempo sul legno dalla folla iniquissima degli ebrei.

Quando i giudei insensati innalzarono sul legno della croce te, Cristo Verbo, vite feconda, tu allora hai fatto scaturire vino di gioia, purificando l’ebbrezza del male.

Martyrikà. La vostra pazienza, o martiri, non si sottomette alla legge delle lusinghe, poiché avete sopportato pene che superano la natura umana e ora dimorate esultando nel riposo senza fatica.

Nuotando sulle onde dei supplizi sotto la guida del Verbo, o inneggiatissimi atleti di Cristo, raggiungeste il porto celeste, ottenendo la vera quiete divina.

Stavrotheotokìon. Quando vedesti il Signore generato dal tuo seno ingiustamente innalzato sul legno, o Vergine, piangevi e celebravi la sua condiscendenza davvero incommensurabile.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Un quinto canto alla Vergine viene prodotto ora.

Lo stesso irmòs.

Tu, porta della divina gloria, hai aperto la porta del paradiso: ti prego, aprimi la porta della penitenza e illumina la mia mente perché t’inneggi, o piena di grazia divina.

Terminasti la sciagura della morte, o purissima, generando colui che domina vita e morte; supplicalo dunque di far cessare le colpe che uccidono la mia anima e salvarmi.

Tu sola, bellezza di Giacobbe, fosti scelta tra le genti dal Verbo, che con il Padre è senza principio e si è incarnato dal tuo sangue, o Sovrana, salvandomi per le tue preghiere.

Purissima, accogliesti il Celeste, che come pioggia sul vello scese su di te, perciò ti prego, inaridisci le piogge delle mie passioni, o Madre Vergine.

Ode 3. Irmòs.

Tu che hai stabilito col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Fosti crocifisso e si riaprì la porta del paradiso e il ladro esultando entrò prima di tutti. Fosti ucciso, o mio Gesù e il nemico ingannatore fu ucciso, mentre Adamo morto risorgeva. Gloria alla tua grande compassione!

Crocifisso sul legno per la tua bontà, o Gesù, spegnesti la fiamma del peccato; legato, slegasti l’inganno; svestito, vestisti l’uomo con la veste della gloria. Gloria alla tua grande compassione!

Martyrikà. O Cristo, tu che riveli i martiri stelle sempre splendenti, che dileguano la tenebra dell’ateismo, per le loro preghiere, scaccia la notte delle mie passioni e illumina la mia mente oscurata.

I gloriosi martiri agirono con coraggio secondo la legge, furono incoronati secondo la legge e con sapienza si allontanarono dai fuorilegge, ottenendo la divina delizia e la dimora nel paradiso.

Stavrotheotokìon. O inneggiatissima, le schiere degli angeli, che incomparabilmente superi, ti lodano poiché hai partorito nella carne il Dio, che annientò con il legno della croce la maledizione del legno dell’albero e fece scaturire per noi benedizione.

Canone della Theotòkos. Uguale.

Sana, o pura, con il tuo farmaco me, ferito dal dardo del peccato e liberami dal dolore che mi tiene, tu che con il tuo parto liberasti la stirpe umana dai dolori.

I nemici invisibili che turbano invano il mio povero cuore e tentano di uccidermi, colpiti dalla tua protezione, o Sovrana, rimangono impotenti, colmi di vergogna.

Riempimi d’acque vivificanti, o Sovrana, che hai fatto scaturire al mondo l’acqua divina; inaridisci i terribili torrenti delle mie colpe e calma i flutti del mio cuore con la tua quiete divina.

Sono superate le cose compiute sotto la legge poiché hai generato il legislatore, che ha promulgato per noi grazia, purificazione e illuminazione e ci hai liberati dalla maledizione, o purissima e lodatissima Vergine.

Ode 4. Irmòs.

Intuito con profetico sguardo il tuo divino annientamento, Avvacùm tremando, o Cristo, a te gridava: sei venuto per la salvezza del tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Compiendo la totale redenzione delle anime, o Cristo, volontariamente appeso al legno, consegnasti la tua santissima anima nelle mani del Padre.

L’ingiusto giudice condannò te, Cristo, giusto Giudice, a morire appeso sulla croce per raddrizzare noi, sottomessi all’iniquo nemico.

Martyrikà. Affrontando visibilmente sulla terra moltissimi pericoli e straordinari supplizi, diveniste degni, o martiri, di vedere i beni eterni.

Avete valicato l’inverno delle prove e raggiunto la primavera delle ricompense celesti e siete annoverati con le schiere degli angeli, o gloriosi martiri.

Stavrotheotokìon. Benedetta Theotòkos, la spada trafisse la tua anima quando vedesti tuo Figlio crocifisso affidare la sua anima nelle mani paterne.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Dalle mie opere per me non c’è salvezza, perciò con speranza sono accorso sotto la tua protezione, o Sovrana inneggiatissima: con le tue preghiere libera me disperato.

Dimora pura della Luce, insigne portatrice del Sole, illumina il mio cuore terribilmente oscurato dalla tenebra del male, o Sovrana e liberami.

O Vergine, che dal tuo sangue verginale intrecciasti una veste a colui che veste il cielo di nubi, anche me, svestito dall’inganno, vesti con la veste dell’incorruttela.

Il Creatore, cogliendoti dai prati del mondo come giglio, ha diffuso da te nel mondo la buona fragranza spirituale, o santissima Vergine, divina Sposa.

Ode 5. Irmòs.

Ti rivesti di luce come d’un manto; per te io veglio all’alba e grido: illumina la mia anima ottenebrata, o Cristo, unico misericordioso.

Stavi in giudizio, o Cristo, giusto giudice e colpito con la canna, condannasti l’odio nella carne, firmando la mia totale remissione.

Quando il sole ti vide con il corpo crocifisso sul legno, o Cristo, mutò la sua luce in tenebra, la terra tremò e le pietre si spaccarono.

Martyrikà. Santificaste tutta la terra, o lodatissimi martiri, poiché ereditaste la santità lottando per osservare tutte le leggi divine.

Siano onorati i martiri resi da Dio bellissimi e splendentissimi, rivestiti di gloria divina, spogliati della malvagità del nemico.

Theotokìon. Ti diciamo beata, purissima Theotòkos, per te fu annientata la maledizione e furono date la redenzione e la benedizione.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Potente aiuto sii per me nell’ora del giudizio e della condanna, quando starò davanti al Giudice nato da te, o Vergine.

Converti me, vinto dalla legge del peccato, sviato senza sosta dall’inganno del nemico e caduto nell’abisso dei peccati, o pura.

Tu che generasti il carbone ardente previsto da Isaia, brucia la materia dei miei peccati, o Purissima e illuminami, ti supplico.

Tu che a Cristo hai prestato la carne dal tuo sangue, o Vergine, purifica le passioni della mia carne e mostrami la via dell’impassibilità.

Ode 6. Irmòs.

Placa, Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Innalzato sul legno della croce, o Magnanimo, per la tua grande bontà abbattesti tutta la boria del nemico e salvasti i caduti.

Quando ti sentirono rendere la tua anima a Dio sul legno, o Sovrano, le anime degli antichi giusti furono sciolti dai legami eterni, o Verbo.

Martyrikà. Come resistenti diamanti sopportaste tutto l’ardore dei supplizi con anima paziente e umiliandovi, abbatteste il nemico.

Rendendovi seguaci della passione di Cristo, vinceste tutta la tirannia, o atleti di Dio, perciò diveniste degni delle bellezze celesti.

Stavrotheotokìon. Meraviglioso è il tuo parto che fa grandi prodigi ed è glorificato tra i santi, o Theotòkos, unica meravigliosa Sovrana.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

O Sovrana, non mi divori l’abisso dell’ozio, né le onde dei peccati mi sommergano, ma fa’ che sia liberato per la tua sola preghiera.

Santissima Sovrana, amica del bene, che generasti il Creatore buono e filantropo, benefica la mia misera anima.

La lampada dell’antica legge prefigurava te, che generasti la Luce che tutto illumina, o Purissima, perciò a te grido: illumina me, ottenebrato.

Ode 7. Irmòs.

Il Signore dei padri sovresaltato estinse la fiamma e asperse di rugiada i fanciulli, che cantavano a una sola voce: Benedetto sei tu, o Dio.

La folla iniqua cinse di una corona di spine te, Re immortale, che tagliasti alla radice le spine dell’eresia; Benedetto sei tu, o Dio.

Per vestirmi della veste incorrotta volontariamente, o Verbo, ti spogliasti e subisti sputi, crocifissione e passione tu, impassibile per natura.

Martyrikà. Divenuti simili alla passione di colui che regna su tutti, siete giustamente figli ed eredi del Regno immutabile, o santi.

Non veneraste muti pezzi di legno, o martiri di Cristo, venerando colui che ha steso le mani sul legno come Re e Sovrano di tutti.

Stavrotheotokìon. Strano il tuo parto, o Purissima; generasti infatti il Dio che sul legno ha spento la fiamma della malvagità e illuminato l’universo.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Inneggio a te, purissima e santissima Vergine, poiché generasti senza seme l’inneggiatissimo Dio, che divinizza quanti cantano: O Dio, sei benedetto.

Annienta le mie passioni, tu che concepisti la Vita e rialza me, giacente nella tomba dell’insensibilità, affinché con affetto ti glorifichi, o divina Sposa.

Generasti, o purissima, il potentissimo che portò la nostra impotenza; supplicalo di guarire la mia anima terribilmente paralizzata.

Ode 8. Irmòs.

Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Tu, Dio altissimo, dolcezza della vita, fosti innalzato sulla croce e dissetato con fiele e trafitto con la lancia, sgozzando il serpente, che aveva abbattuto Adamo in paradiso.

Hai slegato me dai legami del peccato legandoti volontariamente, o Verbo e con legami eterni incateni il nemico Beliar, o Salvatore. Perciò glorifico la tua passione nei secoli.

Martyrikà. Appariste di luce, essendo luci seconde per partecipazione immateriale, togliendo la tenebra dell’eresia e illuminando divinamente i cuori di tutti i fedeli, o santi martiri.

Diventaste figli della libera Gerusalemme superna, illuminando la Chiesa dei primogeniti e sovresaltando Cristo nei secoli.

Stavrotheotokìon. Stavi presso la croce, o Sovrana fanciulla, vedendo soffocato il Cristo che generasti, perciò gridavi: Non lasciarmi senza Figlio, o Verbo senza principio del Padre senza principio.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

O Vergine bellissima e divinamente risplendente, abbellisci e illumina anche me con belle visioni, affinché gridi: Inneggiate al Signore e sovresaltatelo nei secoli.

Aprimi la porta della penitenza sfolgorante di luce, o porta della Luce, mostrandomi la via buona della giustizia, che porta agli ingressi della volontà divina.

Generasti ineffabilmente il Verbo santo che santifica i fedeli, o Santissima; supplicalo, o pura, di santificare ora la mia povera anima macchiata dalla malizia.

Un fiume luminoso, fonte d’immortalità è scaturito da te, santa Sovrana, perciò grido a te, pura: Prosciuga le onde dei miei mali con le piogge delle tue preghiere.

Ode 9. Irmòs.

Danza, Isaia: la Vergine ha concepito e partorito un Figlio, Emmanuele, Dio e uomo: Oriente è il suo nome: magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

Come agnello sei appeso al legno, Cristo Sovrano e stritoli le mascelle del lupo spirituale per strappargli dalla bocca le tue pecore razionali, o Sovrano e condurle al Padre.

Come Re dei re cingesti una corona di spine, o Cristo, tu che distruggi i regni del maligno e recidi alla radice, o buono, la spina dell’inganno: perciò con fede ti glorifichiamo.

Martyrikà. Brillò come sole la vostra salda resistenza e dileguò ogni tenebra avversa, o martiri invitti, che illuminate tutti i fedeli, o inconcusse torri della pietà, che giustamente ammiriamo.

Falange raccolta da Dio, esercito divino, popolo eletto, santo schieramento appariste, o martiri illustrissimi, che distruggete gli schieramenti del maligno, per la divina grazia del Salvatore.

Theotokìon. Generasti il Creatore, coltivatore della pietà, che pianta sulla terra la conoscenza vera e abolisce la maledizione prodotta da una pianta: e noi, magnificandolo, proclamiamo beata te, o Vergine.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Partoristi, o pura, l’irremovibile fondamento della nostra salvezza, che fondò la terra sulle acque con i suoi divini comandi: supplicalo perché siamo confermati in lui, noi che con sincerità ti proclamiamo beata.

Fammi camminare senza deviare nella via di pace degli infallibili precetti divini, o pura, respingendo il tumulto dei demòni e gli assalti delle passioni e rischiarando il mio intelletto.

Vedendomi dominato dal sopore della negligenza, il nemico spietatamente mi assale, sperando di depredarmi col sonno della voluttà: ma tu custodiscimi, o pura, con la tua mediazione insonne, o Vergine Madre.

Come chi è condannato da se stesso, considero la moltitudine dei miei peccati e il tremendo tribunale del Giudice, là dove sarò giudicato: ma tu che partoristi il Giudice Dio, preservami dalla condanna, in quell’ora, o Theotòkos.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Signore, al tempo del profeta Mosè, la figura della tua croce, solo mostrandosi, vinceva i tuoi nemici; e ora noi, che teniamo la tua croce stessa, chiediamo aiuto: Rafforza la tua Chiesa e, per l’abbondanza della tua misericordia, dona ai nostri imperatori, come a Costantino, il trofeo, o filantropo.

La tua croce, o Cristo, annientò il dominio dell’ade e salvò il genere umano: liberando il mondo dalla corruzione, aprì al ladrone il paradiso; venerandola ti glorifichiamo, o Salvatore: pietà di noi.

Martyrikòn. I tuoi vittoriosi, Signore, imitando le gerarchie angeliche, resistettero ai tormenti come incorporei, avendo come incrollata la speranza il godimento dei beni promessi; per le loro preghiere, Cristo nostro Dio, dona al tuo mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata.

Vedendoti, o Verbo, andartene come agnello al macello, l’agnella, la Vergine gridava: O straordinaria audacia! Come dunque immolano gli empi colui che vivifica gli uomini? Grande, Figlio mio, la tua misericordia!

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce nella tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Innalzato sulla croce, scuotesti tutta l’orda dei demòni e abbattesti la sovranità malefica del nemico salvando l’umanità, o Cristo Sovrano.

Sei stato trafitto al fianco e hai fatto scaturire fonti di remissione per me; e le mani ti furono inchiodate sulla croce, inchiodando tutta la mente passionale degli uomini.

Martirikòn. Divenendo imitatori della passione di Cristo, sopportando ogni sorta di supplizi, o beati atleti di Dio, diveniste degni delle bellezze celesti.

Gloria. Trinitario.

Con fede ti veneriamo, Dio Uno in tre ipòstasi, natura indivisibile e ugualmente venerata, acclamando: gloria a te, Monade e Triade consustanziale.

E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce, o piena di grazia divina e vedendo le ferite di tuo Figlio, con l’anima trafitta, celebravi la sua condiscendenza davvero grande.

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Modo IV – Mercoledì – Vespero

Periodo Del Tono 4 Martedì Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 4. Hai dato come segno.

Quando un primo tempo mi creasti dalla terra, o filantropo, mi onorasti della tua immagine, gratificandomi del gaudio del paradiso. Quando poi, allettato dall’albero della conoscenza, sono caduto nella corruzione, di nuovo mi sollevasti, divenendo tu stesso mortale e subendo la crocifissione, o immortale, per infinita misericordia e grande condiscendenza.

Per infinita compassione, il mio Creatore e Signore, senza lasciare il Padre, è venuto come straniero sulla terra, annichilendo se stesso e assumendo dalla Vergine la forma dei servi, nella sua bontà, secondo il suo compiacimento; l’immortale patendo nella carne ha subito la crocifissione, dissolto la morte e salvato l’uomo.

Crocifisso, o Sovrano, come compassionevole con te crocifiggesti il peccato, annullando la maledizione con la trafittura dei chiodi e col fianco trafitto dalla lancia strappasti il chirografo del progenitore; celebro la tua passione, glorifico la tua risurrezione per cui vivificasti tutti i moribondi per le passioni.

Stichirà della Theotòkos, uguali.

Lava la sozzura del mio miserabile cuore, Madre di Dio lodatissima, purificalo da tutte le ferite e piaghe del peccato, o pura e frena l’instabilità del mio intelletto: affinchè io, misero e inutile servo tuo, salvandomi magnifichi il tuo potere e il grande soccorso ricevuto.

Muta in vigore e forza l’inconsistenza e fiacchezza della mia anima, purissima Madre Vergine, per eseguire e compiere con affetto e timore i decreti di Cristo affinché, sempre lieto, grazie a te fugga il fuoco divoratore e ottenga l’eredità celeste e la vita eterna.

La tremendissima tenebra della morte assale la mia anima, o divina sposa, il vociare dei demòni sempre mi atterrisce: con il tuo potere liberami dai loro preparativi, Vergine senza sposo e guidami al porto salvifico, nella luce senza sera dei santi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo morto uccidere il maligno, diceva piangendo amaramente a colui che dalle sue viscere era uscito, meravigliandosi stupita per la sua magnanimità: Figlio mio dolcissimo, non dimenticare la tua serva, non far aspettare, filantropo, il mio desiderio.

Apòsticha stavròsima. Prosòmia.

Ci hai dato la tua croce come arma invincibile, o Cristo e con essa vinciamo le suggestioni dello straniero.

Poiché abbiamo sempre la tua croce che ci aiuta, o Cristo, calpestiamo agevolmente i lacci del nemico.

Martyrikòn. Poiché avete famigliarità col Salvatore, o santi, pregate senza sosta per noi peccatori, chiedendo la remissione delle colpe e per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendoti sulla croce, o agnello e pastore, l’agnella che ti partorì si lamentava e maternamente così ti parlava: Figlio amatissimo, questo ti rende il popolo ribelle, che ha goduto dei tuoi grandissimi prodigi. Sia dunque gloria alla tua ineffabile condiscendenza divina, o filantropo.

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Modo IV – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 4 Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, kathìsmata stavròsima. Tono 4.

Ci hai riscattati dalla maledizione della Legge col tuo sangue prezioso: inchiodato alla croce e trafitto dalla lancia hai fatto zampillare l’immortalità per gli uomini. Salvatore nostro, gloria a te.

Tu che volontariamente fosti innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici; trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Stupì Giuseppe.

Stando presso la croce, l’agnella purissima, Madre dell’agnello e Redentore, faceva penosamente lamento e guardandolo diceva sbigottita: Che cos’è questo spettacolo nuovo e strano? Tu dunque, dolcissimo Figlio, sopporti volontariamente tutto questo? Subisci volontariamente la crocifissione e questa morte atroce? Glorifico, o Creatore, la tua condiscendenza oltre ragione.

Dopo la seconda sticologia, altri kathìsmata. Autòmelo.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per le preghiere della Madre di Dio, o unico filantropo.

Alla croce ti inchiodarono i giudei, o Salvatore; per essa ci hai chiamati di tra le genti un tempo, o Cristo nostro Dio; su di essa stendesti le palme secondo il tuo disegno e accettasti che il tuo fianco fosse trafitto dalla lancia per la tua grande compassione. O filantropo, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon uguale.

Quando la Madre tua senza sposo ti vide innalzato sulla croce, lamentandosi amaramente così parlava: Che cos’è questo spettacolo nuovo, strano e inaspettato? Come dunque un popolo iniquo configge alla croce te, unico datore di vita, mia dolcissima luce?

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che volontariamente.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per l’amaro consiglio dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Martyrikòn. Rivestita come di porpora e bisso del sangue dei tuoi martiri nel mondo intero, la tua Chiesa tramite loro a te grida, o Cristo Dio: Fa’ scendere sul tuo popolo le tue compassioni, concedi agli abitanti della tua città la pace e dona alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Tu che volontariamente.

Vedendoti appeso alla croce, o potente, l’agnella Vergine, gemendo diceva tra le lacrime: Quale ineffabile condiscendenza è la tua, o Verbo! Come dunque il popolo condannato ha ora condannato te, Dio che verrai per giudicare tutti? Inneggio alla tua inesprimibile misericordia.

Canone stavròsimo. Acròstico senza theotokìa: La tua croce è arma di salvezza. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek.

Tu che hai steso i cieli, Signore Gesù, chiaramente hai steso le mani sulla croce per abbracciare le genti da te lontane, come buono e compassionevole.

Con la tua croce proteggimi, o Cristo, perché non diventi preda del lupo che cerca di perdermi, o Verbo e ogni giorno mi prepara imboscate e agguati.

Martyrikà. Con i vostri dolori pene spezzaste la causa d’ogni male: ereditando la vita e la benevolenza, beatissimi martiri, lenite ogni pena fisica e spirituale.

Con catene infrangibili legaste l’industrioso diavolo, o sapienti: vi uniste a Cristo, che volentieri si lascia legare per dissolvere ogni errore, perciò vi diciamo beati.

Stavrotheotokìon. Dopo il concepimento, pura Vergine, conservasti la verginità, avendo concepito prodigiosamente colui che fu innalzato in croce: e noi fedeli a gran voce ti magnifichiamo.

Canone della santissima Theotòkos. Acròstico: Ode quarta alla fanciulla Theotòkos.

Stesso irmòs.

Tu che sei più pura di ogni creatura, o purissima, purifica con la tua pura preghiera, Genitrice di Dio, il mio cuore sporcato malamente da impure passioni.

Liberami da lacrime e gemiti che mi attendono nel giorno del giudizio, pura Vergine Madre, con le tue preghiere gradite a Dio, nostro Creatore.

Per il tuo ineffabile concepimento tu sola liberasti la stirpe umana dalla maledizione antica; per le tue preghiere, o Vergine, libera me, schiavo di passioni carnali.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Innalzato sulla croce, innalzasti i caduti nella corruzione e abbattesti il nemico, Cristo Sovrano, nostro Dio.

La spada del maligno fu spezzata quando fosti trafitto dalla lancia al fianco e il paradiso fu aperto per tutti, Verbo enipostàtico del Padre.

Martyrikà. Quali fiumi fiammeggianti, i martiri fermarono i fiumi dell’errore e spensero l’incendio del politeismo.

Crocifissi e colpiti sulla terra, o martiri di Cristo, uccideste con la spada della fermezza, il drago ostile.

Stavrotheotokìon. L’agnella pura, vedendoti crocifisso, amaramente piangeva celebrando la tua potenza, Sovrano.

Canone della Theotòkos. Non è la scienza.

Supplico te, Sovrana, superiore ai cherubini: dimostra superiore alle passioni del corpo il mio intelletto decaduto per la malizia del serpente.

Nel tremendo giorno del giudizio, quando il Signore verrà a giudicare i molti peccati che ho commesso, o Vergine, salvami dal castigo.

Per la tua compassione converti il mio comportamento spietato, o Cristo; per le suppliche di colei che ti concepì, salva me, spietato.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, sole di giustizia, elevato sulla croce, la Chiesa stette al suo posto e a ragione acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendoti volontariamente sospeso all’albero, sole di gloria, il sole si coprì di tenebra, le rocce si spezzarono e il velo si squarciò in due.

Alla tua crocifissione, Signore, mentre la lancia ti trafiggeva, per tuo ordine la spada sguainata fu distolta dal ladro alla tua destra inneggiante alla tua potenza.

Martyrikà. Protetti dall’arma della tua croce, i tuoi atleti, Signore, non furono colpiti dai dardi del malvagio, ma rovesciarono le mura instabili della mania idolatrica.

Come sacrifici puri e olocausti immolati, vi sacrificaste al Signore che per compassione s’impoverì, ricevendo ricompense per le vostre pene.

Stavrotheotokìon. Vedendo il tuo Signore sospeso all’albero della croce, il dolore lacerò l’anima di te, che nel tempo concepisti il senza tempo, che serbò inviolata la tua verginità.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Tu che sei divina dimora di colui che si svuotò per beneficare la propria creatura, o purissima, santifica la mia anima e illumina il mio pensiero.

Libera dal gorgo del male, con la tua intercessione rinsalda la mia anima trascinata nella bufera del male e nell’abisso delle passioni.

Palazzo animato del Re celeste, o Vergine, ora ti supplico, per le tue preghiere rivela dimora della Trinità me, divenuto spelonca di ladri.

Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Dal tuo fianco trafitto fai scorrere su me, Signore, i divini rigagnoli dell’immortalità per riparare la colpa commessa dal fianco del primo creato.

Trofeo contro i nemici è la tua croce, che donasti a noi, o Verbo, come salvezza delle anime per i tuoi cantori.

Martyrikà. Sebbene mortali, fulgidi martiri, raggiungeste gli angeli fiammeggianti subendo la fiamma dei tormenti.

Con i corpi spezzati da tanti supplizi, i martiri confermarono nelle loro anime l’incrollabile amore per il Creatore.

Stavrotheotokìon. L’unico buono incarnato in un grembo incorrotto, fu visto addirittura crocifisso per liberarci dalla corruzione.

Canone della Theotòkos.

Gli empi non vedranno.

Avendo concepito l’agnello di Dio, o agnella, vivifica la mia anima avvelenata dal morso del serpente e smarrita sul monte della trasgressione.

Per la tua fervida intercessione, Madre di Dio illustrissima, piamente smuovi al calore dell’amore di Dio la mia anima congelata dalla forza dei nemici.

Libera dalla vergogna delle passioni la mia povera anima e con la tua intercessione guida nella purezza la mia vita, o fanciulla, buona e pura fra le donne.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Tu che superi ogni onore, sopporti l’infamia per liberarmi dal disonore e salvarmi con la tua croce, Signore filantropo.

Quando sulla croce deponesti la tua vita, uccidesti l’autore della nostra morte, coprendolo di vergogna; gloria alla tua potenza, Signore.

Martyrikà. Il malvagissimo che vi feriva con supplizi letali fu ferito e calpestato dai vostri piedi apparendo a tutti come ridicolo, o martiri.

Dalle vostre reliquie, o martiri, scorrono guarigioni; le vostre ceneri conservate nelle tombe sciolgono i demòni come polvere e curano svariate malattie fisiche.

Stavrotheotokìon. La Vergine piangendo gridava: una folla iniqua ti trafisse di chiodi e il mio cuore è straziato dalla spada del dolore, o mio Creatore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Il tuo parto divenne vincitore della morte, essendo vita e redenzione dei mortali, o Vergine; per questo ti supplico di rialzare la mia anima uccisa.

Affondo nell’oceano di questa vita, o filantropo; stendi la mano per salvarmi per le preghiere della Madre di Dio e delle innumerevoli potenze celesti.

O terra che producesti la spiga divina, non disprezzare la mia anima incolta, che si consuma nella fame delle cose divine, ma nutrimi con i divini carismi di tuo Figlio.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Ti lasciasti crocifiggere nudo, o unico immortale, che rivesti il cielo di nubi e rivesti di vergogna eterna colui che spogliò un tempo i progenitori.

Salisti sulla croce e Adamo caduto si rialzò: una lancia ti trafisse il fianco, o Sovrano e l’ostilissimo ricevette il colpo mortale. Benedetto il tuo potere, Signore.

Martyrikà. Splendidamente uniti allo splendido Verbo, legati e torturati, vi separaste da tutto il mondo, o atleti e legaste per sempre il nemico.

Le mura dell’errore con la leva divina della divina passione davvero abbatterono gli atleti e si rivelarono muro per i fedeli e difesa per i pii che li dicono beati.

Theotokìon. Cristo Dio, apparso come rugiada nella fornace, non bruciò affatto il tuo grembo, o fanciulla che contemplandolo appeso al legno, glorificavi la sua inesplicabile discesa.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O monte divino da cui fu tagliata senza mano la pietra, che spezzò le stele diaboliche, scaccia, o fanciulla, dalla mia anima gli idoli e dal mio cuore la durezza pietrificante.

Non vacillasti accogliendo in grembo, o fanciulla, colui che, quando vuole, fa tremare la terra e tutto ciò che contiene; rafforza, dunque, il mio cuore, vacillante per gli assalti del nemico.

Il maligno mi ottenebra con l’onta dei piaceri; dissolvi, dunque, o Vergine, i miei pensieri carnali, ornandomi di virtù, o Madre di Dio, affinché diventi tutto spirituale.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Tu che stendesti le mani sulla croce, volendo sanare, o Sovrano Signore compassionevole, il peccato della mano avida, trafitto dai chiodi, allontani ogni pensiero del progenitore, che canta: opere tutte, benedite il Signore.

Fu stracciato il chirografo di Adamo, prima creatura, quando il tuo fianco fu trafitto; per lo scorrere del tuo sangue, Sovrano, l’universo è santificato, sempre acclamando con voci grate: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Martyrikà. Stando in mezzo al fuoco come refrigerati, non bruciavano gli illustrissimi martiri e cantavano in sinfonia mistica con i fanciulli l’ode realmente divina: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Portando sempre la fiamma del vostro amore, non cadeste nelle tenebre del castigo, ma per effetto della forza divina, o martiri, correvate alla luce senza tramonto, gridando senza sosta: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Stavrotheotokìon. Vedendo Cristo morto e ucciso il nemico che aveva ucciso i mortali, l’inneggiatissima Sovrana piangendo inneggiava al Sovrano e celebrando la sua magnanimità gridava: Opere tutte, inneggiate al Signore.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Concepisti lo splendido frutto, gustando il quale la morte rovinò, perciò a te grido, o Sovrana: Vivifica me, ucciso malamente dal frutto del peccato, cantando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Seda i moti passionali della mia mente con la tua insonne preghiera, Sovrana purissima e rialzami dal sonno della pigrizia per cantare con anima vigile: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Anima misera, non avrai patrocinio dall’alto perché il gran numero delle opere cattive ti condanna; per questo convertiti e come collaboratore per il bene prendi la sola incontaminata, poiché è l’unico rifugio dei mortali.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ecco, la Vita appesa alla croce è apparsa a tutti: il sole, non potendolo sopportare, sospende i suoi raggi, la terra si scuote e i pensieri si fissano nella pietà e nell’austerità.

Come può il popolo iniquo, o mio Gesù, condannare a morte di croce te, il legislatore, che sei la vita di tutti e il Signore e che con la passione concedi l’impassibilità a tutti i mortali?

Martyrikà. Con le vostre bocche teologhe predicaste con tutta sapienza l’incarnazione del Verbo in mezzo a nemici che vi maltrattavano, o illustri; lottando santamente lottato, foste coronati con le corone della vittoria.

Splendendo in pieno giorno come stelle, diffondete bagliori in tutto il creato col fulgore delle sacre lotte e con i divini splendori delle guarigioni e dileguate la profonda notte delle passioni, o martiri divini.

Stavrotheotokìon. Illumina, o pura, la mia anima oscurata dal peccato; disperdi le nubi dei miei vizi, o nube luminosa, che un giorno vedesti il sole oscurarsi, quando veniva crocifisso l’immortale.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Spezza i vincoli dei miei vizi con la divina lancia di tuo Figlio, libera la mia anima infelice, irretita e minacciata e legala all’amore del nostro Dio, o Vergine Madre.

Tu che sei più ampia dei cieli, conduci agli ampi spazi dell’impassibilità il mio cuore stretto da tanti assalti nemici, dandomi la forza di camminare sempre per la via stretta.

Perché io ti glorifichi, o Vergine veramente glorificata, liberami da ogni disonore del peccato e rendi partecipe della gloria celeste colui che si rifugia nella tua misericordia.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La tua croce sia per noi baluardo, o Gesù, Salvatore nostro, perché noi credenti non abbiamo altra speranza che te, che su di essa fosti inchiodato nella carne e ci elargisci la grande misericordia.

Hai dato come segno per quanti ti temono, Signore, la tua croce preziosa, con cui sconfiggesti i principi e le potestà della tenebra e ci conducesti alla beatitudine antica: per questo glorifichiamo la tua economia d’amore per noi, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Martyrikòn. Come possiamo dire la nostra ammirazione per le vostre lotte, santi martiri? Poiché rivestiti di corpo mortale respingeste i nemici incorporei; non vi spaventarono le minacce dei tiranni, non vi atterrirono gli assalti dei tormenti: ben degnamente, infatti, foste glorificati da Cristo e chiedete per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendoti steso sulla croce, confitto con i chiodi e col fianco trafitto dalla lancia, la Madre tua, facendo lamento diceva: Ahimè, Figlio amato! Come dunque il popolo iniquo ha messo a morte te, che dai la vita agli abitanti dell’ade? Ma tu affréttati a risorgere, per riempire di gioia quelli che hai amato.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Per un legno Adamo fu espulso dal paradiso; per il legno della croce il ladrone abitò in paradiso; poiché l’uno gustandone disprezzò il comando del suo Creatore, l’altro crocifisso con lui, rese omaggio a Dio nascosto invocando: Ricordati di me nel tuo regno.

Inchiodato alla croce per grande bontà, Cristo, fosti trafitto al fianco, facendo sgorgare due rivi di remissione; la terra non sopportando vedere l’ardire fu si scosse, le pietre si spezzarono si spense il sole tremarono i monti e i colli per timore della tua potenza.

Correggendo, Cristo, la trasgressione dell’avida mano del progenitore tesa un tempo verso l’albero della conoscenza, stendesti volontariamente le mani e furono inchiodate, o longanime; tu che plasmasti l’uomo con la tua mano per smisurata benevolenza. Gloria alla tua compassione oltre comprensione, o Verbo.

Martyrikà. Trasformando la terra in cielo con gli eccelsi splendori delle buone lotte, con essi dileguaste la tenebra della vanità e presso la luce inaccessibile vi accampaste, divinizzati per partecipazione, irraggiando con lo splendore della conoscenza tutti quelli che giustamente vi dicono beati.

Gloria.

Onore, gloria e lode alla Trinità, causa di tutto, rendiamo con voci trisagie offrendo l’inno degli angeli. Acclamiamo al Padre senza principio, al Figlio e allo Spirito, cantando la frase del buon ladrone: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo, o pura, volontariamente crocifisso tuo Figlio e Dio, sconvolta piangevi dicendo: Dov’è la tua bellezza, Signore? Così ti ricambia dei beni un popolo ingrato? Gloria alla tua immensa benevolenza, o Verbo.

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Modo III – Mercoledì – Vespero

Periodo Del Tono 3 Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 3. Grande è la potenza.

Il creato si alterò alla tua crocifissione, o Verbo: il sole per il timore trattenne i suoi raggi, il velo del tempio si squarciò e ogni credente trovò salvezza: per questo glorifichiamo la tua smisurata ricchezza.

Colui che essendo Dio e Sovrano, assunse misericordioso la nostra carne, fu crocifisso al legno e innalzò noi caduti, quando nel corpo fu innalzato, come a lui piacque, nella sua amorosa compassione.

Le gocce di sangue e acqua, divinamente scorrenti dal tuo fianco, rinnovarono il mondo, Signore: con l’acqua come compassionevole lavi i peccati di tutti, col sangue invece scrivi il perdono.

Stichirà, della Theotòkos, uguali.

Sdraiato sul letto della mia negligenza, ho trascorso nella noncuranza il tempo della vita e guardo atterrito all’ora del mio esodo; ma tu sollevami, o Vergine, con la tua intercessione e portandomi al pentimento, salvami.

La pena del mio cuore guarisci, correggi l’errore del mio spirito affinché canti con cuore puro, trovando grazia e misericordia, Vergine santa, nel giorno del giudizio.

Povera anima, rigetta il fardello del male troppo gravoso; fatti avanti piangendo e gridando: Vergine santa, rendimi degno di portare il giogo soave di tuo Figlio, nostro Dio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Una spada trafisse il tuo cuore, o Santissima, quando vedesti tuo Figlio sulla croce e gridasti: Non mi lasciare senza figlio, o mio Figlio e Dio, che mi lasciasti Vergine dopo il parto.

Apòstica stavròsima.

Adoro, o Cristo, la tua croce preziosa, custode del mondo, salvezza di noi peccatori, grande propiziatorio, vittoria dell’imperatore, vanto di tutta la terra.

L’albero della disubbidienza produsse, al mondo la morte; l’albero della croce la vita e l’incorruttela; per questo adoriamo te, Signore crocifisso: sia impressa su di noi la luce del tuo volto

Martyrikòn. Profeti, apostoli di Cristo e martiri ci insegnarono a inneggiare alla Trinità consustanziale, illuminarono le genti erranti smarrite e resero i figli degli uomini consorti degli angeli.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Grande è la potenza.

Vedendoti appeso alla croce, o Cristo mio, l’agnella pura che ti partorì, la Madre tua, piangendo faceva lamento ed esclamava: Non rendermi priva di prole, tu che anche dopo il parto mi hai conservata pura.

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Modo III – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 3 Mercoledi al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata stavròsima. Tono 3.

La croce fu infissa in terra e toccò i cieli: non perché l’albero raggiungesse quelle altezze, ma perché tu con esso riempi l’universo; Signore, gloria a te.

Col cipresso, il pino e il cedro fosti innalzato, o agnello di Dio, per salvare quanti adorano con fede la tua crocifissione volontaria; Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Poiché possediamo come scettro di potenza la croce di tuo Figlio, Madre di Dio, con essa abbattiamo l’arroganza dei nemici, noi che con affetto senza sosta ti magnifichiamo.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che per la stirpe umana fosti schiaffeggiato e non ti adirasti, libera dalla corruzione la nostra vita, Signore e salvaci.

Attonito di fronte alla bellezza.

Le schiere degli angeli contemplavano estatiche l’immensità della tua potenza e la volontarietà della tua crocifissione: Come può l’invisibile subire flagelli nella carne? Volendo riscattare il genere umano dalla corruzione; per questo acclamiamo a te, datore di vita: Gloria, o Cristo, alla tua compassione.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La pura ignara di nozze, la Madre tua, o Cristo, vedendoti pendere morto dal legno, facendo materno lamento diceva: Che cosa ti ha reso il popolo ebreo iniquo e ingrato che ha goduto dei tuoi tanti e grandi doni, o Figlio mio? Io canto la tua divina condiscendenza.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Attonito di fronte alla bellezza.

Tu che sei oltre tutto il creato, o Sovrano, ti sottoponesti al disonore della croce per onorare me, un tempo caduto nel più abbietto disonore; hai avuto il fianco trafitto dalla lancia, o longanime, volendo liberare dalla corruzione me, da te plasmato; canto la tua grande compassione e bontà, o filantropo.

Martyrikòn. Coperti dall’armatura di Cristo e rivestiti delle armi della fede, abbatteste da lottatori gli schieramenti del nemico, perché sopportaste coraggiosamente per la speranza della vita, tutte le minacce e i flagelli dei tiranni: per questo otteneste le corone, o martiri di Cristo dall’animo forte.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Come ti vide appeso al legno, o Sovrano, la Vergine pura e castissima Madre tua ignara di nozze, a te gridava: Ahimè, dolcissimo Figlio mio, come il popolo iniquissimo ha condannato alla croce te, Creatore e Sovrano dell’universo? Io canto la tua bontà somma.

Canone stavròsimo. Acròstico: Con dolori calmasti i dolori dei mortali, Verbo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 3. Irmòs.

Colui che un tempo con cenno divino raccolse le acque in un’unica massa e per il popolo d’Israele divise il mare, il nostro Dio glorioso, lui solo cantiamo, perché si è glorificato.

Per la passione della tua carne immacolata, o Verbo, tu lenisci le nostre pene e passioni; hai salvato i mortali un tempo feriti dal nemico: sempre essi adorano con fede il mistero della tua economia.

Il tentatore un tempo, per la trasgressione del comandamento, poté in paradiso legare l’uomo: tu, però lo incatenasti volendo legarti alla nostra carne, Signore amico degli uomini, per liberarci dai peccati.

Martyrikà. Gli atleti, vedendo il creato naufragato sugli scogli dei demòni, si rivelarono porti di pace per i credenti, sommergendo le potenze avverse di satana con l’effusione del loro sangue.

Il coro dei martiri chiaramente si unì a quello delle Potenze superiori; per i raggi dell’increato, sempre risplendono per rischiarare a loro volta i fedeli che sulla terra glorificano le loro imprese.

Stavrotheotokìon. Più eccelsa degli angeli celesti, concepisti sulla terra, Vergine pura, il Dio Verbo che per amore ci condusse alla gloria celeste con la sua passione e la sua croce preziosa.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Un terzo canto alla santissima Madre di Dio porto.

Ode 1. Come monte adombrato.

Al rigagnolo divino fluito un tempo dal fianco di tuo Figlio, lava le ferite del mio cuore, Vergine pura, perché degnamente ti magnifichi, beatissima e purissima.

Concepisti il Verbo dal Padre nato nei cieli, che divinizzò la natura dei mortali: per le tue preghiere ottienimi dalla sua bontà, pura Vergine, la divina consolazione dell’anima, minacciata dalle trame del nemico.

Ode 3. Irmòs.

Tu che dal nulla traesti tutte le cose create nel Verbo e le perfezionasti nello Spirito, o Sovrano onnipotente, rendimi saldo nel tuo amore.

Impassibile nella tua natura divina, per compassione divenisti passibile nella carne subendo la morte in croce, tu che ci doni l’immortalità.

Verbo che sospendesti la terra sulle acque, ti lasciasti inchiodare al legno per strapparmi all’abisso del male e condurmi nel più alto dei cieli.

Martyrikà. Ornati delle stimmate di Cristo, santi martiri, ora state alla presenza del Signore avendo largamente ricevuto dalla sua mano la ricompensa del regno celeste.

Con animo esultante i martiri andarono incontro ai supplizi causando l’amara angoscia del serpente e colmando di gioia i cori degli angeli.

Stavrotheotokìon. Vedendo Cristo innalzato sulla croce, Vergine Madre, gli dicevi con dolore: Sole di gloria, tu tramonti ai miei occhi per far risplendere nelle tenebre la tua luce.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Il misericordiosissimo Verbo, la cui compassione è infinita, purissima, tesoro di bontà, convincilo a concederci la sua benevolenza nella nostra afflizione.

Dimora del Creatore di tutti, fa’ discendere sul mio capo il Paràclito, sebbene, Vergine pura, sia divenuto antro di briganti assassini.

Portasti fra le braccia, Madre di Dio, colui che divinamente regge l’universo: volgiti, dunque, a salvarmi dalle mie odiose inclinazioni per le passioni.

Ode 4. Irmòs.

Ci hai mostrato amore forte, Signore, per noi consegnasti alla morte l’unigenito tuo Figlio e noi ringraziando acclamiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Sopportasti l’oltraggio dei violenti e i colpi di canna sul capo per rendermi l’onore perduto con la mia antica trasgressione, Cristo, Sovrano gloriosissimo, amico degli uomini.

Portasti la corona di spine, longanime, poiché sei davvero re; strappasti dalla radice i rovi prodotti dal peccato; o Salvatore, io canto i dolori della tua croce.

Martyrikà. Irremovibili davanti a pene e tormenti squassaste, o martiri, l’errore del nemico calpestando il superbo satana consumato dal suo smisurato orgoglio.

In corpi corruttibili ereditaste il carattere incorruttibile di Dio: con le vostre sofferenze imitaste nobilmente la passione dell’impassibile, illustri martiri, concittadini di tutti gli incorporei.

Stavrotheotokìon. Il profeta un tempo vide in te, Vergine, il libro in cui il dito del Padre scrisse il Verbo incarnato, che con un colpo di lancia lacerò sulla croce il chirografo della condanna di Adamo.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Avendo di tuo volere patito nella tua compassione, o Cristo, le ferite e l’immolazione, risana per le preghiere di tua Madre la mia anima ferita dai violenti colpi dei demòni omicidi.

Sono opera e creatura delle tue mani, o Creatore, ma i piaceri della vita mi hanno frantumato per la malizia del serpente; restaurami, Cristo, per le preghiere della tua purissima Madre.

Concependo ineffabilmente il Verbo del Padre che libera i mortali dalla loro follia sei rimasta intatta, unica Vergine; pregalo sempre di liberarmi dalle folli passioni irrazionali.

Ogni giorno, divina sposa, tu fai scaturire per noi le onde della guarigione; sei dimora della santità splendente di divino fulgore che fa scorrere per noi myron profumato.

Ode 5. Irmòs.

Sei apparso sulla terra, o invisibile, conversando liberamente con gli uomini; davanti a te, o inconcepibile, vegliamo celebrandoti, o filantropo.

Come Agnello fosti messo sul legno, offerto in sacrificio al Padre tuo per noi, tu che sei bontà onnipotente, facendo cessare il culto idolatrico.

Col fianco trapassato dalla lancia, hai fatto sgorgare, fonte di vita, il duplice rigagnolo della salvezza per quelli che ti proclamano uno della Trinità con due volontà ed energie.

Martyrikà. I tuoi intrepidi atleti trovarono in te, Gesù, la base solida, la roccia incrollabile della fede: perciò divennero essi stessi pietre preziose per l’edificio della salvezza.

Rivestiti di potenza divina per la fede, travolgeste la forza del traditore e in cielo foste incoronati vincitori o vittoriosi martiri.

Stavrotheotokìon. Sovrana santissima, riparo per le nostre anime, generando Cristo restando vergine, restaurasti la nostra natura danneggiata dal peccato.

Canone della Theotòkos. Quando Isaia.

Lenisci, o Vergine, la pena della mia anima e del mio corpo, dissolvi, o nube luminosa, le nubi della mia tiepidezza, concedendomi sanità e liberazione da ogni male poiché con fede e affetto ti glorifichi.

Per le mie molte colpe t’invio come interceditrice e mediatrice presso tuo Figlio: Sii tu, Vergine, la mia garanzia e la riforma della mia vita, guidandomi sui sentieri della conoscenza di Dio.

Illumina la mia anima, santifica il mio spirito, fa’ che partecipi, o Vergine, alla gloria di Dio, poiché ho la coscienza macchiata e piena di mali avendo servito come schiavo ai piaceri.

Ode 6. Irmòs.

Mi ha circondato l’abisso senza fondo dei peccati e il mio spirito vien meno; ma tu, o Sovrano, stendi il tuo braccio eccelso e come Pietro, salva anche me, o nocchiero.

Facendomi ingoiare astutamente l’amo, il serpente mi trasse fuori dall’Eden; Cristo, però, lasciandosi crocifiggere, mi lasciò entrare di nuovo.

Venne ferito dalla tua piaga al fianco colui che ci ferì e ora il suo male è inguaribile, mentre noi fedeli siamo guariti per le ferite che ti uccisero, Signore.

Martyrikà. In mezzo al fuoco vi rivelaste, o sapienti opliti di Cristo, come agnelli sacrificali, offerti alla mensa di Dio ed eredi della sua letizia eterna.

Effondeste fiumi di guarigioni attingendo ai tesori inesauribili, o atleti: sanate i torrenti delle passioni e dissetate la moltitudine dei fedeli.

Stavrotheotokìon. Vedendo la morte del Verbo incarnato dal tuo sangue, o purissima, maternamente piangevi e magnificavi la fonte della vita, Sovrana Vergine e Madre.

Canone della Theotòkos. Quanti si accostano.

Ho superato il fariseo per arroganza, orgoglio e superbia di spirito; nel gorgo senza fondo del peccato son caduto prigioniero; Vergine pura, abbi pietà della mia anima umiliata.

Oltremodo prodigioso fu il tuo concepimento e poi il tuo parto; mostra ora i prodigi della tua misericordia poiché, concepito e partorito nel peccato, mi ritrovo miseramente schiavo dei piaceri.

Piango, gemo e mi lamento pensando al tremendo giudizio; malvagie sono state le mie azioni: Madre di Dio, Vergine non sposata, assistimi in quell’ora terribile.

Ode 7. Irmòs.

Non vollero venerare l’immagine d’oro dei caldei i nobili fanciulli, ma nel mezzo delle fiamme inneggiavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con la tua passione calmasti le nostre passioni, o filantropo, guidando alla vita impassibile chi venera piamente la tua santa passione, Dio dell’universo.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, il creato si turbò e fremette; tremò la terra, si spezzarono le rocce e il sole nascose i suoi raggi.

Martyrikà. Docili ai precetti di Cristo, i martiri respinsero le lusinghe degli empi; lottando lealmente nell’arena furono incoronati di gloria e di onore.

Bruciando d’un amore più ardente del fuoco, le fiamme non vi consumarono; ora, incoronati nei cieli da Cristo, o atleti, così cantate: O Dio, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Vedendo esaltato sulla croce Cristo da te generato, Vergine pura, gridavi: Non lasciar senza prole colei che conservasti Vergine anche dopo il parto.

Canone della Theotòkos. Nella fornace i tre.

Non sarò salvato per le mie opere perché ho accumulato solo peccati; santa Sovrana, volgi il tuo sguardo sui miei mali e sulla mia miseria; per le tue preghiere, fammi grazia e salvami.

Il giudice è alle porte, il tribunale è pronto; prepàrati, anima, gridando: Assolvimi nella tua giustizia, Verbo, per le preghiere della tua Madre purissima.

Colsi il frutto del peccato e perciò son ridotto in fin di vita ed è sterile la mia anima, ma a te grido: concedimi di portare frutto, o Vergine, il cui frutto annientò la corruzione.

Ode 8. Irmòs.

La fornace di Babilonia non bruciò affatto i fanciulli; nemmeno la Vergine non fu consumata dal fuoco divino; perciò con i fanciulli, o fedeli, gridiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Per la tua croce fu riaperto il paradiso e la spada contro di noi rivolta fu ritratta, misericordiosissimo Dio, per la lancia che trapassò il tuo fianco.

Dalla tua lancia il nemico fu colpito e cadde, mentre Adamo un tempo caduto fu recuperato gridando a te, Cristo, che volontariamente lo salvasti: Benedicendo glorifico te, Dio misericordiosissimo.

Martyrikà. Il mondo illuminato dalle vostre lotte, o atleti, scampato alle tenebre del male per le vostre imprese inaudite e prodigiose, canta con fede: Benedite opere del Signore il Signore.

Giace ai vostri piedi, martiri santi, colui che si vantava di distruggere la terra e il mare, mentre la mano di Cristo v’incorona di fama immortale.

Theotokìon. Generasti nel tempo, pura Vergine, colui che è senza tempo e che con i suoi lacci scioglie l’antica catena di Adamo per legarlo alla catena della sua dolce carità.

Canone della Theotòkos.

Gettati in un rogo.

Madre di Dio bellissima, che stai accanto al gran Re, riempimi di buone azioni, poiché ho trascorso tutta la vita nella dissolutezza e in opere malvagie sì che possa glorificarti nei secoli.

Come un tempo prodigiosamente liberasti il profeta dal pesce, salva anche la mia anima, Verbo di Dio, dal vortice della perdizione, poiché per me intercede la Vergine che senza macchia ti generò, Salvatore.

Della bella veste che indossavo, simbolo della mia filiazione divina, iniqui malvagi mi spogliarono; prega dunque per me, Madre di Dio e rivèstimi della tunica divina con la penitenza.

Ode 9. Irmòs.

Onorandoti con inni, noi magnifichiamo te, che Mosè il legislatore vide sul Sinai, prefigurata nel roveto e nel fuoco; te, che senza esserne consumata, concepisti in seno il fuoco divino; te, lampada inestinguibile e tutta luce; te, veramente Madre di Dio.

Per trovare la dracma perduta, o Cristo, accendesti sulla croce la tua carne, o buono e rendesti partecipi della gioia le schiere di lassù, o datore di vita: con esse, o benefattore, celebrandoti con inni, ti magnifichiamo.

Quando innalzasti le tue mani sulla croce, o Cristo, desti movimento con la tua potenza alle mie mani, prima infiacchite per le molte passioni e rafforzasti per la corsa divina le ginocchia realmente paralizzate: per questo ti magnifichiamo.

Martyrikà. Arsi dalla vampa di tormenti senza fine, i tuoi mirabili e saldi atleti trovarono te, Cristo, come rugiada refrigerante; per questo terminarono con gioia la corsa, protési verso i premi, senza sosta con inni magnificandoti.

La moltitudine degli atleti, il coro dei santi ti implora, o Cristo, per la folla del popolo tante volte ribelle; affinchè per la moltitudine delle tue misericordie, tu cancelli, o misericordioso, la moltitudine delle nostre iniquità, perché sei amico degli uomini.

Stavrotheotokìon. Partoristi in forma mortale, o Vergine, la luminosa irradiazione del Padre; il sole, non sopportando di vederlo innalzato sulla croce, si oscurava, mentre scemava il buio della follia idolatra; per questo con lui anche noi ti magnifichiamo.

Canone della Theotòkos.

Nell’ombra e nella lettera.

Corrotto nella mente, corrotto nell’anima e nella coscienza, contaminato dal male, spoglio di qualsiasi bene come mi presento, non mi disprezzare, o Vergine incorrotta e senza macchia, ma adornami con le opere della vita pia.

Sono colmo di mali, colmo di pensieri che mi estraniano da te, amico degli uomini, per questo gemo e grido: Accoglimi nel mio pentimento, per intercessione di colei che ti partorì e non mi respingere, o benefattore ricco di misericordia.

Per tua intercessione, o Vergine castissima, possa esser liberato da ogni ira, da passioni funeste, dall’orrenda geenna del fuoco, da uomini iniqui e nemici malvagi, perché mi rifugio sotto la tua protezione e ti invoco in mio aiuto.

Tu che sei Madre di Dio, implora il Signore, Dio e Re, da te partorito, perché io che ti supplico sia liberato da ogni minaccia e cattiva consuetudine, o pura, io che dal grembo di mia madre in te confido, o Sovrana.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Fui cacciato per invidia dal paradiso di delizie, dopo essere orrendamente precipitato, ma tu non mi disprezzasti, o Sovrano: assumendo per me ciò che ti rende simile a me, vieni crocifisso e mi salvi e introduci nella gloria: O mio redentore, gloria a te.

Sul monte Mosè stese le mani verso l’alto in forma di croce e mise così in rotta Amalek, ma tu, Salvatore, stendendo le palme sulla croce preziosa, mi prendesti tra le braccia, salvandomi dalla schiavitù del nemico e mi desti un segno di vita per sfuggire all’arco dei miei avversari: perciò adoro, o Verbo, la tua croce preziosa.

Martyrikòn. Come luminari nel mondo risplendete anche dopo la morte, santi martiri, per aver combattuto la buona lotta: con la franchezza che avete ottenuto, supplicate dunque Cristo d’aver misericordia delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dal legno, o mio Cristo più che buono, la castissima tra i suoi lamenti materni esclamava: Figlio mio carissimo a tutti, come ha potuto condannarti alla croce il popolo iniquo?

Alla Liturgia

Makarismì (Beatitudini).

Esiliasti dal paradiso il primo padre Adamo che disprezzò il tuo comando, Cristo misericordioso, ma vi ponesti il ladrone che ti testimoniò sulla croce supplicando: Ricordati di me, Salvatore, nel tuo regno.

Crocifisso e trafitto il fianco dalla lancia per me, Gesù mio, hai fatto scorrere su me due torrenti di salvezza; salvato dalla tua passione, inneggio alla tua misericordia, o Cristo, gridando: Ricordati di me, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

Annoverato fra i criminali, togliesti le iniquità di tutti, Gesù e coronato di spine, Re di tutti, strappasti dalla radice i rovi del peccato: per questo noi fedeli glorifichiamo la tua passione.

Martirikòn. Imitando la passione di Cristo, valorosi atleti, illustrissimi martiri e abbattendo l’errore del nemico con forza divina, otteneste la gloria celeste pregando, o santi, per tutti noi.

Gloria.

Monade trisipostatica e Trinità indivisibile, essenza onnipotente e unica forza, proteggi i tuoi cantori da ogni pericolo del nemico e rendili degni del tuo regno, che ottengono quanti vivono bene.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo in croce colui al quale desti corpo dal tuo sangue puro, gemendo gridasti, Madre di Dio Vergine: Perché, Figlio, il popolo malvagio ti ricompensa così, uccidendo te, vita dei fedeli e risurrezione di tutti?

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Modo II – Mercoledì – Vespero

Periodo Del Tono 2

MARTEDI SERA AL VESPRO

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 2. Quando dal legno.

Alla croce fosti inchiodato, o Salvatore e il sole si oscurò a quella vista preso da timore. Si lacerò il velo del tempio, mentre la terra si scuoteva e anche le pietre tremando si squarciavano non potendo sopportare di vedere il loro Creatore e Dio per suo volere patire ingiustamente sul legno oltraggiato dagli empi.

È stato gettato a terra, del tutto rovesciato e giace cadavere sinistro il perfidissimo serpente, ora che tu sei innalzato sul legno, o filantropo. È liberato Adamo dalla maledizione e salvato colui che prima era condannato. Perciò anche noi imploriamo: Salvaci, abbi pietà di tutti e rendici degni del tuo regno.

Accettasti d’essere giudicato, o unico Re che stai per giudicare l’universo, indossasti una corona di spine, Salvatore filantropo, tu che stai per tagliare le spine dell’inganno con il tuo potere, radicando in tutti i fedeli che venerano la tua crocifissione la conoscenza della tua compassione.

Stichirà, della Theotòkos, uguali.

Ricchezza e delizia dei poveri, rifugio dei bisognosi e speranza degli orfani tu sei, Sovrana; ti glorifichiamo, gridando tribolati: Santa dei santi, affrettati anche ora a liberare i tuoi servi da ogni insolenza dei demòni, dal tremendo castigo e dalla condanna eterna.

Davvero, o pura, la moltitudine delle mie iniquità ha realmente superato il mio capo e le mie iniquità si sono moltiplicate e sopporto pesi smisurati ed esagerati, o fanciulla; povero me, incorreggibile! Ma tu con la tua fervida intercessione avvicinati e salvami, o unica correzione dei peccatori.

Accorrendo come a un porto sotto la tua protezione, pura Vergine Madre, ti supplico, abbi commuoviti, non abbandonarmi, ma scampa il tuo servo dalla tribolazione che ora sopraggiunge, poiché tu sei compassionevole per natura, Madre di Dio altissimo; sempre intercedendo salva da ogni pericolo i tuoi servi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

Vedendo sospeso alla croce il grappolo che avevi prodotto senza doglie, gemendo e piangendo, o Vergine, gridavi: Figlio mio, fa’ scorrere il tuo dolce nettare che scaccia l’ebbrezza delle passioni perché come Madre ti si prego come madre, o Dio compassionevole e divino benefattore.

Apòsticha stavròsima.

Salvami, Cristo Salvatore, per la potenza della croce, tu che salvasti Pietro sul mare e abbi pietà di me, o Dio.

L’albero della tua croce, Cristo Dio, hai reso albero di vita per noi che in te crediamo; con esso annientasti colui che ha il potere della morte e vivificasti noi, uccisi dal peccato A te dunque acclamiamo: Benefattore di tutti, Signore, gloria a te.

Martyrikòn. I cori dei martiri resistettero ai tiranni dicendo: Noi militiamo per il Re delle schiere: potete darci al fuoco e ai tormenti, ma la potenza della Trinità non rinnegheremo.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Hai sostenuto molte pene, o pura, alla crocifissione di tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi alzando grida amare: Ahimè, Figlio dolcissimo, tu ingiustamente patisci perché vuoi riscattare i figli della terra nati da Adamo. Noi dunque, Vergine santissima, ti supplichiamo con fede: rendici propizio tuo Figlio.

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Modo II – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologìa,

kathìsmata stavròsima. Tono 2.

Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Cristo Dio. Hai disteso sulla croce le tue mani immacolate per radunare tutte le genti che acclamano: Signore, gloria a te.

La vivificante croce della tua bontà, che donasti a noi indegni, Signore, noi te la presentiamo a intercessione: salva i re e alla tua città da’ pace, grazie alla Madre di Dio, o solo filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La Vergine Madre tua, o Cristo, vedendoti morto, disteso sul legno, amaramente nel pianto gridava: Che cos’è, Figlio mio, questo terribile mistero? Come dunque, tu che doni la vita eterna a tutti, muori volontariamente in croce di morte vergognosa?

Dopo la seconda sticologia, altri stavròsima.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nel tuo beneplacito sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Per questo a te gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto per salvare il mondo.

Tu che con la croce illuminasti ogni realtà terrestre e chiamasti i peccatori a conversione, non separarmi dal tuo gregge, o buon pastore, ma cerca, o Sovrano, colui che vaga smarrito e annoverami nel tuo gregge santo, come solo buono e filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la tua croce colei che senza seme ti ha partorito e non sopportando di vederti ingiustamente patire, si lamentava nel pianto e a te gridava: Come puoi patire, tu, impassibile per natura, dolcissimo Figlio? Io inneggio alla tua bontà somma.

Dopo la terza sticologia, altri stavròsima.

Come il ladrone ti confesso e a te grido, o buono: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno e prendimi con lui, tu che volontariamente accettasti per noi la passione.

Martyrikòn. O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri corpi: perché nello stadio sconfiggeste il nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Cercando le cose di lassù.

O prodigio nuovo: gridava la purissima vedendo il Figlio inchiodato alla croce: Colui che tiene in pugno l’universo subisce la passione; come reo è condannato colui che a tutti concede il perdono.

Canone stavròsimo. Acròstico: La stasi della croce ha provocato la caduta dei demòni. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Trasgredendo il primo precetto, un tempo il primo uomo raccolse dall’albero il frutto della morte; innalzato sull’albero della croce, l’immortale Signore gustò la morte per donare l’immortalità agli uomini.

Quando sulla terra fu piantata la croce, l’arroganza del demonio crollò e si dissolse, poiché Adamo tornò al paradiso da cui un tempo l’aveva fatto allontanare; gloria a te, unico Dio, che così hai voluto.

Martyrikà. Rappresentando in figura agnelli e arieti scannati e mutilati, gloriosi martiri di Cristo, vi immolaste in olocausto e ora irradiate di gioia l’assemblea dei primogeniti.

Lottando a piede fermo, o martiri, sconfiggeste feroci nemici; scorticati dalla spada, gettati nell’acqua e nel fuoco, conquistaste il bene eterno.

Stavrotheotokìon. Il cuore dei santi profeti ti chiamò, Vergine senza macchia, porta non valicata, terra eletta, monte non tagliato, avendo generato il Signore di tutti, che volle subire la morte in croce.

Canone della Theotòkos. Acròstico alfabetico invertito.

Ode 1. Lo stesso irmòs.

Tra tutte le donne Dio ti prescelse per la tua purezza, grazia e bellezza, scegliendo il tuo grembo come dimora; Vergine santa, supplicalo di liberare da ogni colpa i tuoi cantori.

Secondo il salmo come Regina stai alla destra del Re, uscito dal suo puro grembo; pregalo, Vergine pura, affinché nel giorno del giudizio mi conceda un posto alla sua destra.

Rinnovasti del tutto la natura umana, divenuta terra incolta e desolata per i peccati, poiché generasti la pioggia celeste; fa’ che anche il deserto assetato della mia anima per le tue preghiere porti frutto, o sposa di Dio.

Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Sulla croce hai scosso il creato, Signore: rendi dunque stabili i fedeli che confessano, Verbo, la tua potenza e la tua inaudita benevolenza.

Per la tua croce, Signore, hai aperto il paradiso facendovi entrare il ladrone, che riconobbe la tua regalità e il favoloso tesoro della tua bontà divina.

Martyrikà. Come rose fiorirono i santi martiri; profumando di aromi le nostre valli spirituali allontanarono i miasmi dell’errore e profumando i cuori dei fedeli.

Lampade splendenti sul mondo, rischiarate con i raggi dello Spirito, o martiri, i fedeli da voi salvati e che giustamente vi dicono beati.

Stavrotheotokìon. Vedendo te, fonte di vita, innalzato sulla croce e volontariamente subire la morte per donare la vita al mondo, la Vergine santissima ebbe il cuore straziato.

Della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Il Creatore uscì dal tuo grembo rivestito della mia umanità donando l’immortalità a quanti confessano le loro colpe, o purissima.

In tutto onore concepisti il Dio Verbo: Vergine pura, imploralo con ardore di essermi propizio, sebbene disonorato da vizi e piaceri.

Risana le infermità del mio cuore, o santissima e sulla mia anima ammorbata dal morso velenoso del serpente, applica il tuo infallibile rimedio.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Abolisti il dominio del nemico quando fosti innalzato sull’albero della croce; cancellasti la nostra maledizione e noi, da te salvati, unico Signore, ti glorifichiamo.

Nell’ora della tua crocifissione il sole, vedendoti, trattenne i suoi raggi, monti e rocce si spezzarono e si squarciò nel mezzo il velo del tempio, onnipotente Signore.

Martyrikà. Venendo uccisi, o vittoriosi, uccidevate lo stesso nemico e quando vi martoriava abbandonaste la pelle e le sue passioni per rivestirvi di gloria.

Venendo decapitati, i temibili martiri, decapitarono le potenze infernali e con gioia ereditarono la gloria eterna.

Stavrotheotokìon. Cristo, riflesso del Padre, sorse dal tuo grembo puro, Vergine non sposata e, crocifisso, rifulse sull’universo dileguando le tenebre dei demoni.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Riversa su di me una pioggia di compunzione per pacificare del tutto l’agitazione del mio cuore, respingendo i desideri malvagi e i pensieri vili.

Colpito dal pungiglione del piacere eccomi infermo, Vergine senza macchia; non allontanarti da me, ma per la lancia e il sangue di tuo Figlio, risanami, perché egli è il nostro Dio crocifisso.

O nostra Regina, sovrana di tutto il creato, abbi pietà di me, del tutto privo di grazia divina, affinchè possa magnificare la tua bontà e la tua protezione.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo fonte della luce.

Crocifisso sul legno, hai fatto tremare la terra e le sue fondamenta, trapassato da una lancia, perforasti il fianco del nemico e su tutti gli uomini, o Cristo, hai fatto scaturire la fonte della salvezza.

Non sopportando, o Verbo, di vedere vagare smarrita l’opera delle tue mani, stendesti le mani sulla croce per morirvi e vivificare colui che sull’albero un tempo aveva raccolto la morte.

Martyrikà. Amici di Dio, protettori degli uomini, fiori ammirabili e vasi eletti dello Spirito santo, sapienti e vittoriosi atleti, giustamente vi si dice beati.

Lottando lealmente i cori dei santi martiri confusero i fuorilegge per la tua potenza, o unico Legislatore poiché al termine della corsa ricevettero la corona del martirio.

Stavrotheotokìon. Ti rivelasti pura dopo il parto senza seme, poiché da te fu generato come uomo Dio; non sopportando di vederlo crocifisso il dolore straziava i tuoi visceri.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Vergine santa, che concepisti la via della vita, guidami sulla retta via perché la mia follia mi ha fatto cadere nelle seduzioni e nelle lusinghe del peccato.

Esiliato per la mia trascuratezza, vivo nella dissolutezza, pura Vergine; eccomi perduto in un paese lontano, ma per le tue preghiere richiamami e salvami.

Disseta il tuo servo alle tue acque vivificanti, poiché cado nella fornace dei peccati, divenuto bersaglio ai dardi del maligno, Vergine e Madre pura.

Ode 6. Irmòs.

Al Signore dal cetaceo Giona gridò: Liberami tu dall’ade profondo, ti prego, affinché, come Redentore, con voce di lode e in spirito di verità a te sacrifichi.

Incrociando le mani sulle teste dei fanciulli, Giacobbe prefigurò la santa croce su cui stendesti le mani, o Cristo, salvando il genere umano dagli artigli del demonio.

Re dell’universo, hai voluto patire sulla croce per distruggere il regno del peccato; Adamo, un tempo bandito dal paradiso, vi prende nuovamente dimora con inni di gioia.

Martyrikà. Con cuore sicuro inneggiamo, ornati delle loro sacre ferite e rivestiti di splendore e maestà celeste, i martiri che realmente amarono il Signore.

Con le lampade illuminate lavarono le vesti nel sangue versato; ora i santi martiri gioiscono ed esultano nel talamo nuziale.

Stavrotheotokìon. Vergine lodatissima, che generasti il Dio dell’universo, gradisci il nostro inno: con la sua potenza, il nato da te, sulla croce annientò i peggiori tiranni per donarci stabilità e salvezza.

Della Theotòkos. Avvolto dall’abisso.

Non permettere che diventi lo zimbello dei demòni nel giorno del giudizio, ma, per le tue preghiere, o Sovrana nostra, fammi trovar grazia presso il giudice tuo Figlio.

Ti ho offeso con i miei delitti e le mie colpe, ma tu Madre, prega per me: pietà di me, Salvatore e salvami.

Salvami dalla dannazione che merito per i miei peccati, Sovrana che generasti il giudice dell’universo, il Signore e Dio di tutti.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

La spada un tempo tesa contro di me si è ritirata quando sulla croce o Dio, fosti trapassato da una lancia, tu che sei buono; la tua passione ha scacciato le mie passioni, perciò ti magnifico.

Il serpente innalzato da Mosè prefigurava la divina crocifissione di Cristo che uccise l’antico tentatore e riportò in vita quanti per le loro colpe erano morti.

Martyrikà. Del Padre senza principio, per divina partecipazione, siete figli, o santi, avendo imitato la passione di Cristo: perciò egli vi chiama fratelli e coeredi del suo regno.

Come il Re furono crocifissi, trapassati da lancia affilata e spada, attraverso l’acqua e il fuoco, straziati dal supplizio della ruota, i divini martiri, testimoniando con gioia la loro fede.

Stavrotheotokìon. Il grappolo maturo da te prodotto senza fatica, Vergine, venne appeso al legno: vedendolo gridasti: dolcissimo Figlio, lascia colare il dolce nettare che farà cessare l’ebbrezza delle passioni.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Nostra Regina, mia forza e salvezza, mio inno di lode, mio rifugio sicurissimo, mio riparo inespugnabile, scaccia gli ostili demoni che vogliono rovinare la mia anima.

Avendo formato nel tuo casto grembo il corpo di Dio, divinizzasti la stirpe umana, o Vergine; prega Dio di salvarmi poiché sono stordito dalle passioni e dagli inganni del maligno.

La fornace prefigurò il tuo divino concepimento, o purissima; i fanciulli non bruciarono e il tuo grembo fu preservato dal fuoco divino: ti preghiamo, liberaci dal fuoco eterno.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dal tuo sangue sgorgato dal tuo fianco immacolato, longanime Signore, fu santificato il creato, prosciugando i fiumi del politeismo e le onde della pietà allontanarono la siccità dell’errore.

Il sole fu offuscato per la tua crocifissione e si nascose; le rocce, o Verbo, si spaccarono, l’ade tremò e gli spiriti dei giusti esultarono all’annuncio della redenzione universale.

Martyrikà. Le ceneri e le reliquie dei martiri sono fonte di salvezza per i fedeli: il loro sangue sana malattie incurabili, perciò, grati a te, Signore, cantiamo: Mirabile sei tu nei tuoi santi martiri.

Con cuore saldo sopportaste la furia delle belve, le vasche bollenti, freddo e gelo, calore, uncini di ferro, prigione e morte, perciò ora partecipate alla gioia di Cristo, o martiri.

Stavrotheotokìon. Si compiacque d’incarnarsi nella tua carne e rendersi visibile ai nostri occhi Dio invisibile; per noi accettò la maledizione e la morte tuo Figlio, nostro Signore, o piena di grazia.

Della Theotòkos. Stesso irmòs.

Cerca il bene e fuggi il male, anima mia, facendo con zelo ciò che piace a Dio; la Madre Vergine prega per te e ti protegge, come buona e compassionevole.

Liberasti l’umanità dall’antica catena della condanna, o Madre di Dio: libera dunque anche il mio cuore, ti prego, da ogni legame che lo trattiene vicino al male e uniscimi all’amore per il Creatore.

Generasti il riflesso della gloria del Padre: sul mio cuore macchiato dall’infamia del peccato, Madre di Dio, effondi la tua luce perché partecipi anch’io alla gloria senza tramonto, Vergine purissima e benedetta.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, colui che è Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si è manifestato a noi per illuminare ogni tenebra per radunare ciò che è disperso. Perciò magnifichiamo la Theotòkos lodatissima.

Hai guarito con le tue piaghe le mie ferite e la mia pena, o Verbo imperscrutabile, purificando con la tua passione la tua immagine infangata dalle cattive passioni, o Signore, Dio della mia salvezza.

Ti sei mostrato innalzato col cipresso, il pino e il cedro, per la tua bontà, o Sovrano: tu che sei uno della Trinità santa, unica ipòstasi in duplice volontà, per salvare il genere umano.

Martyrikà. Indossando come corazza la croce, o martiri, vi siete mostrati invulnerabili a qualsiasi dardo dell’artefice del male: perciò ora, schernendolo, sempre lo calpestate come miserando passero.

La terra accoglie ora il vostro sangue, ma i cieli possiedono i vostri spiriti divini, che con le schiere ardenti circondano il trono di Dio, o martiri vittoriosi, inconcusse torri della Chiesa.

Stavrotheotokìon. Rinnovasti la natura corrotta del progenitore, generando verginalmente il Creatore di tutta la natura con parto trascendente la natura: è a lui che un giorno alzavi lamenti vedendolo pendere dalla croce, o Vergine Madre santissima.

Canone della Theotòkos. Lo stesso irmòs.

Gustato il cibo che non conveniva, Adamo vendemmiò dall’albero, come amaro frutto, la morte; ma il Figlio tuo, confitto all’albero, ha fatto scaturire, o pura, la dolcezza dell’immortalità, perciò ti onoriamo.

Sei regina, o Vergine, perché incomprensibilmente partoristi il Re Signore, che annientò il regno dell’ade: senza sosta imploralo di render degni del regno superno tutti i tuoi cantori.

Rendi buono, Sovrana, il mio misero cuore, reso malvagio dal rigurgito delle voluttà, tu che partoristi il buono e che sei tu stessa tutta buona: conducimi entro le buone porte della conversione.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

Sia crocifisso: gridavano quanti sempre avevano sempre goduto dei tuoi doni e richiedevano un malfattore in luogo del benefattore, quegli uccisori di giusti. Ma tu, o Cristo, tacevi e sopportavi la loro temerarietà, volendo patire e salvarci, come filantropo.

Volontariamente fatto povero della povertà di Adamo, o Cristo Dio, sei venuto sulla terra, incarnato da una Vergine e hai accettato la croce per liberarci dalla schiavitù del nemico: o Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Ti implorano, o Cristo, le folle dei tuoi santi: abbi pietà di noi, tu che sei amico degli uomini.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Quando il popolo empio, o Salvatore, sospese al legno te, vita di tutti allora la pura, la casta Madre tua, stando lì accanto gridava tra i lamenti: Figlio mio dolcissimo, luce degli occhi miei, come dunque ti vedo tollerare di essere confitto al legno in mezzo a due ladroni, tu che hai sospeso la terra sulle acque?

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì)

La voce del ladrone a te rivolgiamo e ti gridiamo: Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.

Innalzato sulla croce elevasti con te tutta la natura dei mortali che senza sosta, Salvatore, t’inneggia.

Il chirografo di Adamo stracciasti con la tua lancia, iscrivendolo nel libro dei viventi, o filantropo.

Martyrikòn. Essendo imitatori di colui che subì la croce, diveniste anche partecipi con lui della gloria, o martiri.

Gloria.

Si celebri un’unica gloria e onore: il Padre preeterno, il Figlio coeterno e lo Spirito.

E ora. Theotokìon.

Come vedesti in croce colui che senza seme avevi concepito, inneggiavi la di lui indicibile misericordia, o Vergine.

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Modo I – Mercoledì – Vespero

Periodo Del Tono 1

Martedi Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 1. Martiri degni d’ogni lode.

O Cristo, hai steso le tue mani sul legno e hai insanguinato le tue dita volendo liberare l’opera delle tue mani divine, prigioniera, o filantropo, del regno della morte per la trasgressione di Adamo e che con la tua forza onnipotente hai risuscitato.

Inchiodato sulla croce, Cristo Dio, come uomo divinizzasti la natura umana distruggendo il serpente, principio d’ogni male; come misericordioso divenisti maledizione per liberarci dalla maledizione dell’albero e sei venuto per dare al mondo la grande misericordia.

Il Sovrano più eccelso d’ogni onore accettò di essere disonorato sopportando sul legno una morte infamante, con la quale il genere umano ha potuto conseguire l’immortalità e ricevere la vita d’un tempo, grazie a te, morto nella carne, o Onnipotente.

Stichirà della Theotòkos. Uguali.

Liberami, o santissima, dal cocente dolore dei miei piedi, dalla paralisi delle ginocchia, da frattura di arti, da infiacchimento di spalle, mani e piedi e dai disturbi di reumatismi vari, custodendomi in tutto ciò senza macchia, nell’amore di Dio, mio Creatore.

Disgraziato che sono, sono oppresso da terribili passioni e ho commesso vergognose dissolutezze, le cui immagini impure ancora adesso mi colpiscono, mi confondono e mi accendono i sensi impuri nel cuore; ma tu, che sei Pura, salvami.

La mia vita è diventata piena di molte tentazioni, o Purissima, per i tanti mali commessi; ma tu riscattami da entrambi e dammi ora una mente e una vita senza peccato e un pensiero sobrio, affinchè con fede ti proclami beata e glorifichi il tuo nome divino.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

La Vergine, vedendo la tua ingiusta immolazione, o Cristo, ti diceva piangendo: Figlio dolcissimo, come soffri ingiustamente, come pendi dalla croce tu, che hai sospeso la terra sulle acque? Misericordioso benefattore, ti prego, non lasciar sola, me, tua madre e ancella.

Prokìmenon. Tono 1.

La tua misericordia, Signore, mi accompagni tutti i giorni della mia vita.

Stico. Il Signore mi pascola e niente mi mancherà: in un luogo verdeggiante mi ha fatto riposare.

Apòstica stavròsima. Tono 1.

La croce fu piantata sul Calvario e fiorì per noi l’immortalità dalla fonte perenne del fianco del Salvatore.

E’ per noi inespugnabile baluardo la croce preziosa del Salvatore: confidando in essa tutti veniamo salvati.

Martirikòn. Oh, le vostre belle fatiche o Santi! Avete dato sangue ed ereditate i cieli; per breve tempo provati, eternamente esultate. Sì, è bello il vostro commercio: abbandonando le cose corruttibili, avete ricevuto le incorruttibili e nel coro degli angeli cantate senza sosta la Trinità consustanziale.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La spada ha trapassato il mio cuore, o Figlio, diceva la Vergine, vedendo pendere dal legno te, o Cristo; sono dilaniata, Sovrano, come profetizzò un tempo Simeone. Ti prego dunque, ti prego, risorgi e con te glorifica, o immortale, la tua madre ancella.

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Modo I – Mercoledì – Mattutino

Periodo Del Tono 1

Mercoledi al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, donando vittorie agli imperatori contro i barbari e proteggendo la tua città con la tua croce.

Con la tua crocifissione, Cristo, la tirannia fu distrutta, la potenza del nemico calpestata: non un angelo, infatti, non un uomo, ma tu stesso, il Signore, ci salvasti: gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Noi che abbiamo la tua protezione, o purissima e per le tue suppliche siamo liberati dalle sventure, noi che siamo in tutto custoditi dalla croce di tuo Figlio, tutti, degnamente, con fede ti magnifichiamo.

Dopo la seconda sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Sigillata la pietra.

Il legno della tua croce adoriamo, amico degli uomini, perché in esso venne inchiodata la vita di tutti; apristi il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva e lo rendesti degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore; come lui accogli anche noi che gridiamo: tutti peccammo, per la tua dolce misericordia non ci disprezzare!

I soldati a guardia.

L’arma della croce fu mostrata un tempo in battaglia al pio imperatore Costantino quale invitto trofeo contro i nemici in forza della fede. Davanti ad essa tremano le potenze avverse; dei fedeli essa è divenuta salvezza, di Paolo il vanto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon

Meraviglia nuova, tremendo mistero! Gridava l’Agnella Vergine pura vedendo il Salvatore disteso sul legno. Come può esser condannato alla croce, da iniqui giudici giudicato reo colui che tiene in pugno l’universo?

Dopo la terza sticologia del salterio.

Kathìsmata. I soldati a guardia.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, hai raccolto le genti a te lontane perché glorifichino la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e abbatti con la tua croce preziosa chi ci fa guerra.

Martyrikòn. Lasciati commuovere, Signore, per le sofferenze patite per te dai santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o amico degli uomini.

Gloria e ora. Stavrotheotokìon.

L’Agnella senza macchia, vedendo l’Agnello e pastore pendere morto dal legno fra lacrime gridava levando voci di materno dolore: Come celebrerò la tua condiscendenza sorpassante la ragione, Figlio mio e la tua volontaria passione, o Dio più che buono?

Canone Stavròsimo. Acròstico: Vengo salvato dalla croce del Sovrano che patì. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs. Cristo nasce.

Salvato dall’amara schiavitù, Israele, come terra ferma attraversò il mare e vedendo sommerso il nemico, canta un inno a Dio benefattore, che fece meraviglie con braccio elevato, perché si è glorificato.

Innalzato sulla croce, Cristo, rialzasti l’uomo decaduto e annientasti tutta la potenza del nemico: perciò canto la tua passione, Verbo, che col tuo patire mi liberasti dalle passioni.

Tu sei il Signore della gloria e coronasti di gloria l’uomo: fosti coronato di spine perché la nostra natura spinosa portasse frutto d’opere divine, o coltivatore.

Martyrikà. La santissima folla dei santi, lottando lealmente, santificò tutto il creato coi rivi di un sangue purissimo e i sacrifici offerti un tempo ai demòni furono rimpiazzati dal culto di Dio Padre.

L’oscura tenebra dei tormenti, o martiri non nascose la saldezza delle vostre lotte; ma, più fulgidi del sole riflettevate, gloriosi, la splendida luce della salvezza.

Theotokìon. Una spada trafisse il tuo cuore, o santissima, per le sofferenze del tuo Figlio, quando lo vedesti trafitto da quella lancia che doveva annientare la spada di maledizione del paradiso, che impediva ai fedeli il divino ingresso.

Canone della Theotòkos. Acròstico alfabetico.

Ode 1. La tua destra vittoriosa.

Avendoti trovato come tempio santo, Dio Verbo, pura Vergine, dimorò nel tuo grembo santificando, illuminando e purificando dai peccati chi ti venera.

Tu che concepisti la vigna dalla vita, da cui scaturì il vino della salvezza, liberami, nella tua misericordia, dall’ebbrezza del peccato; risvegliami e guidami per i dritti sentieri della penitenza.

Sempre i pensieri mi fanno scivolare, sempre medito progetti perversi; follemente mi sono lasciato sedurre e sono divenuto tutto preda del nemico: non disprezzare, Vergine, il tuo servo!

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio che prima dei secoli.

Non per la scienza, né per la ricchezza si esalti alcun mortale in sé stesso, ma per la fede del Signore, acclamando in modo ortodosso a Cristo Dio e cantando sempre: Sulla pietra dei tuoi precetti stabiliscimi, Sovrano.

Gli empi ti forarono mani e piedi, Cristo, che un tempo con le tue mani plasmasti l’uomo e che con la tua passione ci liberi dalle pene e dalla corruzione.

Si arrestino luna e sole, gridò Gesù di Nave, raffigurando l’oscurarsi degli astri alla passione nella carne del Signore sulla croce, per cui i principi della tenebre furono sconfitti.

Martyrikà. Sopportarono valorosamente i santi martiri le loro pene, ferendo con le loro ferite Beliar, antico serpente; perciò essi sanano sempre i dolori delle nostre anime con segni divini.

Distruggendo le stele dei demoni e i loro templi con la vostra fermezza e saldezza, o martiri, vi rivelaste meravigliosamente templi spaziosi del Padre, del Figlio e del santo Spirito.

Theotokìon. Vedendo il bellissimo divenuto senza bellezza nella passione, Vergine pura, esclamasti amaramente: Ahimè, come soffri passione, o Figlio, tu che vuoi liberare tutti dalle passioni?

Della Theotòkos. Tu che solo conosci.

Tu che generasti il Signore dell’universo, o Sovrana dell’universo, liberami ora, pura Vergine, dal dominio delle passioni perché per mia disgrazia le ho servite nella mollezza e coscienza pervertita.

O Buona, che sola concepisti il compassionevole Signore, o pura, non disprezzare me, tuo spregevole servo e le colpe del mio cuore, ma per le tue preghiere concedimi la penitenza.

I cattivi pensieri, i pericoli, le angosce, le tentazioni turbinano attorno a me: conducimi al porto, dona alla mia anima, ti prego, la calma dopo la tempesta, Vergine degna d’ogni lode.

Ode 4. Irmòs. Virgulto dalla radice.

Udì un tempo il meraviglioso profeta Avvacùm la tua voce, Cristo e con timore gridò: Signore, sei venuto da Teman, Dio santo dal monte ombroso, per salvare i tuoi cristi; gloria alla tua potenza, Signore.

Crocifisso subisti ferite e piaghe, guarendo quelle del mio cuore, o Cristo; gustando l’amaro fiele togliesti il gusto del nocivo piacere corruttore; inchiodato al legno, abolisti la maledizione dell’albero.

Elevato sulla croce, attirasti le genti da te lontane: ci riconciliasti col Padre, o molto paziente, ponendo te stesso come mediatore, che patì, in mezzo alla terra, ignominiosa passione.

Martyrikà. Nel mar rosso del vostro sangue, o beatissimi in Dio, annegò il Faraone spirituale, inghiottito nel mar rosso con tutte le sue armate; perciò salvati con gioia nella terra promessa, diveniste cittadini celesti.

Rafforzati dal vigore di Cristo, mostrarono con molte pene la beata passione nella venerabile carne; perciò ora calmano passioni del corpo e dell’anima di quanti li lodano e sempre li dicono beati.

Stavrotheotokìon. Vedendo l’ingiusta immolazione, la tua Genitrice, o Cristo, piangendo ti gridava: Figlio, giusto giudice, come mai sei stato ingiustamente condannato, tu che vuoi giustificare i condannati per l’antica trasgressione e sottomessi alla corruzione?

Della Theotòkos. Avvacùm contemplandoti.

Nube luminosa che concepisti Gesù Dio, sole di giustizia e fonte di luce, illumina con i tuoi raggi la mia anima oscurata nella notte del peccato e nell’accecamento dei piaceri.

Il diavolo mi assale, la morte è in agguato, cercando di prendermi perfidamente: Sovrana santissima, liberami da loro; dei cristiani sei pronto aiuto, degli afflitti consolatrice, Genitrice di Dio, purissima Sovrana.

Mia forza e mio canto è il Signore concepito nel tuo santo grembo: Vergine pura, supplicalo di conservare sempre nella purezza, senza sozzura e senza peccato, le anime e i corpi dei tuoi servi.

Ode 5. Irmòs. Dio della pace.

Fa’ risplendere, o Cristo, la luce senza tramonto sui cuori di chi ti canta con fede, concedendoci la tua pace che supera ogni mente, affinchè correndo dalla notte e dall’oscurità verso la luce dei tuoi precetti, amico degli uomini, noi ti glorifichiamo.

Il sole si oscurò vedendo sospeso nudo sul legno te, Salvatore, che hai sospeso la terra sulle acque; le pietre si spezzarono come se si sentissero sollevate sulla pietra per il timore e le fondamenta della terra vacillarono.

Innalzato sul legno, trafitto dai chiodi, le dita insanguinate, il costato trafitto dalla lancia, o grande Paziente, risanasti la ferita di Adamo, quella ricevuta ascoltando la sua costola e disobbedendo al Creatore.

Martyrikà. La folla dei martiri si raduna nel paradiso attorno a Cristo, albero della vita; per lui, per nobile motivo, patirono morte e infamia uccidendo colui che uccise la prima coppia per il frutto proibito.

Il flusso del vostro sangue, o atleti di Cristo, inaridì l’abisso dell’empietà e il getto dei vostri clamorosi miracoli seccò la fonte delle nostre passioni nelle anime e nei corpi; perciò vi diciamo beati.

Theotokìon. Stupì la Purissima vedendo Cristo volontariamente innalzato sul legno e piangendo diceva: Alla tua nascita evitai i dolori, ma ora soffro altre pene poiché tu sei ingiustamente crocifisso dagli empi, mio Figlio e Dio.

Della Theotòkos. Tu che col fulgore.

Fa’ crescere e fruttificare copia di virtù nella mia anima, Vergine santa, tagliando alla radice i miei sterili pensieri; sradica e recidi le spine del peccato che mi serrano fino a soffocarmi.

Alla voce dell’angelo, ineffabilmente ospitasti in grembo il Dio Verbo, Vergine Madre: supplicalo di liberare i tuoi servi dalle passioni irrazionali e dai piaceri mortiferi.

Più del fiore uscito dal tuo ramo sbocciò il maligno fiore dell’albero proibito, l’arroganza della mia carne; interrompi l’agitarsi delle mie passioni affinché t’inneggiamo, lodatissima.

Ode 6. Il mostro marino.

Sono del tutto preda delle mie passioni e il mostro iniquo mi ha inghiottito; fammi risalire dalla fossa, o Dio, come Giona un tempo e donami, nella fede, di essere liberato dalle mie passioni perché ti offra in spirito di verità un sacrificio di lode.

Quando Mosè sollevava le braccia prefigurava la tua passione, le tue braccia stese sull’albero e la distruzione del funesto impero del maligno. Riconoscendo che tu sei la liberazione e la salvezza, noi ti celebriamo, amico degli uomini.

O Cristo, soffrendo la morte sul legno, uccidesti il nostro assassino e ridesti vita all’opera delle tue mani: trafitto al fianco effondesti due fonti di remissione per quanti ti celebrano nelle tue due volontà.

Martyrikà. Preziosa, o santi, la vostra morte davanti al Signore, che glorifica gli uomini, ricompensando le loro sofferenze e svergogna Beliar, che s’ingegna di tormentarci con la moltitudine delle sue insidie.

Affrontando con tutta l’anima, o sapienti, ogni sorta di tormenti, nelle vostre lotte vi affiancava colui che ha assunto tutta la nostra umanità; per questo, sebbene mutilati o arsi dalle fiamme, esultavate di gioia.

Stavrotheotokìon. Vedendo la tua crocifissione, la Purissima esclamava: Figlio, che cos’è questa crudele visione? Come mai, o Cristo, subisci inaudita passione tu che risani quanti giacciono nelle passioni? Che cosa ti hanno dato i nemici in cambio dei benefici ricevuti, Benefattore?

Della Theotòkos. Ci ha circondato l’abisso.

Il nemico fu ucciso, o Piena di grazia, dal frutto nato dal tuo grembo per la nostra vita; l’inferno crollò e noi, prigionieri, liberati a te gridiamo: strappa le passioni dai nostri cuori!

A chi s’allontanò da Dio e per sua malizia dimora in esilio, sposa divina, accostati con la tua prodigiosa mediazione, affinché canti le meraviglie della tua potenza.

Il Figlio senza tempo da te fu partorito nel tempo: imploralo, Vergine santa, di risanare il mio cuore da mali e pene e di condurmi alla vita eterna.

Ode 7. I fanciulli allevati nella pietà.

Nella fornace ardente come ad una festa nuziale entrarono un tempo i fanciulli ebrei e nella loro pietà si rivelò la santità; all’unisono cantavano: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Accettando lo schiaffo del servo, mi liberasti dalla schiavitù del nemico, Gesù mio Re; inchiodato al legno, salvi me, che a te grido: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Tutto il creato fu scosso dalla tua crocifissione, o misericordioso Signore; mentre eri trafitto dalla lancia, il nemico veniva ferito in tutto il corpo, ma le piaghe di Adamo guarivano ed egli cantava: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Martyrikà. L’armata divina dei martiri, con l’armatura delle croce respinse, per grazia, gli assalti del nemico; e cantando l’epinicio furono incoronati. Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Con la vostra volontà, più forte del fuoco, santi martiri, non vi siete bruciati, ma nelle fiamme avete consumato il legno secco dell’empietà inneggiando: Dio dei nostri padri, Signore, sei benedetto.

Theotokìon. Il nato da te, Vergine, rigenerò i secoli in modo glorioso: innalzato sulla croce risollevò i caduti e li rese cittadini del cielo: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Fornace spirituale.

Porta della luce, ti prego, aprimi le porte della penitenza, condannando, con la tua intercessione, gli ingressi delle mie passioni e calmando tutti i miei cattivi desideri, affinché canti e glorifichi la tua invincibile potenza.

Nelle onde del tuo amore, lava, o Santissima, le macchie che per leggerezza ha contratto nella mia anima; purifica gli occhi della mia coscienza affinché, o purissima, con inni mai silenti canti le tue grandezze.

Tu che concepisti la fonte della vita, o purissima e casta, per le tue preghiere vivifica il tuo servo, strapazzato dalla legione dei neri demoni, ma che inneggia a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, benedetto e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs. Prodigio soprannaturale.

La fornace in cui il fuoco diventò rugiada, prefigurò un tempo un prodigio che soprannaturale, poiché il fuoco, non bruciando i fanciulli, rivelò che Cristo sarebbe nato senza seme, verginalmente; perciò inneggiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Volontariamente si distese sulla croce colui che con un gesto distese i cieli; trafitto dai chiodi, colui che desiderava schiodare le passioni di Adamo, prima creatura. A lui perciò cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Quando la masnada del cuore di sasso sollevò sulla roccia te, roccia di vita, i monti sussultarono, la terra vacillò e le anime tremanti si consolidarono nella vita divina, cantando senza fine: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Martyrikà. Hanno tessuto per le loro anime la tunica di salvezza, i martiri, lottando con tutto il cuore nella loro nudità corporale, quando su loro si abbattevano i colpi, gli oltraggi, le ingiurie; ma ora essi cantano: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Senza pietà i valorosi martiri furono torturati e seviziati: subirono mutilazioni e ogni genere di tormenti senza sacrificare agli idoli; divenuti per noi modelli di virtù, cantano: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Theotokìon. La Vergine un tempo diceva: La stolta assemblea si proponeva di toglierti dalla terra; sono privata del Figlio e turbata; come madre ho il cuore nel dolore vedendoti innalzato sulla croce. Con lei tutto il creato ti benedice, liberatore di tutti, Gesù, nei secoli.

Della Theotòkos. Nella fornace i figli d’Israele.

Passioni e diaboliche tentazioni mi tiranneggiano; ma ancor prima di ricorrere a te, vengo salvato; per questo, o Vergine, inneggio a tuo Figlio: opere tutte, lodate il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Vergine santa, più sublime dei cieli, fa’ che il mio spirito trascenda in questa vita la condizione terrestre e materiale perché possa cantare: la creazione benedica il Signore e lo esalti nei secoli.

Tu che generasti la fonte della luce, rischiara i recessi del mio cuore alla luce della sapienza divina, o Vergine, perché possa inneggiare: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs. Vedo un mistero strano.

Ineffabile il mistero della Vergine: essa si è rivelata cielo, trono di Cherubini e luminoso talamo di Cristo, Dio onnipotente: come Madre di Dio piamente magnifichiamola.

Quando un tempo il buon ladrone vide pendere dal legno te, Salvatore, che sospendesti la terra sulle immense acque, con fede ti gridò: Ricordati! Con lui piamente glorifichiamo la tua passione.

Crocifisso, hai scosso le fondamenta della terra; trafitto dalla lancia fai sgorgare stille di immortalità: sangue e acqua, con le quali, o Gesù, purificasti l’umanità dalle passioni e noi degnamente ti magnifichiamo.

Martyrikà. I santi esultavano nei supplizi esortandosi da forti come a un godimento e gridavano: stiamo saldi, ecco, lo stadio è aperto e già Cristo porge ai suoi amici le corone.

Si allieta tutta l’assemblea dei fedeli, onorando gli agoni di tutti gli invitti martiri, le innumerevoli pene con cui ottennero la beatitudine più piena, la vita e il gaudio eterno.

Stavrotheotokìon. Ineffabilmente generasti il Verbo filantropo; vedendolo volontariamente patire per l’uomo esclamavi, o Vergine: Che cos’è questo? Dio impassibile si sottomette alla passione per liberare dalle passioni quanti lo adorano con fede.

Della Theotòkos. Il roveto ardente.

Salve, tu che sola generasti la gioia; salve, tu che sola dissolvesti la tristezza; salve, tu che fugasti le nubi dalle anime e rischiari di luce spirituale quelli che con fede e amore ti magnificano, Genitrice di Dio.

Dissecca del tutto, o pura, il traboccare delle mie passioni, prosciuga lo smisurato abisso dei miei peccati, tu che generasti la pioggia salutare, il fiume di pace e il grande oceano del tenero amore.

Apparisti come luogo gratuito di cura per tutti i feriti e i disperati, o purissima e porto di salvezza per quanti sono nell’oceano della vita; chiunque in esso si rifugia, salvato per la fede ti glorifica.

Exapostilaria. Tono 2.

Arma invincibile, sostegno della fede, croce divina, noi ti cantiamo, venerandoti con fede: sei il rifugio, la gloria dei cristiani; custode degli ortodossi e fortezza dei martiri, degnamente ti glorifichiamo.

Croce di Gesù, armatura dei cristiani, tu doni vittorie agli imperatori e respingi i demòni: concedi a quanti ti adorano protezione e salvezza.

Stavrotheotokìon.

Quanti con fervore piamente adorano la croce e la passione di tuo Figlio, rendili, Madre di Dio, cittadini del paradiso ed eredi della gloria celeste.

Apòstica delle Lodi, stavròsima. Tono 1.

Senza sosta ti cantiamo quale Re e Salvatore, tu che fosti confitto al legno ed elargisti a noi la vita.

Per la tua croce, o Cristo, angeli e uomini han formato un solo gregge e un’unica Chiesa; cielo e terra esultano, Signore, gloria a te.

Martirikòn. Illustrissimi martiri, non han potuto separarvi da Dio, né tribolazione, né angoscia, né fame, né persecuzione, né flagelli, né furore di belve, né spada o fuoco minaccioso; ma lottando per suo amore come in corpi estranei, avete dimenticato la natura, disprezzando la morte; giustamente ricevete la ricompensa per le vostre pene, ereditando il regno di Dio. Pregate dunque sempre per le nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La spada ha trapassato il mio cuore, o Figlio, diceva la Vergine, vedendo pendere dal legno te, o Cristo; sono dilaniata, Sovrano, come profetizzò un tempo Simeone. Ti prego dunque, ti prego, risorgi e con te glorifica, o immortale, la tua madre ancella.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Vergognosissima passione sopportasti, o Cristo e togliesti tutte le nostre vergogne, o buono e mostrasti partecipi del tuo regno superno noi, che veneriamo la tua condiscendenza.

Per coprire la nudità di Adamo, fosti denudato e innalzato nella carne sulla croce per rialzarci dall’abisso del male; perciò, o Verbo, glorifichiamo la tua santa condiscendenza.

Martyrikòn. Ferendo con le vostre sante ferite la folla dei demòni, martiri illustri, sempre ogni giorno sanate per grazia le ferite e le piaghe di tutti gli uomini.

Gloria.

Adoriamo il Padre, o fedeli, glorifichiamo il Figlio e inneggiamo tutti ugualmente al santissimo Spirito, esclamando e dicendo: Trinità santissima, salvaci.

E ora. Theotokìon.

Stando presso la croce, o purissima e vedendo Cristo inchiodato nella carne, parlando gridavi: Dov’è ora la tua bellezza davvero indicibile, o ce la tua dolcezza, o misericordioso, ora la tua dolce bellezza realmente indicibile, o compassionevole?

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