PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Martedì al Vespro
Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.
Tono pl. 2. Degna di essere ignorata.
O Dio, che vuoi che tutti si salvino, volgi su me lo sguardo, vedi la mia preghiera e non rifiutare le mie lacrime come vane; chi mai si è accostato a te, gettandosi ai tuoi piedi e non è stato subito salvato? E chi mai ha gridato a te con ardore e non è stato subito esaudito? Tu infatti, Sovrano, nella tua grande misericordia, ti lasci presto trovare a loro salvezza da tutti quelli che ti desiderano, o Signore.
Nella tua filantropia, o misericordioso, risolleva colui che è stato buttato a terra dai peccati e lacerato dai piaceri: non permettere che io diventi zimbello dei demòni, né che io sia indegno dei tremendi misteri, ma, prima del mio esodo, accetta nella tua misericordia i miei gemiti e le mie lacrime e affrancami dalle passioni.
Piangi, o anima, sul tuo esodo, pròstrati al Creatore nella penitenza, offri lacrime con tutto il cuore, grida a Cristo nella compunzione: Ho peccato contro di te, o Verbo, accoglimi nonostante i miei tanti peccati, non scacciarmi, non disprezzarmi, o giusto Giudice e non gettarmi nel fuoco, o longanime, per la tua grande misericordia.
Stichirà della Theotòkos. Riposta nei cieli.
Sono pronte le nozze dello sposo celeste, gridano gli araldi Perché indugi, anima nera per tuo volere? Si, veramente sordidi sono tutti i tuoi vestiti per le tue dissolutezze: e come potrai entrare, o infelice? Su dunque, prima della fine gettati ai piedi della sempre Vergine, gridando: Aspergimi con l’issopo della tua intercessione e purificami, o pura: rendimi degno del talamo, perché io ti magnifichi.
Isaia profeta con intelletto puro vide da lontano che tu avresti generato, o Vergine pura e santissima, il plasmatore del creato: tu infatti sei apparsa l’unica purissima dai secoli, perciò ti supplico: purifica il mio cuore sporcato e fammi partecipe del divino splendore del tuo Figlio, o fanciulla e della sessione alla sua destra quando si assiderà a giudicare tutto il mondo, come sta scritto.
La prostituta svuotando un tempo sui tuoi piedi il myron dal vaso d’alabastro, o Sovrano, fu liberata da tutto ciò che aveva fatto; il ladro che si appellò al tuo ricordo, tu lo hai condotto in paradiso, ma io sciagurato, che farò? Non ho myron, né compunzione, abbi pietà di me, sii compassionevole, o Verbo, te lo chiede la tua casta Madre, che hai donato al mondo come grande rifugio.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
I giudici d’Israele hanno deciso di condannare a morte te, o Figlio, facendoti comparire come un accusato in giudizio, o Salvatore, tu che giudichi vivi e morti; ti sottoposero al giudizio di Pilato gli empi, che però già ti avevano condannato; vedendo ciò sono ferita e con te condannata, o Signore, perciò preferisco morire al vivere in afflizione. Così gridava la Madre di Dio, o unico misericordiosissimo.
Apòsticha stavròsima.
La tua croce, Signore, è vita e soccorso del tuo popolo; confidando in essa, noi cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.
La tua croce, Signore, ha aperto il paradiso al genere umano e noi, redenti dalla corruzione, cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.
Martyrikòn. I martiri vittoriosi e cittadini del cielo hanno sopportato molti tormenti, lottando quaggiù sulla terra: per la loro intercessione, Signore e per le loro preghiere, custodiscici tutti.
Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.
Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

