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Archivi: Santo del giorno

Santi Sergio e Germano, taumaturghi di Valaam

I Santi Sergio e Germano si stabilirono sull’isola di Valaam nel 1329. I fratelli da loro radunati diffusero la luce dell’Ortodossia in questa terra di frontiera. Il popolo careliano cominciò a guardare di nuovo il Cristianesimo con sospetto, poiché nel XIV secolo la sua autorità era stata minata dagli Svedesi, che cercavano di diffondere il Cattolicesimo con la spada.

I Santi Sergio e Germano morirono verso l’anno 1353. Sono commemorati anche l’11 settembre (la traslazione delle loro sante reliquie).

Santi Pietro e Paolo, apostoli protocorifei

Omelia di Sant’Agostino, vescovo di Ippona

Oggi la Santa Chiesa ricorda piamente le sofferenze dei Santi, gloriosi e all-praiseworthy Apostoli Pietro e Paolo.

San Pietro, il fervente seguace di Gesù Cristo, per la profonda confessione della Sua Divinità: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, fu giudicato degno dal Salvatore di udire in risposta: “Beato sei tu, Simone … Io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la Mia Chiesa” (Mt 16,16-18). Su “questa pietra”, cioè su ciò che tu dici: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, è su questa tua confessione che Io edificherò la Mia Chiesa. Perciò il “tu sei Pietro”: è dalla “pietra” che viene Pietro, e non da Pietro che viene la “pietra”, così come il cristiano viene da Cristo, e non Cristo dal cristiano. Vuoi sapere da quale tipo di “roccia” fu chiamato di nome l’Apostolo Pietro? Ascolta l’Apostolo Paolo: “Fratelli, non voglio che ignoriate” – dice l’Apostolo di Cristo – “che i nostri padri furono tutti sotto la nube, e tutti passarono attraverso il mare; e tutti furono battezzati in Mosè nella nube e nel mare; e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1 Cor 10,1-4)…

Il Signore nostro Gesù Cristo, negli ultimi giorni della Sua vita terrena, nei giorni della Sua missione verso il genere umano, scelse tra i discepoli i Suoi dodici Apostoli per predicare la Parola di Dio. Tra di loro, l’Apostolo Pietro, per il suo ardore infuocato, fu ritenuto degno di occupare il primo posto (Mt 10,2) ed essere come il rappresentante di tutta la Chiesa. Perciò a lui è detto, in modo preferenziale, dopo la confessione: “Io ti darò le chiavi del Regno dei Cieli: e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato nei cieli; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Perciò non fu un solo uomo, ma bensì l’unica Chiesa universale, che ricevette queste “chiavi” e il diritto “di legare e di sciogliere”. E che sia stata effettivamente la Chiesa a ricevere questo diritto, e non esclusivamente una singola persona, rivolgi l’attenzione a un altro passo della Scrittura, dove lo stesso Signore dice a tutti i Suoi Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo” e subito dopo: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; e a chi li riterrete, saranno ritenuti” (Gv 20,22-23); oppure: “Tutto ciò che legherete sulla terra, sarà legato in cielo; e tutto ciò che scioglierete sulla terra, sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18). Così, è la Chiesa che lega, la Chiesa che scioglie; la Chiesa, edificata sul pietra angolare di fondazione, lo stesso Gesù Cristo (Ef 2,20), lega e scioglie. Siano dunque temuti sia il legare che lo sciogliere: lo sciogliere, per non ricadere di nuovo in ciò; il legare, per non restare per sempre in tale condizione. Perciò “le iniquità catturano l’empio, ed egli è tenuto stretto dalle corde dei suoi peccati”, dice la Sapienza (Pr 5,22); e all’infuori della Santa Chiesa non è possibile ricevere lo scioglimento.

Dopo la Sua Risurrezione il Signore affidò all’Apostolo Pietro di pascere il Suo gregge spirituale, non perché tra i discepoli solo Pietro fosse pre-destinato a pascere il gregge di Cristo, ma Cristo si rivolge principalmente a Pietro perché Pietro era primo tra gli Apostoli e come tale il rappresentante della Chiesa; inoltre, rivoltosi in questa occasione al solo Pietro, come al capo degli Apostoli, Cristo conferma l’unità della Chiesa. “Simone di Giovanni” – dice il Signore a Pietro – “mi ami tu?” – e l’Apostolo rispose: “Sì, Signore, Tu sai che ti amo”; e una seconda volta fu così chiesto, e una seconda volta egli rispose così; interrogato una terza volta, come se non fosse creduto, ne fu rattristato. Ma come è possibile che egli non creda a Colui che conosceva il suo cuore? E perché allora Pietro rispose: “Signore, Tu sai tutto; Tu sai che ti amo”. “E Gesù gli disse” tutte e tre le volte: “Pasci le mie pecorelle” (Gv 20,15-17).

Inoltre, il triplice appello del Salvatore a Pietro e la triplice confessione di Pietro davanti al Signore ebbero uno scopo particolarmente benefico per l’Apostolo. Colui al quale erano state date “le chiavi del Regno” e il diritto “di legare e di sciogliere”, si era egli stesso legato tre volte per paura e codardia (Mt 26,69-75), e il Signore lo scioglie tre volte con il Suo appello e, in cambio, con la sua confessione di forte amore. E di pascere letteralmente il gregge di Cristo fu richiesto a tutti gli Apostoli e ai loro successori. “Vegliate dunque su voi stessi e su tutto il gregge” – esorta l’Apostolo Paolo i presbiteri della Chiesa – “in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come sorveglianti, per pascere la Chiesa di Dio, che Egli si è acquistata con il proprio sangue” (At 20,28); e l’Apostolo Pietro agli anziani: “Pascete il gregge di Dio che è tra voi, sorvegliandolo non per forza, ma volentieri; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori sulle eredità di Dio, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Principe dei pastori, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1 Pt 5,2-4).

È notevole che Cristo, avendo detto a Pietro: “Pasci le Mie pecorelle”, non disse: “Pasci le tue pecore”, ma piuttosto: pasci, buon servo, le pecore del Signore. “Il Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?” (1 Cor 1,13). “Pasci le Mie pecorelle”. Perciò “rapaci lupi, lupi oppressori, falsi maestri e mercenari, che non si preoccupano del gregge” (Mt 7,15; At 20,29; 2 Pt 2,1; Gv 10,12), dopo aver saccheggiato un gregge altrui e avendo fatto del bottino come se fosse un proprio particolare guadagno, pensano di pascere il loro gregge. Costoro non sono buoni pastori, come pastori del Signore. “Il buon pastore dà la vita per le pecore” (Gv 10,11), che gli sono affidate dallo stesso Principe dei pastori (1 Pt 5,4). E l’Apostolo Pietro, fedele alla sua chiamata, diede la sua anima per lo stesso gregge di Cristo, avendo suggellato il suo apostolato con una morte di martirio, ed è ora glorificato in tutto il mondo.

L’Apostolo Paolo, un tempo Saulo, fu mutato da lupo rapace in mite agnello. In precedenza era nemico della Chiesa, poi si manifesta come Apostolo. Prima la perseguitava, poi la predicò. Avendo ricevuto dai sommi sacerdoti un ampio potere per gettare in catene tutti i cristiani per farli uccidere, era già in cammino, egli spirava “minacce e stragi contro i discepoli del Signore” (At 9,1), egli assetava il sangue, ma “Colui che siede nei cieli se ne ride” (Sal 2,4). Egli, “avendo così perseguitato e devastato la Chiesa di Dio” (1 Cor 15,9; At 8,5), quando si avvicinava a Damasco, il Signore dal cielo lo chiamò: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” E Io sono qui, e Io sono là, Io sono dappertutto: qui è il Mio capo; là è il Mio corpo. Non vi è in questo nulla di sorprendente; noi stessi siamo membra del Corpo di Cristo. “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo” (At 9,4-5). Saulo, però, “tremando e spaventato” gridò: “Chi sei, Signore?” Il Signore gli rispose: “Io sono Gesù che tu perseguiti”.

E Saulo subisce improvvisamente un cambiamento: “Che cosa vuoi che io faccia?” – grida. E subito per lui giunge la Voce: “Àlzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare” (At 9,6). Qui il Signore manda Anania: “Àlzati e va’ nella via” presso un uomo “di nome Saulo”, e battezzalo, “perché egli è per Me uno strumento di elezione, per portare il Mio Nome dinanzi alle genti, ai re e ai figli d’Israele” (At 9,11.15.18). Questo vaso deve essere riempito della Mia grazia. “Anania però rispose: Signore, ho udito da molti tutto il male che costui ha fatto ai Tuoi santi in Gerusalemme; e qui ha l’autorità dai sommi sacerdoti di incatenare tutti quelli che invocano il Tuo Nome” (At 9,13-14). Ma il Signore comanda con urgenza ad Anania: “Cercalo e conducilo, perché questo vaso è da Me eletto: poiché Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il Mio Nome” (At 9,11.15-16).

E difatti il Signore mostrò all’Apostolo Paolo quali cose doveva soffrire per il Suo Nome. Lo istruì nelle opere; non si fermò alle catene, ai ceppi, alle prigioni e ai naufragi; Egli stesso partecipò alle sue sofferenze, Egli stesso lo guidò verso questo giorno. In un solo giorno si celebra la memoria delle sofferenze di entrambi questi Apostoli, sebbene essi abbiano sofferto in giorni diversi, ma per lo spirito e per la vicinanza delle loro sofferenze essi costituiscono una cosa sola. Pietro andò per primo, e Paolo lo seguì presto dopo di lui. Prima chiamato Saulo, e poi Paolo, avendo trasformato il suo orgoglio in umiltà. Il suo stesso nome (Paulus), che significa “piccolo, minimo, inferiore”, lo dimostra. Che cos’è l’Apostolo Paolo dopo questo? Chiediglielo, ed egli stesso ti dà la risposta: “Io sono” – dice – “il più piccolo degli Apostoli… ma ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (1 Cor 15,9-10).

E così, fratelli, celebrando ora la memoria dei santi Apostoli Pietro e Paolo, ricordando le loro venerabili sofferenze, stimiamo la loro vera fede e la santa vita, stimiamo l’innocenza delle loro sofferenze e la pura confessione. Amando in loro l’alta qualità e imitandoli con grandi imprese, “per divenire simili a loro” (2 Ts 3,5-9), giungeremo a quella beatitudine eterna che è preparata per tutti i santi. Il cammino della nostra vita, un tempo, era più gravoso, spinoso, duro, ma “anche noi siamo circondati da un così grande nugolo di testimoni” (Eb 12,1), che, passati prima di noi per questo cammino, l’hanno reso ora per noi più facile, più lieve e più agevolmente percorribile. Per primo lo ha percorso “l’autore e perfezionatore della nostra fede”, il Signore nostro Gesù Cristo stesso (Eb 12,2); i Suoi arditi Apostoli l’hanno seguito; poi i martiri, i fanciulli, le donne, le vergini e una grande moltitudine di testimoni. Chi ha operato in loro e li ha aiutati su questo cammino? Colui che ha detto: “Senza di Me non potete far nulla” (Gv 15,5).

Sinassi dei santi Dodici Apostoli

La Sinassi dei gloriosi e degni di ogni lode Dodici Apostoli di Cristo sembra essere una festa antica. La Chiesa onora ciascuno dei Dodici Apostoli in date separate durante l’anno, e ha stabilito una commemorazione generale per tutti loro nel giorno dopo la commemorazione dei gloriosi e primi tra gli Apostoli, Pietro e Paolo.

Il santo imperatore coronato da Dio Costantino il Grande (21 maggio) costruì una chiesa a Costantinopoli in onore dei Dodici Apostoli. Esistono indicazioni per la celebrazione di questa festa che risalgono al IV secolo. Per gli elenchi dei nomi degli Apostoli, si vedano: Mt 10,2; Mc 3,14; Lc 6,12; At 1,13.26.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Andrea il Primo-chiamato è commemorato anche il 30 novembre. Era il fratello di San Pietro (29 giugno).

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Giacomo è commemorato anche il 30 aprile. Egli e suo fratello Giovanni sono i figli di Zebedeo, ed erano chiamati “figli del tuono” (Mc 3,17).

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo ed Evangelista, vergine e diletto amico di Cristo, Giovanni il Teologo è commemorato anche il 26 settembre e l’8 maggio. Egli e suo fratello Giacomo sono i figli di Zebedeo, ed erano chiamati “figli del tuono” (Mc 3,17).

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Filippo è commemorato anche il 14 novembre.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Bartolomeo è commemorato anche l’11 giugno e il 25 agosto.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Tommaso è commemorato anche il 6 ottobre e la domenica dopo Pascha.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo ed Evangelista Matteo è commemorato anche il 16 novembre.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Giacomo, figlio di Alfeo, è commemorato anche il 9 ottobre.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Giuda è commemorato anche il 19 giugno. È conosciuto anche come Taddeo (ma non deve essere confuso con San Taddeo dei Settanta, che è commemorato il 21 agosto), ed era il fratello di San Giacomo (23 ottobre).

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Simone lo Zelota è commemorato anche il 10 maggio.

Il santo, glorioso, degno di ogni lode Apostolo Mattia è commemorato anche il 9 agosto.

San Pietro, principe di Ordynsk-Rostov

San Pietro, principe dell’Orda, era nipote di Bergai Khan dell’Orda d’Oro. Nell’anno 1253 San Cirillo, vescovo di Rostov (21 maggio), si recò all’Orda per presentare richieste riguardanti i bisogni della Chiesa nella sua diocesi e parlò al khan della Fede cristiana e dei miracoli e delle guarigioni operate dalle reliquie di San Leonzio di Rostov (23 maggio). Nell’entourage vi era il giovane nipote del khan, sul quale il santo vescovo fece una fortissima impressione. Dopo qualche tempo il figlio di Bergai si ammalò. Ricordandosi del racconto del vescovo russo sulle guarigioni, egli convocò San Cirillo, e per mezzo delle sue preghiere il malato fu guarito. Il khan ricompensò generosamente San Cirillo e lo rimandò alla sua diocesi.

Lungo la strada il giovane, nipote di Bergai Khan, raggiunse il santo gerarca e lo pregò di portarlo con sé a Rostov. A Rostov il ragazzo fu battezzato con il nome di Pietro e si sposò. San Pietro si distinse per l’amore del silenzio, della contemplazione e della preghiera. Dopo una miracolosa apparizione degli Apostoli Pietro e Paolo, egli costruì un monastero vicino al lago Nera in loro onore. Dopo la morte di sua moglie, poco prima della propria morte nel 1290, il santo abbracciò il monachesimo nel monastero che aveva fondato.

La venerazione locale del santo principe Pietro cominciò nel XIV secolo. Una celebrazione generale fu istituita dal Concilio del 1547.

Cosma e Damiano anargiri di Roma

I Santi Martiri, Taumaturghi e Medici Anargiri Cosma e Damiano nacquero a Roma, fratelli per nascita e medici di professione. Patirono il martirio a Roma durante il regno dell’imperatore Carino (283-284). Educati dai genitori secondo le norme della pietà, condussero una vita rigorosa e casta, e fu loro concesso da Dio il dono di guarire i malati. Per la loro generosità ed eccezionale bontà verso tutti, i fratelli convertirono molti a Cristo. Essi dicevano ai malati: «Non è con la nostra propria forza che vi curiamo, ma con la potenza di Cristo, il vero Dio. Credete in Lui e siate guariti». Poiché non accettavano alcun compenso per il trattamento degli infermi, i santi fratelli furono chiamati «medici anargiri».

La loro vita di servizio attivo e la loro grande influenza spirituale sulle persone che li circondavano condussero molti nella Chiesa, attirando l’attenzione delle autorità romane. Furono inviati dei soldati contro i fratelli. Venutolo a sapere, i cristiani del luogo convinsero i Santi Cosma e Damiano a nascondersi per un po’, finché non fossero riusciti ad aiutarli a fuggire. Non riuscendo a trovare i fratelli, i soldati arrestarono invece altri cristiani della zona in cui vivevano i santi. Allora i Santi Cosma e Damiano uscirono dal loro nascondiglio e si consegnarono ai soldati, chiedendo che fossero rilasciati coloro che erano stati arrestati a causa loro.

A Roma, i santi furono imprigionati e sottoposti a processo. Davanti all’imperatore romano e al giudice essi professarono apertamente la loro fede in Cristo Dio, che era venuto nel mondo per salvare il genere umano e redimere il mondo dal peccato, e si rifiutarono risolutamente di offrire sacrifici agli dèi pagani. Dissero: «Non abbiamo fatto del male a nessuno, non siamo coinvolti nella magia o nella stregoneria di cui ci accusate. Curamo gli infermi per la potenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e non riceviamo alcun compenso per portare aiuto ai malati, perché il nostro Signore ha comandato ai Suoi discepoli: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)».

L’imperatore, tuttavia, perseverò nelle sue pretese. Per la preghiera dei santi fratelli, ricolma della potenza della grazia, Dio colpì improvvisamente di cecità Carino, affinché anche lui potesse sperimentare l’onnipotente potenza del Signore, che non perdona la bestemmia contro lo Spirito Santo (Mt 12,31). Il popolo, vedendo il miracolo, gridò: «Grande è il Dio dei cristiani! Non c’è altro Dio all’infuori di Lui!». Molti di coloro che credettero supplicarono i santi fratelli di guarire l’imperatore, e lui stesso implorò i santi, promettendo di convertirsi al vero Dio, Cristo Salvatore; così i santi lo guarirono. Dopo questo, i Santi Cosma e Damiano furono onorevolmente liberati e, ancora una volta, si dedicarono alla cura dei malati.

Ma ciò che l’odio dei pagani e la ferocia delle autorità romane non riuscirono a fare, fu compiuto dalla nera invidia, una delle passioni più forti della natura umana peccatrice. Un medico anziano, un istruttore, sotto il quale i santi fratelli avevano studiato l’arte medica, divenne invidioso della loro fama. Spinto alla follia dalla malizia e vinto da una passionale invidia, chiamò a sé i due fratelli, un tempo i suoi discepoli più amati, proponendo che andassero tutti insieme a raccogliere varie erbe medicinali. Addentratosi con loro lontano nelle montagne, li uccise e gettò i loro corpi in un fiume.

Così questi santi fratelli, i Medici Anargiri Cosma e Damiano, conclusero il loro cammino terreno come martiri. Benché avessero consacrato la loro vita al servizio cristiano del prossimo, ed erano scampati alla spada e alla prigione romana, furono tradimento assassinati dal loro maestro.

Il Signore glorifica coloro che sono a Lui graditi. Ora, per le preghiere dei santi martiri Cosma e Damiano, Dio concede guarigione a tutti coloro che con fede ricorrono alla loro intercessione celeste.

I Santi Anargiri Cosma e Damiano di Roma non devono essere confusi con i Santi Anargiri Cosma e Damiano dell’Asia Minore (1 novembre), o con i Santi Anargiri Cosma e Damiano dell’Arabia (17 ottobre).

Parte dei crani dei Santi Cosma e Damiano si trova nel sacro Monastero Pantokrator sul Monte Athos. Frammenti delle Sante Reliquie dei Santi Cosma e Damiano si possono trovare nella chiesa cattolica romana dei Santi Anargiri a Roma.