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Archivi: Santo del giorno

Santi Cosma, Damiano, Leonzio, Antimo ed Euprepio anargiri, martiri

I Santi Martiri e Anargiri Cosma e Damiano in Cilicia (Arabia), e i Santi Martiri Leonzio, Antimo ed Euprepio. I santi fratelli Cosma e Damiano erano medici in Arabia, che credevano in Cristo. Viaggiavano attraverso le città e i villaggi, predicando Cristo e guarendo i malati. I santi non prendevano alcun tipo di compenso per l’aiuto che prestavano. In Cilicia, i pagani catturarono i santi medici e li condussero davanti al governatore, Lisia. Poiché essi si rifiutarono di rinnegare il Cristianesimo, il governatore ordinò che i santi fossero brutalmente percossi, e poi gettati in mare.

Un angelo di Dio li salvò dal mare e li portò a riva. Allora i pagani decapitarono i santi e altri tre cristiani: Leonzio, Antimo ed Euprepio.

I Santi Anargiri Cosma e Damiano d’Arabia non devono essere confusi con i Santi Anargiri Cosma e Damiano dell’Asia Minore (1 novembre), o con i Santi Anargiri Cosma e Damiano di Roma (1 luglio).

San Filoteo l’Aghiorita

San Filoteo del Monastero di Dionysiou sul Monte Athos era originario di Elateia, e nacque nel 1526. Temendo i Turchi, i suoi genitori si trasferirono a Chrysoupolis in Macedonia, dove suo padre morì ben presto. Il piccolo Filoteo e suo fratello furono catturati dai Turchi e poi gettati in prigione.

Essi furono liberati in modo miracoloso dalla Madre di Dio. Ella apparve ai bambini con le sembianze della loro madre e li condusse al monastero della Santissima Theotokos nella città di Neapolis in Asia Minore. In questo monastero i fratelli ricevettero la tonsura monastica. Progredendo in tutte le obbedienze assegnate dall’igumeno, essi giunsero a ricoprire il compito di ecclesiarche.

Nel frattempo, Eudokia, la madre di San Filoteo, si era anch’ella ritirata in un monastero femminile in quella stessa città, per la misteriosa guida della Divina Provvidenza. Per molti anni ella non seppe assolutamente nulla della sorte dei suoi figli. Visitando un monastero maschile insieme ad alcune altre monache per la festa della chiesa, Eudokia riconobbe i suoi figli. Alla sua domanda su come fossero capitati là, essi risposero: “Dovresti saperlo tu stessa, perché tu stessa ci hai liberati dai Turchi e ci hai condotti fuori dalla prigione.” Così Eudokia fu resa sicura dell’intercessione della Madre di Dio, poiché soltanto nella preghiera alla Theotokos aveva trovato consolazione. Quando i fratelli seppero della gioiosa riunione della madre con i suoi figli, così come della loro miracolosa liberazione, si radunarono attorno a loro e glorificarono il Signore.

Nel 1551, dopo la morte di sua madre, San Filoteo si recò alla Santa Montagna all’età di venticinque anni. Si unì alla fratellanza del Monastero di Dionysiou, dove le sue fatiche ascetiche furono di esempio per molti. Più tardi, cercando una maggiore quiete, finse di essere afflitto da una malattia e d’essere diventato sordo, e quindi si ritirò in una grotta fuori dal monastero. Là si rivelò un mirabile asceta e un vincitore dei demoni. Quando la sua finta malattia fu scoperta, fu costretto a cambiare luogo di dimora, affinché la gente non gli rendesse onori. Nella sua nuova dimora si procurarono tre discepoli. Dedicandosi alle opere della preghiera, San Filoteo giunse a un’elevata perfezione spirituale e ricevette il dono della chiaroveggenza.

Nel 1610 il venerabile si addormentò pacificamente nel Signore all’età di ottantaquattro anni. Prima della sua morte ordinò ai suoi discepoli di non seppellire il suo corpo, ma piuttosto di gettarlo senza onore nella foresta perché fosse divorato dalle bestie e dagli uccelli. I suoi discepoli adempirono il desiderio del loro anziano, ma il Dio ottimo e sovrabbondantemente buono glorificò le reliquie del santo con una meravigliosa irradiazione. Un monaco prese il suo cranio e lo diede ai discepoli del santo.

La vita del venerabile fu scritta dal monaco Daniel di Dionysiou, copiando un codice più antico, che era stato compilato dal monaco Agapios Lantos nel 1802, e che fu poi pubblicato a Venezia nel 1872.

Profeta Gioele

Il Profeta Gioele (800 a.C.) predisse la desolazione di Gerusalemme. Egli profetizzò anche che lo Spirito Santo sarebbe stato effuso su tutti i popoli, attraverso il Salvatore del mondo (Gioele 2,28-32).

L’innoografo Anatolio collega la profezia di Gioele alla Natività del Signore. Nelle Lodi dell’Orthros della Domenica dopo la Natività, egli si riferisce a Gioele 2,30, dicendo che il sangue si riferisce all’Incarnazione, il fuoco alla Divinità, e le colonne di fumo allo Spirito Santo.

San Giuliano “presso il fiume Eufrate”

San Giuliano l’Eremita della Mesopotamia visse una vita ascetica di digiuno e preghiera vicino al fiume Eufrate.

Una volta, mentre pregava, udì una voce che diceva che l’imperatore Giuliano l’Apostata sarebbe presto perito. Ben presto la profezia si compì. Per gli sforzi di San Giuliano, fu costruita una chiesa sul Monte Sinai in memoria dell’ottenimento delle tavole della Legge da parte del santo Profeta Mosè, nel luogo dove Mosè si trovava quando ricevette le tavole.

Deposizione della sacra reliquia del santo e giusto Lazzaro a Costantinopoli

La Traslazione delle reliquie del giusto Lazzaro dei Quattro Giorni, vescovo di Kiteia a Cipro, ebbe luogo nel IX secolo. Il giusto santo Lazzaro, fratello di Marta e Maria, viveva nel villaggio di Betania, non lontano da Gerusalemme. Durante la Sua vita terrena, il Signore Gesù Cristo visitava spesso la casa di Lazzaro, che Egli amava molto e chiamava Suo amico (Giovanni 11,3.11), e quando Lazzaro morì e giaceva già da quattro giorni nel sepolcro, il Signore lo risuscitò dai morti (Giovanni 11,1-44). (La Chiesa commemora il santo Lazzaro nel sabato della Sesta Settimana della Grande Quaresima, il “Sabato di Lazzaro”).

Molti dei Giudei, quando ne vennero a conoscenza, andarono a Betania. Convinti della realtà di questo prodigio del tutto straordinario, divennero seguaci di Cristo. Per questo motivo anche i sommi sacerdoti vollero uccidere Lazzaro. Il giusto Lazzaro è menzionato ancora una volta nel Santo Vangelo: quando il Signore tornò a Betania sei giorni prima della Pasqua, anche Lazzaro era là (Giovanni 12,1-2; 12,9-11). Dopo la sua risurrezione, il santo Lazzaro visse altri trent’anni come vescovo sull’isola di Cipro, dove diffuse il Cristianesimo e si addormentò in pace nel Signore.

Le sante reliquie del santo Lazzaro furono scoperte a Kiteia. Si trovavano in un sarcofago di marmo, sul quale era inciso: “Lazzaro dei Quattro Giorni, l’amico di Cristo.” L’imperatore bizantino Leone il Saggio (886-911) ordinò di trasferire le reliquie del santo Lazzaro a Costantinopoli nell’anno 898 e di deporle nella chiesa del giusto Lazzaro.

San Marino il Vecchio

Il Martire Marino il Vecchio di Anazarbo era originario della Cilicia (Asia Minore). Per la sua confessione di fede in Cristo, il Vecchio fu sottoposto a feroci percosse e poi ucciso per ordine di Lisia, governatore di Tarso, durante il regno dell’imperatore Diocleziano (284-305).

San Varo, martire

Il martire Varo visse in Egitto durante il periodo di varie persecuzioni contro i cristiani (tarda metà del terzo secolo e inizio del quarto). Varo (Ouaros) era un comandante militare e, in segreto, un cristiano. Egli prestava aiuto a molti dei cristiani perseguitati e imprigionati e visitava i prigionieri di notte. Portava loro del cibo, medicava le loro ferite e li confortava.

Un giorno Varo trascorse un’intera notte a parlare con sette monaci imprigionati. Questi uomini erano maestri cristiani che erano stati percossi e ridotti alla fame. Varo marciò con i maestri quando furono condotti al luogo dell’esecuzione. Il giudice, vedendo la forte fede di Varo, lo fece percuotere ferocemente. Varo morì durante la tortura. Dopo la sua morte, i monaci furono decapitati.

Traslazione della sacra reliquia del santo e giusto Lazzaro

La Traslazione delle reliquie del giusto Lazzaro il Quattro-Giorni, vescovo di Kiteia a Cipro, ebbe luogo nel IX secolo. Il giusto santo Lazzaro, fratello di Marta e Maria, viveva nel villaggio di Betania, non lontano da Gerusalemme. Durante la Sua vita terrena, il Signore Gesù Cristo visitava spesso la casa di Lazzaro, che Egli amava molto e chiamava Suo amico (Giovanni 11,3.11), e quando Lazzaro era morto ed era già stato quattro giorni nel sepolcro, il Signore lo risuscitò dai morti (Giovanni 11,1-44). (La Chiesa fa memoria di San Lazzaro il sabato della Sesta Settimana della Grande Quaresima, il “Sabato di Lazzaro”).

Molti dei Giudei, quando seppero questo, vennero a Betania. Convinti della realtà di questo miracolo così straordinario, divennero seguaci di Cristo. Per questo anche i sommi sacerdoti volevano uccidere Lazzaro. Il giusto Lazzaro è menzionato una volta ancora nel Santo Vangelo: quando il Signore venne di nuovo a Betania sei giorni prima della Pasqua, anche Lazzaro era là (Giovanni 12,1-2; 12,9-11). Dopo la sua risurrezione, San Lazzaro visse altri trent’anni come vescovo sull’isola di Cipro, dove diffuse il cristianesimo e si addormentò in pace nel Signore.

Le sante reliquie di San Lazzaro furono scoperte a Kiteia. Si trovavano in un sarcofago di marmo, sul quale era scritto: “Lazzaro il Quattro-Giorni, l’amico di Cristo”. L’imperatore bizantino Leone il Saggio (886-911) diede ordine di trasferire le reliquie di San Lazzaro a Costantinopoli nell’anno 898 e di deporle nella chiesa del giusto Lazzaro.

San Luca, apostolo ed evangelista

Il Santo Apostolo ed Evangelista Luca era originario di Antiochia di Siria, compagno del santo Apostolo Paolo (Fil 1,24; 2 Tim 4,10-11), e medico istruito nelle arti mediche greche. Avendo udito parlare di Cristo, Luca giunse in Palestina e accolse con fervore l’annuncio della salvezza dal Signore stesso. Come uno dei Settanta Apostoli, il santo Luca fu mandato dal Signore insieme agli altri ad annunciare il Regno dei Cieli durante la vita terrena del Salvatore (Lc 10,1-3). Dopo la Risurrezione, il Signore Gesù Cristo apparve ai santi Luca e Cleopa sulla strada di Emmaus.

Luca accompagnò il santo Paolo nel suo secondo viaggio missionario, e da allora furono inseparabili. Quando i collaboratori di Paolo lo avevano abbandonato, solo Luca rimase ad assisterlo nel suo ministero (2 Tim 4,10-11). Dopo la morte martirica dei primi tra gli Apostoli, Pietro e Paolo, il santo Luca lasciò Roma per predicare in Acaia, Libia, Egitto e nella Tebaide. Concluse la sua vita subendo il martirio nella città di Tebe.

La tradizione attribuisce al santo Luca l’aver dipinto le prime icone della Madre di Dio. «Sia la grazia di Colui che è nato da Me e la Mia misericordia con queste icone», disse la Tutta-Pura Vergine dopo aver visto le icone. Il santo Luca dipinse anche icone dei primi tra gli Apostoli Pietro e Paolo. Il Vangelo di Luca fu scritto negli anni 62-63 a Roma, sotto la guida dell’Apostolo Paolo. Nei versetti preliminari (1,1-3), il santo Luca espone con precisione lo scopo della sua opera. Si propone di registrare, in ordine cronologico, tutto ciò che è noto ai cristiani su Gesù Cristo e il suo insegnamento. Facendo questo, fornì un fondamento storico più solido all’insegnamento cristiano (1,4). Egli investigò accuratamente i fatti, e fece largo uso della tradizione orale della Chiesa e di ciò che la stessa Tutta-Pura Vergine Maria gli aveva raccontato (2,19.51).

Nel Vangelo di san Luca, il messaggio della salvezza resa possibile dal Signore Gesù Cristo e l’annuncio del Vangelo sono di primaria importanza.

San Luca scrisse anche gli Atti dei santi Apostoli a Roma intorno al 62-63 d.C. Il Libro degli Atti, che è una continuazione dei quattro Vangeli, parla delle opere e dei frutti dei santi Apostoli dopo l’Ascensione del Salvatore. Al centro del racconto si trova il Concilio dei santi Apostoli a Gerusalemme nell’anno 51, evento ecclesiale di grande importanza, che portò alla separazione del cristianesimo dal giudaismo e alla sua diffusione indipendente nel mondo (At 15,6-29). Il centro teologico del Libro degli Atti è la venuta dello Spirito Santo, che guiderà la Chiesa «in tutta la verità» (Gv 16,13) fino alla Seconda Venuta di Cristo.

Le sante reliquie di san Luca furono portate via da Costantinopoli e condotte a Padova, in Italia, a un certo punto della storia. Forse ciò avvenne durante la famigerata Crociata del 1204. Nel 1992, il metropolita Ieronymos (Girolamo) di Tebe chiese al vescovo romano-cattolico di Tebe di ottenere una parte delle reliquie di san Luca per il sepolcro vuoto del santo nella cattedrale ortodossa di Tebe.

Il vescovo romano-cattolico Antonio Mattiazzo di Padova, notando che pellegrini ortodossi venivano a Padova a venerare le reliquie mentre molti cattolici non sapevano neppure che le reliquie si trovavano lì, istituì una commissione per investigare le reliquie a Padova, e il cranio di san Luca nella cattedrale cattolica di San Vico a Praga.

Lo scheletro risultò essere quello di un uomo anziano di forte corporatura. Nel 2001, un dente trovato nel feretro fu giudicato compatibile con il DNA di siriani che vivevano vicino alla zona di Antiochia, databile tra il 72 e il 416 d.C. Il cranio di Praga si adattava perfettamente all’osso del collo dello scheletro. Il dente trovato nel feretro a Padova risultò inoltre adattarsi all’osso mascellare del cranio.

Il vescovo Mattiazzo inviò una costola tra le reliquie al metropolita Ieronymos perché fosse venerata nella tomba originale di san Luca nella cattedrale ortodossa di Tebe.

San Luca è commemorato anche il 22 aprile.

San Cosma “di Georgia”.

La Vita di San Kozman non è stata conservata. Nelle commemorazioni per questo giorno si menziona soltanto che egli subì il martirio nella regione di Kartli.

Qui è opportuno notare che, a causa delle sue circostanze geopolitiche, la Georgia è stata nel corso della storia una costante vittima di aggressioni straniere. Donare la propria vita per la madrepatria e per la Fede è diventato così consueto per il popolo georgiano che la Chiesa georgiana non è in grado di commemorare per nome tutti i suoi martiri. Purtroppo, gli errori della fede e del tempo hanno cancellato dalle pagine della storia le vite e le virtù di molti degli eletti. Oggi il calendario ecclesiastico e le preghiere con cui i fedeli onorano i martiri rimangono gli unici mezzi a disposizione della Chiesa per riconoscere le vite di questi santi uomini e donne.