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Giorno: Venerdì

Plagale IV – Venerdì – Vespero

PERIODO DEL TONO PL. 4 Giovedì Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 4. Il tuo angelo, Signore.

Il popolo iniquissimo condannò te, Signore e Creatore di tutto il mondo, ad essere crocifisso in mezzo a iniqui, Gesù mio; vedendo tale ardire, la terra si scuoteva tutta, manifestandoti, o Sovrano, Creatore di tutto.

Tutti veniamo riscattati dalla maledizione della Legge e dalle accuse, perché il Signore della Legge è stato innalzato sulla croce preziosa, facendo sgorgare benedizione perenne e grazia e misericordia, per noi che cantiamo la sua divina passione.

Sanasti, o filantropo, le nostre piaghe quando furono piagate le tue mani; dirigesti tutti sulle vie della salvezza quando furono inchiodati sulla croce i tuoi piedi, riconoscendo i quali un tempo in paradiso, Adamo prima creatura si nascose.

Altri Stichirà della Theotòkos.

O straordinario prodigio!

Salve, Sovrana, Madre di Dio; salve, scettro di Davide; salve, porta celeste; salve, roveto incombusto; salve, monte adombrato; salve, lampada; salve, purissima; salve, urna; salve, palazzo; salve, purissima Madre del nostro Dio; salve, molle per la brace, salve, mensa divina; salve, speranza del mondo.

Le onde dei miei peccati come mare tempestoso, sollevandosi in alto, cercano di sommergere il mio capo, o Sovrana, ma come a Pietro stendimi la mano prima che affondi e guidami salvo al porto della penitenza, ti prego, pura Madre di Dio, celebratissima speranza di tutto il mondo.

Malamente ottenebrato dalle passioni del peccato, me misero, sprofondo nel gorgo della disperazione; abbi pietà di me, benedetta piena di divina grazia, fa’ splendere su me il chiarore della tua compassione e guidami su vie rette, ti prego e ti imploro, o purissima. Non disprezzarmi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La purissima quando ti vide appeso volontariamente al legno, conoscendo la tua potenza, fu colta da dolore e gemendo gridava a te: Figlio, non lasciare me, tua genitrice, dammi una parola, Figlio mio, non oltrepassare tacendo me, tua serva, o Verbo di Dio.

Apòstica stavròsima.

Fosti innalzato sulla croce, o Cristo Dio e salvasti la stirpe umana: glorifichiamo la tua passione.

Fosti confitto in croce, o Cristo Dio e apristi le porte del paradiso: noi ti glorifichiamo, Redentore nostro.

Martyrikòn. Martiri del Signore, ogni luogo santificate e ogni male curate: intercedete ora, vi preghiamo, perché siano strappate le nostre anime ai lacci del nemico.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

I tuoi martiri, Signore.

Vedendoti crocifisso e ucciso, la Madre di Dio gridava: Ahimè, come sopporti questi dolori, Figlio dolcissimo? Colpisce il mio cuore la tua lancia, fa ardere le mie viscere la tua passione; ma io ti canto, perché volontariamente tu soffri questo per salvare l’uomo.

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Plagale IV – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PL. 4 Venerdì Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia

Kathìsmata stavròsima. Tono pl. 4.

Vedendo pendere dalla croce l’autore della vita, il ladrone diceva: Se non fosse Dio incarnato costui che con noi è crocifisso, il sole non avrebbe nascosto i suoi raggi, né la terra, scuotendosi, sarebbe sussultata. Tu dunque che tutto sopporti, ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

In mezzo a due ladroni, si rivelò bilancia di giustizia la tua croce: l’uno, dal peso della bestemmia, fu trascinato nell’ade l’altro fu invece sollevato dalle colpe e giunse alla scienza della teologia. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Conosciuto l’ordine.

Vedendo pendere dal legno fra due malfattori colui che dal tuo sangue puro ricevette un corpo e che oltre ogni pensiero, da te, o venerabile, fu partorito, soffrivi nelle tue viscere e maternamente gemendo gridavi: Ahimè, Figlio mio, che cos’è questa tua divina e ineffabile economia, con cui hai dato vita la tua creatura? Io celebro la tua compassione.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Ineffabilmente concepita.

Tu che come buono sopportasti la croce assumendo la povertà di Adamo, Signore senza peccato, solo più che buono, distruggesti il potere della morte e con la tua passione, Sovrano, salvasti il mondo; abbi dunque pietà, ti prego, o datore di vita, della mia anima caduta quando giudicherai le mie opere, giusto Giudice filantropo e donami remissione delle colpe nella tua amorosa compassione, tu che sei misericordiosissimo, o Dio: perché tu solo sei senza peccato.

Risorgesti dai morti.

In mezzo all’Eden un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili diventammo corruttibili ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo salvò la stirpe umana.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Conosciuto l’ordine.

Col mio sangue divenisti mortale, col tuo sangue divinizzasti i mortali; scendesti nella tua bontà immensa a cercare quanti si corruppero per un cibo; così gridava un tempo l’irreprensibile nel pianto, facendo lamento su Cristo che pendeva dalla croce e vedendolo morire, faceva scorrere torrenti di lacrime, lacerandosi il volto e magnificandolo.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata.

Risorgesti dai morti.

Fallendo nella speranza della divinizzazione, il capostipite apparve causa di corruzione per tutti i discendenti. Tu, però, con la tua croce, fai scaturire vita, come più che buono: volontariamente infatti vi fosti confitto per sciogliere la maledizione precedente; perciò celebriamo, o Cristo, la tua volontaria passione.

Martyrikòn. Di luce celeste splende oggi questo tempio: in esso infatti esultano le schiere degli angeli e con loro si allietano i cori dei giusti, nella memoria dei vittoriosi. Per le loro suppliche, manda al tuo mondo la pace, o Cristo e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Risorgesti dai morti.

O prodigio nuovo, tremendo mistero! Gridava l’agnella, vedendo il Figlio confitto al legno della croce: Perché questo, Verbo di Dio immortale? Come dunque ti mostri morto e scuoti la terra nella tua onnipotenza? Ma io canto la tua tremenda e divina condiscendenza.

Canone stavròsimo. Acròstico: Pienezza di tutti i beni comprende la croce. Amìn. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Stendendo le tue divine mani sulla croce, o Gesù, radunasti presso di te l’opera delle tue mani e liberasti tutti dalle mani del maligno e lo sottomettesti con mano fortissima, o Re di tutti, perciò noi fedeli cantiamo alla tua magnificenza poiché si è glorificata.

Funesto divenne nell’Eden il detestabile pasto dall’albero, che introdusse nel mondo la morte, ma Cristo ucciso sulla croce per tutti fece scaturire vita e uccise il serpente con potere divino, perciò cantiamo a lui, il nostro Dio, poiché si è glorificato.

Martyrikà. Dimostrò valore la moltitudine dei martiri sopportando per la tua croce e la tua passione, o Gesù, anche davanti ai nemici di proclamarti Dominatore del creato e di patire pene e pericoli infiniti; perciò ottennero tutti la tua gloria e la vita eterna.

Purificati dall’aspersione del tuo sangue, i tuoi martiri, Signore, avendo trovato redenzione, effusero il proprio sangue, ingiustamente costretti dai tiranni a offrire libagioni ai demòni distruttori di anime: perciò offrirono santi sacrifici a te, Re di tutti.

Stavrotheotokìon. Come vide crocifisso in croce te, che tutto vedi, la pura soffrendo disse: Che cos’è questo, Figlio mio, che cosa ti hanno dato in cambio quelli che avevano ricevuto da te molti doni? Come sopporterò la pena? Gloria alla tua tremenda provvidenza, o misericordioso e longanime!

Canone della Theotòkos. La verga di Mosè.

Proclamarti Madre di Dio allontana da noi tutte le eresie, poiché tu, Genitrice di Dio, concepisti colui che senza mutamento si fece carne, colui che domina tutto il creato come Verbo eterno di Dio.

Godendo della confidenza che come Madre di Dio, o purissima, possiedi presso la tua prole, l’unico Figlio, il Verbo coeterno al Padre e consustanziale al santo Spirito, senza sosta imploralo di salvare dai pericoli quanti ti glorificano come Madre di Dio.

Avendo te come protettrice, Madre di Dio, non temiamo affatto la torma dei nemici che osteggiano i fedeli, senza sosta glorificanti il Signore Dio di tutti da te incarnato: pregalo per noi.

Neanche un intelletto celeste può realmente capire il tuo mistero incomprensibile, Vergine lodatissima: nel tuo grembo infatti dimorò colui che siede col Padre nei cieli e che da te come bimbo neonato volle uscire in due nature.

Ode 3. Irmòs.

Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Vedendoti ingiustamente crocifisso, il sole si coprì di nere vesti, le rocce si spezzarono e la terra sussultò di tremore, o solo Salvatore, redentore di tutti.

Stese le mani Mosè raffigurò la santa croce e noi stessi con sapienza tracciandola, mettiamo in fuga le genti straniere votate ai demòni, prigioniere di ogni male.

Martyrikà. In mezzo a molte pene i martiri dominavano i loro dolori imitando la passione di colui che volontariamente patendo uccise le nostre passioni e fece sorgere nel mondo la vita.

Seguendo senza deviare la via del martirio, gli atleti illustri superarono gli ostacoli dell’errore per arrivare con gioia al divino paradiso.

Stavrotheotokìon. Oltre le leggi umane ti ho concepito, Figlio mio: come dunque gli iniqui ti hanno innalzato in croce in mezzo a criminali, o solo legislatore? Così diceva piangendo la Madre di Dio.

Della Theotòkos. Tu che in principio.

Per la forza della vita sorta dal tuo grembo nel mondo, rialza la mia anima uccisa, cancella le cicatrici e i marchi del peccato, sola pura Genitrice di Dio.

Compisti gli oracoli dei profeti e le loro visioni concependo il Verbo, che per mezzo loro parlava e poi realizzò le profezie, unica Vergine pura e benedetta.

Concependo ineffabilmente in grembo e ignara d’uomo, o Vergine, colui che il Padre generò prima dei secoli, lo partoristi per noi Dio e uomo, perfetto in due nature e senza divisione.

Dimorando nel tuo grembo, Dio s’incarnò come lui solo sa, o Madre di Dio e con la sua vivificante passione salvò tutti, perciò ti riconosciamo come porta della salvezza, o Vergine.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Per la tua croce, Salvatore, il paradiso fu aperto, l’uomo condannato vi si insediò di nuovo magnificando la tua bontà suprema.

Come cedro recante la fede, come cipresso recante la speranza e come pino adoriamo l’albero della croce.

Morendo, o Salvatore, vivificasti gli uomini morti e uccidesti il serpente che aveva introdotto il peccato.

Martyrikà. I martiri di Dio, imitando la passione di Cristo, allo stesso modo parteciparono allo splendore della sua gloria nei cieli.

Unendovi al Verbo bello e buono, rifulgeste, o martiri, della sua bellezza e amando il sole della giustizia, irraggiavate il suo splendore.

Stavrotheotokìon. Generasti neonato colui che, perfetto, precede i secoli e sulla croce ha compiuto tutto per la sua bontà, o Vergine pura.

Della Theotòkos. Tu sei mia forza.

Dopo Dio sei tu nostra protezione, poiché sei la Madre di colui che ha assunto la nostra natura per salvarla dalla corruzione e dalla morte e insignirla della sua gloria nei cieli.

Essendo di stirpe reale, generasti per noi il Verbo che domina l’universo, incarnato senza mutamento; perciò degnamente come Madre di Dio realmente ti glorifichiamo, o Vergine santissima.

Implora Dio, incarnato dal tuo grembo restando ciò che era senza mutare, uguale al Padre come Dio, divenuto consustanziale a te che lo concepisti, di concedere il perdono dei peccati e la salvezza delle anime a chi t’inneggia con fede.

Abbassa, o Vergine, l’orgoglio di quanti negano la venerazione della tua sacra icona, di quella di tuo Figlio prodigiosamente incarnato per illuminare tutto il mondo e dell’icona di tutti i santi; illumina i fedeli che ti onorano, o unica lodatissima.

Ode 5. Irmòs.

O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato da Dio nella carne in te confitto, donando la pace alle nostre anime.

Volendo rivestire, noi che eravamo stati spogliati della tunica dell’immortalità, fosti a tua volta denudato e crocifisso, o Cristo, denudando, però, l’astuzia del nemico, perciò glorifichiamo la tua passione, o Signore.

Il sangue sgorgò saggiamente dal tuo salvifico fianco e il mondo fu purificato, interrompendo i sacrifici cruenti, rinnovò quanti si corruppero col frutto mangiato e fece sgorgare l’immortalità per le nostre anime.

Martyrikà. Splendidi di bellezza per le molte piaghe, i gloriosi martiri, segnati dal sangue divino, marciavano saggiamente verso la spada che un tempo sbarrava l’ingresso all’Eden e con gioia abitarono il paradiso.

Mirabile sei tu nei tuoi santi, che con fede ti amarono, o Cristo! Arricchiti grazie a te dei beni divini, fecero scorrere nel mondo rivi di guarigioni e prosciugarono lo straripamento delle nostre passioni.

Stavrotheotokìon. Risanasti noi, malati per i nostri peccati, pura Vergine, generando il Salvatore, medico universale, ferito sull’albero della croce per concedere l’immortalità alle nostre anime.

Della Theotòkos. Perché mi hai respinto.

Ignara d’uomo, o Vergine, concepisti per noi uomini il Verbo incarnato, che, illimitato come Dio, oltre le leggi di natura venne ineffabilmente formato nel tuo grembo vergine.

Risplendi di bellezza eccelsa per la tua verginità, o fanciulla e della prima Eva copri l’onta vergognosa concependo Cristo, che concede la veste immortale ai tuoi cantori.

Tutti noi, riconoscendoti davvero Madre di Dio, pura Vergine, con cognizione proclamiamo il nato da te Dio e Verbo in due nature, energie e volontà, ineffabilmente oltre le leggi di natura.

Noi che ti abbiamo come riparo e in te ci rifugiamo, per te glorificati ti diciamo beata: su noi infatti davvero fai splendere letizia e gioia, o santissima.

Ode 6. Irmòs.

Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Sul luogo del Cranio, in mezzo alla terra fu piantata la croce e guarì la piaga provocata dall’albero proibito in mezzo al paradiso; tra due criminali infatti fu sospeso l’unico giusto, Gesù messia, esaltando con se stesso la stirpe umana e respingendo nell’abisso il demonio, precipitandolo in basso.

Tendendo come un arco la tua preziosa e divina croce, o Cristo, scagliasti contro il maligno come frecce i chiodi delle tue mani piantandoli nel suo cuore colmo di furore e delitti e senza esitare lo uccidesti, vivificando quanti aveva ucciso, come Dio compassionevole.

Martyrikà. I rivi di sangue sgorganti dai corpi dei martiri spensero con il soffio dello Spirito i roghi idolatrici, irrigando però i solchi della Chiesa e coltivando le spighe salvifiche della fede e della speranza che sfamano ogni anima con la grazia divina.

Con la loro fede gli atleti vittoriosi ingrandirono la fiamma della fede in Dio, quando per le sentenze di giudici scellerati furono gettati nel fuoco materiale; essi però restarono intatti per la potenza della grazia dello Spirito che li incoronò, avendo lottato secondo le regole.

Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, vedendo tuo Figlio, pura Vergine, volontariamente crocifisso, sopportare la passione e la lancia trafiggere il suo fianco, mentre sullo stesso legno il serpente veniva sgozzato; e tu maternamente piangendo lo magnificavi.

Della Theotòkos.

Siimi propizio, Salvatore.

Lo Spirito creatore su te si posò, il Verbo di Dio dimorò nel tuo grembo e inesplicabilmente s’incarnò, purissima Vergine, restando ciò che era senza mutare.

Come arca viva contenesti l’Autore della Legge e come tempio santo accogliesti il Dio santo, che si fece uomo per colmarci dei suoi beni, o purissima.

Sovrana e regina dell’universo, così vogliamo chiamarti, poiché ineffabilmente concepisti il Creatore, Dio eccelso che sostiene e regge l’universo.

Riconosciamo come Dio il frutto del tuo grembo, sposa divina: nella tua potenza imploralo di concedere il perdono dei peccati a noi, che con fede t’invochiamo, o purissima.

Ode 7. Irmòs.

Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Quando fosti appeso al legno, o Verbo del Padre, come vigna zampillasti dolce nettare, interrompendo l’ebbrezza del peccato, allietando i cuori di quanti riconobbero Dio creatore te, che volontariamente pativi, salvando chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Soffristi l’infamia della croce, Gesù mio Cristo, per cancellare la vergogna dei mortali e i loro lamenti; gustando fiele togliesti tutta l’amarezza del male; fosti coperto di ferite, o Dio misericordioso, per sanare le piaghe delle nostre anime affinché cantassimo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Martyrikà. Per le vostre pene, coraggiosi atleti, ereditaste la vita senza pena; perciò alleviate le nostre pene, avendo ricevuto dall’alto la grazia di sanare i dolori, scacciare gli spiriti, difendere i fedeli e salvare chi canta: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Comparendo in tribunale e confessando Cristo per noi incarnato senza corruzione, o martiri, diveniste imitatori della sua passione, sopportando il supplizio del fuoco e ogni altra pena, cantando lieti: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Vedendoti ingiustamente patire sono colma di dolore, Figlio mio e la mia anima venne trafitta quando la lancia trapassò il tuo fianco: così gridava soffrendo e piangendo la Madre di Dio, l’unica Sovrana, che con fede diciamo giustamente beata, cantando: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Il fuoco ebbe paura.

Si è compiuta ora la divina visione di Davide profeta: davvero infatti i ricchi di grazia implorano il tuo favore, pura Genitrice di Dio, benedicendo il Dio dei nostri padri.

L’universo è colmo ora di divina grazia per te, purissima: apparisti infatti come porta per cui Dio venne nel mondo, illuminando i fedeli che inneggiano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Liberati per il divino parto della tua verginità dai legami della morte, o purissima e dalla maledizione del primo creato Adamo, riconoscendoti Madre di Dio acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Tutti ti glorifichiamo come Sovrana e Madre di Dio: per te infatti il Creatore donò salvezza a tutta la stirpe umana; per questo concordi inneggiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Benedite l’albero per cui fu cancellata la funesta maledizione prodotta nell’Eden per il frutto mangiato sotto l’albero proibito: Cristo infatti volle esservi innalzato per misericordia e compassione.

L’illustre patriarca, incrociando un tempo le mani per benedire i suoi discendenti, tracciò l’immagine della santa croce con cui sono benedetti gli eredi della maledizione dell’albero proibito, che sprofondano nel gorgo del peccato.

Tutta l’umanità è raddrizzata per la tua elevazione sulla croce e la falange dei malvagi demòni è caduta e ciò che è disperso è unito insieme ed è sovresaltata la forza della tua sovranità e potenza nei secoli.

Martyrikà. Avete ereditato ora la dimora luminosa, la gloria beata, il cibo dell’eternità, divini atleti del Signore e abitate con le armate celesti, avendo ricevuto con gioia l’oggetto delle vostre splendide speranze.

Più del sole rifulse il vostro coraggio, o splendidi atleti di Cristo e con la potenza divina eclissaste l’errore del diavolo, illuminando, o martiri, i cuori dei fedeli per tutti i secoli.

Theotokìon. Nube luminosa, dimora di santità, trono e porta di Dio, lampada dello splendore, oriente del Verbo noi fedeli ti proclamiamo, purissima Vergine, Madre benedetta.

Della Theotòkos. Follemente il tiranno.

Eri dimora della luce senza tramonto, o santissima: brillavi infatti di chiarore verginale illuminando quanti con tutto il cuore ti riconoscono Madre di Dio gridando: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; esaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

L’eterno Verbo di Dio pronunziato dal Padre, colui che per volere paterno plasma l’universo dal nulla concepisti divinamente quando s’incarnò per noi uomini; perciò in modo ortodosso ti diciamo Madre di Dio, esaltando Cristo per tutti i secoli.

Apparisti più santa delle schiere degli angeli nei cieli, poiché tu, Madre di Dio purissima, ignara d’uomo, dal tuo grembo vergine concepisti senza mutamento, né confusione, unica ipòstasi in due nature il loro Creatore e Signore, Dio eccelso che assunse la nostra carne.

Rialza la mia anima, uccisa dal peccato, avvelenata dal morso del serpente, o Vergine senza nozze, che concepisti oltre la natura il Dio che vivifica l’universo, affinché inneggi: sacerdoti, benedite, popolo esaltate Cristo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio, che tutte le potenze dei cieli magnificano.

Esaltandoti in tutta santità, o compassionevole, veneriamo la tua lancia, la croce, la spugna e la canna e i santi chiodi confitti alle mani e ai piedi, o Sovrano: per queste cose trovammo perfetta remissione e siamo stati resi degni della vita in paradiso.

Come dunque fosti ingiustamente condannato a essere crocifisso al legno, o solo giustissimo Re di tutti, che vuoi giustificare tutti quelli che, con fede, senza sosta glorificano la tua economia e passione volontaria e sempre ti magnificano?

Martyrikà. Consegnando di buon animo il corpo ai tormenti, i celebratissimi martiri sopportarono torture, morte violenta, recisione delle membra, lacerazioni e ogni altro tormento, ardenti di amore per il Signore: per questo, col capo incoronato, sono cittadini dei cieli.

O dolcezza degli apostoli e dei martiri, per le loro preghiere, esaudisci, nella tua amorosa compassione, le preghiere di tutti noi, concedendo il perdono dei tanti peccati e l’umiltà che si appropria del tuo regno, o Cristo, Dio dell’universo, per noi apparso uomo.

Stavrotheotokìon. Apparisti, o Vergine, talamo luminoso di colui che abitò il tuo grembo incorrotto e volontariamente subì la beata passione e a tutti concesse l’impassibilità, per ineffabile misericordia: adorandolo con fede, piamente ti magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Rendi vigorosa vincitrice delle eresie la sacra Chiesa, che Cristo tuo Figlio, o piena di grazia, si acquistò col suo sangue prezioso, nella sua bontà e salvaci, o Sovrana, dai pericoli e dalla dominazione che ci opprime.

Strappati alla vita del cielo, caduti miseramente nella morte, di nuovo ci richiamasti, tu che fosti Madre del Redentore, o purissima e di nuovo ci hai fatti degni di correre verso l’antica patria: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Concedimi, Madre di Dio, di attraversare agevolmente i flutti delle tentazioni della vita, sedando, nella tua bontà, l’insorgere delle passioni e dirigendomi verso il celeste cammino della virtù, affinchè, come benefattrice, senza sosta ti magnifichi.

Tu che generasti il Salvatore e Redentore, purissima Vergine, fammi degno di ottenere salvezza sciogliendo, con la tua intercessione, le catene delle mie colpe: tutto tu conduci a buon fine come vuoi, perché porti in grembo il Re dell’universo, incomparabile nella bontà.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Il bastone di Mosè prefigurava la tua croce preziosa, Salvatore nostro: con essa infatti tu salvi il tuo popolo come dall’abisso del mare, o filantropo.

II paradiso dell’Eden germogliò un tempo l’albero della conoscenza in mezzo alle piante; la tua Chiesa, o Cristo, fiorì la tua croce, che fa sgorgare per il mondo la vita. Ma il primo albero diede la morte, con il suo frutto, ad Adamo che se ne cibò; l’altro invece diede la vita, per la fede, al ladrone salvato: rendici partecipi, o Cristo Dio, del perdono da lui ottenuto, tu che con la tua passione terminasti la furia del nemico contro di noi e facci degni del tuo celeste regno.

Martyrikòn. Come vi chiameremo, santi? Cherubini, perché in voi riposò Cristo; serafini, perché senza sosta lo glorificate; angeli, perché abbandonaste il corpo; potenze, perché operate con i prodigi. Molti i vostri nomi e più ancora i vostri carismi. Pregate per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O tremendo mistero! Come mai è appeso al legno l’immortale per natura? Come gusta ora la morte? Come è condannato l’innocente? Nascondi la tua luce e trema, o sole, vedendo tale ardire. Così diceva la Vergine tra i gemiti, vedendo crocifisso il Cristo, che aveva partorito.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di noi Cristo, Salvatore del mondo, come ti sei ricordato del ladrone sul legno e rendici degni tutti, o solo misericordioso, del tuo regno celeste.

Stendesti le mani sul legno, o Cristo e i principi e le potenze maligne svergognasti salvando dalla loro malizia quanti piamente ti magnificano.

Trafitto dalla lancia, appeso al legno, zampillasti per noi rivi di immortalità su noi, uccisi follemente per la trasgressione, perciò con timore t’inneggiamo.

Mostrandosi estranei ai piaceri della terra, gli atleti si consegnarono a strani tormenti, ferendo Beliar con le loro sante ferite.

Gloria.

Un unico principio senza inizio del Padre, dello Spirito e del Verbo glorificando, venite, fedeli adoriamo chiedendo liberazione a lui, quale nostro Dio.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo l’Emanuele, l’Agnello Dio e Verbo appeso nella carne al legno, l’unica Agnella incontaminata e Vergine fu presa da dolore piangendo.

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Grave – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono Grave

Venerdì Mattina

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata stavròsima. Tono grave.

Tu che per me accettasti di essere inchiodato alla croce, accogli la mia lode insonne, o Cristo Dio e salvami, nella tua filantropia.

Tu che governi le schiere incorporee e conosci l’indolenza della mia anima, salvami per la tua croce, o Cristo Dio, nella tua filantropia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Sempre Vergine Madre di Dio, vedendo tuo Figlio pendere dalla croce, facendo lamento come madre, magnificavi la sua tremenda condiscendenza, o Sovrana ignara di nozze.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Più luminoso del fuoco, più efficace della fiamma hai reso, o Cristo, l’albero della tua croce, che consuma i peccati degli infermi e illumina i cuori di quanti inneggiano la tua volontaria crocifissione: o Cristo Dio, gloria a te.

Tu che per noi accettasti la volontaria crocifissione, abbatti i nemici che non ti riconoscono come vero Dio e salvaci.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Quando per tuo volere fosti inchiodato e innalzato sulla tua croce, la Madre di Dio stando lì accanto diceva: Signore, Signore, a nessuna donna è sopraggiunto il mio dolore; ti so Dio per i tuoi prodigi ed ecco, ti vedo pendere morto da un legno. Ma tu, come hai detto, risorgi, affinchè piena di gioia io acclami: Gloria a te.

Dopo la terza sticologia,

altri Kathìsmata.

Tu che col legno della croce risanasti Adamo dalla condanna, risana le ferite dei nostri cuori e salvaci.

Martyrikòn. Intercedete, o santi, perché ci sia data la remissione delle nostre colpe e siamo liberati dai mali che temiamo e da una morte amara, vi preghiamo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Senza seme concepisti in seno, o Vergine Madre di Dio, colui che hai visto appeso in croce: imploralo dunque senza posa per le nostre anime.

Canone stavròsimo. Poema di Giuseppe. Acròstico: Cristo con un legno interruppe il danno del legno. Canto di Giuseppe.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

Al Dio che nel Mar Rosso annegò il faraone cantiamo un’ode di vittoria perché si è glorificato.

Cristo esaltato in croce attirò a sé tutti i fedeli e abbatté il nemico, che aveva fatto cadere tutti.

Un’onda di vita, o Gesù, hai fatto scaturire dal tuo vivificante fianco e, divenuto morto, uccidesti il nemico, o Sovrano.

Martyrikà. Una supplica continua presentate per noi a Cristo, affinché siamo scampati dal tremendo giudizio, o atleti.

Umiliandovi per Cristo, sapienti martiri, voi abbatteste l’insuperbito nemico con la divina grazia.

Stavrotheotokìon. Vedendo in croce lo splendido sole sorto da te per immensa compassione, gemevi glorificandolo, o Sovrana.

Un altro canone, della Theotòkos.

Colui che distrusse le guerre.

Come il più dolce dei canti a te, pura, offriamo una divina ode gradita di ringraziamento il salve, poiché ci hai salvato da gravi pericoli.

Liberati da svariate tentazioni e calamità per le tue materne preghiere, o inneggiatissima, con fervore salmeggiamo un canto di vittoria con voci grate.

Mostrandoti adorna come gioielli d’oro delle virtù e delle grazie dello Spirito e delle tue grazie, o purissima, ti rivelasti davvero sposa del Padre, o Madre di Dio.

Ode 3. Irmòs.

Si consolidò per la fede la Chiesa di Cristo e infatti senza sosta con inni grida cantando: santo sei tu, Signore e il mio spirito t’inneggia.

Impassibile per essenza, come hai subito passione? Tu che infondi la vita, come muori in croce? Grande la tua misericordia e la tua magnanimità!

In croce in mezzo a criminali, o Verbo, ingiustamente fosti innalzato e per fede giustificasti colui che riconobbe in te il Creatore dell’universo, che pativa volontariamente.

Martyrikà. Soffrendo mutilazioni fisiche, l’amputazione di mani, piedi e di tutte le membra, o atleti, otteneste gloria, intercedendo per noi.

Risplendendo per l’immensità delle torture, avete ora ereditato immensa gloria, o sapienti, sempre pregando per la salvezza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Concedici remissione delle colpe per le tue materne preghiere, tu che concepisti il Dio Verbo divenuto uomo e sospeso in croce.

Canone della Theotòkos. Tu che col verbo.

Alla magnificenza della divina gioia, a colei che ci procura saggezza, con voci grate andiamo incontro piamente ringraziandola come nostra protezione.

Per te scampati dai pericoli e ottenendo per te la gioia, Madre senza sposo, come benefattrice buona e benevola protezione tutti glorifichiamo.

Arricchiti dalla tua divina intercessione, che ci riscatta da colpe e pericoli, o Madre di Cristo Dio, con fede ti inneggiamo con voci grate come causa dei beni.

O fonte di gioia immortale, tu fai scorrere i torrenti di gioia delle guarigioni per quanti sono in pericolo e salvi tutti come dispensatrice di Dio per noi inesauribile.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il tuo annunzio e ho temuto, ho compreso le tue opere e mi sono turbato.

Come bellissimo grappolo fosti innalzato in croce, stillando il succo della letizia, o Sovrano filantropo.

Interrompesti le vergognosissime passioni degli uomini, o Verbo Sovrano, accettando volontaria passione nella tua carne.

Martyrikà. Gli atleti subendo ferite ferirono il nemico e apparvero medici delle nostre passioni.

Gli atleti marciarono contro i tiranni e vincendo furono incoronati con diademi vittoriosi.

Stavrotheotokìon. Concepisti senza seme il Verbo che sulla croce annientò con la bontà la corruzione, o Vergine.

Canone della Theotòkos. Ha coperto i cieli.

Scampati dai pericoli per le tue preghiere, pura Vergine, con gioia ti rivolgiamo un’ode degna: Salve!

I peccati delle passioni ci espongono a molti pericoli, ma con la tua divina protezione scampaci, o pura.

Scampati da molte afflizioni, con le mani di cuore ti esprimiamo un’ode grata, o Vergine, esultando con inni divini.

Beati davvero quanti ti onorano, Theotòkos santissima, perché in te siamo scampati da peccati e afflizioni.

Ode 5. Irmòs.

Il mio spirito veglia davanti a te, o Dio, perché tu sei luce e i tuoi precetti sono guarigione per i tuoi servi, filantropo.

Esaltato in croce nella carne, Sovrano, hai attirato tutto il creato dai tremendi baratri dell’ignoranza alla tua conoscenza, filantropo.

Una popolo fuorilegge chiedeva che fosse crocifisso nel luogo del Cranio Gesù, colui che schiaccia la testa del serpente.

Martyrikà. Fermaste le onde dell’empietà, o martiri di Cristo, col vostro divino sangue, nel quale annegaste il faraone tiranno.

Straziati crudelmente con uncini, o atleti, dilaniaste i cuori empi dei vostri giudichi, riportando vittoria.

Stavrotheotokìon. Santificò il tuo grembo, o santa venerabile, il Dio che dimorò in te ed esaltato in croce risollevò il creato.

Canone della Theotòkos.

Dileguando la notte.

Generando, o Vergine, l’abrogazione del peccato, dei pericoli e delle pene dei fedeli, il cosmo fu salvato, perciò anche noi, scampati dall’afflizione a te gridiamo: Salve!

Presi da molteplici tentazioni, casta Sovrana, disperati, scoraggiati e afflitti da difficili situazioni, abbiamo te come letizia, speranza e ricchezza.

Come custode della salvezza dei fedeli e dei tuoi servi, o pura, allontani i pericoli e custodisci illesi, perciò quanti partecipiamo ai tuoi molti beni ti ringraziamo con canti.

Per te liberati da molti peccati, malattie, pene e gravi pericoli, Ringraziamo te, Sovrana pura, sicura speranza dei tuoi servi fedeli.

Ode 6. Irmòs.

Giona dal ventre dell’ade gridò: fa’ risalire dalla corruzione la mia vita e noi a te gridiamo: onnipotente Salvatore, abbi misericordia di noi.

Mostrandoti per la misericordia della pietà, con la croce e la tua passione hai guarito la natura umana che giaceva malata, o medico degli infermi.

Un tempo Adamo fu condannato per il legno e ora per il legno della croce è giustificato, ricevendo l’ingresso nel paradiso e la dolcezza della delizia.

Lodiamo te, che fosti elevato nella carne sulla croce, magnifichiamo te, che fosti incoronato con spine e incoronasti di gloria gli uomini, o Re più che buono.

Martirikòn. Per aver confutando il danno distruttivo della follia idolatrica, partecipando ai supplizi e morendo, ora gli atleti regnano con Cristo.

Né persecuzione, né fame, né nudità, né pericoli, né morte separarono i divini atleti dall’amore di Cristo.

Stavrotheotokìon. Inneggi l’incarnato da te e gemi vedendolo elevato sulla croce, o Madre Vergine pura e illibata.

Canone della Theotòkos.

Nell’abisso dei peccati.

Le potenze con lingue celesti non possono predicare le tue lodi, Purissima e noi ora ti offriamo come servi la parola di Gabriele: salve.

Caduti per i nostri peccati nell’abisso della tristezza e delle tribolazioni, grazie a te, Genitrice di Dio pura, siamo stati liberati dalla sventura dei pericoli.

Tutto il mondo, o purissima, è tenuto a ringraziarti e a lodare e glorificare piamente il tuo dono, perché per te veniamo liberati da pericoli e afflizioni.

Notte e giorno, apertamente e di nascosto, tutti bramiamo il tuo aiuto, o santissima Madre di Dio e con onore ti magnifichiamo.

Ode 7. Irmòs.

Un tempo i fanciulli resero la fornace ardente fonte di rugiada, lodando l’unico Dio e dicendo: Inneggiatissimo e glorificato Dio dei padri.

Per alleggerire il fardello delle mie iniquità fosti appeso sulla croce in mezzo ai criminali, o Gesù più che buono, Dio dei padri sovresaltato e sommamente buono.

Trafitto da una lancia nel tuo divino fianco, allontani la deviazione del fianco, o Salvatore e ordini alla spada di fuoco di lasciarmi sempre entrare in paradiso.

Martirikòn. Divenuti astri nel firmamento della Chiesa, i santi illuminano il creato con il fulgore delle lotte e la gioia delle guarigioni.

Il libro dei viventi porta sempre scritti dentro i martiri del Signore che con tutto il cuore hanno osservato i decreti scritti di Dio e hanno patito molto.

Stavrotheotokìon. Vedendo il santissimo Verbo sorto da lei santificare i terrestri elevato sulla croce, la Santissima gemeva.

Canone della Theotòkos. Dei giovani dalla fornace.

Salve, ti diciamo grati, o Madre di Dio, poiché per te siamo stati liberati da tutto il peso e gridando a una voce con gioia ed esultanza ti magnifichiamo.

Abbiamo trascorso la sera nel pianto delle afflizioni per l’assalto dei mali, ma invocando la tua protezione divina, o Vergine, abbiamo trovato la gioia, poiché ci hai liberato da ogni tribolazione, o pura.

Avendo tutti come divino rifugio la tua protezione presso Dio nei pericoli, nelle persecuzioni e nei peccati a te ci prostriamo e per te otteniamo liberazione, o pura.

Proclamiamo sempre con la bocca e lo spirito la grazia della tua intercessione per cui siamo liberati dalle tentazioni, dalla tirannia, dalla pesante afflizione e dalle passioni.

Ode 8. Irmòs.

Il Re della gloria, uno senza principio che le potenze celesti benedicono e per cui tremano le schiere degli angeli, sacerdoti, lodate, popoli, sovresaltate per tutti i secoli.

L’albero della conoscenza mi uccise e tu, Cristo mio, morendo sul legno mi hai risuscitato e illuminato per cantarti: sacerdoti, lodate, popoli, sovresaltate per tutti i secoli.

Il popolo fuorilegge ti incoronò di spine, o Re che sradicasti la spina della trasgressione del precetto di Adamo primo plasmato e fosti elevato sulla croce, tirando fuori tutti dall’abisso dell’inganno.

Fosti steso sul legno dal popolo ingrato tu, Salvatore, che stendesti i cieli con sapienza e che con la tua passione guarisci i nostri peccati e hai calmato i nostri dolori con i dolori dai chiodi.

Martirikòn. Le reliquie dei martiri effondono buona fragranza di prodigi per quanti vi accorrono con cuore senza dubbi, allontanano sempre il miasma delle passioni e donano a tutti salute in Dio.

Stavrotheotokìon. I cori dei santi, o Vergine, pregano il Sovrano sorto dal tuo grembo: egli rivelò sulla croce la via dell’impassibilità, o Pura e noi con canti come regina di tutti ti magnifichiamo.

Canone della Theotòkos.

Il Dio glorificato.

Liberati dalla bufera del peccato, delle passioni e delle tentazioni con le tue preghiere, o Madre di Dio, gridiamo a te con voci grate: Salve, poiché grazie a te, o buona, siamo passati dall’amarezza alla gioia.

Abbiamo gridato a te, buona, nella pana dei pericoli e tu non ci hai trascurato, ma esaudendo la nostra povera preghiera ci hai liberato da grande afflizione, perciò con fede lodiamo la tua intercessione.

L’autore dei peccati e delle colpe ha sollevato contro di noi afflizioni di pericoli, passioni e tentazioni atroci dagli uomini, ma con le tue divine suppliche, o Madre di Dio, siamo stati prodigiosamente liberati dai nemici.

La tua compassione, o Cristo, datore dei beni, arriva realmente senza sosta a tutti per le preghiere di colei che ti generò, poiché grazie a lei noi cristiani otteniamo la tua misericordia, o Salvatore.

Ode 9. Irmòs.

O lodatissima, più alta dei cieli, che senza seme concepisti il Verbo senza principio e partoristi per gli uomini Dio incarnato, tutti noi fedeli con cantici ti magnifichiamo.

Vedendoti innalzato su un patibolo, o Re di tutti, il sole si spense e il velo del tempio si squarciò nel mezzo, o Gesù onnipotente.

Ti perforarono mani e piedi, gli empi, trafissero con la lancia il tuo fianco vivificante e ti abbeverarono di fiele e aceto, o nostro Dio misericordioso, dolcezza dell’universo.

Martyrikà. Spezzati da ogni forma di tormenti, spezzarono i lacci dell’autore del male e, incoronati per la vittoria, i generosi atleti sono proclamati beati.

Con le loro reliquie in essa deposte, i vittoriosi hanno santificato tutta la terra e interrotto i vapori delle carni offerte agli idoli, passando essi per il fuoco, in mistico olocausto.

Stavrotheotokìon. O amante del bene, più alta dei cherubini, che generasti nella carne il Verbo di Dio e Dio, volontariamente innalzato nella carne sulla croce, presso di lui ardentemente per tutti intercedi.

Canone della Theotòkos. Chi tra i mortali.

Con l’angelo Gabriele giustamente ora ti offriamo il saluto: Salve, tra le acclamazioni, o Vergine, perché siamo stati liberati da multiformi tentazioni, o Madre di Dio, per la tua intercessione.

Gioia, esultanza, letizia divina ci hanno colmati da parte di Dio, o Vergine ignara di nozze, perché ecco, eravamo in tanto lutto e ora per la tua intercessione esultiamo.

Ti offro un sacrificio di lode, cantandoti con ardore, con le parole e la voce, un cantico di ringraziamento, o Vergine, perché grazie a te sono stato liberato dalla tribolazione, nel giorno in cui ti ho invocato.

Ci rallegriamo piamente con te, pura, per il tuo parto divino: hai fatto scaturire per noi la gioia, liberandoci da tribolazione e tentazione e noi rendiamo a te il cantico di grazie.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Poiché tu sei Sovrano, o datore di vita amante degli uomini, hai riscattato con la tua croce tutta la terra; Signore, gloria a te.

È stata inchiodata alla croce la vite vera, le genti hanno vendemmiato il paradiso con il ladrone. Questa è la gloria della Chiesa, questa la ricchezza del regno: o tu che hai patito per noi, Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Festeggiando la memoria dei tuoi santi vittoriosi, te noi celebriamo, o Cristo, acclamando: Signore, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Oggi Giuda veglia.

Crocifissione e immolazione accettasti come un malfattore, o longanime, per risollevare, con l’albero della tua croce, noi che per un albero eravamo caduti. Ma la Vergine tua genitrice era sconvolta al vederti morto e nell’angustia gridava: O follia iniqua! Come dunque gli empi uccidono il giusto?

Alla Liturgia

Le Beatitudini (Makarismì).

Bello e buono da mangiare era il frutto che mi uccise. Cristo è l’albero della vita mangiando il quale non muoio e grido con il ladrone: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Volendo guarire il dolore di Adamo che patì per il consiglio del nemico, o Re, ti innalzasti in croce e inchiodato sopportasti dolore nelle mani e nei piedi; perciò magnifichiamo la tua magnanimità, o Verbo.

Il consesso degli ebrei ti crocifisse in mezzo agli iniqui, o Cristo, vero datore della legge e Redentore che liberasti la stirpe umana da tutta l’iniquità, perciò ti lodiamo.

Martirikòn. Portando le piaghe di molti supplizi come belli ornamenti, i divini atleti furono riconosciuti come ornamenti luminosi della Chiesa supplicando sempre per le nostre anime.

Gloria.

O, Trinità santa, salva i tuoi servi che ti inneggiano, rafforzali con il potere delle croce e guidaci tutti a camminare verso la città superna dove trovare grande misericordia.

E ora.

Stavrotheotokìon. Vedendoti la purissima Vergine, o Cristo, innalzato nella carne sulla croce senza volto e bellezza, gridava con dolore: Ahimè, Figlio, come ti hanno fatto a pezzi gli iniqui!

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Grave – Venerdì – Vespero

Periodo Del Tono Grave

Giovedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono grave. Non siamo più tenuti lontano.

Per rendere l’uomo dio divenisti mortale, o sommamente buono e fosti crocifisso: gloria alla tua gloria.

Quando il popolo degli ebrei ti condannò alla croce, o Verbo, la terra si scosse e la luce del sole si nascose.

Il sole si oscurò, o misericordioso, alla tua crocifissione e il creato si scosse acclamandoti: Gloria a te.

Altre stichirà della Theotòkos. Oggi Giuda.

Piega a me che invoco il tuo orecchio amante del bene, o castissima, non respingermi dal tuo volto e non escludermi dal tuo aiuto, perché l’ingannatore con inganno cerca di perdermi e spinge il mio cuore a passioni irrazionali, ma tu custodiscimi del tutto illeso dal male che viene da lui.

Nessuna utilità, anima mia, nasce dalla materia, per la quale spendi invano la vita e impegni te stessa con preoccupazioni: getta dunque ogni affanno nel Signore che sta per giudicarti e con lacrime grida: Sovrano filantropo, salvami per le preghiere della tua Genitrice.

Ho messo me stesso fuori dal nome della pietà, o Vergine; mi vedo come un trastullo per la fornicazione con cui traffico e scherno per la spavalderia, poiché per negligenza ricevo come avversari queste due belve; perciò ti prego di scamparmi, o Vergine; tu sei infatti esultanza e fiducia della mia anima.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Nel tuo parto un tempo, Figlio mio, udivo parole di gioia, sperando di esser colmata di letizia e che le anime afflitte diventassero gioiose; ma queste cose visibilmente si mutarono in dolore alla tua crocifissione: il dolore infatti m’ha preso e preferisco morire perché il mio cuore è pieno di dolore.

Apòstica stavròsima

Non siamo più tenuti lontano dall’albero della vita perché la tua croce è la nostra speranza: Signore, gloria a te.

Pendendo dal legno, o immortale, trionfasti delle insidie del diavolo: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Gloria a te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, esultanza, dei martiri, che predicarono la Trinità consustanziale.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Oggi Giuda veglia.

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Sono trafitta dalla spada del dolore, vedendo in croce te, che fissi la terra sulle acque e stendi il cielo come una tenda: ti vedo infatti pendere nudo e immolato e vorrei ora morire, Figlio mio amabilissimo. Fremi e scuotiti, o terra! Così tra le lacrime la purissima parlava.

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Plagale II – Venerdì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Giovedì Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 2. Il terzo giorno

O longanime filantropo, mio Dio misericordiosissimo e compassionevole, come hai subìto l’immolazione e la morte in croce per la stirpe umana? Glorifichiamo la tua amorosa compassione.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi o longanime, volendo liberare tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita e tutto sopporti, o più che buono.

Il pastore salì in croce e stese le mani gridando: Venite a me e sarete illuminati, mortali ottenebrati dall’errore, poiché io sono luce. Gloria a te, unica fonte di luce.

Stichirà della Theotòkos.

Degna di essere ignorata.

La mia anima accasciata e incurvata sotto il peso oltremodo importabile delle colpe, raddrizzala tu, o Vergine perché a te è facile, con la tua famigliarità di madre, placare il Salvatore che rialza gli abbattuti e con la tua mediazione, strappa, ti supplico, l’obbligazione scritta del peccato per la tua grande misericordia.

Volgiti a me, umiliato per i peccati e disperato per le colpe, avendo disprezzato i precetti di Dio e non scacciarmi dal tuo volto; tu sei realmente mia speranza e protezione, Madre di Dio, perciò sii attenta alle mie preghiere, purificami da ogni macchia per la tua grande misericordia.

Aprimi la porta della penitenza, dammi una fonte di lacrime, concedimi pentimento e cuore sobrio, o santissima: te sola infatti dichiariamo sicura protezione, ogni mia aspettativa in te ripongo, non allontanarmi svergognato e salva, o Sovrana, per la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Risorgesti il terzo giorno, o Cristo.

Vedendoti appeso al legno, la purissima gridava: O Figlio mio e Dio, che cos’è questo paradosso e strana notizia, che sopporti per grande compassione?

Apòsticha stavròsima.

La tua croce, Signore, è vita e soccorso del tuo popolo; confidando in essa, cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.

La tua croce, Signore, aprì il paradiso alla stirpe umana e noi, redenti dalla corruzione, cantiamo te, nostro Dio crocifisso nella carne: abbi pietà di noi.

Martyrikòn. I tuoi martiri, Signore, non ti rinnegarono, dai tuoi comandamenti non si allontanarono per la loro intercessione, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che sei l’impassibilità di tutti!

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Plagale II – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Oggi si compie la parola profetica: perché, ecco, noi adoriamo il luogo dove si posarono i tuoi piedi, Signore e gustando dell’albero della salvezza, otteniamo la liberazione dalle passioni del peccato, per le preghiere della Madre di Dio, o solo filantropo.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, o Cristo, si scossero le fondamenta della morte, o Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: abbi pietà di noi.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Speranza buona.

Sola agnella pura, Vergine Madre di Dio, vedendo pendere volontariamente dalla croce colui che dal tuo sangue puro si era incarnato, tu esclamavi, o Vergine, tra lacrime amare: Figlio mio paziente, io canto tutta la tua tremenda economia.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

La tua croce, Signore, è piena di santità: in essa infatti trovano guarigione i malati per il peccato; per essa, a te ci prostriamo. Abbi pietà di noi.

Signore, i giudei condannarono a morte te, vita di tutti; quanti per la verga di Mosè avevano attraversato a piedi il Mar Rosso, ti inchiodarono alla croce; quanti avevano succhiato il miele dalla pietra ti offrirono fiele: ma tutto volontariamente sopportasti per liberarci dalla schiavitù del nemico. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Speranza buona.

Stando presso la croce la Vergine Madre di colui che senza passione, oltre ogni comprensione, aveva partorito incarnato, gridava, lasciando scorrere lacrime materne: Non sopporto di vederti pendere morto, tu che dai il respiro a quanti vivono sulla terra, o mio Figlio e Dio.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Speranza buona del mondo.

Croce che scacci i demòni, curatrice degli infermi, forza e custode dei fedeli, vittoria dei re, vero vanto degli ortodossi, sostegno della Chiesa di Cristo: sii nostra sicurezza, baluardo e sentinella, o legno benedetto.

Martyrikòn. Luce perpetua per i giusti: poiché, resi luminosi in te, i santi risplendono sempre come astri, spegnendo la lampada degli empi; per le loro preghiere, Salvatore nostro, tu illuminerai la mia lampada, Signore e mi salverai.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Madre di Dio, non abbandonarmi nel tempo della mia vita: non affidarmi a una protezione umana, ma tu stessa soccorrimi e abbi pietà di me.

Canone stavròsimo. Acròstico: La venerabile passione del Sovrano canterò. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Colui che un tempo ha sepolto sotto i marosi il tiranno inseguitore, lo hanno sepolto sotto terra i figli dei salvati; ma noi come le fanciulle cantiamo al Signore. Gloriosamente infatti si è glorificato.

Con la tua venerabile passione onorasti l’umanità disonorata: perciò venerandoti con timore magnifichiamo e con fede glorifichiamo il tuo potere. Gloriosamente infatti si è glorificato.

Col tuo sangue, o Verbo, fermasti gli iniqui spargimenti di sangue e dalla sozzura della malizia purificasti la natura umana, o Onnipotente; perciò, noi salvati, glorifichiamo il tuo potere.

Stavrotheotokìon. La Vergine non sposata, vanto dei fedeli, vedendoti nella passione privo di bellezza, maternamente ti parlava e con affetto ti glorificava.

Canone della Theotòkos.

Acròstico alfabetico. Stesso irmòs.

Vergine incontaminata, gloriosa Maria piena di grazia, tu che procuri gioia, colma di divine grazie quanti divinamente t’inneggiano, affinché ti cantiamo un’ode grata.

Profondi i tuoi misteri, Madre di Dio! Poiché portando tra le braccia colui che le schiere di angeli non osano guardare, ti rivelasti Sovrana delle creature; perciò ti diciamo beata.

Tutta la stirpe dei mortali fu condannata alla corruzione della morte per l’assaggio dell’albero del progenitore; ma viene richiamata per te, Fanciulla, che generasti la vita incorruttibile.

Ode 3. Irmòs.

La creazione, vedendo appeso sul Calvario te, che senza appoggio hai sospeso tutta la terra sulle acque, si contraeva sbigottita e gridava: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Vedendo crocifisso e col cuore trafitto te, che hai sospeso la terra sulle acque e riconoscendoti, luce di tutti, il sole si coprì di tenebra.

Il maligno che un tempo ferì Adamo in paradiso, Signore longanime, fu ferito inguaribilmente dai tuoi chiodi, mentre i fedeli venivano sanati dalle loro ferite.

Stavrotheotokìon. Vedendo colpito da lancia il frutto del tuo grembo, santissima Vergine, il tuo cuore fu trafitto e gemendo dicevi: E’ questa dunque la gratitudine di questo popolo, Figlio mio!

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Avendomi frodato con inganno un tempo col desiderio della divinizzazione, il nemico, o Madre di Dio, mi gettò sulla terra, ma Cristo ebbe compassione di me e mi riplasmò prendendo carne dal tuo grembo.

La sentenza della maledizione antica, per la tua mediazione, Madre di Dio, venne meno, poiché il Signore sommamente buono, apparso in te, purissima, fece scorrere la fonte copiosa della benedizione.

Ezechiele profeta ti previde come porta della vita che il solo Signore incarnato avrebbe oltrepassato lasciandola chiusa, o Vergine, dopo esser passato, come l’Altissimo stesso sa.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo, Avvacùm, il tuo divino annientamento sulla croce, sbigottito gridava: tu hai infranto la forza dei sovrani, o buono, unendoti agli abitanti dell’ade, nella tua onnipotenza.

Fermando lo slancio di una mano tesa verso l’albero e volendo salvare i morti, o Signore, con la tua immolazione sull’albero della croce hai fatto scorrere dal tuo seno per i malvagi la redenzione.

Hai subito la passione, Salvatore, per salvarci nella tua somma bontà dalle passioni irragionevoli; gusti il fiele tu, fonte di dolcezza divina e con la morte mi procuri la vita.

Stavrotheotokìon. Senza dolore ti ho partorito: come ora ti vedo avere a che fare col dolore? Come sopporti questo, Figlio eterno? Così gridava la Vergine: Glorifico la tua longanimità.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O eletta tra tutte le generazioni, tu che sola superi ogni onore, splendente di virtù, Vergine pura, fa’ rifulgere del tuo chiarore i tuoi cantori.

Nel tuo casto grembo, Madre di Dio, verginalmente concepisti nella carne il Signore Dio e Salvatore, che da ogni male libera tutti i tuoi cantori, Vergine pura e piena di grazia.

Il coro degli angeli incorporei attornia il tuo divino Figlio in cielo e sulla terra la stirpe umana, o Madre di Dio, con affetto a te canta: rischiara i nostri cuori con i riflessi del tuo splendore.

Ode 5. Irmòs.

Veglio davanti a te, che per la tua compassione per il caduto senza mutare svuotasti te stesso e fino a subire passione, Dio Verbo impassibile. Concedimi la pace, o filantropo.

Sei apparso morto sul Cranio, tu che con la passione della tua carne uccidesti l’ade e sospeso alla croce non avevi più forma, né bellezza, o Cristo, volendo abbellire me come filantropo.

Per fermare le passioni del primo Adamo ti lasciasti inchiodare alla croce e con la lancia che trapassava il tuo fianco distogliesti, Signore, la spada infocata affinché i tuoi servi possano infine entrare.

Stavrotheotokìon. Germogliasti dalla radice di Iesse, o Fanciulla e come fiore porti l’agricoltore del mondo, che dissecca i germogli dell’errore con la pianta della croce, patendo nella sua carne per compassione.

Canone della Theotòkos. Vedendo Isaia.

La scala che saliva al cielo, apparsa in immagine a Giacobbe, è lo sbalorditivo prodigio del tuo concepimento, o sposa divina, per cui in effetti Dio dimorò fra noi per divina condiscendenza per ricondurci alla vita primitiva.

Liberati per te dal dolore materno, o Genitrice di Dio, siamo divenuti colmi di consolazione poiché tu hai concepito la gioia e la letizia di tutto il mondo; per le tue preghiere salva e serba da ogni pericolo, o Vergine benedetta, i tuoi cantori.

Iniziato ai tuoi misteri, in visione divina Mosé vide la tua immagine nel roveto incombusto nel fuoco poiché in te, divina sposa, che superi ogni creatura, dimorò senza bruciarti il Creatore.

Ode 6. Irmòs.

Fu preso Giona, ma non trattenuto nel ventre del mostro marino: poiché era figura di te, che hai patito e sei stato posto in una tomba, egli balzò fuori dal mostro come da un talamo e gridava alle guardie: Voi che custodite vanità e menzogne, avete abbandonato la misericordia che era per voi.

Incrociando le mani per benedire i suoi figli, Giacobbe prefigurò la tua santa croce: quando vi salisti, o altissimo Dio, liberasti la stirpe umana dall’antica maledizione e facesti splendere la benedizione su chi ti benedice, Creatore e Salvatore sommamente buono.

Prefigurando la tua passione, Mosé alzò un tempo il serpente di bronzo liberando quanti lo guardavano dal morso velenoso dei serpenti: per la tua crocifissione, infatti, o Verbo, tutti noi fedeli siamo liberati dalla malizia del serpente maledetto da Dio.

Stavrotheotokìon. Vedendo la crocifissione del pastore e Sovrano di tutti, l’agnella Madre gridava piangendo: Che cos’è, Figlio mio, questo mistero muovo, che cos’è questa morte che accetti di subire tu, per natura immortale, volendo però salvare dalla tomba i mortali?

Canone della Theotòkos.

Stesso irmòs.

Le figure della Legge, Vergine Madre di Dio e gli oracoli dei profeti palesemente mostrarono che avresti concepito il Salvatore di tutti e il benefattore di tutto il creato, che molte volte e in molti modi colmò di beni quanti con affetto e fede ti glorificano, o Sovrana pura.

Per l’inganno dell’omicida nemico di Dio i nostri progenitori furono allontanati dal paradiso, ma alle sue delizie tu, Madre di Dio, li riconduci generando il Salvatore e Signore, che, nella sua potenza divina, patì crocifissione e sepoltura.

Colui che dal non essere plasmò l’universo con la sua potenza creatrice e la sua volontà divina, uscì uomo e Dio dal tuo grembo, o pura Vergine, per rischiarare col suo divino splendore quanti un tempo stavano nelle tenebre dell’errore.

Ode 7. Irmòs.

Indicibile prodigio: colui che nella fornace ha liberato i santi fanciulli dal fuoco, è deposto in una tomba morto, senza respiro, per la salvezza di noi che cantiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Tremò di timore la terra, quando fosti condannato alla croce: il sole, vedendoti, sospese la sua luce; quanti erano nelle tenebre videro la luce della tua venuta cantando: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Colpito dalla canna e coronato di spine come un re, nella tua benevolenza hai patito oltraggi, o Salvatore, Cristo nostro Dio, al quale cantiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Accetti la croce, diceva vedendoti la Madre di Dio, la mia anima è colma di dolore; tu muori, o eterno Figlio, donando la vita a quanti cantano: Dio redentore, tu sei benedetto.

Canone della Theotòkos.

Stesso irmòs.

Come regina vestita degli ornamenti dorati del tuo splendore, ti ha amato il tuo Figlio e Signore per salvare quanti a te inneggiano: Benedetto il frutto del tuo grembo, o pura.

Trovando una rosa pura tra le spine, o purissima, il Signore colmò di grazie profumate dello Spirito noi, che compunti inneggiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

I divini profeti, vedendo i segni del tuo concepimento divino, acclamavano con gioia, o purissima: Dio verrà dalla Vergine per liberare quanti a lui inneggiano: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Sbigottisci tremando, o cielo e si scuotano le fondamenta della terra: perché ecco, è annoverato tra i morti il Dio che è negli eccelsi ed è ospitato in una piccola tomba; fanciulli, beneditelo, sacerdoti, celebratelo, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Bevi il calice desiderato, o Cristo, per la passione della croce, versando dal tuo fianco vivifico per colui che morì per la costola, le fonti del perdono affinché a te inneggi: Sacerdoti, benedite, popolo esaltate per tutti i secoli.

Quando l’iniquo popolo ti condannò al supplizio della croce in mezzo ai criminali, tremò la terra e tutti con timore inneggiavano: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Dio eccelso e Figlio eterno, tu sopporti oltraggi, sputi e croce, colpito per scherno con la canna. Così gridava la Madre di Dio: Glorifico la tua magnanimità che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

A Daniele, profeta divinamente ispirato, ti sei mostrato come monte non tagliato: poiché da te, fanciulla, senza mano d’uomo fu tagliata una pietra, Cristo, unico Dio, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Con inni gli strateghi di lassù sempre glorificano il tuo parto, o pura e a te, fanciulla sempre vergine, con gioia con noi inneggiano come Genitrice di Dio, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Coi raggi del tuo splendore, illumina ora quanti ti venerano come vera Madre di Dio, pura genitrice della luce, poiché apparisti dimora della luce, o Vergine a quanti con fede a te gridano: Salve, piena di grazia e glorificata per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Non piangere per me, Madre, vedendo nella tomba il Figlio che senza seme concepisti in grembo: perché io risorgerò e sarò glorificato e poiché sono Dio, senza sosta innalzerò nella gloria quanti con fede e affetto ti magnificano.

Per redimere dalla corruzione, nella tua bontà, colui che si era corrotto avendo mangiato il piacevole frutto dell’albero, o solo Salvatore, accettasti di essere crocifisso nella carne e messo a morte: e noi senza sosta cantiamo, o Gesù, la tua grande compassione e potenza.

O quali dolori sopportasti, disteso sulla croce, per sollevare me da terribili dolori, o Salvatore! E come, incoronato di spine hai strappato tutte le spine delle passioni! E come, abbeverato di aceto hai versato per noi un calice di letizia!

Stavrotheotokìon. Tu porti colui che tutto porta e tieni tra le mani come infante colui che ci strappò alla mano del nemico che ci osteggia, o Sovrana pura; e guardi, innalzato sul legno della croce, colui che ci strappò alla fossa del vizio.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Tu sei soprannaturalmente divenuta, o Genitrice di Dio, colei che ci procura gioia eterna e vita, o pura, perché generasti il Salvatore di tutti, colui che veramente ha tolto ogni lacrima dalla faccia della terra e a tutti ha assegnato la gioia.

Davide tuo progenitore, salmeggiando, ti chiamò simbolicamente arca e Mosè, il veggente, urna d’oro della divina manna o pura, perché tu hai accolto in te, o Madre di Dio, colui che è sempre nel seno paterno: perciò con inni ti glorifichiamo.

Sei realmente più elevata di tutto il creato, poiché generasti nella carne il Dio delle creature: perciò ti abbiamo come protettrice, o Sovrana, come salda speranza e muro fortificato e speriamo di giungere, grazie a te, alla salvezza.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La mia speranza è nella croce, o Cristo e gloriandomi in essa, esclamo: O Signore amico degli uomini, abbatti l’arroganza di chi non ti confessa come Dio e uomo.

Protetti dalla croce come da un muro, affrontiamo il nemico senza temerne le arti e le insidie: il superbo, infatti, è stato annientato e giace calpestato per la potenza di Cristo, confitto alla croce.

Martyrikòn. Signore, nella memoria dei tuoi santi, tutto il creato festeggia: esultano i cieli con gli angeli e la terra si allieta con gli uomini; per le loro suppliche, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sono stato confitto al legno come uomo e sono morto e nella tomba sono stato deposto come un mortale, ma come Dio, o Madre pura, o Vergine, di nuovo io risorgo nella gloria il terzo giorno.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di me, Dio mio Salvatore, quando verrai nel tuo regno e salvami, o unico filantropo.

Con le mani stese sul legno, abbracciasti tutte le genti che cantano la tua buona compassione, o Cristo nostro Dio.

Inchiodato volontariamente sul legno, o Cristo, col tuo potere spezzasti del tutto i pungiglioni del distruttore.

Martyrikòn. Deliziandovi dei supplizi, o atleti, diventaste degni della delizia del paradiso, pregando senza sosta per il mondo.

Gloria.

Signore, Padre e Figlio e Spirito coregnante, da tutte le pene strappaci.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti steso sulla croce, la Vergine gemeva piangendo; per le sue preghiere salvaci, Signore.

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Plagale I – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Tono pl. 1. Il singolare mistero.

L’albero della tua croce, o Salvatore nostro, divenne salvezza del mondo: poiché, volontariamente in esso inchiodato, liberasti i figli della terra dalla maledizione, o vita di tutti. Signore, gloria a te.

Cantiamo, fedeli.

Volontariamente subisti la croce, o misericordioso e annullasti, come Dio onnipotente, la maledizione un tempo venuta da un cibo: perciò cantiamo e adoriamo la tua divina e venerabile passione, Cristo Sovrano, glorificando senza sosta la tua economia trascendente l’intelletto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del Signore, la Madre di Dio facendo lamento gridava: Ahimè, Figlio mio divino, mia dolcissima luce, come dunque sei steso sulla croce, tu che divinamente hai steso il cielo come una tenda e fai salire dal mare sorgenti d’acqua al tuo comando?

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

O Salvatore, che per tuo deliberato consiglio ti sottoponesti alla croce e liberasti gli uomini dalla corruzione, noi fedeli ti cantiamo e adoriamo perché ci illuminasti con la potenza della croce e con timore ti glorifichiamo, o amico degli uomini e compassionevole, come datore di vita e Signore.

Il luogo del cranio è divenuto un paradiso, perché appena l’albero della croce fu piantato, subito produsse a nostra letizia il grappolo della vita, te, Salvatore. Gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pendere dalla croce in mezzo a due ladroni, percossa nelle sue viscere materne, diceva: Figlio senza peccato, come dunque, a guisa di un malfattore, sei ingiustamente confitto alla croce, tu che nella tua bontà somma vuoi dare la vita al genere umano?

Dopo la terza sticologia, altri. Cantiamo fedeli.

Dall’albero Adamo raccolse amarezza, cadendo nella corruzione per invidia del serpente, ma quando tu, Gesù, fosti confitto all’albero, raccolse vita e per l’albero della croce di nuovo ha dimora nei cieli: venne distrutto il serpente e ingoiata la corruzione e tutti a ti glorifichiamo.

Martyrikòn. Risplende oggi la memoria dei vittoriosi; anche dal cielo riceve splendore: il coro degli angeli celebra una festa solenne, la stirpe degli uomini festeggia con loro e i martiri intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.

Gabriele mi recò un giorno il saluto: Salve, dicendomi che tu saresti stato con me, Signore, esclamava amaramente la Madre di Dio tra il pianto; come dunque la gioia è divenuta per me ora dolore, o Figlio? E come apparirò senza prole, io che ignara d’uomo ho partorito te, il Salvatore delle nostre anime?

Canone della stavròsimo. Acròstico: Dalle passioni mi salvi con la tua passione, Cristo mio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Al Salvatore Dio che condusse nel mare il popolo a piedi asciutti e annegò il faraone con tutto il suo esercito, a lui uno cantiamo, poiché con gloria si è glorificato.

Sopportasti volontariamente passione che annienta passioni, o Cristo e annientasti colui che ci uccise un tempo nel paradiso, perciò glorifichiamo la tua bontà.

Fosti elevato sulla croce e il nemico fu ingoiato, o Cristo e noi caduti fummo innalzati e diventammo cittadini del paradiso; glorifichiamo il potere della tua compassione.

Martyrikà. Armati con lo scudo della croce, affrontaste ogni lotta contro il distruttore, o sapienti megalomartiri e trionfando vi siete glorificati.

Vi sacrificaste come preziosi agnelli per l’Agnello sgozzato per noi, o atleti, pubblicamente terminando i sacrifici impuri, perciò vi diciamo beati, o lodatissimi.

Stavrotheotokìon. Partoristi piccolo bimbo l’Antico, o purissima Vergine incontaminata, colui che con la sua divina passione rinnovò la natura umana invecchiata.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Il quinto cantico alla Madre di Dio.

Ode 1. Cavallo e cavaliere.

Tu, porta della luce inaccessibile, tu, incontaminata, apri le porte della penitenza alla mia anima e falla entrare nella gioia e bellezza superna.

Avendo te, Madre di Dio, come protezione invitta, muro inespugnabile e protezione incorrotta, sono stato liberato dal drago maligno che cercava da tempo di ingoiarmi, o Purissima.

Non allontanarmi dalla tua divina protezione, non privarmi della tua grazia, non respingermi, o purissima Sovrana, con vergogna; dammi invece la tua misericordia.

Placa il dolore insopportabile del mio cuore misero e tristissimo, o Madre di Dio e donami, o Genitrice di Dio, lo splendore divino della salvezza.

Ode 3. Irmòs.

Con il potere della tua croce, o Cristo, fortifica il mio pensiero, affinché lodi e glorifichi ora la tua salvifica crocifissione.

Elevato sulla croce, o Redentore, seccasti il frutto della corruzione e facesti scaturire dal fianco fonti di incorruttela, o Sovrano.

Fosti sgozzato sulla croce come agnello, segnando le soglie delle nostre anime con il tuo divino sangue, o Sovrano, perciò con timore ti glorifichiamo.

Martirikòn. Benché foste frantumati, torturati in tanti modi e gettati alle belve, o atleti di Cristo, vi rivelaste irremovibili.

I martiri del nostro Signore fecero sgorgare il vino del martirio come grappoli della vigna della vita, rallegrando i cuori dei fedeli.

Stavrotheotokìon. Si rivelò principio di vita per noi , o Vergine, morendo sul legno, il Signore tuo Figlio, che glorificando i tuoi cantori.

Canone della Theotòkos. Tu, che col tuo precetto.

Tu sei il rifugio del mondo, Purissima e chiunque accorre a te con cuore ardente è liberato dalle sventure, perciò libera da ogni tristezza cattiva me, che accoro alla tua protezione.

Tu solo sostegno di tutti i terrestri, soccorrimi con la tua misericordia, buona Sovrana del mondo e custodiscimi con la visita divina del tuo potere, poiché hai potere invincibile.

Strappami dalla mano del nemico e dalla sua tirannia, buona Sovrana del mondo, affinché non mi prenda e non mi ingoi, portandomi alla perdizione della condanna eterna.

Prostrandomi con timore e tremore grido a te, Genitrice di Dio: siimi soccorso, buona Sovrana del mondo, nell’ora della morte, quando dovrò rispondere di ciò che ho fato nella vita.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito la voce del potere della tua croce che aprì il paradiso e ho acclamato: Gloria alla tua potenza, Signore.

Quando tramontasti sulla croce, o Cristo, sole di giustizia, facesti sorgere la luce senza tramonto per noi che lodiamo la tua tremenda condiscendenza, o Verbo.

Stando un tempo in tribunale, o Cristo giudice, condannasti il nemico iniquo e fosti crocifisso tra i condannati rialzandoci.

Martirikòn. Incoronati con corone di vittoria, gli atleti di Cristo svergognarono il nemico invisibile e gridarono: gloria a te, Signore.

Inneggiamo con canti, o fedeli, i fiori non appassiti del paradiso invisibile, i vasi preziosissimi di Cristo, gli atleti.

Stavrotheotokìon. Quando vedesti sulla croce il Cristo che generasti, Purissima, ti stupisti dalla sua ineffabile magnanimità, perciò con lui ti glorifichiamo.

Canone della Theotòkos. La tua divina conoscenza.

Tu che superi tutte le genti poiché portasti in grembo il Sovrano e Dio che supera tutti gli umani, abbi pietà di me che ho peccato.

Spegni i desideri sventati della mia carne con la pioggia delle tue preghiere, o purissima e accendi la fiamma spenta della mia anima con il fuoco dell’amore divino.

O purissima, forza degli inermi, speranza dei disperati e consolazione di quanti piangono, dammi un pianto generatore di gioia con cui cogliere perdono.

Avendo sempre te, Sovrana, come muro e sostegno, protezione vera, torre invincibile dei fedeli, spero grazie a te di ottenere salvezza.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando all’alba, gridiamo a te, o Dio: salvaci, poiché tu sei nostro Dio, all’infuori di te non conosciamo altri.

Sentendoti elevato sul legno, o Cristo, le pietre si spezzarono e le fondamenta della terra tremarono.

Il sole rigettò la sua luce quando fosti elevato sul legno tu, sole di giustizia, magnanimo.

Martirikòn. Rifulgete con i raggi dei prodigi, o santi, allontanando con la grazia la tenebra delle malattie.

I corpi vi furono tagliati, o martiri, ma il vostro spirito era attaccato all’amore divino, o santi.

Stavrotheotokìon. Vedendo il Sovrano addormentato sul legno, piangendo gemevi, Vergine Madre incontaminata.

Canone della Theotòkos. Ti rivesti di luce.

Chi straccerà il chirografo dei miei numerosi sbagli e peccati, o pura, se non sarai tu prima a liberarmi?

Per molta ignoranza sono arrivato alla disperazione pensando alla moltitudine dei miei mali, o Vergine, perciò grido a te: abbi misericordia di me e liberami.

Madre incorrotta di Dio, genitrice del Dio che ha fatto tutto solo con un cenno, libera il tuo servo dalla condanna eterna.

Possedendo lo splendido gioiello della verginità, sei incomparabilmente inneggiata anche come Madre di Dio, o Purissima, perciò acclamiamo come Gabriele: salve!

Ode 6. Irmòs.

L’abisso mi cinse, il ventre del pesce diventò la mia tomba e gridai a te, o amico degli uomini e la tua destra mi liberò, o Dio.

La croce fu confitta nella terra e diventò caduta dei diavoli; il vigore della fede prese principio e la malvagità fu tolta di mezzo.

Il sole si spense quando tu, Signore accendesti il tuo corpo sul legno come fiamma e fu trovata la dracma sepolta nelle passioni ottenebrate.

Martirikòn. Cori di martiri seguirono le tue orme, o amico degli uomini innalzato in croce, bramando imitare la tua passione generatrice di impassibilità.

Prosciugaste i fiumi dell’inganno con i flutti del sangue e spegneste il fuoco nemico dei diavoli con la divina rugiada, o martiri incoronati.

Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, Vergine incontaminata, quando vedesti il Creatore crocifisso e trafitto con la lancia nel suo divino fianco.

Canone della Theotòkos. Calca Israele il flutto.

Hai concepito la vita, Sovrana pura: strappami dalla morte spirituale e fammi degno dell’eterna vita.

Sovrana sposa divina, che per bellezza realmente superi ogni creatura, ti supplico, liberami dalla terribile cattiveria.

Non ho altro sostegno nel mondo che te, o buona, perciò a te mi prostro e grido: non allontanarti dal tuo servo, o Purissima.

L’ingannevole artefice del male turba la mia mente con delizie; soccorrimi, Sovrana e strappami dalla sua malvagità.

Ode 7. Irmòs.

Tu che nella fornace salvasti i fanciulli inneggianti, benedetto sei, Dio dei nostri padri.

Per liberarci dal peccato del piacere, gustasti il fiele, o Cristo, dolcezza della vita.

Quando sulla croce, o Gesù, fosti trafitto, furono sanate le ferite croniche di Adamo.

Martirikòn. Venerando Cristo con la dolorosa umiliazione, conseguiste la più elevata venerazione, o atleti.

Camminando volontariamente verso la passione, gli atleti si mostrarono trionfatori.

Stavrotheotokìon. Dopo il parto rimanesti come prima del parto, o Purissima, poiché era Dio quello che nasceva per divinizzare gli uomini.

Canone della Theotòkos.

Il Signore dei padri.

Purissima Madre di Dio, divinamente beata, sana l’afflizione della mia anima e donale la tranquillità della salvezza e la gioia della vita.

Tu che sei porta inviolata, chiudimi le porte delle parole caduche con cui si insinuarono in me la morte e la rovina del peccato.

Il tuo nato fece scaturire i fiumi dell’incorruttela; con le tue preghiere fa’ scaturire anche a me la ricchezza incommensurabile della sua compassione.

Liberami, Purissima, da ogni danno, angustia della vita, tormento, afflizione, malattia, pericolo e dalla terribile maldicenza.

Ode 8. Irmòs.

Il nato dal Padre prima dei secoli, il Figlio e il Dio che negli ultimi tempi si incarnò dalla Vergine, lodatelo, sacerdoti, esaltatelo, popoli.

Salvatore, che col legno sanasti la maledizione dal legno e facesti scaturire benedizione agli uomini, o magnanimo, ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Umiliasti il serpente superbo con la tua croce e umiliandoti innalzasti l’uomo tremendamente caduto; ti lodiamo, Salvatore e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Martirikòn. Onoriamo con inni, fedeli, i distruttori dell’inganno, i difensori della divina fede, le colonne della Chiesa, i diamanti realmente duri, gli atleti armati di Cristo.

Rifulgendo come il sole, i grandi atleti dispersero le nubi dei dolori con la grazia e con la fede nella Trinità allontanarono la tenebra dell’empietà.

Stavrotheotokìon. Inviato a te come paraninfo, Gabriele, o Vergine, gridava dicendo: salve, talamo ornatissimo di Cristo, Re di tutti, che in te dimorando divinizzerà tutti gli uomini.

Canone della Theotòkos. Componendo nella fornace.

Che io trovi in te, Purissima, sostegno nelle tentazioni, protezione nelle afflizioni, soccorso nelle sventure, riparo di salvezza nei pericoli e consolazione in ogni tribolazione.

Vedi la mia fede, insigne Vergine, vedi la mia brama per te, vedi l’amore divino della mia anima e dammi il tuo copioso dono.

Tu che concepisti in grembo la luce celeste, illumina gli occhi del mio cuore, disperdi la tenebra delle mie colpe e allontana l’oscurità delle mie passioni.

Tu che partoristi la salvezza ineffabile, colui che dona salvezza a tutti gli uomini, o Vergine, dammi divina salvezza, allontanandomi il danno dei peccati.

Ode 9. Irmòs.

Te noi fedeli magnifichiamo concordi, che oltre intelletto e ragione sei Madre di Dio e ineffabilmente generasti nel tempo colui che è fuori del tempo.

La forza e il potere del nemico furono annientati, o solo o Signore potente, quando fosti innalzato sulla croce, dove imporporasti di sangue le tue dita.

Gli empi, crocifiggendoti, perforarono, o Cristo, le tue mani e i tuoi piedi, contarono le tue ossa e di fiele e aceto ti abbeverarono.

Martyrikà. Con limpida bocca proclamaste davanti ai tiranni Dio fatto uomo, o vittoriosi ed ereditaste la gloria.

Furono i nemici a soffrire facendovi soffrire con flagelli e svariate pene, o venerabilissimi, medici delle nostre sofferenze, martiri divini.

Stavrotheotokìon. Luce è sorto da te per noi Gesù, o pura e, crocifisso, ha illuminato il creato e fugato la tenebra dei demoni.

Canone della Theotòkos. Danza, Isaia.

Circondato da molti dolori, piego le ginocchia a te, venerabile, mi getto col volto a terra nella mia sventura e tra le lacrime a te grido: Liberami da chi mi insegue, o buona e mostrati a me come aurora di gioia.

Si accresce in me la forza della disperazione: quale cantico salirà a te da sordide labbra? Quale accoglienza avrà la richiesta di un cuore contaminato? Ma tu, rendi mirabili per i miseri le tue misericordie.

Sono alterato dalle sofferenze, si è oscurato il mio intelletto e il mio occhio, aspri dolori avvolgono la mia vita e oltre a ciò mi consumano i terrori dell’aldilà, o venerabile: da essi salvami, mutando in gioia i dolori.

Il breve tempo della mia vita si è consumato fra i mali e in una moltitudine di tristezze e dolori: tu dunque, Madre di Dio, che generasti la gioia di tutti, alleggerisci le mie pene con la tua intercessione accetta.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Appena l’albero della tua croce fu piantato o Cristo, fu messo in fuga l’errore e fiorì la grazia: esso infatti non rappresenta più la pena di una condanna, ma ci è mostrato come trofeo di salvezza. O croce, nostro sostegno; croce, nostro vanto; croce, nostra esultanza.

La tua croce, o Cristo, annientò il dominio dell’ade e salvò il genere umano: liberando il mondo dalla corruzione, aprì al ladrone il paradiso; venerandola ti glorifichiamo, o Salvatore: pietà di noi.

Martyrikòn. Benedetto l’esercito del Re dei cieli: perché se anche i vittoriosi erano terrestri, cercavano tuttavia di raggiungere la dignità angelica, trascurando il corpo e facendosi degni, con la loro passione, dell’onore degli incorporei. Per le loro preghiere, Signore, manda su noi la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Placa il dolore della mia anima colma di pene, gridava a Cristo l’irreprensibile addolorata; tu salvi i mortali con la tua passione, ma ferisci la mia anima, o Verbo; tu, mia dolcissima luce, tu, Figlio mio e mio Creatore: io inneggio alla tua longanimità.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce alla tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Ucciso sulla croce, risuscitasti noi, caduti per aver mangiato dall’albero proibito, o datore di vita compassionevole e ci rendesti di nuovo cittadini del paradiso, o buono.

Fosti inchiodato alla croce, o Cristo, vera vite e scaturisti bevanda di salvezza che rallegra i cuori di tutti i fedeli che ti inneggiano.

Martirikòn. Percossi e tagliati a pezzi, o sapienti, raffiguravate il supplizio del Sovrano, perciò sempre vi diciamo beati, o martiri di Cristo.

Gloria.

Sulla croce l’Inseparabile dal Padre e dal divino Spirito sopportò passione volontariamente, sciogliendo le nostre passioni generatrici di perdizione.

E ora. Stavrotheotokìon.

Ti tormentavi gemendo, Sovrana, vedendo la nostra Vita morire volontariamente sul legno della croce, perciò con voci divine tutti sempre ti diciamo beata.

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Plagale I – Venerdì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Giovedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Volendo por fine agli affanni e all’infamia dei mortali, Signore più che buono, mio Salvatore, sopporti la crocifissione infamante; hai gustato fiele, o paziente, per eliminare tutta la nostra pessima amarezza; fosti colpito al tuo puro fianco dalla lancia per guarire, come Sovrano, le nostre piaghe: perciò inneggiamo ora la tua gloriosa crocifissione e, prostrandoci, veneriamo la lancia, la spugna e la canna, perché con esse donasti al tuo mondo la pace e la grande misericordia.

Prefigurando la tua passione, o Cristo, il tuo grande servo Mosè innalzò il serpente di bronzo, o misericordioso, per salvare i mortali dal danno del velenoso morso dei serpenti; e ora che sei stato crocifisso sul legno, o longanime, il mondo è stato redento dal danno del serpente ed innalzato dalla terra ai cieli: perciò, esultanti, inneggiamo alla tua forza, veneriamo la tua croce e ad essa ci prostriamo, o filantropo, poiché per essa ogni creatura trovò serena dignità e grande misericordia.

Volendo annullare le decisioni contro il progenitore Adamo, o filantropo, al colmo di ogni vergogna, tu che plasmasti Adamo fosti inchiodato e per noi trafitto al fianco divino da una lancia, o Cristo senza peccato allontani la spada fiammeggiante perché non impedisca l’ingresso a noi tuoi servi, o Verbo; perciò glorificandoti inneggiamo il tuo potere e onoriamo e veneriamo, o filantropo, la tua croce con cui tutto il creato ha trovato dignità senza pena e grande misericordia.

Altri Stichirà, della Theotòkos, uguali.

Sempre con un giogo pesante sul collo dell’anima per la moltitudine di gravi peccati e sventure, o Sovrana, non oso levare in alto gli occhi; perciò, con il volto chino a terra, grido a te dal profondo del cuore: Abbi pietà di me, tu che dal tuo grembo immacolato hai dato alla luce il Dio pietosissimo; mostrami la sconfinata moltitudine dei tuoi prodigi e tendendo ora le tue divine palme immacolate al Figlio tuo, o pura, con le tue suppliche ottienimi salvezza.

Nel mare di questa vita, la tempesta, la bufera e l’uragano dei peccati mi hanno preso e mi spingono nel gorgo della disperazione; per le tue preghiere, pura Vergine, dirigi il mio cuore al porto sereno della vita, alla perfetta correzione; vedi la mia debolezza e sii attenta al mio giudizio, dammi una mano, aiutami, perché sono caduto, o illustrissima che generasti il Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Sono pieno di tutti i peccati più gravi, temo di comparire davanti alla presenza di tuo Figlio, o Buona: come sopporterò allora il giudizio? Infatti un fiume di fuoco esce davanti al tribunale e miriadi di angeli assistono gettando in esso gli iniqui; perciò prima del mio esodo da questa vita, ti imploro, purissima, prega per me il giudice filantropo di aver pietà e di darmi il perdono e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Prendendo tutta la mia forma il plasmatore e Dio indossò, volendo restaurarla, la forma di Adamo un tempo caduta; innalzato volontariamente in croce, con le mani inchiodate ha ora risanato le mani stese verso l’albero del cibo; vedendolo la purissima diceva: Che cos’è, Figlio mio, questa tua magnanimità inaudita? Non sopporto di vedere appeso alla croce te, che nel palmo reggi l’universo, o Cristo.

Apòstica stavròsima.

Signore, al tempo del profeta Mosè, la figura della tua croce, solo mostrandosi, vinceva i tuoi nemici; e ora noi, che teniamo la tua croce stessa, chiediamo aiuto: Rafforza la tua Chiesa e, per l’abbondanza della tua misericordia, dona ai nostri imperatori, come a Costantino, il trofeo, o filantropo.

La tua croce, o Cristo, benché appaia per natura legno, è rivestita di divina potenza e mentre appare sensibilmente al mondo, opera spiritualmente il prodigio della nostra salvezza; e noi, venerandola, ti glorifichiamo, Salvatore: abbi pietà di noi.

Martyrikòn. Disprezzata ogni cosa terrena e affrontati con coraggio i tormenti, non avete mancato le beate speranze, ma diveniste eredi del regno dei cieli, o martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio filantropo, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime, la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Salve, tu che sei veramente.

Vedendo il tuo fianco trafitto dalla lancia, o Figlio, sono ferita dalla dura spada del dolore e in nessun modo posso far uscire un gemito dalla mia anima, diceva la tutta pura, assistendo alla tua passione e vedendo la tua ingiusta immolazione, o Signore paziente e più che buono; e gridava tra le lacrime: Dov’è il buon annunzio per me? Dove, colui che mi disse: Salve? Dove, il parto senza corruzione? Dove, Pietro, l’amico? Ma sia gloria alla tua longanimità ineffabile.

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Modo IV – Venerdì – Vespero

Periodo Del Tono 4 GIOVEDÌ Sera al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 4. Hai dato come segno.

Quando tutto il creato ti vide crocifisso, si alterò e tremò, la terra si scosse, squassandosi tutta, o Verbo longanime, il velo del tempio per il timore si lacerò, perché tu venivi insultato, le pietre per il timore si spezzarono e il sole ritirò i suoi raggi, tutti riconoscendo in te il Creatore.

È stato lacerato l’antico chirografo del progenitore Adamo, quando venne trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo e la stirpe umana, che era stato esiliato viene santificata dalle stille del tuo sangue e grida: Gloria alla tua potenza, gloria alla tua divina crocifissione, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Come ha osato l’iniquissimo popolo condannare te, Giudice immortale, che un tempo tracciasti la legge al divino veggente Mosè nel deserto? Come non temevano affatto vedendo morto sul legno te, vita di tutti e non ritenevano che tu fossi l’unico Dio e Sovrano del creato?

Altri stichirà, della Theotòkos. Uguali.

Abbi compassione di me, squassato dagli assalti dei demòni e sospinto nel baratro della perdizione, o Sovrana; rinsaldami sulla roccia delle virtù e, sventati i disegni dei nemici, fammi degno di compiere i precetti di tuo Figlio, nostro Dio, affinché ottenga la remissione nel giorno del giudizio.

Sono capitato fra ladri assassini e con i loro assalti sono stato spogliato della tunica incorruttibile dello splendore superno e ferito senza pietà, sono stato gettato quasi morto nel luogo della sventura, o Purissima; ti supplico, avvicinati, stendi la tua mano e rialzami.

Giaccio nel letto della negligenza, o purissima, trascorro noncurante la vita e temo il momento della morte, o Madre di Dio: non sbrani come leone, senza pietà, la mia povera anima il malignissimo serpente; previenimi dunque con la tua bontà prima della fine e destami alla penitenza.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

Vedendoti appeso alla croce, o filantropo, il sole e la luna nascosero i loro raggi, o Cristo mio, sole della giustizia e le fondamenta della terra furono sconvolte dal timore della tua potenza e tua Madre, con cuore addolorato gridava a te: o Gesù più che buono, gloria alla tua magnanimità.

Apòstica stavròsima.

Ci hai dato la tua croce come arma invincibile, o Cristo e con essa vinciamo le suggestioni dello straniero.

Poiché abbiamo sempre la tua croce che ci aiuta, o Cristo, calpestiamo agevolmente i lacci del nemico.

Martyrikòn. Tu che sei glorificato nelle memorie dei tuoi santi, o Cristo Dio, supplicato da loro, fa’ scendere su di noi la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Tu che sei stato chiamato.

Non piangere per me, Madre, vedendo appeso al legno il tuo Figlio e Dio, che ha appeso senza appoggio la terra sulle acque ed è l’autore di tutto il creato: perché io risorgerò e sarò glorificato; frantumerò con forza il regno dell’ade, ne annienterò la potenza e riscatterò dalla sua malvagità i prigionieri, perché sono misericordioso e li condurrò al Padre, perché filantropo.

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Modo IV – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono 4 Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologia Kathìsmata stavròsima. Tono 4.

Ci hai riscattati dalla maledizione della Legge col tuo sangue prezioso: inchiodato alla croce e trafitto dalla lancia, hai fatto zampillare per gli uomini l’immortalità. Salvatore nostro, gloria a te.

Tu che volontariamente fosti innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del popolo nuovo chiamato col tuo nome: allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici; trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un invincibile trofeo.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Contemplando l’immolazione volontaria del Sovrano, la pura, la Vergine, gemendo diceva tra le lacrime: Figlio amatissimo, come hai scelto di morire? E come tra due malfattori sei stato messo a morte, tu che se per natura il giusto Dio? Glorifico, o Figlio, la tua pazienza.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio. Annienta con la tua croce quanti ci guerreggiano: conoscano quanto può la fede degli ortodossa, per l’intercessione della Theotòkos, o unico filantropo.

Alla croce ti inchiodarono i giudei, o Salvatore; grazie ad essa ci hai chiamati di tra le genti un tempo, o Cristo nostro Dio; su di essa hai steso le palme secondo il tuo disegno e hai accettato che il tuo fianco fosse trafitto dalla lancia, nell’abbondanza delle tue compassioni, o unico filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

O Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua anima santissima quando vedesti il tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non smettere di supplicarlo, o benedetta, perché ci doni il perdono delle colpe.

Dopo la terza sticologia, altri. Presto intervieni.

Nella tua immensa misericordia, o buono, hai volontariamente subìto per noi croce e morte e il giudizio iniquo, per liberare dalla condanna e dalla maledizione antica tutti quelli che erano stati corrotti dall’inganno; perciò adoriamo, o Verbo, la tua crocifissione.

Martyrikòn. Oggi gli eserciti degli angeli sono qui convenuti nella memoria dei vittoriosi, per illuminare le menti dei fedeli e rischiarare rutta la terra con la grazia: supplicato da loro, o Dio, donaci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Presto intervieni.

Come ti vide innalzato sulla croce, la tua pura Madre, o Verbo di Dio, maternamente gemendo diceva: Che cos’è, Figlio mio, questo spettacolo nuovo e strano? Come sei nella morte tu, vita dell’universo, volendo nella tua compassione vivificare i morti?

Canone stavròsimo. Acròstico: Cristo disteso sulla croce scioglie l’inganno. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso nel tempio.

Sulla croce, o magnanimo, hai steso le tue divine mani e chiamato il mondo perduto alla conoscenza del tuo potere, o pietoso, perciò magnifichiamo la tua compassione.

Mosè innalzò il serpente che raffigurava la tua divina crocifissione, che ha fatto cadere il serpente velenoso, che causò la caduta di Adamo, o Verbo preeterno.

Martyrikà. Siete dunque divenuti degni di abitare nello splendore del santuario, o martiri, ottenendo sapientemente, come rivelò Paolo, il regno e siete divenuti partecipi di Cristo.

Le onde sollevate di pene insopportabili non sommersero il vostro scafo, o martiri; con la guida del Sovrano di tutti, infatti, siete giunti ai porti del riposo.

Stavrotheotokìon. La spada, come disse Simeone, trafisse il tuo cuore come vedesti l’unico Sovrano, Cristo crocifisso, trafitto da una lancia, perciò gemendo soffrivi le pene.

Canone della Theotòkos.

Poema di Teofane. Stesso irmòs.

L’increato per natura, coeterno al Padre, dominatore dei tempi e ad essi anteriore, diviene da te, Sovrana, creato e sottomesso al tempo come uomo, salvando l’uomo.

Colui che siede negli eccelsi, o divina sposa, hai portato fra le braccia divenuto carne; tu infatti sei divenuta da tutti i secoli, vaso degno dell’Onnipotente.

Venite, inneggiamo tutti alla casta Maria come l’unica ad aver concepito il Cristo Signore, che rinnova la natura umana, restando Vergine intatta.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nella tua gloria, falli degni di corone di gloria.

Il popolo fuorilegge condusse come un agnello al macello te, o Cristo, che sei l’agnello di Dio e vuoi liberare dall’amaro lupo le pecore che hai filantropicamente amato.

Stavi davanti a un iniquo giudice tu, il giudice che giudica con giustizia tutta la terra e subisti schiaffi volendo liberare me, asservito al maligno principe di questo mondo, o Signore.

Martyrikà. Lottando secondo le regole, svergognaste gli iniqui nemici e uccisi con cognizione, per il risveglio di tutti, abbatteste il drago, che ha procurato la morte.

Alla terra della gloria, su cui già realmente camminavano, i martiri furono innalzati col martirio e anche se materiali, furono riuniti alle schiere immateriali, pieni di grazia indicibile.

Stavrotheotokìon. Da te apparve davvero, o Vergine, la restaurazione di Eva: Dio generato nella carne e innalzato sulla croce, abbattendo i demòni, o Sovrana piena di grazia.

Canone della Theotòkos. Non è la sapienza.

Colui che in principio dal fango plasmò me, l’uomo, viene plasmato per me dal tuo grembo, o purissima, correggendo l’antica caduta.

Concependo la vita, o Genitrice di Dio, rovesciasti il potere della morte, perciò veneriamo il tuo parto puro.

Abbiamo te come sicura protezione, o Genitrice di Dio, mettendo in te le speranze siamo salvi, in te rifugiandoci siamo custoditi.

Glorifichiamo te, Theotòkos genitrice di Dio, adeguando la definizione e il nome adatto al tuo parto, o purissima Sovrana.

Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Per liberarmi dalle catene del peccato, o filantropo, hai voluto essere incatenato e morire in croce come un criminale; gloria alla tua potenza, Signore.

Hai subìto ferite e una morte atroce per rendere immortale l’essenza dei mortali, uccisa dalle passioni. Gloria alla tua potenza, Signore.

Martyrikà. Coloro che stavano per ereditare la letizia di Dio nello Spirito santissimo, con animo lieto sopportarono le torture la violentissima morte.

Con le mani e le teste mozzate, la lingua teologa tagliata, privati della luce, con le membra squartate, siete unito a Cristo, o martiri.

Stavrotheotokìon. Venne stracciato il chirografo di Adamo quando fosti trafitto da una lancia, o Sovrano; la Madre di Dio stando presso la croce gridava e penosamente gemeva.

Canone della Theotòkos.

Colui che siede.

Apparisti superiore allo splendore degli angeli avendo generato il loro Creatore e Signore, o fanciulla, incarnato dal tuo sangue puro, colui che libera tutti coloro che lo glorificano.

Rigettando tutta la sporcizia del primo cibo, mangiamo il pane della vita dal cielo, che è sorto dalla Vergine, celebrando lei come dispensatrice dei beni.

La santa Madre di Dio, dimora incontaminata, porta della luce, mensa e ciborio dorato, monte ombroso e non tagliato, avendo contenuto il plasmatore viene beatificata.

Le onde dei tuoi carismi e le fonti delle guarigioni e I tesori della divina ricchezza sono distribuiti dalla divina mano dell’Onnipotente, che dal tuo grembo è stato generato, o divina sposa.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua gloria: poiché tu, Vergine ignara di nozze, concepisti in grembo il Dio di tutti e generando il Figlio senza tempo a tutti i tuoi cantori procuri salvezza.

Vedendoti innalzato sulla croce, o Sovrano, il sole sospese i raggi, non potendo apparire al tuo tramonto, o Salvatore, quando illuminasti quanti sedevano nella notte dell’errore affinché venerassero il tuo potere.

Sei crocifisso e salvi me per compassione, o Signore; accetti il gusto dell’aceto e del fiele, liberandoci dal gusto del piacere, per cui abbiamo patito e siamo caduti nella corruzione, o benevolo.

Martyrikà. Avete sciolto l’inverno dell’errore, o divini martiri, col calore dello Spirito e al primavera del riposo, con gioia siete giunti, proteggendo insieme tutti quelli che sono nelle afflizioni.

Con le piogge del divino sangue avete irrigato tutta la terra, prosciugando le piogge della’teismo, o santi martiri, perciò ora dimorate presso l’acqua della vita, intercedendo per tutti.

Stavrotheotokìon. Quando hai visto confitto al legno il Cristo, che avevi concepito, o piena di grazia, eri piena di gemiti e realmente stupita per la sua magnanimità; perciò magnificavi la sua condiscendenza.

Canone della Theotòkos.

Gli empi non vedranno.

Sorgendo da te, il sole intellettuale effonde su tutti gli splendori della sua divinità, o Sovrana Theotòkos; perciò tutti ti glorifichiamo.

Generando per noi nella carne il vero Dio, l’Unigenito del Padre, ti chiamiamo Madre di Dio purissima, adeguando al tuo parto la definizione adatta.

Essendo connaturale e della stessa forma del Padre, il Figlio unigenito, divenne volontariamente consanguineo degli uomini, l’Altissimo incarnatosi da te, o Madre Vergine.

Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Per le pene che hai patito crocifisso hai lenito le pene dell’umanità e trasferisci tutti alla condizione senza pena, o Signore compassionevole.

Il chiarore del sole si nascose, lo splendore del tempio si lacerò, la terra tremò e si frantumarono le rocce per il timore, non sopportando di vedere il Creatore sulla croce.

Martyrikà. Il serpente divenne morto vedendo morti per le torture i divini martiri e realmente ereditare per divina grazia la vita eterna,

Molte torture avete patito e molti premi avete riportato, o moltitudini immortali di martiri, perciò diminuite le moltitudini dei miei mali.

Stavrotheotokìon. Sii mio porto nel mare delle sciagure, o purissima, che hai salvato col tuo parto tutta la natura naufragata, o fanciulla Genitrice di Dio.

Canone della Theotòkos. Giona profeta.

Avendo trovato te, pura abitazione della castità, nel tuo grembo puramente dimorò il Sovrano, volendo purificare l’impasto degli uomini.

Rendesti celeste la natura terrestre degli uomini, o purissima e la rinnovasti dopo che si era corrotta, perciò solo te con voci mai silenti celebriamo.

Concepisti il grembo il Dio Verbo senza tempo, che per noi uomini si è fatto conoscere in due nature senza mutamento, o Genitrice di Dio.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Fu sbaragliato e respinto il nemico, cadavere esanime quando Cristo venne innalzato sul legno e fu salvato il condannato di un tempo, gridando a lui: O Dio dei padri, Signore e Dio, tu sei benedetto.

Divinizzasti me morto per un albero, morendo su un albero, o Cristo e con le divine tue ferite guarisci le ferite del mio cuore. O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Martyrikà. Sparirono i corpi martoriati da innumerevoli flagelli, ma realmente si mostrò bellissimo lo splendore delle vostre anime, o martiri di Cristo, sempre gridando: Signore Dio, tu sei benedetto.

Naufragando nel vostro sangue, il nemico perì con le sue miriadi, mentre con gioia, o illustri martiri, voi cantate: Signore Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Sposa incontaminata, palazzo del Creatore, trono igniforme e terra non coltivata ti rivelasti, o purissima, perciò gridiamo a te: Salve, Sovrana, che hai divinizzato i mortali con un divino concepimento.

Canone della Theotòkos.

Tu che salvasti nel fuoco.

Richiamando noi prigionieri, il Verbo che è nel principio, o Vergine, si incarnò dimorando nel tuo grembo, il Signore filantropo, il Dio dei nostri padri benedetto.

Apparisti porta intellettuale dell’oriente dall’alto, apparso sulla terra agli uomini da te, sposa divina, oltre ragione e intelletto il Dio dei padri benedetto.

Adorna di virtù stai alla destra del Re universale incarnato dal tuo sangue, o ignara di nozze, che di continuo implori perché siamo liberati da ogni necessità.

Spezza, con la tua materna confidenza, le catene delle colpe di quanti con pietà e fede cantano, o Vergine, al tuo parto: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Tu sciogli i miei antichi legami venendo nel tempo volontariamente legato, o senza tempo e vincolando con legami indissolubili il superbo, o Sovrano, mi salvi con la croce e la passione, perciò ti benedico, o Cristo, nei secoli.

Innalzato volontariamente sul legno e innalzando insieme tutto il creato, o Vergo inneggiatissimo, invisibile, senza principio, svergognasti con la tua passione i principi e le potestà delle tenebre, o Cristo, perciò t’inneggiamo in tutti i secoli.

Martyrikà. Sul vostro sangue come su un carro siete saliti, o martiri universali e siete giunti alle dimore sovramondane, ricevendo degne ricompense da Cristo e gridando: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Salendo sul patibolo e venendo gettati nel baratro, dati alle belve, al fuoco e all’acqua, squartati, i martiri atleti con gioia cantavano: Opere, inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Vedendo addormentato sul legno colui che concede a tutti il risveglio divino e salvifico, la Madre purissima, gemeva in pianto e gridava: Che cos’è questa nuovo prodigio? Colui che vivifica tutto muore volontariamente.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Il Creatore, che è inaccessibile a tutte le schiere superne, abitò il tuo grembo, o fanciulla, serbandoti illesa anche dopo il parto; a lui ora acclamiamo: Opere, inneggiate ed esaltate il Signore incorrotto in tutti i secoli.

Pura da biasimo e macchia ed essendo tempio di ogni santità, hai concepito, o Vergine, il Verbo santissimo che tutti santifica ed è coeterno al Padre, perciò ti inneggiamo ed esaltiamo in tutti i secoli.

Ti considerando con convinzione e con bocca ti dichiariamo Theotòkos, o purissima: generasti infatti, o Vergine, limitato nella carne, Cristo Re, Signore e Creatore, perciò ti inneggiamo ed esaltiamo in tutti i secoli.

O Madre di Dio, arca santissima, adombrata dal divino Spirito, che generasti il Verbo preeterno e immateriale, divenuto uomo per indicibile compassione, noi ti inneggiamo ed esaltiamo in tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando le sacre meraviglie della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Ti sei presentato in giudizio, o filantropo, che verrai a giudicare l’universo; hai cinto volontariamente una corona di spine, o Salvatore, per svellere dalle radici, o Cristo, la spina della disubbidienza e innestare in tutti in suo luogo la conoscenza della tua compassione.

Come dunque il popolo ingiusto, ottenebrato dall’invidia, consegna alla croce te, datore di luce, che sei giusto e irreprensibile? II sole, vedendo la tua passione si oscura, lo splendido velo del tempio si squarcia e si scuotono le fondamenta della terra.

Martyrikà. Vi siete conformati alla passione di Cristo, o santi martiri e siete diventati coeredi del regno e dello splendore: illuminate dunque noi che vi cantiamo, liberandoci dalla caligine del peccato e dalle multiformi avversità, o sapienti.

Già voi avete preso dimora nei cieli stessi, o sapienti, perché avete ottenuto la gloria eterna e venite divinizzati per la partecipazione alla vita divina: ricordatevi di tutti noi che onoriamo con fede, o illustri, la vostra sacratissima e venerabile memoria.

Theotokìon. Illumina, o pura, quanti con affetto ti inneggiano e magnificano: dilegua la tenebra delle nostre passioni, o Vergine, placa la tempesta, togli di mezzo gli scandali del maligno; sottometti al pio imperatore, con la tua intercessione, i figli di Agar.

Canone della Theotòkos.

Col morbo della disubbidienza.

Tra le braccia, o Madre di Dio, tu porti il carbone ardente spirituale contemplato da Isaia, che si unisce alla nostra forma, o pura sposa divina e accende nel mondo la salvezza: perciò tutti ti magnifichiamo.

I profeti hanno annunciato, o purissima, i segni della tua generazione, indicandoli da lontano e proclamandoli con forte voce al mondo, per divina ispirazione dello Spirito: e noi ne ammiriamo ora il compimento.

Splendente di bellezza e luminoso più di tutti è il frutto del tuo grembo: hai generato, infatti, o Vergine Madre di Dio, Dio incarnato, apparso per salvare l’uomo; perciò tutti ti magnifichiamo.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La tua croce sia per noi baluardo, o Gesù nostro Salvatore; perché noi fedeli non abbiamo altra speranza che te, che su di essa sei stato inchiodato nella carne e che ci concedi la grande misericordia.

Autòmelo. Hai dato come segno per quelli che ti temono, Signore, la tua croce preziosa, con cui hai trionfato dei principi della tenebra e delle potestà e ci hai condotto alla beatitudine antica: perciò glorifichiamo la tua economia d’amore per noi, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Martyrikòn. Chi non sbalordisce, o santi martiri, vedendo la buona battaglia che avete sostenuto? Poiché voi, pur essendo in un corpo, avete messo in rotta il nemico incorporeo, confessando Cristo, armati della croce! Giustamente dunque siete stati resi capaci di mettere in fuga i demoni e respingere i barbari, senza sosta intercedendo per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre fissandoti costernata diceva: Figlio amatissimo, come sei stato appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo e hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Per un legno Adamo fu espulso dal paradiso; per il legno della croce il ladrone abitò in paradiso; poiché l’uno gustandone disprezzò il comando del suo Creatore, l’altro crocifisso con lui, rese omaggio a Dio nascosto invocando: Ricordati di me nel tuo regno.

Quando le potenze dei cieli ti videro confitto alla croce, o unico magnanimo, restarono stupite e interdette; la terra vacillò e lo splendore degli astri si spense. Adamo condannato fu giustificato inneggiando alla tua benevolenza quando fosti giudicato ingiustamente.

Quando fosti innalzato sul Cranio la testa del nemico venne fracassata, morendo sul legno vivificasti, Sovrano, quanti erano morti per il frutto del l’albero e rivelasti cittadini del paradiso quanti senza sosta ti inneggiano, o Cristo nostro Dio e gridano: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

Martyrikòn. Prendendo come arma la croce, o santi martiri, con animo nobile siete usciti contro i nemici e annientandoli, avete indossato la corona dell’incorruttela e ottenuto in sorte gloria e divino splendore, o ammirabili, perciò tutti vi diciamo beati.

Gloria.

Per mostrarci chiaramente la tua compassione per noi fosti inchiodato alla croce, tu che sei unito al Padre e allo Spirito e subisti spugna, canna, oltraggi e flagelli, volendo liberare dal fuoco eterno quanti acclamano: Ricordati anche di noi nel tuo regno.

E ora. Theotokìon.

Colui che nulla può contenere abitò senza restringersi il tuo santo grembo, o Genitrice di Dio, pura Sovrana e morendo sul legno, fece scaturire la vita per il mondo. Imploralo dunque di uccidere il nostro pensiero della carne e di salvarci tutti come filantropo.

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Modo III – Venerdì – Vespero

Periodo Del Tono 3 GIOVEDÌ SERA AL VESPRO

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 3. Grande è la potenza.

Il creato fu santificato dal tuo sangue prezioso e dall’acqua santa, o solo longanime: per la tua crocifissione, o Verbo, si prosciugarono i fiumi del politeismo e fu salvato Adamo dalla sua rovina.

Tu che trascendi ogni onore, o amico degli uomini, fosti per noi insultato e abbeverato di aceto e volontariamente subisti la croce per liberare tutti dalla corruzione, o benefattore, con la tua morte.

Inchiodato volontariamente al legno o piè che Buono, ti offristi in sacrificio al Padre per noi e abolisti i sacrifici degli idoli e sciogliesti il dominio del maligno, o Re dei secoli.

Stichirà della Theotòkos. Sul monte Mosè.

Nube della luce che non ha tramonto, Vergine gradita a Dio, aria benedetta, fa’ risplendere la luce del pentimento per me stoltamente prigioniero della tenebra del peccato; liberami con le tue preghiere dal fuoco della geenna, dalla tenebra cupa e dammi parte al giorno senza sera: perché sotto la tua protezione io mi rifugio, o Vergine castissima.

Generando il perfezionatore della misericordia, misericordiosa Vergine, sempre imploralo d’aver misericordia della mia umile anima, scivolata realmente nel baratro della perdizione per inganno del nemico; non disprezzare dunque la mia supplica, né allontanare dal tuo servo la tua infinita compassione, o Fanciulla, per la tua misericordia.

Colui che ingannò nell’Eden Adamo perché disobbedisse a Dio, tentando anche me e deviandomi dalla via retta mi gettò nel baratro senza strade di molti peccati e si vanta il maligno, vedendomi caduto del tutto; con la spada delle tue preghiere colpiscilo, dunque e liberami dalle sue trappole, Vergine misericordiosa.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Grande la potenza della tua croce.

Vedendo il nato da te, o purissima, appeso al legno, dicevi gridando: Dolcissimo Figlio mio, dov’è la tua luminosa bellezza che abbellì la stirpe umana?

Apòstica stavròsima.

Adoro, o Cristo, la tua croce preziosa, custode del mondo, salvezza di noi peccatori, grande propiziatorio, vittoria dell’imperatore, vanto di tutta la terra.

L’albero della disubbidienza produsse al mondo la morte; l’albero della croce, la vita e l’incorruttela; per questo adoriamo te, Signore crocifisso: sia impressa su di noi la luce del tuo volto.

Martyrikòn Autòmelo. Grande è la potenza della tua croce, Signore: piantata in un unico luogo, agisce nel mondo; da pescatori ha tratto apostoli e da pagani, martiri, affinchè intercedano per le nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Così gridava la purissima: Per la tua crocifissione, o Verbo, ottenne misericordia il mondo, venne illuminato il creato e le genti trovarono salvezza, o Sovrano; ma io sono ora trafitta, vedendo la tua volontaria passione.

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Modo III – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO 3 Venerdi al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata stavròsima. Tono 3.

La croce fu infissa in terra e toccò i cieli: non perché l’albero raggiungesse quelle altezze, ma perché tu con esso riempi l’universo; Signore, gloria a te.

Col cipresso, il pino e il cedro fosti innalzato, o agnello di Dio, per salvare quanti adorano con fede la tua crocifissione volontaria; Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Attonito di fronte.

L’universo è colmo di gioia vedendo te, o longanime, innalzato sulla croce, esclamava la pura, integra e castissima; per te infatti, Figlio amatissimo, esso trovò redenzione, perché tu sanasti col legno la condanna venuta dal legno, ma le mie viscere sono ora sconvolte, poiché non resisto nel vederti ucciso.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Attonito di fronte alla bellezza.

Le schiere degli angeli contemplavano estatiche l’immensità della tua potenza e la volontarietà della tua crocifissione: Come l’invisibile subisce flagelli nella carne, volendo riscattare il genere umano dalla corruzione? Perciò acclamiamo a te, datore di vita: Gloria, o Cristo, alla tua compassione.

Avendo scelto di patire croce e morte, nel mezzo del creato le subisti quando fu tuo beneplacito, o Salvatore, di inchiodare il tuo corpo: allora il sole nascose i suoi raggi, allora il ladrone vedendoti in croce ti celebrò, gridandoti piamente: Ricordati di me e ottenne per la sua fede il paradiso.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

La divina giovenca ignara di giogo, guardando il proprio vitello che volontariamente sopportava in croce la passione diceva: Ahimè, Figlio! Che cos’è questo mistero strano? Come dunque tu, l’immortale, hai accettato la morte? Io canto la tua longanimità, o Verbo e glorifico la tua immensa misericordia.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Tu che per la stirpe umana fosti schiaffeggiato e non ti adirasti, libera dalla corruzione la nostra vita, Signore e salvaci.

Martyrikòn. La vostra coraggiosa costanza vinse le macchinazioni del nemico origine del male, o vittoriosi illustrissimi, per questo otteneste la beatitudine eterna; pregate dunque il Signore di salvare il gregge del popolo amico di Cristo, voi che siete martiri della verità.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Attonito di fronte.

Gli esseri celesti vedendo tremarono e i terrestri per il timore sussultarono, quando fosti volontariamente innalzato sulla croce tu che sei senza peccato: si eclissò il sole e si oscurò la luna; allora anche la Madre tua facendo lamento così diceva: Che cos’è questo spettacolo, o Figlio mio? Come dunque tu solo per tutti hai patito?

Canone stavròsimo. Acròstico: Gloria e vanto dei fedeli è la croce. Giuseppe.

Ode 1. Tono 3. Irmòs.

Un tempo il sole raggiunse la terra ferma partorita dal mare; l’acqua si divise in due parti per il popolo che marciava inneggiando a Dio: Cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Con la verga fendesti gli abissi marini prefigurando la croce con cui avresti infranto le onde dell’errore e come allora guidasti il tuo popolo, conduci ora alla terra della tua scienza tutti i fedeli che cantano, Signore, alla tua potenza.

Con un tuo ordine creasti l’abisso, o Onnipotente, fissando le sue alte stanze e sospendendo la terra sulle acque; accettasti di essere appeso alla croce, o mio Dio, che con un cenno scuoti la terra: stabilisci le nostre anime sulla roccia del tuo nome.

Martyrikà. Per divina partecipazione siete figli di Dio, eredi e cittadini della Sion celeste, incoronati vincitori, in essa con gioia acclamate, santi martiri: cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Con le mani e i piedi mozzati, venivate segati o gettati alle fiamme, o santi martiri, ma non rinnegaste Cristo, Dio di tutti; anzi, con ardore gridavate: cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Stavrotheotokìon. Vedendo suo Figlio innalzato sul legno, la Vergine bellissima, gemendo gridò: come puoi patire così per amore, Re della gloria, Dio di tutti?

Canone della Theotòkos. Cantiamo al Signore

La nube spirituale dello splendore celeste, facendo rifulgere su noi i raggi del pentimento, dissolve le tenebre del peccato facendo brillare per tutti gli uomini la luce della sapienza, perché è la Madre di Dio che protegge le nostre anime.

O Theotòkos, in te troviamo forza, rifugio sempre pronto, riparo custodito da Dio, porto sicuro, salvezza dalle onde limacciose che ci minacciano nel mare dell’afflizione.

Seggio dell’ineffabile gloria, salve; dimora del sole spirituale, tesoro della verginità più pura, carro di fuoco del Verbo di Dio, sostegno di tutti i viventi, salve!

Ode 3. Irmòs.

Sostegno di quanti in te sperano, Signore, rafforza la tua Chiesa, che riscattasti col tuo sangue prezioso.

Essendo un’unica persona, o Verbo Dio, hai patito il disonore della croce, onore di chi onora il tuo nome.

Divenuto maledizione per i mortali, tu stesso, o Signore, hai fatto splendere la benedizione sulla croce.

Martyrikà. Stranieri sulla terra, diveniste cittadini del cielo e veri coeredi di Cristo, o santi martiri.

Con l’arma invincibile della croce per sempre i martiri annientarono la potenza del funesto nemico.

Theotokìon. E’ Vergine anche dopo il parto la purissima in cui si incarnò il Dio che volle essere inchiodato ad una croce.

Canone della Theotòkos. Il mio cuore è saldo.

Vergine Madre, agnella pura, che concepisti l’Agnello che toglie ogni male, custodisci il gregge del tuo ovile.

Tu che portasti la vite celeste e colmi di pentimento il calice, fa’ crescere il perdono dei peccati.

Navigando nel mare della vita, affondando nell’onda amara del peccato, ricorriamo al tuo dolce approdo.

Ode 4. Irmòs.

Della tua gloria colmasti i cieli, o Cristo; della tua lode si riempì il mondo, poiché sei venuto dalla Madre senza macchia come dall’arca della tua santità; e come un bimbo portato in braccio apparisti nel tempio della tua gloria.

Divenuto nuovo Adamo risollevasti, o Cristo, l’antico Adamo dalla sua caduta; con le mani inchiodate alla croce, accettasti la corona di spine, gustando fiele e aceto: gloria alla tua filantropia.

Come agnello da immolare ti vide il profeta, come agnello muto, Dio Verbo, poiché volontariamente hai patito per chi volontariamente ha peccato e hai voluto esser crocifisso per salvarlo e redimerlo nella tua grande filantropia.

Martyrikà. Aprendo le loro anime con l’aratro della fede, i lodatissimi martiri, per la loro pazienza nei tormenti, seminarono nei loro solchi il grano buono e per il loro martirio raccolsero la spiga ubertosa che nutre tutti i fedeli.

Fra atroci torture i martiri, sempre sperando i beni futuri, passarono dall’angoscia alla gioia conseguendo il regno celeste di Cristo; celebriamo dunque senza sosta le loro fatiche.

Stavrotheotokìon. Ricevesti, o Theotòkos, la brace divina senza venirne bruciata come le molle dell’altare; nel tuo grembo incontaminato la sua fiamma effuse fresca rugiada; vedendolo corporalmente crocifisso lo glorificavi con inni di lode.

Canone della Theotòkos.

Al suono della tua voce

Mostrami il tuo amore misericordioso, poiché tu sei la Madre del Signore compassionevole.

Illuminami, mentre sbando nella notte del peccato, Madre sempre vergine del fulgido sole.

Protezione del mondo, ottieni il favore del Sovrano di tutti per i tuoi servi.

Ode 5. Irmòs.

Quando Isaia ebbe la visione del trono innalzato su cui sedeva il Dio della gloria scortato dagli angeli, gridò: sono perduto perché ho visto Dio incarnato, luce senza tramonto e principe della pace.

Affaticato dal fardello dei miei peccati, mi hai fatto riposare mentre riposavi sulla croce, o Verbo; per gli oltraggi subiti mi hai salvato dal disonore, o Gesù: perciò celebro con inni la tua potenza e la tua passione.

Come una torcia accendesti la tua carne sulla croce, amico degli uomini, cercando la dracma perduta; avendola trovata invitasti le potenze amiche a celebrare la potenza del tuo regno.

Martyrikà. L’ingannatore, ingannato, apparve senza forza, né vita ai piedi degli inerranti atleti di Cristo, per sempre annoverati fra gli araldi della verità, colmi di gioia ineffabile.

Nel rigore dei tormenti e dell’afflizione, nel freddo dei patimenti, i martiri guadagnarono il calore del regno dei cieli, divenendo fervidi intercessori per i fedeli.

Stavrotheotokìon. Vedendo in croce, col fianco trafitto colui che un tempo plasmò Eva dal fianco di Adamo, così gridavi a tuo Figlio, o Vergine Madre: tu muori per la vita immortale!

Canone della Theotòkos.

Della tua pace.

Coprendoti con la sua ombra, Vergine pura, la potenza dell’Altissimo ti rese dimora del Dio incontenibile, o Madre della vita e della salvezza della stirpe umana.

Sei tu la fonte divina della mia salvezza; non m’inghiotta la tempesta, l’oceano dei peccati non mi sommerga, Regina santissima.

Terra non arata apparisti al mondo come maggese verginale da cui germogliò per l’ineffabile Verbo, il Creatore dell’universo e divino coltivatore.

Ode 6. Irmòs.

Il vegliardo contemplando coi suoi occhi la salvezza da te preparata per il suo popolo gridò: Sei tu, o Cristo, il mio Dio.

Come un agnello fosti immolato per ridare vita a colui che aveva gustato la morte per l’albero proibito.

Innalzato sull’albero della croce, fai precipitare il diavolo ingannatore, mentre s’innalza la moltitudine dei fedeli, che ti inneggia come fonte della vita.

Martyrikà. Indossando la ricca porpora, tinta dal loro sangue, i martiri incoronati attorniano sempre il Re dell’universo.

Le reliquie dei martiri fanno rifulgere le guarigioni come una fonte su tutti i malati, scacciando il tetro sciame delle malattie.

Stavrotheotokìon. Lo spirito umano, Vergine, non può concepire il tuo misterioso concepimento con cui sfidi le leggi della natura.

Canone della Theotòkos. Con gemiti incessanti.

Giustamente per le mie azioni merito il castigo, ma tu che fosti inchiodato sul legno della croce, concedimi il tesoro della tua giustizia.

Per le tue preghiere fu cancellata del tutto la macchia del peccato; Cristo, luce eterna da te uscito, dissolse l’oscurità dei miei peccati.

In te ho posto la mia speranza e da te, Vergine buona, attendo la grazia della riconciliazione col tuo Figlio: pietà di me, o santissima!

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace ricopristi di rugiada i nobili fanciulli che benedicevano il Signore e scegliesti come dimora la Vergine senza macchia; celebrandoti, o Verbo, ti cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sul cedro, il pino ed il cipresso fosti innalzato, o Sovrano, tu che sei uno della Trinità e rialzasti gli uomini caduti nel baratro del piacere, benedetto Dio dei nostri padri.

A prezzo del tuo sangue, Signore, purificasti il creato dai cruenti sacrifici offerti ai demoni: immolandoti come agnello senza difetti, Verbo di Dio, interrompesti gli empi sacrifici: gloria alla tua potenza, Signore.

Martyrikòn. Inamovibili colonne, i martiri stando alla presenza dei tiranni, rovesciarono i falsi idoli confermando i cuori dei fedeli e cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Stavrotheotokìon. Senza corruzione concepisti, o Vergine; unica senza seme generasti donando un corpo al Signore crocifisso, da noi senza sosta celebrato con inni: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Canone della Theotòkos. Nella fornace i tre.

Il fulgido sole da te sorto, Madre Vergine, illumina i nostri cuori e ci insegna a cantare e inneggiare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Il creato gioisce per la tua verginale concezione magnificando la tua Prole; piamente glorificandola canta: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Dio eccelso, creatore e Signore di tutto, prendendo da te la sua somiglianza con noi, o Vergine, ci divinizza facendoci sedere in cielo col Padre e lo Spirito.

Ode 8. Irmòs.

Gettati in un rogo insostenibile, i giovani paladini della pietà, senza ricevere alcun danno dalla fiamma, intonavano l’inno divino: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli

Un popolo ribelle condanna a morte te, che hai voluto per obbedienza essere crocifisso, o Verbo, per ridar vita a quanti avevano colto la morte di loro volontà e che d’ora innanzi a t’inneggiano glorificandoti nei secoli.

Hai steso le mani sulla croce per guarire quelle stese verso l’albero proibito, avidamente, dal primo uomo; il sole, vedendoti, trattenne i suoi raggi, tutto il creato fu colto da timore.

Martyrikà. Con i flutti versati nelle loro sacre lotte, gli atleti vittoriosi hanno inaridito le impure libagioni idolatriche e come fonte hanno zampillato guarigioni per lavare la macchia dalle passioni e dissetare i cuori dei fedeli.

Imitatori della passione di Cristo, osservando i suoi divini precetti, santi martiri, concittadini degli incorporei, supplicate ora il Signore di scrivere nel libro della città celeste per tutti i secoli quanti vi onorano.

Stavrotheotokìon. Ciborio e candeliere tutto d’oro, santa mensa e ramo fiorito, divino monte e nube luminosa, trono igneo e palazzo del gran Re: così sei chiamata, o Madre di Dio, dai fedeli per esser rimasta Vergine anche dopo il parto.

Canone della Theotòkos. Il Signore apparso.

Tuo Figlio, o Vergine, compiendo sulla croce la nostra salvezza c’invita a cantare: benedite, sacerdoti, il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Il nemico tenta d’inghiottirmi nel peccato, ma tu, santa Madre di Dio, salvami e liberami, dalla sua tirannia perché possa glorificarti per tutti i secoli.

Sprofondo nella buia notte del peccato, nella mia lampada manca l’olio delle buone opere per illuminare la mia anima, o Vergine: che io non resti perciò lontano dal banchetto celeste.

Ode 9. Irmòs.

Nell’ombra e nella lettera della Legge contempliamo, fedeli, la figura: ogni maschio che apre il seno materno è sacro a Dio; magnifichiamo dunque come primogenito il Verbo, Figlio del Padre che non ha principio, primo nato a una madre ignara d’uomo.

Confitto a un legno, o Gesù, tu che fissasti sul nulla tutta la terra, rialzasti me, confitto nel fango per la mala inclinazione del peccato, nella tua bontà e misericordia, o Cristo e con una morte disonorevole onorasti me, o misericordiosissimo.

Dio invisibile per natura, apparisti innalzato nella carne per strappare il mondo visibile ai nemici invisibili e rendere celesti le creature di quaggiù, o Cristo; e noi glorifichiamo la forza del tuo sommo potere.

Martyrikà. Vi rivelaste esercito di santi venerabili, accampamento santo, paradiso eletto che reca al centro l’albero della vita, Cristo, Chiesa a Dio gradita, augusta assemblea, o gloriosissimi vittoriosi del Salvatore.

Santi che ora state luminosi presso il trono del Sovrano e divinamente splendete dei copiosi bagliori di là provenienti, ricordatevi di noi, che vi ricordiamo sulla terra, perché troviamo remissione per i nostri debiti.

Stavrotheotokìon. Tramontarono gli astri, Figlio mio, vedendo la tua crocifissione; come dunque non si nascose anche il popolo ribelle degli ebrei che uccise te, l’autore della vita? Così esclamava la Madre di Dio e noi senza sosta la magnifichiamo.

Canone della Theotòkos. Roveto incombusto.

Stendendo volontariamente le mani sulla tua croce divina, sanasti la mano del progenitore che nell’Eden si era tesa all’albero, commettendo la trasgressione.

Ridona il vigore a me, che ho l’anima tutta ferita da orrendi peccati, a me malato di male incurabile, fasciandomi con la tua intercessione.

Salve, divina dimora vivente della gloria del Signore; salve, spirituale arma della penitenza; salve, porta, attraverso la quale noi peccatori troviamo salvezza.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Sul monte Mosè stese le mani in alto a forma di croce e mise così in rotta Amalek, ma tu, Salvatore, stendendo le palme sulla croce preziosa, mi prendesti tra le braccia, salvandomi dalla schiavitù del nemico e mi desti un segno di vita per sfuggire all’arco dei miei avversari: perciò adoro, o Verbo, la tua croce preziosa.

Sono stato cacciato per invidia dal paradiso di delizie orrendamente precipitando; ma tu non mi disprezzasti, o Sovrano: assumendo per me ciò che ti rende simile a me, vieni crocifisso e mi salvi e mi introduci nella gloria. O mio Redentore, gloria a te.

Martyrikòn. Venite popoli tutti, onoriamo la memoria dei santi vittoriosi: perché, divenuti spettacolo agli angeli e agli uomini hanno ricevuto da Cristo la corona della vittoria e pregano per le nostre anime.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Grande la potenza.

Versando rivi di lacrime, la castissima gemeva e faceva lamento, gridando dal profondo dell’anima: Come hai potuto tramontare, dolcissima luce, mio Gesù, tu che hai creato tutto con la tua parola, come dunque appari ora sulla croce morto, senza voce?

Alla Liturgia

Makarismì (Beatitudini)

Esiliasti dal paradiso il primo padre Adamo che disprezzò il tuo comando, Cristo misericordioso, ma vi ponesti il ladrone che ti testimoniò sulla croce supplicando: Ricordati di me, Salvatore, nel tuo regno.

Vedendoti in croce il sole, Signore, oscurò la luce, le pietre si spezzarono, tutta la terra si scosse, o Sovrano, mentre il velo del tempio si lacerò in due, contemplando te, incomprensibile Salvatore ingiustamente patire.

Accettasti la morte per tutti, Gesù, vita dei viventi per salvare con la tua divina passione quanti avevano gustato la morte per il legno, e mostrare come Dio il paradiso, o compassionevole; perciò magnifichiamo con fede la tua passione.

Martirikòn. Imitando colui che per noi patì e togliendo il disonore dei mortali, o martiri, attraverso numerosi tormenti vinceste il nemico e otteneste la gloria superna; perciò siete divinamente glorificati, o santi.

Gloria.

Inneggiamo, o fedeli, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, unico principio nell’inconfusa divinità, adorando divinamente e venerabilmente con fede ortodossa e gridando: Ricordati di noi nel tuo regno.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio in croce volontariamente sopportare nella carne la passione, o purissima, eri tutta sconvolta e gemendo gridasti: Ahimè, Figlio mio, come sei morto, Salvatore, che vuoi vivificare i morti?

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Modo II – Venerdì – Vespero

Periodo Del Tono 2

GIOVEDI SERA AL VESPRO

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono 2. Quando dal legno.

Alla croce fosti inchiodato, o Salvatore e il sole si oscurò a quella vista preso da timore. Si lacerò il velo del tempio, mentre la terra si scuoteva e anche le pietre tremando si squarciavano, non potendo sopportare di vedere il loro Creatore e Dio, per suo volere, patire ingiustamente sul legno oltraggiato dagli empi.

È stato gettato a terra, del tutto rovesciato e giace cadavere sinistro il perfidissimo serpente, ora che tu sei innalzato sul legno o amico degli uomini. È liberato Adamo dalla maledizione e salvato colui che prima era condannato. Anche noi dunque imploriamo: Salvaci, di tutti abbi pietà e rendici degni del tuo regno.

Quando un popolo fuorilegge ti inchiodò alla croce, o Salvatore, tu, vita dell’universo, tutto il creato tremava di spavento, i regni dell’ade e l’impero della morte furono annientati dalla tua divina potenza; Adamo prima creatura allora gridava con gioia: Gloria alla tua condiscendenza, Signore filantropo.

Stichirà, della Theotòkos, uguali.

Acconsenti, o pura, alle richieste dei tuoi servi e concedici fonti di lacrime per lavare le macchie delle nostre colpe, o purissima e spegnere le fiamme dell’eterno e acerbissimo fuoco: poiché tu esaudisci le preghiere di chi con tutto il cuore ti invoca, Madre del Sovrano.

Scosso davanti all’onda dei pensieri e alle tempeste della vita, trascinato dagli spiriti disordinati del malvagio principe di questo mondo, grido a te, o Vergine: Affréttati a liberarmi dai mali che mi assalgono, affinché ringrazi di cuore predicando le tue magnificenze a tutti i fedeli, o piena di divina grazia.

Vedi la mia infermità e la fatica della mia povera anima, o pura e il male del mio cuore, o Sovrana e spezza gli assalti di nemici invisibili che mi aggrediscono e ferocemente mi osteggiano, poiché tu concepisti il Dio che può concedere liberazione a quanti sono in pericolo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

O bontà e inconcepibile compassione, o infinita pazienza e longanimità, Verbo preeterno! Così gridava la Vergine tutta piangente. Come tu che sei immortale hai amato la morte? Vedo un gran mistero, tuttavia venero la tua passione, che volontariamente hai sopportato!

Apòsticha stavròsima.

Salvami, Cristo Salvatore, per la potenza della croce, tu che salvasti Pietro sul mare e abbi pietà di me, o Dio.

L’albero della tua croce, Cristo Dio, hai reso albero di vita per noi che in te crediamo; con esso annientasti colui che ha il potere della morte e vivificasti noi, uccisi dal peccato. Perciò ti gridiamo: Benefattore di tutti, Signore, gloria a te.

Martyrikòn. I martiri vittoriosi, che non ambirono godimento terreno, si resero degni dei beni celesti e divennero concittadini degli angeli. Per la loro intercessione, Signore, abbi pietà di noi e salvaci.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Vedendo pendere dal legno, o pura, il grappolo ben maturo che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, con lamenti gridavi ed esclamavi: O Figlio, stilla il vino nuovo per il quale sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, che ti ho partorito, la tua amorosa compassione.

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Modo II – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono 2 Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologìa,

Kathìsmata stavròsima. Tono 2.

Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Cristo Dio. Hai disteso sulla croce le tue mani immacolate per radunare tutte le genti che acclamano: Signore, gloria a te.

La vivificante croce della tua bontà, che donasti a noi indegni, Signore, noi te la presentiamo a intercessione: salva i re e alla tua città da’ pace, grazie alla Madre di Dio, o solo filantropo.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Tu che sei sorgente.

Vedendo messo a morte il Cristo, l’agnella Vergine, tra i lamenti gridava: O temeraria uccisione! Nascondi ora, o sole, il tuo splendore, perché colui che tutto creò per suo volere è messo a morte ed è guardato come un condannato l’unico Signore degli incorporei.

Dopo la seconda sticologia, altri stavròsima.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nella tua benevolenza sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Perciò ti gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto a salvare il mondo.

Tu che con la croce illuminasti ogni realtà terrestre e chiamasti i peccatori a conversione, non separarmi dal tuo gregge, o buon pastore, ma cerca, o Sovrano, colui che vaga smarrito e annoverami nel tuo gregge santo, o solo buono e amico degli uomini.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Sei più che gloriosa, Vergine Theotòkos, a te noi cantiamo, perché per la croce di tuo Figlio l’ade fu precipitato, la morte morì e noi, morti, risorgemmo, resi degni della vita e ottenemmo il paradiso, la felicità antica. Perciò glorifichiamo grati Cristo nostro Dio, perché è forte, perché lui solo è misericordiosissimo.

Dopo la terza sticologia, altri stavròsima.

Come il ladro ti confesso e grido, o buono: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno e prendimi con lui, tu che volontariamente accettasti per noi la passione.

Martyrikòn. Circondati in questo mondo da te, che cingi il cielo di nubi, i santi sopportarono i tormenti degli empi e annientarono la seduzione degli idoli. Per le loro suppliche libera anche noi dall’invisibile nemico, o Salvatore e salvaci.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la tua croce colei che senza seme ti partorì e non sopportando di vederti ingiustamente patire, si lamentava nel pianto e a te gridava: Come puoi patire, tu, impassibile per natura, dolcissimo Figlio? Io inneggio alla tua bontà somma.

Canone stavròsimo. Acròstico: La croce manifestata scaccia l’errore dei demoni. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Percorrendo nel profondo del mare una via nuova, mai percorsa, all’asciutto Israele, popolo eletto, gridò: Cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Accettasti, Verbo, la crocifissione e fosti trafitto dai chiodi sopportando il disonore per restituire l’onore perduto ai mortali celebranti la tua volontaria passione.

Sulla croce stendesti le mani, tu che tendi il firmamento come una pergamena; nelle tue braccia hai radunato i popoli e le genti che celebrano la tua volontaria passione.

Martyrikà. Portando sulle loro spalle la croce, gli atleti si affrettavano a seguire Cristo crocifisso per imitare la sua divina passione.

Inneggiavano le potenze angeliche, vedendo le vostre lotte, mentre la folla dei demòni gemeva, vittoriosi martiri, imitatori di Dio.

Stavrotheotokìon. L’oracolo del profeta si compì: una spada trafisse il tuo cuore, o Regina, quando vedesti sulla croce la lancia trapassare il cuore di tuo Figlio.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Salva quanti a te accorrono, o Vergine.

Ode 1. Venite, popoli, cantiamo.

Giustamente, con la bocca e il cuore, devotamente ti proclamo purissima Madre di Dio; salvami dagli oscuri pericoli, da ogni insidia e colpa.

In te vediamo l’immenso oceano delle grazie da cui è fluì la nostra salvezza. Con tutto il cuore ci rifugiamo nella tua divina protezione, Madre di Dio.

Implora colui che s’incarnò dal tuo grembo immacolato, Vergine pura, affinché liberi dal peccato e dal peso delle tentazioni noi tuoi cantori.

In te noi fedeli, abbiamo comune vanto, soccorso e riparo, gioia e salvezza delle nostre anime, piena di grazia, speranza e protezione nostra.

Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi hai stabilito, hai dilatato la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Come vite sospesa sull’albero della vita, Cristo, tu fai colare il nettare divino, il vino che allieta il cuore dell’uomo e calma per sempre l’ubriacatura delle passioni, Gesù redentore delle nostre anime.

Accettasti d’essere innalzato sulla croce, annientando la malvagità dei demoni; nella tua compassione, o Gesù, rialzasti, dopo la caduta, la stirpe umana che un consiglio malvagio aveva condotto alla perdizione.

Martyrikà. Infiammati di divino desiderio, i valorosi non temettero il fuoco, né la morte, prevedendo di ricevere il premio incorruttibile, gioia ineffabile e luce senza tramonto.

Con il loro sangue gli atleti si sono fatti una veste tinta di porpora e splendore e così rivestiti tengono in mano, come scettro di potenza la divina croce di Cristo, per regnare con lui in eterno.

Stavrotheotokìon. Ti cantano le schiere incorporee, poiché concepisti, incarnato, il Sovrano di tutti, che con la croce sciolse tutti i legami e unì i fedeli al suo amore, o fanciulla sposa di Dio.

Della Theotòkos.

Rafforzaci in te, Signore.

Prega il Dio che concepisti di diventare propizio a coloro che supplici ti invocano accorrendo alla tua protezione, o Vergine e adorano tuo Figlio.

Esaudisci, Vergine, le suppliche della mia anima tribolata da pericoli mortali, o Vergine lodatissima, donale pace e salvala.

Prendi le redini della mia vita, o Vergine, tu che sei la mia speranza e protezione; liberami da ogni pericolo e prova, santa sposa di Dio.

Tu che portavi fra le braccia la sapienza enipostatica di Dio, Madre di Dio, supplica affinché siamo ora liberati dall’errore e durezza.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Fosti appeso al legno, o Onnipotente, che appendesti la terra sulle acque; trafitto al fianco da una lancia, uscirono acqua e sangue per la redenzione di tutti.

Per la ferita del tuo fianco sono stato risanato; come uno schiavo sei stato percosso e io venivo liberato; e quando hai gustato l’amaro fiele, io sono stato salvato dal cibo delle passioni, Cristo mio Dio.

Martyrikà. Ferendo con le vostre ferite il serpente maligno, sanate in ogni tempo le ferite dei nostri cuori, facendo sgorgare grazia dalle fonti del Salvatore, o divini martiri.

Ricopriste di piaghe il nemico ricoprendovi del vostro sangue per il supplizio della ruota, le bastonate e le percosse, atleti vittoriosi, gloriosissimi e venerabili.

Stavrotheotokìon. Si è incarnato dal tuo casto grembo l’Altissimo; vedendolo ingiustamente innalzato sul legno, o Vergine, piangevi gemendo e magnificavi la sua misericordia.

Della Theotòkos. Ho inteso la tua gloriosa

Concedimi liberazione dalle ferite dell’anima e del corpo, o Sovrana, che concepisti Dio.

Sconvolto da passioni e pensieri, nelle tempeste della vita, o Vergine, conferma la speranza e la fede.

Strappami alle insidie, o Madre di Dio, alle onde e ai pericoli, per le tue suppliche, o unica lodatissima.

Strappami ai vortici furiosi dell’oceano della vita; guidandomi al tuo porto, o Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Il carbone profetizzato da Isaia, è sorto come sole da grembo verginale, donando la luce della conoscenza di Dio agli erranti nella tenebra.

Per compassione ti attaccasti alla croce, o Sovrano, rialzandomi dall’abisso dei mali e, volontariamente disprezzato, mi onorasti con il seggio paterno.

Incoronato di spine, Verbo di Dio, che coroni di fiori tutta la terra, estirpasti le radici delle mie passioni, radicando in me la conoscenza di Dio.

Martyrikà. Fortificati della potenza di colui che volle rivestirsi della nostra debolezza, o santi, annientaste per sempre il potere dei demòni.

Avendo ingaggiato in terra la gran lotta, trovaste maggiore gloria nei cieli; liberate dai pericoli noi, che celebriamo la vostra sacra memoria.

Stavrotheotokìon. Colui che nei cieli è divinamente portato dai cherubini, nelle tue braccia, Vergine santa, si fece portare e, crocifisso, ci salva tutti dalla morte.

Della Theotòkos.

O datore di luce.

Avendo un’arma invincibile contro molteplici tentazioni, siamo liberati sapientemente da ogni legame, noi che sempre ti proclamiamo Madre di Dio.

Concepisti il perfezionatore della Legge concepisti, l’unico Figlio di Dio da te incarnato; imploralo per i fedeli, tu che superiore ai cherubini.

Il Creatore di tutti, che porti fra le braccia, o pura, rendi ora propizio per le tue suppliche a quanti con il cuore in te si rifugiano.

Dall’angoscia e dalla tristezza del cuore mi rivolgo a te che, sola generasti il Verbo, o fonte di misericordia: pietà di me e salvami.

Ode 6. Irmòs.

Il suono delle parole di supplica da un’anima turbata ascoltando, o Sovrano, liberami dai mali: tu solo infatti sei causa della nostra salvezza.

Offrendo, Signore, la tua schiena ai colpi di frusta, il tuo volto agli oltraggi e agli sputi mi hai salvato; spesso, infatti avevo offeso la tua bontà per ignoranza.

Come un agnello condotto al macello, Cristo mio, sei venuto a riportare in vita le vittime del lupo spirituale; Signore crocifisso, gloria a te.

Martyrikà. Osservando i precetti del Signore, i martiri vanificarono i disegni iniqui degli empi e, con la morte, trovarono la via del secolo venturo.

Lottando entusiasti con le armi della fede in Dio contro le potenze avverse le metteste in rotta e avete ricevuto da Dio la corona di vittoria, o santi.

Stavrotheotokìon. Per divinizzare l’uomo, da te, Vergine, Dio è generato e crocifisso gusta anche la morte uccidendo colui un tempo che mi aveva ucciso.

Della Theotòkos.

Avvolto dall’abisso.

Conoscendoti come porto di salvezza, mentre navigo in questa vita piena di insidie, ti invoco, Sovrana: governa tu la mia vita.

Ho rivestito l’abito della follia per mia stoltezza: o Madre sempre vergine, che concepisti Dio, domani la tunica della gioia.

Sono stato bandito dalla città dei santi, me sventurato! Conducimi tu, Madre di Dio, sulle vie dei precetti di tuo Figlio.

Rendimi degno della divina compassione, tu che concepisti il Signore compassionevole il cui sangue ci liberò dalla morte.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

Innalzato sulla croce, risurrezione di tutti, mi rialzasti dalla mia caduta; disarcionasti colui che ci aveva fatti cadere, abbattendo esamine il nemico: Gloria alla tua potenza, Signore!

Per i tuoi chiodi il peccato di Adamo fu strappato, la canna che ti colpì fu un calamo per firmare la liberazione dei mortali. Gloria, o Cristo, alla tua passione, che ci liberò dalla moltitudine delle passioni.

Martyrikà. Con i corpi lacerati dai carnefici, i vittoriosi megalomartiri di Cristo colpirono in pieno il nemico, trapassandolo con la spada della fermezza e rimasero inseparabilmente uniti allo Spirito Santo.

Rafforzata dall’invitta croce di Cristo, l’impassibile armata disperse le orde dei demoni, ricevendo come ricompensa, in cielo, la beatitudine e la vita immortale.

Theotokìon. Ti rivelasti, o Vergine palazzo animato del Re e trono igniforme: sedendo su esso egli rialzò tutti i mortali dalla primitiva caduta e li onorò del seggio del Padre.

Della Theotòkos. L’immagine d’oro venerata.

Crocifisso, colui che s’incarnò da te, o Genitrice di Dio, stracciò il chirografo di Adamo: supplicalo ora di liberare da ogni malizia quanti con fede acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Angosciato dalle tenebre che mi circondano sono del tutto privo di consolazione; dissolvi la spessa notte dei miei peccati, Vergine e fa’ splendere il tuo giorno su chi inneggia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stoltamente ho macchiato la splendida veste ricevuta al battesimo; ricorrendo a te, pura Vergine, ti imploro di poter ancora, grazie a te, rivestirmi della tunica della sapienza.

Adamo, decaduto un tempo dall’immortalità ritrovò la salvezza per il tuo parto; salva dunque me trattenuto da malattia cronica e fammi degni di cantare: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

Disprezzando la statua d’oro, i beatissimi fanciulli, contemplando l’immagine vivente e immutabile di Dio in mezzo alle fiamme, cantavano: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Una folla fuorilegge t’innalzò sulla croce in mezzo a dei malfattori, Dio compassionevole, longanime Signore, che ci giustificasti, glorificato e celebrato da tutto il creato.

Dalle tue mani inchiodate sulla croce hai fatto fluire il tuo sangue per arrestare il sangue un tempo offerto ai demòni per la rovina dei loro adoratori; Dio dell’universo, tutto il creato ti canta, longanime Signore.

Martyrikà. Con l’acqua viva i martiri inaridirono i torrenti dell’errore, versando fiumi di sangue e acclamando con inflessibile fede: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

L’onda immensa del vostro sangue, o santi, spense il fuoco dell’empietà e l’idolatria degli Elleni, illuminando i fedeli inneggianti: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. L’agnella pura, splendore di profeti e martiri, vedendoti legato al legno come un agnello, piangeva amaramente e diceva: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Della Theotòkos. Il Dio che scese.

Esausto è il mio spirito, ho toccato il fondo della disperazione; sono divenuto preda di tanti malvagi, ma tu, Vergine, guariscimi riaccostandomi alla luce di salvezza.

Tu sei torre di difesa e rifugio, solido bastione, sicurissima protezione Vergine e noi veniamo salvati, celebrando ed esaltando tuo Figlio nei secoli.

Sappiamo, Madre di Dio che tu sei per noi la fonte limpida dell’immortalità, poiché concepisti il Verbo del Padre celeste e immortale, che salvò dalla morte quanti lo esaltano per tutti i secoli.

Per noi fedeli fai sgorgare senza sosta il fiume delle guarigioni: attingendo alla fonte la grazia immortale, Vergine pura, inneggiamo a tuo Figlio e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Nessuna lingua sa come degnamente esaltarti, è preso da vertigine, o Madre di Dio, anche l’intelletto ultramondano nel cantarti. Ma tu che sei buona, accetta la fede, ben conoscendo l’amore che Dio ci ispira per te: perché tu sei l’avvocata dei cristiani e noi ti magnifichiamo.

Per prefigurare un tempo la tua passione, o Verbo, Isacco viene legato; ma viene sciolto perché resta legata come figura una pecora, alla pianta del sabèk di redenzione; egli fu dunque liberato allora dal sacrificio reale non volontario, mentre per te, volontariamente sacrificato, noi siamo liberati da ogni male.

Splendente di bellezza al di sopra dei figli dell’uomo, o Cristo, nel tuo patire appeso all’albero della croce, non avevi più forma, né bellezza, tu che ridai bellezza a tutta la deformità della stirpe dei mortali. Gloria alla tua amorosa compassione, o solo compassionevole Signore.

Martyrikà. Della celeste Sion vi siete mostrati divini abitanti e degli angeli concittadini, perché degli angeli, o martiri, siete gli eguali; voi fate chiaramente risplendere la Chiesa dei primogeniti rifulgendo di luce divina, belli per la corona del martirio.

Amici diletti di colui che straordinariamente ci amò, strappatemi all’ingannevole amicizia della carne, o santi martiri del Signore e chiedete santità, illuminazione, remissione delle loro gravi colpe per tutti quelli che festeggiano la vostra memoria.

Stavrotheotokìon. Si eclissò lo splendore del regolare corso degli astri allorché ti vide, o sole di giustizia, per tuo volere innalzato sulla croce; e la Vergine, col vergine discepolo, alzava amare grida: Ahimè, che cos’è mai questo spettacolo strano?

Della Theotòkos. Con inni, o fedeli.

Vergine in Dio beatissima, con ardore ripongo in te tutta la mia speranza: salvami, Madre della vera vita e supplica, o pura, che sia colmato dell’eterna beatitudine chi con fede e amore ti magnifica con inni.

Al tuo apparire, o Vergine, rischiara il buio dell’anima mia con gli immateriali bagliori della tua luce, o porta della divina luce e ordina, o pura, che sia colmato dell’eterna beatitudine chi con fede e affetto con inni ti magnifica.

Vedendoci infermi d’anima e corpo e colpiti da orrende passioni, per la tua amorosa compassione, o Sovrana, curaci e liberaci dalle pene che ora ci tormentano, affinchè tutti, con inni, senza sosta ti magnifichiamo.

Il Figlio che prima dei secoli il Padre generò dal suo seno, venendo ad abitare nel tuo grembo divenne uomo perfetto e ti rese, Genitrice di Dio, fonte di carismi per noi, che adoriamo il tuo parto incomprensibile.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

Sia crocifisso: gridavano quanti sempre avevano sempre goduto dei tuoi doni e richiedevano un malfattore in luogo del benefattore, quegli uccisori di giusti. Ma tu, o Cristo, tacevi e sopportavi la loro temerarietà, volendo patire e salvarci, come filantropo.

Volontariamente fatto povero della povertà di Adamo, o Cristo Dio, sei venuto sulla terra, incarnato da una Vergine e hai accettato la croce per liberarci dalla schiavitù del nemico: o Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Avendo patito per Cristo fino alla morte, o martiri vittoriosi, ora le vostre anime sono nei cieli, nella mano di Dio, mentre per il mondo sono scortate le vostre reliquie: re e sacerdoti venerano e noi, popoli tutti, secondo il costume, esultanti acclamiamo: Sonno prezioso davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

L’agnella, vedendo sulla croce te, il suo agnello, trafitto dai chiodi, atrocemente sconvolta gemeva e tra le lacrime diceva: In quale modo muori, Figlio mio, per voler lacerare il documento scritto del debito del primo creato, Adamo e riscattare dalla morte tutta la stirpe umana! Gloria alla tua economia, o filantropo.

Alla Liturgia.

I Makarismì (Beatitudini).

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

Crocifisso, o senza peccato, nel luogo del Cranio, fracassasti la testa del malvagio nemico e salvasti il mondo.

Strappasti, Sovrano, la spina della malizia indossando volontariamente una corona di spine, o Magnanimo.

Martirikòn. Dilaniati, dilaniavate tutto l’errore del nemico, o martiri e foste degni della corona.

Gloria.

Illuminati per l’effusione del divino sangue, o fedeli, veneriamo una divinità in tre persone.

E ora. Theotokìon.

Contemplando il Cristo sospeso come un agnello sulla croce, piangendo, pura Vergine, lo magnificavi.

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Modo I – Venerdì – Vespero

Periodo Del Tono 1

Giovedi Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà stavròsima del Signore

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Per un albero un tempo il progenitore gustò la morte, ma ora per un albero prezioso ogni fedele è liberato dalla condanna a morte; ogni spirito, tutti, glorifichiamo inneggiando colui che per noi volontariamente venne crocifisso e illuminò i confini.

Col cuore indurito e tutto disperato per i miei cattivi pensieri, già condannato, a te grido: O Verbo di Dio, metti fine alle mie opere segrete e ai moti disordinati dei pensieri, nella tua amorosa compassione.

Cristo compassionevole, della tua croce noi ci vantiamo: per essa venne sventato il piano del nemico e noi non cessiamo di celebrarti, perché, innalzato su di essa, operasti la nostra salvezza in mezzo alla terra.

Della Theotòkos. Uguale.

Ti proclamo sempre mia salvezza, in te ho fiducia di esser salvato, Vergine santissima: strappami da ogni danno, rovina, passione, da mali inattesi e soprattutto dallo spietato pensiero dell’avarizia.

Ancora una volta t’invoco, Vergine Sovrana, contro la passione dell’avidità: realmente temo i suoi attacchi più di quelli di una belva; per l’amore del denaro, infatti, anche nelle piccole cose, si viene giudicati.

Dammi forza ogni di vedere ogni giorno con disposizione serenissima e buona disposizione i poveri e gli stranieri e le folle degli indigenti e di abbracciare la povertà e di vivere con Dio, Madre di Dio.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

Quando la Vergine pura vide l’Agnello sospeso su una croce, gridò gemendo: Dolcissimo Figlio mio, che cos’è questo spettacolo nuovo e paradossale? Come può esser inchiodato nella carne sul legno, colui che tutto tiene nel cavo della mano?

Prokìmenon. Tono pl. 2.

Il mio aiuto dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.

Stico. Ho alzato i miei occhi ai monti, donde mi verrà l’aiuto.

Apòstica della croce.

La croce fu piantata sul Calvario e fiorì per noi l’immortalità dalla fonte perenne del fianco del Salvatore.

E’ per noi inespugnabile baluardo la croce preziosa del Salvatore: confidando in essa tutti veniamo salvati.

Martirikòn. Per le preghiere, Signore, di tutti i santi e della Madre di Dio donaci la tua pace e abbi pietà di noi, tu che solo sei compassionevole.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Martiri degni d’ogni lode.

L’amarezza gustata un tempo da Adamo tu l’hai addolcita gustando aceto e fiele, dolcissimo Figlio, innalzato sul legno come un condannato, tu che sei il giusto; addolcisci anche me, amareggia dalla tua passione, o Sovrano, addolciscimi risorgendo, tu che sei onnipotente. Così la Vergine tra le lacrime diceva.

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Modo I – Venerdì – Mattutino

Periodo Del Tono 1 Venerdi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, donando vittorie agli imperatori contro i barbari e proteggendo la tua città con la tua croce.

Con la tua crocifissione, Cristo, la tirannia fu distrutta, la potenza del nemico calpestata: non un angelo, infatti, non un uomo, ma tu stesso, il Signore, ci salvasti: gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon. I soldati a guardia.

Metti in fuga i nemici con la tua croce, Salvatore e dissolvi come polvere le loro eresie; solleva la potenza della tua sacra Chiesa, fa’ cessare, Signore, la tempesta che infuria contro di noi e dona pace ai popoli ortodossi, per le preghiere di colei che ti ha partorito.

Dopo la seconda sticologia del salterio.

Kathìsmata stavròsima. Sigillata la pietra.

Il legno della tua croce adoriamo, amico degli uomini, perché in esso venne inchiodata la vita di tutti; apristi il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva e lo rendesti degno della beatitudine perché così ti confessava: Ricordati di me, Signore; come lui accogli anche noi che gridiamo: tutti peccammo, per la tua dolce misericordia non ci disprezzare!

I soldati a guardia.

L’arma della croce fu mostrata un tempo in battaglia al pio imperatore Costantino quale invitto trofeo contro i nemici in forza della fede. Davanti ad essa tremano le potenze avverse; dei fedeli essa è divenuta salvezza, di Paolo il vanto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Uguale.

Vedendoti morto e nudo sul legno sono atrocemente trafitta e le mie viscere sono sconvolte, Figlio mio più che buono e Dio onnipotente; così la purissima tra i gemiti gridava. E noi come Madre del Signore la inneggiamo e con fede glorifichiamo.

Dopo la terza sticologia.

Kathìsmata. I soldati a guardia.

Volontariamente inchiodato alla croce, compassio-nevole, divinizzasti la nostra sostanza corrotta e uccidesti il serpente distruttore dell’uomo; conferma dunque il popolo nell’ortodossia e abbatti l’orgoglioso insorgere degli eretici con la tua croce preziosa.

Martirikòn. Come vanto per la loro lotta e onore di corone, i gloriosi vincitori si rivestirono di te, Signore, poiché con la costanza nei tormenti misero in rotta gli empi e per la potenza divina ricevettero dal cielo la vittoria; per le loro suppliche donaci, o Dio, la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

L’Agnella senza macchia, vedendo sulla croce l’Agnello e pastore come agnello immacolato, levando amare voci piangendo esclamava: Ah, l’ardire degli ebrei sanguinari e la tua longanimità divina, Figlio mio! Perché volontariamente hai patito.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio che venne in aiuto a Mosè contro gli egiziani; per lui fu inghiottita l’armata del Faraone, perché si è glorificato.

Verbo impassibile, soffristi passione per noi; crocifisso con i ladroni distruggesti il nemico, causa del male e salvasti i tuoi cantori.

Oriente degli orienti, Gesù venisti a riscattare la nostra natura decaduta e il sole, vedendoti crocifisso, ritirò la sua luce.

Martyrikà. Subendo le pene d’una morte che procura la vita eterna, foste degni del regno dei cieli, o atleti: perciò siete glorificati e beatificati.

Avendo imitato bene la passione di Cristo, sanate le malattie dei mortali con la mistica chirurgia e con la parola cacciate gli spiriti, o santi martiri.

Stavrotheotokìon. L’Agnella, vedendo l’Agnello innalzato sulla croce, fissando Cristo, gemeva dicendo: Dov’è scomparsa la tua bellezza, Figlio longanime e senza principio?

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Sballottato nell’oceano delle pene e nella tempesta delle passioni, ti prego, Vergine santa, calma i flutti e salvami, tu che sei porto dei fedeli.

Con l’anima purificata dalla luce dello Spirito, pura Vergine, accogliesti in grembo tutto il riflesso del Padre: caccia dunque l’oscurità delle mie passioni.

Ti magnifichiamo, arca santa, tenda celeste in cui Cristo dimorò per donarci la salvezza, rivelandoti propiziatorio per la nostra salvezza..

Del genere umano sei sicuro rifugio, muro, protezione e porto e difesa potente nelle miserie della vita, Genitrice di Dio lodatissima.

Ode 3. Irmòs.

Si rinsaldi nella tua volontà il mio cuore, Cristo nostro Dio, come tu stesso hai stabilito sulle acque il secondo cielo e l’universo sulle sue fondamenta, Signore onnipotente.

Hai steso le tue braccia sulla croce e insanguinato le tue dita divine per liberare da mani assassine Adamo, opera delle tue mani.

Una lancia trapassò il fianco correggendo, o Sovrano, la caduta del fianco; fosti innalzato sul legno reintroducendo in paradiso, col buon ladrone, colui che un tempo naufragò per il frutto dell’albero.

Martyrikà. Saldi sostegni della Chiesa, difensori della fede, martiri del Signore, vincitori del nemico, con tutte le forze vi celebriamo e con cuore puro v’inneggiamo.

Come divini tralci di mistica vigna i martiri chiaramente portarono frutto e per il loro coraggio versarono il vino che rallegra il cuore di tutti i fedeli.

Stavrotheotokìon. Benedetto il frutto del tuo grembo, Vergine degna d’ogni lode: per divina grazia hai fatto partecipi di incorruttela quanti il frutto dell’albero aveva reso mortali, mediante la sua croce.

Della Theotòkos. Conferma, Signore.

Nella luce di tuo Figlio, Sovrana, dilegua dal mio cuore la tenebra del peccato per le tue preghiere.

Abisso d’ineguagliabili meraviglie, fonte della guarigione, Purissima, cancella dal mio cuore le macchie del peccato.

Venerando il tuo ineffabile parto, ti chiamiamo, o benedetta, a intercedere: supplica, o pura, perché siano liberati da ogni necessità i tuoi cantori.

Madre del Verbo, pienezza delle speranze, divino sostegno, protezione e luce di salvezza, fa’ brillare su noi la luce della penitenza.

Ode 4. Irmòs.

Ho inteso la tua voce, disse il profeta e sono pieno di timore; riconosco la tua opera, Signore e glorifico la tua potenza.

Giusto Legislatore, sei stato messo fra gli iniqui e sospeso al legno tu, Signore benefico, che hai voluto giustificare tutti.

Le potenze angeliche stupirono al vederti elevato sulla croce, o sole che con la tua potenza hai vinto i principi delle tenebre.

Martyrikà. Attingendo ai doni dello Spirito, col carisma delle guarigioni, per grazia i santi martiri calmano le nostre funeste passioni.

Rigettando la pigrizia e il sonno, i martiri, col loro risveglio alla fede divina, addormentarono le belve che li assalivano e lottarono con gioia.

Stavrotheotokìon. Ahimè, Figlio, che cosa sarà di me? Come mai ti contemplo sospeso sulla croce, messo a morte ingiustamente, tu che sei datore di vita? Diceva piangendo la Vergine.

Della Theotòkos. Ho riconosciuto.

Nella tua intercessione, pura Vergine, noi, fedeli tutti, possediamo irreprensibile propiziazione.

Avendo concepito ineffabilmente nel tuo grembo il Verbo di Dio, generasti il Salvatore del genere umano.

Quale riparo invincibile, Vergine, possediamo la tua costante protezione e per questo siamo salvati dai nemici invisibili.

Rialza, Vergine benedetta, quanti son caduti nel peccato perché tu sei la speranza dei fedeli.

Ode 5. Irmòs.

Fà sorgere il giorno della tua luce senza fine su noi, che vegliamo meditando incessantemente i tuoi precetti e i tuoi giudizi, Sovrano misericordioso, Cristo nostro Dio.

Inchiodato nella carne sulla croce hai chiamato le genti, che non ti conoscevano, a riconoscerti giudice dell’universo, Cristo nostro Dio, unico misericordioso.

Stai presso l’iniquo tribunale, giusto Signore e Adamo, un tempo condannato, viene giustificato e acclama: Gloria alla tua crocifissione Signore paziente.

Martyrikà. Autentico paradiso piantato da Dio, santi martiri, per le vostre preziosissime pene produceste fragranti fiori, che profumano le anime dei fedeli.

O martiri, che strappate e radici dell’errore, alberi verdeggianti dai molti frutti, da cui raccogliamo la fede nella vita immortale, noi vi inneggiamo.

Stavrotheotokìon. La verga gloriosa, che germogliò l’immarcescibile fiore, vedendolo innalzato sul legno, esclamava: Signore, non privarmi del Figlio!

Della Theotòkos. Di notte vegliamo.

Essendo sempre Vergine, fa’ che nelle tentazioni, nelle afflizioni e nei peccati troviamo te come sicuro rifugio, buon aiuto.

Le schiere degli angeli sempre ti inneggiano come colei che inesprimibilmente generò il Creatore di tutti e dopo il parto restò Vergine.

Nella fonte delle tue guarigioni e nelle onde dei tuoi prodigi, cancella dal mio cuore, o Purissima, la sozzura del peccato.

Concependo in grembo, o pura, la propiziazione delle nostre anime, generasti la salvezza per quanti con fede ti glorificano, pura Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Dal cetaceo, amico degli uomini, salvasti il profeta: strappa anche me dall’abisso delle colpe, ti prego.

Tu, superiore a ogni onore, innalzato in croce, subisti disonore volendo onorare l’uomo.

Sottoscrivesti l’assoluzione per me, prigioniero del male, venendo colpito con la canna, Cristo nostro Dio.

Martyrikà. Attraverso le pene dell’agone, o santi, giungeste al luogo senza pena, degni dell’ineffabile gioia.

Infiammati dai carboni ardenti dell’amore di Cristo, senza danno subiste la fiamma divorante dei roghi.

Stavrotheotokìon. Rimanesti intatta dopo il parto come lo eri prima: partoristi il Dio, che salvò l’uomo mediante la croce.

Della Theotòkos. Con Giona a te gridiamo.

Le fratture delle mie dolorose passioni medica con la fasciatura delle tue preghiere, o Sovrana e donami vigore.

Ho subito molte amputazioni e ho dissipato l’intelletto in molti peccati, mi rifugio nella tua protezione, salvami.

Tutti con fede incrollabile ti supplichiamo, purissima Vergine, donaci remissione dai peccati, come Madre di Dio.

Carro mistico del Sole spirituale, invia su noi, o purissima, i raggi del tuo splendore, dissolvendo la notte dell’ignoranza che ci ricopre.

Ode 7. Irmòs.

La fornace, o Salvatore, stillò rugiada e il coro dei fanciulli cantò: benedetto il Dio dei nostri padri.

Crocifisso sconvolgesti il creato; morto, uccidesti il serpente, benedetto Dio dei nostri padri.

Fu dissetato col fiele il Dio paziente, facendo scorrere la dolcezza salutare per me, privo delle delizie del paradiso, dopo aver mangiato il frutto.

Martyrikà. Lacerati dagli artigli dei carnefici, i martiri deposero il peso della condizione mortale e ricevettero la veste divina nel cielo.

Santi imitatori della passione divina, vittoriosi martiri, lietamente sopportaste le pene inflittevi dal nemico.

Stavrotheotokìon. La Madre di Dio senza macchia, vedendo crocifisso il Signore diceva: Ahimè, Figlio mio, come mai muori, tu, vita e speranza dei fedeli?

Della Theotòkos. Nel roveto apparisti.

Nostra Regina santissima, soccorso e protezione nella tentazione e nel pericolo, con fede ti cantiamo: Benedetto il frutto del tuo grembo.

Generasti il Re della vita: rialzami perché il peccato mi ha ucciso; allora potrò cantare, o Madre: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il Dio da te uscito liberò la natura umana dall’antica maledizione, guarendo, ogni pena, o Vergine santa: benedetto il frutto del tuo grembo.

Letizia dei credenti, salve; propiziatorio universale, fai cessare il lutto di chi canta con fede: Benedetta sei tu, Madre Vergine, lodatissima.

Ode 8. Irmòs.

Colui che nella fornace protesse i fanciulli e mutò l’ardente fiamma in fresca rugiada, il Cristo nostro Dio inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Quando fosti inchiodato alla croce, tremò l’universo, il sole trattenne i suoi raggi, le pietre si spaccarono e l’ade fu spogliato non sopportando la tua potenza.

Per il condannato fosti condannato, per chi subì spogliazione, fosti sospeso nudo all’albero, o pietoso; grande è la tua potenza e il tuo amore per gli uomini.

Martyrikà. I soldati di Cristo divennero compagni degli incorporei; per amore portarono la croce e aggredirono il nemico, abbattendolo e calpestandolo, marciando con passo sicuro verso il cielo.

Nell’agone i martiri lottarono e le lame dilanianti i loro corpi le trasformarono in leve per demolire i templi degli idoli e frantumare le stele dei demòni.

Stavrotheotokìon. Colei che è più sublime dei cieli, vedendo l’Altissimo elevato sulla croce per abbassare le insurrezioni del nemico, cantava Cristo a piena voce.

Della Theotòkos. La lode degli incorporei.

Madre di Dio, rendi a noi propizio il Dio Verbo compassionevole, perché sempre con fede gridiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Sprofondato nel gorgo del peccato, confidando nella tua preghiera, gridiamo, Madre di Dio: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

In te abbiamo sicuro riparo nelle difficoltà della vita, soccorso e protezione e ti cantiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Sballottato dalla tempesta dei mali accorro al porto della tua protezione e acclamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Mosè ti vide quale roveto incombusto e Giacobbe ti contemplò quale scala vivente e porta del cielo da cui Cristo nostro Dio è passato e noi, Madre pura, con inni ti magnifichiamo.

Come può un popolo ribelle consegnare alla croce il solo longanime, che volontariamente si fece povero, accettò la passione e offre impassibilità a tutti i discendenti di Adamo caduti?

Accettasti nella carne la crocifissione disonorevole perché volevi dare onore all’uomo disonorato da passioni irrazionali e privo della antica bellezza, o Cristo: gloria alla tua incomprensibile benevolenza.

Martyrikà. Cristo, sole senza tramonto, quanti, vegliando rivolti a te dall’alba, a un tuo cenno sfuggirono alla tenebra del castigo, tu li guidasti al chiarore della tua gloria e del tuo splendore ineffabili: illuminaci dunque per le loro preghiere.

La sacra falange dei martiri mise in rotta miriadi di nemici intelligibili, si unì alle miriadi di sante schiere e, con un cenno onnipotente, guarisce le miriadi di passioni delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Con lo splendore di colui che da te è sorto nella carne, Vergine, rischiara il mio intelletto e illumina il mio cuore fugando la tenebra del peccato e dissolvendo tutta la tenebra della mia indolenza.

Della Theotòkos. Tu che possiedi.

Ti glorifichiamo, o Santissima, perché concepisti in grembo il Verbo del Padre, oltre la natura lo generasti restando Vergine; grati a te gridiamo: salve, soccorso dei peccatori.

Tu sola sei guida sicura dei fedeli, sentiero di salvezza che conduce sulla retta via e introduce davvero nel regno celeste, o purissima, speranza delle nostre anime.

Coltivasti per noi la spiga celeste e nutri, o Purissima, tutti quelli che ti cantano; prega sempre per loro, salvandoli da tribolazioni e pericoli e procura loro la remissione dei peccati.

Exapostilaria, Tono 2.

Scettro regale di Cristo, santa croce, vittoria dei principi cristiani, gloria della venerabile fede, proteggi i tuoi adoratori perché siano sconfitte le eresie.

Croce, custode di tutto l’universo, croce, ornamento e bellezza della Chiesa, vero scettro regale che rafforza la nostra fede, croce, terrore delle legioni infernali, croce, gloria degli angeli celesti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ritta ai piedi della croce, colei che verginalmente ti ha generato, ti gridava nei suoi lamenti: Ahimè, mio dolcissimo Figlio, come scomparirai dai miei occhi, come sarai preso per morto?

Apòstica delle lodi stavròsima. Tono 1.

Senza sosta ti cantiamo come Re e Salvatore: fosti confitto al legno e ci donasti la vita.

Per la tua croce, Cristo, angeli e uomini han formato un solo gregge e un’unica chiesa. Cielo e terra esultano: Signore, gloria a te.

Martyrikòn. Venite, popoli tutti, con inni e cantici spirituali veneriamo i vittoriosi di Cristo, i luminari del mondo, gli araldi della fede, la fonte perenne da cui per i fedeli sgorgano grazie di guarigione. Per le loro suppliche, Cristo nostro Dio, concedi al tuo popolo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Martiri degni di ogni lode.

Fosti innalzato sulla croce come agnello innocente, o compassionevole e volontariamente immolato, Figlio dolcissimo, esclamava piangendo l’Agnella pura vedendo il Signore sul legno; arde ferito il mio cuore e tuttavia canto la tua misericordia infinita.

Alla Liturgia

Makarismì (le Beatitudini).

Con un cibo il nemico fece uscire Adamo dal paradiso; invece Cristo con la croce vi introdusse il ladrone che esclamava: ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno.

Crocifisso, o Cristo senza peccato, togliesti i peccati di tutti e col fianco trafitto da una lancia, hai fatto scorrere torrenti di salvezza, riplasmando con acqua e sangue quanti erano rovinati nella corruzione.

Inchiodato volontariamente al legno, o Gesù Dio, inchiodasti l’intelletto passionale di Adamo, con le tue venerabili ferite, feristi la moltitudine dei demòni.

Martyrikòn. Imitando la passione di colui che patì volontariamente nella carne, gloriosi martiri, sempre calmate le insanabili passioni e scacciate i mali degli uomini con la forza dello Spirito.

Gloria.

Ti definiamo uguale nella potenza e nella dignità, o Trinità, magnificando Dio Padre senza inizio, Figlio e santo Spirito, unica tearchia trisipostàtica.

E ora. Theotokìon.

Come ti vide inchiodato alla croce, Cristo Dio, colei che ti concepì nella carne gemendo esclamò: Così ti ha ricambiato, Figlio mio, un popolo ingrato?

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