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PERIODO DEL TONO PLAGALE SECONDO Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Oggi si compie la parola profetica: perché, ecco, noi adoriamo il luogo dove si posarono i tuoi piedi, Signore e gustando dell’albero della salvezza, otteniamo la liberazione dalle passioni del peccato, per le preghiere della Madre di Dio, o solo filantropo.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, o Cristo, si scossero le fondamenta della morte, o Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: abbi pietà di noi.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Speranza buona.

Sola agnella pura, Vergine Madre di Dio, vedendo pendere volontariamente dalla croce colui che dal tuo sangue puro si era incarnato, tu esclamavi, o Vergine, tra lacrime amare: Figlio mio paziente, io canto tutta la tua tremenda economia.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

La tua croce, Signore, è piena di santità: in essa infatti trovano guarigione i malati per il peccato; per essa, a te ci prostriamo. Abbi pietà di noi.

Signore, i giudei condannarono a morte te, vita di tutti; quanti per la verga di Mosè avevano attraversato a piedi il Mar Rosso, ti inchiodarono alla croce; quanti avevano succhiato il miele dalla pietra ti offrirono fiele: ma tutto volontariamente sopportasti per liberarci dalla schiavitù del nemico. O Cristo Dio, gloria a te.

Gloria. E ora.

Stavrotheotokìon. Speranza buona.

Stando presso la croce la Vergine Madre di colui che senza passione, oltre ogni comprensione, aveva partorito incarnato, gridava, lasciando scorrere lacrime materne: Non sopporto di vederti pendere morto, tu che dai il respiro a quanti vivono sulla terra, o mio Figlio e Dio.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Speranza buona del mondo.

Croce che scacci i demòni, curatrice degli infermi, forza e custode dei fedeli, vittoria dei re, vero vanto degli ortodossi, sostegno della Chiesa di Cristo: sii nostra sicurezza, baluardo e sentinella, o legno benedetto.

Martyrikòn. Luce perpetua per i giusti: poiché, resi luminosi in te, i santi risplendono sempre come astri, spegnendo la lampada degli empi; per le loro preghiere, Salvatore nostro, tu illuminerai la mia lampada, Signore e mi salverai.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Madre di Dio, non abbandonarmi nel tempo della mia vita: non affidarmi a una protezione umana, ma tu stessa soccorrimi e abbi pietà di me.

Canone stavròsimo. Acròstico: La venerabile passione del Sovrano canterò. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Colui che un tempo ha sepolto sotto i marosi il tiranno inseguitore, lo hanno sepolto sotto terra i figli dei salvati; ma noi come le fanciulle cantiamo al Signore. Gloriosamente infatti si è glorificato.

Con la tua venerabile passione onorasti l’umanità disonorata: perciò venerandoti con timore magnifichiamo e con fede glorifichiamo il tuo potere. Gloriosamente infatti si è glorificato.

Col tuo sangue, o Verbo, fermasti gli iniqui spargimenti di sangue e dalla sozzura della malizia purificasti la natura umana, o Onnipotente; perciò, noi salvati, glorifichiamo il tuo potere.

Stavrotheotokìon. La Vergine non sposata, vanto dei fedeli, vedendoti nella passione privo di bellezza, maternamente ti parlava e con affetto ti glorificava.

Canone della Theotòkos.

Acròstico alfabetico. Stesso irmòs.

Vergine incontaminata, gloriosa Maria piena di grazia, tu che procuri gioia, colma di divine grazie quanti divinamente t’inneggiano, affinché ti cantiamo un’ode grata.

Profondi i tuoi misteri, Madre di Dio! Poiché portando tra le braccia colui che le schiere di angeli non osano guardare, ti rivelasti Sovrana delle creature; perciò ti diciamo beata.

Tutta la stirpe dei mortali fu condannata alla corruzione della morte per l’assaggio dell’albero del progenitore; ma viene richiamata per te, Fanciulla, che generasti la vita incorruttibile.

Ode 3. Irmòs.

La creazione, vedendo appeso sul Calvario te, che senza appoggio hai sospeso tutta la terra sulle acque, si contraeva sbigottita e gridava: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Vedendo crocifisso e col cuore trafitto te, che hai sospeso la terra sulle acque e riconoscendoti, luce di tutti, il sole si coprì di tenebra.

Il maligno che un tempo ferì Adamo in paradiso, Signore longanime, fu ferito inguaribilmente dai tuoi chiodi, mentre i fedeli venivano sanati dalle loro ferite.

Stavrotheotokìon. Vedendo colpito da lancia il frutto del tuo grembo, santissima Vergine, il tuo cuore fu trafitto e gemendo dicevi: E’ questa dunque la gratitudine di questo popolo, Figlio mio!

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Avendomi frodato con inganno un tempo col desiderio della divinizzazione, il nemico, o Madre di Dio, mi gettò sulla terra, ma Cristo ebbe compassione di me e mi riplasmò prendendo carne dal tuo grembo.

La sentenza della maledizione antica, per la tua mediazione, Madre di Dio, venne meno, poiché il Signore sommamente buono, apparso in te, purissima, fece scorrere la fonte copiosa della benedizione.

Ezechiele profeta ti previde come porta della vita che il solo Signore incarnato avrebbe oltrepassato lasciandola chiusa, o Vergine, dopo esser passato, come l’Altissimo stesso sa.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo, Avvacùm, il tuo divino annientamento sulla croce, sbigottito gridava: tu hai infranto la forza dei sovrani, o buono, unendoti agli abitanti dell’ade, nella tua onnipotenza.

Fermando lo slancio di una mano tesa verso l’albero e volendo salvare i morti, o Signore, con la tua immolazione sull’albero della croce hai fatto scorrere dal tuo seno per i malvagi la redenzione.

Hai subito la passione, Salvatore, per salvarci nella tua somma bontà dalle passioni irragionevoli; gusti il fiele tu, fonte di dolcezza divina e con la morte mi procuri la vita.

Stavrotheotokìon. Senza dolore ti ho partorito: come ora ti vedo avere a che fare col dolore? Come sopporti questo, Figlio eterno? Così gridava la Vergine: Glorifico la tua longanimità.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

O eletta tra tutte le generazioni, tu che sola superi ogni onore, splendente di virtù, Vergine pura, fa’ rifulgere del tuo chiarore i tuoi cantori.

Nel tuo casto grembo, Madre di Dio, verginalmente concepisti nella carne il Signore Dio e Salvatore, che da ogni male libera tutti i tuoi cantori, Vergine pura e piena di grazia.

Il coro degli angeli incorporei attornia il tuo divino Figlio in cielo e sulla terra la stirpe umana, o Madre di Dio, con affetto a te canta: rischiara i nostri cuori con i riflessi del tuo splendore.

Ode 5. Irmòs.

Veglio davanti a te, che per la tua compassione per il caduto senza mutare svuotasti te stesso e fino a subire passione, Dio Verbo impassibile. Concedimi la pace, o filantropo.

Sei apparso morto sul Cranio, tu che con la passione della tua carne uccidesti l’ade e sospeso alla croce non avevi più forma, né bellezza, o Cristo, volendo abbellire me come filantropo.

Per fermare le passioni del primo Adamo ti lasciasti inchiodare alla croce e con la lancia che trapassava il tuo fianco distogliesti, Signore, la spada infocata affinché i tuoi servi possano infine entrare.

Stavrotheotokìon. Germogliasti dalla radice di Iesse, o Fanciulla e come fiore porti l’agricoltore del mondo, che dissecca i germogli dell’errore con la pianta della croce, patendo nella sua carne per compassione.

Canone della Theotòkos. Vedendo Isaia.

La scala che saliva al cielo, apparsa in immagine a Giacobbe, è lo sbalorditivo prodigio del tuo concepimento, o sposa divina, per cui in effetti Dio dimorò fra noi per divina condiscendenza per ricondurci alla vita primitiva.

Liberati per te dal dolore materno, o Genitrice di Dio, siamo divenuti colmi di consolazione poiché tu hai concepito la gioia e la letizia di tutto il mondo; per le tue preghiere salva e serba da ogni pericolo, o Vergine benedetta, i tuoi cantori.

Iniziato ai tuoi misteri, in visione divina Mosé vide la tua immagine nel roveto incombusto nel fuoco poiché in te, divina sposa, che superi ogni creatura, dimorò senza bruciarti il Creatore.

Ode 6. Irmòs.

Fu preso Giona, ma non trattenuto nel ventre del mostro marino: poiché era figura di te, che hai patito e sei stato posto in una tomba, egli balzò fuori dal mostro come da un talamo e gridava alle guardie: Voi che custodite vanità e menzogne, avete abbandonato la misericordia che era per voi.

Incrociando le mani per benedire i suoi figli, Giacobbe prefigurò la tua santa croce: quando vi salisti, o altissimo Dio, liberasti la stirpe umana dall’antica maledizione e facesti splendere la benedizione su chi ti benedice, Creatore e Salvatore sommamente buono.

Prefigurando la tua passione, Mosé alzò un tempo il serpente di bronzo liberando quanti lo guardavano dal morso velenoso dei serpenti: per la tua crocifissione, infatti, o Verbo, tutti noi fedeli siamo liberati dalla malizia del serpente maledetto da Dio.

Stavrotheotokìon. Vedendo la crocifissione del pastore e Sovrano di tutti, l’agnella Madre gridava piangendo: Che cos’è, Figlio mio, questo mistero muovo, che cos’è questa morte che accetti di subire tu, per natura immortale, volendo però salvare dalla tomba i mortali?

Canone della Theotòkos.

Stesso irmòs.

Le figure della Legge, Vergine Madre di Dio e gli oracoli dei profeti palesemente mostrarono che avresti concepito il Salvatore di tutti e il benefattore di tutto il creato, che molte volte e in molti modi colmò di beni quanti con affetto e fede ti glorificano, o Sovrana pura.

Per l’inganno dell’omicida nemico di Dio i nostri progenitori furono allontanati dal paradiso, ma alle sue delizie tu, Madre di Dio, li riconduci generando il Salvatore e Signore, che, nella sua potenza divina, patì crocifissione e sepoltura.

Colui che dal non essere plasmò l’universo con la sua potenza creatrice e la sua volontà divina, uscì uomo e Dio dal tuo grembo, o pura Vergine, per rischiarare col suo divino splendore quanti un tempo stavano nelle tenebre dell’errore.

Ode 7. Irmòs.

Indicibile prodigio: colui che nella fornace ha liberato i santi fanciulli dal fuoco, è deposto in una tomba morto, senza respiro, per la salvezza di noi che cantiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Tremò di timore la terra, quando fosti condannato alla croce: il sole, vedendoti, sospese la sua luce; quanti erano nelle tenebre videro la luce della tua venuta cantando: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Colpito dalla canna e coronato di spine come un re, nella tua benevolenza hai patito oltraggi, o Salvatore, Cristo nostro Dio, al quale cantiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Stavrotheotokìon. Accetti la croce, diceva vedendoti la Madre di Dio, la mia anima è colma di dolore; tu muori, o eterno Figlio, donando la vita a quanti cantano: Dio redentore, tu sei benedetto.

Canone della Theotòkos.

Stesso irmòs.

Come regina vestita degli ornamenti dorati del tuo splendore, ti ha amato il tuo Figlio e Signore per salvare quanti a te inneggiano: Benedetto il frutto del tuo grembo, o pura.

Trovando una rosa pura tra le spine, o purissima, il Signore colmò di grazie profumate dello Spirito noi, che compunti inneggiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

I divini profeti, vedendo i segni del tuo concepimento divino, acclamavano con gioia, o purissima: Dio verrà dalla Vergine per liberare quanti a lui inneggiano: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Sbigottisci tremando, o cielo e si scuotano le fondamenta della terra: perché ecco, è annoverato tra i morti il Dio che è negli eccelsi ed è ospitato in una piccola tomba; fanciulli, beneditelo, sacerdoti, celebratelo, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Bevi il calice desiderato, o Cristo, per la passione della croce, versando dal tuo fianco vivifico per colui che morì per la costola, le fonti del perdono affinché a te inneggi: Sacerdoti, benedite, popolo esaltate per tutti i secoli.

Quando l’iniquo popolo ti condannò al supplizio della croce in mezzo ai criminali, tremò la terra e tutti con timore inneggiavano: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Dio eccelso e Figlio eterno, tu sopporti oltraggi, sputi e croce, colpito per scherno con la canna. Così gridava la Madre di Dio: Glorifico la tua magnanimità che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

A Daniele, profeta divinamente ispirato, ti sei mostrato come monte non tagliato: poiché da te, fanciulla, senza mano d’uomo fu tagliata una pietra, Cristo, unico Dio, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Con inni gli strateghi di lassù sempre glorificano il tuo parto, o pura e a te, fanciulla sempre vergine, con gioia con noi inneggiano come Genitrice di Dio, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Coi raggi del tuo splendore, illumina ora quanti ti venerano come vera Madre di Dio, pura genitrice della luce, poiché apparisti dimora della luce, o Vergine a quanti con fede a te gridano: Salve, piena di grazia e glorificata per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Non piangere per me, Madre, vedendo nella tomba il Figlio che senza seme concepisti in grembo: perché io risorgerò e sarò glorificato e poiché sono Dio, senza sosta innalzerò nella gloria quanti con fede e affetto ti magnificano.

Per redimere dalla corruzione, nella tua bontà, colui che si era corrotto avendo mangiato il piacevole frutto dell’albero, o solo Salvatore, accettasti di essere crocifisso nella carne e messo a morte: e noi senza sosta cantiamo, o Gesù, la tua grande compassione e potenza.

O quali dolori sopportasti, disteso sulla croce, per sollevare me da terribili dolori, o Salvatore! E come, incoronato di spine hai strappato tutte le spine delle passioni! E come, abbeverato di aceto hai versato per noi un calice di letizia!

Stavrotheotokìon. Tu porti colui che tutto porta e tieni tra le mani come infante colui che ci strappò alla mano del nemico che ci osteggia, o Sovrana pura; e guardi, innalzato sul legno della croce, colui che ci strappò alla fossa del vizio.

Canone della Theotòkos. Stesso Irmòs.

Tu sei soprannaturalmente divenuta, o Genitrice di Dio, colei che ci procura gioia eterna e vita, o pura, perché generasti il Salvatore di tutti, colui che veramente ha tolto ogni lacrima dalla faccia della terra e a tutti ha assegnato la gioia.

Davide tuo progenitore, salmeggiando, ti chiamò simbolicamente arca e Mosè, il veggente, urna d’oro della divina manna o pura, perché tu hai accolto in te, o Madre di Dio, colui che è sempre nel seno paterno: perciò con inni ti glorifichiamo.

Sei realmente più elevata di tutto il creato, poiché generasti nella carne il Dio delle creature: perciò ti abbiamo come protettrice, o Sovrana, come salda speranza e muro fortificato e speriamo di giungere, grazie a te, alla salvezza.

Apòsticha delle lodi, stavròsima.

La mia speranza è nella croce, o Cristo e gloriandomi in essa, esclamo: O Signore amico degli uomini, abbatti l’arroganza di chi non ti confessa come Dio e uomo.

Protetti dalla croce come da un muro, affrontiamo il nemico senza temerne le arti e le insidie: il superbo, infatti, è stato annientato e giace calpestato per la potenza di Cristo, confitto alla croce.

Martyrikòn. Signore, nella memoria dei tuoi santi, tutto il creato festeggia: esultano i cieli con gli angeli e la terra si allieta con gli uomini; per le loro suppliche, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sono stato confitto al legno come uomo e sono morto e nella tomba sono stato deposto come un mortale, ma come Dio, o Madre pura, o Vergine, di nuovo io risorgo nella gloria il terzo giorno.

Alla Liturgia

Stichirà delle Beatitudini (Makarismì).

Ricordati di me, Dio mio Salvatore, quando verrai nel tuo regno e salvami, o unico filantropo.

Con le mani stese sul legno, abbracciasti tutte le genti che cantano la tua buona compassione, o Cristo nostro Dio.

Inchiodato volontariamente sul legno, o Cristo, col tuo potere spezzasti del tutto i pungiglioni del distruttore.

Martyrikòn. Deliziandovi dei supplizi, o atleti, diventaste degni della delizia del paradiso, pregando senza sosta per il mondo.

Gloria.

Signore, Padre e Figlio e Spirito coregnante, da tutte le pene strappaci.

E ora. Stavrotheotokìon.

Vedendoti steso sulla croce, la Vergine gemeva piangendo; per le sue preghiere salvaci, Signore.