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IL PATRIARCA ECUMENICO TRA LE ROVINE DEL SACRO MONASTERO DELLA VERGINE FANEROMENI A CIZICO

IL PATRIARCA ECUMENICO TRA LE ROVINE DEL SACRO MONASTERO DELLA VERGINE FANEROMENI A CIZICO

IL PATRIARCA ECUMENICO TRA LE ROVINE DEL SACRO MONASTERO DELLA VERGINE FANEROMENI A CIZICO

Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha presieduto la Divina Liturgia domenica 23 agosto 2026, in occasione della conclusione della festa della Dormizione della Madre di Dio (i “Nove Giorni”), tra le rovine del Sacro Monastero della Panagia Faneromeni a Cizico.

Hanno concelebrato con Sua Santità Sua Eminenza il Metropolita Bartolomeo di Smirne e Sua Eccellenza il Vescovo Nicola di Amatunte, gerarca della Chiesa di Cipro.

Hanno assistito alla liturgia le Loro Eminenze i Metropoliti Gheron Emmanuil di Calcedonia, Elpidophoros d’America e Maximos di Silivria, insieme a membri del clero, monaci, Arconti Ufficiali della Grande Chiesa di Cristo, discendenti dei profughi artacheni provenienti da Nea Artaki in Eubea e da altre regioni della Grecia, nonché pellegrini giunti da Costantinopoli e da Imbro. Erano presenti il Sindaco e il Vicesindaco di Artaki (Erdek) e altri rappresentanti delle autorità locali.

Al termine, Sua Santità ha celebrato un trisagio per il riposo delle anime del compianto Patriarca Gioacchino III – che conferì al Monastero il titolo di Stavropigio Patriarcale – e di tutti coloro che hanno servito in questo luogo sacro.

Nel discorso pronunciato dopo il congedo, il Patriarca, visibilmente commosso, ha fatto riferimento al pellegrinaggio di quest’anno tra le rovine del Sacro Monastero della Faneromeni, un tempo splendido e magnifico, che costituiva un luogo di culto di somma sacralità per gli abitanti di Artaki e per tutti i fedeli della regione circostante.

“Dio ha concesso anche quest’anno che venissimo nella storica Cizico per celebrare la conclusione della venerabile festa della santissima Dormizione e Transito al cielo della nostra benedetta Signora, la Madre di Dio e Sempre Vergine Maria! Quale grazia! Quale benedizione! Quale gioia ed esultanza! Qui, tra i venerabili resti dell’antico Monastero della Faneromeni di Cizico, terra degli antichi Pelasgi e dei Romani Bizantini, siamo venuti per la prima volta nel 2015, dopo il triste 1922, celebrando la festa della Faneromeni dopo 93 anni di silenzio. E oggi siamo di nuovo qui! Pieni di speranza, devoti, commossi, con tutto il desiderio della nostra anima rivolto alla Madre di Dio, che ha donato all’umanità il Dio-Uomo. Volgiamo lo sguardo verso Colei che è ‘più alta dei cieli e più pura dei raggi del sole’, la quale ha consegnato l’anima e il corpo nelle mani del Salvatore nostro da Lei generato; guardiamo a Colei attraverso la quale è avvenuta la salvezza dell’intero genere umano!”.

Il Patriarca ha poi ricordato che al Fanar è custodita l’icona patronale e miracolosa della Panagia Faneromeni, trasferita dal Monastero un secolo fa.

“Mentre assistiamo alla liturgia stando sul martirico Trono Patriarcale nella veneranda Chiesa Patriarcale, di fronte a noi vediamo la celebre icona della Faneromeni, ospitata al Fanar ormai da un secolo. È Lei che accoglie i segreti sospiri del nostro cuore patriarcale! È Lei che ascolta le nostre devote suppliche e intercessioni per la Grande Chiesa, per la stirpe, per l’Ortodossia intera nel mondo, per l’uomo che soffre e per la pace dell’universo! La Faneromeni rivela misticamente la certezza dell’amore di Dio, la verità della divina misericordia, la sicurezza della speranza in Cristo! Insieme al Patriarca, la moltitudine dei fedeli riuniti nella Cattedrale della Grande Chiesa depone ai piedi della Faneromeni il proprio profondo rispetto e la propria incrollabile speranza! La Faneromeni ci santifica giorno e notte, ci accompagna nelle ore difficili della quotidianità e in ogni circostanza eccezionale. La Faneromeni è il nostro rifugio e il nostro sostegno.

Comprendete, fratelli e figli, il nostro naturale e vivo desiderio di venire oggi anche in questa antica e ormai deserta dimora della Madre di Dio, nel suo monastero in rovina – che dal 1903 è un venerabile Stavropigio Patriarcale per pia decisione del nostro compianto predecessore Gioacchino III il Magnifico – e di rendere onore al luogo in cui per molti secoli la Madre di Dio è stata venerata, innumerevoli anime sono rinate, la virtù cristiana ha diffuso il suo profumo, il Nome di Dio è stato glorificato ed è stata magnificata la devozione degli ortodossi! Queste rovine intorno a noi emanano grazia e santificazione! Sono sante reliquie di una fede viva, araldi silenziosi ma eloquenti della grandezza di Cristo e dei benefici che la Sua Santa Madre ha profuso sui nostri padri e sulla nostra stirpe! Baciamo spiritualmente ogni palmo di terra, ogni pietra, ogni granello di malta, ogni frammento di tegola! Perché tutto porta in sé la grazia della Faneromeni, tutto testimonia la sua ‘splendida gloria’, che brilla dei fulgori increati della gloria divina di suo Figlio!”.

Il Patriarca Ecumenico ha inoltre fatto riferimento al particolare onore che i fedeli ortodossi tributano alla Santissima Madre di Dio. “La devozione popolare parla dei ‘Nove Giorni della Panagia’. La nostra Panagia non ha certo bisogno di preghiere in suffragio!”, ha affermato Sua Santità, continuando: “È Lei che ricorda incessantemente alla memoria di suo Figlio tutti noi, tutti i cristiani, l’umanità intera! Lei stessa è la memoria vivente di tutto il genere umano davanti al Signore della vita e della morte! ‘E anche dopo la morte vivente’, salva sempre con le sue intercessioni gradite a Dio la sua eredità, vale a dire tutti noi, che il Signore e Dio suo le ha affidato dall’alto della Croce. Non festeggiamo dunque un ‘suffragio dei nove giorni’, bensì la radiosa conclusione di questa grande festa della Madre di Dio, che giustamente chiamiamo anche ‘la Pasqua d’estate’!”.

In un altro passaggio del suo discorso, Sua Santità ha sottolineato:
“Ben fatto, dunque, fratelli e figli, che siamo accorsi tutti con passo gioioso a rendere onore alla sua solenne festa qui, in un luogo a lei molto familiare e caro; in una casa dove per secoli il suo cuore ha esultato per le fatiche ascetiche dei Padri del Monastero e per la devozione degli abitanti di Artaki e di tutti i cristiani della penisola di Cizico, della Misia, delle isole di Marmara e di tutte le regioni circostanti. Possa la nostra preghiera essere ben accetta e possiamo noi ripartire tra poco colmi della grazia e della benedizione della Madre di Dio! Possano essere ascoltate le nostre suppliche per la pace del nostro mondo turbato, per la stabilità delle sante Chiese di Dio e per l’illuminazione di coloro che stringono tra le mani i destini dei popoli!”.

Il Patriarca si è congratulato con tutti coloro che sono giunti per onorare la Vergine, così come con “tutti coloro che si sono prodigati per la preparazione della festa”, menzionando in modo particolare i Metropoliti di Calcedonia e di Silivria che si sono uniti nella preghiera.

Ha poi ringraziato, in lingua turca, il Governatore della regione, il Prefetto e il Sindaco di Artaki per il permesso accordato e per tutte le facilitazioni concesse per la celebrazione della Divina Liturgia in questo luogo storico, che oggi appare “abbracciato” da una vegetazione lussureggiante e da un fitto bosco.

Traduzione da: ec-patr.org – Foto: Nikos Papachristou

 

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