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IL PATRIARCA ECUMENICO A BUDAPEST IN UNGHERIA

IL PATRIARCA ECUMENICO A BUDAPEST IN UNGHERIA

IL PATRIARCA ECUMENICO A BUDAPEST IN UNGHERIA

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo è arrivato venerdì 4 settembre 2026 all’Aeroporto Internazionale di Budapest, dove è stato accolto dal metropolita locale Arsenios d’Austria ed Esarca d’Ungheria, affiancato dai suoi vescovi ausiliari Paisios di Apamea e Maximos di Ariste.

A nome del governo, Sua Santità è stato accolto dall’Eccellentissima Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri, la signora Anita Orbán. All’accoglienza erano presenti anche gli Eccellentissimi Ambasciatori di Grecia e Cipro, i signori Spyridon Voulgaris e Omeros Mavromatis. Subito dopo, Sua Santità si è recato al Centro di Dialogo Ortodosso “Fanarion” del Patriarcato Ecumenico, nel centro di Budapest, dove ha reso omaggio nella Chiesa dei Tre Santi Gerarchi e ha poi visitato i locali del Centro. Sabato 5 settembre si terrà l’inaugurazione (apertura delle porte) della Chiesa e del Centro Ortodosso da parte di Sua Santità.

Il Patriarca Ecumenico è accompagnato dal Metropolita Gheron Emmanouil di Calcedonia, dal Metropolita Serapion di Paramythia, Filiates e Giromeri, dal Grande Ecclesiarca Aetios, Direttore dell’Ufficio Patriarcale Privato, dall’Egumeno del Monastero di Iviron l’Archimandrita Nathanael, dal Terzo Diacono p. Epifanios, dal Direttore dell’Ufficio Stampa e Comunicazione del Patriarcato Ecumenico Nikolaos-Georgios Papachristou e dal sig. Themistoklis Karanikolas, tra i dipendenti patriarcali.

Nel pomeriggio, il Patriarca ha parlato ai partecipanti al 27° Congresso Internazionale della «Società per il Diritto delle Chiese Orientali» (Society for the Law of the Eastern Churches – SLEC), che si è svolto in questi giorni a Budapest e nel quale hanno parlato, da parte del Trono Ecumenico, i reverendissimi Metropoliti Job di Pisidia, Maximos di Selyvria e il Grande Ecclesiarca p. Aetios.

Il Patriarca è stato salutato dal reverendissimo Metropolita Grigorios di Peristeri, metropolita della Chiesa di Grecia e membro del Congresso. Erano presenti, oltre ai membri del Congresso, anche Metropoliti del Trono giunti a Budapest per l’inaugurazione del Centro “Fanarion”, dove ha avuto luogo il discorso patriarcale, tra i quali anche il Metropolita Polykarpos d’Italia.

Discorso di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ai partecipanti al 27° Congresso Internazionale della Società per il Diritto delle Chiese Orientali presso il Centro di Dialogo Cristiano Ortodosso “FANARION” (Budapest, 4 settembre 2026)

Eminenze ed Eccellenze,
Onorevole Presidente e Consiglio Direttivo della Società per il Diritto delle Chiese Orientali,
Stimati Professori e Membri della Società,
Cari fratelli e sorelle nel Signore,

È con particolare gioia che vi incontriamo al nostro arrivo in questa bellissima città di Budapest, a conclusione dei lavori del 27° Congresso Internazionale della Società per il Diritto delle Chiese Orientali. Ringraziamo calorosamente il Presidente uscente della Società, Sua Eminenza il Metropolita Grigorios di Peristeri, per il suo gentile invito a rivolgerci di persona ai partecipanti al Congresso e per i suoi instancabili sforzi durante il suo mandato presidenziale. Ci congratuliamo anche con il neoeletto Presidente della Società, il Professor Péter Szabó, grazioso ospite del Congresso di quest’anno, ed estendiamo a lui e agli altri nuovi membri del Consiglio Direttivo della Società la nostra benedizione patriarcale per un mandato fruttuoso ed edificante.

La Società per il Diritto delle Chiese Orientali non è mai stata, per noi, un’istituzione lontana o estranea. È “carne della nostra carne”. Come giovane Archimandrita, appena tornato dai nostri studi di dottorato in Diritto Canonico Orientale presso il Pontificio Istituto Orientale a Roma, abbiamo avuto il privilegio di essere annoverati tra i membri fondatori della Società nel 1969 e di servirne come primo Vicepresidente. Nei decenni successivi, abbiamo avuto la gioia di contribuire con articoli scientifici a molti dei suoi Congressi Internazionali e, più recentemente, nel settembre del 2019, di tornare nelle aule della nostra alma mater per tenere il discorso di apertura in occasione del cinquantesimo anniversario della Società — un evento che ricordiamo con particolare emozione, circondati come eravamo dal ricordo dei nostri amati professori e, soprattutto, del nostro relatore di dottorato, il mai dimenticato Padre Ivan Žužek, al quale, insieme all’altrettanto indimenticabile Professor Hamilcar Alivizatos, si deve la fondazione stessa della nostra Società. È proprio a causa di questo legame durato una vita che seguiamo con tanto affetto paterno e genuino interesse il florido lavoro della Società.

Ci rallegriamo che le vostre deliberazioni accademiche si concludano con il nostro incontro in questo giorno, che la Divina Provvidenza ha stabilito anche per l’inaugurazione qui, in questa stessa città, del nuovo Centro di Dialogo Cristiano Ortodosso del Patriarcato Ecumenico, frutto di oltre un decennio di duro lavoro di Sua Eminenza il Metropolita Arsenios d’Austria ed Esarca d’Ungheria e dei suoi validi collaboratori, con i quali ci congratuliamo di cuore per il completamento di questo meraviglioso edificio, al quale abbiamo dato il nome di “Fanarion”. Sebbene sorga qui a Budapest, questo nuovo Centro porta nel suo stesso nome la memoria vivente del Fanar, la sede storica della Chiesa di Costantinopoli. Il “Fanarion”, proprio come il Fanar, è da noi concepito come una casa permanente per l’incontro inter-ortodosso, inter-cristiano e inter-religioso — un focolare dove teologi, canonisti, studiosi, uomini e donne di buona volontà di ogni confessione cristiana, e in effetti di altre tradizioni religiose, possono riunirsi nello spirito del dialogo, del rispetto reciproco e della paziente ricerca della verità nell’amore.

Tra gli scopi principali che abbiamo immaginato per questo Centro c’è proprio quello che costituisce, secondo l’Articolo 4 dello Statuto della nostra Società, una delle sue missioni fondamentali: vale a dire, mettere la competenza accademica e canonica dei suoi membri al servizio del Dialogo Teologico Ufficiale tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa. Come abbiamo avuto modo di osservare al Pontificio Istituto Orientale nel 2019, gli strumenti normativi ecclesiali delle nostre due Chiese sorelle non sono meri “muri giuridici” che separano chi è dentro da chi è fuori dalla Chiesa, ma componenti essenziali per il progresso dello stesso movimento ecumenico. È la nostra fervida speranza che il “Fanarion” diventi, insieme alla nostra venerabile Società, un vero laboratorio di “ecumenismo giuridico”, offrendo i frutti degli studi canonici alle deliberazioni della Commissione mista internazionale, e servendo così, nel suo modo modesto ma sincero, la sacra causa del ripristino della piena comunione tra le nostre Chiese.

Siamo particolarmente lieti della scelta del tema di questo Congresso, “Il Vescovo di Roma: Orizzonti futuri da antiche tradizioni per cattolici e ortodossi”, che tocca questioni che sono al cuore stesso delle preoccupazioni teologiche e del patrimonio canonico del Patriarcato Ecumenico. Permetteteci, dunque, cari amici, di condividere con voi alcune riflessioni suscitate da questo tema di estrema attualità per il continuo dialogo teologico tra le nostre due Chiese.

Fu l’allora Professor Joseph Ratzinger dell’Università di Ratisbona, molti anni prima di essere chiamato lui stesso a sedere sul Soglio di Roma come Papa Benedetto XVI, a formulare l’ormai celebre principio: “Roma non può esigere dall’Oriente più di una dottrina del primato rispetto a quanto è stato formulato e vissuto nel primo millennio”. Con queste parole, il futuro Papa Benedetto indicava la via del ritorno al comune patrimonio patristico della Chiesa indivisa come misura e criterio corretto per qualsiasi comprensione contemporanea del primato. E specificava, inoltre, che l’essenza di questo insegnamento primaziale del primo millennio era già stata espressa in modo assai eloquente dal nostro predecessore di benedetta memoria, il Patriarca Ecumenico Atenagora, quando, in occasione della visita di Papa Paolo VI al Fanar, il 25 luglio 1967, si rivolse al Vescovo di Roma come “successore di Pietro, il primo in onore tra noi, colui che presiede nell’amore”.

Questa felice espressione del Patriarca Atenagora — “colui che presiede nell’amore”, un’espressione tratta dall’antico saluto di Sant’Ignazio di Antiochia alla Chiesa di Roma — racchiude, in poche parole, l’intera comprensione ortodossa del primato romano: un primato di servizio amorevole, esercitato all’interno, e mai al di sopra, della comunione delle Chiese sorelle. La comprensione di questo primato da parte del Patriarca Atenagora era, in effetti, inseparabilmente legata all’antica istituzione della Pentarchia dei Patriarchi, all’interno della quale il Papa di Roma era riconosciuto come “primo tra pari” — primus inter pares — precisamente come il “Patriarca dell’Occidente”.

L’istituzione della Pentarchia — le cinque grandi antiche Sedi di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme — ha costituito, durante il primo millennio cristiano, la struttura stessa entro la quale l’unità della Chiesa universale ha trovato la sua espressione ecclesiale più visibile. Fu Anastasio il Bibliotecario, lo studioso romano del IX secolo, a giustificare questo sacro ordine con una analogia molto efficace: come il corpo umano è governato armoniosamente dai suoi cinque sensi, così anche l’unico Corpo di Cristo, la Chiesa, è tenuto insieme e giustamente ordinato attraverso la concordia delle sue cinque Sedi Patriarcali. Nel primo millennio, questa communio patriarcharum — questa comunione e concelebrazione dei Patriarchi, ciascuno presiedente al proprio posto ma tutti legati insieme nell’unica fede e nell’unico calice eucaristico — era, in verità, il segno più visibile dell’unità della Chiesa universale.

Siamo mossi, in questa occasione, a ricordare l’insegnamento del nostro relatore di dottorato, Padre Žužek, il quale insisteva, già mezzo secolo fa, sul fatto che l’antico titolo del Papa, “Patriarca dell’Occidente”, non era affatto un mero titolo onorifico tra gli altri, ma un titolo dotato di reale sostanza, corrispondente a concreti diritti patriarcali, pur non essendo, come vorremmo umilmente aggiungere, l’espressione di una giurisdizione universale e immediata.

È stato, pertanto, con grande dispiacere che il Patriarca Ecumenico ha accolto la decisione di Papa Benedetto XVI — al quale la nostra Modestia ha avuto, più recentemente, il singolare onore di succedere come membro associato straniero dell’Académie des Sciences Morales et Politiques dell’Institut de France a Parigi — di rimuovere tra i suoi titoli elencati nell’Annuario Pontificio dell’anno 2006, l’antico e venerabile titolo di “Patriarca dell’Occidente”, mantenendo invece altri titoli come “Vicario di Cristo” e “Sommo Pontefice della Chiesa Universale”. Come il Patriarca Ecumenico ebbe modo di dichiarare formalmente all’epoca, è precisamente il solo titolo di “Patriarca dell’Occidente”, tra i vari titoli papali, che trova la sua origine ed accettazione nella Chiesa indivisa del primo millennio, e che rimane organicamente legato all’ecclesiologia della Pentarchia; mentre i titoli che implicano una giurisdizione universale e immediata si conciliano difficilmente con la nozione stessa di “Chiese sorelle”, una nozione così cara sia al Patriarca Atenagora che a Papa Paolo VI, e rischiano di oscurare, anziché chiarire, il cammino verso il ripristino della piena comunione ecclesiale.

È stato per questo motivo che la nostra Modestia non ha mancato, negli anni successivi, di sollevare la questione direttamente con il successore di Papa Benedetto, il compianto Papa Francesco, di benedetta ed eterna memoria, il quale ha accolto le nostre preoccupazioni con la sua caratteristica apertura e gentilezza, e ci ha assicurato la sua intenzione di ripristinare il titolo al momento opportuno e propizio. Quel momento è arrivato, nella provvidenza di Dio, dopo il riposo nel Signore del Papa emerito Benedetto, alla fine del 2022; e nell’Annuario Pontificio per l’anno 2024, il titolo di “Patriarca dell’Occidente” è stato discretamente ripristinato al suo giusto posto tra i titoli del Vescovo di Roma. Cogliamo questa occasione per ribadire davanti a voi, stimati amici e compagni di lavoro nella vigna dell’unità cristiana, la sentita soddisfazione con cui il Patriarca Ecumenico ha accolto questo sviluppo — un passo piccolo ma tutt’altro che insignificante, eloquente nel suo simbolismo e incoraggiante per la continuazione del nostro dialogo teologico.

Consideriamo il ripristino di questo titolo un segno positivo e di speranza, in particolare alla luce del significato duraturo che l’istituzione della Pentarchia conserva per il mondo contemporaneo e per il futuro dell’ecumene cristiana. Proprio perché attribuiamo tanta importanza a questa antica istituzione e alla responsabilità pastorale che essa comporta, la nostra Modestia, nella continua assenza della piena comunione con l’Antica Roma, ha recentemente indirizzato una Lettera ai nostri amati fratelli, i Patriarchi degli altri tre antichi Troni dell’Oriente — Alessandria, Antiochia e Gerusalemme — invitandoli a una fraterna Synaxis in occasione della festa patronale della Chiesa di Costantinopoli, il 30 novembre, affinché insieme, come i quattro restanti antichi Troni Apostolici legati dal debito storico e teologico lasciatoci in eredità dai Santi Padri e dai Concili Ecumenici, potessimo conciliarmente discernere le grandi e pressanti sfide che si presentano al popolo di Dio che porta il nome di Cristo in un mondo che cambia rapidamente.

In quella Lettera, abbiamo avuto modo di osservare che la nostra Santa Chiesa Ortodossa, come un vascello spirituale che naviga sotto la protezione divina tra le onde della storia attraverso i secoli, è sostenuta da questi venerabili e antichi Patriarcati dell’Oriente, che si ergono come pilastri incrollabili e fondamenta intatte della Tradizione Apostolica, e che, insieme alla Chiesa dell’Antica Roma, costituivano nel primo millennio la lira a cinque corde della Chiesa universale, partecipando attivamente ai Sette Santi Concili Ecumenici e “dispensando rettamente la parola della verità”. È con non poco dolore che riconosciamo come, privati ormai da un intero millennio del cammino comune della Chiesa di Roma — a causa della rottura della comunione, che, volesse Dio non fosse mai avvenuta, ha squarciato la tunica senza cuciture del Signore — noi, i restanti antichi Troni dell’Oriente, portiamo una responsabilità pastorale corrispondentemente intensificata: affermare la continuità storica della Fede Apostolica e rendere una testimonianza incrollabile all’Ortodossia.

Eppure, desideriamo ugualmente affermare, davanti a questa distinta assemblea di canonisti e teologi, che questo dolore è inseparabile dalla speranza. Attendiamo, per grazia e aiuto dall’alto, il ripristino della piena comunione con la Chiesa di Roma all’interno dell’unico Corpo della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, affinché la Pentarchia possa essere di nuovo integra e la “lira a cinque corde” della Chiesa universale possa risuonare ancora nella pienezza della sua antica armonia.

Cari amici, partecipanti a questo fruttuoso Congresso, mentre i vostri lavori accademici qui a Budapest giungono al termine e mentre inauguriamo questa nuova casa di dialogo, desideriamo esprimere, ancora una volta, la nostra gratitudine patriarcale per la vostra incrollabile dedizione al servizio del Diritto Canonico come autentico strumento di unità cristiana. Possa la Società per il Diritto delle Chiese Orientali continuare, per molti anni a venire, ad essere una fedele e creativa promotrice di ecumenismo giuridico, e possa il neonato “Fanarion” diventare, negli anni a venire, un vero crocevia di incontro tra i cristiani di ogni confessione e, in effetti, tra tutti coloro che cercano Dio in sincerità.

Invochiamo su tutti voi, sulle vostre famiglie, sulle vostre istituzioni accademiche e sul continuo lavoro della nostra Società, la ricca grazia e l’infinita misericordia del nostro Signore e Gd e Salvatore Gesù Cristo, attraverso l’intercessione dei due fratelli Apostoli, San Pietro il Corifeo e Sant’Andrea il Primo Chiamato.

Grazie per la vostra cortese attenzione! Che Dio vi benedica tutti! Benvenuti al Fanarion!

Il Patriarca ha celebrato l’inaugurazione del Centro “Fanarion” a Budapest

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha celebrato oggi, sabato 5 settembre 2026, l’inaugurazione (apertura delle porte) della Sacra Chiesa dei Tre Gerarchi e del Centro Cristiano Ortodosso di Dialogo “Fanarion” del Patriarcato Ecumenico, nel centro di Budapest, alla presenza delle autorità locali e di molti gerarchi del Trono, tra cui il nostro Metropolita Polykarpos d’Italia. Dopo la benedizione dell’acqua, il Patriarca ha presieduto la Divina Liturgia che è stata celebrata nella Sacra Chiesa dei Tre Gerarchi. Oggi il Patriarca celebrerà l’inaugurazione della Chiesa e del Centro Ortodosso.

Fonte: ec-patr.org / fos fanariou – Foto: Nikos Papachristou

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