TEMPO DEL CREATO IMMERSIONE IN ACQUA VIVA (Ez. 47,9-12)
TEMPO DEL CREATO IMMERSIONE IN ACQUA VIVA (Ez. 47,9-12)
TEMPO DEL CREATO
IMMERSIONE IN ACQUA VIVA (Ez. 47,9-12)
Una preghiera ecumenica per il tempo del creato, incentrata sul tema “Immersione in acqua viva, Ez.47,9-12”, si è tenuta a Trieste, mercoledì 16 settembre 2026. La preghiera, iniziata nella Chiesa Romano Cattolica di Sant’Antonio Nuovo, è proseguita in processione verso la Chiesa Serbo Ortodossa di San Spirirdione. Guida dal Vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi unitamente al vescovo Andrej della Diocesi Ortodossa Serba per Svizzera, Italia e Malta e dal vescovo Athenagoras per la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, si è articolata in momenti di preghiera, di canti, letture e meditazioni dei tre vescovi. Presenti i parroci ortodossi serbo e greco di Trieste, numerosi sacerdoti cattolici e un buon gruppo di fedeli, appartenenti alle varie chiese.
Il vescovo Andrej ha sottolineato l’importanza di questo appuntamento, in modo particolare a Trieste dove, da sempre, convivono in armonia tante comunità differenti e ha affermato la importanza di ricordare il creato, donatoci da Dio, davanti alle tante sfide di questi tempi. Il vescovo Enrico ha sottolineato che, anche se restano le differenze, esse sono viste con rispetto, espressione di una storia che ci ha divisi ma che ora ci vede insieme a camminare per le strade a testimoniare la fede in Cristo e la responsabilità per la giustizia, la pace, la salvaguardia del creato. Il vescovo Athenagoras ha evidenziato il significato dell’acqua per i Cristiani.
Alla fine dell’incontro, la Comunità Ortodossa Serba di San Spiridione ha offerto a tutti i partecipanti un meraviglioso rinfresco (Tutti cibi da digiuno, essendo mercoledì), cha ha ancora una volta unito i partecipanti in un bel momento di festa. (n.d.r.)
Di seguito la meditazione del Vescovo Athenagoras di Terme:
IMMERSIONE IN ACQUA VIVA (Ez. 47, 9-12)
Trieste, 16 Settembre 2026
Nella Tradizione della Chiesa d’Oriente, l’acqua ha sempre rappresentato un elemento fondante partendo dall’insegnamento di Cristo. Non solo nel Battesimo nel Fiume Giordano, ma fin dal libro della Genesi e arrivando alla Crocifissione del Salvatore, dal cui costato uscirà Sangue e Acqua, questo elemento è stato presente e simbolo o segno di tanti momenti della vita terrena del Signore. Tutto questo è entrato nella Tradizione della Chiesa Nascente e ha sviluppato elementi teologici e liturgici che sono presenti nella Chiesa Ortodossa. Uno dei momenti più rilevanti è appunto la Grande benedizione, o meglio santificazione, delle acque, che si tiene il 6 gennaio nella Festa delle Luci, o della Teofania o Epifania del Signore, il Suo Battesimo da parte di Giovanni nel Giordano.
Di origine palestinese, dalle rive del Giordano e dalle sue zone limitrofe, questo rito si è col tempo diffuso in tutto il mondo cristiano, e ancora oggi viene celebrato in tutte le Chiese. La composizione delle preghiere è comunemente attribuita a san Sofronio patriarca di Gerusalemme. La consuetudine della benedizione delle acque alla vigilia delle Teofanie fu introdotta da Pietro Fullone, patriarca di Antiochia (†488). Dopo i vespri del 5 sera e dopo la Liturgia del 6 gennaio, celebranti e popolo si recano presso un corso d’acqua, una fonte o in riva al mare. Laddove non sia possibile recarsi in un luogo con presenza di acqua corrente si prepara un grande recipiente pieno di acqua, o in genere si adopera il fonte battesimale (kolinvithra), posto all’esterno dell’altare verso il centro della Chiesa.
La solennità è grande, per cui con magnificenza il popolo ed il clero si portano ad una fonte, cantando: “La voce del Signore echeggia sulle acque, dicendo: Orsù, ricevete tutti lo Spirito di Sapienza, Spirito di intelletto, Spirito del timore di Dio, del Cristo apparso.
Oggi viene santificata la natura delle acque: si fende il Giordano e trattiene il corso dei suoi flutti, vedendo il Signore che si purifica.” Parafrasando la profezia di Isaia: “Rallegrati, deserto assetato; esulti il deserto e fiorisca come giglio. Fiorirà, sarà pieno di selve rigogliose ed esulterà il deserto del Giordano.” (cfr. Is. 35,1), il popolo si incammina per fede, atto che precede l’operazione dello Spirito. Come evidenzia il famoso teologo russo Paul Evdokimov, “…nella economia sacramentale, tutto è denominato da ciò che viene dall’alto, da Dio; l’uomo non fa che aprirsi per ricevere le energie della grazia.”. Ci accingiamo alla manifestazione divina che è assolutamente gratuita, ma che nella libertà può essere anche rifiutata. San Nicola Cabasilas, nella sua “La Vita in Cristo”, ci dice che: È il Signore che si è inchinato verso la terra e ha ritrovato la sua immagine”. Vediamo quindi che lo Spirito ricrea l’essere umano e lo fa cristoforo, simile a Cristo, perché lo ha fatto prima pneumatoforo. L’opera è così concepita dal Padre, eseguita dal Figlio e compiuta dallo Spirito Santo. Ci stiamo per immergere in un “bagno di eternità”, in una αναγέννησις, una rinascita dell’essere umano; battezzare infatti significa immergere per poi riemergere, e quindi santificare sacramentalmente tutta la materia. Lo Spirito Santo, nella sua presenza misterica, conferisce le sue energie all’acqua battesimale e la fa ύδωρ ζών, acqua viva, che secondo San Clemente di Alessandria, come μήτρα υδάτος, acqua generatrice diviene veicolo della grazia, principio dell’universo e principio del Vangelo che è il Giordano.
Viviamo quindi il passaggio profetico, la immersione e la conclusione con il riemergere e il riconoscimento della divinità del Cristo.
La presenza dello Spirito Santo nella Epifania si manifesta nella grande luce del Giordano, da cui anche il nome di φωτισμός, illuminazione, dato dai Padri al Battesimo e che San Gregorio Nazianzeno chiama “Festa delle Luci”, in quanto celebra la nascita dell’essere alla luce divina. Nella antica formula di battesimo, in uso nella Chiesa Ortodossa, si dice: “Si battezza il servo di Dio…” in quanto è Dio stesso che sostiene il capo del battezzato, e nella Grande santificazione è Dio stesso che sostiene l’intero cosmo della santificazione.
Siamo stati immersi in acqua via. Commenta San Giovanni Crisostomo: “Dopo il battesimo la nostra anima purificata dallo Spirito è più sfolgorante del sole, non soltanto contempliamo la gloria di Dio, ma ne riceviamo anche lo splendore”. Nel Giordano si santifica tutto l’universo; nella vigilia cantiamo alla fine il tropario: “Tra i flutti oggi, * del Giordano, * a gran voce il Signore, * a Giovanni grida: * Non temere di battezzare me, * vengo infatti a salvare, * Adamo il primo creato.”
Guardando le nostre acque, guardando la bellezza e la vita delle acque che stanno davanti alla nostra città e a tutte le acque, che sono santificate, allora abbiamo il dovere, come cristiani, di pregare ma anche di alzare continuamente la nostra voce per il rispetto di tutto l’ambiente naturale.
Nella Enciclica Patriarcale per il Primo Settembre, Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo affermava: “Siamo certi che la messa in luce delle dimensioni religiose ed etiche della minaccia ecologica porterà alla consapevolezza dell’importanza cruciale della “responsabilità ecologica”. Infine, l’uomo deve smettere di comportarsi come se non sapesse e deve respingere definitivamente l’illusione che il pianeta Terra possa superare per sempre i fardelli e i disastri antropogenici, che la natura abbia il potere di rigenerarsi da sé stessa. L’etica della responsabilità per la salvaguardia dell’ambiente naturale deve essere espressa a livello globale, nazionale, locale e personale. Ribadiamo ancora una volta che lo sviluppo della responsabilità ecologica è un “imperativo categorico” per l’umanità, di fronte alla più grande minaccia a cui essa sia stata chiamata ad affrontare nel corso della sua intera storia”.
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