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Archivi: Santo del giorno

Ermete ap. dei 70

Il Santo Ermete (Hermḗs) è menzionato dal Santo Apostolo Paolo nella sua Epistola ai Romani (16,14). Secondo la Tradizione, egli fu vescovo della Dalmazia e si addormentò nel Signore in pace. Nel Synaxarion di Hippolyte Delehaye (1902) è chiamato Ermylos. Nel Codice di Parigi 13 f. 296 è elencato all’8 aprile insieme con Herodion, Asynkritos (vescovo di Hyrkania in Asia), Phlegon (vescovo di Marathon), Rufus e sua madre (che il Santo Apostolo Paolo chiama anche sua madre), Epaphras e Agabos.

Teodorito di Antiochia im.

San Theodoritus era un presbitero e custode dei sacri vasi presso la chiesa cattedrale di Antiochia. Questa chiesa fu costruita e riccamente ornata dall’imperatore San Costantino il Grande (21 maggio) e da suo figlio Costanzo, e il popolo la chiamava “la chiesa d’Oro”. Dopo aver occupato il trono alla morte dell’imperatore Costanzo (337-361), Giuliano l’Apostata (361-363) decise di restaurare il paganesimo in tutto l’Impero Romano.

L’imperatore nominò suo zio, anch’egli chiamato Giuliano, prefetto di Antiochia. Gli ordinò di chiudere le chiese cristiane e di mandare i loro beni al tesoro imperiale. Volendo compiacere l’imperatore, il prefetto, anch’egli apostata dal cristianesimo, si accinse al suo empio compito con zelo.

Giunto ad Antiochia con il dignitario Felix, diede ordine di rinchiudere sotto custodia il sacerdote Theodoritus, e iniziò il suo saccheggio, profanando l’altare e la santa mensa. Uno dei presenti, Euzoios, cercò di ammonirlo per la sua empietà, e per questo fu ucciso. Giuliano accusò Theodoritus di nascondere i beni della chiesa, ma il venerabile custode dei vasi negò l’accusa e apertamente denunciò Giuliano per la sua apostasia.

Nonostante bestiali torture, il santo martire mantenne la sua fede in Cristo Salvatore, e predisse una morte imminente per Giuliano e per l’imperatore a causa del loro sacrilegio.

I soldati che torturavano il fedele presbitero furono colpiti dalla sua fermezza e resistenza, e dalla potenza della Parola di Dio. Si convertirono a Cristo, e per questo furono annegati in mare.

Il santo confessore fu decapitato. La derisione e il sacrilegio dei pagani non rimasero impuniti, e le predizioni di San Theodoritus si compirono presto. Il prefetto Giuliano morì tra atroci dolori per una grave malattia, e l’imperatore Giuliano perì durante una campagna contro i Persiani.

ven. Domezio

È possibile che questo santo Domezio sia lo stesso di San Domezio il Persiano, che è commemorato il 7 agosto insieme ai suoi due discepoli.

Sant’Agatone il Taumaturgo

Il santo Agatone delle Grotte di Kiev fu un grande asceta, e guariva i malati imponendo su di loro le mani. Possedeva anche il dono della profezia e preannunciò il tempo della propria morte. La sua memoria è celebrata anche alla Sinassi dei monaci delle Grotte Lontane il 28 agosto.

San Cornelio ieromartire di Russia.

Lo Ieromartire Cornelio delle Grotte di Pskov nacque nell’anno 1501 a Pskov nella nobile famiglia di Stefano e Maria. Per dare un’istruzione al figlio, i genitori lo mandarono al monastero di Mirozh a Pskov, dove lavorò sotto la guida di un Anziano. Faceva candele, spaccava la legna, studiava le lettere, trascriveva e ornava libri, e inoltre dipingeva icone. Terminati gli studi, Cornelio tornò alla casa paterna con il proposito di farsi monaco.

Un giorno, il funzionario di governo Misiur Munekhin portò Cornelio con sé al monastero delle Grotte di Pskov nei boschi. La solennità delle funzioni nella chiesa scavata nella grotta fece su Cornelio un’impressione così forte che egli lasciò per sempre la casa paterna e ricevette la tonsura monastica nel monastero delle Grotte di Pskov.

Nel 1529, all’età di ventotto anni, San Cornelio fu fatto igumeno e divenne capo del monastero. Durante il suo igumenato, il monastero delle Grotte di Pskov raggiunse il suo apogeo. Il numero dei fratelli aumentò da 15 a 200 uomini. Questo numero di monaci non fu superato sotto nessun successivo superiore del monastero.

L’attività di San Cornelio si estese ben oltre i confini del monastero. Egli diffuse l’Ortodossia tra i popoli Esti [Aesti] e Saeti che vivevano intorno al monastero, costruì chiese, ospizi, case per orfani e bisognosi. Durante una terribile peste nella regione di Pskov, San Cornelio percorse i villaggi infestati dalla peste per dare la Comunione ai vivi e cantare i servizi funebri per i morti.

Durante la guerra di Livonia, San Cornelio predicò il cristianesimo nelle città occupate, costruì chiese e distribuì generosi aiuti dai magazzini del monastero agli Esti e ai Livoni che soffrivano a causa della guerra. Nel monastero curava e sfamava con abnegazione i feriti e gli storpi, deponeva i morti nelle grotte e iscriveva i loro nomi nel Sinodico del monastero per una memoria eterna.

Nell’anno 1560, nella festa della Dormizione della Madre di Dio, San Cornelio inviò una prosfora e acqua benedetta come benedizione per gli eserciti russi che assediavano la città di Thellin. Proprio quel giorno i Tedeschi capitolarono e cedettero la città.

Nel 1570, quando fu eretta una sede vescovile a Yuriev livoniana, un certo igumeno Cornelio fu nominato vescovo di Yuriev e Velyansk (cioè Thellin). Alcuni lo hanno identificato con San Cornelio, ma ciò non corrisponde ai fatti reali.

San Cornelio fu un grande amante dei libri, e nel monastero vi era una notevole raccolta di libri. Nel 1531 apparve la sua opera intitolata “Resoconto dell’Origine del Monastero delle Grotte”. A metà del XVI secolo il monastero delle Grotte di Pskov assunse dal monastero Spaso-Eleaszar la tradizione della redazione delle cronache.

All’inizio delle cronache si trovavano resoconti delle prime due cronache di Pskov dal 1547 al 1567. Oltre a ciò, l’Igumeno Cornelio lasciò un grande Sinodico monastico per la commemorazione dei fratelli defunti e dei benefattori del monastero, e dall’anno 1588 egli cominciò a compilare il “Libro del Timone” [“Kormovaya kniga”: poiché la parte posteriore di una nave è detta poppa, il senso del titolo è “guardare indietro in memoria”]. Compilò inoltre una “Descrizione del Monastero” e una “Descrizione dei Miracoli dell’Icona delle Grotte della Madre di Dio”.

San Cornelio ampliò e abbellì il monastero, ingrandì ulteriormente le grotte del monastero, spostò la chiesa di legno dei Quaranta Martiri di Sebaste fuori dalla cinta monastica verso la porta del monastero, e sul suo sito costruì una chiesa in onore dell’Annunciazione della Santissima Theotokos nell’anno 1541. Nel 1559 costruì una chiesa dedicata alla Protezione della Santissima Theotokos.

Il monastero delle Grotte, alla frontiera dello Stato russo, non era solo un faro di Ortodossia, ma anche un baluardo contro i nemici esterni della Russia.

Nel 1558-1565, San Cornelio costruì attorno al monastero una massiccia cinta muraria di pietra, e sopra le sante porte costruì una chiesa di pietra dedicata a San Nicola, affidando a lui la protezione del monastero. Nella chiesa si trovava un’icona scolpita in legno di “Nicola il Guerriero”.

Nella cronaca compilata dallo ierodiacono Pitirim fu registrata la morte martirica di San Cornelio: “Questo beato Igumeno Cornelio … fu igumeno per quarantuno anni e due mesi. Non solo come monaco, ma anche per il suo digiuno e la sua vita santa, fu un’immagine di salvezza … in quei tempi vi era molta agitazione nella terra russa. Infine, il sovrano terreno (Ivan il Terribile) lo mandò da questa vita corruttibile al Re Celeste nelle dimore eterne, il 20 febbraio 1570, nel suo 69° anno.” (Queste informazioni si trovano su una lastra di ceramica, proveniente dalle ceramiche che coprivano l’imboccatura della tomba di San Cornelio).

Nei manoscritti antichi della Lavra della Trinità-San Sergio era scritto che l’Igumeno Cornelio uscì dalle porte del monastero con una croce per incontrare lo Zar. Ivan il Terribile, irritato da una falsa calunnia, lo decapitò con le proprie mani, ma poi si pentì immediatamente della sua azione e portò il corpo al monastero. Il sentiero arrossato dal sangue di San Cornelio, lungo il quale lo Zar portò il suo corpo fino alla chiesa della Dormizione, divenne noto come il “Sentiero Insanguinato”. Prova del pentimento dello Zar fu la generosa ricompensa che egli diede al monastero delle Grotte di Pskov dopo la morte di San Cornelio. Il nome dell’igumeno Cornelio fu iscritto nel Sinodico dello Zar.

Il corpo di San Cornelio fu deposto nel muro della “grotta formata da Dio”, dove rimase per 120 anni senza corruzione. Nell’anno 1690 il Metropolita Marcello di Pskov e Izborsk fece trasferire le reliquie dalla grotta alla cattedrale della Dormizione e le fece collocare in una nuova cripta nel muro.

Il 17 dicembre 1872 le reliquie di San Cornelio furono trasferite dall’antica tomba in un reliquiario di rame e argento. Furono poi deposte in un nuovo reliquiario nel 1892. Si presume che l’ufficio liturgico per il martire sia stato composto per la Scoperta delle Reliquie nell’anno 1690.

San Timoteo “dei Simboli”

Il Santo Timoteo di Symbola era di discendenza italiana. Divenne monaco in giovane età e praticò l’ascesi in un monastero chiamato “Symbola”, in Asia Minore, vicino al Monte Olimpo. In quel tempo Theoktistos era archimandrita del monastero. San Timoteo fu discepolo di Theoktistos e anche di San Platone del Monastero Studion (5 aprile).

Avendo raggiunto un alto grado di perfezione spirituale, ricevette da Dio il dono di guarire i malati e di scacciare gli spiriti immondi. Trascorse molti anni come eremita, errando nel deserto, sui monti e nelle foreste, offrendo giorno e notte la preghiera al Signore Dio. Morì in età molto avanzata, nell’anno 795.

Sant’Eustazio, arcivescovo di Antiochia la Grande

San Eustazio, arcivescovo di Antiochia (323-331), nacque a Side, in Panfilia, nel 324. Fu vescovo di Beroea (l’odierna Aleppo), e godeva dell’amore e della stima del popolo; su richiesta del suo gregge fu elevato dai Padri del Primo Concilio Ecumenico (325) alla cattedra di Antiochia.

San Eustazio era un teologo dotto, e si distingueva anche per la sua vasta conoscenza delle scienze secolari. Quando l’eresia di Ario cominciò a diffondersi in Oriente (l’arianesimo negava la consustanzialità del Figlio di Dio con il Padre), san Eustazio lottò con zelo per la purezza della Fede ortodossa attraverso le sue parole e i suoi scritti.

Il Primo Concilio Ecumenico fu convocato nell’anno 325 dal santo imperatore coronato da Dio Costantino il Grande (306-337). Il primo a presiedere questo Concilio fu san Eustazio. Il Concilio condannò gli insegnamenti eretici di Ario e incorporò la confessione ortodossa nel Simbolo della Fede (il Credo niceno).

Ma il folle Ario, come lo chiamava san Eustazio, rifiutò di rinunciare ai suoi errori. Egli e coloro che condividevano la sua opinione furono scomunicati dalla Chiesa dal Concilio. Tra i vescovi che firmarono il Simbolo niceno della Fede ve ne erano alcuni che simpatizzavano con l’eresia di Ario, ma firmarono gli Atti del Concilio per timore di essere scomunicati.

Dopo il Concilio, i suoi nemici tramarono contro san Eustazio. Con grande astuzia ottennero il suo consenso a convocare un Concilio locale ad Antiochia. Corruppero con del denaro una certa donna dissoluta, e la convinsero a comparire al Concilio con un neonato al seno, dichiarando falsamente che san Eustazio era il padre del bambino.

Gli ariani dichiararono deposto san Eustazio, violando la Regola apostolica secondo cui le accuse contro il clero devono essere comprovate da due testimoni. Senza processo egli fu mandato in esilio in Tracia. Ma la menzogna fu presto smascherata: la donna si pentì dopo essere caduta gravemente malata. Chiamò il clero e, in presenza di molte persone, confessò il proprio peccato.

In quel periodo morì il santo Costantino il Grande, e suo figlio Costanzo (337-361), che condivideva le posizioni eretiche di Ario e favoriva i vescovi ariani, succedette al padre sul trono. Anche in esilio, san Eustazio lottò per l’Ortodossia con lo stesso zelo. Morì in esilio, nella città di Filippi o Traianopoli, nell’anno 337.

Convocato nell’anno 381 a Costantinopoli, il Secondo Concilio Ecumenico confermò il Simbolo ortodosso della Fede, che san Eustazio aveva difeso con tanto vigore. L’eresia ariana fu nuovamente anatema­tizzata.

Nell’anno 482 le reliquie di san Eustazio furono trasferite con reverenza da Filippi ad Antiochia, con grande gioia del popolo di Antiochia, che non aveva mai cessato di onorare e amare il proprio patriarca.

San Eustazio fu stimato dai grandi ierarchi del IV secolo: Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo, Atanasio di Alessandria, Epifanio di Cipro, Anastasio del Sinai e Girolamo di Stridonia. Il rinomato storico ecclesiastico vescovo Teodoreto di Cirro chiama san Eustazio una colonna della Chiesa e un uomo di pietà, di statura pari a quella di sant’Atanasio di Alessandria e degli altri vescovi in prima linea nella lotta per l’Ortodossia.

San Giorgio, vescovo di Amastri

San Giorgio nacque a Kromne vicino ad Amastri, in Paflagonia sul Mar Nero, nel 750. Era figlio di genitori pii, Theodosios e Megethousa. Dopo aver completato gli studi elementari nella sua patria, partì per il monte di Syrikēs, o Sērikḗs (Συρίκης ή Σηρικής). Là trovò un vecchio asceta che lo istruì sulla vita solitaria e lo tonsurò.

Dopo la morte del suo Anziano, Giorgio si recò a Vonitsa in Akarnania, dove continuò le sue lotte ascetiche.

Nel 788 il vescovo di Amastri si addormentò nel Signore, e la Chiesa ricompensò le virtù di Giorgio. Contro la sua volontà, egli fu eletto vescovo di quella città, ma alla fine si sottomise a ciò come volontà di Dio. Fu consacrato a Costantinopoli dal patriarca Tarasios (25 febbraio).

Al suo ritorno ad Amastri, San Giorgio fu come una lampada che non viene posta sotto il moggio, ma sul candelabro, affinché faccia luce a tutti quelli che sono in casa (Matteo 5,15). Istruiva il suo gregge, abbellì diverse chiese, difendeva le vedove e gli orfani e sfamava i poveri. In ogni cosa fu esempio di una vita gradita a Dio.

Con la potenza delle sue preghiere scacciò i Saraceni che devastavano la campagna intorno ad Amastri. Liberò anche alcuni mercanti di Amastri che erano stati ingiustamente condannati a morte nella città di Trebisonda.

Compose inoltre diversi Canoni in onore dei Santi, che si cantano il 7 e il 26 febbraio; il 13 aprile; il 1° agosto; l’8 ottobre, ecc.

San Giorgio andò al Signore in pace nell’805, durante il regno dell’imperatore Nikēphoros I, dopo aver pasciuto in modo gradito a Dio il gregge che gli era stato affidato da Cristo. Compié molti miracoli, sia durante la sua vita, sia dopo il suo beato riposo.

Nell’uso slavo, San Giorgio è commemorato il 21 febbraio. Nell’uso greco è commemorato il 25 ottobre.

San Giovanni III, patriarca di Costantinopoli, detto lo Scolastico

San Giovanni Scolastico, Patriarca di Costantinopoli, nacque a Sirimion presso Antiochia e studiò legge. Fu ordinato presbitero a motivo della sua grande santità e pietà. In seguito fu elevato al trono patriarcale, dove trascorse gli anni dal 565 al 577.

Quando era ancora presbitero, compilò una raccolta di Regole della Chiesa in cinquanta capitoli, e più tardi, durante il suo periodo come patriarca, redasse un Codice di leggi civili relative alla Chiesa. Da queste raccolte fu compilato il Nomocanone (cioè “Legge-canone”), usato nell’amministrazione ecclesiastica. San Giovanni compose anche l’“Inno Cherubico” e “Della Tua Mistica Cena”.

San Zaccaria, patriarca di Gerusalemme

San Zaccaria, patriarca di Gerusalemme, visse dalla fine del VI all’inizio del VII secolo. Divenne patriarca di Gerusalemme nel 609. Nell’anno 614 l’imperatore persiano Chosroes piombò su Gerusalemme, la saccheggiò e condusse molti cristiani in cattività, tra i quali anche san Zaccaria.

Chosroes catturò anche la Vivificante Croce di Cristo. Durante l’invasione, perirono fino a 90.000 cristiani. In seguito Chosroes fu costretto a chiedere la pace all’imperatore bizantino Eraclio (610-641). La Croce del Signore fu restituita a Gerusalemme. Furono restituiti anche i prigionieri cristiani che erano rimasti in vita, tra cui il patriarca Zaccaria, che morì in pace nell’anno 633.