Sant’Eustazio, arcivescovo di Antiochia la Grande
San Eustazio, arcivescovo di Antiochia (323-331), nacque a Side, in Panfilia, nel 324. Fu vescovo di Beroea (l’odierna Aleppo), e godeva dell’amore e della stima del popolo; su richiesta del suo gregge fu elevato dai Padri del Primo Concilio Ecumenico (325) alla cattedra di Antiochia.
San Eustazio era un teologo dotto, e si distingueva anche per la sua vasta conoscenza delle scienze secolari. Quando l’eresia di Ario cominciò a diffondersi in Oriente (l’arianesimo negava la consustanzialità del Figlio di Dio con il Padre), san Eustazio lottò con zelo per la purezza della Fede ortodossa attraverso le sue parole e i suoi scritti.
Il Primo Concilio Ecumenico fu convocato nell’anno 325 dal santo imperatore coronato da Dio Costantino il Grande (306-337). Il primo a presiedere questo Concilio fu san Eustazio. Il Concilio condannò gli insegnamenti eretici di Ario e incorporò la confessione ortodossa nel Simbolo della Fede (il Credo niceno).
Ma il folle Ario, come lo chiamava san Eustazio, rifiutò di rinunciare ai suoi errori. Egli e coloro che condividevano la sua opinione furono scomunicati dalla Chiesa dal Concilio. Tra i vescovi che firmarono il Simbolo niceno della Fede ve ne erano alcuni che simpatizzavano con l’eresia di Ario, ma firmarono gli Atti del Concilio per timore di essere scomunicati.
Dopo il Concilio, i suoi nemici tramarono contro san Eustazio. Con grande astuzia ottennero il suo consenso a convocare un Concilio locale ad Antiochia. Corruppero con del denaro una certa donna dissoluta, e la convinsero a comparire al Concilio con un neonato al seno, dichiarando falsamente che san Eustazio era il padre del bambino.
Gli ariani dichiararono deposto san Eustazio, violando la Regola apostolica secondo cui le accuse contro il clero devono essere comprovate da due testimoni. Senza processo egli fu mandato in esilio in Tracia. Ma la menzogna fu presto smascherata: la donna si pentì dopo essere caduta gravemente malata. Chiamò il clero e, in presenza di molte persone, confessò il proprio peccato.
In quel periodo morì il santo Costantino il Grande, e suo figlio Costanzo (337-361), che condivideva le posizioni eretiche di Ario e favoriva i vescovi ariani, succedette al padre sul trono. Anche in esilio, san Eustazio lottò per l’Ortodossia con lo stesso zelo. Morì in esilio, nella città di Filippi o Traianopoli, nell’anno 337.
Convocato nell’anno 381 a Costantinopoli, il Secondo Concilio Ecumenico confermò il Simbolo ortodosso della Fede, che san Eustazio aveva difeso con tanto vigore. L’eresia ariana fu nuovamente anatematizzata.
Nell’anno 482 le reliquie di san Eustazio furono trasferite con reverenza da Filippi ad Antiochia, con grande gioia del popolo di Antiochia, che non aveva mai cessato di onorare e amare il proprio patriarca.
San Eustazio fu stimato dai grandi ierarchi del IV secolo: Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo, Atanasio di Alessandria, Epifanio di Cipro, Anastasio del Sinai e Girolamo di Stridonia. Il rinomato storico ecclesiastico vescovo Teodoreto di Cirro chiama san Eustazio una colonna della Chiesa e un uomo di pietà, di statura pari a quella di sant’Atanasio di Alessandria e degli altri vescovi in prima linea nella lotta per l’Ortodossia.



