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Sinassario | 31 agosto 2023

Ago 30, 2023 | Sinassario

  • 08: Memoria la DEPOSIZIONE della preziosa CINTURA della Tutta Santa MADRE di DIO nella Chiesa di Chalkoprateia

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria

Secondo una antica tradizione ecclesiastica, al momento di lasciare questo mondo per raggiungere suo Figlio e Dio, la Tutta Santa Madre di Dio affidò le sue due cose e due povere donne giudee che l’avevano servita. Esse conservarono preziosamente queste reliquie, che furono trasmesse di generazione in generazione finché Galbio e Candido si impadronirono di una di esse, come prezioso furto, sotto il regno di Leone I, e la deposero nella Chiesa di Blachernes (2 luglio).

La cintura della Madre di Dio, che era stata ritrovata non si sa come, nel vescovato di Zela, vicino Amasea, nell’Ellesponto, fu trasferita a Costantinopoli sotto il regno di Giustiniano (530) [2], e deposta nella Chiesa di Chalkoprateia, che era situata non lontano da Santa Sofia. Vi si celebrava in questo giorno la dedicazione della Chiesa e le due insigne reliquie che conteneva: la Santa Cintura e le bende di Nostro Signore.

Molti anni dopo (verso il 888), la sposa dell’imperatore Leone VI il Saggio, Zoe, si trovava gravemente malata sotto l’istigazione di uno spirito maligno e fu avvertita nel corso di una rivelazione che avrebbe ottenuto la guarigione con l’imposizione della Cintura della Madre di Dio. L’imperatore fece subito rompere i sigilli della casa che conteneva reliquia e si scoprì con ammirazione la Santa Cintura, ancora nuova e brillante come se fosse stata tessuta quella notte. Si trovò un documento indicante esattamente la data in cui era stata portata a Costantinopoli e quando l’imperatore l’avesse deposta nella cassa che poi con le proprie mani aveva sigillato. L’imperatore Leone baciò la reliquia con venerazione e la diede al Patriarca. E quando il prelato appoggiò la Cintura sulla testa dell’imperatrice, questa fu liberata dalla sua malattia. Tutti resero gloria al Cristo Salvatore e alla Tutta Santa Madre e si rimise la reliquia nella cassa, dopo che l’imperatrice riconoscente l’ebbe fatta rendere più lucente con fili d’oro. Si racconta che lo tsar di Bulgaria, Asen, (1187 – 1196), avendo vinto l’imperatore Isacco III Angelo (1190), si impadronì della Croce in cui si trovava un pezzo della Santa Cintura e che un prete l’avesse gettata nel fiume perché sfuggisse alla profanazione. Ripresa dai Serbi, la santa reliquia fu in seguito offerta dal santo principe Lazzaro (1389) al monastero athonita di Vatopedi, dove ancora oggi si trova venerata e liberante un soave profumo, compiendo una quantità di miracoli.

Questa Cintura che ha tenuto le caste membra che portavano il Creatore e che è stata umettata dalle gocce del latte di cui fu nutrito Colui che è la Vita del mondo, è per tutti i credenti una garanzia di salvezza. Ella li incita a cingere tutti i movimenti della carne e ad imitare la castità d’animo e di corpo della Tutta Santa Vergine e Madre per essere giudicati degni di portare, intorno a loro e nel loro cuore, il Cristo che non cessa di farsi per noi << piccolo bambino >>.

Note:

1) La festa di oggi va distinta dalla deposizione della santa Cintura nella Chiesa di Blachernes, dove era venerato anche il VELO o MOFORION della Madre di Dio (1° ottobre).

2) Le informazioni delle fonti agiografiche sono confuse e contradittorie. Presentiamo qui la versione del Sinassario di Costantinopoli. Il tresferimento avrebbe avuto luogo al temo di Arcadio (395 – 408). Si sa inoltre che la costruzione della Chiesa di Chalkoprateia fu iniziata da Pulcheria ma completata al tempo di Leone I. Probabilmente distrutta da un terremoto, fu restaurata da Giustino II ( 565 – 578) che la dotò di ricchezze e fece costruire una cappella per la Santa Cintura. Il Sinassario menziona il 12 aprile, un’altra memoria del trasferimento della Cintura, da Zela alla capitale, ma al IX sec. Questa data è certamente errata poiché si conservano inni composti da san Massimo il Confessore al VII sec., in onore di questa festa e una omelia di san Giacomo di Costantinopoli, pronunciata all’VIII sec.

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