Il Patriarca Ecumenico: “La storia non si giudica dalla forza dei numeri, ma dalla fermezza della fede”
Il Patriarca Ecumenico: “La storia non si giudica dalla forza dei numeri, ma dalla fermezza della fede”
Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha presieduto venerdì 7 agosto 2026, la Divina Liturgia presso la Santa Fonte della Panagia delle Blacherne, in occasione del 1400° anniversario da quando vi fu cantato per la prima volta l’Inno Acatisto.
All’ingresso di Sua Santità nel tempio, i Cori hanno cantato “Madre di Dio, mia difesa…”, il Kontakio dell’Inno Acatisto, suscitando profonda commozione nell’assemblea dei fedeli.
Nel suo discorso, al termine della Divina Liturgia, Sua Santità ha sottolineato:
“Se in tutte le chiese del mondo ortodosso la celebrazione dell’Inno Acatisto alla Condottiera che difende, commuove i cuori dei cristiani, l’ascolto di questo mirabile inno in questa stessa Santa Fonte delle Blacherne, dove fu cantato per la prima volta in questo giorno esattamente 1400 anni fa, ci conduce in altri mondi. Ci fa riflettere e vivere più profondamente questo miracolo della nostra presenza in questa terra benedetta dei nostri Padri, nonostante le distruzioni dei tempi e il mutare delle circostanze.
La Chiesa Madre di Costantinopoli, onorando ed esaltando quest’anno questo evento storico, a seguito di una relativa decisione sinodale, ha dedicato ad esso l’annuario del Patriarcato Ecumenico per l’anno in corso. In tale contesto, ha organizzato il 26 marzo, presso la Scuola Maraslios, un apposito congresso accademico dedicato a questo capolavoro della nostra innografia e letteratura ecclesiastica. La sera dell’indomani, 27 marzo, durante la funzione dell’Inno Acatisto nella venerabile Chiesa Patriarcale, in una solenne concelebrazione patriarcale e con numerosi vescovi, è stata letta dall’ambone la speciale Enciclica Patriarcale e Sinodale per questo importante anniversario. Il Sabato dell’Inno Acatisto, 28 marzo, ci siamo trovati di nuovo qui alle Blacherne, dove la nostra Modestia ha celebrato il mistero della Divina Eucaristia come un semplice sacerdote, cantando i ringraziamenti alla Madre di Dio. Questa è stata la terza volta, durante i 35 anni del nostro umile Patriarcato, in carenza di peccato e con l’aiuto di Dio, che abbiamo officiato sacerdotalmente. Anche le altre due volte in cui ciò è accaduto, è stato in segno della nostra devozione e onore verso la persona della Tuttasanta Madre di Dio. Non è un caso che entrambe siano avvenute nel Giardino della Panagia, sul Monte Athos: la prima nella cappella dell’«Inno Acatisto» all’interno del Katholikon del Sacro Monastero di Dionysiou, dove è custodita anche l’omonima sacra icona, opera, secondo la Tradizione della nostra Chiesa, dell’Evangelista Luca; e la seconda nella cappella della Panagia Portaitissa del Sacro Monastero di Iviron. Glorifichiamo suo Figlio e nostro Signore per la benedizione che ci ha concesso di celebrare nello stesso modo la Divina Liturgia anche qui, nella Santa Fonte di Sua Madre.
E oggi, tuttavia, siamo venuti ancora una volta nella storica Blacherne per concludere il ciclo festivo di queste celebrazioni di anniversario, facendo memoria di una delle pagine più decisive della fede e della storia della nostra Stirpe. Qui, alla Panagia delle Blacherne, la Città di Costantino ha trovato la sua salvezza, non attraverso la forza delle armi, ma attraverso la grazia e la protezione della Madre di Dio.”
Successivamente, Sua Santità ha fatto riferimento alla salvezza miracolosa della Città assediata dagli Avari, nella notte tra il 6 e il 7 agosto del 626, e alla successiva reazione del popolo della Città Regina il quale, volendo esprimere la propria gratitudine verso la Santissima Madre di Dio, “cantò allora, stando in piedi — da qui anche il nome «Acathistos» [non seduto] —, quell’Inno che era destinato a rimanere nei secoli come una viva testimonianza di fede”.
In un altro punto del suo discorso, Sua Santità ha detto:
“Questa stessa intercessione della Madre di Dio siamo venuti a chiedere anche noi oggi. Per tutti voi, e per il mondo intero, che è dilaniato da conflitti bellici, specialmente in Medio Oriente, ma anche nella tormentata Ucraina, dove la guerra micidiale e il fratricidio continuano ormai da quattro anni, nonostante gli sforzi per porvi fine. E mentre le speranze umane sembrano essere smentite, con la paura e l’angoscia che dominano, noi riponiamo «ogni nostra speranza» nella Signora Madre di Dio, la Madre del Principe della pace, affinché interceda per noi presso suo Figlio per pacificare il nostro mondo turbato e donarci la tanto desiderata pace.
Trovandoci, dunque, oggi, nel compimento di questi 1400 anni, esattamente nel luogo del miracolo, non celebriamo semplicemente un anniversario storico; celebriamo la presenza incessante della Madre di Dio nella vita della Chiesa. La nostra Città e l’umile Fanar, il piccolo ma insonne gregge che rimane qui, sa per esperienza che la storia non si giudica dalla forza dei numeri, ma dalla fermezza della fede. Come i nostri antenati, millequattrocento anni fa, hanno affrontato il pericolo non nella disperazione ma nella preghiera e nella veglia, così anche noi oggi, in mezzo alle svariate prove, alle guerre, alle divisioni e all’incertezza, siamo chiamati a stare in piedi — non seduti nella pigrizia, ma vigilanti nella fede, nella speranza e nell’amore.
Non dobbiamo cedere sotto il peso delle molte croci che siamo chiamati a portare quotidianamente. Non dobbiamo abbandonarci al letargo e al sonno, come i discepoli di Cristo nel giardino del Getsemani, ma avere «sempre aperti, sempre guardinghi gli occhi della nostra anima», come dice anche Dionysios Solomos. «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione», dice il Signore stesso a tutti noi, rivolgendosi ai Suoi discepoli. Ebbene, con pentimento e preghiera, ma allo stesso tempo con coraggio, ottimismo e fiducia nel Principe e Perfezionatore della nostra fede, Cristo, camminiamo verso il futuro, per la intercessione della Madre di Dio!
Vi assicuriamo che la Santa Grande Chiesa di Cristo, il nostro Patriarcato Ecumenico, come custode vivente di questa tradizione, continuerà a cantare alla Piena di Grazia incessantemente i canti di vittoria e di ringraziamento attraverso le generazioni, dando la testimonianza al mondo che la Tuttasanta Madre di Dio rimane, nei secoli, un «muro inespugnabile» per quanti ricorrono a lei. Non dubitate che la Panagia, come protettrice della nostra Stirpe, così come ha fatto fino ad oggi, ci concederà anche in futuro la nostra sopravvivenza, qui dove le generazioni delle generazioni dei nostri antenati ci hanno assegnato di rimanere e i secoli della storia ci hanno stabilito”.
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