Il Patriarca Ecumenico si rivolge ai pellegrini
Il Patriarca Ecumenico si rivolge ai pellegrini
PATRIARCATO ECUMENICO.
«Finché vivo e respiro, non smetterò di recarmi come umile supplice e pellegrino nelle divine dimore della Chiesa nella Asia Minore, nel Ponto, nella Tracia Orientale», ha detto Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo durante un discorso tenutosi oggi, 11 settembre 2026, accogliendo al Fanar i partecipanti al Pellegrinaggio a Costantinopoli, Proussa e Nicea, organizzato dall’Ufficio Sinodale per i Viaggi di Pellegrinaggio della Santissima Chiesa di Grecia.
Sua Santità ha espresso il proprio apprezzamento per il contributo dell’Ufficio Sinodale alla causa dei pellegrinaggi e del turismo religioso inteso nel senso più alto, il quale, ha aggiunto, è un fenomeno multidimensionale con importanti componenti sociali, culturali, spirituali ed economiche.
«Crediamo che il sano turismo religioso non sia mai solo un viaggio di piacere. Questo non lo permettono i monumenti stessi in cui entrano i visitatori. La sacralità dello spazio delle chiese e dei monasteri, le opere d’arte, l’intero ethos e lo spirito del luogo che ospita o ha ospitato una vita consacrata a Dio: tutto questo trasforma il visitatore in un pellegrino. Rapidamente, la conoscenza superficiale dei monumenti diventa desiderio di partecipazione alla verità delle cose, alle vicissitudini storiche della Stirpe — indissolubilmente legate alla sua identità cristiana ortodossa — e partecipazione alle nostre mirabili tradizioni.
È inoncepibile che un cristiano ortodosso entri in un monastero e non senta la “buona trasformazione”, uno sconvolgimento dell’anima, o non percepisca di trovarsi in un luogo santificato. I monumenti della nostra fede non sono semplici attrazioni turistiche. Sono luoghi di divina presenza, di preghiera e supplica, di elevazione spirituale ed interiore. Ogni cosa emana un profumo spirituale, crea raccoglimento, irradia una luce mistica, proclama la presenza benefica e la grazia del Dio dell’amore. Tutti i nostri monumenti e santuari costituiscono un linguaggio teologico e culturale che rivela il patrimonio immateriale della Nazione, il sentimento ortodosso, la verità dell’arte, la priorità della relazione, la “civiltà della persona”».
Il Patriarca ha poi sottolineato:
«In questo vostro pellegrinaggio incontrerete anche voi questo stesso ethos, questo stesso spirito. Sebbene non vi siano più le “magnificenze” esteriori della Stirpe nei nostri monumenti, vi è l’eterno presente della Verità. E sebbene oggi non incontriamo nella terra dell’Asia minore, culla di santi, le nostre floride comunità, le istituzioni benefiche, le parrocchie e i monasteri, troviamo ovunque l’impronta dell’Ellenismo (la Rhomiosyni), le sue tracce indelebili e il suo sigillo, che testimoniano e proclamano una presenza secolare, donando rivelazioni vitali a tutti i pellegrini, quante volte essi giungano in questo luogo impareggiabile. È significativo come i passi dei devoti pellegrini siano condotti verso i nostri monumenti quasi attratti da una forza santa. E quando i pellegrini arrivano, gustano i flutti dell’eternità, ascoltano parole ineffabili, vivono un rinnovamento interiore, si sentono come se fossero tornati alla casa paterna dopo una lunga assenza in terra straniera. È la grazia di Dio, presenza viva e vivificante, che agisce. E le icone rimaste nei nostri santuari, seppur alterate da sacrileghe mani umane, esprimono intatta la divina filantropia, intera la nostra fede, incontaminata la nostra speranza.
Dichiaro anche davanti a voi che, con l’aiuto del Dio misericordioso, finché vivo e respiro non smetterò di recarmi come umile supplice e pellegrino nelle divine dimore della Chiesa e della Nazione in Asia minore, santa madre, nel Ponto, nella Tracia Orientale. Quando celebriamo i Sacri Uffici nelle nostre chiese restaurate o in rovina, sentiamo che le anime dei nostri devoti antenati — i quali riposano in queste sante terre e attendono la risurrezione dei morti — sussultano e gioiscono con noi, cantando insieme il “Cristo è risorto” e il “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. Ciò che i pellegrini provano qui non è semplice emozione e raccoglimento: è una rivelazione della grandezza e della misericordia divina».
Concludendo il suo discorso, il Patriarca si è riferito all’importanza che le nuove generazioni non dimentichino le proprie radici, la cultura, i valori e le tradizioni, e visitino la Costantinopoli e le patrie indimenticate.
«Quando ci rivolgiamo a genitori e insegnanti, rivolgiamo sempre un appello affinché insegnino alla nuova generazione le tradizioni e i valori della Nazione, per evitare che dimentichi le sue radici e affinché si senta orgogliosa di quanto di più prezioso ha ereditato dagli antenati. Ci rallegriamo quando diamo il benvenuto, qui nella Città e nelle patrie indimenticate, a giovani uomini e donne, sempre con la certezza che anche coloro che sono venuti come visitatori diventeranno pellegrini, e che il viaggio si trasformerà in un cammino di fede».
In precedenza, hanno rivolto un saluto il Vicepresidente dell’Ufficio Sinodale, S.Em. il Metropolita di Kitros Georgios, il Segretario dello stesso, il Rev.mo Arcimandrita Spyridon Katramados, e la Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Nazionale Greco per il Turismo (EOT), la signora Angela Varela.
Erano presenti i partecipanti al Pellegrinaggio: i Metropoliti Dionysios di Zante, Kallinikos di Arta, Xariton di Elassona e Georgios di Karpenisi, insieme a rappresentanti del clero e laici delle Sacre Metropoli della Chiesa di Grecia che si occupano di viaggi di pellegrinaggio.
Subito dopo, gruppi di ballo tradizionale si sono esibiti in onore di Sua Santità.
(Fonte: fosfanariou.gr)
(Foto: Nikos Papaxristou)
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