Il patriarca German ha reso la nave della Chiesa serba “nave di Cristo” e l’ha guidata saggiamente verso l’eternità, in un porto di salvezza calmo e sicuro
Il patriarca German ha reso la nave della Chiesa serba “nave di Cristo” e l’ha guidata saggiamente verso l’eternità, in un porto di salvezza calmo e sicuro
Il Patriarca German di Serbia (nato Hranislav Đorić; 19 Agosto 1899 – 27 Agosto 1991) fu eletto nel 1958 in un clima di forte pressione statale. Scelse una strategia di coesistenza pacifica e compromesso con le autorità per evitare la distruzione totale della Chiesa. Questo atteggiamento collaborativo gli valse aspre critiche da parte dei settori più tradizionalisti (tra cui la Chiesa ortodossa serba all’estero), che lo accusavano di essere troppo accondiscendente con il regime comunista. Il regime della Repubblica Federale Popolare di Jugoslavia, guidato da Josip Broz Tito, impose un’ideologia marxista-leninista, emarginando la religione dalla vita pubblica. Le attività religiose erano controllate dall’Ufficio statale per gli affari religiosi e dai servizi di sicurezza. Battezzarsi, sposarsi in chiesa o dichiararsi credenti ostacolava gravemente la carriera scolastica e lavorativa. Nonostante le accuse, la sua diplomazia permise alla Chiesa di sopravvivere, riaprire i seminari e, dopo ben 88 rifiuti ufficiali, ottenere nel 1984 il permesso di riprendere i lavori per il maestoso Tempio di San Sava a Belgrado. (N.d.R.)
IL PATRIARCA GERMAN HA RESO LA NAVE DELLA CHIESA SERBA “NAVE DI CRISTO” E L’HA GUIDATA SAGGIAMENTE VERSO L’ETERNITÀ, IN UN PORTO DI SALVEZZA CALMO E SICURO
Sua Beatitudine il Patriarca serbo Porfirije ha celebrato il 27 agosto 2026 nella chiesa del Santo Apostolo Marco un servizio commemorativo per il Patriarca serbo German, in occasione del trentacinquesimo anniversario della sua pia dormizione. In quell’occasione, il capo della Chiesa ortodossa serba ha pronunciato il seguente discorso:
Ci siamo riuniti davanti alla tomba di un grande uomo, ci siamo riuniti per pregare Dio per il riposo dell’anima del defunto patriarca German. In questa trentacinquesima ricorrenza dalla sua scomparsa, la sua Chiesa, che è in realtà la Chiesa di Cristo, prega per il riposo della sua anima, affinché il Signore gli perdoni ogni peccato, volontario e involontario, e gli doni la vita eterna. Non esiste uomo chiamato dal nulla all’esistenza che non sia immagine di Dio. Non esiste uomo venuto al mondo che non abbia la propria croce. Ma ci sono molti che separano e isolano la propria croce dall’unica croce salvifica, dalla croce di Cristo. Tuttavia, grazie a Dio, ci sono anche coloro che prendono la propria croce e seguono Cristo. In questo modo la loro croce diventa una particella della Venerabile Croce di Cristo, ma allo stesso tempo anche una partecipazione alla crocifissione di Cristo e, cosa ancora più importante, alla Sua vittoria su satana, sulla morte e sul peccato. Uno di coloro che, ne siamo certi e lo sappiamo con la nostra fede, ha reso la propria croce, Croce di Cristo e la croce di Cristo la propria croce, è proprio il grande patriarca tra i patriarchi della nostra Chiesa locale, il defunto patriarca German.
Non serve molta conoscenza della storia per sapere che non c’è quasi nessun capo della nostra Chiesa, e persino vescovo, ma soprattutto capo, che non abbia portato una croce davvero pesante della Chiesa nel suo tempo. Il patriarca German ha vissuto in un’epoca che, a dir poco, è stata torbida e difficile. Erano tempi di oscurità, tempi di un odio demoniaco selvaggio e sfrenato contro la Chiesa, un odio che non aveva catene né freni. Tutto ciò che una mente demoniaca poteva concepire, quell’odio, manifestatosi in forma umana, faceva tutto ciò che voleva, e si aveva l’impressione che avesse cancellato la Chiesa di Cristo dalla faccia della terra.
Il patriarca German, come capo della Chiesa, non era solo, perché non confidava in sé stesso. Pensava di non essere abbastanza intelligente, saggio e colto da poter sconfiggere quella forza demoniaca da solo e con i propri poteri, con ciò che aveva, ma era prima di tutto un uomo umile e di mente umile. Con il passare del tempo questo diventa sempre più chiaro, come spesso accade nel caso di molti uomini. Riponeva tutta la sua speranza nel Signore e sapeva che più lui era debole, più era impotente e più la Chiesa appariva debole e impotente, tanto maggiore era la Sua forza, perché in questo modo la grazia di Dio trovava lo spazio per compiere l’opera di Dio. E come una fenice dalle ceneri, come un seme che viene seminato nella terra e che solo quando muore si rinnova lentamente e dà nuova vita e nuovo frutto, dà forza e slancio, proprio così è stato per la Chiesa alla cui guida, a suo tempo, c’era il patriarca German. Ha guidato la Chiesa in modo saggio, umile, filantropico e fraterno, tanto che ciò non si vedeva e molti non lo riconoscevano, poiché allo stesso tempo era esposto non solo a critiche, ma alle condanne più severe, ovviamente, per lo più dall’esterno, ma purtroppo spesso anche dall’interno, da parte di coloro per i quali versava lacrime nelle sue preghiere e da parte di coloro per i quali era pronto a sopportare e patire in certi momenti persino abusi fisici. Ha sopportato sia critiche che condanne, perché guardava esclusivamente e solo il volto di Dio e sapeva che la nave della Chiesa, di cui aveva ricevuto il timone, doveva diventare la nave di Cristo e che doveva guidarla verso un porto di salvezza calmo e sicuro, guidarla verso l’eternità. Per questo si è impegnato al massimo nel rinnovamento dei luoghi sacri e nello sviluppo dell’istruzione. Ha rinnovato le scuole teologiche ed era pronto a subire colpi e critiche anche da coloro che in quelle scuole lavoravano, lasciando il massimo spazio e aiutando per quanto in suo potere affinché potessero svilupparsi teologicamente.
Dunque, sapeva che l’istruzione sostenuta dalla Chiesa deve essere ecclesiale, deve essere ortodossa, deve essere preghiera, vita e parola. Sapeva che senza preghiera, senza ascesi, senza pentimento, senza il desiderio di trasfigurarci e di essere migliori, di crescere nella virtù, per quanti libri si leggano, qualunque lingua si parli, per quanto si conosca ogni singola lettera scritta da ogni santo Padre e da ogni teologo contemporaneo, non c’è teologia. Sapeva che quando si prega, si è veramente teologi, e che si è veramente teologi quando si prega. Ma alla base, al fondamento di tutto questo – e lo sapeva prima di tutto sulla propria pelle e nella propria vita – deve esserci l’umiltà e la prontezza a sopportare, perché ascoltava la parola di Dio, la parola di Cristo. Questo per lui era importante. Ascoltava la parola di Dio Padre che dice: Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo. Dunque, sapeva che bisognava compiere la volontà di Cristo, perché la volontà di Cristo è la volontà di Dio Padre e la volontà dello Spirito Santo, la volontà dell’Unico Dio in Trinità. Era pronto, quindi, a portare veramente la croce di Cristo. Era pronto a trarre conforto e forza dal Santo Calice, nel Signore Cristo, e non negli uomini. Ci sono ancora vescovi in vita della sua epoca; sapeva che tutti dovevano essere fratelli e nutrire fiducia e amore reciproci, rispettare l’ordine della Chiesa, e che solo realizzando l’amore in modo decoroso potevano preservare l’unità della Chiesa, qualunque colpo arrivasse. E sono arrivati colpi feroci[i], auguriamoci che non si ripetano più. Sapeva che nemmeno le porte degli inferi avrebbero prevalso contro la Chiesa e perciò si prendeva cura dell’istruzione ecclesiale.
Forse la cosa più significativa è proprio il fatto che fosse un uomo di instancabile speranza e fede, come si vede oggi quando arriviamo davanti al tempio di San Sava. Per decenni le mura del tempio di San Sava, ricoperte di alberi ed erba, da un lato testimoniavano la desolazione spirituale degli spazi in cui viviamo oggi, la desolazione del campo spirituale del popolo serbo, ma dall’altro lato testimoniavano anche il desiderio e il bisogno di continuare la costruzione del tempio, come lente convergente di tutto il popolo serbo ortodosso, come dono di gratitudine per l’amore, l’opera e la preghiera a San Sava, il fondatore della nostra stirpe serba ortodossa di San Sava. E per questo, non una sola volta, ma quando non si osava nemmeno menzionare di essere cristiani o sacerdoti, quando tutto ciò che riguardava Cristo e la Chiesa doveva essere nascosto e svolgersi in segreto, il grande patriarca German si rivolgeva agli allora atei, anti-teisti e nemici di Dio che avevano sia il coltello che il pane nelle loro mani, si rivolgeva alle autorità con la richiesta di continuare la costruzione del tempio. Anche se a prima vista ciò appariva paradossale, perché si aveva a malapena un pezzo di pane, proprio perché aveva speranza e fede, proprio perché sapeva che Dio compie miracoli dove esistono fede e speranza, egli si è rivolto non una volta, ma ottantotto volte. E altrettante volte ha ricevuto un rifiuto. Poi, quando è giunta la pienezza dei tempi, nel 1984, Dio ha finalmente esaudito le preghiere e gli sforzi del patriarca German ed è arrivato il permesso per il ripristino del tempio, e nel 1985 è stata eseguita la consacrazione ed è stata posta nelle fondamenta del tempio la carta sulla continuazione della costruzione del tempio. Così anche noi oggi, stando nel tempio di San Sava e stando qui nel tempio di San Marco, dopo Dio, dobbiamo la nostra gratitudine innanzitutto al patriarca German per il fatto di avere una tale bellezza e un tale luogo sacro, che non è altro che l’indicatore e la manifestazione del nostro amore verso Cristo e verso la Sua Chiesa. Per questo dobbiamo sia gratitudine al patriarca German, sia preghiere per lui, per il riposo della sua anima. Che Dio gli perdoni ogni peccato e gli doni il Regno dei Cieli. Eterna memoria”.
Traduzione dal serbo e foto dal sito: spc.rs – 27/08/2026
[i] La frattura formale si consumò quando il Santo Sinodo di Belgrado decise di intervenire sulla gestione del territorio americano. Nel 1963, per far fronte all’enorme estensione del territorio, Belgrado decise di dividere l’unica diocesi del Nord America in tre nuove eparchie distinte. Il vescovo locale dell’epoca, Dionisije (Đonizije), si oppose fermamente alla decisione. Sostenuto dalla forte emigrazione politica anticomunista negli USA, interpretò la mossa come un tentativo di Tito di indebolire l’influenza della diaspora. Dionisije rifiutò di riconoscere l’autorità del Patriarca German e del Sinodo. In risposta, Belgrado lo depose dalla carica di vescovo. Dionisije scelse la via della separazione totale, fondando una struttura ecclesiastica parallela e indipendente, che prese in seguito il nome di Diocesi della Nuova Gračanica. Per quasi trent’anni coesistettero in America due fazioni: i “patriarcali” (fedeli a Belgrado e a German) e gli “scismatici” (autonomi e anticomunisti). Lo scisma venne sanato solo dopo la caduta del comunismo e la morte del Patriarca German. Nel 1992, il nuovo Patriarca Pavle compì uno storico viaggio negli Stati Uniti per riabbracciare i rami separati, portando ufficialmente la diocesi della Nuova Gračanica a reintegrarsi nella piena comunione con la Chiesa Ortodossa Serba.
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