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Sinassario | 14 gennaio 2024

Gen 13, 2024 | Sinassario

  • Memoria di san Dazio, vescovo di Milano

Archimandrita Antonio Scordino

san Dazio, vescovo di Milano, che si addormentò in pace nella Nuova Roma, nell’anno 552.

Dazio, ventiseiesimo vescovo di Milano, quando nel 535-536 una terribile carestia colpì la regione, ottenne dal prefetto Cassiodoro di distribuire alla popolazione affamata le riserve di grano, custodite a Pavia e Tortona. Convinto che fosse dovere del vescovo farsi carico anche delle sofferenze del suo popolo, nel 538 si mise in viaggio per Roma, per convincere Belisario ad inviare truppe contro i Goti, che devastavano la diocesi e l’Alta Italia. Purtroppo, durante la sua assenza, Milano fu devastata proprio dai Goti e Dazio non poté più tornare tra i suoi.
Dazio si adoperò inoltre per riconciliare il papa Vigilio e l’imperatore Giustiniano. Accompagnò egli stesso il papa a Costantinopoli, capitale imperiale, ma morì nel 552 nel pieno della missione.
Le sue spoglie furono riportate a Milano e deposte nella chiesa di San Vittore. [aggiunte da www.chiesadi milano.it]

  • Conclusione della Festa delle Sante Teofanie

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo – Napoli

[da www.johnsanidopoulos.com/2017/01/synaxarion-of-holy-theophany.html]

Oggi si celebra la conclusione della Festa delle Sante Teofanie.

Arrivato all’età di trent’anni, nostro Signore ritenne che era venuto il tempo di manifestare al mondo che era Dio incarnato. Quando fu battezzato da Giovanni, Dio Padre testimoniò dall’alto con la Sua voce e con la comparsa dello Spirito Santo, che era veramente suo Figlio, della sua stessa sostanza. Da quel momento divenne noto a tutti, attraverso i suoi miracoli e i suoi alti insegnamenti, che Egli era davvero Dio, Colui che tramite i Profeti era stato chiaramente preannunciato.

Il Signore venne al battesimo per questo motivo. Da quando si era fatto uomo per la nostra salvezza, lungo la sua intera vita Egli aveva compiuto ogni precetto della Legge. Poiché Giovanni, venuto dal deserto, stava battezzando al Giordano, secondo la parola che Dio gli aveva dato, cioè secondo l’ordine e la legge di Dio -come dice l’evangelista Luca (Lc 3, 2)-, nostro Signore voleva adempiere a questa parola in quanto disposizione divina. Così il Signore all’età di trent’anni, andò a farsi battezzare da Giovanni Battista, come stavano facendo gli altri, sebbene non avesse bisogno del battesimo, essendo senza peccato. Giovanni, riverente verso il Signore e consapevole della propria indegnità, disse: “Ho bisogno io di essere battezzato da Te, e Tu vieni da me?” Ma il Signore incoraggiò ed esortò Giovanni a battezzarlo, mostrandogli che quello che secondo il suo pensiero era un gesto inadeguato, era invece appropriato, cioè che il Maestro dovesse essere battezzato dal servitore. Per questo gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Qui il Signore chiama giustizia’ l’adempimento di tutti i comandamenti; secondo il divino Crisostomo (Discorso sul Battesimo), è come se Lui avesse detto: “Poiché ho adempiuto a tutti i comandamenti della legge divina, solo questo è rimasto, ecco perché devo adempiere anche a questo. ”

Allora Giovanni abbandonò le sue resistenze e il Signore fu battezzato da lui, e immediatamente

uscì dall’acqua (Il divino Crisostomo si chiede: Perché gli evangelisti Matteo e Marco sottolineano che Gesù uscì immediatamente dall’acqua? E risponde: mentre quando altri furono battezzati, in quanto peccatori, rimasero immersi nell’acqua fino a quando non confessarono tutti i loro peccati, il Signore, essendo senza peccato, ne uscì fuori subito. Quando Cristo fu battezzato, non solo Egli santificò il fiume Giordano, ma l’intera natura dell’acqua, come è ancora chiaramente testimoniato dal sacro Crisostomo, che nel suo Discorso sul Santo Battesimo del Salvatore dice: “Questo oggi è il giorno in cui il Signore fu battezzato e in cui santificò la natura dell’acqua. Perché in questo giorno tutti, ricevuta l’acqua santa, la portano a casa e la conservano tutto l’anno. E si verifica questo fenomeno: queste acque nella loro essenza non si guastano con il passare del tempo, ma rimangono integre e fresche per un anno intero e spesso per due o tre anni, non cessando di essere semplice acqua, come quella che si raccoglie dalle fontane “.).  Ed ecco i cieli si aprirono, e Giovanni vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire su Gesù. E una voce veniva dal cielo dicendo: “Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Con questo si manifestò agli Ebrei che Giovanni non era più grande di Cristo, come è stato falsamente ipotizzato da alcuni. Piuttosto gli era di molto inferiore, come un suo servitore. Per questo motivo lo Spirito è disceso, portando la voce del Padre per Gesù, e indicandolo chiaramente, come con un dito. La frase “Questo è il mio diletto Figlio” non era indirizzata a Giovanni Battista, sebbene possedesse grande gloria ed espletasse un compito di grande onore, ma era rivolta all’appena battezzato Gesù.

Avendo quindi adempiuto all’ultimo precetto del battesimo, il Signore annullò la maledizione che era su Adamo per aver deviato dalla legge divina. Dopo averci riscattati dalla condanna, ha posto fine ad ogni rituale della legge per elevarlo ad un livello più spirituale e perfetto. Infatti, il battesimo di Giovanni, pur essendo superiore a quello degli Ebrei, prevedeva solo una immersione ed una emersione. Il battesimo cristiano, che consta di tre emersioni e immersioni, ha la grazia dello Spirito Santo: rispetto ad esso quello di Giovanni è ovviamente inferiore. Con il suo battesimo nel fiume, Il Signore portò a perfezione quel che era fino ad allora oscuro e imperfetto, aprendo le porte al Battesimo spirituale e divino della Chiesa. Avendo ricevuto questo sacramento, dobbiamo a mantenerci puliti, puri e incontaminati dai peccati,

occupandoci dei comandamenti vivificanti.

  • Memoria dei 38 santi Padri martirizzati sul Sinai

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo – Napoli

Molto prima che l’imperatore Giustiniano costruisse il grande monastero sulle pendici del monte Sinai nel 527 –una vera fortezza nel deserto per proteggere i monaci da pericolosi predoni-, molti asceti vivevano sparsi per il deserto nel loro desiderio di raggiungere l’unione con Dio, abbandonate tutte le cose temporali e vane per una vita di preghiera e di ascetismo.  Durante il regno dell’imperatore Diocleziano (284-305), quando Pietro era Patriarca di Alessandria (300-311), molti di questi venerabili padri che vivevano asceticamente nel deserto del Sinai furono uccisi. Questo accadde perché uno dei capi saraceni era morto vicino alla chiesa dove i padri si riunivano per la Divina Liturgia; quelli pertanto sfogarono la loro rabbia massacrando Doulas, il superiore della comunità, e tutti i padri che vivevano lì nelle celle. Altri si rifugiarono in una fortezza e in una torre per proteggersi. Venuta la notte, un’altissima fiamma si levò dalla vetta del monte Sinai per divina Provvidenza, facendo apparire l’intera montagna come una colonna di fuoco e fumo che si alzava nei cieli. Quando i barbari la videro, furono presi dal panico e fuggirono.

In tutto il numero dei monaci massacrati fu di trentotto: alcuni erano stati decapitati; per altri il taglio non era stato completo e la testa penzolava sul petto o sulla schiena; il corpo di un monaco era tagliato a metà. Tra questi solo due furono ancora trovati vivi, Saba e Isaia, sebbene morirono poco dopo aver seppellito i santi padri massacrati e aver raccontato l’evento.

Anni dopo un altro massacro ebbe luogo sul Monte Sinai durante il regno di Teodosio il Grande (379-395). Alcuni barbari conosciuti come Blemmi, che vivevano come animali selvaggi nel deserto tra l’Egitto e il Mar Rosso, uccisero spietatamente i santi asceti e rubarono le loro misere provviste. San Nilo del Sinai (12 novembre) era tra questi santi padri con suo figlio San Teodulo (14 gennaio). Nilo riuscì a sfuggire al massacro e alla fine registrò gli eventi per iscritto, mentre Teodulo fu catturato e riscattato da un vescovo locale; questi lo liberò, permettendo a padre e figlio di tornare sul Monte Sinai e vivere come asceti fino al loro riposo.

  •  Memoria di San Sava, primo Arcivescovo della Serbia

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo – Napoli

San Sava, primo arcivescovo e maestro del popolo serbo, è il più amato di tutti i santi di Serbia. Nacque nel 1169 e fu chiamato Rastko dai suoi genitori. Era figlio di Stefano Nemanja, il sovrano della Serbia, meglio conosciuto come San Simeone il Mirovlita (v. 13 febbraio). Da giovane, Rastko si recò in segreto sul Monte Athos, al Monastero di San Panteleimon. Quando suo padre venne a sapere della fuga, inviò da lui dei soldati, ma prima che potessero catturarlo, fu tonsurato monaco con il nome di Saba, come San Saba il Santificato. Subito dopo entrò nel Monastero di Vatopedi, dove suo padre lo raggiunse nel 1197. Insieme ricostruirono il Monastero di Hilandar e ne fecero un grande centro spirituale per i loro connazionali. Nel 1200 San Simeone si addormentò nel Signore e il suo corpo divenne una fonte di santo myron. Nel 1204 San Sava fu costretto a tornare in Serbia con le reliquie del padre, per riportare la pace tra i suoi due fratelli, che stavano lottando per il dominio del regno. La grazia delle reliquie di san Simeone e la mediazione di san Sava sanarono la divisione tra i suoi fratelli. Dopo aver persuaso l’imperatore a Costantinopoli e il Patriarca Ecumenico a concedere l’autocefalia alla Chiesa serba, il Santo contro la sua volontà fu ordinato primo Arcivescovo della sua terra natale nel 1219, adoperandosi alacremente per rafforzare la fede ortodossa. Nel 1221 incoronò suo fratello Stefano primo re di Serbia (v. 24 settembre). Nel 1234, prevedendo per grazia divina la sua prossima dipartita, si dimise dal trono arcivescovile, nominò successore il suo discepolo Arsenio e intraprese un pellegrinaggio a Gerusalemme e al Monte Sinai; sulla via del ritorno attraverso la Bulgaria, si addormentò in pace nel 1236.

Poiché ha da sempre rappresentato l’eroe nazionale della Serbia e un invincibile baluardo per la difesa della fede ortodossa, i Turchi musulmani bruciarono le sue reliquie incorrotte nell’anno 1594.

  • Santa Nino di Cappadocia, evangelizzatrice della Georgia

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo – Napoli

Santa Nino (o Nina) nacque in Cappadocia, dove vivevano molti Georgiani; si dice che sia una parente del megalomartire San Giorgio il trionfatore. Suo padre, Zabulone, un pio e famoso soldato, prima ancora di sposarsi aveva lasciato la sua patria, la Cappadocia, per offrire i suoi servizi all’imperatore Massimiano. Sua madre, Susanna, era la sorella del vescovo di Gerusalemme, Giovenale. Ardendo d’amore per Dio, suo padre, con il consenso della moglie, si fece monaco nel deserto del Giordano. Susanna fu ordinata diaconessa nella Chiesa dell’Anastasi. Santa Nino fu affidata allora alla piissima anziana Niofòra.

  • Quando santa Nino cominciò a leggere il Vangelo, arrivata al capitolo che narra la crocifissione del Signore, rimase colpita dal dettaglio sulle vesti di Cristo. Si chiedeva se fosse stata mai trovata la tunica indossata dal Figlio di Dio. Le fu detto che, secondo la tradizione, essa era conservata nella città di Mtskheta, in Iberia (Georgia), portata lì Elioz, il rabbino della città; quegli l’aveva a sua volta ricevuta dal soldato che l’aveva vinta nel sorteggio avvenuto ai piedi della croce. Queste parole si incisero profondamente nel suo cuore, e pregava la Madre di Dio che fosse ritenuta degna di andare nella Terra degli Iberici, per adorare la veste del suo Figlio e Dio. La Tuttasanta ascoltò quella preghiera e apparve in sogno alla Santa. La esortò ad andare in Iberia a predicare il Vangelo di Cristo e le offrì una croce di tralci di vite, assicurandole che sarebbe stata per lei il suo scudo contro i nemici visibili e invisibili. La Santa si svegliò e vide nelle sue mani la meravigliosa Croce. La baciò, tagliò una treccia dai capelli, la intrecciò sulla croce e andò subito da suo zio, il vescovo Giovenale. Questi comprese quale fosse la volontà di Dio e le diede la sua benedizione. Così, per ordine della Vergine Maria, predicò il Vangelo in Georgia, intorno al III secolo. La sua attività apostolica e il dono dei miracoli condussero i re di Georgia Mirian (265-342) e Nana alla verità di Cristo.

La Santa trovò il luogo dove era stata deposta la veste di Cristo, e lì costruì il Tempio cattedrale di Svetitskhoveli (della colonna vivente).

Santa Nina si addormentò in pace e Dio la glorificò mantenendo incorruttibili le sue sante reliquie.

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