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IL SACRO MONASTERO DI BIGORSKI – MACEDONIA DEL NORD PER I 35 ANNI DI MINISTERO DEL PATRIARCA ECUMENICO

IL SACRO MONASTERO DI BIGORSKI – MACEDONIA DEL NORD PER I 35 ANNI DI MINISTERO DEL PATRIARCA ECUMENICO

IL SACRO MONASTERO DI BIGORSKI – MACEDONIA DEL NORD

PER I 35 ANNI DI MINISTERO DEL PATRIARCA ECUMENICO

 

TRENTACINQUE ANNI DI MINISTERO PATRIARCALE NELL’AMORE E NELLA VERITÀ

Con sentimenti di profonda gioia spirituale, sincero amore filiale e sconfinata gratitudine a Dio, il nostro Sacro Monastero di Bigorski si unisce alle celebrazioni di preghiera che segnano il grande e benedetto giubileo dei trentacinque anni dall’elezione di Sua Divina Santità, l’Arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma e Patriarca Ecumenico Bartolomeo, al sacro Primo Trono dell’Ortodossia. Pertanto, questa nostra espressione pubblica è semplicemente un umile e sincero atto di riconoscimento delle grandi opere compiute attraverso il ministero di questo mite Pastore.

Il 22 ottobre 1991, la Divina Provvidenza ha chiamato l’allora Metropolita Bartolomeo di Calcedonia a portare la pesante ma benedetta croce del ministero patriarcale. Da allora, per più di tre decenni, questo umile ma saldo Arcistratega ha testimoniato la forza dell’amore evangelico, la bellezza della Tradizione ortodossa e la santità dell’unità ecclesiale. Lungo tutto il suo patriarcato, ha portato la riconciliazione in molti scismi e divisioni all’interno dell’unica Chiesa cattolica. I suoi molti anni di ministero arcipastorale sono stati contrassegnati da instancabili fatiche per preservare la fede, per realizzare la riconciliazione e superare le divisioni, per favorire la comprensione reciproca tra le Chiese ortodosse, per sostenere la dignità umana e per prendersi cura della natura e di tutto il creato di Dio — una premura per la quale è diventato noto a livello internazionale come il “Patriarca Verde”.

E quanto è pesante, in verità, la croce del Trono di Costantinopoli! Essere il successore spirituale dei gloriosi Patriarchi di Costantinopoli, preservare il vivente patrimonio apostolico e patristico dell’antica Romiosyne ortodossa, e farlo proprio nella città dove un tempo risplendeva lo splendore dell’Impero Cristiano, ma dove i cristiani ortodossi costituiscono oggi un piccolo gregge all’interno di una società prevalentemente musulmana — questa è davvero una lotta ascetica che richiede una fede, una saggezza, una pazienza e un coraggio spirituale eccezionali. Lì, da dove procedette la cristianizzazione di molte nazioni e dove furono stabiliti i dogmi del cristianesimo; lì, dove i secoli hanno lasciato profonde ferite storiche, dove persistono ancora oggi gravi sfide alla vita e alla libertà della comunità ortodossa, e dove la rinomata Facoltà Teologica di Halki attende i suoi studenti da decenni, il Patriarca Ecumenico continua il suo ministero con dignità, mitezza e incrollabile fedeltà alla Chiesa di Dio. Allo stesso tempo, egli rafforza e accresce l’autorità di questo Patriarcato dal Primo Trono in tutto il mondo, in conformità con la benedetta tradizione dei Santi Padri e dei Concili. E proprio per questo motivo, la sua dignità patriarcale non è solo un onore, ma soprattutto una testimonianza quotidiana della Croce e della Risurrezione, e una benedetta responsabilità verso l’unità e la pienezza della Chiesa ortodossa.

Nella sua persona, la Chiesa riconosce un timoniere saggio ed esperto che, tra le tempeste del mondo contemporaneo, conserva intatto il prezioso deposito della fede apostolica, non cessando mai di chiamare l’umanità alla pace, al pentimento e all’amore fraterno. Perché la vera grandezza di un Primate della Chiesa si rivela non solo nella dignità e nei privilegi del suo trono, ma soprattutto nella sua disponibilità a portare i fardelli degli altri, a sanare le ferite della divisione e a essere un padre per tutti coloro che anelano all’unità in Cristo. In verità, colui che sta al primo posto, a qualunque livello della comunione ecclesiale, sta a nome di tutti e di tutto.

È precisamente questo spirito di riconciliazione, questa nobile perseveranza nel cercare la via dell’amore e della comunione anche laddove i calcoli umani, spesso gravati e diretti dalla vanità dei singoli, non percepiscono altro che un vicolo cieco, a costituire una delle caratteristiche più straordinarie del suo storico ministero. Attraverso tutte le complesse prove della vita ecclesiastica contemporanea, Sua Santità non cessa mai di ricordarci che la Chiesa non è un’arena di dominazione e rivalità, ma il Corpo di Cristo, nel quale la ferita di un membro diventa il dolore di tutti, mentre la guarigione di una divisione diventa una gioia condivisa. Questo è ciò che tutti desideriamo e ciò che l’Eterno Sommo Sacerdote Stesso ha cercato in preghiera nella Sua amorevole intercessione davanti al Padre: “Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te” (Giovanni 17:21). Un tale ministero, che non è altro che un’umile imitazione e un devoto seguito del ministero stesso di Cristo, comporta spesso incomprensioni, opposizioni e ingiuste accuse. Ciononostante, esso rimane sempre, e soprattutto, una preziosa testimonianza che il vero pastore non abbandona le anime affidate alle sue cure, ma, seguendo l’esempio del Buon Pastore, dà la sua vita per le pecore (cfr. Giovanni 10:11).

Per noi, tuttavia, figli dell’antico e glorioso Arcivescovado di Ocrida, questo giubileo riveste un significato personale e storico particolarmente profondo.

Con immensa gratitudine e riverenza, ricordiamo lo storico giorno del 9 maggio 2022 — e in effetti, come potremmo, o come oseremmo mai dimenticarlo? — quando finalmente, dopo lunghi decenni di doloroso isolamento ecclesiastico e molti anni di lotta, attraverso la cura paterna e la saggezza di Sua Santità e per decisione del Santo e Sacro Sinodo del Patriarcato Ecumenico, la nostra gerarchia ecclesiastica, il clero e il popolo fedele sono stati accolti nella comunione eucaristica. Fu un momento di ineffabile gioia, in cui il lungo dolore patito da generazioni di nostri antenati si trasformò in lacrime di ringraziamento, e i nostri cuori sperimentarono ancora una volta la pienezza della comunione ecclesiale ortodossa.

Ed è precisamente qui che il ruolo storico del Patriarca Ecumenico Bartolomeo nella vita del nostro popolo si rivela con particolare chiarezza. Oggi, mentre la nostra Santa Chiesa vive nuovamente in unità canonica ed eucaristica con la pienezza dell’Ortodossia e quando, con l’aiuto di Dio, abbiamo numerosi fratelli, amici e con-celebranti tra le Chiese Ortodosse Locali, non dobbiamo mai dimenticare colui che per primo ha aperto la porta attraverso la quale siamo entrati in questa benedetta comunione. Il suo nome merita di essere iscritto a lettere d’oro nella memoria collettiva del nostro popolo. Senza sminuire il significato di tutti i successivi gesti fraterni e azioni ecclesiastiche, la verità storica ci obbliga a riconoscere che è stato proprio il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, insieme al suo Santo e Sacro Sinodo, a compiere il primo passo decisivo e a porre le fondamenta per la guarigione della nostra antica ferita ecclesiastica. Egli non è rimasto indifferente al nostro dolore; non ha ignorato il nostro appello. Ha ascoltato i nostri gridi e ha visto la nostra sofferenza spirituale sotto il giogo della mancanza d’amore. Con cuore di padre e una profonda consapevolezza della sua responsabilità storica, ha aperto la strada verso la piena restaurazione della nostra comunione eucaristica con i nostri fratelli ortodossi.

Pertanto, la nostra gratitudine nei suoi confronti non è semplicemente una questione di cortesia, né l’espressione di un sentimento passeggero, ma un dovere di coscienza e di memoria storica. Come dichiarò all’epoca a Costantinopoli il nostro stimato Arcivescovo Stefan: “Possa il nove maggio rimanere per noi un giorno di memoria spirituale e nazionale, un giorno di beneficenza, un giorno di onore e commemorazione — una festa spirituale e nazionale”. I popoli che dimenticano i propri benefattori perdono facilmente il senso del dono ricevuto, e persino le benedizioni possono diventare fardelli anziché fonti di grazia. E noi, che così a lungo abbiamo anelato all’unità ecclesiastica, abbiamo meno diritto di chiunque altro di dimenticare la mano paterna tesa verso di noi o di rifiutare l’abbraccio di un padre. Al contrario, proprio ora, mentre assaporiamo i frutti benedetti della riconciliazione, siamo chiamati a dare una testimonianza ancora più forte della nostra gratitudine verso il benefattore il cui amore e la cui determinazione ci hanno aiutato a raggiungere questa gioia.

Quello storico atto rimane un luminoso punto di riferimento nella storia moderna della nostra Chiesa e del nostro popolo. In esso riconosciamo l’amore della Chiesa Madre, che non dimentica i suoi figli, ma con un abbraccio paterno ha aperto loro la porta dell’unità eucaristica. Davvero, in questa azione sembra risuonare la voce dello Salvatore Stesso: “Beati i operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Ed è precisamente per questo motivo — e lo menzioniamo come espressione di filiale preoccupazione — che viviamo con particolare angoscia d’animo gli ingiusti attacchi, gli insulti e le calunnie che non di rado vengono rivolti contro la sacra persona del Patriarca Ecumenico. Certamente, all’interno della vita ecclesiastica possono esserci opinioni, posizioni e giudizi divergenti riguardo a particolari questioni. Ma un discernimento sincero e responsabile è una cosa, mentre la malizia, il vilipendio e la calunnia contro il prossimo sono qualcosa di completamente diverso. Un simile comportamento non si addice a chiunque si definisca un cristiano ortodosso! È ancora più doloroso quando questi attacchi sono diretti contro un uomo che ha dedicato l’intera sua vita al servizio della Chiesa di Dio e che ha mostrato così grande amore e benevolenza, specialmente verso di noi. Il Santo Apostolo Giacomo ci ammonisce a non parlar male gli uni degli altri (cfr. Giacomo 4:11). La calunnia è un peccato grave; e quando a essa si aggiunge l’ingratitudine verso il proprio benefattore, diventa una manifestazione ancora più dolorosa di insensibilità spirituale, e persino di perdita del sano giudizio e di illusione spirituale. Se calunniare un qualsiasi prossimo è un peccato così grave, quanto più seria è la calunnia e l’oltraggio del Primate — un atto che costituisce nientemeno che un suicidio spirituale! Come cristiani, non ci si addice dimenticare il bene ricevuto e rispondere con la condanna laddove ci è stato mostrato amore. Al contrario, è nostro dovere preservare la verità, coltivare la gratitudine e pregare per coloro che portano la pesante croce della guida ecclesiastica. Inoltre, è sia nostro onore sia nostra dignità seguire, rispettare e difendere il Primate contro coloro che vorrebbero minare il benedetto ordine ecclesiastico e la struttura gerarchica stabilita all’interno della Chiesa!

Pertanto, in questo solenne e benedetto anniversario, i nostri cuori si riempiono non solo di riverenza per questo grande giubileo ecclesiastico, ma anche del più sincero amore e compassione per un Padre spirituale il cui nome rimarrà per sempre iscritto con gratitudine nella storia della nostra Chiesa e nel ricordo orante del nostro Monastero.

Vostra Santità, amato Padre e Gerarca!

Dal profondo dei nostri cuori, il nostro amato Geronta, il Vescovo Parthenius di Antania, insieme a tutta la nostra fratellanza e sorellanza monastica, porge a Vostra Santità le più sentite congratulazioni per questo radioso e benedetto giubileo, con sentimenti di sconfinata gratitudine per tutti i Vostri benefici, per il Vostro amore evangelico e per tutto ciò che avete fatto per la nostra Santa Chiesa e per il nostro popolo.

Preghiamo il Grande Sommo Sacerdote e Pastore delle nostre anime, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso l’intercessione della nostra Tuttasanta Sovrana, la Theotokos, del santo e glorioso Apostolo Andrea il Primo Chiamato e del fervente Apostolo Bartolomeo, di concederVi salute incrollabile, forza spirituale, pace, consolazione celeste e molti altri benedetti anni di fecondo ministero patriarcale. Che la Sua grazia Vi rafforzi in ogni prova, illumini la Vostra saggezza e benedica tutte le Vostre fatiche per l’unità, la pace e il benessere della Santa Chiesa Ortodossa.

E noi, da questo umile e santo santuario di Bigorski, davanti all’icona miracolosa del nostro patrono celeste, San Giovanni Battista, continueremo con amore a elevare il Suo benedetto nome nelle nostre preghiere, rendendo grazie a Dio, che nella Vostra persona ci ha concesso una così abbondante cura paterna, consolazione e benevolenza.

Molti anni benedetti, Vostra Santità!

Che il Signore Ti preservi e Ti rafforzi per molti anni a venire, per la gioia di tutta l’Ortodossia e di tutti noi che sinceramente Ti amiamo e, con sacra gratitudine, baciamo la Tua santa mano destra!

(traduzione dal sito: https://bigorski.org.mk)

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