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Sinassario | 2 gennaio 2024

Gen 1, 2024 | Sinassario

  • Memoria di San Silvestro monaco e abate a Troina in Sicilia nel territorio di Enna

Questo nostro padre fu igumeno del Monastero dell’Arcangelo Michele a Draghina, ovvero Troina, nel dodicesimo secolo, al tempo in cui Guglielmo il Malvagio, distrusse Bari e tante altre città di Puglia, Calabria e Sicilia, facendo strage di molti romani ortodossi.

  • Memoria di San Silvestro papa e patriarca di Roma (nel 335)

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/30600

(Papa dal 31/01/314 al 31/12/335)
Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nell’anno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, essendo papa l’africano Milziade, che è morto l’anno dopo. Gli succede il prete romano Silvestro. A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato più tardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il lungo pontificato di Silvestro (21 anni) è però lacerato dalle controversie disciplinari e teologiche, e l’autorità della Chiesa di Roma su tutte le altre Chiese, diffuse ormai intorno all’intero Mediterraneo, non è ancora affermata. Nel Concilio di Arles (314) e di Nicea (325) papa Silvestro non ha alcun modo di intervenire: gli vengono solo comunicate, con solennità e rispetto, le decisioni prese. Fu il primo a ricevere il titolo di «Confessore della fede».

  • Memoria di San Serafino di Sarov

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo – Napoli

Prokhor, il futuro monaco Serafino, nacque nel 1759 nella città di Kursk vicino Tambov, nella Russia centrale. Fin dall’infanzia fu sotto la protezione della Santissima Madre di Dio, che, all’età di nove anni, gli apparve in una visione e, attraverso la sua icona ‘Kurskaya’, lo guarì da una grave malattia considerata inguaribile. All’età di diciannove anni entrò nel monastero di Sarov, dove stupì tutti con la sua obbedienza, il suo alto ascetismo e la sua grande umiltà. Nel 1780 il Santo fu colpito da una malattia che sopportò con coraggio per tre anni, finché la Madre di Dio non lo guarì, apparendogli con gli Apostoli Pietro e Giovanni. Fu tonsurato monaco nel 1786, con il nome del santo ieromartire Serafino, vescovo di Fanarion e Neochorion in Tessaglia (v. 4 dicembre), e fu ordinato diacono un anno dopo. Nel suo amore sconfinato per Dio si dava sempre nuovi compiti ascetici, progredendo nella virtù e nella preghiera a grandi passi. Una volta, durante la Divina Liturgia del Santo e Grande Giovedì, fu considerato degno di una visione del Signore Gesù Cristo circondato dalle schiere celesti. Dopo questa scioccante visione, si dedicò al lavoro spirituale con ancora maggiore intensità. Nel 1794 San Serafino intraprese la vita solitaria in una cella nella foresta. Questo periodo di ascetismo estremo durò circa quindici anni, fino al 1810. Fu in questa fase che intraprese una delle più grandi imprese della sua vita: pur assalito dallo sconforto e da una tempesta di pensieri contrari sollevati dal nemico della nostra salvezza, trascorse mille notti su una roccia, continuando a pregare fino a quando Dio gli diede la completa vittoria sul nemico. In un’altra occasione fu aggredito dai ladri, che con le loro percosse gli ruppero varie costole e la testa, lasciandolo in fin di vita. Anche in questo caso, iniziò a riprendersi dopo un’apparizione della santissima Theotokos, che andò da lui con gli apostoli Pietro e Giovanni, e. indicando San Serafino, pronunciò le parole tremende: “Costui è della mia stirpe”.
  Nel 1810, all’età di cinquant’anni; indebolito dalla sua ascesi sovrumana, San Serafino tornò al monastero per la terza fase delle sue lotte spirituali; in quello visse da recluso fino al 1825. Per i primi cinque anni della sua reclusione non parlò con nessuno, e poco si sa di questo periodo. Dopo cinque anni iniziò gradualmente a ricevere visitatori, dando consigli e consolazione alle anime malate. Nel 1825 la santissima Theotokos apparve al Santo e gli rivelò che sarebbe stato gradito a Dio che avesse posto fine a quella reclusione; da questo momento il numero di persone che andavano a trovarlo cresceva ogni giorno. Fu anche per comando della santa Vergine che intraprese la direzione spirituale del monastero femminile di Diveyevo. Guarì malattie del corpo, predisse eventi futuri, portò peccatori incalliti al pentimento, riuscendo a scorgere con chiarezza i segreti del cuore di coloro che venivano da lui. Attraverso la totale umiltà, una semplicità infantile, le sue ineguagliabili fatiche ascetiche e il suo amore angelico per Dio, ascese alla santità e alla grandezza spirituale degli antichi Padri teofori. Divenne così come Antonio per l’Egitto, il medico per l’intera terra russa.
  Fu da tutti conosciuto come una persona gioviale, che salutava chiunque esclamando: “Mia gioia, Cristo è risorto”. Era solito consigliare: “Cerca di avere uno spirito pacifico, e a migliaia intorno a te si salveranno!”, e “l’allegria non è un peccato, perché scaccia la noia, che genera depressione, e non c’è nulla peggio di questa!”. Un giorno disse ad un monaco: “Se solo tu sapessi a quale gioia e dolcezza è destinata un’anima in cielo, riusciresti a sopportare ogni tristezza, persecuzione e scherno con gratitudine”.

 In totale, la santissima Theotokos gli apparve dodici volte durante la sua vita. L’ultima volta avvenne alla Festa dell’Annunciazione, nel 1831, per annunciargli che presto sarebbe entrato nel suo riposo. Gli apparve accompagnata da dodici vergini martiri e sante monache, con San Giovanni il Precursore e San Giovanni il Teologo. Con un corpo malato e infiacchito da innumerevoli sofferenze, e un’anima pura risplendente della luce del Cielo, il Santo visse ancora per meno di due anni, addormentandosi in pace il 2 gennaio 1833, cantando inni pasquali. Nella notte del suo riposo, il giusto Filaret dell’Eremo di Glinsk (nell’Ucraina settentrionale) vide la sua anima ascendere al Cielo nella luce. A causa della testimonianza universale della singolare santità della sua vita e la gran quantità di miracoli che compì sia in vita che dopo la morte, la sua venerazione si diffuse rapidamente oltre i confini dell’Impero russo in ogni angolo della terra, anche grazie alla pubblicazione del ‘Dialogo dello starez Serafino con A. N. Motovilov sullo scopo della vita cristiana’, che venne ben presto tradotto in tutte le lingue,

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