traslazione delle sante reliquie di San Mitrofane, primo vescovo di Voronež
L’Invenzione delle Reliquie di San Metrophanes, vescovo di Voronež (1832): La memoria della profonda pietà e delle virtù pastorali di San Metrophanes (Macarius, nello schema) era venerata a Voronež fin dal tempo della sua morte (23 novembre 1703). I suoi successori, gli ierarchi di Voronež, consideravano loro sacro dovere fare ogni anno memoria del primo ierarca del loro gregge, insieme con i suoi genitori, il sacerdote Basil e Maria.
Gli abitanti di Voronež e dei suoi dintorni venivano alla cattedrale dell’Annunciazione, dove venivano celebrati servizi funebri presso la sua tomba. A contribuire all’intensa memoria di San Metrophanes fu anche la sua richiesta in punto di morte che si pregasse per lui. A questo scopo il santo, già durante la sua vita, aveva costruito presso la cattedrale una cappella in onore del santo Arcangelo Michele (il suo santo patrono), e in essa un sacerdote particolare celebrava la Liturgia. Benché le generazioni successive non avessero conosciuto il santo, anch’esse veneravano la sua memoria.
La veridicità della santità del primo ierarca della diocesi di Voronež fu confermata anche dalle sue reliquie incorrotte, attestata durante i loro ripetuti trasferimenti da un tempio all’altro. Nell’anno 1718, il Metropolita Pachomius di Voronež, in procinto di iniziare la costruzione di una nuova cattedrale, diede ordine di demolire la vecchia cattedrale dell’Annunciazione. Il corpo di San Metrophanes fu temporaneamente trasferito nella chiesa del Roveto Ardente. Nel 1735, il corpo di San Metrophanes fu trasferito nella nuova cattedrale, durante il quale trasferimento fu nuovamente osservato lo stato incorruttibile delle sue reliquie. Nel luogo della sepoltura del santo si era soliti celebrare per lui delle panichide.
Entro il 1820 si notò che il numero di coloro che veneravano San Metrophanes e affluivano a Voronež era straordinariamente aumentato. Anche i segni pieni di grazia aumentarono. L’arcivescovo Anthony II di Voronež fece ripetute relazioni al Santo Sinodo riguardo ai miracoli, e chiese una decisione per la glorificazione del santo. Il Santo Sinodo prescrisse allora che si tenesse un registro dei miracoli presso la tomba di San Metrophanes. Nell’anno 1831, dopo aver visto il corpo incorrotto del santo, l’arcivescovo Anthony insieme con i membri della commissione del Santo Sinodo, l’arcivescovo Eugenius di Jaroslavl e l’archimandrita Hermogenes del monastero Moscovita dello Spas-Androniev, si convinsero dell’intercessione miracolosa di San Metrophanes davanti al Trono di Dio. Il Santo Sinodo emanò allora la sua decisione di aggiungere San Metrophanes al novero dei Santi. Da allora, la Chiesa Russa celebra la memoria del santo due volte l’anno: il 23 novembre, il giorno del suo riposo, e il 7 agosto, il giorno della sua glorificazione.
L’arcivescovo Anthony II (1827-1846) istituì a Voronež anche le seguenti feste in onore di San Metrophanes: il 4 giugno, festa del santo suo omonimo, San Metrophanes, patriarca di Costantinopoli; il 2 aprile, il giorno della consacrazione del santo a vescovo nel 1682; e l’11 dicembre, il giorno della traslazione delle reliquie di San Metrophanes nel 1831.
San Metrophanes lasciò uno Testamento Spirituale. L’originale è conservato nel Museo Storico di Stato. Sul testamento si trova l’unica autorevole firma del santo: “Questo dettato spirituale è da me attestato… Vescovo Metrophanes di Voronež.”
Sulla copertina inferiore (all’interno) vi è un’iscrizione del diciottesimo secolo: “Questo è il libro del testamento o ultima volontà dello skemamonaco di Voronež Macarius, scritto nella città salvata da Dio di Voronež, nella casa di Sua Grazia il vescovo e skemamonaco Macarius, che si addormentò nel mese di novembre il 23º giorno nell’anno 1703, e fu sepolto il 4º giorno di dicembre.”
Nel giorno precedente l’Invenzione delle Reliquie di San Metrophanes, l’arcivescovo Anthony di Voronež andò in chiesa per deporre i nuovi paramenti preparati per le reliquie. All’improvviso, si sentì così debole che riusciva a malapena a muoversi nella sua cella. Turbato da ciò, si sedette a riflettere e allora udì una voce sommessa: “Non trasgredire la mia eredità.”
Non comprese subito questo, e pensando invece ai propri progetti, raccolse le sue forze e aprì l’armadio dove erano i paramenti, e lì scorse lo schema monastico, portato poco tempo prima da un monaco sconosciuto che glielo aveva affidato dicendo che presto sarebbe stato necessario.
Vedendo questo schema monastico, l’ierarca comprese allora che le parole, “Non trasgredire la mia eredità,” erano in realtà la volontà di San Metrophanes, che non si ponessero sulle sue reliquie paramenti episcopali, ma piuttosto che fossero rivestite con lo schema. Con ciò, e con la sua estrema umiltà, egli indicò il profondo legame spirituale con il suo santo patrono (nello schema), San Macarius di Unžensk.



