Tiburzio e Massimo mm.
Santa Cecilia nacque a Roma nel III secolo da genitori ricchi e illustri, che erano idolatri. Avendo ascoltato la predicazione del Vangelo, giunse a credere in Cristo e fece voto di conservare la propria verginità. Tuttavia, contro la sua volontà, essi la promisero in sposa a un nobile pagano di nome Valeriano, e la costrinsero a indossare in ogni momento abiti sontuosi e gioielli. Sotto queste vesti sfarzose, ella portava un ruvido cilicio.
Colma d’amore per il suo Sposo Cristo, Lo supplicava di impedire le nozze. Quando giunse il giorno del matrimonio, santa Cecilia pianse amaramente e pregò che il Signore inviasse un Angelo a custodire la sua castità. Quella notte, mentre venivano condotti nella camera nuziale, ella disse al marito che era stato mandato un Angelo invisibile a difendere la sua verginità. «Se mi tocchi», disse, «egli ti ucciderà all’istante».
Valeriano chiese di vedere questo Angelo, ma lei gli disse: «Non puoi vedere l’Angelo perché non conosci il vero Dio. Non potrai vedere l’Angelo finché non sarai purificato dall’impurità dell’incredulità».
«Come posso essere purificato?» chiese lui.
Ella disse che se avesse chiesto al vescovo Urbano di battezzarlo, allora avrebbe potuto vedere l’Angelo. La santa persuase il marito ad andare dal vescovo Urbano, che si nascondeva dalla persecuzione in una grotta lungo la via Appia. Le istruzioni del saggio vescovo riempirono l’anima di Valeriano di gioia, e dopo il suo Battesimo il vescovo Urbano lo rimandò a casa.
Egli trovò Cecilia in preghiera, e vide un Angelo di bellezza indescrivibile che stava accanto a lei, tenendo in mano due corone di rose rosse e di gigli bianchi. Ponendo le ghirlande sul loro capo disse: «Custodite queste ghirlande mantenendo i vostri cuori puri e i vostri corpi incontaminati. Le ho portate dal Paradiso, e nessuno può vederle se non coloro che, come voi, amano la castità. Dio mi ha mandato da te, Valeriano, perché hai acconsentito a preservare la tua purezza. Egli vuole che tu abbia ciò che desideri».
Valeriano disse: «Nessuno mi è più caro di mio fratello Tiburzio. Chiedo al Signore di liberarlo dal culto degli idoli e di convertirlo, come ha convertito me».
L’Angelo disse che questa richiesta era gradita a Dio e che sarebbe stata esaudita. Rivelò anche che Valeriano e Tiburzio avrebbero subito insieme il martirio. Poco dopo, Tiburzio venne a far visita a suo fratello. Quando entrò in casa, notò il profumo di rose e di gigli. Valeriano gli disse che poteva sentire il profumo dei fiori perché aveva pregato che Tiburzio giungesse ad amare Dio e diventasse degno di una corona incorruttibile.
«Sto sognando», esclamò Tiburzio, «o è davvero questo che mi stai dicendo?»
Valeriano rispose: «Fino ad ora abbiamo vissuto come in sogno, adorando falsi “dei” e demoni impuri. Ora camminiamo nella verità e nella grazia di Dio».
Dopo aver ricevuto istruzione, Tiburzio fu battezzato dal vescovo Urbano. Poi i fratelli distribuirono parte della loro eredità ai poveri, si presero cura dei malati e seppellirono i cristiani che erano stati torturati a morte dai loro persecutori.
Ciò fu riferito ad Almachio, l’Eparca della città, che ordinò che i fratelli fossero arrestati e sottoposti a processo. Egli ordinò ai santi di rinunciare a Cristo e di offrire sacrifici ai «dei» pagani, ma i fratelli rifiutarono. Allora i fratelli furono flagellati senza misericordia. San Valeriano esortava i cristiani a non temere i tormenti, ma a rimanere saldi per Cristo.
Per impedire ai fratelli di influenzare il popolo, Almachio ordinò che i martiri fossero condotti fuori città ed eseguiti là. I soldati che accompagnavano i martiri all’esecuzione erano comandati da Massimo. Egli rimase stupito dal coraggio dei santi e chiese loro perché non temessero la morte. I santi fratelli dissero che essi scambiavano questa vita temporale con la vita eterna. Massimo volle conoscere in dettaglio l’insegnamento cristiano. Condusse i santi Valeriano e Tiburzio a casa sua e conversò con loro tutta la notte. Quando udì ciò, santa Cecilia andò con un sacerdote da Massimo. Allora egli e tutta la sua famiglia furono battezzati.
Il giorno seguente, quando i martiri Valeriano e Tiburzio furono decapitati, san Massimo confessò davanti a tutti di aver visto le loro sante anime essere portate in Cielo. Per questo, il santo martire Massimo fu bastonato a morte.
L’Eparca volle confiscare i beni di coloro che erano stati giustiziati, ma quando gli fu detto che santa Cecilia aveva già donato il resto delle sue ricchezze ai poveri e aveva convertito 400 uomini, egli ne ordinò l’esecuzione. Per tre giorni la tormentarono in una stanza da bagno surriscaldata, con il calore e il vapore, ma ella fu sostenuta dalla grazia di Dio. Vedendo che santa Cecilia era ancora viva, decisero di decapitarla. Il boia la colpì tre volte con la spada, ma la ferì soltanto. La santa martire visse ancora tre giorni, pienamente cosciente, incoraggiando coloro che le stavano attorno. Infine, rese la sua anima a Dio, e il suo corpo fu sepolto con riverenza.
Santa Cecilia è considerata la santa patrona della musica ecclesiastica. San Giovanni Crisostomo esalta i benefici della musica sacra e mostra quanto fortemente il fuoco dell’amore divino si accenda nell’anima per mezzo della salmodia devota. (Sull’Inno 41).
Le Sante Reliquie dei santi Valeriano e Tiburzio si trovano nella Basilica cattolica romana dei santi Valeriano e Cecilia a Roma.



