Teofane conf.
San Teofane il Confessore nacque nel 759 a Costantinopoli, in una famiglia pia e rinomata. Suo padre era parente dell’imperatore bizantino Leone l’Isaurico (717-741). Tre anni dopo la nascita di Teofane, suo padre morì, lasciando la famiglia sotto la cura dello stesso imperatore.
Teofane crebbe a corte e divenne un dignitario sotto l’imperatore Leone IV il Khazar (775-780). La sua posizione lo obbligò a contrarre matrimonio, ma egli persuase la sposa a vivere con lui in verginità.
Dopo la morte dei suoi genitori, Teofane e sua moglie visitarono i monasteri nel distretto di Sigria (Asia Minore). Teofane incontrò l’anziano Gregorio Stratitios, che predisse alla moglie di Teofane che suo marito avrebbe meritato la corona del martirio.
In seguito la moglie di Teofane fu tonsurata monaca in uno dei monasteri della Bitinia, e Teofane andò in un monastero nella regione di Kyzikos. Con la benedizione del suo anziano, Teofane fondò il monastero di Kalonymon su un’isola nel Mar di Marmara e si rinchiuse nella sua cella, trascrivendo libri. Teofane raggiunse un alto grado di abilità in questa occupazione.
Più tardi, san Teofane fondò un altro monastero in Sigria, in un luogo chiamato la “Grande Comunità”, e ne divenne igumeno. Partecipava a tutti i lavori del monastero, ed era di esempio a tutti nel suo amore per il lavoro e per la fatica ascetica. Ricevette dal Signore il dono di compiere miracoli, sanando i malati e scacciando i demoni.
Il Settimo Concilio Ecumenico si riunì a Nicea nel 787, e condannò l’eresia dell’Iconoclastia. Anche san Teofane fu invitato al Concilio. Egli giunse vestito con i suoi abiti laceri, ma manifestò la sua sapienza nel confermare la venerazione delle sante icone.
All’età di cinquant’anni, san Teofane si ammalò gravemente e soffrì terribilmente fino al giorno della sua morte. Anche sul letto di morte, il santo continuò a lavorare. Scrisse la sua CHRONOGRAPHIA, una storia della Chiesa cristiana che copre gli anni 285-813. Quest’opera è rimasta una fonte inestimabile per la storia della Chiesa.
Durante il regno dell’imperatore Leone l’Armeno (813-820), quando il santo era ormai avanzato in età, l’eresia iconoclasta ritornò. Chiesero a san Teofane di accettare l’eresia, ma egli si rifiutò fermamente e fu rinchiuso in prigione. Il suo monastero della “Grande Comunità” fu dato alle fiamme. Il santo confessore morì nell’818 dopo ventitré giorni di prigionia.
Dopo la morte dell’empio imperatore Leone l’Armeno, il monastero della “Grande Comunità” fu restaurato e le reliquie del santo confessore vi furono traslate.



