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Teodoro Studita conf.

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San Teodoro il Confessore, igumeno dello Studion, nacque nell’anno 758 a Costantinopoli in una famiglia formata dall’esattore imperiale Fotino e dalla sua sposa Teoctiste, entrambi pii cristiani. San Teodoro ricevette una buona educazione dai migliori retori, filosofi e teologi della città imperiale.

In quel tempo l’eresia iconoclasta si era diffusa ampiamente nell’Impero Bizantino, ed era sostenuta anche dall’empio imperatore Costantino Copronimo (741-775). Le posizioni dell’imperatore e della sua corte erano in contrasto con le convinzioni religiose di Fotino, che era un fervente aderente dell’Ortodossia, e così egli lasciò il servizio dello stato. Più tardi, i genitori di san Teodoro, di comune accordo, distribuirono i loro beni ai poveri, si dissero addio e ricevettero la tonsura monastica. Il loro figlio Teodoro divenne presto ampiamente noto nella capitale per la sua partecipazione alle numerose dispute riguardanti la venerazione delle icone.

San Teodoro era versato nell’oratoria, e possedeva la padronanza della terminologia e della logica dei filosofi, perciò discuteva spesso con gli eretici. La sua conoscenza della Sacra Scrittura e del dogma cristiano era così profonda che nessuno poteva prevalere su di lui.

Il Settimo Concilio Ecumenico pose fine alle divisioni e portò la pace nella Chiesa sotto l’imperatrice Irene. Il Concilio Ecumenico, quale autorità suprema nella vita della Chiesa, condannò e respinse per sempre l’iconoclastia.

Tra i Padri del Concilio c’era san Platone (5 aprile), zio di san Teodoro, che per lungo tempo aveva condotto vita ascetica sul monte Olympos. Anziano colmo della grazia dello Spirito Santo, san Platone, al termine del Concilio, chiamò suo nipote Teodoro e i suoi fratelli Giuseppe ed Eutimio alla vita monastica nel deserto.

Dopo aver lasciato Costantinopoli, si recarono a Sakkoudion, non lontano da Olympos. La solitudine e la bellezza del luogo, e la sua difficoltà di accesso, incontrarono il favore dell’Anziano e dei suoi nipoti, ed essi decisero di rimanere lì. I fratelli edificarono una chiesa dedicata a san Giovanni il Teologo, e gradualmente il numero dei monaci cominciò a crescere. Si formò un monastero, e san Platone ne fu l’igumeno.

La vita di san Teodoro era veramente ascetica. Egli si affaticava in lavori pesanti e sporchi. Osservava rigorosamente i digiuni, e ogni giorno si confessava al suo padre spirituale, l’Anziano Platone, rivelandogli tutte le sue azioni e i suoi pensieri, adempiendo con cura tutti i suoi consigli e le sue istruzioni.

Teodoro trovava tempo per una quotidiana riflessione spirituale, aprendo la sua anima a Dio. Non turbato da alcuna preoccupazione terrena, Gli offriva un culto mistico. San Teodoro leggeva assiduamente la Sacra Scrittura e le opere dei santi Padri, specialmente le opere di san Basilio il Grande, che erano come cibo per la sua anima.

Dopo diversi anni di vita monastica, san Teodoro fu ordinato sacerdote secondo la volontà del suo padre spirituale. Quando san Platone si addormentò nel Signore, i fratelli scelsero all’unanimità san Teodoro come igumeno del monastero. Non potendo opporsi al desiderio del suo confessore, san Teodoro accettò la scelta dei fratelli, ma impose a se stesso opere di ascesi ancora maggiori. Egli istruiva gli altri con l’esempio della propria vita virtuosa e anche con fervide esortazioni paterne.

Quando l’imperatore trasgredì i canoni della Chiesa, gli eventi della vita esterna turbarono la tranquillità delle celle monastiche. San Teodoro distribuì coraggiosamente una lettera agli altri monasteri, nella quale dichiarava l’imperatore Costantino VI (780-797) scomunicato dalla Chiesa per le sue stesse azioni, per aver violato le disposizioni divine riguardanti il matrimonio cristiano.

San Teodoro e dieci dei suoi compagni di ascesi furono mandati in esilio nella città di Thessalonica. Ma anche lì la voce accusatrice del monaco continuò a farsi sentire. Al suo ritorno al trono nel 796, santa Irene liberò san Teodoro e lo fece igumeno del monastero Studion (dedicato a san Giovanni il Battista) a Costantinopoli, nel quale c’erano soltanto dodici monaci. Il santo restaurò e ampliò presto il monastero, attirando circa mille monaci che desideravano averlo come loro guida spirituale.

San Teodoro compose una Regola di vita monastica, chiamata la “Regola Studita”, per governare il monastero. San Teodoro scrisse anche molte lettere contro gli iconoclasti. Per le sue opere dogmatiche, e anche per i suoi Canoni e Triodi (Canoni a tre odi), san Theoktistos chiamò san Teodoro “un infuocato maestro della Chiesa”.

Quando Nikēphóros si impadronì del trono imperiale, depose la pia imperatrice Irene e violò anch’egli le disposizioni della Chiesa, reintegrando con propria autorità nella Chiesa un sacerdote in precedenza scomunicato. San Teodoro nuovamente denunciò l’imperatore. Dopo le torture, il monaco fu mandato ancora una volta in esilio, dove trascorse più di due anni.

San Teodoro fu liberato dal mite e pio imperatore Michele, che succedette al trono alla morte di Nikēphóros e di suo figlio Staurikios in guerra contro i barbari. La loro morte era stata predetta da san Teodoro molto tempo prima. Per evitare una guerra civile, l’imperatore Michele abdicò al trono in favore del suo comandante militare Leone l’Armeno.

Il nuovo imperatore si rivelò un iconoclasta. Gli ierarchi e i maestri della Chiesa tentarono di ragionare con l’empio imperatore, ma invano. Leone proibì la venerazione delle sante icone e le profanò. Afflitto da tale iniquità, san Teodoro e i fratelli fecero una processione religiosa intorno al monastero con le icone innalzate in alto, cantando il tropario all’icona del Salvatore “Non-fatta-da-mano-d’uomo” (16 agosto). L’imperatore minacciò con ira il santo di morte, ma egli continuò a incoraggiare i credenti nell’Ortodossia. Allora l’imperatore condannò san Teodoro e il suo discepolo Nicola all’esilio, dapprima in Illiria alla fortezza di Metopa, e poi in Anatolia a Bonias. Ma anche dalla prigione il confessore continuò la sua lotta contro l’eresia.

Tormentati dai carnefici che l’imperatore mandò a Bonias, quasi privati di cibo e di bevanda, coperti di piaghe e appena vivi, Teodoro e Nicola sopportarono ogni cosa con preghiera e rendimento di grazie a Dio. A Smyrna, dove mandarono i martiri da Bonias, san Teodoro guarì un comandante militare da una terribile malattia. Quest’uomo era nipote dell’imperatore e del suo stesso sentire. San Teodoro gli disse di pentirsi delle sue malvagie azioni iconoclaste e di abbracciare l’Ortodossia. Ma quell’uomo in seguito ricadde nell’eresia, e poi morì di una morte orribile.

Leone l’Armeno fu assassinato dai suoi stessi soldati, e fu sostituito dall’altrettanto empio, sebbene tollerante, imperatore Michele II Traulos (il Balbuziente). Il nuovo imperatore liberò tutti i Padri e confessori ortodossi dalla prigione, ma proibì la venerazione delle icone nella capitale.

San Teodoro non volle tornare a Costantinopoli e decise così di stabilirsi in Bitinia sul promontorio di Akrita, vicino alla chiesa del santo martire Tryphon. Nonostante una grave malattia, san Teodoro celebrava quotidianamente la Divina Liturgia e istruiva i fratelli. Prevedendo la sua fine, il santo convocò i fratelli e comandò loro di conservare l’Ortodossia, di venerare le sante icone e di osservare la regola monastica. Poi ordinò ai fratelli di prendere le candele e di cantare il Canone per la Partenza dell’Anima dal Corpo. Proprio prima di cantare le parole: “Non dimenticherò mai i tuoi statuti, perché per mezzo di essi ho vissuto”, san Teodoro si addormentò nel Signore, nell’anno 826. Alla stessa ora san Ilarione di Dalmazia (6 giugno) vide una visione di una luce celeste durante il canto, e si udì una voce: “Questa è l’anima di san Teodoro, che ha sofferto fino al sangue per le sante icone, che ora parte verso il Signore.”

San Teodoro compì molti miracoli durante la sua vita e dopo la sua morte. Coloro che invocano il suo nome sono stati liberati dagli incendi e dagli attacchi di bestie selvagge, e hanno ricevuto guarigione, grazie a Dio e a san Teodoro lo Studita. Il 26 gennaio celebriamo la traslazione delle reliquie di Teodoro lo Studita da Cherson a Costantinopoli nell’anno 845.

Coloro che hanno disturbi di stomaco implorano l’aiuto di san Teodoro.