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Tecusa

05-18

Il Santo Martire Teodoto e le Sette Sante Vergini Tecusa, Faine, Claudia, Matrona, Giulia, Alessandra ed Eufrasia vissero nella seconda metà del terzo secolo nella città di Ancyra, in Galazia, e morirono come martiri per Cristo all’inizio del quarto secolo. San Teodoto era un albergatore ed era sposato.

Theoteknos, prefetto di Ancyra, emanò un proclama con cui informava i cristiani che erano obbligati a offrire sacrifici agli idoli, e che, se si fossero rifiutati, sarebbero stati torturati e uccisi. I pagani consegnavano i cristiani ai tormenti, e poi si dividevano le loro proprietà.

Teodoto non aveva timore di seppellire le reliquie dei santi martiri, portandole via di nascosto o riscattandole dai soldati. Quando le chiese cristiane di Ancyra furono distrutte e chiuse, la Divina Liturgia veniva celebrata nella sua locanda. Sapendo che lo attendeva il martirio, San Teodoto predisse al sacerdote Phrontonos che presto gli avrebbero portato le reliquie di martiri, in un luogo scelto da entrambi. A garanzia delle sue parole, San Teodoto diede al sacerdote il suo anello.

In quel tempo, sette sante vergini morirono per Cristo. La più anziana, Santa Tecusa, era la zia di San Teodoto. Le sante vergini Tecusa, Faine, Claudia, Matrona, Giulia, Alessandra ed Eufrasia si erano consacrate a Dio fin dalla giovinezza, vivendo in continua preghiera, digiuno, temperanza e buone opere. Tutte avevano raggiunto un’età avanzata.

Tradotte in giudizio come cristiane, le sante vergini confessarono con coraggio la loro fede in Cristo davanti a Theoteknos e furono consegnate ai tormenti, ma rimasero incrollabili. Il prefetto allora le diede a giovani sfrontati per essere contaminate. Le sante vergini pregarono intensamente, chiedendo aiuto a Dio. Santa Tecusa si gettò ai piedi di un giovane, e, scostandosi il velo, gli mostrò i suoi capelli grigi. I giovani, sbigottiti, fuggirono piangendo. Il prefetto ordinò allora che le sante prendessero parte all’offerta di sacrifici agli idoli, ma ancora una volta le sante vergini rifiutarono. Per questo furono condannate a morte. A ciascuna furono legate alle gambe delle pesanti pietre, e tutte e sette le sante vergini furono annegate in un lago.

La notte seguente Santa Tecusa apparve in sogno a San Teodoto, chiedendogli di prendere il suo corpo e dargli una sepoltura cristiana. San Teodoto, prendendo con sé il suo amico Polychronios e alcuni altri cristiani, si recò al lago. Era buio, e una torcia illuminava la loro via. Il santo martire Sosander apparve davanti alla guardia che era stata posta dai pagani sulla riva del lago. La guardia, atterrita, fuggì in preda al terrore.

I cristiani trovarono i corpi dei santi martiri e li portarono in chiesa, dove furono sepolti. Venuto a sapere che i corpi dei santi martiri erano stati trafugati, il prefetto fu preso da furia e diede ordine di arrestare tutti i cristiani e di torturarli. Anche Polychronios fu catturato. Non sopportando i tormenti, egli accusò San Teodoto di aver trafugato i corpi. San Teodoto era pronto a morire per Cristo. Parlando con gli altri cristiani, egli lasciò in eredità il proprio corpo al sacerdote Phrontonos, al quale aveva dato il suo anello.

Il racconto della vita e del martirio di San Teodoto e delle sofferenze delle sante vergini fu redatto da Nilo, contemporaneo e compagno di San Teodoto. Nilo visse nella città di Ancyra durante la persecuzione dei cristiani sotto l’imperatore Diocleziano, e fu testimone della morte del santo.

San Teodoto è commemorato anche il 7 giugno.