Speranza e Amore mm.
Le sante martiri Sophia e le sue figlie Fede, Speranza e Amore nacquero in Italia. La loro madre era una pia vedova cristiana che diede alle figlie il nome delle tre virtù cristiane. Fede aveva dodici anni, Speranza dieci e Amore nove. Santa Sophia le allevò nell’amore per il Signore Gesù Cristo. Santa Sophia e le sue figlie non nascondevano la loro fede in Cristo, ma la confessavano apertamente davanti a tutti.
Un funzionario di nome Antiochus le denunciò all’imperatore Adriano (117-138), che ordinò che fossero condotte a Roma. Rendendosi conto che sarebbero state condotte davanti all’imperatore, le sante vergini pregarono ferventemente il Signore Gesù Cristo, chiedendogli di dar loro la forza di non temere le torture e la morte. Quando le sante vergini e la loro madre comparvero davanti all’imperatore, tutti i presenti furono stupiti dalla loro compostezza. Sembrava che fossero state condotte a una lieta festa, piuttosto che alla tortura. Convocando a turno ognuna delle sorelle, Adriano le esortò a offrire sacrifici alla dea Artemide. Le fanciulle rimasero inflessibili.
Allora l’imperatore ordinò che fossero torturate. Bruciarono le sante vergini sopra una graticola di ferro, poi le gettarono in una fornace rovente e infine in un calderone di pece bollente, ma il Signore le preservò.
La più giovane, Amore, fu legata a una ruota e la percossero con verghe finché il suo corpo non fu coperto ovunque di striature sanguinanti. Dopo aver sopportato indicibili tormenti, le sante vergini glorificarono il loro Sposo celeste e rimasero salde nella Fede.
Sottoposero santa Sophia a un’altra gravissima tortura: la madre fu costretta ad assistere alle sofferenze delle figlie. Ella mostrò un coraggio adamantino ed esortava le figlie a sopportare i loro tormenti per amore dello Sposo celeste. Tutte e tre le fanciulle furono decapitate, e piegarono con gioia il collo sotto la spada.
Per intensificare la sofferenza interiore di santa Sophia, l’imperatore le permise di prendere i corpi delle figlie. Ella depose le loro reliquie in feretri e le caricò su un carro. Oltrepassò i confini della città e le seppellì con riverenza su un’alta collina. Santa Sophia rimase lì, presso le tombe delle sue figlie, per tre giorni, e infine rese la sua anima al Signore. Benché non abbia sofferto per Cristo nella carne, non fu privata della corona del martirio. Ella, infatti, soffrì nel cuore. I fedeli seppellirono il suo corpo lì, accanto a quello delle figlie.
Le reliquie delle sante martiri riposano a El’zasa, nella chiesa di Esho, fin dall’anno 777.



