Sofronio di Gerusalemme
San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, nacque a Damasco intorno al 560. Fin dalla sua giovinezza si distinse per la sua pietà e il suo amore per gli studi classici. Era particolarmente versato in filosofia, e perciò era conosciuto come Sofronio il Saggio. Il futuro gerarca, tuttavia, cercava la vera filosofia del monachesimo e i colloqui con gli abitanti del deserto.
Giunse a Gerusalemme al monastero di San Theodosios, e lì si legò strettamente allo ieromonaco Giovanni Moschos, divenendone figlio spirituale e sottomettendosi a lui in obbedienza. Essi visitarono diversi monasteri, annotando le vite e la sapienza spirituale degli asceti che incontravano. Da questi appunti nacque il loro celebre libro, il LEIMONARION o PRATO SPIRITUALE, che fu grandemente stimato al Settimo Concilio Ecumenico.
Per salvarsi dalle devastanti incursioni dei Persiani, i santi Giovanni e Sofronio lasciarono la Palestina e andarono ad Antiochia, e da lì si recarono in Egitto. In Egitto, San Sofronio si ammalò gravemente. In quel periodo decise di diventare monaco e ricevette la tonsura da San Giovanni Moschos.
Dopo che San Sofronio ebbe recuperato la salute, entrambi decisero di rimanere ad Alessandria. Lì furono ricevuti dal santo Patriarca Giovanni il Misericordioso (12 novembre), al quale resero grande aiuto nella lotta contro l’eresia monofisita. Ad Alessandria San Sofronio ebbe un’affezione agli occhi, e si rivolse con preghiera e fede ai santi Anàrgiri Kyros e Giovanni (31 gennaio), e ricevette la guarigione in una chiesa a loro intitolata. In segno di gratitudine, San Sofronio scrisse poi le Vite di questi santi Anàrgiri.
Quando i barbari cominciarono a minacciare Alessandria, il Patriarca Giovanni, accompagnato dai santi Sofronio e Giovanni Moschos, si mise in viaggio verso Costantinopoli, ma morì durante il tragitto. I santi Giovanni Moschos e Sofronio allora partirono per Roma con altri diciotto monaci. San Giovanni Moschos morì a Roma. Il suo corpo fu portato a Gerusalemme da San Sofronio e sepolto nel monastero di San Theodosios.
Nell’anno 628, il Patriarca Zaccaria di Gerusalemme (609-633) tornò dalla sua prigionia in Persia. Dopo la sua morte, il trono patriarcale fu occupato per due anni da San Modesto (18 dicembre). Dopo la morte di San Modesto, San Sofronio fu scelto come Patriarca. San Sofronio si adoperò molto per il bene della Chiesa di Gerusalemme come suo primate (634-644).
Verso la fine della sua vita, San Sofronio e il suo gregge vissero un assedio di due anni di Gerusalemme da parte dei Musulmani. Sfiancati dalla fame, i cristiani alla fine acconsentirono ad aprire le porte della città, a condizione che il nemico risparmiasse i luoghi santi. Ma questa condizione non fu rispettata, e San Sofronio morì afflitto per la profanazione dei luoghi santi cristiani.
Ci sono giunte opere scritte del Patriarca Sofronio nell’ambito della dogmatica, e parimenti il suo «Excursus sulla Liturgia», la Vita di Santa Maria l’Egiziaca (1 aprile), e anche circa 950 tropari e stichirà dalla Pascha all’Ascensione.
Quando era ancora ieromonaco, San Sofronio esaminò e fece correzioni alla Regola del monastero di San Savva il Santificato (5 dicembre). I tre Canoni del santo per il Santo Grande Digiuno di Quaranta Giorni sono inclusi nell’odierna Triodion Quaresimale.



