Snandulia di Persia
Santa Snandulia di Persia è menzionata nel racconto del martirio dei Santi Giuseppe il sacerdote e Aethalas il diacono. Lo storico Sozomeno descrive anche le loro sofferenze nella sua Storia Ecclesiastica (Libro 2, cap. 13).
Snandulia era una pia cristiana della città di Arbela che visitava coloro che soffrivano in prigione per amore di Cristo. Quando venne a sapere che i Santi Giuseppe e Aethalas erano in prigione, andò con le sue serve di notte e corruppe le guardie con dell’oro. Esse le permisero di portare i santi a casa sua fino all’alba. Erano quasi moribondi e incapaci di parlare. Li portò a casa e li mise a letto, curando le loro ferite e baciando le loro mani e i loro piedi straziati.
San Giuseppe riprese conoscenza e vide Snandulia piangere. Le disse che la compassione che aveva mostrato per lui e per Aethalas era gradita a Dio, ma riteneva che i suoi amarissimi lamenti fossero contrari alla speranza cristiana.
Ella rispose: “Quando si è mossi a compassione, è naturale piangere”.
“Tuttavia,” disse San Giuseppe, “non dovresti piangere per noi, perché le torture sopportate per amore di Cristo sono seguite dalla gioia eterna”.
I due santi furono ricondotti in prigione la mattina seguente, come promesso. Dopo sei mesi le loro ferite si erano in una certa misura rimarginate. Potevano stare in piedi e camminare un poco, ma le mani di Aethalas pendevano ai suoi fianchi flosce e inutilizzabili.
Zerotho fu nominato giudice, ed entrò in città offrendo sacrifici agli dèi nei vari templi. Alcuni dei sacerdoti gli parlarono dei Santi Giuseppe e Aethalas, che erano stati torturati per ordine del principe Ardasabor, il capo di tutti i Magi di Persia. Spiegarono a Zerotho che la loro esecuzione veniva rimandata finché non si fossero ripresi dalle ferite.
Quando lo sentì, Zerotho ordinò che i martiri fossero condotti al suo cospetto. Usò prima lusinghe e poi minacce nel tentativo di persuaderli a offrire sacrifici agli dèi pagani. Quando ciò si rivelò inutile, il giudice li fece battere a lungo.
Quando furono condotti di nuovo davanti al giudice, Zerotho cercò di costringere i santi a mangiare cibi offerti agli idoli, ma essi rifiutarono. Allora il giudice li fece di nuovo battere e ordinò ad altri cristiani di lapidarli. I soldati andarono nelle case dei cristiani per costringerli a venire nell’aula del giudizio. Scavarono una fossa e vi collocarono San Giuseppe, poi misero delle pietre nelle mani dei cristiani e li costrinsero a lapidarlo.
Santa Snandulia era tra questi cristiani, ma rifiutò di scagliare pietre contro l’anziano sacerdote. Allora le diedero una lancia e le dissero di uccidere San Giuseppe. Ella disse che avrebbe preferito conficcare la lancia nel proprio cuore piuttosto che ferire il santo con essa.
San Giuseppe fu infine ucciso da tutte le pietre che gli furono scagliate contro, e il santo diacono Aethalas fu anch’egli lapidato allo stesso modo.
Santa Snandulia stese le sue braccia verso opere necessarie e aprì le sue mani al bisognoso (Proverbi 31,19-20), ma rifiutò di alzare le mani per compiere il male contro San Giuseppe.

