Serapia di Antiochia m.
La Santa Vergine Martire Seraphima, originaria di Antiochia, visse a Roma durante il regno dell’imperatore Adriano (117-138). Dimorava presso Sabina, una donna di una cospicua famiglia senatoriale, che la santa aveva convertito al Cristianesimo. Durante la persecuzione contro i cristiani ordinata dall’imperatore, il governatore Virilus fece condurre davanti a sé la Santa Seraphima per interrogarla. Desiderando ottenere dal Signore la corona del martirio, ella andò senza paura a presentarsi a Virilus, accompagnata dalla sua devota amica Sabina. Vedendo quella donna illustre, Virilus dapprima lasciò libera la fanciulla, ma dopo alcuni giorni fece di nuovo chiamare la Santa Seraphima e iniziò il processo.
Il governatore insisteva perché ella onorasse gli dèi pagani e offrisse sacrifici, ma lei confessò con franchezza la sua fede nell’unico vero Dio, Gesù Cristo. Allora Virilus la diede in balìa di due giovani svergognati di origine egiziana affinché la disonorassero. Santa Seraphima supplicò il Signore di proteggerla. All’improvviso ci fu un terremoto, e i due uomini caddero a terra paralizzati e incapaci di parlare. Il giorno seguente il governatore venne a sapere che il suo piano era fallito. Credendo che la santa fosse una maga, Virilus le ordinò di restituire la salute ai due giovani, affinché potessero raccontare ciò che era accaduto loro.
Dopo aver pregato il Signore, Santa Seraphima comandò agli uomini di alzarsi. Essi si alzarono subito e informarono il governatore che un Angelo del Signore aveva protetto la santa e aveva impedito loro di avvicinarsi a lei. Il crudele governatore non credette ai suoi servi, e continuò a spingere Santa Seraphima a offrire sacrifici agli idoli. La santa martire rimase inflessibile, tuttavia, anche quando la bruciarono con torce ardenti e la percossero senza pietà con dei bastoni. Allora un duro castigo colpì il governatore. Schegge dei bastoni con cui la santa veniva percossa lo colpirono all’occhio destro, e dopo tre giorni il torturatore divenne cieco. Impotente di fronte all’irremovibile cristiana, Virilus ordinò che fosse decapitata. Sabina seppellì il corpo della sua santa maestra con ogni onore e riverenza.



