Santo Stefano, vescovo di Perm
San Stefano, l’Illuminatore della Perm e Apostolo degli Zyriani, nacque intorno all’anno 1340 nella famiglia di Simeone, un chierico della cattedrale di Ustiug. Fu profondamente influenzato dalla pia madre Maria. Dotato di grandi capacità, mostrava già un insolito zelo per il servizio della Chiesa: in un solo anno imparò a leggere i Santi Libri e assisteva il padre in chiesa durante le funzioni, adempiendo l’ufficio di canonarca e anche quello di lettore.
Il giovane santo ricevette la tonsura monastica nel Monastero di San Gregorio il Teologo a Rostov. Il monastero era famoso per la sua ricca biblioteca. Poiché san Stefano desiderava leggere i santi Padri nella loro lingua originale, studiò il greco.
Durante la giovinezza, quando assisteva il padre in chiesa, spesso parlava con il popolo zyriano. Ora, immerso nella ricca cultura della Chiesa, san Stefano ardeva dal desiderio di convertire gli Zyriani a Cristo.
Per facilitare l’illuminazione degli Zyriani, egli compilò un alfabeto della loro lingua e tradusse alcuni dei libri della Chiesa. Per questa pia opera il vescovo Arsenio di Rostov (1374-1380) lo ordinò ierodiacono.
Dopo essersi preparato per l’attività missionaria, san Stefano si recò a Mosca (1379) per vedere il vescovo Gerasimo di Kolomna, che allora sovrintendeva agli affari della metropolia. Il santo lo supplicò: «Benedicimi, Maestro, ad andare in una terra pagana, la Perm. Voglio insegnare la santa Fede al popolo incredulo. Sono deciso o a condurli a Cristo, o a deporre la mia vita per loro e per Cristo». Il vescovo lo benedisse con gioia e lo ordinò ieromonaco. Gli diede un antimins per la santa mensa, il santo crisma e i libri liturgici, e il Gran Principe Demetrio gli diede un documento di libero passaggio.
Da Ustiug san Stefano si incamminò lungo il fiume Dvina Settentrionale fino alla confluenza della Vychegda in esso, dove iniziavano gli insediamenti degli Zyriani. Il propagatore della fede in Cristo sopportò molte fatiche e lotte, privazioni e dolori, vivendo in mezzo ai pagani che adoravano idoli «con fuoco, acqua, alberi, una pietra e figura di donna d’oro, e sciamano, e stregone, e bosco».
Padre Stefano si rattristava nel vedere che gli Zyriani continuavano ad adorare una «betulla sacra». Immensa per grosso fusto e altezza, la betulla cresceva in un luogo elevato. Gli Zyriani vi si radunavano e vi portavano animali selvatici per il sacrificio.
La cella di san Stefano non era lontana dalla betulla. Egli pregò e diede fuoco all’albero per porre fine alla superstizione. Gli Zyriani, vedendo che l’albero era stato distrutto, decisero di ucciderlo. Il santo disse loro: «Giudicate voi stessi se i vostri dèi hanno qualche potere oppure no, dal momento che non sono capaci di difendersi dal fuoco. Possono essere dèi, quando sono così impotenti? Non hanno intelletto, né possono vedere o udire. Il vostro idolo non ha potuto difendersi da me, un uomo debole. Tutti i vostri altri dèi sono così impotenti? Il Dio cristiano non è così. Egli vede ogni cosa, conosce ogni cosa ed è Onnipotente, poiché ha creato tutto il mondo e prevede ogni cosa. Com’è buono, in particolare con coloro che lo conoscono! Io desidero solo il vostro bene, per condurvi al vero Dio. Egli vi amerà e vi benedirà, quando sinceramente comincerete a onorarlo». Sul luogo della «betulla sacra» san Stefano costruì una chiesa in onore dell’Arcangelo Michele, vincitore degli spiriti delle tenebre.
Gli Zyriani appena battezzati cominciarono essi stessi a rimuovere ciò che un tempo avevano adorato. Tagliavano gli alberi sacri, distruggevano gli idoli, e portavano a san Stefano i ricchi doni messi da parte per i sacrifici pagani. Egli disse al suo aiutante zyriano Matteo di gettare tutto nel fuoco, eccetto il panno di lino che era usato per le fasciature dei piedi.
Ma le cose giunsero a un punto critico tra gli Zyriani dopo che san Stefano ebbe avuto la meglio sul loro sommo sacerdote Pama, che si era levato contro la diffusione del cristianesimo. Il sacerdote pagano entrò in dibattito con san Stefano. «Cristiano, tu hai un solo Dio», disse Pama, «ma noi abbiamo molti aiutanti sulla terra e nell’acqua, che ci concedono buona caccia nelle foreste e, con la loro abbondanza, forniscono cibo e pelli a Mosca, all’Orda e a terre lontane. I nostri dèi ci rivelano i misteri magici, a te inaccessibili».
San Stefano rispose che il vero Dio è uno; l’Onnipotente è uno, ma l’esperienza ha dimostrato che gli idoli sono impotenti. Dopo una lunga disputa il sacerdote pagano Pama sfidò san Stefano a passare attraverso il fuoco e l’acqua in una prova di fede. San Stefano rispose umilmente: «Grande è il Dio dei cristiani. Accetto la tua sfida».
Pama, però, perse il coraggio e supplicò il santo di salvarlo da morte certa. «Voi siete testimoni», disse san Stefano al popolo, «di come egli abbia voluto risolvere la disputa sulla fede con il fuoco e l’acqua, ma non vuole essere battezzato. Chi tiene ora conto di Pama? Che cosa si deve fare di lui?»
«Sia messo a morte il seduttore», disse il popolo, «perché se Pama sarà lasciato libero, ti farà del male». «No», rispose il santo, «Cristo non mi ha mandato a consegnare nessuno alla morte, ma a insegnare. Poiché Pama non vuole accettare la Fede che salva, sia la sua ostinazione a punirlo, ma non io». Pama fu bandito. In ringraziamento per la sua vittoria sui principali pagani, san Stefano costruì una chiesa in onore di san Nicola a Višero. Dopo ciò, la predicazione di Cristo da parte del santo fu più fruttuosa.
Nel 1383 san Stefano fu consacrato vescovo di Malaja Perm [Perm Minore]. Come un padre amorevole si dedicò al suo gregge. Per incoraggiare i neoconvertiti, san Stefano aprì scuole accanto alle chiese, dove si studiavano le Sacre Scritture nella lingua permiana. Il santo supervisionava l’insegnamento e insegnava loro ciò che era necessario perché potessero diventare sacerdoti e diaconi. San Stefano insegnò a diversi suoi allievi a scrivere nella lingua permiana. Il santo costruì chiese, nelle quali pose sacerdoti zyriani, e le funzioni si celebravano nella lingua zyriana.
San Stefano tradusse l’OROLOGIO [Libro delle Ore], il SALTERIO e altri libri liturgici nella lingua zyriana.
Durante una carestia, il santo provvide pane agli Zyriani. Molte volte li protesse dagli inganni di funzionari corrotti, dava loro elemosine e li difendeva dalle incursioni di altre tribù, intercedendo per loro a Mosca. Il frutto delle sue fatiche e delle sue buone opere fu la conversione di tutta la Perm al cristianesimo. Questa grande impresa fu compiuta per la forza della sua fede e per l’amore cristiano. La vita del santo fu una vittoria della fede sull’incredulità, dell’amore e della mitezza sulla malizia e l’empietà.
Ci fu un commovente «incontro a distanza» di san Stefano di Perm con san Sergio di Radonež, avvenuto nell’anno 1390 mentre san Stefano viaggiava verso Mosca per affari ecclesiastici. San Stefano amava ardentemente l’asceta di Radonež e desiderava molto fargli visita, ma non ne ebbe il tempo. A dieci verste dal monastero di san Sergio, san Stefano si voltò nella direzione del monastero e con un inchino disse: «Pace a te, mio fratello spirituale!»
San Sergio, che stava mangiando con i fratelli, si alzò, fece una preghiera e, inchinandosi verso la direzione in cui il santo cavalcava, rispose: «Salute anche a te, pastore del gregge di Cristo, sia con te la pace di Dio!»
La profonda unione spirituale di san Stefano di Perm e san Sergio di Radonež è ricordata ancora oggi in una certa preghiera recitata ogni giorno nella trapeza.
Oltre a costruire chiese, san Stefano fondò anche diversi monasteri per gli Zyriani: il monastero eremitico del Salvatore Ulianov a 165 verste da Ust-Sysolsk, lo Stephanov a 60 verste da Ust-Sysolsk, l’Arcangelo di Ust-Vym e l’Arcangelo di Jareng.
Nell’anno 1395 san Stefano si recò di nuovo a Mosca per gli affari del suo gregge e lì morì. Il suo corpo fu deposto nella chiesa della Trasfigurazione nel Cremlino di Mosca. Gli Zyriani piansero amaramente la morte del loro arcivescovo. Supplicarono con insistenza il principe di Mosca e il Metropolita di rimandare il corpo del loro patrono in Perm, ma Mosca non volle separarsi dalle reliquie del santo.
La glorificazione di san Stefano ebbe inizio già all’inizio del quindicesimo secolo. La Vita del santo fu scritta poco dopo la sua morte. L’ieromonaco Pacomio il Serbo compose l’ufficio in suo onore, insieme con l’ieromonaco Epifanio il Saggio, che era discepolo di san Sergio di Radonež. Anch’egli conosceva san Stefano e amava conversare con lui.



