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Sant’Isidoro di Pelusio - immagine

Sant’Isidoro di Pelusio

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San Isidoro di Pelusio visse tra il IV e il V secolo. Era originario di Alessandria ed era cresciuto tra pii cristiani. Era parente di Teofilo, arcivescovo di Alessandria, e del suo successore, san Cirillo (18 gennaio). Quando era ancora giovane, abbandonò il mondo e si ritirò in Egitto, al Monte Pelusio, che divenne il luogo delle sue fatiche monastiche.

La sapienza spirituale di san Isidoro e il suo rigoroso ascetismo, uniti alla sua vasta cultura e alla sua innata conoscenza dell’anima umana, gli valsero in breve tempo il rispetto e l’amore dei confratelli monaci. Essi lo scelsero come loro capo e lo fecero ordinare sacerdote (le fonti più antiche della sua vita, tuttavia, non dicono nulla circa il suo essere igumeno).

Sull’esempio di san Giovanni Crisostomo, che egli era riuscito a vedere e ascoltare durante un viaggio a Costantinopoli, san Isidoro si dedicò principalmente alla predicazione cristiana, quella «sapienza pratica» che, secondo le sue stesse parole, è insieme «il fondamento dell’edificio e l’edificio stesso», mentre la logica è «il suo ornamento, e la contemplazione la sua corona».

Egli era un maestro e offriva volentieri consiglio a chiunque si rivolgesse a lui in cerca di incoraggiamento spirituale, fosse un uomo semplice, un dignitario, un vescovo, il patriarca di Alessandria o persino l’imperatore. Egli lasciò circa 10.000 lettere, delle quali 2.090 sono giunte fino a noi. Una larga parte di queste lettere rivela un profondo pensiero teologico e contiene interpretazioni moralmente edificanti della Sacra Scrittura. San Fozio (6 febbraio) chiama Isidoro un modello di vita sacerdotale e ascetica, e anche un maestro di stile.

L’amore di san Isidoro per san Giovanni Crisostomo lo portò a sostenerlo quando san Giovanni fu perseguitato dall’imperatrice Eudossia e dall’arcivescovo Teofilo. Dopo la morte di san Giovanni, san Isidoro persuase il successore di Teofilo, san Cirillo, a iscrivere il nome di san Giovanni Crisostomo nei dittici della Chiesa come confessore. Per iniziativa di san Isidoro fu convocato il Terzo Concilio Ecumenico a Efeso (431), nel quale fu condannato il falso insegnamento di Nestorio riguardo alla persona di Gesù Cristo.

San Isidoro visse fino a tarda età e morì verso l’anno 436. Lo storico ecclesiastico Evagrio (VI secolo) scrive di san Isidoro: «La sua vita appariva a tutti come la vita di un angelo sulla terra». Un altro storico, Nikephoros Callistos (IX secolo), loda così san Isidoro: «Egli fu una colonna viva e ispirata delle regole monastiche e della visione divina e, in quanto tale, offrì un’immagine elevatissima di esempio ardentissimo e di insegnamento spirituale».