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Sant’Azat l’Eunuco - immagine

Sant’Azat l’Eunuco

04-17

Il Santo Ieromartire Simeone, Vescovo di Persia, soffrì durante una persecuzione contro i cristiani sotto l’imperatore persiano Sapore II (310-381). Accusarono il santo di collaborare con l’Impero Romano e di attività sovversive contro l’imperatore persiano.

Nell’anno 344 l’imperatore emanò un editto che imponeva una pesante tassa ai cristiani. Quando alcuni di loro si rifiutarono di pagarla, ciò fu considerato come atto di ribellione, e l’imperatore iniziò una feroce persecuzione contro i cristiani.

San Simeone fu condotto a processo in catene di ferro come presunto nemico del regno persiano, insieme ai due ieromartiri Habdelai e Anania. Il santo vescovo non volle nemmeno inchinarsi all’imperatore, che gli chiese perché non gli mostrasse il dovuto rispetto. Il santo rispose: «Un tempo mi inchinavo a causa del tuo rango, ma ora, quando mi chiedi di rinunciare al mio Dio e di abbandonare la mia fede, non è conveniente che io mi inchini a te».

L’imperatore lo esortò ad adorare il sole e lo minacciò di sterminare il Cristianesimo nella sua terra, se avesse rifiutato. Ma né le esortazioni né le minacce riuscirono a scuotere il saldo santo, e lo condussero in prigione. Lungo la via l’eunuco Usphazanes, consigliere dell’imperatore, vide il santo. Si alzò e si inchinò al vescovo, ma il santo si voltò da un’altra parte, perché costui, già cristiano, per paura dell’imperatore ora adorava il sole.

L’eunuco si pentì con tutto il cuore, cambiò i suoi abiti raffinati con una veste ruvida e, sedendo alle porte della corte, gridava amaramente: «Guai a me, quando starò davanti al mio Dio, dal Quale sono stato reciso. Ecco, c’era Simeone, ed egli mi ha voltato le spalle!».

L’imperatore Sapore venne a sapere della tristezza del suo amato precettore e gli domandò che cosa fosse accaduto. Egli riferì all’imperatore che si pentiva amaramente della sua apostasia e che non avrebbe più adorato il sole, ma solo l’unico vero Dio. L’imperatore si stupì per la decisione improvvisa del vecchio, e lo esortò a non rinnegare gli dèi che i loro padri avevano venerato. Ma Usphazanes rimase inflessibile, e lo condannarono a morte. Sant’Usphazanes chiese che gli araldi della città annunciassero che egli moriva non per crimini contro l’imperatore, ma per essere cristiano. L’imperatore esaudì la sua richiesta.

San Simeone venne pure a sapere della morte di Usphazanes e rese grazie al Signore. Quando lo condussero una seconda volta davanti all’imperatore, San Simeone rifiutò di nuovo di adorare gli dèi pagani e confessò la sua fede in Cristo. L’imperatore, furioso, ordinò di decapitare tutti i cristiani che erano in prigione davanti agli occhi del santo.

Senza paura i cristiani andarono al martirio, benedetti dal santo ierarca, e chinarono il capo sotto la spada. Anche il compagno di San Simeone, il sacerdote Habdelai, fu decapitato. Quando giunsero al sacerdote Anania, egli improvvisamente tremò. Allora uno dei dignitari, San Fusicus (Pusicius), cristiano in segreto, temette che Anania rinnegasse Cristo, e gridò: «Non temere la spada, o Anziano, e vedrai la luce divina del Signore nostro Gesù Cristo».

Con questo grido, San Fusicus si svelò. L’imperatore ordinò di strappargli la lingua e di scorticargli la pelle. Insieme a San Fusicus fu martirizzata anche sua figlia Askitrea. San Simeone fu l’ultimo a presentarsi davanti al carnefice, e pose il capo sul ceppo (13 aprile 344). Le esecuzioni continuarono per tutta la Settimana Luminosa fino al 23 aprile.

San Azates l’Eunuco, stretto funzionario dell’imperatore, ricevette anch’egli la corona del martirio, insieme ai Santi Abdechalas, Usthazanes e Azades. Le fonti indicano che 1.150 Martiri perirono perché si rifiutarono di accettare la religione persiana.