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Sant’Alessandro di Svir

08-30

San Alessandro di Svir nacque il 15 luglio 1448, nella festa del Profeta Amos, e fu chiamato con il suo nome nel Battesimo. San Alessandro fu un faro del monachesimo nelle profonde foreste del Nord russo, vivendo nell’ascesi, e così ricevette mirabili doni dallo Spirito Santissimo.

I suoi genitori, Stefano e Vassa (Vasilisa), erano contadini che vivevano nel villaggio di Mandera, vicino al Lago Ladoga, sulle rive del fiume Oyata, affluente del fiume Svira. Avevano già figli e figlie adulti che avevano lasciato la casa dei genitori. Stefano e Vassa desideravano ardentemente avere un altro figlio e pregavano che Dio esaudisse il loro desiderio. La coppia udì una voce dall’alto: “Rallegratevi, buon uomo e buona moglie, partorirete un figlio, nella cui nascita Dio darà conforto alla Sua Chiesa”.

Amos crebbe come un bambino straordinario. Era sempre obbediente e mite, evitava giochi, scherzi e discorsi volgari; indossava abiti poveri e si indeboliva così tanto con il digiuno da causare grande ansietà a sua madre. Quando giunse all’età adulta, incontrò alcuni monaci di Valaam che erano venuti all’Oyata per acquistare varie necessità e per altri affari del monastero.

A quel tempo Valaam era già noto come monastero di grande pietà e di severa vita ascetica. Dopo aver parlato con i monaci, il giovane rimase affascinato dal loro racconto della vita di skete (con due o tre monaci che vivevano insieme) e della vita solitaria dell’anacoreta. Sapendo che i suoi genitori avevano combinato per lui un matrimonio, il giovane fuggì segretamente a Valaam quando aveva diciannove anni. Un Angelo del Signore gli apparve sotto le sembianze di un viandante e gli mostrò la via per l’isola.

Il giovane Amos visse nel monastero come novizio per sette anni, conducendo una vita austera. Trascorreva i suoi giorni nel lavoro, e le notti nella veglia e nella preghiera. Talvolta pregava nella foresta a torso nudo, coperto di zanzare e moscerini, fino al momento del Mattutino.

Nell’anno 1474 Amos fu tonsurato con il nuovo nome Alessandro. Dopo alcuni anni, i suoi genitori vennero a sapere infine dove il loro figlio era andato, per mezzo di alcuni Careliani in visita a Mandera. Seguendo l’esempio del figlio, anche i genitori entrarono in monastero e furono tonsurati con i nomi Sergio e Barbara. Dopo la loro morte, san Alessandro, con la benedizione dell’igumeno del monastero, si stabilì su un’isola, dove costruì una cella nella fessura di una rupe e continuò le sue fatiche spirituali.

La fama della sua ascesi si diffuse lontano e ovunque. Poi, nel 1485, san Alessandro lasciò Valaam e, dopo aver ricevuto istruzioni dall’alto, scelse un luogo nella foresta sulle rive di un bellissimo lago, che fu poi chiamato Lago Santo. Qui costruì una capanna e visse in solitudine per sette anni, mangiando solo ciò che raccoglieva nella foresta. 1

Durante questo periodo, Alessandro sperimentò terribili sofferenze per la fame, il gelo, la malattia e le tentazioni demoniache, ma il Signore sosteneva le forze spirituali e corporali del giusto. Una volta fu colpito da un terribile dolore allo stomaco. Non solo non riusciva ad alzarsi da terra, ma non poteva nemmeno sollevare la testa. Giaceva soltanto e cantava i Salmi. Allora gli apparve un Angelo. Ponendo la mano sul punto dolorante, tracciò il Segno della Croce sul santo e lo guarì.

Nel 1493, mentre era a caccia di cervi, un proprietario terriero del luogo, di nome Andrea Zavalishin, capitò a scoprire la cella del santo. Andrea gli parlò di una colonna di fuoco che aveva visto sopra quel luogo e lo pregò di raccontargli la sua vita. Il santo ne fu profondamente rattristato, perché non era riuscito a nascondersi agli uomini. Dopo aver fatto promettere all’altro di non parlare a nessuno di lui fino alla sua morte, san Alessandro gli parlò della sua vita nel deserto, dove aveva vissuto per sette anni senza vedere nessuno, di come fosse vissuto soltanto di piante, e di come fosse stato guarito da un dolore allo stomaco da un Angelo. Dopo di ciò, Andrea cominciò a visitare spesso san Alessandro. Infine, seguendo il consiglio del santo, andò a Valaam, dove fu tonsurato con il nome Adriano. Sant’Adriano fondò il monastero di Ondrusov e condusse una vita santa (sant’Andrea è commemorato il 26 agosto e il 17 maggio).

Andrea Zavalishin non riuscì a rimanere in silenzio riguardo al santo asceta, nonostante la promessa che aveva dato. La notizia del giusto cominciò a diffondersi ampiamente, e ben presto si raccolsero intorno a lui dei monaci. Perciò san Alessandro si allontanò dai fratelli e costruì una cella a 130 sazhen dal monastero. Lì incontrò una moltitudine di tentazioni. I demoni assunsero le forme di animali selvatici. Sibilando come serpenti, gli intimavano di andarsene. Le preghiere di san Alessandro bruciavano e disperdevano i demoni come una fiamma di fuoco.

Nel 1508, ventitré anni dopo essere giunto in quel luogo appartato, la Vita‑Creatrice Trinità apparve a san Alessandro. Una notte stava pregando nella sua cella. All’improvviso vi fu una luce abbagliante, ed egli vide tre Angeli in splendenti vesti bianche che si avvicinavano a lui. Splendevano di una purezza luminosa più grande del sole. Ciascuno teneva in mano un bastone. San Alessandro cadde a terra per il terrore e, dopo aver ripreso i sensi, si prostrò con la faccia a terra. Sollevandolo per mano, gli Angeli dissero: “Abbi fede, beato, e non temere”.

Al santo fu detto di costruire una chiesa e un monastero. Egli cadde in ginocchio, protestando la propria indegnità, ma il Signore lo rialzò e gli ordinò di compiere le istruzioni che aveva ricevuto. San Alessandro chiese a chi dovesse essere dedicata la chiesa. Il Signore disse: “Amato, poiché ci vedi parlare con te in Tre Persone, così costruisci la chiesa nel Nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo, la Trinità consostanziale. La pace vi lascio; la mia pace vi do”.

Allora san Alessandro vide il Signore con le ali spiegate, che si muoveva rasente al suolo finché divenne invisibile.

Questa apparizione è riconosciuta come unica nella storia della Chiesa Ortodossa Russa. Dopo questa visione, il santo cominciò a riflettere sul luogo dove costruire la chiesa. Un giorno, mentre pregava Dio, udì una voce. Alzando lo sguardo al cielo, vide un Angelo del Signore vestito con una mantija e un klobuk, come aveva visto san Pachomio (15 maggio).

L’Angelo, stando in aria con le ali spiegate e le mani alzate, proclamò: “Uno è Santo, Uno è il Signore, Gesù Cristo, a gloria di Dio Padre. Amen”. Poi si rivolse a san Alessandro dicendo: “Costruisci qui una chiesa in onore del Signore che ti è apparso in Tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Trinità indivisa”.

Dopo aver tracciato tre volte il Segno della Croce sul luogo, l’Angelo divenne invisibile.

In quello stesso anno egli costruì una chiesa di legno in onore della Trinità Vita‑Creatrice (qui fu costruita una chiesa di pietra nel 1526). Nello stesso tempo in cui fu costruita la chiesa, i fratelli sollecitarono san Alessandro a essere ordinato al santo sacerdozio. Per molto tempo egli rifiutò, considerandosi indegno. Allora i fratelli supplicarono san Serapione, arcivescovo di Novgorod (16 marzo), di convincerlo ad accettare questo ufficio. Così, proprio in quell’anno, san Alessandro si recò a Novgorod e fu ordinato dal santo arcivescovo. Subito dopo, i fratelli chiesero anche al santo di diventare il loro superiore.

Come igumeno, san Alessandro divenne ancora più umile di prima. Indossava vestiti logori e dormiva sulla nuda terra. Preparava egli stesso il cibo, impastava la farina e cuoceva il pane. Una volta non c’era abbastanza legna da ardere, perciò l’economo chiese al santo di mandare qualche monaco che non fosse occupato a raccogliere legna. San Alessandro rispose: “Io non sono occupato”. Poi cominciò a spaccare la legna. Un’altra volta portò l’acqua.

Quando tutti dormivano, il santo spesso era occupato a macinare il grano con le macine a mano per fare più pane. Ogni notte passava davanti a tutte le celle, e se udiva conversazioni vane, bussava dolcemente alla porta e se ne andava. Al mattino, se il fratello riconosceva prontamente la sua colpa e si pentiva, era perdonato. Invece, se il fratello cercava di giustificarsi, era ammonito e riceveva una penitenza.

Verso la fine della sua vita, san Alessandro decise di costruire una chiesa di pietra in onore della Protezione della santissima Theotokos. Una sera, dopo aver cantato un Akathistos alla Madre di Dio, si coricò per riposare nella sua cella. All’improvviso disse al suo inserviente di cella Atanasio: “Figlio, sii sobrio e vigile, perché proprio in quest’ora avremo una visita meravigliosa e stupefacente”.

Poi una voce come di tuono disse: “Ecco, vengono il Signore e Sua Madre”.

San Alessandro si affrettò verso l’ingresso della cella, che era illuminato da una grande luce che risplendeva in tutto il monastero, più brillante dei raggi del sole. Il santo vide la Purissima Madre di Dio sulle fondamenta della chiesa della Protezione, seduta nel luogo dove sarebbe stato l’altare, come una Regina su un trono. Teneva in braccio il Cristo Bambino, e una moltitudine di Angeli stava davanti a lei, risplendenti di un fulgore indescrivibile.

Egli cadde a terra, incapace di sopportare quella grande luce. La santissima Theotokos disse: “Alzati, o eletto del mio Figlio e Dio. Sono venuta qui a farti visita, mio caro, e a vedere le fondamenta della mia chiesa. Poiché tu hai pregato per i tuoi discepoli e per il tuo monastero, d’ora in poi essi avranno tutto ciò di cui hanno bisogno; non solo durante la tua vita, ma anche dopo la tua morte. Io sarò sempre con il tuo monastero, provvedendo in abbondanza a ciò che è richiesto. Ecco, e osserva attentamente quanti sono i monaci che sono entrati nel tuo gregge. Devi guidarli sul sentiero della salvezza nel nome della Santa Trinità”.

Il santo si alzò e vide una moltitudine di monaci che portavano pietre e mattoni per le fondamenta. Di nuovo la Madre di Dio disse: “Mio caro, se qualcuno porta anche un solo mattone per l’edificazione della mia chiesa, nel nome di Gesù Cristo, mio Figlio e Dio, non perderà la sua ricompensa”.

Dopo aver detto questo, divenne invisibile.

Un anno prima della sua morte, san Alessandro previde il tempo della sua partenza da questa vita. Convocò i fratelli e diede loro le sue ultime istruzioni, raccomandandoli alla Madre di Dio. I fratelli piangevano al pensiero di essere separati dal loro amato padre. Quando gli chiesero dove desiderasse essere sepolto, egli disse: “Legate il mio corpo peccatore per i piedi e gettatelo in una palude, poi, dopo averlo coperto di muschio, calpestatelo con i vostri piedi”.

I fratelli risposero: “No, padre, non possiamo farlo”.

Allora il santo asceta disse che, se non avessero fatto come chiedeva, allora avrebbero dovuto seppellirlo vicino alla chiesa della Trasfigurazione. San Alessandro si trasferì nel Regno celeste il 30 agosto 1533, all’età di 85 anni.

Innumerevoli miracoli di guarigione avvennero sulla sua tomba per coloro che vi giungevano con fede.

Nel 1545 il suo discepolo e successore, l’igumeno Erodione, compilò la sua Vita. Nel 1547 iniziò la venerazione locale del santo e fu composto un Ufficio in suo onore. Il 17 aprile 1641, durante la ricostruzione della chiesa della Trasfigurazione, furono scoperte le reliquie incorrotte di san Alessandro di Svir, e la sua venerazione universale fu stabilita in due date: il giorno del suo riposo, il 30 agosto, e il 17 aprile, giorno della sua glorificazione (e del ritrovamento delle sue reliquie).

San Alessandro di Svir istruì una moltitudine di discepoli, proprio come la Madre di Dio gli aveva promesso. Fra questi si annoverano Ignazio di Ostrov, Leonida di Ostrov, Cornelio di Ostrov, Dionisio di Ostrov, Atanasio di Ostrov, Teodoro di Ostrov e Teraponte di Ostrov.

Oltre a questi santi, vi sono discepoli e conversatori con san Alessandro di Svir, che hanno giorni di commemorazione a parte: sant’Atanasio di Syandem (18 gennaio), san Gennadio di Vasheozersk (9 febbraio), san Macario di Orodezh (9 agosto), sant’Adriano di Ondrosov (17 maggio), san Niceforo di Vasheozersk (9 febbraio), san Gennadio di Kostroma e Liubimograd (23 gennaio).

Tutti questi santi (eccetto san Gennadio di Kostroma) sono raffigurati sull’icona dei Padri monastici che hanno brillato nella terra di Carelia (l’icona si trova nella chiesa del Seminario a Kuopio, in Finlandia). La Sinassi dei santi che hanno brillato in Carelia è celebrata dalla Chiesa Ortodossa di Finlandia nel sabato che cade tra il 31 ottobre e il 6 novembre.

Le reliquie incorrotte di san Alessandro furono rimosse dal Monastero di Svir dai bolscevichi il 20 dicembre 1918, dopo diversi tentativi infruttuosi di confiscarle. Vi fu una famigerata campagna per distruggere le reliquie dei santi, che continuò dal 1919 al 1922. Molte reliquie di santi russi furono rubate e sottoposte a “esame scientifico” o esposte in musei antireligiosi. Alcune furono completamente distrutte. 2

Un secondo ritrovamento delle reliquie di san Alessandro ebbe luogo nel dicembre 1997.

Le reliquie risultarono essere incorrotte, proprio come erano quando furono confiscate. L’aspetto del santo corrispondeva alla descrizione contenuta nei documenti del 1641. Una volta accertato che si trattava veramente delle reliquie di san Alessandro, il metropolita Vladimir di San Pietroburgo permise che fossero portate per quattro mesi nella chiesa di santa Sofia e delle sue tre figlie Fede, Speranza e Carità (17 settembre), prima che fossero riportate al monastero. Mentre le persone veneravano le reliquie di san Alessandro, notarono che da esse sgorgava mirra profumata.

Le sante reliquie furono portate al Monastero di sant’Alessandro di Svir nel novembre 1998, e continuano ad avvenire miracolose guarigioni davanti ad esse.

1 In seguito, in questo luogo, il Lago Santo, a 36 verste dalla futura città di Olonets e a 6 verste dal fiume Svira, san Alessandro fondò il monastero della Trinità Vita‑Creatrice, e a 130 sazhen (vale a dire 910 piedi) da esso, presso il lago Roschina, costruì una cella sul futuro sito del Monastero di sant’Alessandro di Svir.

2 I Soviet eseguirono molti esami, sperando di dimostrare che le reliquie erano false. Tuttavia, le analisi confermarono soltanto che le reliquie erano autentiche. Alla fine le sante reliquie furono inviate all’Accademia Medico‑Militare di Pietrogrado, dove rimasero per quasi ottant’anni.