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Sant’Agatangelo l’Esfigmenita San Simeone, igumeno del monastero di Filoteo sul Monte Athos - immagine

Sant’Agatangelo l’Esfigmenita San Simeone, igumeno del monastero di Filoteo sul Monte Athos

04-19

Il monaco martire Agatangelo, nel mondo Athanasios, nacque nella città di Enos, in Tracia, e fu cresciuto in una famiglia rigidamente ortodossa. Dopo la morte dei suoi genitori, Costantino e Krystalia, divenne marinaio. I Turchi volevano convertire alla fede islamica quel giovane abile e intelligente, ma sapevano che non lo avrebbe fatto di sua spontanea volontà. Così lo arrestarono nella città di Smirne, lo ferirono e lo minacciarono di morte, quindi gli intimarono di diventare musulmano.

Il giovane fu atterrito e promise di fare quanto gli chiedevano, sperando di sottrarsi ai prepotenti e poi venire meno alla sua promessa. Tuttavia, per molto tempo non riuscì a farlo. Tormentato dai rimorsi di coscienza, riuscì a lasciare la città e a cercare rifugio sul Monte Athos. L’igumeno Efthymios del monastero di Esphigmenou lo confessò e lo benedisse a diventare novizio.

Il santo Athanasios considerava anche i suoi sforzi più intensi insufficienti a espiare il suo peccato di apostasia. Riteneva di dover subire il martirio per Cristo, e iniziò a pregare per questo.

La quarta domenica di Grande Quaresima il giovane diciannovenne fu tonsurato monaco con il nome di Agatangelo.

San Nicola il Taumaturgo apparve in sogno al nuovo monaco e gli promise il suo aiuto. L’igumeno del monastero vide in ciò un segno particolare e benedisse sant’Agatangelo a rendere testimonianza a Cristo a Smirne davanti a coloro che lo avevano costretto a diventare musulmano.

Nella corte ottomana il confessore raccontò come lo avevano costretto ad accettare una fede estranea. Poi rinnegò pubblicamente l’Islam e si dichiarò cristiano. Cominciarono a blandire e ad ammonire sant’Agatangelo perché rivedesse la sua dichiarazione. Egli rispose: «Non cederò né a voi, né alle vostre minacce, né alle vostre promesse. Io amo solo Cristo, seguo solo Cristo, soltanto nel mio Cristo spero di conoscere la felicità».

Il giudice lo minacciò di morte per mezzo di torture. «Sono pronto a sopportare tutto per il mio Cristo! Accetto ogni sorta di tormento con la più grande gioia! Chiedo solo che non tardiate a mantenere la vostra parola», rispose il santo.

Incatenarono sant’Agatangelo con pesanti catene, gli inchiodarono i piedi in stivaletti di legno e lo gettarono in prigione. Con lui vi erano altri due cristiani ingiustamente condannati. Uno di loro, Nicola, diede un resoconto del martirio del santo.

Il giorno seguente sant’Agatangelo fu di nuovo condotto in catene davanti al giudice. Sopportando con coraggio tutti i tormenti che i Turchi avevano preparato per lui, venne nuovamente rimandato in prigione. Nicola gli disse che un certo uomo influente sarebbe intervenuto presso il giudice per la sua liberazione, ma sant’Agatangelo scrisse un biglietto a quest’uomo chiedendogli di non tentare di liberarlo, ma di pregare Dio che fosse fortificato per il martirio.

Il santo si preparò alla prova finale. A mezzanotte gli fu rivelato in visione che lo avrebbero giustiziato non oltre la quinta ora, ed egli attese l’ora stabilita. Verso la quarta ora fu posto di guardia presso di lui. Non vedendo alcuna possibilità di distogliere il confessore dalla sua fede in Cristo, i giudici decisero di giustiziarlo. Assorto nella preghiera, il martire non si accorse dei preparativi per l’esecuzione, né della grande folla di persone.

Fu decapitato alla quinta ora del mattino, il 19 aprile 1818. I cristiani raccolsero le sante reliquie del martire e le seppellirono nella città di Smirne, nella chiesa del Grande Martire Giorgio.

Una parte delle reliquie di sant’Agatangelo fu mandata al monastero di Esphigmenou sul Monte Athos nel 1844.