San Silvestro dell’Obnora
Il venerabile Silvestro dell’Obnora visse nel XIV secolo ed era contemporaneo di Sant’Alessio, metropolita di Mosca, e uno dei discepoli di San Sergio di Radonezh. La lunga Vita di San Silvestro non è giunta fino a noi. Fin dalla giovinezza egli ebbe un grande amore per la solitudine. Dopo aver ricevuto la benedizione dal suo istruttore San Sergio, igumeno del Monastero della Santa Trinità, il monaco Silvestro andò in cerca di un luogo remoto dove vivere nel silenzio. Egli innalzò una croce nella fitta foresta sulla riva del fiume Obnora, a circa 20 chilometri dall’antica cittadina di Lyubima, nella terra di Yaroslavl, in una remota selva. Dopo aver costruito una piccola cella, il santo eremita iniziò a trascorrere i suoi giorni e le sue notti in instancabile preghiera e in stretto digiuno. La tradizione dice che un giorno, mentre andava al fiume a prendere acqua, il Santo ricevette una rivelazione che il deserto scelto per le sue fatiche ascetiche sarebbe diventato noto e avrebbe attirato molti monaci.
Dopo qualche tempo, la cella del Santo fu scoperta da un viandante che si era smarrito. Il viandante raccontò al Santo che gli abitanti dei villaggi circostanti avevano visto brillanti raggi, o una colonna di nube, librarsi al di sopra della sua dimora. San Silvestro pianse quando comprese che il suo isolamento era stato scoperto. Raccontò al viandante che si trovava lì da molto tempo, nutrendosi della corteccia degli alberi e di radici. Poiché non aveva pane, in un primo tempo si indeboliva e cadeva a terra. Ma dopo che un Angelo gli era apparso in forma di un certo uomo meraviglioso e gli aveva toccato la mano, egli non soffrì più per la privazione fisica. Poco dopo, quando più persone seppero dell’eremita, vennero a vederlo, e altri iniziarono a rivolgersi a lui per i suoi consigli e la sua benedizione, cercando la sua guida spirituale. San Silvestro non rifiutava nessuno, ma usciva dalla sua cella per benedire i pellegrini, e intratteneva con loro lunghe conversazioni.
Ben presto si raccolse attorno a lui una comunità monastica. Il venerabile Silvestro accoglieva tutti con amore e benediceva quanti desideravano faticare insieme nell’ascesi a costruire celle separate. Quando crebbe il numero degli abitanti del deserto, San Silvestro decise di costruire in quel luogo una chiesa, con un monastero annesso. Egli ricevette la benedizione per questo da Sant’Alessio, metropolita di Mosca († 1378), nonché un antimins per l’altare. San Silvestro divenne il primo igumeno di quel monastero sul fiume Obnora, dove in seguito il venerabile Paolo dell’Obnora e Sergio di Nurom furono glorificati per i loro podvig spirituali. Il tempio in legno del monastero fu consacrato in onore della Risurrezione di Cristo. Come igumeno, San Silvestro offriva ai fratelli un costante esempio di lotta orante e di instancabile lavoro, ma l’amore per la quiete abitava ancora nel cuore del santo asceta. Di tanto in tanto, egli lasciava il monastero e si inoltrava nella foresta per vivere in solitudine; e ogni volta folle di persone attendevano il suo ritorno. Portavano bambini e malati, che speravano che il Santo li guarisse. I miracoli compiuti da San Silvestro dopo il suo riposo furono registrati lungo molti secoli.
Ancora durante la sua vita, il luogo dove il Santo si ritirava era chiamato un bosco “protetto”, che la gente del posto trattava con venerazione di generazione in generazione, trasmettendo gli ordini del santo Anziano di non tagliare alcun albero in quel luogo. In mezzo a questo bosco San Silvestro scavò tre pozzi, e un quarto sul pendio della montagna vicino al fiume Obnora, che era noto e onorato nel XIX secolo.
Nel 1645, lo ieromonaco Job, il costruttore del Monastero della Santa Risurrezione, ignorò l’ingiunzione dell’asceta e decise di abbattere il bosco. A causa di ciò, fu punito con la cecità, dalla quale fu guarito dopo che fu celebrato un moleben presso la tomba di San Silvestro. Da quel tempo, e fino ad oggi, nessuno ha osato tagliare un albero nel bosco protetto.
Quando il Santo fu colpito da una malattia mortale, i fratelli, che si rattristavano ogni volta che egli andava in solitudine, erano ancora più afflitti per la sua prossima morte. «Non rattristatevi per questo, fratelli miei amati», disse per consolarli, «tutto avviene per volontà di Dio. Osservate i comandamenti del Signore e non abbiate paura di sopportare le avversità in questa vita per ricevere una ricompensa in cielo. Ma se io ho franchezza presso Dio, e se la mia opera Gli è gradita, allora questo santo luogo non verrà impoverito nemmeno dopo la mia partenza. Pregate soltanto che il Signore Dio e la Sua Purissima Madre vi liberino dalle insidie del Maligno.»
San Silvestro si addormentò nel Signore il 25 aprile 1379, e fu sepolto alla destra della chiesa in legno della Risurrezione.
Esiste un’icona del XVII secolo, sulla quale San Silvestro è raffigurato con una pergamena in mano; su di essa si trova parte del testo del suo testamento, che è giunto fino a noi.
Subito dopo la morte del Santo, nel luogo dei suoi colloqui spirituali fu costruita una cappella, attorno alla quale si svolgevano annualmente, nel giorno della festa del santo asceta, processioni con la croce. Il luogo della sepoltura del Santo era particolarmente venerato, poiché presso la sua tomba avvenivano guarigioni miracolose. Come altri monasteri del nord, il Monastero della Risurrezione fu ripetutamente devastato: nel 1538 i Tatari di Kazan lo attaccarono, nel 1612 fu messo a sacco dai Polacchi. Nel 1647 il monastero distrutto fu restaurato. Nel 1656, con la benedizione del patriarca Nikon, al posto della cappella in legno sulla tomba di San Silvestro fu costruita una chiesa in onore della Protezione della Santissima Theotokos. Nel 1764 il monastero fu soppresso, e la sua chiesa cattedrale fu trasformata in chiesa parrocchiale. Nel 1821 l’arcivescovo Filaret di Yaroslavl (poi metropolita di Mosca) inviò una gramota che benediceva la costruzione di una chiesa in pietra al posto della chiesa di legno della Protezione–Risurrezione, che fu completata nel 1825. In una delle cappelle della chiesa della Risurrezione furono collocate le reliquie incorrotte di San Silvestro in un’arca bronzea argentata. Nel 1860 San Silvestro fece di nuovo sì che la gente si ricordasse di lui con diversi segni miracolosi, una descrizione dei quali fu pubblicata nei bollettini diocesani di Yaroslavl e Vologda dal 1860 al 1870.
Le reliquie del Santo andarono perdute negli anni ’20 del XX secolo, durante una campagna per l’apertura delle sue reliquie. Poco dopo, la chiesa fu chiusa. Attualmente, le sue reliquie sono state riportate nella chiesa, e in essa si celebrano nuovamente i servizi divini.



