San Panfilo e compagni, martiri
I Santi Martiri Panfilio il Presbitero, Valente il Diacono, Paolo, Porfirio, Seleuco, Teodulo, Giuliano, Samuele, Elia, Daniele, Geremia e Isaia subirono il martirio durante il regno dell’Imperatore Diocleziano (284 – 305) a Cesarea di Palestina.
Il santo Martire Panfilio, originario della città di Beirut, fu educato ad Alessandria, dopo di che fu ordinato sacerdote a Cesarea. Egli dedicò molte fatiche al confronto dei manoscritti e alla correzione degli errori degli amanuensi nei manoscritti del Nuovo Testamento. Questi testi venivano copiati e distribuiti a chiunque li desiderasse. Così, molti pagani furono convertiti a Cristo per mezzo di essi.
Le sue opere furono raccolte nella vasta biblioteca di libri spirituali messa a disposizione per l’illuminazione dei cristiani. San Girolamo (IV-V secolo) nutriva grande rispetto per San Panfilio e si considerava fortunato per aver rintracciato e acquisito diversi suoi manoscritti.
Aiutavano attivamente San Panfilio nell’annunciare la fede in Cristo San Valente, diacono della Chiesa, Elia, un uomo curvo per l’età e ben versato nelle Sacre Scritture, e San Paolo, ardente nella sua fede e nel suo amore per Cristo Salvatore. Tutti e tre furono imprigionati per due anni da Urbano, governatore di Cesarea di Palestina.
Durante il governo del suo successore Firmiliano, 130 cristiani furono condannati in Egitto e inviati in Cilicia (Asia Minore) a lavorare nelle miniere d’oro. Cinque giovani fratelli li accompagnarono fino al luogo d’esilio. Al loro ritorno in Egitto furono trattenuti a Cesarea e gettati in prigione per aver confessato Cristo.
Questi giovani comparvero davanti a Firmiliano, insieme con quelli precedentemente incarcerati: i Santi Panfilio, Valente e Paolo. I cinque giovani egiziani presero i nomi dei Profeti dell’Antico Testamento: Elia, Geremia, Isaia, Samuele e Daniele. Alla domanda da dove venissero, i giovani risposero di essere cittadini di Gerusalemme, intendendo la Gerusalemme celeste. Firmiliano non sapeva nulla di una tale città, poiché Gerusalemme era stata rasa al suolo dall’Imperatore Tito nell’anno 70. L’Imperatore Adriano (117-138) aveva costruito una nuova città sul sito, che fu chiamata Aelia Capitolina.
Firmiliano torturò a lungo i giovani, cercando di apprendere l’ubicazione di questa città sconosciuta, e tentò di persuaderli ad abiurare. Non ottenendo nulla, il governatore li condannò a essere decapitati con la spada insieme con Panfilio, Valente e Paolo.
Prima che ciò avvenisse, uno dei servi di Panfilio sopportò sofferenze. Si trattava del giovane diciottenne Porfirio, mite e umile. Avendo udito la sentenza di morte pronunciata contro i martiri condannati, chiese al governatore il permesso di seppellirne i corpi dopo l’esecuzione. Per questo fu anch’egli condannato a morte e fu gettato nel fuoco.
Un pio cristiano di nome Seleuco, ex soldato, lodò le imprese dei Martiri. Andò da Panfilio e gli riferì della morte di martirio di San Porfirio. Fu arrestato dai soldati e, per ordine di Firmiliano, fu decapitato con la spada insieme con gli altri.
Uno dei servi del governatore, Teodulo, era un uomo di veneranda età e un cristiano in segreto. Incontrò i Martiri mentre venivano condotti al luogo dell’esecuzione. Li abbracciò e chiese loro di pregare per lui. I soldati lo condussero davanti a Firmiliano, su ordine del quale fu crocifisso.
Il giovane Giuliano, originario della Cappadocia, che era giunto a Cesarea, vide i corpi dei Santi che erano stati gettati alle belve senza sepoltura. Giuliano si inginocchiò e venerò i corpi dei sofferenti. I soldati lo arrestarono e lo condussero dal governatore, che lo condannò a essere bruciato vivo. I corpi di tutti i dodici Martiri rimasero insepolti per quattro giorni, ma né le bestie né gli uccelli li toccarono. Vergognandosi di questa situazione, i pagani permisero ai cristiani di prendere i corpi dei martiri e di seppellirli.
Benché questi dodici Martiri provenissero da luoghi diversi, essi furono uniti anche dal loro amore per Cristo, e da Lui ricevettero incorruttibili corone di gloria.


