San Giovanni Kochurov, protomartire della Russia moderna.
La vita di San Giovanni Kochurov, ieromartire, missionario in America, primo martire del clero della Rivoluzione russa.
Il 31 ottobre 1917, a Tsarskoye Selo, si aprì nella storia della santità nella Chiesa russa un nuovo capitolo luminoso, pieno di dolore terreno e di gioia celeste: la santità dei Nuovi Martiri del XX secolo. L’apertura di questo capitolo è legata al nome del pastore ortodosso russo che divenne uno dei primi a dare la propria anima per il suo gregge in questo XX secolo di combattenti contro Dio: l’arciprete Giovanni Kochurov.
Padre Giovanni Kochurov nacque il 13 luglio 1871 nel villaggio di Bigildino-Surky, distretto di Danky, nella regione di Ryazan, da una pia famiglia numerosa. I suoi genitori erano il sacerdote Aleksandr Kochurov e sua moglie Anna. Padre Aleksandr Kochurov servì quasi tutta la sua vita nella chiesa della Teofania nel villaggio di Bigildino-Surky, nella diocesi di Ryazan, dal momento della sua ordinazione il 2 marzo 1857; avendo unito tutti quegli anni di servizio parrocchiale con l’adempimento dei suoi obblighi di insegnante della Legge di Dio nella scuola pubblica di Bigildino, egli impresse nelle coscienze dei suoi figli, e in particolare in quella di Giovanni, il più spiritualmente sensibile tra loro, una luminosa immagine del parroco, pieno di profonda umiltà e di alta ispirazione. 1
L’educazione di padre Giovanni, fondata sulle notevoli tradizioni di molte generazioni di clero e legata al naturale seguire del popolo verso la pietà ortodossa, preannunciava il suo mettersi sulla via della preparazione al servizio pastorale. Gli studi di padre Giovanni — inizialmente alla Scuola Teologica di Danky e poi al Seminario Teologico di Ryazan — furono contrassegnati non solo da uno straordinario successo nel padroneggiare le discipline teologiche e secolari, ma anche da notevoli esempi di pietà ecclesiale, che egli dimostrò in un’epoca in cui la vita quotidiana di una scuola teologica di provincia non era sempre irreprensibile sotto l’aspetto morale.
Il futuro padre Giovanni si diplomò con successo nel 1891 al Seminario Teologico di Ryazan. Avendo superato gli esami d’ammissione all’Accademia Teologica di San Pietroburgo, divenne studente in una delle migliori scuole teologiche della Russia. 2
Nel periodo degli studi di padre Giovanni all’Accademia Teologica di San Pietroburgo, si delineò chiaramente la sua propensione a considerare l’educazione teologica come preparazione, anzitutto, per il futuro servizio quale parroco; allo stesso tempo, già durante gli anni di studio, padre Giovanni unì alla possibilità del suo servizio pastorale in parrocchia anche quella dell’attività missionaria, nella quale egli vedeva l’incarnazione dell’ideale del pastore ortodosso. Dopo la sua laurea all’Accademia Teologica di San Pietroburgo con la distinzione di vero studente, padre Giovanni fu inviato, conformemente al suo lungo desiderio di servizio missionario, nella diocesi delle Aleutine e dell’Alaska. 3
Non molto tempo dopo il matrimonio con Aleksandra Cernyshova, l’arrivo di padre Giovanni nella protestante America lo mise a contatto con una vita per molti aspetti dissimile dalla vita a lui abituale nella Russia ortodossa. Per il suo primo soggiorno negli Stati Uniti, padre Giovanni giunse a New York, che, con i suoi costumi mondani, era così diversa dalla vita spirituale delle città russe. Non avendo ancora imparato la lingua inglese, padre Giovanni, grazie al fraterno sostegno della comunità ortodossa di New York — a quel tempo di modeste dimensioni — riuscì tuttavia ad adattarsi alla vita di quel paese, fino ad allora a lui sconosciuto, senza particolari complicazioni psicologiche o di altro genere. Va notato che la vita ecclesiale nella diocesi dell’Alaska e delle Aleutine era molto diversa per carattere da quella delle altre parti del paese, vasto per territorio ma piuttosto povero di clero. In particolare, le missioni ortodosse russe nella California settentrionale, nelle isole Aleutine e in Alaska esistevano già da circa cento anni, e la vita ecclesiale si svolgeva su una base di comunità parrocchiali piuttosto numerose, che disponevano di significative risorse finanziarie, essendosi abituate nel corso di diverse generazioni alla vita in America. Ma la vita ortodossa nel resto del paese era soltanto agli inizi, e richiedeva una grande attività evangelica da parte del clero per creare parrocchie ortodosse normali all’interno della popolazione locale multinazionale e multiconfessionale. Fu precisamente in quella parte della diocesi che a padre Giovanni fu destinato di essere inviato quando fu ordinato al grado di presbitero il 27 agosto 1895 da Sua Eminenza il vescovo Nicola, vescovo dell’Alaska e delle Aleutine. 4
L’inizio del servizio parrocchiale di padre Giovanni fu collegato all’apertura, da parte del vescovo Nicola, della parrocchia ortodossa a Chicago nel 1892. Assegnato nel 1895, per ordine del Santo Sinodo, come parroco alla cattedrale di San Vladimir a Chicago, padre Giovanni entrò in contatto con una vita parrocchiale che differiva in modo sorprendente da quella delle parrocchie ortodosse in Russia, organizzate e radicate in una viva tradizione vecchia di molti secoli. Essendo una solitaria isola di vita cristiana ortodossa, situata a molte centinaia di miglia di distanza dalle altre sparse parrocchie ortodosse del Nord America, la chiesa di San Vladimir a Chicago, 5 insieme alla chiesa dei Tre Gerarchi nella città di Streator, a essa affiliata, in meno di tre anni di esistenza non era ancora riuscita a formarsi come parrocchia nel pieno senso della parola, e richiese veramente fatiche eroiche da parte del giovane padre Giovanni per essere stabilita in modo corretto.
Iniziando il suo lavoro nella parrocchia di Chicago e Streator, piuttosto piccola e multinazionale nella sua composizione, padre Giovanni nutriva questi fedeli, rappresentanti di una classe piuttosto povera di immigrati, nella confessione ortodossa. Egli non poté mai essere sostenuto nel suo lavoro da una sana comunità parrocchiale che avesse a disposizione mezzi materiali sufficientemente ampi. In uno dei suoi articoli, scritto nel dicembre 1898, padre Giovanni diede la seguente descrizione vivida della comunità parrocchiale di Chicago-Streator: «La parrocchia ortodossa della chiesa di San Vladimir a Chicago è costituita da un piccolo numero di russi originari, slavi galiziani e ungheresi, arabi, bulgari e araviani. La maggioranza dei parrocchiani sono lavoratori che guadagnano il loro pane faticando non lontano da dove abitano, alla periferia della città. Affiliata a questa parrocchia di Chicago è la chiesa dei Tre Gerarchi nella città di Streator. Questo luogo, e la cittadina di Kengley, sono situati a novantaquattro miglia da Chicago, e sono famosi per le loro miniere di carbone. La parrocchia ortodossa là è costituita dagli slovacchi che vi lavorano, convertiti dall’Unia.» 6
Le caratteristiche peculiari della comunità parrocchiale di Chicago-Streator richiesero da padre Giovanni un’abile combinazione di capacità pastorali-liturgiche con quelle missionarie. Queste abilità gli avrebbero permesso non solo di stabilizzare spiritualmente e amministrativamente il numero dei membri della sua comunità parrocchiale, ma di accrescere continuamente il suo gregge mediante conversioni, o mediante il ritorno all’Ortodossia di cristiani etnicamente diversi che vivevano in Illinois. Già durante i primi tre anni del servizio parrocchiale di padre Giovanni, 86 uniati e 5 cattolici furono aggiunti alla Chiesa Ortodossa, 7 portando il numero di parrocchiani permanenti a 215 uomini a Chicago e 88 a Streator. Due scuole parrocchiali funzionanti erano affiliate alle parrocchie, con più di 20 allievi iscritti. Il corso consisteva in lezioni il sabato durante l’anno scolastico, e lezioni quotidiane durante le vacanze. 8
Nel suo lavoro, padre Giovanni continuò le migliori tradizioni della diocesi ortodossa russa del Nord America. Egli organizzò, a Chicago e Streator, le confraternite di San Nicola e dei Tre Gerarchi, che si diedero come scopo l’istituzione di un programma di mutuo aiuto sociale e materiale tra i parrocchiani della parrocchia di Chicago-Streator, come membri della Società Ortodossa di Mutuo Soccorso. 9
Le abbondanti fatiche di padre Giovanni per edificare una sana e fiorente vita parrocchiale nelle comunità a lui affidate non gli impedirono di adempiere altri importanti compiti diocesani che su di lui furono posti. Così, il 1° aprile 1897, padre Giovanni fu nominato membro di uno dei componenti del neocreato Comitato di Censura della diocesi dell’Alaska e delle Aleutine sui testi nelle lingue russa, ucraina e inglese, 10 e il 22 maggio 1899 padre Giovanni fu nominato presidente del Consiglio della Società di Mutuo Soccorso 11 con decreto di Tikhon, vescovo dell’Alaska e delle Aleutine, da poco giunto in diocesi. Le varie fatiche di padre Giovanni furono ben presto ricompensate; già dopo i primi anni del suo servizio pastorale egli ricevette i segni di distinzione sacerdotale da Sua Eminenza il vescovo Nicola. 12
Un ostacolo significativo al normale svolgimento del ciclo liturgico ecclesiale nella parrocchia di Chicago-Streator era lo stato degli edifici, inadatti allo scopo. La chiesa di San Vladimir a Chicago occupava una piccola parte di un edificio in affitto situato nella parte sud-occidentale della città. Al pianterreno, la chiesa stessa era separata da un muro dalla cucina e da una stanza dove abitava un inserviente. Al primo piano vi erano alcune piccole stanze occupate da padre Giovanni con la sua famiglia e dal lettore della chiesa. La chiesa dei Tre Gerarchi a Streator utilizzava come sede il vestibolo della sezione russa dell’Esposizione Universale di Chicago [l’Esposizione Colombiana del 1892 — NdT]. 13
La destinazione di Tikhon, il futuro Patriarca di Mosca, alla diocesi dell’Alaska e delle Aleutine, il 30 novembre 1898, fu particolarmente significativa per la soluzione dei problemi della vita ecclesiale nella parrocchia affidata a padre Giovanni. Adempiendo con zelo le sue obbligazioni gerarchiche, il vescovo Tikhon già nei primi mesi della sua direzione della sede riuscì a visitare praticamente tutte le parrocchie ortodosse sparse sul vasto territorio della diocesi dell’Alaska e delle Aleutine, nel tentativo di discernere i bisogni più fondamentali del clero diocesano. Giunto per la prima volta a Chicago il 28 aprile 1899, il vescovo Tikhon impartì la sua benedizione arcivescovile a padre Giovanni e al suo gregge, e già il giorno seguente ispezionò un appezzamento di terreno proposto come sito in cui sarebbe stata costruita la nuova chiesa — così necessaria per la parrocchia di Chicago. Il 30 aprile il vescovo Tikhon visitò la chiesa dei Tre Gerarchi a Streator e servì la veglia alla chiesa di San Vladimir a Chicago. Il giorno seguente, dopo aver celebrato la Divina Liturgia, approvò il verbale della riunione del comitato per la costruzione della nuova chiesa a Chicago, presieduto da padre Giovanni. 14
Le limitate risorse finanziarie della parrocchia di Chicago-Streator, dove le persone a cui si prestava servizio erano principalmente povere, non permisero a padre Giovanni di iniziare immediatamente la costruzione. E poiché erano già trascorsi più di cinque anni dal tempo dell’arrivo di padre Giovanni in Nord America, il suo forte desiderio di visitare, almeno per breve tempo, la sua amata Russia ortodossa lo spinse a presentare a Tikhon una domanda di congedo per un viaggio nella sua patria.
Tenendo presente, anzitutto, i bisogni della parrocchia affidatagli, padre Giovanni decise di utilizzare le vacanze che gli furono concesse dal 15 gennaio al 15 maggio 1900 per raccogliere offerte in Russia, che avrebbero permesso alla parrocchia di Chicago di iniziare la costruzione del nuovo edificio della chiesa e del primo cimitero ortodosso della città. 15 Combinando con successo il suo viaggio in patria con una significativa raccolta di fondi per la parrocchia, padre Giovanni, poco dopo il suo ritorno dal congedo, intraprese la costruzione della chiesa, e il vescovo Tikhon giunse il 31 marzo 1902 per la cerimonia di posa della prima pietra. 16
Con una vera ispirazione pastorale unita a una sobria e pratica amministrazione, padre Giovanni diresse la costruzione della nuova chiesa, che fu terminata nel 1903 e richiese per quell’epoca una somma di denaro molto significativa, cinquantamila dollari. 17 La consacrazione del nuovo tempio, dedicato alla Santa Trinità, fu celebrata dal vescovo Tikhon, e divenne una vera festa per tutta la diocesi ortodossa russa del Nord America. Due anni dopo, salutando padre Giovanni in occasione del suo primo decennio di servizio sacerdotale nella Chiesa, le lodi più alte furono rivolte alle sue attente fatiche pastorali nella costruzione della chiesa della Santa Trinità, che era diventata una delle più notevoli chiese ortodosse in America: «L’anno è stato colmo delle impressioni più vive, talvolta dolorose, talvolta buone. Un anno di inesauribili e faticose raccolte di fondi in Russia, un anno di notti insonni, di nervi logorati e di innumerevoli amarezze — ed ecco la testimonianza della tua sollecitudine: un tempio fatto da mani d’uomo, a immagine di un magnifico tempio ortodosso russo, che splende con le sue croci a Chicago, e la pace e l’amore non fatti da mano d’uomo che fioriscono nei cuori del tuo gregge!» 18 Per le sue ispirate fatiche, padre Giovanni, grazie all’intercessione del vescovo Tikhon, fu insignito dell’Ordine di Sant’Anna di terzo grado, il 6 maggio 1903. 19
Adempiendo con zelo i suoi numerosi obblighi di parroco, egli fu l’unico sacerdote presente durante i primi nove anni del suo servizio nelle parrocchie di Chicago e Streator. Allo stesso tempo, padre Giovanni continuò a partecipare attivamente alla soluzione di diverse questioni della vita della diocesi del Nord America. Nel febbraio 1904 padre Giovanni fu nominato presidente del Comitato di Censura della diocesi dell’Alaska e delle Aleutine, nel quale già da sette anni partecipava come membro del consiglio. 20 Nel giugno 1905 egli fu attivo partecipante alle riunioni preparatorie del clero diocesano, tenute a Old Forge [Pennsylvania] sotto la guida del vescovo Tikhon, nelle quali furono discusse questioni legate alla preparazione del primo Concilio nella storia della diocesi del Nord America e delle Aleutine. Fu nell’atmosfera solenne delle sessioni di questo Concilio, il 20 luglio 1905, che fu celebrato il primo decennio del servizio sacerdotale di padre Giovanni, la cui data effettiva di anniversario cadeva il 27 agosto.
Nella chiesa di San Michele a Old Forge, davanti a un numeroso gruppo di clero diocesano presieduto da Sua Eminenza Raffaele, vescovo di Brooklyn, a padre Giovanni fu conferita una croce pettorale d’oro, e i discorsi pronunciati offrirono una descrizione penetrante e del tutto obiettiva di tutto il periodo del servizio pastorale di padre Giovanni in Nord America. «Appena finiti gli studi al seminario, lasciata la patria, sei venuto in questa terra straniera per spendere tutte le tue energie giovanili, per dedicare tutte le tue forze e la tua ispirazione a quella santa preoccupazione verso la quale eri attratto dalla tua vocazione. Un’eredità difficile ti fu lasciata: la chiesa di Chicago era allora situata in un contesto poco curato, in un edificio umido, mezzo in rovina, la parrocchia, con la sua composizione parrocchiale indefinita, sparsa per la grande città con una popolazione eterodossa lacerata dalle fiere selvagge — tutto ciò poteva riempire l’anima di un giovane lavoratore di grande confusione, ma tu accettasti coraggiosamente il compito di scegliere una scintilla preziosa dal mucchio di immondizia, per ravvivare il fuoco sacro in un piccolo gruppo di fedeli! Ti sei dimenticato di te stesso: disgrazie, malattie, la cattiva sistemazione della tua casa, con le sue pareti cadenti, i pavimenti e le fessure che davano libero accesso agli elementi esterni, con effetti distruttivi sulla tua salute e sulla salute dei tuoi familiari… I tuoi bambini erano malati, tua moglie non era del tutto in salute, e dolorosi attacchi di reumatismo sembravano voler distruggere la tua sicurezza, esaurire le tue energie… Ti salutiamo, ricordando un’altra tua buona opera, il cui compimento è intrecciato come un’alloro incorruttibile nella corona d’onore del tuo decennio di sacro servizio: abbiamo qui in mente il tuo servizio sacrificale nella carica di presidente della nostra amata Società di Mutuo Soccorso, nella carica di censore della nostra casa editrice missionaria illuminatrice, e nella diffusione dei nostri sforzi evangelici — organizzando le parrocchie a Madison [Illinois] e Hartshorne [Oklahoma]. Per completare il tuo elogio, lasciaci menzionare un’altra circostanza, che magnifica il valore della tua fatica e la grandezza dei suoi risultati. La lontananza della tua parrocchia di Chicago ti ha strappato dal legame con i tuoi confratelli in America, privandoti in questi anni della possibilità di vedere i tuoi fratelli-pastori… Sei stato privato di ciò che per la maggior parte di noi adorna il servizio missionario che attraversiamo. Quanto toccante, e quanto grande grado di isolamento sia stato il tuo, lo testimonia il fatto che hai dovuto battezzare tu stesso i tuoi figli, per l’assenza di altri sacerdoti intorno a te… Questa Santa Croce che ti presentiamo serva come segno del nostro amore fraterno, e l’immagine della Crocifissione del nostro Signore su di essa ti permetta di accettare le difficoltà, le disgrazie e le sofferenze che tanto spesso si incontrano nella vita di un sacerdote missionario, e ti incoraggi a sempre maggiori fatiche per la gloria del Datore delle Fatiche e Pastore supremo, il nostro Signore Gesù Cristo.» 21
Meno di un anno dopo la celebrazione del decimo anniversario del servizio sacerdotale di padre Giovanni, egli ricevette da parte della suprema autorità ecclesiale uno degli ordini sacerdotali più onorifici, che coronò meritatamente le sue autentiche fatiche nella diocesi del Nord America e delle Aleutine. Per ordine del Santo Sinodo del 6 maggio 1906, padre Giovanni fu elevato alla dignità di arciprete. 22
Così ebbe inizio un periodo qualitativamente nuovo nel servizio di padre Giovanni: divenuto uno dei più rispettati arcipreti della diocesi, grazie al suo eminente lavoro pastorale nella parrocchia e nelle attività amministrative diocesane, padre Giovanni, su iniziativa del vescovo Tikhon, che lo stimava molto, venne coinvolto sempre più profondamente nella soluzione delle questioni più urgenti dell’amministrazione diocesana. Nel maggio 1906 padre Giovanni fu nominato decano della zona di New York degli Stati Orientali, 23 e nel febbraio 1907 gli fu destinato di essere uno dei partecipanti più energici del primo Concilio ortodosso nordamericano a Mayfield, che si occupò delle conversioni in rapido aumento all’interno della diocesi del Nord America e delle Aleutine nella Chiesa Ortodossa Russa Greco-Cattolica in America, sulla base della quale fu in seguito fondata la Chiesa Ortodossa in America.
Nel periodo 1903-1907, la parrocchia di Chicago-Streator, edificata dalle sue fatiche, fu trasformata in una delle parrocchie diocesane più autosufficienti e fiorenti. Ma per quanto fortunate potessero sembrare le circostanze esteriori del servizio di padre Giovanni in Nord America, la sua profonda e fervida nostalgia per la sua amata Russia, che negli ultimi anni aveva visto soltanto una volta per un congedo di alcuni mesi, e la necessità di assicurare ai suoi tre figli maggiori un’educazione secondaria in Russia, costrinsero padre Giovanni a riflettere sulla possibilità di continuare il suo ministero sacerdotale nella sua terra natale. Una circostanza piuttosto significativa che favorì la presentazione, da parte di padre Giovanni, di una domanda di trasferimento in Russia fu l’insistente richiesta di suo suocero, anziano e gravemente malato, che era chierico della diocesi di San Pietroburgo, e che sognava di affidare la sua parrocchia alla guida di un sacerdote tanto meritevole quanto si era dimostrato padre Giovanni. In conformità alla sua domanda, il 20 maggio 1907 padre Giovanni ricevette il rilascio dal suo servizio nella diocesi del Nord America e delle Aleutine, dopo di che iniziò a prepararsi al ritorno in Russia. Nella settimana precedente la loro partenza, tuttavia, padre Giovanni e la sua famiglia dovettero sopportare un’improvvisa notizia sconvolgente proveniente dalla Russia: il caro genitore di matushka Aleksandra era spirato prima del loro ritorno. Nel luglio 1907, lasciando la parrocchia di Chicago-Streator, tanto cara al suo cuore e dove aveva prestato dodici anni di servizio missionario, padre Giovanni si avviò verso l’incognito futuro che lo attendeva nella sua patria, dove avrebbe trascorso il resto del suo ministero sacerdotale. 24
Il ritorno di padre Giovanni in Russia nell’estate del 1907 significò per lui non solo l’inizio del suo servizio nella diocesi di San Pietroburgo — già a lui familiare dai tempi dei suoi studi — ma lo mise di fronte alla necessità di applicare le capacità pastorali acquisite precedentemente in America nel campo dell’educazione teologica. Per ordine del Concistoro Ecclesiastico di San Pietroburgo, nell’agosto 1907 padre Giovanni fu assegnato al clero della cattedrale della Trasfigurazione a Narva e, a partire dal 15 agosto 1907, iniziò ad adempiere i suoi doveri di insegnante della Legge di Dio nel ginnasio maschile e in quello femminile di Narva. 25 Per ordine del capo del Dipartimento dell’Istruzione del Distretto di San Pietroburgo, con effetto dal 20 ottobre 1907, padre Giovanni fu confermato nel suo servizio al ginnasio maschile come insegnante della Legge di Dio [questo termine russo si riferisce alla totalità dell’insegnamento ortodosso — NdT], ed era assunto come insegnante della stessa materia nel ginnasio femminile di Narva, che divenne la sfera principale del suo servizio ecclesiale per i successivi nove anni della sua vita. 26
Il modo di vivere comune della piccola città provinciale di Narva, dove gli abitanti ortodossi russi costituivano a malapena metà della popolazione, richiamava in qualche misura a padre Giovanni l’atmosfera a lui familiare in America, dove aveva svolto il suo servizio pastorale in un ambiente sociale permeato da influssi eterodossi. Tuttavia, le circostanze del suo lavoro quale insegnante della Legge di Dio in due scuole secondarie, in cui l’elemento culturale russo e l’ethos religioso ortodosso indiscutibilmente predominavano, permisero a padre Giovanni di sentire di respirare un’atmosfera di vita ortodossa russa che gli ricordava la sua infanzia.
Il carico di insegnamento di padre Giovanni in quegli anni consisteva di norma in sedici ore settimanali nel ginnasio maschile e dieci ore in quello femminile. Questo richiedeva da lui uno sforzo abbastanza notevole, tenendo conto che per insegnare la Legge di Dio nelle diverse classi, a causa dell’ampiezza della materia, era necessario che l’insegnante fosse familiare con diverse questioni di carattere teologico e anche secolare. 27 Tuttavia, poiché i dodici anni delle sue fatiche alla parrocchia di Chicago-Streator avevano trasformato padre Giovanni da principiante inesperto in uno dei pastori più autorevoli della diocesi, i suoi nove anni di servizio nell’insegnamento della Legge di Dio — non segnati da eventi spettacolari, ma pieni di intenso lavoro di illuminazione spirituale — furono anni in cui padre Giovanni divenne un maestro di Chiesa estremamente coscienzioso e un predicatore ortodosso esperto. Dopo soli cinque anni di insegnamento della Legge Divina nelle scuole di Narva, padre Giovanni fu insignito dell’Ordine di Sant’Anna, di secondo grado, 28 il 6 maggio 1912; e dopo altri quattro anni, le realizzazioni di padre Giovanni nel campo dell’educazione teologica furono celebrate con la concessione dell’Ordine di San Vladimiro, di quarto grado, che — aggiunto ai numerosi riconoscimenti ecclesiastici e statali — conferiva al meritevole arciprete il diritto di ricevere il titolo di nobiltà. 29
I manifesti successi di padre Giovanni nella sua attività di insegnante in tutti questi anni furono completati dalla sua gioia per il fatto che tutti i suoi quattro figli maggiori, studiando al ginnasio di Narva, ebbero l’opportunità di ricevere la loro educazione spirituale sotto la sua guida immediata. 30
Tuttavia, insieme agli innegabili vantaggi di questo nuovo periodo del servizio pastorale di padre Giovanni, dopo il suo ritorno in patria dopo molti anni di assenza, esisteva ancora una circostanza che non poteva non gravare sul cuore di un autentico parroco quale padre Giovanni fu durante tutta la sua vita. Essendo soltanto aggregato alla cattedrale della Trasfigurazione a Narva, e non facendo parte del suo staff clericale, padre Giovanni, a causa della peculiarità di tale situazione, in conseguenza dell’adempimento dei suoi doveri di insegnante della Legge di Dio al ginnasio, era privato non solo della possibilità di guidare, ma persino di partecipare pienamente alla vita parrocchiale della cattedrale della Trasfigurazione a Narva. Solo nel novembre 1916, per ordine del Concistoro Ecclesiastico di San Pietroburgo, padre Giovanni fu assegnato come parroco al secondo posto vacante della cattedrale di Santa Caterina a Tsarskoye Selo, 31 e così si realizzò il suo sogno di riprendere il servizio come parroco nella patria.
Tsarskoye Selo, divenuta la notevole incarnazione di un’intera epoca nella storia della cultura russa, univa felicemente in sé le qualità di tranquilla cittadina di provincia con quelle della splendida capitale di San Pietroburgo. La cattedrale di Santa Caterina occupava un posto particolare nella città; tra le chiese parrocchiali, che erano per lo più parrocchie della corte imperiale e militari, essa era la più grande. Divenuto membro del clero della cattedrale di Santa Caterina, e stabilitosi lì con la sua matushka e cinque figli (il figlio maggiore, Vladimir, prestava in quel momento il servizio militare), 32 padre Giovanni ottenne finalmente, tanto desiderata, la possibilità di immergersi pienamente nella vita di parroco in una delle chiese più notevoli della diocesi di San Pietroburgo. Essendo stato accolto calorosamente e con rispetto dal gregge di Santa Caterina, padre Giovanni, fin dai primi mesi del suo servizio, si mostrò zelante e ispirato non solo come celebrante del divino servizio, ma anche come predicatore eloquente e ben preparato, che radunava sotto le volte della cattedrale di Santa Caterina i cristiani ortodossi di tutta la città di Tsarskoye Selo. 33 Sembrava che un inizio così felice del servizio parrocchiale alla cattedrale di Santa Caterina avrebbe aperto per padre Giovanni un nuovo periodo nel suo ministero sacerdotale. In questo periodo, l’ispirazione pastorale di padre Giovanni e la sua disposizione al sacrificio, tanto caratteristiche nella sua precedente attività, avrebbero potuto unirsi alla routine quotidiana delle condizioni esteriori del suo servizio e alle armoniose relazioni personali spirituali tra un diligente pastore e il suo numeroso gregge pio. Ma i cataclismi della Rivoluzione di febbraio, scoppiati a Pietrogrado appena tre mesi dopo l’assegnazione di padre Giovanni a Santa Caterina, iniziarono a poco a poco a coinvolgere Tsarskoye Selo nel subdolo vortice degli eventi rivoluzionari.
Le rivolte dei soldati verificatesi nel distretto militare di Tsarskoye Selo già nei primi giorni della Rivoluzione, e l’imprigionamento della famiglia reale nel palazzo Aleksandrovskij per molti mesi, attirarono l’attenzione sulla città da parte dei rappresentanti degli elementi rivoluzionari più estremi. Questi circoli avevano spinto il paese sulla strada della guerra civile e, alla fine, della completa frattura politica interna, le cui origini risiedevano nella partecipazione della Russia allo spargimento di sangue della Prima Guerra Mondiale. Questi sviluppi cambiarono gradualmente l’atmosfera tranquilla di Tsarskoye Selo, distogliendo l’attenzione degli abitanti dall’adempimento coscienzioso, giorno per giorno, dei propri doveri cristiani e civili verso la Chiesa e la patria. E durante tutti questi mesi travagliati il messaggio ispirato di padre Giovanni continuò a risuonare dall’ambone della cattedrale di Santa Caterina, mentre egli si sforzava di instillare sentimenti di riconciliazione nelle anime dei cristiani ortodossi di Tsarskoye Selo, chiamandoli alla percezione spirituale della propria vita interiore, affinché potessero comprendere i cambiamenti contraddittori che avvenivano in Russia.
Per diversi giorni dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi a Pietrogrado nell’ottobre 1917, le risonanze degli eventi memorabili che avvenivano nella capitale si fecero sentire a Tsarskoye Selo. Cercando di scacciare le truppe cosacche del generale Pavel Krasnov, ancora fedeli al Governo Provvisorio, da Tsarskoye Selo, i reparti corazzati della Guardia Rossa — i soldati e marinai sostenitori del rivolgimento bolscevico — vi arrivavano da Pietrogrado. La mattina del 30 ottobre 1917, fermandosi alle periferie di Tsarskoye Selo, le forze bolsceviche iniziarono a sottoporre la città a fuoco d’artiglieria. Gli abitanti di Tsarskoye Selo, come quelli di tutta la Russia, ancora non sospettavano che il paese fosse coinvolto in una guerra civile. Scoppiò il tumulto, con molte persone che correvano nelle chiese ortodosse, compresa Santa Caterina, nella speranza di trovare serenità nella preghiera ai servizi e di ascoltare dall’ambone un’esortazione pastorale riguardante gli eventi in corso. Tutto il clero della cattedrale di Santa Caterina rispose sollecitamente alle suppliche spirituali del suo gregge, e un Moleben speciale, o servizio di preghiera, per chiedere la fine del conflitto civile, fu celebrato sotto le arcate della chiesa, gremita di fedeli. In seguito, il parroco della cattedrale, l’arciprete N. Smirnov, insieme ad altri due sacerdoti, padre Giovanni e padre Stepan Fokko, prese la decisione di organizzare una processione sacra per la città, con la lettura di fervide preghiere per la cessazione del fratricida conflitto civile. Le pagine del giornale Messaggero Ecclesiastico-Sociale Panrusso presentarono, per diversi giorni, la testimonianza di un corrispondente di un giornale pietrogradese che descriveva gli eventi avvenuti, come segue: «La processione sacra dovette spostarsi sotto il fuoco dell’artiglieria, e, nonostante ogni previsione, fu piuttosto affollata. I lamenti e le grida di donne e bambini sovrastavano le parole della preghiera per la pace. Due sacerdoti tennero sermoni durante la processione, chiamando il popolo a mantenere la tranquillità in vista delle imminenti prove. Ebbi la fortuna di comprendere chiaramente che i sermoni dei sacerdoti non contenevano alcuna sfumatura politica.»
La sacra processione si prolungò. Il crepuscolo si trasformò in oscurità. Nelle mani dei preganti furono accese candele. Tutti cantavano.
Proprio in quel momento i cosacchi si ritiravano dalla città. I sacerdoti furono avvertiti. Non è tempo di interrompere le preghiere?! «Porteremo a compimento i nostri doveri», dichiararono. «Questi se ne sono andati da noi, e quelli che vengono sono nostri fratelli! Che male ci faranno?!» 34
Volendo impedire lo scoppio di combattimenti nelle strade di Tsarskoye Selo, il comando cosacco iniziò a ritirare le truppe dalla città la sera del 30 ottobre, e la mattina del 31 le forze bolsceviche entrarono a Tsarskoye Selo, senza incontrare resistenza. Uno dei testimoni anonimi delle conseguenze di questi eventi tragici scrisse una lettera al noto arciprete pietrogradese F. Ornatskij, al quale era destinato egli stesso di subire il martirio per mano delle autorità empie. L’autore raccontò con parole semplici ma profonde della passione che divenne il destino di padre Giovanni. «Ieri (il 31 ottobre)», scrisse, «quando i bolscevichi, insieme alla Guardia Rossa, entrarono a Tsarskoye Selo, iniziarono a fare il giro degli appartamenti degli ufficiali militari, effettuando arresti. Padre Giovanni (Aleksandrovicˇ Kochurov) fu condotto alla periferia della città, alla cattedrale di San Teodoro, e là fu assassinato per il fatto che coloro che avevano organizzato la sacra processione avrebbero presumibilmente pregato per la vittoria dei cosacchi, il che certamente non fu, e non poteva essere, quanto effettivamente avvenuto. Gli altri chierici furono rilasciati ieri sera. Così è apparso un altro Martire per la fede in Cristo. Il defunto, sebbene non fosse stato a Tsarskoye Selo a lungo, aveva ottenuto il massimo amore da parte di tutti, e molte persone si radunavano per ascoltare le sue prediche.» 35
Il giornalista pietrogradese menzionato sopra ricostruì un quadro terrificante del martirio di padre Giovanni e delle sue conseguenze, accertando questi dettagli: «I sacerdoti furono catturati e inviati al quartier generale del Consiglio dei Deputati Operai e Soldati. Un sacerdote, padre Giovanni Kochurov, tentò di protestare e di chiarire la situazione. Fu colpito più volte in faccia. Con grida e urla la folla infuriata lo condusse all’aerodromo di Tsarskoye Selo. Diverse armi furono puntate contro il pastore indifeso. Uno sparo tuonò, poi un altro, dopo di che il sacerdote cadde a terra, e il sangue bagnò la sua veste talare. La morte non giunse subito… Fu tirato per i capelli, e qualcuno suggerì: “Finitelo come un cane.” La mattina successiva il corpo fu portato nell’ex ospedale del palazzo. Secondo il giornale L’Affare del Popolo, il presidente della Duma di Stato, insieme a uno dei suoi membri, vide il corpo del sacerdote, ma la croce pettorale non era già più sul suo petto…» 36
Quest’ultima circostanza che accompagnò il martirio di padre Giovanni, come menzionato dal cronista, assume un particolare significato spirituale se vista sullo sfondo di alcune parole pronunciate da padre Giovanni dodici anni prima della sua morte, che si rivelarono profetiche. Nella lontana America, quando ricevette la sua croce pettorale d’oro alla cerimonia che segnava il decimo anniversario del suo servizio sacerdotale, egli disse con enfasi: «Bacio questa Santa Croce, dono del vostro amore fraterno per me. Che essa sia il mio sostegno nei tempi di tribolazione. Non pronuncerò parole patetiche circa la mia intenzione di non separarmene nemmeno fino alla tomba: ciò suonerebbe grandiloquente, ma non sarebbe prudente. Essa non ha posto in una tomba. Rimanga qui sulla terra per i miei figli e per i posteri come Sacra Reliquia di famiglia, e come chiara prova che la fraternità e l’amicizia sono le cose più sacre sulla terra…» 37
In questo modo padre Giovanni espresse la sua gratitudine verso i suoi confratelli e il suo gregge, senza sospettare che proprio questa sua preghiera per la fraternità e l’amicizia sarebbe scesa sul popolo ortodosso russo in un tempo in cui l’amore e la clemenza erano scarsi nella Russia tanto sofferente — provocando verso di lui un odio spietato da parte degli apostati che lo privarono della vita terrena e strapparono dal suo petto la croce pettorale, ma non furono in grado di derubarlo dell’imperitura gloria del martirio ortodosso.
All’inizio di novembre 1917 il potere bolscevico non poteva ancora assicurarsi un controllo incontrastato neppure sui sobborghi di Pietrogrado, e il terrore a livello statale non era ancora divenuto parte inevitabile della vita russa. Così, con la popolazione di Tsarskoye Selo e di Pietrogrado in uno stato di completo orrore ed esasperazione, questa prima esecuzione malvagia di un sacerdote ortodosso russo spinse gli ex organi di potere, non ancora scacciati dai bolscevichi, a formare una commissione d’inchiesta, nella quale furono inclusi due rappresentanti del consiglio municipale di Pietrogrado. Essa fu ben presto abolita dai bolscevichi, senza essere riuscita a identificare gli assassini di padre Giovanni. 38
Per la vita della Chiesa russa, tuttavia, questo primo martirio di un pastore ortodosso russo nel XX secolo ebbe un significato profondo.
Esso suscitò una risposta spirituale profonda nei cuori di molti laici, del clero e dell’episcopato della Chiesa Ortodossa Russa. Il servizio funebre per il defunto e la sua sepoltura nella cripta della cattedrale di Santa Caterina a Tsarskoye Selo 39 furono celebrati dal clero locale sconvolto in un’atmosfera di grande sgomento e inquietudine. In quel momento, Sua Eminenza Beniamino, metropolita di Pietrogrado, futuro Santo Martire, partecipava al Concilio Ecclesiastico Panrusso che si teneva a Mosca. Pochi giorni dopo la sepoltura, la direzione della diocesi di Pietrogrado, con la benedizione del metropolita Beniamino, pubblicò il seguente annuncio sul giornale Messaggero Ecclesiastico-Sociale Panrusso:
«Mercoledì 8 novembre, il nono giorno dopo la morte di padre Giovanni Kochurov, assassinato il 31 ottobre a Tsarskoye Selo, sarà servita una panichida gerarchica nella cattedrale della Madre di Dio di Kazan alle ore 15, per l’eterna memoria dell’arciprete Giovanni e di tutti i cristiani ortodossi che sono periti nel tempo del conflitto civile. Il clero parrocchiale libero da obblighi di servizio è invitato alla panichida. Le vesti devono essere bianche.» 40
Poco dopo questa panichida gerarchica, celebrata nella cattedrale della Madre di Dio di Kazan, il consiglio diocesano di Pietrogrado pubblicò una proclamazione «Al clero e ai consigli parrocchiali della diocesi di Pietrogrado». Essa divenne il primo riconoscimento ufficiale del carattere martirico della morte di padre Giovanni, pronunciato in nome della Chiesa, ma anche la prima dichiarazione ecclesiale che specificava misure concrete di assistenza alle famiglie dei chierici perseguitati e assassinati dai teomachi in Russia. In questo notevole documento di storia ecclesiale — esposto con eloquenza, con profonda umiltà davanti alla prevista futura persecuzione della Chiesa, e che racchiudeva una genuina compassione per la famiglia in lutto di padre Giovanni — la direzione della diocesi di Pietrogrado reagiva alla morte del primo Santo Martire diocesano:
«Cari fratelli», iniziava la dichiarazione del consiglio diocesano di Pietrogrado, «il 31 ottobre di quest’anno la città di Tsarskoye Selo ha sofferto il martirio di uno dei buoni pastori della diocesi di Pietrogrado, l’arciprete della cattedrale locale, Giovanni Aleksandrovicˇ Kochurov. Senza alcuna colpa o motivo per ciò da parte sua, egli fu sequestrato nel suo appartamento, condotto alla periferia, e là, in un campo aperto, fu fucilato dalla folla posseduta…
«Fu con sentimenti di profondo dolore che il consiglio diocesano di Pietrogrado ricevette questa notizia; il dolore fu notevolmente accresciuto dalla consapevolezza che, con la morte dell’arciprete, una numerosa famiglia rimaneva, composta da sei membri che ora sono senza cibo, riparo o qualsiasi mezzo di sussistenza.
«Dio è il Giudice degli astuti malfattori che hanno posto violentemente fine a una vita ancora giovane. Anche se fuggissero impuniti dal giudizio degli uomini, essi non potranno mai eludere il giudizio di Dio. Ma il nostro obbligo ora non è solo di pregare per la pace dell’anima di questo innocente sofferente, ma, con tutto il nostro amore sincero, di tentare di lenire la profonda e incurabile ferita inferta ai cuori stessi dei poveri familiari in lutto. La diocesi e il clero diocesano sono direttamente obbligati a provvedere alla famiglia orfana del pastore martirizzato, a dare loro la possibilità di vivere in un certo benessere materiale e a provvedere ai figli una degna educazione.
«Il consiglio ecclesiastico diocesano, mosso dai più elevati sentimenti, si rivolge ora al clero, ai consigli parrocchiali e a tutti i fedeli ortodossi della diocesi di Pietrogrado con ardente supplica, chiedendo con la massima insistenza, per amore di Cristo, che tendiate una mano fraterna di aiuto e, per quanto vi è possibile, sosteniate una famiglia povera, lasciata in balia del destino. Grande è il bisogno, e non si deve tardare!
«…Il suo martirio è, per ciascuno di noi, un cupo richiamo, un sinistro ammonimento. Dobbiamo dunque essere pronti a tutto. E per prevenire situazioni di miseria come quella che ora ci troviamo ad affrontare, dobbiamo preparare, nei tempi tra le prove, un fondo di assistenza da destinare al clero indifeso, perseguitato e tormentato, affinché in tali casi, e in simili, essi possano ricevere aiuto materiale dai loro congiunti nello spirito.
«…Per mezzo dei decani, speciali liste saranno inviate a ciascuna parrocchia della diocesi per la raccolta di donazioni, sia volontarie che dai fondi ecclesiastici, per aiutare la famiglia del defunto arciprete Giovanni Kochurov, e anche per l’istituzione di uno speciale fondo di assistenza al clero in tutti i casi simili.
«…Un compito immenso richiede mezzi ad esso proporzionati. Il consiglio ecclesiastico diocesano spera che, con l’aiuto di Dio, tali mezzi saranno trovati. La modesta offerta della diocesi e del clero, fatta volontariamente e posta sulla coscienza cristiana di ciascuno, darà la possibilità di asciugare le lacrime degli infelici orfani e di fare un inizio di quella sollecitudine per una buona assistenza fraterna, della quale il nostro clero ha un grande bisogno, particolarmente ora…
«Ha tuonato; ora è tempo di fare il segno della Croce!» 41
Durante una delle sue visite regolari alla diocesi mentre si svolgeva il Concilio Ecclesiastico Panrusso a Mosca, il metropolita Beniamino celebrò la Divina Liturgia il 26 novembre, per la festa patronale alla cattedrale di Santa Caterina a Tsarskoye Selo. La Liturgia si concluse con una fervente esortazione del gerarca, durante la quale egli fece appello al popolo per l’unità, l’amore e la fraternità, riferì un corrispondente del Messaggero Ecclesiastico-Sociale Panrusso. Il metropolita menzionò anche il terribile evento, l’assassinio del caro pastore della chiesa locale, padre Giovanni Kochurov; egli sottolineò che, benché sia un’occasione molto triste, è stata anche motivo di riconciliazione, mediante la consapevolezza che il pastore aveva deposto la propria vita per amore di Dio e del prossimo, offrendo un esempio di martirio. Il messaggio arcivescovile ebbe un forte effetto su tutti, e si videro lacrime su molti volti. Dopo la Liturgia, fu celebrata una litìa per i defunti sulla tomba di padre Giovanni nella cripta della cattedrale. Dopo il servizio, il metropolita visitò la casa parrocchiale, dove incontrò la famiglia del defunto. 42 Così, una seconda volta — e ora dalla bocca del gerarca diocesano, che ricordava il chierico ucciso della sua diocesi — la Chiesa Ortodossa Russa caratterizzò la morte di padre Giovanni come un martirio.
Il Concilio Ecclesiastico Panrusso si teneva proprio allora a Mosca, e questa morte aveva profondamente toccato il cuore dei delegati, suscitando un forte lamento. L’arciprete P. Mirtov fu incaricato di redigere una proclamazione che esprimesse il sentimento del Concilio, fornendo informazioni sulla morte prematura del defunto padre Giovanni Kochurov, che era caduto vittima mentre adempiva con zelo gli obblighi del suo grado. 43
Il Santo Patriarca Tikhon aveva conosciuto molto bene padre Giovanni durante i molti anni in cui avevano lavorato insieme nella diocesi del Nord America e delle Aleutine, e nutriva quindi per lui un profondo rispetto. Esprimendo la genuina convinzione, formata al Concilio, che la Chiesa Ortodossa Russa avesse acquisito un nuovo santo martire nell’evento della morte di padre Giovanni, il Patriarca inviò una lettera di condoglianze ad Aleksandra Kochurova, vedova del pastore defunto: «Con grande tristezza il Santissimo Concilio della Chiesa Ortodossa Russa ha ricevuto la notizia del martirio di padre Giovanni Aleksandrovicˇ Kochurov, caduto vittima mentre adempiva con zelo gli obblighi del suo grado», scriveva il futuro Confessore, il Santo Patriarca Tikhon. «Unendo le nostre preghiere a quelle del Santo Concilio per il riposo dell’anima del defunto arciprete Giovanni, condividiamo il tuo grande dolore, e lo facciamo con un affetto particolare, poiché conoscevamo bene il defunto arciprete, e abbiamo sempre stimato molto la sua ispirata e intensa attività pastorale.
«Portiamo nel cuore la sicura speranza che il defunto pastore, ornato della corona del martirio, stia ora davanti al Trono di Dio tra gli eletti del vero gregge di Cristo. Il Santo Concilio, con sentita simpatia per la tua famiglia in lutto, ha deciso di pregare il Santo Sinodo di darti l’aiuto necessario.
«Il Signore ti aiuti a sopportare la prova che ti è stata mandata dalle vie della Provvidenza di Dio, e ti conservi, insieme ai tuoi figli, illesa in mezzo alle tempeste e alle calamità del nostro tempo.
«Invochiamo la benedizione di Dio su di te e sulla tua famiglia. Patriarca Tikhon.» 44
Esattamente cinque mesi dopo la morte di padre Giovanni, il 31 marzo 1918 — quando il numero dei chierici assassinati, noto al Santo Sinodo, aveva già raggiunto i quindici — la prima Divina Liturgia commemorativa per i nuovi ieromartiri e martiri nella storia della Chiesa Ortodossa Russa del XX secolo fu celebrata nella chiesa del Seminario Teologico di Mosca, dal Santo Patriarca Tikhon, da altri quattro gerarchi, e da dieci archimandriti e protopresbiteri. Alla Liturgia commemorativa e alla panichida, quando fu pronunciata la preghiera di supplica per il riposo dei servi di Dio che sono periti per la fede e per la Chiesa Ortodossa, dopo la menzione del primo gerarca ucciso, il metropolita Vladimir, fu ricordato il primo arciprete ucciso, padre Giovanni Kochurov, che con la sua morte da passion-bearer inaugurò il servizio offerto dai confessori, dall’assemblea dei Nuovi Martiri russi del XX secolo. 45
Fonti e letteratura
1. Archivio storico statale centrale di San Pietroburgo (CSHA di S.-P.), F. 14 Università di Pietrogrado, 3, f. 31575, fascicolo personale dello studente Dmitry Aleksandrovicˇ Kochurov. 2. CSHA di S.-P., F. 19 Concistoro Ecclesiastico di Pietrogrado, 113, f. 4167, elenco del clero della cattedrale della Trasfigurazione a Narva dal 1908, f. 4333; ibid. dal 1916, f. 4366, elenco del clero della cattedrale di Santa Caterina a Tsarskoye Selo. 3. CSHA di S.-P., F. 139 Ufficio del decano del dipartimento dell’istruzione di San Pietroburgo, 1, f. 11305, relazione annuale sullo stato del ginnasio maschile di Narva dal 1908. 4. CSHA di S.-P., F. 277 Accademia Teologica di San Pietroburgo, 1, f. 3220, elenchi dei seminaristi giunti agli esami all’Accademia Teologica di San Pietroburgo nell’agosto del 1891. 5. American Orthodox Messenger (fino al 1898 The Orthodox American Messenger), 1896, NN 1, 7; N 14; 1898, N 24; 1899, N 11; 1900, N 10; 1901, N 1; 1902, N 8; 1904, N 5; 1905 N 17; 1906, NN 10, 11; 1907, N 14. 6. Vserosijskij Tserkovno-Obscˇestvennyj Vestnik, 1917, 2 nov., 5 nov., 1 dic., 15 dic. 7. Pribavlenije k Tserkovnym vedomostjam, 1918, N 5-16. 8. Tsarskoselskoe Delo, 1916, 18 nov. 9. Tserkovnye vedomosti, 1912, N 18; 1916, NN 18-19; 1917, NN 48-50; 1918, NN 15-16. 10. Circolari del Dipartimento dell’Istruzione di San Pietroburgo del 1907. 11. Maltsev, A. La Chiesa Ortodossa e le istituzioni russe all’estero (in russo; San Pietroburgo, 1906).
1 CSHA di S.-P., F. 14, 3, f. 31575, ff. 8, 10. 2 CSHA di S.-P., F. 277, 1, f. 3220, parr. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 8. 3 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4167, par. 37. 4 American Orthodox Messenger (AOM), 1907, N 14, p. 269. 5 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4167, par. 37. 6 AOM, 1898, N 24, pp. 681-682. 7 AOM, 1896, N 7, p. 117. 8 AOM, 1898, N 24, p. 682. 9 Ibid. 10 AOM, 1897, N 14, p. 290. 11 AOM, 1900, N 10, p. 215. 12 AOM, 1896, N 1, p. 14; CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4167, parr. 38-39. 13 AOM, 1898, N 24, p. 682. 14 AOM, 1899, N 11, pp. 305-306. 15 AOM, 1901, N 1, pp. 26, 32. 16 AOM, 1902, N 8, pp. 171-173. 17 A. Maltsev, Le chiese ortodosse russe e le istituzioni all’estero. San Pietroburgo, 1906, p. 419 (in russo). 18 AOM, 1905, N 17, pp. 340-341. 19 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4167, par. 40. 20 AOM, 1904, N 5, p. 81. 21 AOM, 1905, N 17, pp. 340-342. 22 AOM, 1906, N 10, p. 206. 23 AOM, 1906, N 11, p. 229. 24 AOM, 1907, N 14, pp. 269-270. 25 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4167, par. 37. 26 Circolare del Dipartimento dell’Istruzione di San Pietroburgo, 1907, p. 294. 27 CSHA di S.-P., F. 139, 1, f. 11305, par. 28. 28 Tserkovnye vedomosti, giornale, 1912, N 18, p. 128. 29 Ibid., 1916, NN 18-19, p. 167. 30 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4333, p. 12. 31 Tsarskoselskoe Delo, 1916, 18 nov. 32 CSHA di S.-P., F. 19, 113, f. 4366, f. 20. 33 Vserosijskij Tserkovno-Obscˇestvennyj Vestnik (VTOV), 1917, 5 nov. 34 Ibid. 35 Ibid. 36 Ibid. 37 AOM, 1905, N 17, pp. 340-342. 38 VTOV, 1917, 5 nov. 39 VTOV, 1917, 1 dic. 40 VTOV, 1917, 7 nov. 41 Tserkovnye vedomosti, 1917, NN 48-50, pp. 2-3. 42 VTOV, 1917, 1 dic. 43 VTOV, 1917, 2 nov. 44 VTOV, 1917, 15 dic. 45 Pribavlenije k Tserkovnym vedomostjam, 1918, NN 15-16, p. 519.



