San Fozio il Grande, patriarca di Costantinopoli
San Fozio, patriarca di Costantinopoli, “il faro lontanamente splendente della Chiesa”, visse nel IX secolo e proveniva da una famiglia di cristiani zelanti. Suo padre Sergio morì come martire in difesa delle sante icone. San Fozio ricevette un’ottima istruzione e, poiché la sua famiglia era imparentata con la casa imperiale, occupò la carica di primo segretario di Stato nel Senato. I suoi contemporanei dicevano di lui: “Si distinse così tanto per la conoscenza in quasi tutte le scienze secolari, che a buon diritto si sarebbe potuta considerare la gloria della sua epoca e paragonarla a quella degli antichi.”
Il giovane successore al trono, Michele, e san Cirillo, il futuro Illuminatore degli Slavi, furono suoi allievi. La sua profonda pietà cristiana protesse san Fozio dall’essere sedotto dagli incanti della vita di corte. Con tutta l’anima anelava al monachesimo.
Nell’857 Barda, che governava insieme all’imperatore Michele, depose il patriarca Ignazio (23 ottobre) dalla Cattedra di Costantinopoli. I vescovi, conoscendo la pietà e la vasta conoscenza di Fozio, informarono l’imperatore che era un uomo degno di occupare il trono arcivescovile. San Fozio accettò la proposta con umiltà. In sei giorni passò attraverso tutti i gradi del clero. Nel giorno della Natività di Cristo fu consacrato vescovo ed elevato al trono patriarcale.
Ben presto, però, sorse discordia all’interno della Chiesa, suscitata dalla rimozione del patriarca Ignazio dall’ufficio. Fu convocato il Sinodo dell’861 per porre fine ai disordini, e in esso furono confermate la deposizione di Ignazio e l’intronizzazione di Fozio come patriarca.
Il papa Nicola I, i cui inviati erano presenti a questo concilio, sperava che, riconoscendo Fozio come patriarca, avrebbe potuto sottometterlo al suo potere. Quando il nuovo patriarca si dimostrò non sottomesso, Nicola lanciò l’anatema contro Fozio in un concilio romano.
Fino alla fine della sua vita san Fozio fu un fermo oppositore delle trame papali e dei disegni sulla Chiesa ortodossa d’Oriente. Nell’864 la Bulgaria si convertì volontariamente al cristianesimo. Il principe bulgaro Boris fu battezzato dallo stesso patriarca Fozio. In seguito san Fozio inviò un arcivescovo e dei sacerdoti per battezzare il popolo bulgaro. Nell’865 i santi Cirillo e Metodio furono inviati a predicare Cristo in lingua slava. Tuttavia, i partigiani del papa incitarono i Bulgari contro i missionari ortodossi.
La disastrosa situazione in Bulgaria si sviluppò perché un’invasione da parte dei Tedeschi li costrinse a cercare aiuto in Occidente, e il principe bulgaro chiese al papa di mandare i suoi vescovi. Quando essi arrivarono in Bulgaria, i legati papali iniziarono a sostituire gli insegnamenti e le usanze latine alla fede e alla prassi ortodossa. San Fozio, come fermo difensore della verità e denunciatore della menzogna, scrisse un’enciclica informando i vescovi d’Oriente delle azioni del papa, indicando che l’allontanamento della Chiesa romana dall’Ortodossia non era solo nel rito, ma anche nella sua confessione di fede. Fu convocato un concilio che censurò l’arroganza dell’Occidente.
Nell’867 Basilio il Macedone si impadronì del trono imperiale, dopo aver assassinato l’imperatore Michele. San Fozio denunciò l’assassino e non gli permise di comunicarsi ai Santi Misteri di Cristo. Perciò fu rimosso dal trono patriarcale e rinchiuso in un monastero sotto custodia, e il patriarca Ignazio fu restaurato nella sua posizione.
Il Sinodo dell’869 si riunì per indagare sulla condotta di san Fozio. Questo concilio ebbe luogo con la partecipazione di legati papali, che esigevano che i partecipanti firmassero un documento (Libellus) che condannava Fozio e riconosceva il primato del papa. I vescovi d’Oriente non acconsentirono a ciò e discussero con i legati. Convocato davanti al concilio, san Fozio accolse tutte le accuse dei legati con dignitoso silenzio. Solo quando i giudici gli chiesero se desiderava pentirsi, rispose: “Perché vi considerate giudici?” Dopo lunghe dispute, gli avversari di Fozio prevalsero. Benché il loro giudizio fosse infondato, essi lanciarono l’anatema contro il patriarca Fozio e i vescovi che lo difendevano. Il santo fu mandato in prigione per sette anni e, secondo la sua stessa testimonianza, ringraziò il Signore per aver sopportato con pazienza i suoi giudici.
In questo periodo il clero latino fu espulso dalla Bulgaria, e il patriarca Ignazio vi inviò i suoi vescovi. Nell’879, due anni dopo la morte del patriarca Ignazio, fu convocato un altro concilio (molti lo considerano l’ottavo Concilio Ecumenico), e di nuovo san Fozio fu riconosciuto come il legittimo arcivescovo della Chiesa di Costantinopoli. Papa Giovanni VIII, che conosceva personalmente Fozio, dichiarò tramite i suoi inviati che le precedenti decisioni papali su Fozio erano annullate. Il concilio riconobbe il carattere immutabile del Credo di Nicea-Costantinopoli, respingendo la distorsione latina (“filioque”), e riconobbe l’indipendenza e l’uguaglianza di entrambi i troni e di entrambe le Chiese (Occidentale e Orientale). Il concilio decise di abolire gli usi e i rituali latini nella Chiesa bulgara introdotti dal clero romano, che cessò la propria attività in quelle terre.
Sotto il successore dell’imperatore Basilio, Leone, san Fozio sopportò di nuovo false denunce, e fu accusato di aver parlato contro l’imperatore. Di nuovo deposto dalla sua Cattedra nell’886, il santo portò a compimento il corso della sua vita nell’891. Fu sepolto nel monastero di Eremia.
La Chiesa Ortodossa venera san Fozio come “colonna e fondamento della Chiesa”, “guida ispirata degli Ortodossi” e sapiente teologo. Lasciò diversi scritti, nei quali smascherava gli errori dei Latini, confutava le eresie rovina-dell’anima, spiegava la Sacra Scrittura ed esplorava molti aspetti della Fede.



