San Filarete il Misericordioso
Il giusto Filarete il Misericordioso, figlio di Giorgio e Anna, fu allevato nella pietà e nel timore di Dio. Visse nell’VIII secolo nel villaggio di Amnia, nel distretto di Paflagonia in Asia Minore. Sua moglie, Teoseva, proveniva da una famiglia ricca e illustre, ed essi ebbero tre figli: un figlio, Giovanni, e due figlie, Ipatia ed Evanthia.
Filarete era un dignitario ricco e illustre, ma non accumulava le sue ricchezze. Sapendo che molti soffrivano nella povertà, ricordava le parole del Salvatore sul tremendo Giudizio Finale e su “questi miei fratelli più piccoli” (Mt 25,40); il richiamo dell’Apostolo Paolo che non porteremo nulla con noi da questo mondo (1 Tm 6,7); e l’affermazione del re Davide che il giusto non sarà abbandonato (Sal 36/37,25). Filarete, il cui nome significa “amante della virtù”, era famoso per il suo amore per i poveri.
Un giorno gli Ismaeliti [Arabi] attaccarono la Paflagonia, devastando il paese e saccheggiando il possedimento di Filarete. Rimasero soltanto due buoi, un asino, una mucca con il suo vitello, alcune arnie e la casa. Ma egli condivise anche questi beni con i poveri. Sua moglie lo rimproverava di essere senza cuore e disinteressato alla propria famiglia. Con dolcezza, ma con fermezza, egli sopportava i rimproveri della moglie e gli scherni dei figli. “Ho nascosto ricchezze e tesori,” disse alla sua famiglia, “tali che basterebbero a nutrirvi e vestirvi, anche se viveste cento anni senza lavorare.”
I doni del santo recavano sempre del bene a chi li riceveva. Chiunque riceveva qualcosa da lui, scopriva che quel dono si moltiplicava, e quella persona diventava ricca. Sapendo questo, un uomo venne da San Filarete chiedendogli un vitello per poter cominciare un armento. La mucca sentiva la mancanza del suo vitello e cominciò a muggire. Teoseva disse a suo marito: “Tu non hai pietà di noi, uomo senza misericordia, ma non ti dispiace neppure per la mucca? L’hai separata dal suo vitello.” Il santo lodò sua moglie e convenne che non era giusto separare la mucca dal vitello. Perciò chiamò il povero al quale aveva dato il vitello e gli disse di prendere anche la mucca.
Quell’anno vi fu una carestia, così San Filarete prese l’asino e andò a prendere in prestito sei staia di grano da un suo amico. Quando tornò a casa, un povero gli chiese un po’ di grano, così egli disse a sua moglie di dare a quell’uomo una staio. Teoseva disse: “Prima devi dare una staio a ciascuno di noi della famiglia, poi potrai dare via il resto come vuoi.” Allora Filareto diede all’uomo due staia di grano. Teoseva disse con sarcasmo: “Dàgli metà del carico così potrai condividerlo con lui.” Il santo misurò una terza staio e la diede all’uomo. Allora Teoseva disse: “Perché non gli dai anche il sacco, così può portarlo?” Egli gli diede il sacco. La moglie, esasperata, disse: “Per farmi dispetto, perché non gli dai tutto il grano?” San Filarete lo fece.
Ora quell’uomo non riusciva a sollevare le sei staia di grano, così Teoseva disse a suo marito di dargli l’asino affinché potesse portare il grano a casa. Benedendo sua moglie, Filarete diede l’asino a quell’uomo, che tornò a casa gioendo. Teoseva e i figli piangevano perché avevano fame.
Il Signore ricompensò Filarete per la sua generosità: quando fu donata l’ultima misura di grano, un vecchio amico gli mandò quaranta staia. Teoseva tenne la maggior parte del grano per sé e per i figli, e il santo diede via la sua parte ai poveri, e non gli rimase nulla. Quando sua moglie e i figli mangiavano, egli andava da loro ed essi gli davano un po’ di cibo. Teoseva brontolava dicendo: “Per quanto tempo terrai ancora nascosto quel tuo tesoro? Tiralo fuori così possiamo comprare del cibo con esso.”
In quel periodo l’imperatrice bizantina Irene (797-802) cercava una sposa per suo figlio, il futuro imperatore Costantino Porfirogenito (780-797). Perciò furono inviati emissari in tutto l’Impero per trovare una fanciulla adatta, e gli inviati giunsero ad Amnia.
Quando Filarete e Teoseva seppero che quegli ospiti illustri avrebbero visitato la loro casa, Filarete fu molto felice, ma Teoseva era triste, perché non avevano abbastanza cibo. Ma Filarete disse a sua moglie di accendere il fuoco e di decorare la loro casa. I vicini, sapendo che erano attesi gli inviati imperiali, portarono tutto ciò che era necessario per un ricco banchetto.
Gli inviati rimasero colpiti dalle figlie e dalle nipoti del santo. Vedendo la loro bellezza, il loro contegno, il loro abbigliamento e le loro ammirevoli qualità, gli inviati convennero che la nipote di Filarete, Maria, era esattamente ciò che cercavano. Questa Maria superava tutte le sue rivali per qualità e modestia e divenne davvero moglie di Costantino, e l’imperatore ricompensò Filarete.
Così fama e ricchezze tornarono a Filarete. Ma, come prima, questo santo amante dei poveri distribuiva generosamente elemosine e offriva un banchetto ai poveri. Egli e la sua famiglia li servivano al pasto. Tutti erano stupiti della sua umiltà e dicevano: “Questo è un uomo di Dio, un vero discepolo di Cristo.”
Egli ordinò a un servo di prendere tre sacche e di riempirne una con monete d’oro, una con monete d’argento e una con monete di rame. Quando un mendicante si avvicinava, Filarete ordinava al suo servo di tirare fuori una delle sacche, quella che la provvidenza di Dio avrebbe disposto. Poi egli metteva la mano nella sacca e dava a ciascuno, quanto Dio voleva.
San Filarete rifiutò di indossare abiti lussuosi e non volle accettare alcun titolo imperiale. Diceva che gli bastava essere chiamato il nonno dell’Imperatrice. Il santo raggiunse i novant’anni e sapeva che la sua fine era vicina. Si recò al monastero Rodolfeia (“Il Giudizio”) a Costantinopoli. Diede un po’ d’oro all’igumena e le chiese di permettergli di essere sepolto là, dicendo che sarebbe partito da questa vita entro dieci giorni.
Tornò a casa e si ammalò. Il decimo giorno convocò la sua famiglia, e li esortò a imitare il suo amore per i poveri se desideravano la salvezza. Poi si addormentò nel Signore. Morì nell’anno 792 e fu sepolto nel monastero Rodolfeia del Giudizio a Costantinopoli.
L’apparizione di un miracolo dopo la sua morte confermò la santità del giusto Filarete. Mentre portavano il corpo del santo al cimitero, un certo uomo, posseduto dal demonio, seguiva il corteo funebre e cercava di rovesciare la bara. Quando giunsero alla tomba, il demonio gettò quell’uomo a terra e uscì da lui. Molti altri miracoli e guarigioni avvennero anche presso la tomba del santo.
Dopo la morte del giusto Filarete, sua moglie Teoseva si occupò di restaurare monasteri e chiese devastati durante un’invasione barbarica.



