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Proclo di C.poli

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San Proclo, arcivescovo di Costantinopoli, fin dai suoi primi anni dedicò tutto il suo tempo alla preghiera e allo studio della Sacra Scrittura. Il Signore gli concesse la grande fortuna di essere discepolo di San Giovanni Crisostomo (13 novembre), che dapprima lo ordinò diacono, e poi al santo sacerdozio. Egli fu testimone dell’apparizione dell’Apostolo Paolo a San Giovanni Crisostomo. San Proclo ricevette dal suo maestro una profonda comprensione della Sacra Scrittura, e imparò a esporre il suo pensiero in una forma raffinata.

Dopo l’esilio e la morte di San Giovanni Crisostomo, il santo patriarca di Costantinopoli Sisinius (426-427) consacrò San Proclo vescovo della città di Kyzikos, ma sotto l’influenza degli eretici nestoriani egli fu scacciato dal suo gregge in quel luogo.

San Proclo allora tornò nella capitale e predicò la Parola di Dio nelle chiese di Costantinopoli, rafforzando gli ascoltatori nella fede ortodossa e denunciando l’empietà degli eretici. Una volta pronunciò un’omelia davanti a Nestorio, nella quale difese senza timore il titolo di “Theotokos” nel parlare della santa Vergine. Alla morte del patriarca San Sisinius, San Proclo fu scelto per prenderne il posto. Essendo così divenuto patriarca di Costantinopoli, egli guidò la Chiesa nel corso di dodici anni (434-447). Per le fatiche di San Proclo, le reliquie di San Giovanni Crisostomo furono traslate da Komana a Costantinopoli al tempo del santo imperatore San Teodosio II (408-450).

Quando San Proclo era patriarca, l’Impero subì distruttivi terremoti che durarono per diversi mesi. In Bitinia, nell’Ellesponto e in Frigia le città furono devastate, i fiumi scomparvero dalla faccia della terra e si verificarono terribili inondazioni in luoghi in precedenza asciutti. Il popolo di Costantinopoli uscì dalla città con il patriarca e l’imperatore alla testa e innalzò preghiere per la fine di quelle calamità senza precedenti.

Durante una di queste funzioni di preghiera, un ragazzo tra la folla fu sollevato in aria da una forza invisibile e portato così in alto che non poté più essere visto dagli occhi umani. Poi, integro e illeso, il bambino fu riportato a terra e riferì ciò che aveva udito e visto: gli angeli che glorificavano Dio cantando: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale.” Tutto il popolo cominciò a cantare questa Preghiera Trisagion, aggiungendovi il ritornello: “Abbi pietà di noi!” Allora i terremoti cessarono. La Chiesa Ortodossa canta ancora questa preghiera nelle sacre funzioni fino a oggi.

Il gregge di Costantinopoli stimava il proprio patriarca per la sua vita ascetica, per la sua sollecitudine verso gli oppressi e per la sua predicazione. Molte opere del santo sono giunte fino ai nostri giorni. Le più note sono i suoi discorsi contro i nestoriani, due scritti del santo in lode della Madre di Dio, e quattro trattati sulla Natività di Cristo, nei quali espone l’insegnamento ortodosso sull’Incarnazione del Figlio di Dio. L’attività del santo patriarca nel ristabilire il decoro in tutte le questioni ecclesiastiche gli valse una stima universale. Circondato d’amore e di rispetto, San Proclo si addormentò nel Signore dopo aver servito come patriarca per vent’anni.