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Primo e secondo ritrovamento della veneranda testa del santo profeta, precursore e battista Giovanni - immagine

Primo e secondo ritrovamento della veneranda testa del santo profeta, precursore e battista Giovanni

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Dopo la Decollazione del Santo Profeta, Precursore e Battista Giovanni (29 agosto), il suo corpo fu sepolto dai discepoli nella città samaritana di Sebaste, e la sua venerabile testa fu nascosta da Erodiade in un luogo impuro. Santa Giovanna (27 giugno), moglie dell’amministratore di re Erode, Cuza (Luca 8,3), prese segretamente la santa testa, la mise in un recipiente e la seppellì sul Monte degli Ulivi, in una delle proprietà di Erode.

Dopo molti anni, questa proprietà passò in possesso di un funzionario di governo che divenne monaco con il nome di Innocenzo. Egli vi costruì una chiesa e una cella. Quando cominciarono a scavare le fondamenta, fu rinvenuto il recipiente con la venerabile testa di Giovanni il Battista. Innocenzo riconobbe la grande santità di essa dai segni di grazia che ne emanavano. Così avvenne il Primo Ritrovamento della Testa. Innocenzo la conservò con grande pietà, ma, temendo che la santa reliquia potesse essere profanata dagli increduli, prima della sua morte la nascose di nuovo nello stesso luogo in cui era stata trovata. Alla sua morte la chiesa cadde in rovina e fu distrutta.

Ai tempi di santo Costantino il Grande (21 maggio), quando il cristianesimo cominciò a fiorire, il santo Precursore apparve due volte a due monaci che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme ai luoghi santi, e rivelò loro il luogo dove si trovava la sua venerabile testa.

I monaci dissotterrarono la santa reliquia e, posta in un sacco di pelo di cammello, si avviarono verso casa. Lungo la via incontrarono un vasaio senza nome e gli affidarono il prezioso fardello da portare. Non sapendo che cosa trasportasse, il vasaio proseguì il suo cammino. Ma il santo Precursore gli apparve e gli ordinò di fuggire dai monaci negligenti e pigri, con ciò che teneva tra le mani. Il vasaio si nascose dai monaci e a casa conservò con venerazione la venerabile testa. Prima di morire la mise in una brocca per l’acqua e la diede a sua sorella.

Da quel momento la venerabile testa fu conservata successivamente da pii cristiani, fino a quando il sacerdote Eustazio (contagiato dall’eresia ariana) ne venne in possesso. Egli ingannò una moltitudine di infermi che erano stati guariti dalla santa testa, attribuendo le loro cure al fatto che essa si trovasse in possesso di un ariano. Quando la sua bestemmia fu scoperta, fu costretto a fuggire. Dopo aver sepolto la santa reliquia in una grotta, vicino a Emesa, l’eretico pensava di ritornare più tardi e usarla per diffondere la menzogna. Dio, però, non lo permise. Monaci pii si stabilirono nella grotta, e in quel luogo sorse poi un monastero. Nell’anno 452 san Giovanni Battista apparve all’archimandrita Marcello di questo monastero e gli indicò dove fosse nascosta la sua testa. Questo divenne celebre come il Secondo Ritrovamento. La santa reliquia fu trasferita a Emesa, e in seguito a Costantinopoli.