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Platone e Romano mm. - immagine

Platone e Romano mm.

11-18

Il santo martire Platone, fratello del santo martire Antiocho il Medico (16 luglio), nacque nella città di Ancyra in Galazia. Quando era ancora giovane lasciò la casa e percorse le città, predicando la Parola di Dio ai pagani, stupendo il suo uditorio con la forza persuasiva e la bellezza del suo discorso, e la sua profonda conoscenza della cultura greca.

A causa della sua predicazione fu arrestato e condotto a processo nel tempio di Zeus davanti al governatore Agrippino. All’inizio il giudice cercò di persuadere il santo ad allontanarsi da Cristo con lusinghe. Assicurò il giovane che egli avrebbe potuto essere pari per intelletto al più grande dei filosofi, Platone, se solo avesse adorato anche gli dèi pagani. A questo san Platone rispose che la sapienza del filosofo, per quanto grande, era solo effimera e limitata, mentre la vera, eterna e sconfinata sapienza era contenuta negli insegnamenti del Vangelo. Allora il giudice promise di dargli in moglie la sua bella nipote, se avesse rinnegato Cristo. Lo minacciò anche di torture e di morte se si fosse rifiutato. San Platone rispose che egli sceglieva una morte temporale per amore della vita eterna. La pazienza del governatore si esaurì, ed egli ordinò di battere senza pietà il martire, e poi di mandarlo in prigione.

Quando condussero san Platone in prigione, egli si rivolse al popolo radunato presso il tempio, ed esortò tutti a non abbandonare la Fede cristiana. Sette giorni dopo condussero di nuovo il martire Platone a processo davanti ad Agrippino nel tempio di Zeus, dove erano già stati preparati gli strumenti di tortura: caldaie bollenti, ferro rovente e uncini appuntiti. Il giudice offrì al martire una scelta: o offrire sacrifici agli dèi pagani, oppure provare sul suo corpo gli effetti di quegli strumenti di tortura. Di nuovo il santo rifiutò fermamente di adorare gli idoli, e dopo averlo torturato lo gettarono in prigione per altri diciotto giorni senza pane né acqua. Ma vedendo che questo non scuoteva il martire, gli offrirono la vita e la libertà se solo avesse detto: «Grande è il dio Apollo». Il martire rifiutò di rinnegare Cristo o di sacrificare agli idoli. Perciò Agrippino ordinò che il santo martire Platone fosse decapitato.