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padri e madri mm in Atchara - immagine

padri e madri mm in Atchara

05-29

Atchara è stata una roccaforte cristiana sin dai tempi apostolici. Fu attraverso questa regione che sant’Andrea il Primo-Chiamato entrò in Georgia, predicando il Vangelo per la prima volta nella terra iberica. In questa terra, nel villaggio di Gonio, sono sepolte le sante reliquie dell’apostolo martire Mattia.

Dal XVI secolo Atchara è stata sottoposta ad assalti continui da parte dei turchi. Avendo ottenuto la vittoria nella guerra ottomano-persiana, i turchi conquistarono una grande parte della Georgia meridionale e occidentale: Samtskhe, Atchara e Chaneti furono dichiarate province turche. Gli invasori sapevano bene che, per conquistare completamente il popolo georgiano, era necessario sradicare il Cristianesimo. Così essi istituirono una campagna sistematica di conversioni forzate all’Islam.

Quando non riuscirono a raggiungere il loro scopo con la corruzione e l’inganno, ricorsero alla violenza.

Nel suo lavoro L’islamizzazione della Georgia, ovvero la diffusione dell’Islam nella Georgia occidentale nei secoli XVII-XVIII, il rinomato studioso dei primi del XX secolo Zakaria Chichinadze ha riferito una storia che aveva udito da un anziano abitante di Atchara: «In Atchara l’impianto dell’Islam incontrò una potente resistenza. Molti degli uomini anziani e la maggioranza delle donne rimasero saldamente attaccati alla Fede cristiana, e arrivarono persino a sfidare e a dibattere con i mullah turchi…. Il numero di questi uomini anziani in Atchara era considerevolmente alto. Alla fine fu emesso un ordine: arrestare tutti i dissidenti, convertirli con la forza all’Islam ed eseguire quelli che avessero resistito. In breve tempo tutti i cristiani anziani di Atchara furono arrestati e gettati in prigione. Poi furono condotti al fiume Atcharistsqali, presso un ponte del XII secolo noto come il “Ponte della regina Tamar”. Su quel ponte gli ottomani eressero una ghigliottina.

«Tagliarono le teste dei vecchi, inviarono le estremità delle loro lingue al pascià e gettarono i loro corpi nel fiume. Questo accadde cento anni fa, nell’anno 1790».

Forche e una ghigliottina furono erette nei villaggi di Atcharistsqali, Keda, Chakvi, Khulo, Machakhela e Gonio. I documenti conservati nella raccolta di manoscritti del Museo di Akhaltsikhe descrivono in modo ancora più orribile il martirio dei cristiani di Atchara: «La lingua umana è impotente a descrivere le torture che i georgiani subirono in quegli anni per aver confessato il Cristianesimo. Quando erano ancora vivi, la loro carne veniva strappata e i loro corpi squartati; venivano fatti a pezzi con le spade, i loro ventri squarciati; venivano arrostiti sui fuochi da campo. Venivano trafitti con aste infuocate, gettati in caldaie d’acqua bollente; piombo fuso veniva versato loro in gola; venivano gettati in vasche di calce ardente….»

La Chiesa Apostolica georgiana ha annoverato tra i santi tutti i santi padri e madri di Atchara che hanno sacrificato la loro vita in difesa della Fede cristiana.